...il Rock lo preferisco corretto Blues

lunedì 31 dicembre 2007

NOI NON DIMENTICHEREMO MAI

...per chi ha capito subito.....
per chi ha voluto prima informarsi.....
per chi è rimasto ai bordi leggendo e osservando...
per chi si è buttato a copofitto accendendo subito dibattiti e discussioni...
per chi ha creato domini internet di controinformazione...
per quelli dello ju29ro Team...
per quelli di GiùlemanidallaJuve...
per quelli di J1897...
per tutti i forumisti, farsopoliani, squadristi e sobbilatori...
per chi ha scritto libri...
per chi ha chiesto di essere "intercettato"... (ogni riferimento è puramente casuale)
per quelli che oggi sono indisponibili ma presto torneranno...
per quelli che non hanno mai perso la speranza...
per tutti noi che ci siamo uniti da un'ogoglio, incollati da una maglia, impregnati di una fede
GRAZIE...
perchè un grazie non costa nulla, perchè un grazie reciproco è segno di maturità intelletiva e umana......
perchè un grazie, dopo tutto quello che ci accompagna da più di un anno e mezzo, sarebbe il minimo da rivolgere a tutti noi da parte di chi, ha aperto gli occhi, di fronte a tutto lo schifo che si è appiccicato ad una storia, ad una maglia, a tutta la gente che ha lavorato, sudato e combattuto per difendere questi colori....
perchè un grazie, forse, un giorno, sarà "anche" da rivolgere a noi che...
NON DIMENTICHEREMO MAI
...non dimenticheremo mai i sogni realizzati...
non dimenticheremo mai la pioggia sul viso e il freddo nelle ossa...
non dimenticheremo mai il caldo di una notte di mezza estate...
non dimenticheremo mai un pomeriggio di inizio maggio...
non dimenticheremo mai chi non ha pensato solo per un'istante a dirci grazie...
...perchè è "anche" e sopratutto grazie a noi, che quella maglia è diventata storia...
...e forse, un giorno, quella storia sarà riscritta proprio da noi.
AUGURI DI BUON ANNO.....JUVENTINIVERI!

domenica 30 dicembre 2007

UNA LACRIMA

Poche ore ci separano a festeggiare l’inizio di un nuovo anno, chi con amici, chi con i parenti, chi in un ristorante, chi in un locale di tendenza, molti sicuramente tra le mura domestiche, io farò parte dell’ultima categoria citata.
Allo scoccare della mezzanotte, un pensiero da parte mia sarà rivolto a chi oggi non c’è più. Mio Padre.
E’ il primo capodanno che passerò senza la possibilità di abbracciare e baciare la persona che mi ha messo al mondo, senza poterlo stringere forte per fargli gli auguri, senza poterlo guardare negli occhi.
Dicono che le ferite con il tempo trovano la maniera di rimarginarsi. Cazzate. Non è assolutamente vero. Probabilmente possono smettere di sanguinare, ma le cicatrici che lasciano, non c’è ne tempo ne nient’altro che possano cancellarle.
Vincenzo, io lo so che oggi saresti orgoglioso di me, per tutto quello che mi hai insegnato e per tutto quello che sono riuscito ad apprendere, lo sai che non piango più, e che ogni volta (tutti i giorni) che ti penso, un sorriso mi attraversa il viso.
Prima di lasciarti quella lettera che ti ho scritto il giorno del tuo addio, vorrei farti sapere che qui va tutto bene, il lavoro prosegue, la mamma tiene duro, lei sai com’è fatta, una roccia, il tuo nipotino oggi si è commosso quando ci siamo messi a parlare di te, gli manchi tanto e tua nuora è sempre più matta che mai, ma anche a lei gli manchi.
Ops, dimenticavo, in questo ultimo periodo ho conosciuto un Team di persone che mi hanno accolto nel loro intento di difendere la “nostra” Juventus, sono sicuro che ne avresti fatto parte (a tuo modo) anche te.
... a me piace pensare che sia stato proprio papà, andandosene, a restituirmi la capacità di credere in me stesso.
Con un sorriso accompagnerò ogni mio giorno, ogni mio movimento, ogni mia gioia, ogni mia delusione, ogni mio momento in cui vorrò stare accanto a te.
A modo mio, ho imparato da te il lavoro, il sudore, la fatica, i sacrifici, l’onestà, la vita.
Ci sono molte, troppe cose che da quel giorno sono rimaste sole con me e senza di te, ma le continuo a vivere, perché loro avevano bisogno di noi e ancora di più oggi hanno bisogno di me, della mia grazia, dei miei dispiaceri, delle mie emozioni.
Perché le abbiamo respirate, vissute, condivise, combattute, a volte vinte altre perse, a volte ci hanno regalato un istante di felicità altre meno, facendo parte della nostra vita, e per sempre vivranno, dentro di me accanto a te.
Nessun rimpianto, nessun rancore accompagneranno i miei giorni lontano da te, solo rabbia, di non potere più sentire la tua carnalità addosso.
Mi sono intriso di una fede, di una passione, che mi hai trasmesso…la nostra Juventus.
Ho saputo cogliere l’importanza della dignità, dell’orgoglio, di quello che oggi sono grazie al tuo nome.
Mi hai donato il regalo più bello, la vita.
Una vita che ho vissuto a volte lontana da come la intendevi tu, una vita forse troppo spericolata da come la volevi te.
Ma la fiducia che ci eravamo costruiti ha fatto si che questa mia vita non ci allontanasse mai, non fosse poi così diversa.
Rimarrai per sempre un esempio di padre, con i tuoi limiti, i tuoi sbagli, i tuoi difetti, ma con un cuore che non ha mai avuto ne confini, ne falle, ne mancanze…

Ciao papà, anche se adesso mi sta scendendo una lacrima…

sabato 29 dicembre 2007

PENSIERO STUPENDO?

