...il Rock lo preferisco corretto Blues

domenica 29 giugno 2008

REYES DE EUROPA


SPAGNA

CAMPIONE D'EUROPA 2008

VASCO LIVE IN CONCERT

RITORNA A SETTEMBRE!
Riparte da Udine il 12 settembre il Vasco.08 Live In Concert. Sono oltre 500.000 gli spettatori che hanno partecipato alla prima parte del tour 2008 che termina proprio in questi giorni con le due date a Salerno (27 e 28 giugno) e quella di Messina (4 Luglio). Da record le quattro date consecutive a Roma e a Milano per circa 280.000 persone, le due ad Ancona per oltre 70.000, e la memorabile esibizione all’undicesima edizione dell’Heineken Jammin’ Festival al Parco San Giuliano di Venezia. Il Blasco è anche quest’anno il re indiscusso degli stadi.

Per questo a grande richiesta Milano Concerti ha il piacere di aggiungere quattro nuove date al calendario; il giro del rock’n’roll show di Vasco riprenderà a settembre e toccherà quattro città non ancora visitate nella prima parte del tour:
12 settembre UDINE Stadio Friuli
19 settembre BOLOGNA Stadio Dall’Ara
26 settembre BARI Arena Della Vittoria
4 ottobre TORINO Stadio Delle Alpi
I biglietti saranno in vendita dalle ore 22:00 di lunedì 30 giugno tramite il sito http://www.ticketone.it/ e dalle 10:00 di martedì 1° luglio nei punti vendita TicketOne e nelle prevendite autorizzate.
ATTENZIONE AI BIGLIETTI CONTRAFFATTI.
SI CONSIGLIA DI ACQUISTARLI SOLO NELLE PREVENDITE AUTORIZZATE.

Per maggiori informazioni Milano Concerti (a Live Nation company)
02 5300 6501 – info@milanoconcerti.nethttp://www.livenation.it/ – SITO UFFICIALE: http://www.vascorossi.net/
LO SPETTACOLO
E’ uno spettacolo potente, “maschio”, molto rock. Di rock duro e rigoroso come l’ultimo album. Vasco dal palco trasmette una rabbia e una forza incredibili. Trascinato anche da una band di altissimo livello, grande energia e affiatamento: una band che si diverte sul palco e fa divertire il pubblico!
Parte “Qui si fa la storia” e fin dalle prime battute si percepisce che non dà un attimo di tregua, è godimento puro e fiato sospeso dal primo all’ultimo brano. Per oltre 2 ore e mezza. Tanto dura la scaletta che si compone di più di 30 brani, inclusi due medley.
L’anima e il ritmo della scaletta sono dettati dalle nuove canzoni, che ci sono tutte, o quasi (mancano solamente “Non vivo senza te” e “Ho bisogno di te”).
Tutte sono collegate tra loro dai temi che più spesso ricorrono nelle sue canzoni: contro l’ipocrisia, l’intolleranza, i limiti alle libertà individuali, l’indifferenza.
Torna tutto: non è un caso che siano stati scelti brani come “T’immagini” e “La Noia” particolarmente attinenti a “Il mondo che vorrei”, con la differenza che oggi l’ironia della prima si è trasformata in disincanto. Senza peraltro significare rinuncia al sogno di una “Vita spericolata” che qui Vasco canta in versione acustica, pianoforte e voce.
Sono di grande attualità in questa “società così nobile e così antica” canzoni come “Non appari mai” , “L’uomo che hai qui di fronte” e “Gli spari sopra”, che dimostrano la continuità e la coerenza dell’artista.
Come sempre la scaletta prevede brani di grande intensità come “Un senso” e “Sally” e momenti di puro divertimento, tra sesso e rock’n roll, con canzoni come “Gioca con me”, il nuovo singolo.
IL PALCO, “Un mostro di ferro vero”
Il palco su cui si muove Vasco è maestoso, ricco di effetti spettacolari. Ideato dallo studio Gio Forma, è largo 70 metri, profondo 22 metri, alto 25 metri (per un totale di 903 metri quadri di piano calpestabile). Le sue principali caratteristiche sono:
- Il fondale semicircolare che si sviluppa per 42 metri, composto da circa 1000 specchi convessi che riflettono tutto quello che c’è intorno;
- 2 megaschermi ad altissima definizione di tecnologia MiStrip (barre led luminose) di metri 9 x 14 che rimandano le immagini dal palco;
- 1 gigantesco anello ellittico centrale sospeso in aria, composto da 300 barre MiStrip luminose per effetti e immagini dall’alto;
- 2 passerelle semicircolari laterali, lunghe 20 metri che entrano fra il pubblico, come per un abbraccio, facendolo sentire sul palco.
Il tocco di magia finale sarà dato dal gioco di luci, studiate dal light design Giovanni Pinna.
LA BAND, “la migliore del mondo”
- STEF BURNS - chitarra
- MAURIZIO SOLIERI - chitarra
- CLAUDIO GULINELLI - basso
- MATT LAUG - batteria
- ALBERTO ROCCHETTI - pianoforte
- FRANK NEMOLA - tastiere
- ANDREA INNESTO - sax e cori
- CLARA MORONI - cori
I NUMERI
1000 specchi circolari utilizzati per la scenografia
518 corpi illuminanti
3 mega schermi
50 bilici per il trasporto della struttura
70 auto per il trasporto della crew
210 persone al seguito
1 meteorologo
2 IT manager
4 router per altrettanti reti wireless
100 pm, stampanti e plotters

venerdì 27 giugno 2008

GIOCA CON ME - VASCO ROSSI

CHIELLINI BLINDATO. MENO MALE CHE...

Meno male che non ci hanno fatto ridere. Giorgio Chiellini con le sue ottime prestazioni in maglia azzurra ad Euro 2008 ha quasi costretto la Juve a blindarlo subito, perchè sul difensore hanno messo gli occhi in tanti. E dire che uno dei migliori centrali in circolazione, con margini di miglioramento notevoli, è ancora alla Juventus quasi per caso, per pochi milioni. Come dimenticare la frase di Ranieri della scorsa estate, quando Chiellini era stato praticamente messo sul mercato: "Chiellini può partire se ci fanno ridere". Ranieri spiegava che il difensore poteva essere ceduto se gli acquirenti avessero offerto la cifra che la Juve chiedeva. Si vocifera che la richiesta fosse di 13 milioni e che il Manchester City si sia fermato a 10. Per fortuna della Juve!
Giorgio Chiellini, assistito dal suo agente Davide Lippi, ha firmato il rinnovo del suo contratto, prolungandolo fino al 2013, il mas­simo consentito. Una firma che lo porterà a gua­dagnare intorno ai 2 milioni di euro, circa il dop­pio del suo ingaggio precedente, una cifra che era già inadeguata al suo valore se pensiamo che guadagnerà solo ora quello che venne concesso a Boumsong o Almiron.
Giorgio ha disputato una stagione eccezionale, dopo aver già mostrato valore ed attaccamento alla maglia nel campionato di serie B. Ma meno di un anno fa le cose si erano messe in modo diverso, con Ranieri che per la fascia sinistra gli preferiva Molinaro, di cui il tecnico si è sempre dichiarato entusiasta, confinando Chiellini al ruolo di riserva anche nelle amichevoli estive. Chiellini, che già allora meritava maggior considerazione, si lamentò e si prese i rimbrotti pubblici di Ranieri. Dopo Roma-­Juve, alla quarta di campionato, Andrade si infortuna e Criscito viene bocciato da Ranieri che, senza altre soluzioni possibili, sposta Chiellini dalla fascia sinistra al centro, dove aveva già giocato con Deschamps fornendo buone prestazioni.
Ora si sa che ogni allenatore ha i suoi "pallini" ma la sottovalutazione di Chiellini, la scorsa estate, è stata grave perchè vuol dire che Ranieri non aveva piena conoscenza del valore di tutti i giocatori juventini, espressi nel campinato di B e nell'Under 21, e che la socità era pronta ad assecondare il tecnico privandosi di un ottimo giocatore, con cui ha coperto il ruolo di centrale per altri 10 anni.
Che manchi la competenza tecnica nelle scelte lo confermarono poi gli acquisti dell'estate 2007.La stagione di Giorgio è stata un fantastico crescendo che lo ha portato ad essere inserito nella lista per gli Europei, dove ha disputato tre ottime partite. Fantastica per rendimento l'ultima sfortunata gara con la Spagna, pari a quella disputata in campionato contro lo svedere "interista fin da piccolo", marcatura che è ancora negli occhi dei tifosi. Giorgio ha dimostrato, dopo una stagione intensa, una forza fisica staripante ed un netto miglioramento nel senso della posizione. La personalità, invece, l'ha avuta sempre.L'importanza di Giorgio la vedi appena manca: salta cinque partite nella Juve e la difesa prende ben sette reti, salta la prima degli Europei per scelta di Donadoni e l'Italia prende tre gol.
Queste le sue dichiarazioni dopo il rinnovo di contratto:
"Sono orgoglioso del rinnovo, ma avrei preferito essere a Vienna, a giocarmi gli Europei. Per me i successi di quest'anno non sono un traguardo, ma un punto da cui partire. Anche se so che devo fare ancora tanto, migliorarmi ancora e quindi confermarmi a questi livelli. Il bello arriva adesso".
I problemi dell'estate scorsa se li è messi alle spallle:
"Da allora sono cambiate tante cose è stata una stagione fondamentale e ho dimostrato di meritare un ruolo importante in questa società. Ora mi auguro di poter vincere qualcosa con la Juve e di fare concorrenza alle big della serie A. Inter, Milan e Roma sono un passo avanti ma a Torino stanno arrivando giocatori importanti e già lo scorso anno ci siamo avvicinati parecchio. L'obiettivo è di tornare a vincere, spero nel più breve tempo possibile".
Giorgio ribadisce la preferenza per il ruolo di centrale:
"L'ho detto da tempo che quello di centrale poteva essere il mio ruolo definitivo, anche se penso di poter ancora giocare da esterno".
ALTRE NEWS.
La Juve ha ufficializzato tre operazioni riguardanti giovani talenti del settore giovanile: Giovinco, Lanzafame e Mirante. Sebastian Giovinco torna alla Juventus perchè la dirigenza ha esercitato la propria contro-opzione. Stesso discorso con il Bari per Davide Lanzafame, uno dei migliori giocatori dell'ultimo torneo di Serie B. Antonio Mirante, invece, resta alla Sampdoria che ha esercitato il proprio diritto di opzione sul portiere campano che resterà un altro anno a Genova, a titolo definitivo con accordo di partecipazione.
Non ottimi gli "spifferi" usciti dal CDA della Juve, che doveva valutare anche lo svolgimanto della campagna acquisti e dare il suo benestare a Blanc per le operazioni in cantiere. Sembra che sia stato dato l'input a vendere e fare cassa prima di operare altri acquisti. Inoltre, sembra che nella scelta del centrocampista la società valuti positivamente l'opzione Stankovic tanto invisa ai suoi tifosi. Blanc disse: "Noi i tifosi li vogliamo coccolare" ... sembra, invece, che non li prendano in considerazione. Tutti i sondaggi sul serbo dicono che sarebbe acquisto assai sgradito ai tifosi. Il suo vantaggio rispetto a Xabi Alonso o ad altri candidati è solo nel prezzo più basso che la Juve pensa di poter pagare. L'Inter ha "bisogno" di venderlo, perchè il giocatore sembra non sia gradito a Mourinho, ma chiede 15 milioni, la Juve pensa di poterlo prendere con 8/10 milioni. La cosa grave, per i tifosi, è la sola idea di prendere in considerazione Stankovic e così fare un "favore" a Moratti, che non sarebbe neppure il primo!
Ultima considerazione: stupisce questo dover sempre passare dal CDA per ottenere il lasciapassare alle operazioni di mercato, che sia un acquisto o una semplice valutazione sull'ingaggio da riconoscere ad Amauri. Non dare indipendenza nelle scelte, neppure all'Amministatore delegato, suona come messaggio di sfiducia nella capacità e competenza tecnica di chi opera sul mercato e, inoltre, rallenta le operazioni. Dall'esterno sembra che le scelte infelici fatte nello scorso mercato, a fronte delle spese sostenute, abbiano partorito una sorta di "libertà con la condizionale".
http://www.ju29ro.com/tutto-juve/25-tutto-juve/528-chiellini-blindato-meno-male-che-.html

