...il Rock lo preferisco corretto Blues

domenica 30 novembre 2008

QUATTORDICESIMA GIORNATA: PRIMO FREDDO E PRIMA FUGA STAGIONALE

NEVE ALL'OLIMPICO MA LA TEMPESTA E' LA JUVENTUS – In una serata di neve, vento e pioggia la Juventus annichilisce la Reggina con un perentorio 4-0, ritrovando, dopo la trasferta infelice di sette giorni orsono a San Siro, la vittoria e la buona condizione psicofisica dimostrata in tutto il mese di novembre.
Ottima prova di tutta la squadra che ha mandato in gol quattro diversi elementi: Camoranesi, Amauri, Chiellini e Del Piero. Il capitano con la rete di ieri sera è arrivato a quota 251 in bianconero, a differenza delle cronache domenicali che informano di 250. Superlativa la prova di Chiellini, “capitan futuro” del post Alessandro Del Piero.

LAVEZZI NON BASTA, L’INTER TORNA IN FUGA – Con un’ottima prestazione, la seconda stagionale, l’Inter batte il Napoli, troppo rinunciatario nella prima parte di gara, e cancella l’opaca prestazione infrasettimanale contro i greci del Panatinaikos. Una partenza a gran ritmo ha permesso ai neroazzurri di sbloccare, dopo appena 16’ minuti, il risultato con un gol di Cordoba su calcio d’angolo e di raddoppiare dieci minuti dopo con un colpo da biliardo di Muntari, match winner contro la Juventus, su assist di Maicon. Un Napoli tramortito e con poche idee non riusciva a venire fuori dalla propria meta campo subendo ancora la buona condizione fisica degli uomini di Mourinho. C’è voluta un’invenzione del solito Lavezzi, in comproprietà con Zalayeta, per riaprire le sorti del match, concludendo in rete, con un tocco sotto, dopo uno splendido scambio con la punta uruguayana. Nella ripresa la grinta e il coraggio non sono bastati ai partenopei per riagguantare il pareggio, uscendo da San Siro, per la seconda volta, battuti e ridimensionati.

IL PALERMO ANNIENTA IL MILAN – Con una super prestazione di Fabrizio Miccoli e di un Palermo strepitoso il Milan perde 3-1 al Barbera, e, nell’arco di soli 7 giorni, vede dilatare a 6 i punti di distacco dall’Inter. Nel posticipo serale, che chiudeva il quattordicesimo turno, il Palermo più dello della stagione ha messo sotto un Milan che non ha sfruttato, con Ronaldinho, un calcio di rigore sul risultato di 0-0, parato da uno strepitoso Amelia, e nella ripresa con i gol di Miccoli, migliore in campo, Cavani e Fabio Simplicio ha portato al termine una gara tutta corsa, grinta e tecnica. Il Milan paradossalmente ha incominciato a fare il Milan dopo aver subito il terzo gol, e ancora con Ronaldinho su rigore ha segnato il gol della bandiera.

VINCE LA ROMA, PERDE LA LAZIO – Con una rete di Francesco Totti la Roma esce definitivamente dalla crisi, battendo una bella Fiorentina, in un match che ha offerto spettacolo e emozioni. Dopo la sconfitta all’Olimpico di Torino contro la Juventus, gli uomini di Spalletti hanno infilato, con la vittoria odierna, un filotto di cinque vittorie (due in Champions) e un pareggio (arrivato per un autogol di Cicinho a tempo scaduto nella gara esterna contro il Bologna), ritrovando il miglior Totti (4 gol nelle ultime cinque gare) e una condizione in netto crescendo. La Fiorentina esce dall’Olimpico sconfitta nel risultato ma non nel gioco, avendo disputato una gara di sostanza, che non è comunque bastata contro una formazione che sta letteralmente volando.
La solita Lazio, dopo le tre vittorie consecutive nella metà del mese, è ripiombata in un periodo difficile, nato con la sconfitta nel derby, perdendo con un netto 2-0 a Bergamo, e se si esclude la classe e il talento di Zarate ha dimostrato una mancanza di continuità che potrebbe risultare fatale per poter conseguire un posto in zona Uefa al termine della stagione. I bergamaschi si dimostrano sempre più pericolosi tra le mura amiche, e con i gol di Valdes e Floccari si riposizionano nella parte sinistra della classifica.

PAREGGIANO CATANIA E GENOA – I fortini della serie A sono incappati in una giornata difficile, e sia il Catania, fermata dal Lecce, che il Genoa, a cui il Bologna non ha consentito di battere il proprio record di vittorie interne consecutive, non sono andate oltre un comunque buon pareggio che ha smosso una già ottima classifica.
Entrambe dopo essere andate in vantaggio sono state riprese nei minuti conclusivi: Paolucci aveva portato in vantaggio gli isolani, Castillo ha pareggiato le sorti del match per i salentini; Sculli aveva fatto sognare il Grifone, Di Vaio, stagione straordinaria la sua, ha riequilibrato le sorti per gli emiliani.

VITTORIE IN CODA – Siena, Cagliari e Chievo battono rispettivamente Torino, Sampdoria e Udinese e rimescolano le carte in fondo alla classifica.
Un Siena sempre più Giampaolo dipendente (imbattibile al Franchi con la miglior difesa del torneo) batte con un gol di Maccarone un Torino che non riesce proprio a trovare continuità, rimanendo costantemente nelle posizioni di bassa classifica. Un gol di Jeda consente al Cagliari di scavalcare in classifica la Sampdoria (con una gara in meno) e dopo un inizio difficile, i sardi, si posizionano a 6 punti dalla zona retrocessione. Il Chievo, con la seconda vittoria stagionale, apre definitivamente la crisi dell’Udinese, giunta alla quarta sconfitta consecutiva, che non vince dal 2-0 di Catania di trenta giorni fa, e guadagna punti importanti sulle dirette avversarie. L’autogol di Felipe a pochi minuti dal termine lascia i veronesi sempre all’ultimo posto, ma darà sicuramente un’iniezione di fiducia a Di Carlo e compagni per il prosieguo del torneo.

ADESSO E’ FUGA VERA – In soli sette giorni, l’Inter, ha dilatato il suo vantaggio sulle seconde, Milan e Juventus, di 6 punti. La vittoria a San Siro contro i bianconeri e le rispettive trasferte negative del Milan, 1 solo punto conquistato, hanno permesso alla banda di Mourinho di trovarsi in solitaria in cima alla classifica.
Il campionato con questi risultati rischia di diventare un monologo neroazzurro, soprattutto se si considera il calendario da adesso alla fine del girone di andata. A cinque turni dalla conclusione l’Inter affronterà in casa rispettivamente: Chievo e Cagliari, mentre andrà a far visita al Siena, all'Atalanta e nel posticipo di sabato prossimo contro Lazio. Se dovesse uscire indenne dalla sfida contro i biancoazzurri, si troverebbe di fronte ad un possibile filotto di vittorie, anche considerando l’avvenuta qualificazione agli ottavi di Champions League. Se dovesse uscire indenne dalla sfida contro i biancoazzurri, si troverebbe di fronte ad un possibile filotto di vittorie, anche considerando l’avvenuta qualificazione agli ottavi di Champions League. Il Milan affronterà: Catania, Udinese e Fiorentina tra le mura amiche e andrà a far visita ad una Roma tornata in condizione e a Torino contro i bianconeri, dove si preannuncia la sfida per chi contenderà quantomeno il titolo d’inverno ai neroazzurri. La Juventus, oltre alla sfida con i rossoneri all’Olimpico, incontrerà: Lecce, Atalanta e Lazio in trasferta, Siena e appunto Milan in casa. Insomma, guardando la carta del prossimo mese e mezzo, tutto sembra andare incontro ai neroazzurri, e, a meno di sorprese eclatanti, il gap dalla seconda potrebbe ulteriormente dilatarsi.
La lotta per il quarto posto vede sempre un’ammucchiata in cui si contano ben 7 squadre in soli 4 punti, grazie anche alle sconfitte simultanee di Napoli, Lazio e Fiorentina.
In fondo alla classifica la vittoria del Chievo ha ristretto nuovamente la forbice, rimettendo 5 squadre in soli 4 punti.
La Roma, dopo un inizio disastroso, sembra essersi ripresa e potrebbe diventare la variante impazzita di questo inverno. Il calendario agevolerà ulteriormente gli uomini di Spalletti, che, vista la forma palesata negli ultimi 15 giorni, potrebbero scalare diverse posizioni. Gli incontri casalinghi con Cagliari e Milan e le gare esterne contro Chievo, Catania e Torino potrebbero divenire un filotto importante per ritrovarsi, alla partenza del girone di ritorno, insieme a coloro che lottano per un posto in Champions League.