E’ notizia di ieri, l’uscita degli ultimi dati, sull’affluenza nello spazio “internet” da parte dei cybercittadini italiani.
La navigazione della rete Italia negli ultimi 12 mesi, sia da casa che dall’ufficio, è cresciuta del 23%, passando da 20 a 24,5 milioni, le pagine consultate nell’ultimo anno sono salite da 1.300 a 1.600 circa, con un aumento di 4 ore del tempo speso online: da 18 a 22 ore l’anno per ogni cittadino. Quasi l'80% degli italiani connessi utilizza la banda larga.
Tra chi naviga, sono sempre prevalenti gli uomini con il 58%, ma le donne italiane online crescono a un ritmo più sostenuto: +28% rispetto al +19% di crescita tra gli uomini.
Crescono considerevolmente gli utenti appartenenti alle fasce d’età 12-17 con quasi 2 milioni, +24% rispetto al 2006, e 35-49 con 8,3 milioni, +52% rispetto al 2006.
I rialzi più significativi, tra le categorie, rispetto al 2006, sono sicuramente le communities, con 14,3 milioni di utenti, un +46% rispetto l’anno precedente, trainate soprattutto da Windows Live Spaces, Libero Community, Alice Community, MySpace e Facebook, mentre per i siti di news ben 12,5 milioni di utenti, con un rialzo del 56%, con La Repubblica, Il Corriere della Sera, MSN News, Ansa e Mediaset News, i tool di ricerca e traduzione con 10,2 milioni di utenti, con un sensibile +65%, trainati da Wikipedia, Yahoo! Answers, WordReference e Altavista Babel Fish, il dato che assume maggior rilevanza e soprattutto la percentuale in aumento più sostanziosa è ottenuto dai siti di video, 10 milioni di utenti, +96%, trainati soprattutto da YouTube, ma anche da Alice Video, Google Video e Libero Video.
Un dato sicuramente forte, che trova anche il suo lato negativo, se si considerano gli innumerevoli video pubblicati fuorilegge, dalle corse in autostrada con macchine e moto, a quelli riguardarti il buon costume, che così non è più, ormai radicato all’interno di cellulari di ultima generazione e telecamere amatoriali.
Per quanto riguarda la diffusione dell’e-commerce, l’Italia continua a presentare ritardi rispetto agli altri paesi europei: a settembre 2007 gli acquirenti online sono stati 1,6 milioni, pari al 7% dei navigatori attivi.
Dai blog ai video, sono 13,6 i milioni di italiani catturati dalla "Rete” personalizzata dagli utenti, ben il 61% del totale dei navigatori. I frequentatori di blog sono 6,4 milioni. “In soli sei mesi - da gennaio a giugno del 2007 - la nostra analisi sui siti di Web 2.0 ha rilevato 2 milioni di visitatori in più. Questo dato conferma che il desiderio di condividere esperienze ed emozioni non è un fenomeno estemporaneo, ma risulta invece essere sempre più radicato tra gli internauti”, ci dice a margine del rapporto Ombretta Capodaglio, marketing manager di Nielsen. “Ponendo, infatti, l’attenzione su alcuni dei casi più noti del Web 2.0, emerge come l’interesse verso nuove forme di socialità sia un fenomeno tutt’oggi in crescita, che registra incrementi di utenza molto sostenuti: Wikipedia raccoglie 8,4 milioni di utenti, con una crescita del 59% nell’anno, YouTube con oltre 7 milioni e Myspace con 2,6 milioni di utenti hanno più che triplicato l’audience nell’ultimo anno”. Gli utenti del Web 2.0 inoltre hanno un consumo più intenso della Rete: passano, infatti, online il 40% di tempo in più rispetto al totale degli internauti italiani, in virtù non tanto di sessioni di navigazione più lunghe, ma di una maggior frequenza di accesso alla rete (57 sessioni al mese contro le 41 della media italiana).
Il dato emergente da tutta questa serie di numeri, è la consultazione da parte del 61% del totale dei visitatori, sulle pagine “autoprodotte”, e quindi rivolte ad un’informazione tendenzialmente ragionata.
Che si sia arrivati a percepire, in molti casi, una sorta di informazione “pilotata” o comunque deviata dai proprietari-padroni delle testate giornalistiche?
I dati confermerebbero che è così.
In un Paese dove le tematiche inerenti la Giustizia, la Politica, l’Economia e purtroppo anche lo Sport (visto sempre sotto l’ottica della Giustizia), trovano sempre più un’informazione da gossip e da prima pagina tanto per vendere, è probabile che la “cybermente” dei naviganti abbia bisogno di approfondire quello che è messo in risalto, che nella maggior parte dei casi, disseta il popolino con le notizie che lo stesso vorrebbe sentirsi dire.
“Calciopoli” è stato l’esempio più lampante, e ancora oggi, con la seconda edizione, continua a tenere banco con informative (pagate dai contribuenti) e notizie (altresì pagate dai contribuenti), che lasciano il tempo che trovano.
I 6,4 milioni di utenti che frequentano i Blog, evidentemente trovano più “sincera” e sicuramente “disinteressata”, l’opinione degli autori.
Logico che tali notizie che vengono man mano inserite negli appositi spazi di comunicazione debbano avere fonti attendibili e ufficiali, altresì vero che una notizia, qualunque essa sia, debba essere visualizzata sotto ogni tipo di prospettiva possibile, e non unicamente indirizzata a seconda degli interessi.
Con molta probabilità, il non ritorno economico, la spensieratezza in un’idea e in un pensiero, a volte il sarcasmo e l’ironia con cui sono analizzate le notizie trovate, abbiano un forte impatto sui naviganti, che, a prescindere dalle ideologie o dalla religione, trovano una logica sulla notizia analizzata e non un apostrofo forzato per questioni padronali.

venerdì 28 dicembre 2007

PASSI AVANTI

Pubblicato il rapporto dell’Associazione americana di oncologia clinica


Oncologia, ecco i 6 «passi avanti» del 2007



Nessun miracolo, ma finalmente farmaci attivi contro patologie (alcune forme di epatocarcinoma e tumori renali) insensibili alla chemioterapia.


MILANO – Fine dell’anno, tempo di bilanci, si sa, e anche dalla ricerca oncologica arriva una sintesi di quanto c’è stato di buono e rilevante nel corso del 2007. Verranno ricordati soprattutto i progressi segnati in tema di prevenzione e di diagnosi precoce, insieme a nuove scoperte sull’efficacia di alcune terapie mirate contro malattie finora considerate particolarmente dure da trattare, come i tumori renali avanzati e quelli epatici. Queste almeno sono le valutazioni degli oncologi statunitensi contenute nel rapporto Clinical Cancer Advances 2007, pubblicato dall’Asco (American Society of Clinical Oncology), che segnala una selezione dei 24 risultati ritenuti “molto significativi” nella ricerca oncologica d’avanguardia, da cui sono stati ulteriormente scelti i 6 più importanti.