giovedì 26 giugno 2008

CINQUANT'ANNI ITALIANI

VOTO ED IMBROGLIO ESTERO

La giunta per le autorizzazioni a procedere, al Senato, ha stabilito che il senatore Di Girolamo, Pdl, non può essere arrestato. Hanno fatto bene, ma non hanno risolto il problema. La decisione è stata quasi unanime (è mancato solo il voto dell’Italia dei Valori, oramai dedita al qualunquismo giustizialista), perché la richiesta della procura era priva di senso. Ricordiamolo ancora una volta: si può privare un cittadino della libertà, senza che vi siano condanne da scontare, se c’è il rischio concreto dell’inquinamento delle prove (che qui manca, dato che risulta tutto per via documentale), se c’è pericolo di reiterazione del reato (che in questo caso sarebbe elettorale, quindi ripetibile fra cinque anni!), o pericolo di fuga all’estero, e quest’ultima ipotesi sarebbe comica, visto che si rimprovera a Di Girolamo di non essere stato regolarmente residente all’estero. Richiesta respinta, dunque, e da archiviare fra le sbruffonerie giudiziarie.
Il guaio resta, però. Sul voto degli italiani all’estero pesa il costante sospetto che molte cose siano storte. Sciatteria, a volere essere ingenui, imbroglio, più probabilmente. Un cittadino italiano mi scrive, dal Brasile, documentando la pazzesca storia di elenchi manipolati, certificati che non si trovano o che diventano anonimi, voti non più verificabili. Nella stessa area, alle elezioni del 2006, un eletto di sinistra è stato sostituito da un altro, in modo a dir poco rocambolesco. Il tutto coinvolgendo la responsabilità delle nostre rappresentanze diplomatiche. Al Ministero degli Affari Esteri farebbero bene a gettarci un occhio non distratto, perché non ha senso considerarle delle “normali” disfunzioni. La burocrazia consolare, del resto, è coinvolta anche nel caso Di Girolamo che, nel migliore dei casi, ha preso la residenza estera giusto per approfittare di questo meccanismo elettorale.
Tutto, insomma, suggerisce di mettere mano alla riforma della materia, indipendentemente dal cambiamento del sistema elettorale nazionale. Ed il Senato che è stato severo con i magistrati lo sia anche con i senatori. L’idea di far votare gli italiani all’estero s’è affermata in modo bislacco, ma s’è concretizzata in modo sospetto, peggiorando la nostra immagine nel mondo e danneggiando i connazionali che nel mondo si fanno onore.
http://www.davidegiacalone.it/index.php/politica/voto_ed_imbroglio_estero

CALCIOPOLI, UN'INDAGINE "DEBOLE"