CAPOCANNONIERI – Tutti fermi in questa prima settimana di freddo invernale. Milito, attuale capocannoniere, dopo 6 realizzazioni in 4 gare rimane all’asciutto nella gara casalinga, non muovendosi da quota 11, stesso discorso per Gilardino fermo a 9.
Il solo Marco Di Vaio, con il gol dell’ex, si porta a quota 8 gol, staccandosi dal gruppo formato da Zarate, Ibrahimovic e Mascara fermi a quota 7 gol, che vengono però raggiunti da Amauri, Floccari e Miccoli.

MOVIOLA – Poche disattenzioni questa settimana da parte dei direttori di gara.
Le decisioni, in linea generale, sono apparse in linea con le immagini avute a disposizione.

Risultati
14ª Giornata
2-0 Atalanta - Lazio
1-0 Cagliari - Sampdoria
1-1 Catania - Lecce
1-1 Genoa - Bologna
2-1 Inter - Napoli
4-0 Juventus - Reggina
3-1 Palermo - Milan
1-0 Roma - Fiorentina
1-0 Siena - Torino
0-1 Udinese - Chievo

Classifica
14ª giornata

33 Inter
27 Juventus
27 Milan
24 Napoli
23 Lazio
23 Fiorentina
22 Genoa
22 Catania
21 Udinese
20 Atalanta
20 Palermo
19 Siena
17 Cagliari
17 Roma
16 Sampdoria
13 Lecce
12 Torino
11 Reggina
10 Bologna
09 Chievo

Prossimo turno
15ª giornata

06/12 Chievo-Roma
06/12 Lazio-Inter
07/12 Atalanta-Udinese
07/12 Cagliari-Palermo
07/12 Lecce-Juve
07/12 Milan-Catania
07/12 Napoli-Siena
07/12 Reggina-Bologna
07/12 Torino-Fiorentina
07/12 Sampdoria-Genoa

di Cirdan

IMBROGLIONI GIUDICANTI

Che i concorsi siano taroccati, una specie di passaggio obbligato per trasformare i raccomandati in abilitati ed assunti, lo consideriamo più normale che scandaloso. Ci siamo assuefatti ai parenti in cattedra e le amanti in segreteria. Qualche cosa andrà pure per il verso giusto, ma se uno viene a dirci che è bravo, meritevole e desideroso di lavorare, però privo d’appoggi, lo indirizziamo alla Madonna di Montenero, piuttosto che al tentativo d’entrare in una delle corporazioni italiane.
A molti, temo, sfuggono le conseguenze. Scusate la crudezza: ma presto avremo degli imbroglioni incaricati di giudicarci, così come già abbiamo giudici costituzionali che violano la Costituzione, ed hanno anche la faccia tosta di argomentare in materia.
Dieci giorni fa, a Milano, si è aperto un concorso per entrare in magistratura. E’ successo di tutto. Non solo giravano codici commentati, ma anche temi già svolti. Molti sono stati espulsi, e chi ha preso parte mi ha raccontato che, nell’aula d’esame, ci si alzava, si conversava, ci si consultava, senza che nessuno sia intervenuto. In questo guazzabuglio d’ignoranza, meschineria, furbizia pelosa e truffa stanno galleggiando i nostri futuri giudici. Quelli che quando inizieranno la carriera avanzeranno di grado, fino alla fine, senza alcun reale controllo sulla loro preparazione successiva. Del resto, se non la si controlla neanche all’entrata! Ora, vorrei dire a quei quattro mattacchioni, già magistrati, che si sono rivolti all’Onu perché sia rispettata la loro autonomia: è questa la roba che si deve tutelare? è un Csm correntizzato e oscenamente inefficace? è il diritto alla non conoscenza della legge? Gli imbroglioni di Milano se ne fregano della giustizia, vogliono solo un posto sicuro ed un lauto stipendio. Così come gli strapagati giudici costituzionali vogliono solo essere presidenti, sebbene per un tempo ridicolo. Dalla testa alla coda, il pesce puzza in modo disgustoso.
Marciamo nella totale assenza d’etica civile, nel dileggio della pubblica morale. Ne sono vittime i magistrati che studiano e lavorano (e sono tantissimi), i cittadini che pagano per avere un’inesistente giustizia ed il mercato, che finisce in mano ai peggiori. Il punto oltre il quale si ha il dovere della rivolta, secondo me, lo abbiamo alle spalle.

QUATTRO PALLE DI NEVE

Dal gelo di San Pietroburgo la Juve si rituffa in campionato, dov’era chiamata a fugare i dubbi sorti dopo la sconfitta di Milano. La serata torinese riserva condizioni climatiche, se possibile, addirittura peggiori di quelle incontrate in Russia: vento e freddo polare, pioggia e nevischio all’inizio, bufera di neve dal quarto d’ora finale del primo tempo. E un avversario, la Reggina, dato in salute visti i due successi consecutivi contro l’Udinese al “Friuli” e contro l’Atalanta al “Granillo”.
L’iniziale disposizione difensiva dei calabresi (tutti tesi a proteggere la propria trequarti) rendeva assai complicato creare spazi per la squadra di Ranieri, pericolosa sulle palle inattive (testa di Chiellini fuori di poco e mischia in area con rigore non accordato a Del Piero: e anche stavolta silenzio) e subito penalizzata dall’infortunio occorso a Camoranesi, che, caduto male sulla spalla destra in seguito allo sbilanciamento dovuto ad un contatto aereo, passa i primi venticinque minuti in puro stile Beckenbauer edizione Italia-Germania 4-3. Braccio rigido attaccato al corpo, equilibrio più che precario. Marchionni si scalda per minuti ma l’oriundo insiste e resta stoicamente in campo. Mauro trova il modo di concludere una splendida combinazione in velocità tra Del Piero e Nedved, scaraventando in rete un destro rabbioso a porta semivuota. Surreale il festeggiamento, con l’autore del gol più preoccupato dall’evitare il contatto con i compagni che di riceverne i complimenti.
La Reggina a quel punto esce dal guscio, colpisce una traversa con un intervento fortuito di Alvarez ma pochi istanti dopo Del Piero va vicino al raddoppio, chiamando Campagnolo ad un grande intervento. Ma il miracolo vero il portiere reggino lo compie a pochi minuti dal termine del primo tempo, quando Nedved gli si presenta a tu per tu e calcia di sinistro a colpo sicuro: l’estremo calabrese risponde alla grande deviando oltre la traversa. Poco male comunque perché, mentre sull’Olimpico si scatena una bufera di neve di rara intensità, Amauri stoppa una palla a centro area, si gira e batte il bravo e incolpevole Campagnolo per un 2-0 ineccepibile già a metà gara.
La ripresa (che si apre con Marchionni al posto di Camoranesi, evidentemente in difficoltà) scivola via nella bufera di neve, col terreno che assume una colorazione tipo campetto sintetico; e la Juve dilaga con un gol di Chiellini e il 250° sigillo juventino di Del Piero, che realizza un rigore guadagnato da Giovinco, voglioso e propositivo nonostante l’ingresso a gara praticamente finita. Momento di nervosismo sul 3-0 con una punizione battuta a sorpresa da Brienza che finisce in rete: la discussione sulla richiesta (o meno) della distanza scatena una bagarre tra i reggini e il direttore di gara.
In sintesi, la pratica si è risolta con sostanziale facilità, la squadra conferma di star bene e San Siro (in fatto di mentalità) sembra essere stato un episodio, per quanto brutto e certamente da analizzare a fondo, proprio perché coinciso con un match chiave, in modo che non succeda più, come altre volte in passato, di inciampare sull’ultimo, decisivo, scalino: quello che separa la buona dalla grande squadra. Uno scalino apparentemente basso, ma sul quale in questi due anni Ranieri è sempre inciampato fragorosamente.