Ecco la lista dei “top 6” 2007:


Sorafenib contro i tumori del fegato – Dopo numerosi tentativi falliti, finalmente una molecola, il sorafenib, ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza dei pazienti colpiti da epatocarcinoma, o tumori primitivi del fegato (cioè non metastasi da neoplasie sorte in altri organi), una malattia per la quale finora la chemioterapia aveva dato poche soddisfazioni. Il farmaco, in commercio come Nexavar, agisce bloccando la formazione di nuovi vasi sanguigni e rallentando quindi la progressione del tumore. Autorizzato in Italia per neoplasie renali, al momento viene utilizzato contro i tumori del fegato nell’ambito di studi clinici sperimentali. «Questi risultati rappresentano senz’altro una svolta, che per ora si traduce in un incremento delle possibilità di sopravvivenza di alcuni mesi, ma che per la prima volta apre orizzonti di cura concreti e inediti» commenta Vincenzo Mazzaferro, direttore della struttura complessa di chirurgia epato-gastro-pancreatica e trapianto di fegato dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il centro che ha reclutato il maggior numero di pazienti per lo studio. «E’ prematuro pensare al sorafenib come al magic bullet, la pallottola magica che può risolvere situazioni disperate, e certamente, come qualunque farmaco, non potrà funzionare in egual maniera per tutti i malati di epatocarcinoma – prosegue Mazzaferro -. Ora però sappiamo di essere sulla strada giusta e stiamo lavorando per capire meglio quali pazienti davvero possono beneficiare della terapia, che, dai primi dati, sembra funzionare soprattutto sui casi più avanzati, in buone condizioni generali e con cirrosi stabile, definita in stadio Child A».


Bevacizumab nel trattamento del tumore renale – L’Avastin (questo il nome commerciale del bevacizumab) associato all’interferone ha migliorato sensibilmente, fino quasi a raddoppiarla, la sopravvivenza libera da progressione di malattia nei pazienti con un cancro del rene in fase avanzata. Attualmente approvato dalle autorità europee contro i tumori del colon-retto, della mammella e del polmone, anche il bevacizumab funziona inibendo il processo di angiogenesi tumorale, cioè la crescita dei nuovi vasi sanguigni che permettono al tumore di ricevere sostentamento e di crescere. Francesco Cognetti, direttore della divisione di Oncologia Medica A presso l'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, condivide la scelta dei colleghi d’oltreoceano: «In entrambi i casi - spiega - la filosofia è stata quella di mettere in luce i risultati ottenuti contro due patologie praticamente insensibili ai farmaci. Per l’epatocarcinoma - ribadisce l’oncologo - prima dello studio sul sorafenib non c’era assolutamente nulla dal punto di vista medico, perché i pazienti spesso soffrono di gravi insufficienze epatiche che non consentono di ricorrere alla chemioterapia, ma soprattutto perché il tumore in sé è resistente a questo tipo di trattamenti. Anche per il carcinoma renale, fino a qualche anno fa potevamo contare soltanto su terapie biologiche, come interleuchina e interferone, mentre oggi abbiamo a disposizione quattro farmaci attivi nella fase avanzata della malattia: oltre al sorafenib, il sunitinib, il temsirolimus e il bevacizumab (attualmente allo studio in associazione ad interferone)».


Ma nel 2007 si sono compiuti passi avanti anche nella capacità di giocare d’anticipo contro il cancro.

Risonanza magnetica per i tumori del seno – A questa tecnica diagnostica sono state riconosciute nuove potenzialità e, anche se il suo ruolo è ancora in gran parte oggetto di dibattito tra gli esperti, risultano convincenti le prove della sua efficacia in particolar modo per le donne ad alto rischio (per familiarità o per predisposizione causata da mutazioni dei geni Brca1 e Brca2). Tanto che la stessa Asco ha recentemente deciso di raccomandarla, insieme alla visita senologica e alla mammografia annuali, nello screening per le pazienti esposte a un pericolo del 20 per cento superiore alla media.


Cautele sulla terapia ormonale sostitutiva (Tos) in menopausa – Gli oncologi americani hanno sottolineato il legame tra l’incidenza dei tumori della mammella e l’uso di ormoni per contrastare i sintomi del climaterio. I rischi e i benefici della Tos, che durante gli anni Novanta ebbe un vero e proprio boom soprattutto negli Stati Uniti, sono stati soppesati da diversi studi su un ampio numero di donne, ricordando a medici e pazienti che, in quanto terapia farmacologia, può essere di grande utilità purché adottata quando realmente necessaria, per periodi limitati e sotto controllo medico.


Ruolo del papillomavirus (Hpv) anche nei tumori del cavo orale – Senz’altro il 2007 è stato il suo anno: già noto come responsabile della stragrande maggioranza dei tumori del collo dell’utero, l’Hpv è risultato associato ad alcune forme di carcinomi dell’area testa e collo, aggiungendosi dunque ai fattori di rischio sui quali non ci sono ormai più dubbi di sorta, il fumo e l’alcol. Gli esperti ipotizzano che il vaccino recentemente approvato, e ora disponibile per tutte le giovanissime, possa giocare una parte importante anche nella prevenzione di questo tipo di patologie.


Radioterapia preventiva per le metastasi cerebrali da tumore del polmone – Sono stati raccolti dati che per la prima volta confermano l’utilità di irradiare l’encefalo per scongiurare la comparsa di lesioni derivate da microcitoma polmonare (o tumore del polmone a piccole cellule), metodo che riduce di due terzi il rischio che la malattia si diffonda, migliorando la sopravvivenza anche del pazienti con patologia in stadio avanzato. «Si tratta, appunto, della conferma di una pratica che è già una realtà clinica – spiega Patrizia Olmi, direttore della struttura complessa di radioterapia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - . La cranioprofilassi (questo il termine tecnico, ndr) nel microcitoma, infatti, se praticata dopo le cure per la patologia polmonare, per un periodo di circa due settimane e senza effetti collaterali di rilievo, diminuisce il rischio di metastasi encefaliche, che sono un’eventualità per questi malati. Certamente, l’uso in profilassi è una veste piuttosto insolita per la radioterapia, ma è uno strumento prezioso specie nel caso del cervello, sul quale i farmaci agiscono con difficoltà a causa della barriera ematoencefalica che lo protegge».


http://www.corriere.it/sportello-cancro/articoli/2007/12_Dicembre/24/fine_2007.shtml

UNA SERATA COME TANTE

Gli italiani si avviano a festeggiare il capodanno 2008, un primo dell'anno che sarà per molti una serata come tante. O per meglio dire, una serata sempre meno ricca. Passato il Natale a pranzo e/o a cena con i parenti, anche la serata in onore del nuovo anno sarà vissuta in casa, in compagnia di amici, dei figli, con i genitori e i nonni. Nonostante le ultime dal Governo Prodi, che dice: "l'Italia si è rimessa in cammino", il conto in tasca degli italiani è sempre più povero, le stime ultime di questo periodo sono più che mai negative e per nulla incoraggianti.