Nell'indagine "Off Side", battezzata dai media col nome di Calciopoli, l'anomalia più evidente è data dal fatto che, sia per il processo GEA di Roma che per quello di Napoli, le indagini siano state affidate agli stessi investigatori. Ciò ha comportato che mentre veniva fatta l'inchiesta sulla GEA, contemporaneamente, veniva svolta l'inchiesta su Calciopoli.
Sembra che tra i soggetti sottoposti ad intercettazione per l'inchiesta di Napoli figurino molti esponenti della GEA fra cui Alessandro Moggi e Zavaglia (come riportato nelle ultime 200 pagine dell'informativa di aprile 2005), che erano contemporaneamente intercettati, dagli stessi investigatori, per l'inchiesta di Roma. Questo tipo di scelta induce, talvolta, a creare confusione e dubbi. Sarebbe stato sicuramente meglio avere due indagini completamente distinte e separate.
Che qualcosa nell'indagine non sia andata nel migliore dei modi sembra non essere solo un'ipotesi. Il Corriere della Sera del 10 settembre 2006 aveva scritto: "Le loro informative alla Procura di Napoli che si basavano sulle oltre diecimila telefonate intercettate durante l'anno calcistico 2004-2005 sono state ritenute figlie di una ricostruzione parziale, molto spesso lontana dalla realtà."
Su Panorama del 1 giugno 2006, in un articolo dal titolo "Calciopoli mancano le prove", Giacomo Amadori scriveva:
"Per gli inquirenti, le rivelazioni di Manfredi non valgono moltissimo e la mancanza di collaborazione di indagati e testimoni durante gli interrogatori sta ponendo un problema: come dare più peso alle informative dei carabinieri con riscontri testimoniali e prove documentali. Le 1.600 pagine di accuse stilate in quasi un anno di lavoro dai carabinieri hanno tuttavia già prodotto un risultato innegabile: una pressione mediatica che ha portato alle dimissioni di tutti i vertici del mondo del calcio (nota del Team: poi rientreranno quasi tutti!). Eppure, gli investigatori sono costretti a riconoscere che i risultati dell'indagine non sono inattaccabili.
Troppe parole, ma soprattutto troppi aggettivi hanno reso vulnerabile la pietra angolare dell'inchiesta. Titoli a effetto come «Il controllo del Palazzo», «L'asservimento della macchina amministrativa» o «I tentacoli nell'apparato della sicurezza» hanno tolto la doverosa asciuttezza alla ricostruzione. Solo nel primo dossier l'estensore del documento, il maggiore dei carabinieri Attilio Auricchio, usa 16 volte l'aggettivo «allarmante» e dieci volte «inquietante». Termini che ritornano anche nella seconda informativa. E quando si parla dell'associazione di procuratori Gea World sfuggono termini come «cupola» e «affiliati». Una scelta linguistica che tradisce un impeto accusatorio inconsueto.
Quanto al contenuto, il primo dossier prepara l'accusa di frode sportiva e associazione per delinquere, ricostruisce modi e partecipanti al «sodalizio criminale». Il secondo, scritto sette mesi dopo il primo, dovrebbe elencare gli episodi di reato annunciati nel precedente. In realtà diventa un poutpourri di notizie e nel calderone finisce persino l'ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu che chiede un «aiutino» per la sua Torres, che con il campionato di serie A oggetto dell'informativa non ha nulla da spartire. Una delle perplessità maggiori le suscita il capitolo che si riferisce alle presunte «Collusioni con la questura di Torino e Roma». Il titolo lascia intuire una situazione di connivenza tra la polizia e il sistema moggiano. In realtà leggendo le notizie raccolte dai carabinieri si scopre che il direttore generale della Juve, in cambio di biglietti e magliette, otteneva piccoli favori da tre-quattro agenti o ispettori (su un totale di oltre 7 mila poliziotti che operano nelle due questure). Per i magistrati è un po' poco per mostrare tanta nettezza nelle conclusioni investigative.
Ma il vero paradosso è la terza informativa, quella che monitora le telefonate di Leonardo Meani, collaboratore del Milan con il ruolo di addetto all'arbitro. Al contrario delle prime due non è un'«informativa di reato a carico» di qualcuno e non contiene le due telefonate per cui Meani è stato indagato.
È quasi un allegato che dovrebbe dimostrare «l'esclusività del potere» moggiano «al quale non corrisponde un contraltare». Insomma la dimostrazione dell'inutilità di Meani. Poi, però, il documento cambia direzione e prende di mira l'amministratore delegato del Milan Adriano Galliani per i rapporti con Meani. Fra le righe spunta la presunta prova di colpevolezza del dirigente rossonero: «Approfitta della telefonata per chiedere a Meani se abbia parlato con i designatori».
Non molto per quello che dovrebbe essere uno dei «burattinai» del calcio italiano. Poi il rapporto sottolinea la preparazione di un incontro riservato tra Galliani e l'arbitro Pierluigi Collina dimenticando di scrivere che quel rendez-vous non c'è mai stato e che i due non si contattano neppure per telefono. Inoltre, sembra che il famoso «dossier» dell'arbitro Gianluca Paparesta non sia altro che una newsletter per la promozione di un carburante ecologico, il biodiesel.
Le divergenze di opinione tra investigatori e pm sono confermate anche nell'elenco dei 41 indagati stilato dalla procura di Napoli: tiene conto solo parzialmente dei 58 nomi a carico dei quali è stata preparata l'«informativa di reato». I pm hanno eliminato dalla lista degli «avvisati» 26 persone che i carabinieri avevano messo nel mirino: dall'avvocato Luigi Chiappero, legale storico della Juventus, al giornalista Tony Damascelli. Dunque le informative che hanno fatto detonare lo scandalo potrebbero essere il punto debole dell'inchiesta sul calcio."
Amadori mette in rilievo debolezza e alcune stranezze delle informative ma ce n'è una ancora più grande che sembra essere sfuggita a tutti i media. Noi non conosciamo gli atti processuali e non sappiamo se in questi è contenuta la risposta ai nostri dubbi: ce lo dirà il processo, o almeno lo speriamo. Da lettori possiamo formulare ipotesi e avanzare dubbi derivanti dalla lettura di quelle informative e dagli articoli della stampa. Distratti dal gettito di intercettazioni "fuggite" alla segretezza dell'indagine, e dal clamore generato da quelle informative, probabilmente, molti hanno fatto poca attenzione ad un particolare che acquisterà maggior rilievo ad aprile 2007, quando vengono resi pubblici i famosi "specchietti delle sim svizzere". Ma le "utenze riservate", se sono il filo conduttore della seconda informativa del novembre 2005, fanno la loro comparsa già nella prima informativa di aprile 2005. Alle pagine 20, 228, 286 e 298 della prima informativa, nonchè a pagina 93 della seconda di novembre 2005 è riportato, copiato ed incollato, il seguente passo:
"In particolare, dalle indagini è emerso l’utilizzo di speciali e sicuri canali di comunicazione da parte dei membri più strategici impegnati nello specifico contesto dei sorteggi arbitrali, ovvero la disponibilità da parte dei designatori BERGAMO e PAIRETTO e di MOGGI di utenze cellulari che, oltre a non essere nominativamente a loro riconducibili, risultano addirittura utenze di gestori stranieri e nella fattispecie della SWITZERLAND MOBILE SUNRISE.
Tali utenze, infatti, risultano utilizzate assolutamente a ragion veduta, ovvero solo tra loro e quando l’argomento trattato lo richiede (distintamente MOGGI con i due designatori arbitrali).
Accertamenti mirati, anche tramite gli uffici collegati svizzeri, hanno consentito di verificare che sull’utenza internazionale 0041-76 (gestore SVIZZERLAND MOBILE SURISE) individuata essere nella disponibilità di Luciano MOGGI, nel periodo compreso tra l’1.11.2004 e il 7.02.2005 vi era traffico telefonico verso il territorio italiano, avendo attivato ponti italiani dei gestori TIM e VODAFONE, in entrata ed in uscita soltanto da altre due utenze dello stesso gestore straniero: 00417 e 00417
Anche su quest’ultime due utenze si è rilevato un traffico italiano e, quasi esclusivamente, per contatti reciproci e verso l’utenza in uso a MOGGI, il quale come emerso e documentato in più occasioni ha fornito ai due designatori - proprio in quel periodo - i codici occorrenti per ricaricare utenze cellulari, che con ogni probabilità sono serviti per caricare le suddette utenze, atteso il traffico intercorso.
Le tre utenze svizzere, inoltre, risultano essere intestate tutte alla stessa persona: DE CILLIS Arturo, nato a Carovigno (BR) il 30.08.1924, residente a Cernobbio (CO) via Matteotti nr. 8, il cui figlio Cristino, nato a Carovigno il 26.06.1965 e residente a Cernobbio (CO), risulta titolare di una struttura alberghiera in Cernobbio, denominata “Giardino” sita in Cernobbio, via Regina n. 73. L’espletamento di specifica attività informativa ha consentito, altresì, di appurare che la citata struttura alberghiera è spesso utilizzata per l’alloggiamento riservato di esponenti del mondo calcistico (la stessa Cernobbio è crocevia di convegni e di attività anche di calciomercato)."
Quindi ad aprile 2005 gli investigatori già conoscevano tre numeri di sim svizzere.
Leggendo l'informativa si può pensare che non abbiano avuto tempo o modo di intercettare quelle sim, appena conosciuti i numeri. Però da "accertamenti mirati, anche tramite gli uffici collegati svizzeri" gli investigatori ricavano la conoscenza dell'intestatario di quei numeri.
Anche senza essere lettori di libri gialli, o amanti dei film polizieschi, la cosa più logica da aspettarsi è che gli investigatori procedano ad ascoltare l'intestatario delle schede straniere, Arturo De Cillis. Se fosse stato interrogato avrebbe potuto negare la proprietà delle schede? E come? Come credergli, dato che la scheda era intestata a lui? Avrebbe potuto nascondere di avere un figlio, Teodosio, con un negozio di telefonia a Chiasso? Perchè non si è seguita, come sembra, questa pista per pervenire all'intercettazione delle relative conversazioni?
Altra stranezza: ancora nell'informativa del novembre 2005 gli investigatori riportano il nome di Cristino De Cillis e mai quello del fratello Teodosio. Se fate una ricerca su Google ed inserite come chiave di ricerca "De Cillis Cernobbio" vedrete che compaiono, in testa alla pagina, almeno 5 link al ristorante di Cristino De Cillis di Cernobbio: è quello che i carabinieri hanno citato nelle informative. A leggere le informative, gli investigatori si fermano a Cernobbio, "crocevia di attività anche di calciomercato", quindi, anche "compatibile" con le ipotesi investigative.
Arturo e Cristino non sono il De Cillis "giusto". Sembra strano che una "squadra speciale" di ben 12 uomini non indaghi sul nucleo familiare di Arturo De Cillis, non scopra che ha anche un altro figlio, Teodosio, residente a San Fermo della Battaglia (Como), con un negozio di telefonia a Chiasso, pochi chilometri da Cernobbio.
Non sappiamo se agli atti c'è un verbale d'interrogatorio del De Cillis risalente ai primi mesi del 2005 (ricordiamo che le informative sono solo un sommario riassunto degli atti allegati). L'ipotesi che non abbiano interrogato nessuno dei De Cillis, oltre che da quanto scritto nelle informative, è generata da quello che accade dopo, ad aprile 2007, quando tutta la stampa riferisce che a maggio 2006 Teodosio De Cills si presenta spontaneamente a rilasciare una deposizione e consegna agli inquirenti l'elenco dei numeri, intestati ai suoi familiari, che erano stati acquistati per conto di Moggi. Solo da quel momento, 26 maggio 2006, l'indagine sulle schede straniere sembra trovare il filo per arrivare a quegli schemi di attribuzione delle sim svizzere che oggi rappresenterebbe il puntello cercato per irrobustire l'ipotesi d'accusa.
Quindi, secondo quanto detto dalla stampa, si conosce solo a maggio 2006 quello che era possibile sapere già da febbraio 2005. Ecco come alcuni mezzi di stampa hanno presentato la deposizione spontanea di De Cills:
29 giugno 2006 - Gazzetta dello Sport - di Vernazza Sebastiano
Decine di schede telefoniche «straniere», alcune intestate a un (ignaro?) papà di 75 anni. [...] per sfuggire alle intercettazioni Luciano Moggi foraggiava i suoi compari d'orecchio con speciali sim. Le comprava in Svizzera, a Chiasso, un passo oltre il confine, nel negozio di Teodosio De Cillis, 46 anni nato a Carovigno (Brindisi) e residente a San Fermo della Battaglia (Como). «Le schede che sono state acquistate da me le ho vendute a persone di fiducia di Luciano Moggi», spiega De Cillis, il 26 maggio 2006, ai carabinieri di via In Selci a Roma. «Colui che diverse volte ha fatto questo genere di acquisti per conto del dirigente della Juventus è tale Giancarlo Bertolini (un osservatore della Juve, ndr), il quale, nella prima occasione in cui è venuto da me, credo nel mese di giugno del 2004, mi chiese di acquistare 3/4 carte sim del gestore Sunrise (svizzero, ndr) e se le stesse potevano essere "non intestate"». Così De Cillis attribuì quelle schede al padre, Arturo De Cillis, nato nel 1929.
15 aprile 2007 - Gazzetta dello Sport - di Pelucchi Roberto
"Ma che Moggi si rifornisse di schede «sicure» a Chiasso, i carabinieri lo hanno verificato già da tempo, registrando il 26 maggio 2006 a Roma la deposizione di colui che gliele vendeva, Teodosio De Cillis."
27 aprile 2007 - Gazzetta dello Sport - di Pelucchi Roberto
".... Arturo De Cillis è il padre di Teodosio, titolare di un negozio di telefonia a Chiasso. Il suo nome esce sui giornali e lui decide di presentarsi dai carabinieri di Como per rendere una dichiarazione spontanea."
19 aprile 2007 - www.ilgiornale.it
"Dai tabulati di quel numero saltano fuori le chiamate ad altre due sim svizzere. Gli inquirenti le attribuiscono a Bergamo e Pairetto, ma sono intestate a un certo Arturo De Cillis. Suo figlio Teodosio è titolare di un negozio di telefonia a Chiasso, in Svizzera. Quando i giornali a maggio scorso (ndr. 2006) parlano di quei «telefoni elvetici» di Moggi, si presenta dai carabinieri a Como e racconta di aver venduto a collaboratori del ds bianconero altre schede svizzere intestate a suoi familiari e altre, anonime, del gestore Ring Mobile del Liechtenstein."
maggio 2007 - La Nazione
"Gli inquirenti le attribuiscono a Bergamo e Pairetto, ma sono intestate a un rivenditore di Chiasso, Arturo De Cillis, padre di Teodosio, il negoziante di telefonia. E’ lui che, spaventato, si presenta dai carabinieri, e racconta il meccanismo delle intestazioni di comodo (anche al padre ndr) e del ruolo chiave di Bertolini, il «corriere» di Moggi che, interrogato, confermerà tutto."
I giornali danno diverse versioni sul luogo della deposizione (chi scrive a Roma e chi a Como) ma concordano sulla data e sulla motivazione che ha spinto il De Cillis a deporre. Solo La Stampa offre una versione diversa affermando che De Cillis "inizialmente" aveva negato (ma quando? nel 2005 o ad inizio interrogatorio nel maggio 2006?) ed indica nel 7 giugno 2006 la data della deposizione (per tutti gli altri è il 26 maggio):
19 aprile 2007 - http://www.lastampa.it/
"Teodosio De Cillis, detto Teo, è il commerciante che le ha vendute a Moggi. Inizialmente aveva negato tutto. Ma il 7 giugno 2006, all’esplosione dello scandalo, davanti ai carabinieri, ammette: «Le schede sono state acquistate presso il mio negozio, le ho vendute personalmente a persone di fiducia di Luciano Moggi, tale Bertolini Giancarlo"
Un'ultima annotazione: c'era una ipotizzata associazione a delinquere in azione, tanto che i pm scrivono ancora nella chiusura indagini che ci sono "altre persone in corso di identificazione" , c'era ancora da scoprire (a causa della stranezza investigativa su ipotizzata) e, possibilmente, intercettare il giro delle schede svizzere che vengono acquistate fino ad aprile 2006, eppure, alla sempre ben informata stampa, non risulta esserci indagine o intercettazioni sulla stagione calcistica 2005/6, come del resto dichiarato dal procuratore aggiunto di Napoli, Roberti, il 18 maggio 2006: "Dalle indagini di Napoli non ci sono elementi per potere allo stato investigare sul campionato 2005-2006". Cosa era cambiato? Nel mondo del calcio, ipotizzato in mano alla "cupola", solo i designatori sostituiti da Mattei. Ci sembra poco per giustificare la sospensione dell'indagine investigativa che poi riprenderà, con nuove intercettazioni, alla fine del 2006.