MISA CAMPO

di Cirdan
Nata il 23 gennaio del 1987 a Montreal, in Canada, di chiare origini filippine, Misa Campo è conosciuta maggiormente come fotomodella.
La sua carriera inizia quando lavorava nel Jet and System Night Club a Montreal. Il suo capo la scelse per fare l'hostess in una mostra di automobili.
Riviste americane come Dsport e SuperStreet l'hanno vista diversa volte sulle proprie pagine e copertine.
Ancora poco conosciuta in Italia, scommettiamo che a breve potrebbe apparire sulle copertine delle maggiori riviste nazionali, non solo automobilistiche.
Questo il suo sito ufficiale: http://www.misacampo.com/

sabato 29 novembre 2008

L'ORSO VA IN LETARGO

Le imprese quotate in borsa saranno blindate. E' questo che emerge, negativamente, dal decreto anticrisi approvato in pochi minuti dal Consiglio dei Ministri.
Nei 36 articoli di cui si compone la bozza del decreto legge, secondo l'articolo 13, saranno meno stringenti i vincoli che dovranno rispettare le società soggette a Opa.
D'ora in poi, senza necessità di assemblea straordinaria - comma 4 - e del 30% per mettere in atto strategie difensive da parte del soggetto sotto scalata, le Opa ostili saranno di fatto impossibili sul mercato italiano.
Lamberto Cardia, presidente della Consob, con due audizioni in Parlamento ha sollecitato l'introduzione di modifiche alla normativa contenuta nel Testo unico della finanza, proprio in considerazione della forte crisi finanziaria in corso che, provocando un violento e spesso irrazionale abbattimento dei corsi azionari, rende le società quotate più vulnerabili. "L'attuale situazione del mercato – aveva infatti sottolineato Cardia – ha fatto emergere nuove preoccupazioni sull'esposizione delle società quotate a tentativi di acquisizioni ostili".
Io credo che questa situazione non faccia altro che mettere l'Italia nella posizione di rimetterci, per due semplici motivazioni:
a. con un'elevata contendibilità delle imprese quotate in borsa non si può altro che avere da guadagnare;
b. in caso di eventuali scalate ostili, o considerate a rischio, basterebbe l'azione speciale nelle mani del Governo.
Detto francamente con l'adesione al modello franco-tedesco da parte del governo Berlusconi, è come dire ai patti di sindacato italiani che tutto ciò che controllano oggi lo controlleranno per sempre con il risultato che, le banche e gli industriali di sindacato, risolveranno ancora meglio tra loro il problema degli incroci che fino a prova contraria occorrerebbe aiutare a smontare, invece che rafforzare con acciaio e cemento.
Chiudo con la nota più sorprendente del decreto, riportata oggi con grande puntualità da Oscar Giannino su Libero Mercato, riguardante la norma dedicata al nuovo regime "volontario" per il riallineamento contabile delle imprese.
Questa norma non è riservata a banche, assicurazioni e quotate che si vedono agevolate dalla sospensione dello IAS39, ma è esteso all'intero universo delle imprese, la sospensione dei fai value, anche per quelle che non vi erano soggette, e anche per attivi patrimoniali come gli immobili, oltre a tutti gli intangibili in caso di fusioni, acquisizioni e cessioni di rami aziendali.
In tempi di massiccio deleveraggio degli attivi, moltissime imprese avranno convenienza a rivalutare asset attualmente computati patrimonialmente a valore libro.
Dagli esperti fiscali consultati dal direttore, del supplemento finanziario di Libero, emerge che questa norma può valere per il fisco da un minimo di 4-5 miliardi di euro fino a 8-10, per il 2009.
In pratica Tremonti avrebbe trovato il modo di ricavare entrate aggiuntive, proponendo alle imprese un patto di crescita patrimoniale che di questi tempi rientra prioritariamente nei loro interessi.
Nel momento che tutto diventerà attuativo ne vedremo delle belle, con un'atmosfera che potrebbe diventare rovente.
Giannino in conclusione ha sottolineato: "Giulio all'inizio sembra che una ne faccia e cento ne pensi, ma poi centouno ne mette in opera".
di Cirdan

POGROM A MUMBAI

Uno solo, nella dozzina di obbiettivi dei terroristi islamici a Mumbai, era un centro religioso. Era, naturalmente, ebraico. E’ terribile doverlo constatare, ma i mohjaeddin non hanno scatenato la loro violenza omicida contro nessun tempio indù, o buddista, contro nessuna chiesa, non hanno preso nessun ostaggio a causa della sua fede. Ma hanno crivellato di colpi un rabbino e sua moglie, hanno massacrato altri sei ebrei, hanno distrutto una sinagoga. Questa, non la caccia ai turisti occidentali, non la distruzione degli alberghi di lusso è la notizia simbolo più atroce, nel mare di atrocità dei tre giorni di sangue di Mumbai. I mohjaeddin hanno ucciso otto ebrei, otto ostaggi, legati, gli unici ostaggi che non siano stati liberati. Perché ebrei. Per nessun altra ragione. Insomma: a Mumbai c’è stato un vero e proprio pogrom. Questa è la tragica realtà, questo è il termine giusto: pogrom. Né vale neanche la parvenza, che può far velo, di un jihad contro Israele. Il movimento dedicato al rabbino Lubawitz, della Nariman House di Mumbai è un centro chassidico, appartiene cioè a una componente dell’ebraismo notoriamente antisionista, i cui fedeli spesso ritengono anzi illegittima –per i loro canoni di fede- la definizione di Israele come Stato ebraico. Ma i chassidim sono ebrei. Il giovane rabbino Gavriel Holtzberg era ebreo, sua moglie era ebrea, gli altri sei ostaggi erano ebrei. Per l’Islam praticato dai mohjaeddin di Mumbai tanto basta per trucidarli. Nessuna sacralità per la sinagoga, nessun rispetto per l’intensa attività sociale –soprattutto contro la droga- che si svolgeva nella Nariman House. Così, alla fine, sui 22 stranieri, non indiani, vittime della follia omicida dei mohjaeddin, su 200 morti complessivi, ben otto, il gruppo più numeroso, sono ebrei. Sono solo numeri questi, ma che dicono molto, troppo. Dicono innanzitutto che quel che ha tanto impressionato i media occidentali –“la caccia allo straniero”- in realtà, se c’è stata, è stata parziale.
Dicono che l’obbiettivo principale dei commandos era massacrare indiani, il più possibile Dicono però che i più odiati tra gli odiati da questi musulmani terroristi, sono gli ebrei. Non è la prima volta che questo accade. Lo vedemmo già in Iraq, quando assistemmo racapricciati al videotape dello sgozzamento del primo ostaggio di al Qaida in Iraq: Nick Berg era ebreo e questo fu rimarcato come principale atto d’accusa dai suoi macellai. Pure, i media mondiali, incredibilmente, stentano a notare, e quindi a esecrare, questa caratteristica orrenda dell’Islam terrorista: è un Islam antisemita. E’ un Islam che odia e massacra gli ebrei. Si dirà, con piena ragione, che questo non è tutto l’Islam. E’ assolutamente vero: i mohjaeddin di Mumbai appartengono a uno scisma musulmano. Rappresentano una minoranza estrema nel grande mondo dell’Islam. Ma è anche assolutamente vero che non abbiamo ancora sentito dal grande mondo dell’Islam di pace, una parola, una sola, di condanna del pogrom di Mumbai. E con ogni probabilità non la sentiremo.
da Il Tempo del 30 novembre

LANA DEL RIO: DOPO 21 ANNI C'E' VOLUTO UN "SANTO"