I motivi principali per i quali gli italiani non faranno neanche un pernottamento fuori casa a Natale e/o Capodanno sono legati essenzialmente a motivi familiari (37,5% rispetto al 43,2% del 2006). Ma la vera novità, secondo Federalberghi, riguarda i motivi economici: il 34,6% non parte per mancanza di soldi. Una cifra ben più alta del 27,9% del 2006. Un 11,1%, infine, resterà a casa per motivi di lavoro rispetto al 13,5% del 2006. Il dato è inequivocabilmente forte, un'aumento del 7% rispetto all'anno precedente di famiglie che non si muoveranno dalle proprie mura per motivi prettamente economici. Insomma pare chiaro che quest'anno il famoso detto "Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi...o era Pasqua?", ma questo poco importa, subirà un netto cambio di tendenza. Capodanno all'insegna del risparmio per gli italiani che, per la maggior parte, rimarrano a casa consumando un cenone più 'leggero'. Tanto che se una famiglia su 10 vi rinuncerà del tutto, più della metà ridurrà gli acquisti alimentari rispetto agli ultimi anni.Come rileva un sondaggio sulle festività natalizie di Confesercenti-Publica ReS, infatti, l'83% degli italiani, percentuale che ricorre pressoché regolare a partire dal 2001, festeggerà la sera di San Silvestro in casa in compagnia di amici e parenti, mentre il ristorante sarà la meta preferita per il 5% della popolazione e la discoteca seduce solo il 2% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. In crescita il numero degli italiani che andranno in vacanza in Italia, cala invece quello di coloro che aspetteranno il 2008 in una località straniera. Ma quanto intendono spendere gli italiani a tavola per il cenone dell'ultimo dell'anno? La cifra complessiva sarà 2,8 miliardi di euro, mentre era di 2,9 nel 2006, con una riduzione di spesa complessiva del 3,5%. Il risparmio previsto sarà ancora più consistente rispetto al calo di spesa previsto per i pasti del 24 e 25 dicembre. Secondo un'indagine realizzata dal Codacons la spesa media per famiglia sarà pari a circa 110 euro con una riduzione sul 2006 del 12%: tra i prodotti che non mancheranno sulle tavole degli italiani lenticchie, cotechino, zampone e spumante, mentre saranno tagliati drasticamente i consumi di salmone, frutta secca, carne rossa e formaggi.''Le spese sostenute per il Natale appena trascorso - spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi - hanno svuotato i portafogli degli italiani, già provati da un 2007 record di aumenti e stangate. La conseguenza è una contrazione dei consumi alimentari per il cenone di Capodanno, con il 50% delle famiglie intenzionate ad acquistare una quantità inferiore di prodotti rispetto agli anni passati, e una famiglia su dieci che rinuncerà del tutto alla classica cena di fine anno".

Tornando dunque alle parole del Presidente del consiglio Romano Prodi, nell'anno in corso l'Italia ''si è rimessa a camminare, ed è uscita dall'emergenza''. Questo perché ''la crescita del pil si attesta a circa il 2% da due anni, abbiamo ripristinato l'avanzo primario e il debito sta calando, a fine legislatura arriverà sotto il 100% del pil''. In più il rapporto deficit/pil a fine anno si attesterà intorno al 2%. E il tasso di disoccupazione è il più basso degli ultimi 25 anni. "Il 2008 - assicura - sarà l'anno in cui il governo proporrà alle imprese e ai lavoratori un grande, comune, obiettivo: un grande patto per maggiori salari, maggiore produttività e una sostanziale diminuzione del peso delle imposte gravanti su lavoratori che percepiscono salari medio bassi". Sta di fatto che secondo un'indagine uscita questa mattina sul settimanale "Panorama", con i dati della "Mercer", gli italiani hanno le retribuzioni più basse del "vecchio" continente, colpa sicuramente del fisco e di un'alto costo della vita. Sempre secondo le proiezioni della "Mercer", gli stipendi a livello globale saliranno in media del 6%, ma scremata dall'inflazione, la crescita si assesterà all'1,9%. Da parte dell'opposizione le repliche al Governo non sono mancate, Silvio Berlusconi ha così commentato: "Dispiace aver ascoltato un bilancio dell'attività del governo totalmente privo della coscienza delle gravi difficoltà in cui vive il nostro Paese e al tempo stesso permeato da un malcelato spirito di rivalsa, perfino nei confronti della maggioranza che lo ha fin qui sostenuto".


Insomma, tra chi dice bianco e chi dice nero, l'unico dato certo è che gli italiani si ritrovano a festeggiare con il portafoglio un po meno pieno. Le previsioni metereologiche per la notte che ci accompagnerà nel 2008, parlano di un forte abbassamento delle temperature in tutto il Paese, una ragione in più per poter dire "sono stato a casa, faceva freddo", ci sarà almeno il meteo che accompagnerà gli italiani in questo forte ribasso rispetto allo scorso anno. Ma in una serata come tante, magari, ci sarà la soddisfazione di acquistare una buona bottiglia di vino, per scaldare questa Italia che stenta ancora a camminare.

giovedì 27 dicembre 2007

RITORNO AL FUTURO (parte seconda)

"Abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d´onda"Chi di noi non ricorda questa frase.Mario Serio faceva parte della Corte federale che ha partorito quel popò di sentenza d'appello sullo scandalo calcio. E a distanza di mesi eccone una riproposizione. Stavolta è Giancarlo Abete a dichiarare: «l'opinione pubblica vuole comportamenti diversi».
Se siamo nuovamente arrivati a queste dichiarazioni, allora siamo messi maluccio.
Aveva ragione il compianto Enzo Biagi a parlare di “Santa inquisizione”, quando al termine dei processi sportivi si lesse: “Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo".
Una Corte che interpreta, badare bene, interpreta un “sentimento collettivo”.
Ma i processi, di giustizia sportiva, civile e penale, non avrebbero bisogno di prove certe, o perlomeno inconfutabile per dare alla Corte la possibilità di esporre la propria sentenza?
Dottor Abete, ci dispiace contraddirla, ma l’opinione pubblica in tutto questo conta come il due di picche quando la briscola è a cuori. L’opinione pubblica si deve attenere alle indagini svolte dagli inquirenti e alla buona fede del lavoro svolto da magistrati e giudici, non può e non deve avere voce in capitolo sulle decisioni che si esprimono in un’aula di tribunale.
Sarebbe come andare dal macellaio sotto casa e chiedere che pena si dovrebbe infliggere a questo o a quello, e con lo stesso metodo chiedere ad un giudice di stabilire il prezzo dell’agnello sotto le festività natalizie o pasquali.
Viviamo e lavoriamo in un Paese già di suo “grottesco”, dove tutto è usato secondo le circostanze o degli interessi, cerchiamo almeno nelle occasioni in cui la parola “giustizia” deve fare il proprio corso, di non intralciare con frasi fuori luogo, l’andamento trasparente del lavoro di persone pagate dai contribuenti, e di non portarle a scegliere i metodi usati nel XV secolo.
Si torna a parlare di celerità, a me onestamente questi due argomenti toccati, “opinione pubblica” e “celerità” fanno decisamente paura.E non per questioni personali, ci mancherebbe, mi è stato insegnato, per fortuna, di fare sempre e comunque le cose bene e che la fretta è solo portatrice di cattivi consigli, e che il giudizio della gente debba sempre e comunque essere preso per quello che è.Invece mi sembra di essere salito sulla macchina del tempo di “Ritorno al futuro”, che in questo caso fa un viaggio a ritroso.
Ci siamo vergognati in molti, non solo il Senatore Cossiga, al tempo di quelle sentenze, risultate contrarie ad ogni codice etico che possa rispettare prima di tutto l’uomo che l’imputato, per poi sentirci dire, come se fosse un articolo di un codice, che la gente comune aveva la necessità di trovare un colpevole.
Ma noi siamo testoni, e da allora ci continuiamo a chiedere di quale giustizia, se poi giustizia non è stata, se non una sommarietà totale di quello che è stato.
Quindi Dottor Abete, lasciamo che il procuratore federale abbia il tempo di valutare questo nuovo filone di intercettazioni, con la dovuta calma e soprattutto con gli atti completi in mano, di danni, a suo tempo, ne sono stati gia fatti, e anche molti.
Non ci rincorre nessuno, questa volta non c’è l’Uefa che ha bisogno di liste o di un campionato che ha bisogno di stilare calendari, ma anche ci fosse la necessità di tutto questo, si ricordi che è più importante la dignità di un uomo, dei propri famigliari, del proprio figlio che tutti i giorni va a scuola, che di una partita di pallone.
E’ facile, in questa sorta di Paese democratico e civile, etichettare una persona, e renderla visibile sotto certe vesti per tutta la vita, per una sorta di sciacallaggine espressa da giornali e televisioni da dare in pasto al macellaio sotto casa.
di Cirdan

IL BUIO ETERNO

La Cia non diede alla commissione indipendente di inchiesta sull’11 settembre tutti i documenti che possedeva sull’attacco terroristico che causò quasi tremila vittime. Ad affermarlo è Thomas Kean, co-presidente con Lee Hamilton della commissione sull’11 settembre che concluse i lavori nell’estate 2004, secondo il quale «fu errata» la decisione della Cia di non consegnare i video relativi a centinaia di ore di interrogatori di Abu Zubaydah e Abd al Rahim al-Nashiri, due membri di Al Qaeda catturati nel 2002.
Ci sono ancora i famigliari delle vitttime che da tempo chiedono la riapertura dell'inchiesta, avendo da tempo considerato incompleto il rapporto del 2004.
Le domande che, non solo loro, si pongono da quell'11 settembre 2001, sono rivolte alla carenza di informazioni sui movimenti dei 19 kamikaze che si mossero sul territorio statunitense nei giorni e nelle settimane precedenti al sequestro dei quattro aerei .
Domande che forse mai avranno risposte.
La novità delle ultime ore sta nel fatto che nel contenzioso entra Phipil Zelikow, ex direttore esecutivo della commissione di inchiesta di quell'11 settembre, firmando un memorandum nel quale si chiedono ulteriori accertamenti per verificare se la Cia abbia violato le leggi federali non rendendo pubblica l’esistenza dei video. La tesi si basa sul fatto che la commissione indipendente domandò alla Cia di consegnare documenti, rapporti e informazioni, frutto degli interrogatori sui detenuti di Al Qaeda e dunque anche i video dei due terroristi che avrebbero fatto parte dell'inchiesta e che rientravano nella richiesta della commissione. La Cia invece sostiene che poiché la commissione non chiese mai specificatamente i nastri video sugli interrogatori dei due non vi fu violazione delle leggi federali.
Sull'episodio il presidente americano George W. Bush, ha dichiarato di voler, cautamente, aspettare l'apertura dell'inchiesta, prima di pronunciarsi sul caso dei nastri scomparsi.
Quello che agli occhi di chiunque rimane certo è un buio eterno, quel buio che oscurò Manatthan per giorni, e che a distanza di anni continua a non trovare una luce.

martedì 25 dicembre 2007

IL DIRETTORE MOGGI FA GLI AUGURI AL TEAM........

di Redazione

Ho raccolto oggi telefonicamente gli auguri del nostro Direttore Luciano Moggi e tempestivamente li riporto sul sito, come da suo espresso desiderio. Salvatore Dominiobianconero

Cari ragazzi,

"quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare."

Questo e' un "vecchio adagio" che spesso nella vita ci viene riproposto nelle avversita' come esortazione a non mollare mai.