ASTA RECORD

Altro che crisi: 51 mln per un Monet e 17 mln per un Degas.
Si inaugura col botto la stagione a Londra
Claude Monet, "Le Bassin aux Nympheas"
Chi prevedeva un crollo dei prezzi sul mercato dell'arte è stato smentito a Londra: martedì la stagione delle aste si è inaugurata con una serata da record. Opere contemporanee e capolavori impressionisti hanno fatto registrare un incasso totale di 144 milioni di sterline, oltre 182 milioni di euro, la cifra più alta mai realizzata in una vendita all'incanto in Europa.
A far segnare il primato ha contribuito una tela di Claude Monet: "Le Bassin aux Nympheas" (Lo stagno delle ninfee), venduta a 40,9 milioni di sterline (51,6 milioni di euro), una cifra che ha polverizzato il record precedente dell'artista, stabilito a maggio da "Le Pont sur le Chemin de Fer d'Argenteuil" (Il ponte ferroviario ad Argenteuil), venduto a New York per 23,7 milioni di euro. La tela di 1 metro per due è una delle quattro del ciclo delle ninfee dipinte e firmate da Monet (1840-1926) a Giverny nel 1919, alla fine della sua carriera. In ottant'anni era stata mostrata solo una volta in pubblico; gli esperti di Christie's avevano stimato un prezzo fra i 23 e i 30 milioni di euro, ma in sala c'è stata una dura battaglia tra i diversi offerenti. Alla fine è uscita vincitrice una signora in prima fila.
Edgar Degas, "Danseuse a la Barre"
Oltre a Monet, la star della serata è stato Edgar Degas: la sua "Danseuse a la Barre" (Ballerina alla sbarra) è stata battuta a 13,5 milioni di sterline, 17 milioni di euro, mentre si pensava che al massimo avrebbe raggiunto i 6 milioni.Anche lo scultore britannico Henry Moore (1898-1986) ha messo a segno il suo personale record: l'opera "Draped Reclining Woman" (Donna distesa drappeggiata) del 1957-1958 è stata venduta per 4,29 milioni di sterline (5,42 milioni di euro).

mercoledì 25 giugno 2008

IN BIANCONERO LADRONI, IN AZZURRO CAMPIONI

"Solo rubare, sapete solo rubare". Questa la hit più ascoltata del calcio italiano e ha accompagnato ciascuno di noi dai tempi delle figurine Panini fino a quelli della playstation. Ce lo hanno gridato in tutti i modi. Famose le battute di Prisco sulle dita della sua mano o quelle sugli arbitri arrivati a piedi allo stadio e tornati in auto a casa. La hit più ascoltata del calcio italiano ha attraversato indenne gli anni di Boniperti e quelli della Triade, fino ad arrivare all’odierna Juve del sorriso non risparmiata anch’essa, incredibilmente, dalle ingiurie più becere e scontate.
Ed è così che indimenticabile resta il remix cantato durante Genoa – Juve di serie B, dove i secondi vi si trovavano per le note vicende legate alla farsa delle intercettazioni e i primi per aver dimenticato 250.000 euro in una valigetta. La cosa strana è che a cantare siano proprio i supporter genoani, ma ciò non dovrebbe stupire se si considera che i più abili esecutori del pezzo che domina le classifiche da decenni si trovano a Milano dove i rapporti con la merce rubata è cosa arcinota.Se c’è però un momento in cui tutti i fratelli di Mameli dimenticano le oscure origini bianconere di alcuni dei suoi figli, questo è il momento in cui, con cadenza biennale, gli Schillaci o i Bettega di turno vestono la maglia della nazionale.
La maglia azzurra bacia i nostri rospi che da ladroni, diventano improvvisamente campioni e quindi se il tifoso del Bar Sport lincia il Del Piero di turno se deve cercare un capro espiatorio delle disfatte azzurre, poi è pronto a salire sul carro del vincitore quando gli stessi bianconeri si rivelano determinanti per i successi del bel paese.
Sin dalla notte dei tempi del calcio la maglia azzurra vive una dolcissima maledizione: tutti i suoi obiettivi e tutti i suoi successi passano per le maglie bianconere.
La prima nazionale vincente che la storia ricordi è infatti pesantemente condizionata dallo strapotere juventino. Viene troppo spesso dimenticato che l’ossatura della Nazionale campione del 1934 era la Juve del quinquennio d’oro, quella capace di stravincere cinque scudetti consecutivi dal 1930/31 al 1934/35 e che, incredibilmente, non è mai passata alla storia come la "Grande Juve", attributo riservato all’unico Torino vincente della storia e a una delle poche Inter vincenti del centenario. "Eroici" e "grandi" sono invece i giocatori bianconeri campioni del mondo in maglia azzurra, trattasi di Combi, Bertolini, Ferrari, Monti e Orsi, oltre l’interista Allemandi che aveva giocato nella Juve in passato (1925/27). A questi vanno aggiunti Borel e Rosetta che giocarono una sola gara a testa e Caligaris che, pur non giocando nessuna gara, con 59 presenze, rimase dal febbraio 1934 fino al 1971 recordman di presenze in azzurro.
Ancora eroici sono i nazionali nel 1938 e ad alzare la coppa del mondo per la seconda volta ci sono i bianconeri Foni e Rava, i due esterni difensivi che raccolgono l’eredità di Rosetta e Caligaris. Per ritrovare un’altra vittoria della nazionale bisogna aspettare che le scelte della Juve, che nel frattempo si è deliziata soprattutto con campioni stranieri tipo Charles e Sivori, si concretizzino sui giocatori italiani e bisogna, quindi, fare un salto di trent’anni. Agli Europei del 1968 è decisivo Anastasi che vestirà la maglia della Juve, mentre nella rosa della Nazionale troviamo i bianconeri Bercellino, Castano e Salvadore.
Dieci anni dopo, passando per i mondiali del 70 memorabili solo per quell’Italia Germania 4 a 3, si arriva ai Mondiali argentini del 78 e va in scena la più bella nazionale di sempre. Neanche a dirlo, si tratta di un ItalJuve che si fa spazio tra mille polemiche. Otto undicesimi degli azzurri sono bianconeri e a conquistare il quarto posto troviamo Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Causio, Benetti e Bettega, tutti titolari inamovibili.
Anche il trionfale campionato del mondo del 1982 è preceduto da mille polemiche, ma pure qui l’ossatura della nazionale è costituita da sei juventini (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi) su undici e solo per caso a conquistare il titolo al Bernabeu non ne troviamo un settimo. Quel Roberto Bettega, pupillo di Bearzot e nefasto (ndr. per gli altri) protagonista della dirigenza bianconera vent’anni dopo, cui sostanzialmente si deve la qualificazione ai mondiali, è infatti fermato qualche mese prima da un grave infortunio.
La nazionale del 1986 è invece figlia di una grande rivoluzione e non ci sono bianconeri a fare miracoli.Neanche a dirlo quella nazionale non va lontano, mentre quella del 1990 è straordinariamente aggrappata al bianconero Totò Schillaci. L’attaccante della Juve, fresco di convocazione in nazionale, paga in modo sorprendente il suo essere juventino: ad attenderlo al raduno azzurro di Coverciano vi è una folla di esagitati, soprattutto fiorentini, che lo omaggiano con insulti e sputi. Il siciliano non ha colpe particolari se non quella di essere juventino. L’inconsistente Italia di Vicini, che dovrebbe avere "ner Principe" Giannini il suo predestinato e mediatico trascinatore, va avanti solo grazie agli occhi spiritati di Totò che dedica i suoi gol proprio a quei contestatori, augurandosi testualmente "di averli fatti saltare dalla sedia ad ogni marcatura".
Ai mondiali statunitensi del 1994 l’Italia è invece "Baggiodipendente". Le sue sorti, più che al noioso gioco del nuovo vate del calcio, sono legate a doppio filo ai due bianconeri Roberto e Dino Baggio che tirano giù più volte dall’aereo il Conte Eiacula.
Ma l’apoteosi si raggiunge nel 2006, nel pieno dell’estate più calda che il calcio italiano ricordi.In Italia imperversa lo scandalo di Calciopoli e a più riprese viene chiesto il ritiro dei bianconeri dalla truppa azzurra. I più attaccati sono il ct Lippi e il capitano Cannavaro, rei di essere troppo "vicini" al Boss di Monticiano, capoclan dell’omonimo Sistema. Pesanti critiche le riceve anche Buffon per il coinvolgimento in alcune scommesse sul calcio estero. Ma l’italietta beota e giustizialista dimentica in fretta e, ammirando i suoi figli prediletti, gioisce a squarciagola per un titolo mondiale conquistato in un crescendo rossiniano che porta a una finale che sembra giocata a Villar Perosa. I bianconeri schierati sono i migliori in campo: Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi e Del Piero, oltre alla chioccia Peruzzi e a Ciro Ferrara. Dall’altra parte annotiamo invece Vieira, Trezeguet e Thuram, senza dimenticare Henry, Zidane, Perrotta, Inzaghi e naturalmente l’allenatore campione del Mondo, quel Marcello Lippi che incarna il simbolo della Juve più ladrona della storia, quella della Triade. Fortuna vuole che a vincere sia la Juve A, quella che parla italiano, e non la B, quella che parla francese.
L’Italia odierna, quella del 2008, dopo le polemiche dimissioni del bianconero Lippi, è affidata a un discepolo di Sacchi, l’inconsistente Donadoni che però esce, soffrendo, ai quarti. Il putto di Sacchi viene tirato giù dall’aereo prima da Buffon, che para un giusto rigore assegnato alla Romania, e poi da un sontuoso Chiellini, timidamente bacchettato per aver fatto fuori Cannavaro in allenamento, ma riesce ugualmente a prenderle di santa ragione da Olanda, Romania e Spagna. Ma non c'è motivo di preoccuparsi, la dolce maledizione continua e l’Italia tornerà protagonista non appena la Juve riprenderà a rubare con convinzione.
http://www.ju29ro.com/tutto-juve/25-tutto-juve/524-in-bianconero-ladroni-in-azzurro-campioni.html

INGIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI

Non è bello, ma è così: della giustizia, quella vera, non importa a nessuno dei tanti commentatori, o delle tante coscienze a tassametro. Funziona il riflesso condizionato del giustizialismo, funziona la sfida fra poteri, avvince il clangore delle sciabolate, ma la giustizia ed il suo non funzionamento no, non interessa.
Ecco la prova: nel giro di pochi giorni il governo ha varato prima un emendamento, destinato alla posposizione di alcuni processi, poi un decreto ed un disegno di legge che contengono indicazioni come la riduzione delle ferie per i magistrati (vanno in vacanza come i bimbi dell’asilo), l’estinzione delle cause per inerzia, le notifiche via mail e, per il processo del lavoro, il deposito contemporaneo di dispositivo e motivazione delle sentenze (per la verità è così, di già, anche per gli altri procedimenti, ma i giudici tendono a non leggere quegli articoli).
Ebbene: della prima cosa si disputa e strilla, delle seconde nessuno si cura.La prima mi parve sbagliata nel merito e nel metodo (ed ho l’impressione se ne siano resi conto, al governo), ma è impressionante i magistrati ritengano siano un centinaio di migliaia i processi che saranno sospesi. Seguitemi: la norma riguarda solo i reati commessi prima del giugno 2002 e sospende i procedimenti con pena prevista inferiore a dieci anni, ma noi siamo nel giugno del 2008, sei anni dopo, e secondo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo quattro anni è il tempo massimo perché possa considerarsi ragionevole il procedimento, quindi, in almeno centomila casi, secondo i magistrati, l’Italia ha una giustizia incivile. Bella roba! Se, però, si discute dei possibili rimedi, e qualcuno lo si adotta, allora il pubblico sfolla e gli ardimentosi duellanti s’abbioccano. A loro non interessa la giustizia, ma i processi a Berlusconi.
Capovolgiamo, allora, il corretto ragionare, e vediamo se ci capiscono. Il processo per la corruzione di Mills non andrà da nessuna parte, perché:
a. i giudici sono viziati da faziosità politica;
b. il presunto reato è in prescrizione.
Il verdetto, ammesso che ci si arrivi, sarà falsato ed inutile. Questa non è una giustizia su misura per Berlusconi, è la normalità, perché, nel nostro scassato Paese, le sentenze o non arrivano o sono parole al vento. L’ingiustizia è uguale per tutti.
http://www.davidegiacalone.it/index.php/giustizia/ingiustizia_uguale_per_tutti