Era il lontano 1987 quando Gitana D'Asolo - scuderia Biasuzzi con in sulky Mario Rivara - impose la legge della più forte per aggiudicarsi il 70° Derby del Trotto italiano.
Ventuno anni di attesa per vedere nuovamente passare il palo per prima alla quattordicesima femmina - su 81 edizioni - della storia del Derby, con il binomio Lana del Rio-Santo Mollo.
La dominatrice della leva 2005 dopo avere dominato in lungo e in largo tutte le prove di gruppo I dei tre anni, ha imposto la legge della più forte anche in questa occassione, nel giorno più importante, nella corsa della vita.
Il ritiro di Lord Capar - una delle varianti positive per la vittoria della figlia di Varenne - ha permesso a Santo Mollo di partire a tutta e scavalcare al via la controfavorita della corsa, quella Lisa America, anch'essa figlia del Capitano, che dopo le batterie del 29 settembre e del pre sciopero, aveva offerto le migliori garanzie per la vittoria finale.
Lo stacco in 15.4 e i primi 400 metri passati in 31.4 - con frazione intermedia in 16.0 - hanno consentito a Lana del Rio di prendere il comando dopo 500 metri di corsa, mettendo una seria ipoteca sulla vittoria finale.
Le posizioni si assestavano con il primo passaggio davanti alle tribune: Lana del Rio davanti a Lisa America, seguite da Light Kronos e Libeccio Grif, con Letter From Om che si estrometteva per probabili problemi fisici.
Il primo chilometro veniva transitato da Lana in un "normale" 1.16.8 senza che nessuno le venisse ai fianchi. Dopo la penultima piegata la corsa si cominciava a movimentare con Lisa America che, sul rettilineo di fronte alle tribune, veniva fuori dalla scia di Lana e con frazione violenta cercava di impensierire la leader.
Le mani ferme di Santino Mollo lasciavano presagire che Lana del Rio aspettasse solo la retta di arrivo per scappare verso la gloria, e dopo la conclusiva piegata con frazione in 13.6, lasciando le posizioni immutate, la figlia di Varenne entrava per prima in retta.
Santo Mollo dopo essersi guardato a destra e sinistra per controllare le posizioni iniziava a richiamare Lana e, preoccupandosi solo della sua allieva, allungava scrollandosi dalla schiena Lisa America, che veniva infilata all'interno da Light Kronos e impensierita all'esterno da Libeccio Grif.
Gli ultimi cinquanta metri diventavano per Lana del Rio un'apoteosi e il lancio del frustino da parte di Santo Mollo era la perfetta fotografia dell'incalcolabile gioia per il driver calabrese che, dopo aver perso il Derby del 2005 in sulky a Fleche a scapito di Fairbank Gi, poteva finalmente iscrivere il proprio nome tra i vincitori della classicissima per i tre anni allevati nella penisola.
Gli oltre quaranta giorni di sciopero e, come precedentemente evidenziato, il ritiro di Lord Capar, hanno senza dubbio agevolato la vincitrice - come onestamente dichiarato da Santino Mollo nelle interviste post corsa - ma questo non toglie una virgola alla prestazione odierna di Lana, che per la prima volta ha corso ufficialmente senza ferri: ultimi 600 metri in 41.7, ultimi 800 metri in 55.7, suddivisi in 27.6 e 28.1, chilometro conclusivo in 1.11.4 con rotolo complessivo, per i due giri di pista, in 2.28.2 (2100 metri in 2.34.2), per un ragguaglio al chilometro in 1.13.4.
Parziali: 6 (100), 30.6, 30.5, 31.4, 27.6, 28.1
Una vittoria figlia della classe e del lavoro di tutto il team di Santo Mollo, che ha creduto, oltre un anno e mezzo fa, sulle qualità della campionessa da Varenne e Urbem D'Asolo - l'ennesima coincidenza per andare contro la storia - per essere gratificati e premiati nel giorno che inevitabilmente cambia il corso della carriera di un trottatore.
A fine corsa Santo Mollo ha dichiarato che ora Lana sarà messa, meritatamente, a riposo e che in futuro si cercherà di guardare ad un programma che permetterà alla Derbywinner di proseguire una carriera fatta, ad oggi, di vittorie e Gruppi I.
Si chiude così il 2008 di Lana del Rio, una stagione che rimarrà nella storia e che sarà difficilmente ripetibile nel prossimo futuro, le vittorie in sequenza di: Milano Premio Emilia - femmine - Gruppo III, Modena Premio Tito Giovanardi-Mem. G.Ghittoni - Gruppo I, Napoli Gran Premio Citta' Di Napoli - Gruppo I, Milano Gran Premio Nazionale-Mem. G.Ferraris - Gruppo I, Torino Gran Premio Avv.Carlo Marangoni-Mem.Fabio Jegher - Gruppo I e l'odierno 81° Derby Italiano Trotto a Roma sono un record che non lasciano spazio né a critiche né ad eventuali rimpianti per chi, probabilmente, avrebbe avuto molte più chance se il Derby si fosse corso a metà ottobre.
Circa due mesi fa, in questo spazio, avevamo scritto di come le favole, spesso, nel momento in cui tutto sembra prendere la giusta piega hanno un brusco risveglio, e dove disgrazie e imprevisti sembrano ribaltare un lieto evento, domandandoci se la favola di Lana del Rio non abbia voluto prendersi la briga di creare un po di attesa e di rendere il suo finale ancora più bello.
Oggi siamo qui, a celebrare la "nostra" Campionessa, perchè da quando l'abbiamo adottata sono passati giorni, mesi e tante belle corse, spesso vittoriose, e mai come adesso possiamo urlare che andare contro la storia non ha avuto davvero prezzo, grazie Lana!
di Cirdan

DA MUMBAI A WASHINGTON

L’India è un gigante economico in rapida crescita. Al contrario della Cina, è una democrazia, sebbene con caratteristiche non certo europee. Quattro religioni sono nate qui: l’Induismo, il Buddismo, il Giainismo ed il Sikismo. Nessuna di queste è incompatibile con lo sviluppo capitalistico, hanno, insomma, meno problemi di noi, figli, a vario titolo, della Bibbia. Fino all’inizio degli anni novanta è stato il più grande Paese fra i “non allineati”, vale a dire che ha sviluppato l’arma atomica in positiva relazione con l’Unione Sovietica. Con la fine dei due blocchi, l’India si è concentra sulle riforme ed ha imboccato la via della ricchezza.Il Paese è martoriato dal terrorismo. Solo quest’anno, e prima dell’attacco a Mumbai, i morti erano già più di 200. Essendo quasi tutti indiani, dalle nostre parti ce la sbrigavamo con una foto della strage. L’impressione è che, adesso, stiano parlando con noi, o, meglio, stiano rivolgendosi a Washington. La risposta non la vogliono da Singh (premier indiano), ma da Obama. Due elementi depongono in tale senso. Primo: gli obiettivi sono stati scelti apposta per parlare al mondo, concentrandosi su alberghi e cittadini stranieri. Secondo: la quantità dei morti è in linea con la media passata e la qualità militare dell’attacco non è poi così raffinata. Sono in tanti, lanciano bombe e sparano con i mitra nei luoghi affollati, è un lavoro all’ingrosso, per niente sofisticato. Semmai è la reazione indiana ad essere inefficiente.
Visto che si firmano Mujahidin, quindi mussulmani, la mente corre ad Al Quaeda ed al nemico storico, il Pakistan. Ma questo Paese confinante è stato alleato degli occidentali nel far partire la guerra in Afghanistan, ed in quel momento gli statunitensi dovettero governare il rapporto con l’India, divenuto interlocutore affidabile da quando si dedica più ai soldi che alle bombe. Quindi, non solo le due matrici non si sovrappongono, ma se il coordinamento parte dal Pakistan, non lo si deve certo a chi amministra i buoni rapporti con l’occidente. E’ chi vuol far saltare tutto in aria, chi soffre il clima di collaborazione, a porre oggi il problema ad un Obama che persegue la continuità in politica estera: chi scegli, come rispondi? Non mi meraviglierei se i kalashnikov non fossero l’unica cosa d’origine russa.

venerdì 28 novembre 2008

PIAZZA AFFARI CHIUDE AL RIBASSO

Borsa, l'auto spinge Wall Street
Piazza Affari chiude al ribasso
Cambiano rotta le borse europee nel finale di seduta. Gli indici, in difficoltà per tutta la giornata, hanno cominciato a salire nell'ultima mezz'ora di contrattazioni riportando le piazze del Vecchio continente in territorio positivo. Parigi ha concluso a +0,38%, Francoforte sul filo della parità (+0,09%) mentre Londra ha guadagnato l'1,46 per cento. Zurigo ha concluso a +3,12%. Milano maglia nera in Europa.
Il Mibtel ha chiuso a -0,75% e l'S&PMib a -0,83 per cento. Intanto le statistiche macroeconomiche continuano a testimoniare una situazione stressata sul fronte congiunturale: il tasso di disoccupazione europeo è salito al 7,7% a ottobre, ovvero al livello più elevato da due anni. L'inflazione, dal canto suo, a novembre ha frenato più di quanto si attendessero gli esperti: in Eurolandia è scesa al 2,1%, tornando così al livello del settembre 2007; in Italia, invece, il calo è stato più contenuto. I prezzi al consumo si sono assestati al 2,7%, rispetto al 3,5% di ottobre. A questo punto, da un lato, sale l'attesa per un taglio dei tassi da parte della Bce. Ma dall'altro, incominciano ad aumentare i timori per il possibile concretizzarsi di uno scenario deflazionistico.
Chiusura al rialzo per Wall Street dove il Dow Jones ha guadagnato l'1,17% mentre il Nasdaq è salito dello 0,23 per cento. Gli scambi sono stati limitati a causa della scarsa presenza di investitori, all'indomani della festività del Ringraziamento. L'attenzione è rivolta ai primi dati sulle vendite natalizie. Oggi è infatti il Black Friday, il giorno dei grandi saldi che dà l'avvio ufficiale alla stagione dello shopping invernale. Forte è la preoccupazione per quella che potrebbe confermarsi la peggire stagione in decenni per i dettaglianti americani, considerata la crisi dei consumi in atto negli Stati Uniti. In Borsa, comunque, i titoli dell'auto (Ford +24% e Gm +9%) hanno sostenuto gli indicii. Bene anche alcuni bancari: Citigroup ha guadagnato oltre il 18% mentre la BofA è cresciuta del 3,84 per cento.
Piazza Affari.
Tra le blue chips St è stata la peggiore del listino con un calo di circa il 5,5% dopo aver lanciato un allarme sui risultati del quarto trimestre. In flessione anche Telecom Italia che ha perso lo 0,9% dopo il rialzo delle ultime sedute. Eni ed Enel, sotto pressione per i prezzi del greggio e per la volontà di blocco delle tariffe prospettato dal governo, chiudono con flessioni rispettivamente pari al 2,85% e all'1,85%.
Contrastati i bancari con Intesa SanPaolo che cala del 2,88% e Ubi che cede l'1,39%. Quest'ultima, evidentemente, ha subito un impatto negativo nella giornata dell'ufficializzazione della volontà di lasciare l'incarico di ceo da parte di Giampiero Auletta Armenise come confermato in un'intervista al Sole 24 ore. In controtendenza, invece, Mps che è salita del 2,48%, Popolare Milano (+ 2,48%) e Unipol (+1,17%).
Tra gli industriali volatile Fiat (+0,79%) mentre i concorrenti europei sono sotto pressione. Ieri il compartoaveva beneficiato della promessa di aiuti nell'ambito del piano europeo.