Ed io sono circa 18 mesi che sto cercando di fare tesoro di questo suggerimento, combattendo per difendere me stesso ed indirettamente la storia della Juventus.

Non immaginavo pero' di scoprire nel corso di questi mesi che tra i tifosi della Juventus ci fossero persone come Voi, che oltre ad amare i gloriosi colori che io ho avuto l'onore di difendere per 12 anni, sono stati in grado di effettuare una analisi precisa, puntuale e probabilmente inimitabile di tutto quello che e' accaduto.

In alcuni momenti la vostra caparbieta' e la vostra competenza mi hanno dato sostegno importantissimo per superare i momenti di sconforto che, e' normale, possono prendere il sopravvento quando la lotta e' impari e i nemici sono tanti ed organizzati.

Per questo motivo sento fortemente il bisogno di stringere idealmente la mano ad ognuno di Voi e augurarVi un sereno Natale e un prospero 2008.

Ve lo meritate di cuore.

Molti sono stati i tifosi che mi hanno espresso affetto e solidarieta'.

Ma quello che ha fatto e che ancora sta facendo il Team Ju29ro non lo dimentichero' mai.

Luciano Moggi.

lunedì 24 dicembre 2007

QUANDO ALLA "SCALA DEL CALCIO" LUI C'ERA

Una serata come tante, nella periferia a nord di Milano. Umidità che l’ha fatta da padrona in un clima ormai tipicamente invernale, che giorno dopo giorno si avvicina ad abbracciare l’ennesimo Natale. In campo le società che hanno costruito la fama del calcio italiano nel mondo, con un Milan pronto a volare in terra di Giappone per affrontare l’ennesima sfida intercontinentale della sua gloriosa storia. In tribuna il presidente Berlusconi e il suo braccio destro Galliani. Dall’altra parte una squadra fatta ormai di uomini “soli”, quasi mai seguiti dall'ingegner John e seguita da Lapo solo nelle ultime 2 partite. Evidentemente questi uomini, in calzoncini corti e nemmeno più le stelle che ne dovrebbero contraddistinguere la storia ultracentenaria sulla maglietta da gioco, non meritano la passione e la presenza continua di chi ne è proprietario. Cose da ricchi, noi non possiamo capire. Eppure in quegli uomini qualcosa di grande deve essere rimasto. Scendono in campo come se fossero i campioni d’Italia, mettono grinta e determinazione, anche perché a volte non serve essere titolati per mettere determinazione e grinta, basta solamente avere la mentalità, visto che alcuni di loro lo sono nell’anima e non in tre colori appiccicati su di una maglietta. Partono a tutta birra, mettono in crisi i campioni d’Europa, li soffocano con il pressing, rimangono corti, anzi cortissimi, a tal punto da rubare palla nella trequarti avversaria. E così dopo solo sette minuti ecco un’occasione, palla rubata ai 25 metri, lancio a scavalcare la difesa rossonera, e Trezeguet, uno dei campioni d’Italia, scocca il suo solito, micidiale tiro da dentro l’area.Palo pieno a Dida battuto. In tribuna, sulle gradinate, molti sul divano di casa, visto che dopo molti anni è stata impedita la solita trasferta del tifo bianconero all’interno di San Siro, hanno un sussulto. C’è la Juventus, la solita Juventus che parte a tutta per intimidire gli avversari, per soggiogarli dalla sua immensa voglia di vincere, per costringerli dopo pochi minuti alla difensiva. In panchina c’è un uomo, che mastica una gomma americana, ma ha il viso di chi, queste sfide, le ha vinte, le ha perse, le ha pareggiate, ma sempre e comunque con la consapevolezza di essere, dentro e fuori, un campione d’Italia. Un altro campione d’Italia ha una maglietta blu e indossa una fascia da capitano, e guida il reparto difensivo. Pochi uomini, compreso uno biondo platino che non smetterà mai di correre, nemmeno quando al calcio non giocherà più, perché lui è fatto così, lui corre da quando si sveglia a quando va a dormire, perché lui, per essere campione d’Italia ha sempre lavorato come un mulo, senza risparmiarsi mai. E gli altri? Quelli che campioni d’Italia non lo sono mai stati, e probabilmente mai lo saranno? Gli altri hanno imparato. Hanno voluto imparare. Hanno capito da chi campione d’Italia lo è veramente stato, cosa significa essere umili, cosa significa il lavoro, ma soprattutto cosa significa indossare la maglia della Juventus. Ed ecco che allora, da chi siede in tribuna a chi sta sorseggiando una birra davanti alla televisione, riappare lui. Quella figura che ha creato tutto questo. Quell’uomo, che prima di scegliere un calciatore, sceglieva l’uomo , cercava la serenità che albergava all’interno della sua vita privata. Riappare chi non è mai mancato ad una partita, che ci fosse il sole, la nebbia, il caldo, il freddo, nemmeno quando per giocare sarebbe servita la Canottieri di Recco invece che la Juventus. Lui che ha dato un’impronta di stile, di coraggio, di fame del successo, anteponendo a tutto questo la figura dell’uomo, con le sue debolezze, le sue imperfezioni, ma sempre con l’umiltà di rispettare tutto e tutti, pur consapevole di essere il più bravo. Ma ora lui non c’è più, non siede più in tribuna a difendere come fosse un figlio la sua creatura, ad essere presente e a mettersi davanti ad ogni difficoltà, ad ogni illazione, ad ogni frase fuori posto, ad ogni errore arbitrale commesso contro la sua creatura. Eppure questi uomini giocano al calcio come se lui fosse ancora lì, e quelli nuovi corrono, si battono, prendono botte come se dovessero fare vedere a lui che loro sono stati scelti perché sono uomini e non solo calciatori. Quando l’arbitro fischia la fine, e l’umidità ha raggiunto livelli da freddo tagliente dentro le ossa, tutto finisce. Il risultato tutto sommato è buono, un pareggio con i campioni d’Europa e possibili campioni del mondo per squadre di club in casa loro, è buono, lui diceva che non si butta mai via nulla, che tutto serve quando alla fine si fanno i conti. L’uomo con la maglietta blu e la fascia da capitano dice che per una neo promossa, tornare in serie A e disputare un inizio di stagione come questo non è cosa da pochi. Lui lo sa, lui è un uomo, lui è umile, lui è stato campione d’Italia e campione del mondo. Forse bleffa pure, ma con lo stile di chi gli ha insegnato a stare all’interno del mondo del calcio. E allora un brivido percorre i nostri corpi. Con gli occhi lo cerchiamo, vorremmo vederlo, vorremmo sentirlo, vorremmo che fosse ancora una volta lì, alla “scala del calcio”, perché lui alla “scala del calcio” non sarebbe mancato nemmeno con la febbre a 40. Vorremmo che fosse lì a stuzzicare il giornalista di turno, a replicare, magari in maniera sarcastica e polemica a chi gli avrebbe fatto notare la trattenuta lieve di Legrottaglie ai danni di Gilardino. Invece il silenzio del dopo partita ha un rumore assordante. Le immagini scorrono veloci, lo stadio si svuota, gli uomini che hanno indossato ancora una volta quella maglia storica sono soli, accompagnati dal loro destino, da un destino che ha voluto togliergli un padre calcistico che avrebbe ancora voluto dare tanto. Oggi li guardiamo indifesi, pronti a lottare come gli è stato insegnato, su quel rettangolo verde, perché qualcuno diceva che le parole finiscono quando gli uomini scendono in campo e l’unico giudice che decide chi è più bravo è il pallone. Questo pomeriggio, a Firenze, nella giornata dedicata a Manuela e a Cesare, è riapparso ancora lui. E’ sceso in campo come un’ombra e dopo soli pochi minuti ecco che fa uscire dal cilindro una magia. Un assist, come solo lui sapeva fare, ed è gol. E quando l’arbitro sta per mandare le squadre a bere un the caldo per la pausa tra il primo e il secondo tempo, riappare. Stavolta è in mezzo a tre giocatori, un tocco di prima e altro assist che mette davanti al portiere un suo compagno. Altro gol. Con molta probabilità, come lui scrive su di un quotidiano da mesi, perché lui del calcio ne capisce, e anche tanto, quel calciatore che con lui è stato per ben due volte consecutive campione d’Italia, oggi pomeriggio ha spianato la strada definitivamente alla conquista del suo, probabile, quarto scudetto consecutivo in Italia. Perché quando lui lo prese, nessuno si sarebbe mai immaginato cosa sarebbe diventato quel calciatore, che magari proprio uomo all’inizio non lo era, ma lui di calcio e di uomini ne ha sempre capito e ancora una volta ci aveva visto giusto. Domani sicuramente ci sarà un altro stadio, un altro palcoscenico, un’altra storia, altri uomini e altri calciatori, e probabilmente un altro calcio, ma Luciano Moggi, alla “scala del calcio”, sarebbe stato presente.
di Cirdan