lunedì 23 giugno 2008

SPAGNA-ITALIA 4-2

Siamo fuori dall'Europeo.
Ancora una volta i calci di rigore, che al contrario ci avevano consacrato al Mondiale tedesco, sono stati decisivi.
Gli errori dagli undici metri di De Rossi e Di Natale hanno permesso alle "furie rosse" di passare questo quarto di finale che poco aveva regalato nei 120 minuti precedenti.
E per Donadoni è la terza uscita, senza sconfitta, dalle competizioni per nazionali per mano dei penalty.
Italia 90' e USA 94' da calciatore, e quest'anno da allenatore, un destino.
Siamo fuori da questa competizione continentale senza infamia e senza lode, abbiamo espresso poco, forse pochissimo sotto il punto di vista del gioco, segnando la pochezza di 3 goal in 4 partite sempre da palla inattiva (Panucci, Pirlo, De Rossi), esprimendo il più classico del vecchio gioco all'italiana, fatto di una ottima tattica ma con troppe poche idee.
Contro la Spagna abbiamo osato troppo poco, anche se l'occasionissima con Camoranesi l'abbiamo avuta noi, lasciando Luca Toni isolato in avanti, Cassano senza mai un "rimorchio" che lo supportasse e un centrocampo troppo impegnato a ripiegare e difendere invece che proporsi e offendere, facendo mancare quegli inserimenti di cui avevamo sicuramente bisogno.
Il rammarico c'è, inutile negarlo, forse più per responsabilità proprie che per meriti degli avversari, anche se va sottolineato che ieri sera è passata la squadra che ha osato di più.
Un rammarico che va letto nel non essersela giocata a viso aperto, rischiando anche qualcosa in più, ma che da Campioni del Mondo era forse lecito osare.
Finisce un ciclo, il ciclo di alcuni dei reduci dalla notte di Berlino: Del Piero, Camoranesi, Toni, Grosso, Pirlo, Gattuso, Cannavaro, il ciclo di un Panucci che ha disputato la sua più bella competizione in nazionale della sua splendida carriera, e ne comincia probabilmente un altro, il ciclo di Cassano, De Rossi, Aquilani, di Giorgio Chiellini, che nella notte di Vienna è stato il migliore in campo (da 8 il suo voto in pagella).

Per il futuro di questa nazionale si parla già stamane sui quotidiani sportivi di un possibile ritorno di Marcello Lippi, ma è ancora troppo presto per fare processi e dare sentenze, certo è che dopo un fallimento in termini di risultati nessun tecnico è mai rimasto al timone degli azzurri.
Donandoni ha avuto il demerito di non rischiare, ha cercato più nel risultato che nel gioco le sue e le nostre fortune, le chiamo scelte, che vanno prese con il beneficio della buona fede e dell'avere dato comunque il massimo.
Analizzare la partita nei dettagli stamane serve a poco, portiamo via di positivo un'ottima difesa, che con Chiellini e Panucci, Buffon compreso, hanno dato una sicurezza evidente, e con un Grosso e Zambrotta che hanno dato il loro contributo più in fase difensiva che offensiva, non essendo mai scesi con convinzione sulla fascia, il negativo sta nel non avere avuto il "coraggio" di proporre un centrocampo, che abbassava di molto il baricentro, lasciando l'iniziativa, seppur sterile, alla compagine di Luis Aragones, e di conseguenza avere avuto una distanza tra i reparti (centrocampo-attacco) che non ha praticamente mai permesso che cambiasse l'inerzia del match.
Come sopraccitato, miglior azzurro in campo ieri sera è stato Giorgio Chiellini, sempre attento e puntale e sul quale, insieme a molti altri nostri giovani speranze, si dovrà puntare già da ottobre per arrivare all'appuntamento mondiale del 2010.

di Cirdan

domenica 22 giugno 2008

ITALIA-SPAGNA, L'ATTESA...

La grande notte di Italia-Spagna, giocano Aquilani e Perrotta.
In campo alle 20.45. A Vienna atmosfera delle grandi occasioni. Confermate le anticipazioni della vigilia, Donadoni schiera i tre romanisti a centrocampo insieme ad Ambrosini. Davanti ancora Toni e Cassano. Chi vince sfiderà la Russia.
VIENNA, 22 giugno - E' la grande notte di Italia-Spagna, l'ultimo quarto di finale degli Europei. Chi vince a Vienna affronterà giovedì sera la Russia. L'atmosfera nella capitale austriaca è quella delle grandi occasioni, tantissimi i tifosi azzurri presenti anche se sembrano in maggioranza quelli delle Furie Rosse. Il ct spagnolo Aragones ha infiammato la vigilia dicendo che «i suoi giocatori sono pronti anche a morire in campo», Donadoni ai microfoni Rai stamattina ha stemperato la tensione: «Ognuno usa il linguaggio che vuole, ma a me non piacciono molto immagini di questo impatto. Dico semplicemente che ognuno deve sempre dare il massimo di se stesso».
AQUILANI TITOLARE - Confermate le anticipazioni della vigilia, è arrivato il momento di Aquilani («Non è la prima partita importante che gioca», ha detto oggi il ct) che giostrerà a centrocampo insieme a De Rossi e Ambrosini, con Perrotta leggermente più avanzato dietro a Toni e Cassano. In difesa, davanti a Buffon, agiranno da destra a sinistra Zambrotta, Panucci, Chiellini e Grosso. Calcio d'inizio alle 20.45.

DONINGTON - GP D'INGHILTERRA

Ha vinto Stoner!
Dominando nella tre giorni anglosassone su tutti e tutto, avversari, pioggia e asciutto.
Una gara perfetta, velocissimo al via, e imprendibile nel "T4", dove dava regolarmente dai 3 ai 4 decimi a chi lo seguiva.
Arrivo in completa solitaria con 6 secondi di vantaggio su Valentino Rossi, che ha provato in tutti i modi a non far scappare il pilota australiano, ma nulla ha potuto e allora ha pensato bene di mantenere la seconda posizione guadagnando altri 4 punti mondiali sul più diretto avversario in classifica Daniel Pedrosa, terzo sul traguardo.
L'altra gara l'ha vinta Colin Edwards, quarto sul percorso, con una gara attenta e diligente.
Quinto posto per uno straordinario e mai domo Andrea Dovizioso.
Partito, sesto in griglia, come un ossesso, si è ritrovato addirittura secondo durante il primo giro, con un sorpasso da urlo proprio su Valentino Rossi, ha tenuto botta per 4/5 giri con Daniel Pedrosa, si è ritrovato quarto a battagliare con Hayden, alla fine si è solo arreso ad un regolarissimo Edwards.
Attualmente si ritrova sesto nella classifica generale, e con una moto "clienti" sta disputando un mondiale, il primo in Moto GP, straordinario.
Completiamo l'ordine d'arrivo con un ritrovatissimo Jorge Lorenzo.
Partito 17° in griglia, ha fatto una rimonta d'altri tempi, inanellando giri veloci e sorpassi.
Ritrovando, dopo le cinque "tronate" prese che hanno indiscutibilmente lasciato il segno, serenità e testa, sarà ancora uno dei grandi protagonisti di questo Motomondiale.
Prossimo appuntamento ad Assen, sabato 28 giugno.
Nella Classe 125 "l'italianmoto" poteva togliersi una grande soddisfazione con Iannone, caduto a pochi giri dal termine quando era in testa, mentre nella 3/4 di litro Marco Simoncelli, con un errore ad un giro dalla fine, ha compromesso, terminando comunque ottimo secondo, una vittoria, che visto l'ultimo giro record della pista era ampiamente alla sua portata.
di Cirdan

ESTATE


È arrivata l'estate: è già allarme caldo.
Le temperature in tutta Italia sono in salita. Il «record» del caldo dovrebbe registrarsi a Bologna, dove alle 14 di domenica la colonnina di mercurio dovrebbe raggiungere i 35 gradi, due in meno di quelli «percepiti» dalla popolazione. A Roma e a Campobasso, sempre domenica, i gradi effettivi dovrebbero essere rispettivamente 32 e 29, quelli «percepiti» 33 e 30.
A Roma, la temperatura sabato ha toccato i 31 gradi.

sabato 21 giugno 2008

OLANDA-RUSSIA 1-3

Stasera abbiamo visto giocare al football.
Devastante, impressionante, altri aggettivi si potrebbero sprecare senza timore di smentita sulla nazionale Russa, che contro tutti i pronostici ha demolito la favorita e vincitrice delle tre partite del girone l'Olanda.
Corsa, pressing, ripartenze, tecnica, una condizione fisica impressionante hanno permesso alla squadra allenata dal "mago" Guus Hiddink di accedere alla semifinale continentale che li vedrà impegnati contro la squadra che uscirà vincente dall'incontro di domani sera (22/06) Spagna-Italia.
E si può già parlare di impresa storica, quella con cui per la prima volta nella sua storia, dopa la caduta dell'Impero della ex Unione Sovietica, la Russia accede fra le prime quattro del vecchio continente.
Tutto si è risolto nel secondo tempo supplementare, dopo che i 90 regolamentari erano terminati sul risultato di 1-1.
Al vantaggio della Russia con Pavluchenko al 56' minuto ha risposto la formazione allenata da Marco Van Basten con Van Nistelrooy a soli 4 minuti dal termine.
Ma lo strapotere russo si è continuato a consumare nell'extra time, e già nel primo dei due tempi supplementari è andata vicino al raddoppio ancora con Pavluchenko, traversa.
Ma negli ultimi 15 minuti, con un'Olanda a terra, la formazione allenata da Guss Hiddink è andata prima in vantaggio con Torbinskiy, 112', dopo un'azione superlativa di uno dei migliori in campo per i russi, Arshavin, e poi ha definitivamente consacrato questa vittoria proprio con il numero 10, ancora lui, Arshavin (foto), che con un destro rasoterra, passato sotto le gambe di Van der Sarr, ha chiuso definitivamente le ostilità.
Merito e onore a questa squadra che stasera ha dimostrato ad appassionati e addetti ai lavori cosa significhi giocare di squadra.
di Cirdan