MUMBAI OBBLIGA OBAMA

... a mettere subito le mani nel ginepraio del Pakistan, vero baricentro del terrorismo islamico (L'Occidentale del 28 novembre)
Il primo ministro indiano Manmohan Singh, ha energicamente chiesto che il capo dei servizi Isi del Pakistan, il tenente generale Ahmed Shuja Pasha, si rechi immediatamente in India per riferire quello che sa della battaglia di Mumbai. Richiesta assolutamente irritale, che ha preso in contropiede il premier pachistano Raza Gilani che aveva telefonato a Singh per una rituale telefonata di condoglianze. Richiesta che qualsiasi altro stato avrebbe gentilmente declinato (inviando protocollarmene il ministro degli Interni) e che invece Gilani e il presidente della Repubblica Zerdari hanno dovuto immediatamente accettare, pur nella piena convinzione che da questa visita e dallo scambio di informazioni tra Islamabad e Dehli non potranno che venire fortissimi contraccolpi politici –e anche peggio- nel già tormentato Pakistan. Il responsabile dell’Isi infatti, sa benissimo che hanno ragione i servizi indiani –e la Cia- quando sostengono che l’attentato del luglio scorso contro l’ambasciata indiana di Kabul è stato organizzato da settori del suo servizio. Sa anche, che le accuse di piena compromissione di una parte dei suoi servizi nella carneficina di Mumbai sono assolutamente vere e quindi, questa “convocazione” eterodossa si risolverà in doppio disastro. Assieme alla pessima figura che faranno i servizi pakistani, l’umiliante rendiconto che dovrà fare e le imbarazzanti risposte che dovrà fornire ai colleghi indiani provocherà –come sempre- una dura reazione proprio dei settori “deviati” dell’Isi, con un non piccolo problema in più: nell’Isi, a essere “deviata” non è affatto una minoranza del servizio, ma l’intero corpo, con l’eccezione solo di alcuni vertici –non tutti- e di alcuni responsabili di settore. Questo, perché la battaglia di Mumbai mette il sigillo sull’unico, vero, errore strategico che l’amministrazione Bush ha consumato nella battaglia al terrorismo. In perfetta continuità infatti con le amministrazioni Usa, che da Carter in poi hanno considerato i vertici militari pakistani il perno strategico dell’intero equilibrio dell’Asia continentale, Bush si è infatti illuso che il regime di Musharraf –che decise in 24 ore di passare dall’appoggio dei Talebani al loro contrasto- potesse esserlo nella lotta al terrorismo. Ma l’intero quadro di comando delle Forze Armate pakistane ha due caratteristiche biografiche uniche al mondo: è interamente composto da militari che 38 anni fa, a inizio carriera combatterono la sanguinosa guerra del Bangladesh contro l’India ( un milione di morti) e quelle –minori- per il Kashmir, e poi è interamente composto dai migliori quadri militari di quella guerra che il generale Zia ul Haq volle al suo fianco dopo il golpe del 1978. Ma Zia ul Haq era un fondamentalista, reintrodusse la shari’a, punì con la morte il reato di blasfemia anticoranica e creò un equilibrio unico al mondo: un quadro militare fortemente motivato in direzione fondamentalista, dotato però di una formazione tecnica –fornita dagli usa- di primissimo grado, tanto che pilotò l’acquisizione della bomba atomica (sempre in funzione antindiana).
Negli ultimi 20 anni, nel caos dei vari governi che si sono succeduti a Islamabad, questo quadro militare ha mantenuto la sua omogeneità politica, il suo profondo odio antindiano, la sua ideologia fondamentalista. Musharraf, capo di stato maggiore, nel 1999 provocò la guerra a bassa intensità con l’India a Kargil, nel Kashmir, appoggiò in maniera determinante i Talebani (letteralmente organizzati e istruiti dai generali pakistani dell’Isi) e consolidò la strategia pakistana che da Zia ul haq in poi ha sempre considerato l’Afghanista “spazio vitale” per la sicurezza del Pakistan. Il 12 settembre 2001, in poche ore e “oliato” con due miliardi di dollari (che in parte intascò, in parte distribuì a generali in posizione chiave, in parte investì nella forze armate), Musharraf cambio radicalmente strategia, e si mise a combattere –in teoria- contro tutte le sue iniziative, strategie e alleati degli ultimi anni. La incredibile illusione dell’Amministrazione Bush –peraltro mai contestata da nessun esponente democratico- fu quella che tanto bastasse. In realtà, l’influenza e la forza dei generali fondamentalisti dell’Isi è stata tale da intralciare in maniera mortale la stessa lotta al terrorismo. Se Osama bin Laden è ancora libero, assieme a tutto il vertice di al Qaida, lo si deve solo e unicamente all’esplicito aiuto dell’Isi.
Insomma, quella generazione di generali che si fece le ossa nel Bangladesh e che poi salì a posizioni di comando con Zia ul Haq, costituisce una sorta di formidabile “motore immobile” che alimenta, rafforza, arma e aiuta tutto il grande arcipelago del terrorismo islamico nell’Asia continentale. Lo stesso attentato del luglio 2005 a Londra è prodotto di questa dinamica infernale.Mumbai, dunque, segna una tappa fondamentale in questa vicenda, perché ora l’Isi ha passato il segno, perché ora è evidente che né Zerdari, né Gilani, né il generale Kayani (su cui gli americani puntano tutte le loro carte, anche perché controlla materialmente l’arsenale atomico) riescono a controllarne l’operato. E’ infatti evidente che gli attentatori sono in maggior parte indiani e che indiana è la dinamica profonda di quella follia, ma senza l’appoggio logistico e operativo pakistano –vedi l’eccezionale addestramento militare dei terroristi- il risultato sarebbe stato infinitamente minore.
Questo è dunque il primo rebus che si troverà davanti Barack Obama il 21 gennaio prossimo: come venire a capo di una cancerosa crisi pakistana in cui il centro del carcinoma è proprio in una parte delle forze armate e dei servizi di un paese dotato di bomba atomica.Quando in campagna elettorale gli è stato chiesto cosa avrebbe fatto nel caso l’arsenale atomico pakistano sfuggisse al controllo del governo civile di Islamabad, Obama promise un immediato intervento militare statunitense in Pakistan, anche unilaterale, se necessario.Mumbai segna un passo in avanti verso questo scenario.