LA "SCALATA" ALLA DOMENICA






Sono un cittadino italiano, residente, ho un lavoro dignitoso, una famiglia, o meglio convivo, ho anche un figlio e mi è rimasta la mia mamma, mio padre non c’è più, la mattina del 14 agosto ci ha salutato.
La mia vita è fatta di piccole cose, la passione per la musica, suono la chitarra, anche se quel verbo è un po’ troppo per un autodidatta come me, l’interesse, fin da quando ho cominciato a ragionare, sempre che questo sia realmente accaduto, per la politica, la finanza e l’economia, anche se non sono del “ramo”, gli amici, le serate in discoteca, i concerti di Vasco Rossi (a 12 anni ne rimasi folgorato e ancora oggi porto con me, onorato, le bruciature), le ragazze, anche se adesso sono innamorato e mi limito a dare un’occhiata, i film che raccontano i pezzi della storia italiana.
Mi è sempre piaciuto leggere, anzi, dirò di più, prima ascoltare, poi leggere e alla fine dire anche la mia. Spesso mi è capitato di leggere un saggio, che sia politico, ambientale o economico cambia poco, e poi dire "ma che cazzo sta scrivendo questo!".
Si lo so, a volte sono polemico, ma se il vento che sento andare verso nord-est me lo vogliono imporre come un vento che va verso nord-ovest mi incazzo. Ma allo stesso tempo, credo, di saperlo valutare, interpretare, ascoltare, insomma me ne voglio fare un’idea.
E poi c’è il calcio, anche se sarebbe più corretto dire “c’era”.
Non sono mai stato un fenomeno, altrimenti non sarei qui a scrivere, o forse in ogni modo si, beh ma questo ha poca rilevanza, ma i miei gol li ho sempre fatti, si giocavo di punta, ora non gioco più, la mattina devo lavorare e viste le condizioni del mio ginocchio è meglio sedersi ad una tastiera.
Ricordo benissimo l’inizio della new-economy borsistica, i titoli tecnologici, sull’onda che si cavalcava in America con il Nasdaq, eccoli sbarcare anche a piazza affari: Prima industria, I.Net, Poligrafica San Faustino, era il 2003.
Erano anni che viaggiavo con il classico portafoglio virtuale, ma in quel periodo decisi di investire una piccola sommetta, della serie “tanto da togliermi lo sfizio”.
Fu proprio Poligrafica San Faustino il mio primo cavallo. E fu un cavallo di razza, un purosangue.
In pochissime sedute di Borsa toccò percentuali di aumento, con conseguenti sospensioni, da capogiro, ricordo che l’acquistai grazie ad una persona a me cara e amico di vecchia data di mio padre, con il quale oggi continua un rapporto fatto di dialoghi sulla vita economica e non solo.
Viaggiava intorno ai 20 euro al momento della sottoscrizione, e quando fu il momento mi consigliarono immediatamente di vendere, il guadagno era stato fatto. 75 euro!!! Arrivò anche sopra 80, ma per me bastava così.
I primi ricordi d’economia e finanza, risalgono al Banco Ambrosiano, o meglio, quello l’appresi in seguito, ma ricordo i mondiali di Spagna, quelli vittoriosi, era il 1982, e in quell’anno ci fu il giallo della morte di Calvi. Mi fa strano avere letto quest’estate la sentenza della Corte d’assise di Roma in merito a quella vicenda, e non tanto per l’epilogo, quanto per la distanza di anni, ero un bambino, avevo 11 anni, e oggi mi ritrovo a leggere di un fatto che probabilmente allora nemmeno capivo ma che mi aveva colpito.
Poi arrivarono gli anni dei nuovi predoni, Telecom ancora oggi continua ad accompagnarmi.
Colaninno lo vedevo come uno che c’è l’aveva fatta, sappiamo tutti come, ma ci era riuscito.
Era il 2000 e credo che proprio da li cominciò tutto.
Le scalate, i fondi nascosti nei fondi di chissà quale fondo di chissà quale paese lontano, poi li scopriranno tutti, o quasi.
La politica era notevolmente cambiata, non interessava nemmeno più la poltrona, oggetto del desiderio resistito per anni nel Parlamento italiano.
Tutti indaffarati a diventare sempre più potenti, sempre più in cima alle liste di una certa onorabilità da mostrare ad ogni convetion, ad ogni serata di gala, ad ogni salotto in cui presiedere con tanto di Signora al seguito, magari di televisione, il che non guastava.
La “Lira” era morta, e fu in qualche modo lo spartiacque degli scandali finanziari, Fiorani con la Popolare di Lodi, Gnutti e la combriccola dei bresciani e i grandi Crac di Cirio e Parmalat, sembrava che tutto fosse scritto, e la lettura attenta di quel periodo poi non troppo lontano, ci afferma che l’inchiostro fu usato dagli stessi identici personaggi che facevano parte del libro.
Camminando per la strada, entrando in un bar, la gente era incazzata.
I piccoli risparmi di una vita erano diventati fumo, cenere, ma nemmeno, si erano volatilizzati.