QUOTA 200


Donington (Inghilterra)
E' una delle sue piste preferite, dove ha gia' vinto sette volte, e il pubblico e' tutto dalla sua. Valentino Rossi domenica corre a Donington, circuito magico per lui, con l'obiettivo di respingere gli assalti di Dani Pedrosa che lo incalza in classifica a sette lunghezze di distacco. Lo scorso anno il pilota della Yamaha ottenne il quarto posto.
"Senza dubbio, Donington e' uno dei miei circuiti preferiti di tutto il mondo e di esso conservo bellissimi ricordi, inclusa ovviamente la mia prima vittoria in 500 nel 2000, quando vinsi una fantastica battaglia con Jeremy McWilliams e Kenny Roberts. E' una pista molto completa: e' veloce e filante, ma anche tecnica, mentre come molti altri non sono molto entusiasta dell'ultima parte! Correre in Inghilterra e' sempre speciale per me perche' vi ho vissuto per lungo tempo e, nonostante ora sia tornato a vivere nuovamente in Italia, mi piace pensarla ancora come una seconda casa e spero che il pubblico continui a supportarmi come ha sempre fatto. L'anno scorso ero molto dispiaciuto per aver mancato il podio, che a Donington e' sempre qualcosa di speciale, percio' l'obiettivo e' risalirci quest'anno".
Anche Davide Brivio, team manager della squadra di Rossi, si e' posto come obiettivo il podio perche' il vantaggio di Valentino sui rivali non e' incolmabile. Brivio e' certo che sara' una lotta a quattro: "Abbiamo dei grandi ricordi di Donington Park, un circuito tradizionalmente favorevole per Valentino, per cui siamo fiduciosi in vista di questo fine settimana- ha detto- Arriviamo al comando del campionato, ma Pedrosa e' molto vicino dietro di noi, percio' prevedo una battaglia incerta ed eccitante. Considerando la situazione in classifica, Dani sembra essere al momento il rivale piu' pericoloso, ma Lorenzo e Stoner sono ancora in lotta. Stoner e' quarto, ma ha soltanto 50 punti di distacco, un gap non impossibile da recuperare in undici gare: per questo motivo il nostro obiettivo rimane quello di salire sempre sul podio".
E domenica, nel circuito inglese, Valentino Rossi toccherà quota 200 GP disputati in carriera.
Nel suo maestoso palmares vanta su 199 GP disputati 91 vittorie, la prima sul circuito di Brno nel Gran Premio della Repubblica Ceca, (di cui 65 in Moto GP), 141 podi mondiali, 51 pole position e 73 giri veloci in gara.
Dall'esordio, anno domini 1996, ad oggi, il pilota pesarese ha vinto 7 titoli mondiali, 4 in Moto GP, uno in Classe 500, uno in Classe 250 e uno in Classe 125.
di Cirdan

TOCCA A LUI

L'assenza forzata per il turno di squalifica di Andrea Pirlo, farà con molta probabilità esordire nel centrocampo azzurro Alberto Aquilani.
Classe 1984, il centrocampista romano sarà chiamato, insieme al compagno di club Daniele De Rossi e al milanista Massimo Ambrosini, a far parte del centrocampo azzurro contro la Spagna nel quarto di finale che andrà in scena domenica sera (21/06 ndr) a Vienna.
Per le sue immense caratteristiche e qualità può tranquillamente giocare sia da regista arretrato che da trequartista, e con il suo proverbiale tiro da fuori potrà, e dovrà, cercare anche il gol.
Talento immenso, e ricercatissimo sul mercato di questa estate 2008, sta piano piano arrivando alla maturità completa, complicata in questi ultimi anni da infortuni che ne hanno compromesso l'esplosione definitiva.
Il grande serbatoio del club giallorosso, dopo Totti e lo stesso De Rossi, sta mettendo alla luce uno dei più grandi talenti che il calcio italiano potrebbe far divenire un campione di assoluto prestigio.
Cresciuto nelle giovanili della Roma, ha esordito in Serie A il 10 maggio 2003 in Roma-Torino (3-1).
È stato successivamente ceduto in prestito alla Triestina in Serie B dove ha collezionato 41 presenze mettendo a segno 4 reti e contribuendo in maniera decisiva al buon nono posto raggiunto.
Tornato alla Roma, ha trovato spazio sia nell'anno funesto dei quattro allenatori (Prandelli, Völler, Del Neri, Conti) sia nella stagione successiva in cui la squadra guidata da Luciano Spalletti ha offerto un ottimo calcio e Aquilani si è messo in evidenza dando il suo contributo al record di 11 vittorie consecutive.
Inizia ottimamente la stagione 2006-2007, mettendo a segno una doppietta nella finale di Supercoppa Italiana persa contro l'Inter (4-3 dts). È nuovamente determinante nella vittoria della Roma a San Siro contro il Milan: il suo assist di rabona per il brasiliano Mancini varrà il gol del 2-1 ad opera di Francesco Totti.
Il 25 novembre successivo, nel momento migliore della sua stagione, dopo un contrasto in allenamento con il compagno Taddei, ha subito una lesione collaterale mediale al ginocchio destro che lo ha tenuto lontano dai campi di gioco per un periodo molto più lungo del previsto: rientrerà solo sei mesi dopo.
La stagione termina con la vittoria della Coppa Italia.
Voci, adesso, lo vogliono in rotta con la Roma per problemi economici di livello contrattuale, e conteso da molte squadre, come Juventus ed Inter.
Personalmente lo considero un potenziale campione per qualità di indiscusso valore, centrocampista completo, con grande visione di gioco e un tiro da fuori potente e preciso.
Domenica sera avrà a disposizione una grande chance per mettersi, ancora una volta, in mostra, e dimostrare all'Europa quello che vale.
Lo aspettiamo con tanta fiducia, ma senza pressioni, perchè di Alberto, noi, ci fidiamo.
di Cirdan

giovedì 19 giugno 2008

ANCHE LA JUVE PATTEGGIA

La notizia sui giornali online è stata riportata così:
La Juventus ha patteggiato la condanna davanti alla Disciplinare nazionale della Figc per il deferimento per Calciopoli 2, che non era stato oggetto di giudizio nel primo processo sportivo. La Juventus verserà 300.000 euro in tre rate annuali da 100.000 euro, che andranno al settore giovanile e scolastico della Figc. "Non e' un'ammissione di colpa - ha detto Franzo Grande Stevens, avvocato della Juve -. Diciamo che è un atto di generosità verso il settore giovanile e scolastico della Figc".
GLI ALTRI. Gianluca Paparesta e suo padre Romeo hanno patteggiato: 20 mesi per il padre, arbitro fuori quadro, e 2 mesi per Gianluca, arbitro della Can ora sospeso, con l'obbligo dei servizi socialmente utili. L'arbitro pugliese, che vorrebbe tornare al più presto in campo, dovrà infatti partecipare a 4 incontri educativi da stabilire da parte della federazione.Ha patteggiato anche il Messina con una multa di 60.000 euro e sospensioni per i tesserati coinvolti. Sei mesi di inibizione sono stati inflitti al presidente Pietro Franza e altrettanti a Mario Bonsignore, ex dirigente dei messinesi. Fabiani invece non ha patteggiato e il giudizio è stato rinviato.
Per gli altri imputati il processo invece non si chiude. Rinviato (probabilmente al mese prossimo) a nuovo ruolo il procedimento a carico di Luciano Moggi (all'epoca dei fatti contestati direttore generale della Juve), Mariano Fabiani (ex dirigente del Messina) e gli arbitri Tiziano Pieri, Salvatore Racalbuto, Stefano Cassarà, Antonio Dattilo, Paolo Bertini, Marco Gabriele, Massimo De Santis, Marcello Ambrosino (assistente). Tutti, compresi i Paparesta, erano stati deferiti il 23 aprile scorso: all'epoca dei fatti erano tesserati Aia e sono accusati di "avere utilizzato schede telefoniche di gestori stranieri e per essersi, cosi', avvalsi del sistema di comunicazioni riservate costituito dal Moggi e dal Fabiani"
Quindi, la Juve patteggia. Lo aveva previsto Luciano Moggi, in un articolo su Libero di ieri 17 giugno, ed è puntualmente accaduto, anche se molti tifosi ieri si auguravano che andasse diversamente, con una diversa voglia di combattere contro l'ennesima ingiustizia sportiva. Questo patteggiamento è stato vissuto molto male oggi sui forum juventini, perchè non si comprende come si possa patteggiare, in pratica dichiarandosi colpevoli degli addebiti mossi, e poi dichiarare come fatto dall'avvocato Grande Stevens che "Non si tratta di un'ammissione di colpa ma di un atto di generosità".
In tanti sui forum hanno fatto rilevare che se vuoi fare un atto di generosità lo puoi sempre fare senza accettare di dichiararti colpevole. Marmas scrive: "Dunque, un luminare del foro come Grande Stevens introduce nell'ordinamento giuridico sportivo una nuova forma di patteggiamento: il "patteggiamento per generosità". Dopo la distruzione di una Juventus che rappresentava un modello tecnico-gestionale da imitare, l'avvocato della nuova Juve, nonchè ex presidente della vecchia, si avventura in una nuova scelta che fa strame della ragione e del buon senso". Altri, come Furino1945 hanno chiesto: "Certo che come logica prima bisognava sentenziare su Moggi. Come fa la Juve ad aver patteggiato su un'accusa addebbitata al suo direttore se prima non ci si pronuncia su questa accusa? Grande Stevens ha patteggiato "sulla fiducia", sperando che abbia ragione Palazzi?". MarioIncandenza faceva notare: "Notate che il Messina ha fatto la stessa identica cosa della Juve: la società ha patteggiato, il dirigente incriminato, Fabiani, non ha patteggiato. Quanto agli arbitri, ormai è chiaro: Paparesta, scagionato a Napoli, ha patteggiato anche lui "senza ammettere colpe", come Grande Stevens."
Non ci piace la risposta di Grande Stevens, perchè non ci piace l'arrampicarsi sugli specchi, e diciamo chiaro che un patteggiamento è sempre un'ammissione di colpa, come lo erano state quelle di Inter e Milan per lo scandalo delle plusvalenze fittizie e dei bilanci "imbellettati" della scorsa settimana. La differenza è ancora una volta la sproporzione delle misure adottate dalla giustizia sportiva: alla Juve una multa tripla di quella inflitta all'Inter, cioè a chi non avrebbe potuto iscriversi al campionato nel 2005/6, quello dello scudetto di cartone.
La Stampa e la Gazzetta, aggiungono alla risposta dell'avvocato della Juve Grande Stevens, all'epoca dei fatti contestati Presidente della società bianconera, la stessa considerazione: "in linea con il nuovo codice etico della società di corso Galileo Ferraris". Mah.
Segnaliamo inoltre una valutazione collettiva della stampa che ci sembra molto superficiale, poco approfondita da parte di chi deve informare per mestiere.
La Gazzetta.it e La Stampa.it scrivono entrambe "...Calciopoli 2, il secondo filone dello scandalo che due estati fa ha travolto il mondo del pallone legato alle schede telefoniche svizzere trovate dopo la prima sentenza."
Quello che noi ci chiediamo è se davvero si tratta di Calciopoli 2, se davvero le schede svizzere potevano essere trovate solo dopo la prima sentenza sportiva e non sono, invece, una stranezza investigativa della fase 1. Palazzi ha sfruttato la "novità" delle schede svizzere per deferire ed arrivare a questo secondo processo. Ma è davvero una "novità"?
A Napoli si andrà ad un unico processo penale che avrà come ipotesi d'accusa l'utilizzo di schede telefoniche sia italiane che straniere. Nella giustizia sportiva, invece, visto che Palazzi non ha aspettato il pronunciamento della giustizia ordinaria come ha fatto nel caso plusvalenze, i processi sono diventati due: quello frettoloso del 2006 e quello di oggi.
La giustizia sportiva, come scrisse Bucchioni "la peggior giustizia possibile per gli accusati", ha così celebrato due processi per lo stesso campionato 2004/5: nel primo Paparesta interpretava il ruolo della "vittima" rinchiusa nello stanzino da Moggi e nel secondo, invece, è diventato un "carnefice" del campionato ed affiliato alla cupola.
Ma le "utenze riservate" sono citate anche nelle sentenze della giustizia sportiva del 2006, perchè di schede straniere i carabinieri parlano già nella prima informativa dell'aprile 2005 (uno degli atti dati a Borrelli e usati da Ruperto e Sandulli per giudicare).A pagina 20 e poi, copiato ed incollato, anche a pagina 286 della prima informativa leggiamo:
In particolare, dalle indagini è emerso l’utilizzo di speciali e sicuri canali di comunicazione da parte dei membri più strategici impegnati nello specifico contesto dei sorteggi arbitrali, ovvero la disponibilità da parte dei designatori BERGAMO e PAIRETTO e di MOGGI di utenze cellulari che, oltre a non essere nominativamente a loro riconducibili, risultano addirittura utenze di gestori stranieri e nella fattispecie della SWITZERLAND MOBILE SUNRISE.Tali utenze, infatti, risultano utilizzate assolutamente a ragion veduta, ovvero solo tra loro e quando l’argomento trattato lo richiede (distintamente MOGGI con i due designatori arbitrali).
Accertamenti mirati, anche tramite gli uffici collegati svizzeri, hanno consentito di verificare che sull’utenza internazionale 0041-76 (gestore SVIZZERLAND MOBILE SURISE) individuata essere nella disponibilità di Luciano MOGGI, nel periodo compreso tra l’1.11.2004 e il 7.02.2005 vi era traffico telefonico verso il territorio italiano, avendo attivato ponti italiani dei gestori TIM e VODAFONE, in entrata ed in uscita soltanto da altre due utenze dello stesso gestore straniero: 00417 e 00417
Anche su quest’ultime due utenze si è rilevato un traffico italiano e, quasi esclusivamente, per contatti reciproci e verso l’utenza in uso a MOGGI, il quale come emerso e documentato in più occasioni ha fornito ai due designa- tori - proprio in quel periodo - i codici occorrenti per ti- caricare utenze cellulari, che con ogni probabilità sono serviti per caricare le suddette utenze, atteso il traffico intercorso.Le tre utenze svizzere, inoltre, risultano essere intestate tutte alla stessa persona: DE CILLIS Arturo, nato a Carovigno (BR) il 30.08.1924, residente a Cernobbio (CO) via Matteotti nr. 8, il cui figlio Cristino, nato a Carovigno il 26.06.1965 e residente a Cernobbio (CO), risulta titolare di una struttura alberghiera in Cernobbio, denominata “Giardino” sita in Cernobbio, via Regina n. 73. L’espletamento di specifica attività informativa ha consentito, altresì, di appurare che la citata struttura alberghiera è spesso utilizzata per l’alloggiamento riservato di esponenti del mondo calcistico (la stessa Cernobbio è crocevia di convegni e di attività anche di calciomercato)."
Come è visibile, già ad aprile 2005 gli investigatori hanno i numeri di almeno 3 sim svizzere ed il nome dell'intestatario, il De Cillis.La stranezza è che, dalle notizie lette sulla stampa, il De Cillis, che fornirà i numeri delle altre sim straniere, non viene sentito nei primi mesi del 2005 ma si presenta spontaneamente a deporre dai carabinieri di Como solo nel 2006, dopo aver letto il suo nome sui giornali quando vengono pubblicate le informative.
Lo ricordano i giornali ad aprile 2007:
Il Giornale - "Quando i giornali a maggio scorso parlano di quei «telefoni elvetici» di Moggi, si presenta dai carabinieri a Como e racconta di aver venduto a collaboratori del ds bianconero altre schede svizzere intestate a suoi familiari e altre, anonime, del gestore Ring Mobile del Liechtenstein."
La Gazzetta - "Ma che Moggi si rifornisse di schede «sicure» a Chiasso, i carabinieri lo hanno verificato già da tempo, registrando il 26 maggio 2006 a Roma la deposizione di colui che gliele vendeva, Teodosio De Cillis."
In pratica se De Cillis fosse stato "sentito" nel 2005, come logica conseguenza di quanto riportato nella prima informativa, gli investigatori avrebbero potuto iniziare l'analisi dei tabulati delle schede straniere (gli specchietti pubblicati da Repubblica) da subito e lo studio dei tabulati avrebbero potuto far parte degli atti dati a Borrelli nel 2006. Avremmo avuto una sola Calciopoli e non la 1 e la 2. Avremmo visto Paparesta in un solo ruolo e non in due opposti. Palazzi non avrebbe avuto la "novità" per mandare in onda Calciopoli 2. La Juve sarebbe stata giudicata una volta sola per lo stesso campionato.
Ma su questa stranezza delle indagini, così come ce le ha raccontate la stampa, torneremo ad occuparci nel Dossier sul processo di Napoli.
http://www.ju29ro.com/farsopoli/1-farsopoli/517-anche-la-juve-patteggia.html