L'OTTIMISMO E IL PROFUMO DEI DENARI


Partiamo con un bel conato di vomito, anche per chi ha uno stomaco di ferro, perchè quello che leggeremo farà da viatico ad una veloce corsa in bagno.
L'azienda più bollita del momento, che ha lasciato ai cittadini una caterva di debiti dopo che nella stessa sono defluiti un'ingente quantità di fondi pubblici, si permetterà di ricoprire d'oro il professor Augusto Fantozzi, il tributarista commisario straordinario di Alitalia.
Premettiamo subito una cosa, l'ex Ministro delle Finanze non ha né colpe né tantomeno va messo sotto accusa, fa solo parte di legislature sbagliate e di una legge - come ha sottolineato Daniela Santanchè, leader del Movimento per l'Italia - che è un insulto al Paese, soprattutto adesso che sta attraversando una drammatica fase economica.
Tutto nasce, comprensivamente, da un gruppo di esponenti del Partito Democratico che hanno presentato un'interrogazione parlamentare per sapere se i 15 milioni di euro - la somma che sarebbe destinata al commissario straordinario - non siano un compenso eccessivo.
Fantozzi si è fatto immediatamente sentire - dopo che le agenzie di stampa avevano dato comunicato dell'interrogazione parlamentare - precisando che non ha avuto, ad oggi, alcuna proposta, né sottoscritto alcun contratto o compenso, e che nel frattempo la Camera dei Deputati ha correttamente sospeso l'erogazione dell'indennità, a decorrere dal mese di settembre.
E a conti ancora non fatti l'ex Ministro non ha nemmeno tutti i torti, difatti la legge - DM 28 luglio 1992 n. 570 - prevede che i compensi per i commissari straordinari vadano calcolati percentualmente sulla massa dei passivi, degli attivi e dell'ammontare dei realizzi, e che saranno noti e controllati dal giudice al termine della procedura commissariale.
In questi giorni la politica sta chiedendo ai cittadini di guardare con ottimismo al futuro; ma se da un lato il cittadino non può far altro che stringere la cinghia, mentre dall'altro quella formidabile macchina produttrice di debiti consentirà all'onorevole Fantozzi di assicurarsi un più che lauto compenso, si rischia inevitabilmente di non credere più né in questa politica - di per se già poco credibile - né al futuro - anch'esso sempre meno fiducioso - .
Come precedentemente evidenziato nessuno deve mettere in croce l'ex ministro dei Governi Dini e Prodi, la materia dei compensi dei commissari straordinari è regolata da un decreto ministeriale che lo tutela, ma proprio sull'indecenza di questa legge urge un intervento da parte dell'esecutivo.
La presidenza del Consiglio ha diramato una nota ufficiale in cui conferma le dichiarazioni di Fantozzi, definendole puntuali e precise - e ci mancherebbe - in riferimento alla legge e alle procedure, aggiungendo che i soldi, il commissario straordinario, li riceverà al termine del suo lavoro, una procedura che potrebbe durare sette anni.
La nota più lieta però dovrebbe arrivare proprio da questo esecutivo - visto che la durata del mandato di Fantozzi potrebbe non interessare il governo Berlusconi - per evitare che si ripetano episodi come questo, a prescindere dalle cifre, e per offrire ai cittadini la visione di un'Italia giusta e ottimistica.
di Cirdan

VALENTINO ROSSI CHIUDE UN 2008 DA NUMERO UNO


MotoGP - Test Jerez, Day 2: A Rossi il miglior tempo finale
Anche ieri il clima e' stato un pò inclemente con i piloti della MotoGP impegnati a Jerez per gli ultimi test collettivi della stagione. Nella notte una leggera pioggerellina ha presentato in mattinata la pista ancora umida, cosa che non ha permesso di scendere in pista prima delle 14:00.
A parte per Rossi e Pedrosa che sono gli unici due piloti ad avere fatto meno cambiamenti rispetto alla stagione appena conclusa, si è cercato ancora di trovare una buona base su cui lavorare ma i miglioramenti si sono comunque visti per tutti.Lorenzo, Edwards e Toseland si sono detti complessivamente contenti del comportamento della M1 con le nuove coperture. Bene, in ordine di classifica, anche Elias, De Angelis e Hayden, che sta evidentemente cominciando a prendere confidenza con la Desmosedici così come un notevolissimo Kallio che si affaccia nella parte alta della classifica.
Molto lavoro da fare, invece, per Gibernau e Dovizioso probabilmente ancora un pò sperduti nel mare di regolazioni disponibili sui rispettivi proto.
MotoGP - Test Jerez, Classifica Day 2:
01. Valentino Rossi - Yamaha - 1'39"429 (54 giri)
02. Dani Pedrosa - Honda - 1'39"447 (47 giri)
03. Jorge Lorenzo - Yamaha - 1'40"426 (58 giri)
04. Toni Elias - Honda - 1'40"448 (56 giri)
05. Alex De Angelis - Honda - 1'40"486 (49 giri)
06. Nicky Hayden - Ducati - 1'40"486 (70 giri)
07. Mika Kallio - Ducati - 1'40"564 (54 giri)
08. Colin Edwards - Yamaha - 1'40"604 (39 giri)
09. James Toseland - Yamaha - 1'40"752 (51 giri)
10. Sete Gibernau - Ducati - 1'40"856 (48 giri)
11. Andrea Dovizioso - Honda - 1'40"966 (46 giri)
12. Niccolò Canepa - Ducati - 1'41"077 (48 giri)
13. Vittoriano Guareschi - Ducati - 1'42"906 (46 giri)
14. Yuki Takahashi - Honda - 1'42"918 (60 giri)
MotoGP - Rossi fa segnare il suo miglior tempo con la M1 2009
Le basse temperature non hanno permesso a Valentino Rossi grandi tempi nella prima giornata di test a Jerez, nonostante il Campione del Mondo stia continuando ad aumentare il suo feeling con la Yamaha M1 2009. L'italiano è sceso in pista solo nel pomeriggio di mercoledi, sfidando il freddo, per lavorare con la sua moto per circa tre ore. Secondo nella tabella dei tempi dietro a Dani Pedrosa, Rossi ha utilizzato sia la moto 2008, che il prototipo per il prossimo anno. La bella notizia non è stata data tanto dal suo tempo, quanto dal fatto che l'1´40.135 sia arrivato proprio con la nuova moto.
"Sono felice per questo primo giorno perchè la mia performance è stata buona fin dall'inizio e sono stato veloce tutto il giorno - ha dichiarato Rossi - Sfortunatamente faceva abbastanza freddo e c'erano solo tre ore per essere veloci, ma abbiamo fatto un buon lavoro in un cosi breve lasso di tempo. Abbiamo provato parecchie cose con la vecchia moto e abbiamo fatto dei miglioramenti; poi siamo passati alla moto nuova, con cui ho messo a segno il mio giro più veloce".
Rossi avrà ora meno gomme a disposizione rispetto allo scorso anno come conseguenza della monogomma, ma si è detto soddisfatto delle 8 gomme disponibili.
"Bridgestone ha portato buone gomme qui; non vedo grossi problemi con la nuove regole e sembra che stiano facendo un buon lavoro. L'asfalto è anche stato riasfaltato e questo ha fatto parecchia differenza; credo che qui saremo anche più veloci dello scorso anno".
MotoGP - Soddisfazione in casa Ducati dopo i test di Jerez
Nonostante siano state alla fine solo 2 mezze giornate di test, Nicky Hayden lavorando con la caparbietà ed il metodo che lo contraddistinguono ha migliorato notevolmente rispetto al primo giorno di prove a Jerez.A differenza del primo test di Valencia, dove provò per un solo giorno, qui ha potuto comprovare in pista le modifiche apportate dopo il "day 1" e i risultati si sono iniziati a vedere.Chiaro, siamo solo agli inizi e c'è ancora molto da fare ma soprattutto considerando che in questi 2 giorni non si è chiaramente cercato il tempone pare proprio che l'americano sia partito definitivamente con il piede giusto.
"Abbiamo fatto un bel miglioramento. E' stato importante poter girare con le stesse condizioni due giorni di seguito, perché a Valencia avevamo avuto un solo giorno di asciutto e non avevamo potuto verificare le modifiche che volevamo fare. Fin dalla prima uscita il mio feeling è stato migliore ed è positivo che abbiamo abbassato il tempo di mercoledì di più di un secondo e mezzo. Certo, ci manca ancora un secondo dai più veloci e so che l'ultimo secondo è quello più difficile da tirar via, ma il team lavora bene, io sono sempre più a mio agio con moto e gomme e posso andare in vacanza sereno. Mi ha fatto piacere che Casey abbia voluto essere presente ai test. E' stato utile parlare con lui e Filippo e penso che questo dimostri quanto ci tenga alla squadra e a far bene il prossimo anno! Infine buon "Giorno del Ringraziamento" a tutti in America!", ha dichiarato a fine giornata Nicky Hayden.
MotoGP - Test Phillip Island, Day 2: Fine dei test in Australia
Sono continuati anche ieri i test sulla pista australiana per Suzuki e Kawasaki.
Capirossi e Vermeulen hanno continuato l'affinamento delle novità telaistiche e di elettronica col fine di accumulare il maggior numero di km e di informazioni da passare ad Hamamatsu per definire la moto nuova. In Kawasaki pure hanno macinato un bel pò di giri.
Melandri ha provato il nuovo telaio sgrezzato il giorno prima da Jacque e i tempi in pista dicono che si è trovato abbastanza bene. Manca ancora un pò di feeling con l'anteriore che non soddisfa appieno le esigenze del pilota italiano, c'è di buono che pare ben definita la via a seguire.
Una innoqua scivoltata alla curva 4 non ha intaccato né il pilota né la moto che ha potuto essere rimessa in sesto per continuare le prove. La caviglia continua invece a dar fastidio ad Hopper che comunque non molla il manubrio e prosegue soprattutto con prove di assetto per adeguare la moto alle nuove monogomme. L'acqua caduta sul circuito nel tardo pomeriggio ha obbligato a concludere le prove un pò in anticipo rispetto al previsto ma i programmi sono stati tutto sommato rispettati.
MotoGP - Test Phillip Island, Classifica Day 2:
01. Loris Capirossi - Suzuki - 1'31"0
02. Chris Vermeulen - Suzuki - 1'31"2
03. Marco Melandri - Kawasaki - 1'31"8
04. Olivier Jacque - Kawasaki - 1'31"8
05. John Hopkins - Kawasaki - 1'32"5