Una volta ricordo all’interno di un supermercato, il dialogo tra due signore di una certa età, diciamo anziane, nel reparto scatolame.
Nel dialetto della mia terra, i termini e i contenuti usati furono in parte questi:
"Lo vedi lì, come si chiama…..Tanzi…..ma si quello della Parmalat…..hai visto che cosa hanno combinato….mio marito non sa più che pesci prendere".
Alla vista di un semplice prodotto con marchi Parmalat, la gente vedeva Tanzi e le porcherie che si erano combinate.
Senza poter fare nulla.
Si erano impossessati dei risparmi degli italiani, erano diventati miliardari, la loro megalomania li aveva portati a scalare tutto quello che c’era a disposizione.
Dal lunedì al sabato, in quel periodo non si parlava di altro.
Chi aveva perso tutto con Telecom, chi con Cirio, chi con qualunque cosa avesse avuto a che fare con Banche e Borsa.
Ma poi. Poi accadeva una magia. Un miracolo.
Arrivava la domenica.
Si la domenica, il giorno del riposo, il giorno delle tagliatelle a pranzo, il giorno della Chiesa per chi ci crede, il giorno della gita fuori porta per portare i bambini al mare o in montagna. Il giorno per ritrovarsi tutti dalla zia a fare a botte con i cugini.
Ma soprattutto il calcio.
La partita, l’attesa, il big-match.
Quante domeniche mi sono alzato alle 6 di mattina, e lì non serviva nemmeno la sveglia, per prendere un treno, la macchina, l’autobus e partire. Destinazione Torino! Ogni 15 giorni naturalmente, altrimenti Milano, Firenze, Bologna, Genova, insomma una bella fetta d’Italia.
Quanti ricordi indelebili, quanta gente abbracciata e mai vista in vita mia, quante coreografie create, e poi sciarpe, cappellini, magliette, guanti, un susseguirsi di emozioni fino ad arrivare alle fatidiche ore 15:00.
Lo spettacolo stava per cominciare. Scendeva in campo la Juventus.
Anche il calcio era cambiato, chi nato tra la metà degli anni sessanta e la metà dei settanta, non ricorda il vecchio Comunale pieno zeppo di gente che arrivava da Ragusa, Brindisi, Caltanisetta, dalla Sardegna, dalle Puglie, dalla Calabria.
Chi non ricorda i titoli sui giornali sul record d’incasso per la gara di coppa o lo scontro al vertice in campionato.
Quel calcio si reggeva sugli abbonamenti, sul tutto esaurito, qualche società privilegiata sulla disponibilità economica della proprietà, ma tutto era lì e non di più.
Il calcio cambiato era quello dei diritti tv, degli sponsor faraonici, dei diritti d’immagine dei calciatori, delle sinergie con altri finanziatori.
Ma si giocava sempre di domenica, e la domenica era per tutti magica.
Poi, un giorno, un giorno come un altro, uno di quei giorni in cui si parlava di scalate, tesori nascosti e via dicendo arriva una notizia.
Proprio sulla Juventus, siamo nel maggio del 2006.
Non era domenica.
E di conseguenza non fu per niente magico.
Che succede, cosa sta succedendo si cominciano a domandare in molti, ma non tutti.
Oggi siamo alla fine del 2007, mese di novembre, acqua dentro ad un fiume n’è passata molta, di pagine lette e d’articoli scritti anche, ma c’è qualcosa che non va.
Hanno scalato banche, società, hanno rubato i risparmi di una vita ad anziani, coppie appena sposate, qualche giovane fortunato.
Hanno cambiato il corso della vita di milioni di persone, hanno culturalmente spostato i valori che i nostri genitori ci avevano inculcato, ci hanno voluto anche convincere, con un’informazione pilotata, che avevano ragione loro.
Hanno fatto passare delle persone normali, ma capaci, come gli artefici di un teatrino degli orrori.
Non gli era bastato scalare, non gli era bastato intercettare, non gli era bastato infamare, non gli era bastato uccidere, non gli erano bastati i giorni che vanno dal lunedì al sabato.
Hanno anche voluto prendersi la magia di noi comuni mortali, quelle tagliatelle all’ora di pranzo, quell’attesa del primo pomeriggio, quella giornata passata dalla zia a prendersi a botte con i cugini. La giornata che per noi voleva dire evadere, divertirsi, gioire, piangere, incazzarsi, sfottere l’amico perché la nostra squadra del fantacalcio lo aveva battuto, quei novanta minuti vissuti in un bar, allo stadio, su di un divano con gli amici di sempre a dirsi: "lo vedi che Trezeguet dopo venti minuti non ha ancora toccato palla!" e poi, così per magia, perché quel giorno era magico, dopo nemmeno due minuti vederlo insaccare il gol del vantaggio, perché a lui, quando capita la palla buona, non sbaglia. E allora via, azzuffati in un unico abbraccio a spese del divano.
Hanno voluto scalare anche la nostra magica giornata.
Hanno “scalato” la domenica.
di Cirdan