mercoledì 18 giugno 2008

FRITTATA GIUDIZIARIA

Fermi, l’idea di rifare la guerra giudiziaria per non ottenere niente è un incubo. Quello appena compiuto è un errore, per ragioni che riassumo: 1. Pensare che l’arretrato giudiziario, per i crimini più gravi, possa assorbirsi in un anno non è illusorio, è irreale. 2. Stabilire quali processi si fanno e quali no sulla base della pena e non del reato è sbagliato, oltre che dubbiamente costituzionale. 3. Non fare i processi ai delinquenti di strada equivale a dare impunità a quanti più nuocciono alla sicurezza dei cittadini. 4. Sospendere il decorso della prescrizione è una violazione dei diritti individuali, per giunta aggravante la scandalosa lentezza della giustizia italiana.
A queste si aggiungano due considerazioni politiche: a. emendare i decreti, a cura della stessa maggioranza, è un pessimo vizio, meglio avere le idee chiare in partenza; b. non si sospende il gioco annunciando grandi riforme, ma si presentano le grandi riforme e, semmai, si sospende poi il gioco.
E veniamo alla posizione personale di Berlusconi. L’immunità, temporanea, delle alte cariche statali è prevista in molti ordinamenti democratici. Adottiamola, magari con un testo ben studiato e non buttato lì per inseguire qualche emergenza. In quanto ai giudici che fanno politica, sono un’indecenza e si dovrebbe proibire a tutti di dedicarsi a faziosità e propagandismi. Sono pagati e protetti per essere ed apparire imparziali. Nel riformare seriamente la giustizia lo si rammenti, così come anche di modificare il meccanismo della ricusazione, in modo che a giudicare non siano gli altri firmatari dei medesimi manifesti. Ma allungare la broda di un processo per un altro anno è un gesto di masochismo, non risolvendo alcun problema ed avvalorando il sospetto di colpevolezza. Abbiamo già visto questo film per cinque anni, ora basta, per pietà.
La frittata è fatta. Si rimedi presentando subito il disegno della grande riforma, capace di restituire significato al termine “giustizia”. Le linee guida le conosciamo a memoria, ne abbiamo scritto per anni. Si agisca, e si ragioni avendo in mente le migliaia di malcapitati anonimi di cui ci occupiamo in troppo pochi e che, invece, sono il vero esercito da schierare contro il corporativismo, la conservazione e la politicizzazione dell’ordine giudiziario.
http://www.davidegiacalone.it/index.php/giustizia/frittata_giudiziaria

PRIME PAGINE







martedì 17 giugno 2008

FRANCIA-ITALIA 0-2

C'è l'abbiamo fatta!
Cuore, grinta, una partita perfetta, ed un'Olanda che è riuscita a vincere la terza partita consecutiva del girone contro la Romania (2-0), ci hanno permesso di superare un turno che si era messo malissimo dopo l'esordio negativo proprio contro gli "Orange" di Van Basten e il pareggio beffa contro la Romania, che senza quel rigore parato da parte di Buffon stasera non saremmo qui a gioire.
Dicevamo di un'Italia praticamente perfetta, fin dalle prime battute, con un centrocampo, nonostante fosse in inferiorità numerica contro le "fasce" francesi, immenso.
Portatori sani del cuore Italia sono stati Andrea Pirlo, autore su rigore del gol del vantaggio, e un Daniele De Rossi immenso, stratosferico, e autore del raddoppio.
Difesa praticamente perfetta, con un Gigi Buffon che è dovuto solo intervenire, con una sua ennesima perla, al 73' della ripresa.
In attacco il solito grande Toni, sfortunato e sprecone, ma decisivo come non mai per fare sbloccare il risultato costruendosi in un sol colpo rigore ed espulsione.
E ora la Spagna senza Pirlo e Gattuso, ma con la consapevolezza che i Campioni del Mondo siamo ancora noi!
Pagelle:
BUFFON 7,0: Una sola parata, al 73' della ripresa su Benzema, per confermare ancora una volta che il migliore al mondo è lui.
ZAMBROTTA 6,5: Manca ancora qualcosa, ma stasera i passi in avanti sono stati evidenti.
PANUCCI 7,0: Un muro! Dirige, ordina, dalle sue parti non passa nessuno. Nato terzino, alla veneranda età di 35 anni si permette di giocare in un ruolo fondamentale e si togli, come nel primo tempo, ancora la voglia di cercare il gol.
CHIELLINI 6,5: Come sopra, abbiamo trovato la coppia centrale dell'Europeo 2008.
GROSSO 6,5: Passo leggermente indietro rispetto alla Romania. In questa occasione pensa più a difendere che offendere, e si comporta egregiamente.
PIRLO 7,5: Si gioca a Zurigo e lui non può esimersi ad essere l'orologio degli "azzurri". Gara di sostanza e qualità con la ciliegina del rigore sblocca partita. Mancherà contro la Spagna.
DE ROSSI 8,0: Un solo aggettivo: IMMENSO!
GATTUSO 6,5: E' ritornato il ringhio che conosciamo, gara di sostanza senza risparmiare nulla, anche lui mancherà contro la Spagna.
PERROTTA 6,5: Si vede che i meccanismi azzurri non li ha ancora digeriti, ma stasera è salito di condizione e lo aspettiamo contro la Spagna.
CASSANO 6,5: Parte in sordina, quasi nascondendosi, poi esce alla distanza ingaggiando duelli nell'uno contro uno dai quali ne esce quasi sempre vincente. Promosso.
TONI 7,0: IL Bayern Monaco gioca per lui, con gli azzurri è lui che gioca per la squadra. Si divora un gol dopo pochi minuti, lotta, combatte, non si perde comunque d'animo. Poi la svolta; aggancia un pallone in cielo, lo mette a terra e si procura il rigore, ed espulsione per il difensore francese. E' l'episodio che cambia il match per noi. Poi il solito, grande, immenso lavoro la davanti per fare salire la squadra, si confezziona ancora qualche occasione e nei minuti di recupero sfiora il sigillo personale. Indispensabile.
di Cirdan