LA VERA LANA

Santino Mollo è convinto di avere la sua allieva al top
L'ultimo lavoro il 13 novembre: duemila metri in 2.28.5 con le ultime due frazioni in 27.7 e 27.5
Mattina dello scorso 13 novembre. Ippodromo di Torino. Lana del Rio lavora svelta con Santo Mollo. Andrea Guzzinati segue con attenzione lo sviluppo del rotolo. Fine del doppio chilometro. Andrea si avvicina a Santino. “Com’è?“. Santino gli porge il cronometro. “Guarda tu stesso“. Raccontata così è una situazione schematica, difficile da capire. In realtà le cose sono molto semplici. Lana quel giorno ha fatto 2.28.5 i 2000 metri, con secondo chilometro in 1.10.5, e le due frazioni conclusive in 27.7 e 27.5. Il classico lavoro spaccacronometro. Che ha ovviamente esaltato Santino. E messo sul chi va là AGuzzi, suo rivale dichiarato in prospettiva Nastro Azzurro con Lisa America. Questo il fondamentale antefatto. Sabato finalmente si correrà il Derby, e non ci sarà più il tempo per le parole. La fatica, gli sbattimenti, le scelte di tutti questi mesi verranno riassunti in due minuti e mezzo. O vinci o perdi. Vie di mezzo non ce ne saranno. Lana del Rio ha dominato la stagione 2008 fino alla batteria del Derby. Quel giorno ha fallito. Santo Mollo si è preoccupato, ha pensato alle contromisure, poi lo sciopero ha fermato tutto, regalando al trainer calabrese, piemontese d’adozione, un mese e mezzo per riorganizzarsi al meglio. Un mese e mezzo, ci dice, particolarmente proficuo. «Ci sono state tante piccole ragioni per la brutta prestazione di fine settembre. Ma di fondo Lana del Rio era stanca, dopo mesi passati in prima linea, a vincere sempre. L’ho sentita strana in sgambatura e abulica in corsa. Non era lei. Questo slittamento di oltre un mese è stata una manna piovuta dal cielo. Lana del Rio ha messo su qualche chilo, il che per una cavalla nevrile come lei è un fatto raro. Fisicamente è perfetta, mentalmente anche. Il lavoro del 13 novembre è stato straordinario. Non solo per la misura, che aveva fatto già in altri lavori precedenti nel corso della sua carriera agonistica. Ma per le modalità, la voglia, l’azione, la perfezione meccanica. Quel giorno ho capito di avere di nuovo a che fare con la miglior Lana del Rio». E il cielo, come cantava Rino Gaetano, è diventato sempre più blu... «Diciamo che mi sono tranquillizzato. Ho rivisto la vera Lana del Rio, non quella sgualcita dell’eliminatoria. Ieri (mercoledì, ndr) l’ho lavorata per l’ultima volta, un normalissimo 2.45 con 29 ad arrivare. Ovviamente non serviva altra velocità, solamente una rifinitura. Che è stata perfetta. Non potevo avere risposte migliori. Lana è pronta per fare una gran corsa. Domani (ieri, ndr) mattina partirà per Roma in modo che possa fare un viaggio tranquillo, prendendo tutto il tempo necessario. Correrà per la prima volta senza ferri, manterrà invece le mezze balze». Sabato non ci sarà Lord Capar, e questa è una bella notizia. «Senza dubbio sì. Innanzitutto scaleremo una posizione, e tra il sei e il sette c’è una bella differenza. E poi non ci sarà quello che era considerato un partitore provetto, il rivale che non sarebbe stato possibile scavalcare al via. Io ho sempre pensato che Lana del Rio è superiore a Lord Capar, in ogni caso si tratta di un forfait che, egoisticamente, non può che farmi piacere». Pare di capire che hai dissolto ogni dubbio tattico. Domani si parte a tutta. «Credo proprio di si. Con Lord Capar in pista avrei avuto parecchie remore. Così no. So bene che anche Lisa America potrebbe provare a partire, ma sono convinto che Lana sia una scattista più naturale di Lisa, lei aggredisce lo stacco, per cui penso di poterla superare. Certo, non dovessi riuscirci saranno guai, o meglio saranno guai se si rimarrà allo scoperto, perchè l’eventuale seconda posizione alla corda non sarebbe poi male». Temi solo Lisa America? «A dire il vero non temo nessuno. Ma credo che Lisa sia la rivale più pericolosa. Senza dimenticare Light Kronos, che se dovesse trovare corsa mossa potrebbe risultare devastante allo speed. Immagino che Bellei sarà prontissimo a sfruttare eventuali lotte premature tra Lana e Lisa. Però come potenza Light a mio avviso è inferiore». Ultima domanda. Della condizione di Lana del Rio ci hai detto tutto. Santo Mollo invece come sta? La tripletta di martedì a Milano sembrerebbe un bell’indizio di... condizione smagliante. «Sono state tre vittorie importanti dopo un periodo di forma meno esplosivo rispetto a quest’estate. D’altronde il ritmo dei miei primi sei-sette mesi di 2008 era difficile da mantenere. Posso dirti che sono in piena forma, e più tranquillo rispetto a fine settembre. Non vedo l’ora che sia sabato per correre questo Derby, una corsa per la quale sto lavorando dall’inizio dell’anno. So da molto di avere una cavalla super. Ormai l’ha dimostrato vincendo quattro gruppi uno. Mi sembrerebbe una giusta conseguenza vincere anche nel giorno più importante». Come dargli torto?

SI SALDI CHI PUO'

Riusciamo ad imbrogliare anche sugli sconti, sui saldi. Un’assurda politica dirigista, statalista, regionalista e municipalista, pretende di stabilire quando iniziano e come funzionano, togliendo la libertà di scelta al singolo commerciante. Più le norme sono rigide ed anacronistiche, più ne è garantita la violazione. Così i saldi sono già in corso, ma in clandestinità, con due effetti deleteri: a. non tutti i consumatori sono sullo stesso piano, perché invitati ai primi sconti sono solo i clienti abituali; b. proprio a causa di questo tipo di rapporto, i saldi cominciano anticipatamente presso i negozi di lusso, a beneficio di coloro che ne hanno meno bisogno. A farlo apposta, non ci si sarebbe riusciti.
La sensazione generale, confermata dai dati reali, è che le festività si avvicinano in un clima di minore propensione all’acquisto. Quando i soldi mancano, naturalmente, non c’è modo di cambiare andazzo solo facendosi coraggio. Ma, nella maggior parte dei casi, i soldi ci sono, magari pochi, ma ci sono, solo che si esita a tirarli fuori sia perché ogni giorno va in scena lo spettacolo della crisi, che magari si capisce poco cosa sia, ma fa paura, e sia perché quel che serve ci si ripromette di acquistarlo da lì ad una settimana, quando cominceranno i saldi. In altri anni ed altre situazioni, il Natale era l’occasione per vendere al meglio, giacché i clienti erano disposti a pagare pur di avere una carrettata di doni da fare e ricevere. Oggi vale l’approccio opposto, e gli sconti, se fatti prima di Natale, concilierebbero il desiderio di risparmiare con la brama di avere e regalare, portando beneficio ai consumatori, ai commercianti ed al mercato. In tempi di vacche magre, per giunta, rimandare a dopo le feste porterà molti a rinunciare, evitando del tutto acquisti non indispensabili.
Purtroppo, nessuna testa è più dura di chi pretende di sapere meglio di te qual è il tuo bene, e s’incarica di scegliere per tuo conto, stabilendo quando è giusto cercare di vendere ed acquistare di più. Da noi la ripartenza può essere propiziata proprio dalla cacciata dei tutori, dalla cancellazione di regole che servono solo a chi non sa fare il proprio mestiere, dalla liberazione del cittadino. La libertà funziona meglio di quattro euro regalati, che ne costano otto di tasse.