lunedì 16 giugno 2008

TORTORA E LA GIUSTIZIA CHE PEGGIORA

17 giugno 1983. Non s’era ancora fatto giorno quando, venticinque anni fa, entrarono nella sua camera d’albergo ed arrestarono Enzo Tortora. Da allora ad oggi il buio s’è fatto più pesto, la giustizia si chiama ancora tale, ma a dispetto di quel che è. Il numero di quanti, innocenti, finiscono nel tritacarne è aumentato. L’incapacità di punire i colpevoli è, oramai, cronica. Eppure, in tanti, fanno ancora spallucce. Sì, è un problema serio, ma non li riguarda, non li tocca. Certe cose, si sa, succedono solo agli altri. E se succedono, in fondo in fondo, una ragione c’è. Non vi pare? Non è lo schifo della giustizia italiana, ma tale immondo atteggiamento che mi fa credere la storia di Tortora sia stata inutile, non sia valsa a far capire.
A far imbufalire. In tanti, del resto, credono di conoscerla, ma se prenderanno in mano il libro di Vittorio Pezzuto, “Applausi e sputi” (Sperling & Kupfer), misureranno quanto, invece, c’è ancora da sapere.
17 settembre 1985. Il processo scivola veloce, con una conclusione scritta nel suo inizio: Tortora è condannato a dieci anni di reclusione. Colpevole, quindi, d’aver vissuto con camorra e cocaina. Pezzuto ci consente di rivivere quel dibattimento, di ripassare quelle udienze. Fatelo, fatevi venire l’orticaria e la nausea. Ma non fatevele passare, non crediate che poi si sia rimediato, perché quei magistrati e quei giudici hanno fatto carriera. Quello che amministrarono non fu un verdetto sbagliato, che può capitare, ma un processo sbagliato, che non deve capitare. Ne hanno organizzati altri, altri ne organizzano. La loro bussola furono i pentiti, a loro volta guidati da quanti li amministravano. Furono in pochi a non volere dipendere dai pentiti, fra questi Giovanni Falcone, isolato, diffamato, additato in televisione quale colluso con la mafia, infine fatto saltare in aria.
9 dicembre 1985. Il Parlamento europeo respinge, all’unanimità, la richiesta di procedere contro Tortora, divenuto parlamentare, per oltraggio contro un magistrato. In udienza di lui avevano detto che era stato eletto con i voti della camorra. “E’ un’indecenza”, gridò Tortora. Chiesero di processarlo, ed il Parlamento, più che giustamente, osservò che l’offeso era il parlamentare, non certo il magistrato.
31 dicembre 1985. Subito dopo, però, Tortora si dimette da parlamentare, rinuncia all’immunità e soggiace agli arresti domiciliari. Una cosa, per lui, è sempre stata ferma: da innocente voleva che fosse riconosciuta l’innocenza. E questo è un uomo.
15 settembre 1986. Assolto. Per la Corte d’Appello non solo l’innocenza sua è piena, ma la condanna precedente è da attribuirsi a dichiarazioni di pentiti che parlavano solo per avere in cambio qualche cosa. Più che una sentenza d’assoluzione per Tortora, è una sentenza di condanna per i giudici di primo grado e per la procura di Napoli. Ma, come detto, è tutta gente che farà carriera.
20 febbraio 1987. Tortora torna in televisione, comincia Portobello con la una citazione: “Dove eravamo rimasti …”. No, non è un lieto fine, perché quell’uomo violentato ha conservato la lucidità della mente, ma perso quasi tutto il resto.
Il 17 giugno 1987, ancora lo stesso giorno, la Cassazione gli consegna l’assoluzione definitiva.
Il 18 maggio 1988 muore, come un guerriero che ha vinto la battaglia, ma ha lasciato sul campo troppo sangue.
Il libro di Pezzuto racconta, spiega, lascia la parola al protagonista. Fa accapponare la pelle a chi ancora ne ha una. Ma, alla fine, dobbiamo tutti ammettere d’essere stati sconfitti. La giustizia italiana è oggi peggiore di quella che volle uccidere Tortora. La politica, se possibile, è ancora più vile.

sabato 14 giugno 2008

DAVANTI AD UN MURO


Anno domini 2008, mese di giugno.

Ventiquattro mesi prima.

Non conoscevo nessuno, ma proprio nessuno delle molte persone che conosco oggi. Stavo vivendo una di quelle stagioni che mai avrei immaginato potessero rimanere nel tempo scolpite come la lava scolpisce le roccie dopo la sua calata a fondo valle. Stava nascendo, quasi incosapevolmente, qualcosa che mi rimmarà dentro per sempre, perchè come ha scritto una di quelle persone che non conoscevo, è ciò che resta di un'estate che non ho capito, anzi si!

Ventiquattro mesi dopo, oggi.

Di sentenze, informative, capi di imputazione, ricorsi e quant'altro ne sono passati a decine sotto i miei occhi, sotto la mia voglia di capire, di analizzare, di scrivere, di leggere e rileggere. Per quel che riguarda l'ovatatto e a volte, per non dire spesso, reticente mondo del calcio, di quell'aborto giuridico che si è denominato "calciopoli" non ne è scaturita una sola condanna, che successivamente i tribunali giuridici ed amministrativi hanno giudicato. Eppure siamo ancora qui, a sentire da ogni dove che la Juventus rubava, comprava arbitri, gestiva il mercato dei calciatori, gestiva addirittura le griglie dei designatori, e per non farsi mancara nulla ma proprio nulla, aveva dirigenti che avevano la capacità di chiudere dentro stanzini più o meno fatiscenti chiunque si opponesse al loro volere.

Da un articolo pubblicato in data odierna da un giornalista, Davide Giacalone, che con il calcio non ha mai avuto un grosso feeling e sopratutto un grosso interesse (in alcune conversazioni personali il suo verbo verso il calcio è stato di tenore simile), recuperiamo la notizia che il processo sulle spiate illegali, di cui si resero protagonisti settori di Telecom Italia, con molta probabilità andra a morire, pur non essendo in realtà mai nato. Già morto - come scrive Giacalone - perché, se si farà, servirà a giudicare un passato remoto, mentre sul fenomeno vivo hanno agito gli arresti cautelari e le notizie diffuse nel corso delle indagini, confermando la triste condizione di una giustizia che s’amministra usando tutto, tranne che le sentenze.

In parole povere i coinvolti nelle indagini sono liberi e sopratutto da considerarsi innocenti.

E ci mancherebbe, per me che ho sempre sostenuto la tesi del garantismo e non quella del giustizialismo spiccio è il minimo, senza un processo degno di tale nome è giusto che sia così. Siamo nei giorni in cui si dibatte sul nuovo decreto legge inerente le intercettazioni telefoniche, il quale dovrà passare attraverso l'iter di Parlamento e Senato per poi giungere definitivamente al Presidente della Repubblica. E le montagne di dossier, spiate, pedinamenti, accumulo di materiale a scopo diffamatorio, tentativi di condizionare chi liberamente scriveva? Fermi! Fermi nell'attesa che la Corte Costituzionale faccia sapere come deve essere interpretata la legge che impone la distruzione di tutta quella roba.

E se si distrugge, tra un rinvio ed un attesa, su cosa si faranno mai questi eventuali processi? Il tempo incalza, direbbe qualcuno, ma qui oltre che i processi non si vedono neppure dei rinvii a giudizio e la prescrizione sta prendendo il sopravvento, nell'attesa che Tizio aspetti Caio e Caio attenda Sempronio. E tutto questo potrebbe inevitabilmente servire solamente a non rendere più perseguibile un gigantesco intreccio di politica, affari e spie private.

Il compianto Enzo Biagi, all'epoca dello scandalo di "calciopoli" esternò questa frase, riportata in un'edizione del Tirreno in data 16 agosto 2006 riguardante proprio il mondo del pallone: "Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l'ex Re d'Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?"E guarda caso, in quei faldoni ormai impolverati giacciono da tempo immemore dossier inerenti proprio il mondo del pallone.Nel 2006 destra e sinistra votarono per la distruzione, in modo che degli innocenti non fossero calunniati. Peccato che fosse già tutto (o quasi) sui giornali.E come non ricordarlo, con il senno di poi e senza una condanna, che i presunti innocenti finirono sui giornali grazie alle intercettazioni.Furono presi di mira dall'intera opinione pubblica, perchè era proprio sulle basi di "opinioni" che la gente giudicava e giustiziava, proprio come le parole scritte da Enzo Biagi: "hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino".

E oggi, come ciliegina sulla torta, si manda a processo l’ex capo dei servizi segreti statali. Riprendendo l'articolo di Giacalone; nel migliore dei casi, un ridicolo paradosso.

Allora adesso mi chiedo: è giunto il momento di voltare per sempre pagina? Non lo so e non lo voglio nemmeno sapere. Di certo l'ottimismo, quel gran bel profumo della vita citato in un noto spot pubblicitario, sembra arrivato al capolinea della sua essenza. E a noi che ci resta? Come dice il buon Trillo, precedentemente citato, ci resta un'estate, quella del 2006, che non abbiamo capito, anzi si, e poco altro.

Continueremo sicuramente nella nostra "povera" ma sincera informazione, continueremo a ribattere i contenuti di tutto ciò che siamo riusciti ad estrapolare dalle pagine delle sentenze, delle informative che abbiamo avuto in nostro possesso, ma credo che dopo questo, il film è giunto ad elencare i titoli di coda, con sempre gli stessi nomi e cognomi, che ancora una volta, chiuso il sipario, rimarranno dietro a pagine come questa: “Nella valutazione del materiale probatorio la Commissione (la Caf, ndr) si limiterà ad indicare quegli elementi di sicura valenza, che non si prestano ad interpretazioni equivoche, perché già solo dall’analisi di taluni fatti incontrovertibili emerge a chiare lettere ciò che era nella OPINIONE di tutti coloro che gravitavano nel mondo del calcio, e cioè il condizionamento del settore arbitrale da parte della dirigenza della Juventus”.

Non vuole essere una resa o quant'altro, e neppure uno scietticismo dilagante da infondere a chi ha seguito passo passo le vicende dal primo giorno del loro lungo e inesorabile cammino. Ma la realtà di oggi dice che si è sciolto un governo e ne è entrato un'altro, si sono consumati alcuni ricorsi al Tar con gli esiti che tutti sappiamo, è di pochi giorni la notizia del "patteggiamento", si sempre quell'ammetere le proprie colpe, dell'Inter sul caso Bilanciopoli, e tutto è finito in una bella "multina" come direbbe il buon Giacomino di Aldo, Giovanni e Giacomo al controllore di tram che verificava i documenti al disperato Ajejeje Brazov, e sul caso Telecom ora questo, con la concreta possibilità che i primi che potranno usufruire di tale decreto legge saranno proprio coloro che hanno il loro nome spiccicato sui faldoni di dossier ormai impolverati, per non dire della sparizione di tutti i propositi bellicosi della Kroll di qualche mese orsono. E allora credo che sia giusto mettere un punto, andare a capo e proseguire con la corretta informazione che è sempre stata proposta, senza ideologie di sorta, ma prendendo sempre e comunque in esame le notizie che, approfondite e verificate, sono state messe sotto gli occhi di tutti, perchè daltronde e purtroppo, come dice Giacalone, si ha avuta la conferma della triste condizione di una giustizia che s’amministra usando tutto, tranne che le sentenze.

di Cirdan