MILANO CHIUDE IN RIALZO

Banche, petroliferi e Fiat trainano Piazza Affari
Chiusura ampiamente positiva per le principali Borse europee in una seduta caratterizzata dall'ottimismo degli operatori per il piano Ue anti-crisi da 200 miliardi di euro e dalla chiusura di Wall Street per la festa del Ringraziamento.
Il Dax (Francoforte) ha guadagnato il 2,3%, il Cac40 (Parigi) il 2,54%, il Ftse100 (Londra) il 2,11 per cento. Fra i comparti in deciso rialzo finanziari, minerari e industriali; sotto la parità farmaceutici e telecomunicazioni.
Sul mercato valutario euro stabile nei contro il dollaro con il cambio in area 1,29, mentre il greggio viene scambiato poco sopra i 53 dollari al barile. Seconda chiusura consecutiva in rialzo per Piazza Affari. Il Mibtel ha guadagnato l'1,05% a 15.641 punti, lo S&P/Mib l'1,26% a 20.152 punti.
Tra le blue chip, sugli scudi Geox (+9,28%), in recupero dopo aver perso oltre il 34% nell'ultimo mese. Ma la regina delle big della Borsa milanese è stata Fiat (+6,60% a 5,73 euro) che ha approfittato, salendo per la quinta seduta consecutiva, della buona intonazione in tutta Europa del settore auto. Bene anche Ifil +4,44% a 2,23 euro, Ifil risparmio +9,26% a 1,9 euro, Ifi privilegio +6,08% a 4,93 euro. Anche gli altri titoli del settore auto si sono messi in luce con Pirelli in progresso dell'1,10% a 0,27 euro.
Sulle montagne russe, invece, Telecom Italia. C'è grande attesa sul piano industriale che Franco Bernabé ha messo a punto e che martedì prossimo sottoporrà all'approvazione del consiglio di amministrazione e ne deriva un'altissima volatilità del titolo. Sugli scudi per l'intera seduta, accelera sul finale per oltre il 2% per poi invertire tendenza, fare un tuffo in terreno negativo e poi chiudere in rialzo dell'1,70% a 1,07 euro. Tra i telefonici Tiscali ha perso lo 0,37% a 0,8 euro e Fastweb ha guadagnato l'1,36% a 16,42 euro.
Nel settore petrolifero ed energetico segno positivo per Eni (+0,72% a 18,25 euro) anche se a fine seduta dimezza i guadagni della mattinata. Bene Enel (+0,40% a 5 euro), Snam Rete Gas (+1,03% a 4,15 euro) mentre i riflettori si sono puntati su Saipem (+4,78% a 12,06 euro). Giornata in rosso per le utility con A2A in calo dell'1% a 1,38 euro, Acea del 4,57% a 10,02 euro.
Positiva la giornata per banche e assicurazioni. Intesa Sanpaolo ha guadagnato l'1,46% a 2,43 euro, Mps (+2,73% a 1,35 euro). Più contenuto il rialzo di Unicredit (+0,50% a 1,78 euro) e Mediobanca (+0,56% a 8,11 euro). Bene tra gli assicurativi Generali (+2,67% a 18,86 euro) mentre Fondiaria Sai corre in progresso del 5,17% a 14,45 euro.
A Londra rally di Taylor Wimpey (+64%), a seguire Enterprise Inns (+19,8%), Itv (+17,2%), Carphone Warehouse (+9%) e i minerari con Kazakhmys (+11,2%) Xstrata (+13,3%) fra i migliori. In evidenza i finanziari Prudential (+8,9%), Aviva (+7,2%) e Barclays (+4,3%). In calo Centrica (-4,4%).
A Francoforte rally per la pay tv tedesca Premiere (+43,4%), su indiscrezioni stampa che il gruppo potrebbe essersi aggiudicato i diritti per la Bundesliga a partire dalla prossima stagione e dopo che, nei giorni scorsi, Fininvest era salita al 3% del capitale scatenando speculazioni su altre possibili mosse nell'azionariato.
Molto bene anche i finanziari, con Deutsche Bank (+10%), Allianz (+10%), Deutsche Postbank (+5%) e Commerzbank (+4,8%). Denaro sui titoli auto Man (+12,4%), Bmw (+4,4%) e Daimler (+3,9%). In flessione Deutsche Telekom (-2,9%) e Infineon (-2,7%).
A Parigi rialzi guidati da Ppr (+10,5%), dopo che secondo l'Ucv (Union du grand commerce de centre-ville) il giro d'affari nei negozi degli associati stanno tenendo nonostante la crisi e dalle vendite natalizie potrebbero arrivare sorprese positive. Acquisti sostenuti sui finanziari SocGen (+9%), Bnp (+7,4%), Axa (+7,2%) e Dexia (+4,9%). Vendite su Sanofi-Aventis (-1,6%), France Telecom (-0,65%) e Air France(-0,55%).
Rally di Ubs (+5%) a Zurigo dopo che il presidente Kurer ha confermato che il gruppo prevede di chiudere in utile il 2009, avvertendo però che i tempi continuano ad essere duri e la banca potrebbe aver bisogno di altre contromisure.



giovedì 27 novembre 2008

PRAGMATICO E REALISTA

Lunedì si scioglieranno le riserve sulla futura amministrazione Democratica, i nomi non saranno più indiscrezioni giornalistiche, Obama renderà ufficiale chi siederà al tavolo della politica estera e a quello della difesa, e se saranno confermati coloro che nelle ultime settimane sono stati caldeggiati dai più autorevoli quotidiani ed esperti d'oltre oceano, assisteremo ad una composizione che assomiglierà di più ad un'amministrazione Repubblicana che ad una Democratica, in barba alle feste di "veltroniana" memoria.
Il pragmatismo della possibile nuova amministrazione cancellerà per sempre la politica estera pacifista dell'era post vietnamita - messa in parte in archivo già nell'era clintoniana - deludendo la sinistra europea che aveva festeggiato come un'eroe l'avvento di Obama.
La scelta di Hillary Clinton permetterà ai liberal clintoniani di sedersi simbolicamente al dipartimento di stato, mentre i realisti, massacrati nel conflitto interno dell'amministrazione Bush, saranno i veri vincitori della controversia ideologica del dopo attacco alle torri gemelle.
Daltronde un realista come Henry Kissinger non ha nascosto il suo apprezzamento nella probabile scelta di Hillary, che altrettanto probabilmente sarà affiancata da James B. Steinberg, Vice Presidente alla Casa Bianca del National Security Advisor nel periodo 1997-2001 sotto l'amministrazione Clinton, anch'esso ideologo dell'internazionalismo liberal e favorevole alla guerra in Iraq.
L'ala democratica non avrà posizioni di rilievo, Susan Elizabeth Rice, Assistente Segretario di Stato per gli affari africani durante la seconda amministrazione Clinton, non avrà né il posto da consigliere per la Sicurezza, né al Dipartimento di Stato, ma secondo alcune fonti vicino al partito democratico sembra destinata a ricoprire il ruolo di ambasciatrice americana all'Onu.
Mentre il laureato in giurisprudenza a Newark, Joe Biden, altro liberal, con l'elezione di Obama sarà il prossimo vicepresidente degli Stati Uniti.
Ma saranno le nomine alla sicurezza nazionale che faranno inevitabilmente pendere la bilancia verso destra, in quei luoghi dove si decide, dove si guarderà inevitabilmente alla forza e agli interessi vedremo un'amministrazione di stampo nixoniana piuttosto che carteriana.
L'ex consigliere per la Sicurezza nazionale del partito Repubblicano, Brent Scowcroft, contrario alla guerra in Iraq, ha "rapito" Obama, che spesso si consulta con lo stesso non avendo mai nascosto l'ammirazione per l'amministrazione estera di George W. Bush senior, ma la scelta di Rahm Israel Emmanuel a capo dello staff della Casa Bianca - piaciuta al 93% dei dirigenti del Partito repubblicano secondo il National Journal - creerà difficoltà alla linea che sostiene il dialogo con i nemici dell’America sulla questione israeliana.
Bob Gates con molta probabilità resterà al Pentagono, vuoi perchè Obama sta cercando di portare nell'amministrazione qualche seguace di Scowcroft, vuoi perchè l’invio in Iraq di trentamila soldati - dottrina Petraeus - ebbe successo, nonostante, al tempo, lo stesso eletto si oppose. La nomina del vice dovrebbe ricadere su Richard Danzig, segretario della Marina militare degli Stati Uniti dal novembre 1998 al gennaio 2001.
La nomina più incerta al momento sembra essere quella sulle questioni di sicurezza nazionale - Cia - , dall'iniziale scelta di Obama su John Brennan, repubblicano, che aveva fatto scatenare l'ira della sinistra antibushiana, ora sembra che il nome "caldo" sia quello di Dennis Blair, elaboratore della strategia antiterrorismo contro i gruppi islamici del sud-est asiatico nell'amministrazione Bush.
Paradossalmente i due pilastri della politica militare e di difesa potrebbero essere gli stessi che in caso di vittoria di John McCain sarebbero stati ugualmente nominati, detto di Bob Gates al Pentagono, per il ruolo di consigliere per la Sicurezza nazionale Obama avrebbe scelto James Jones, altro non appartenente al partito democratico e consigliere informale di Hillary Clinton. Generale dei marine, ex comandante supremo delle forze Nato in Europa, inviato in medio oriente di Condoleezza Rice è convinto del non ritiro delle truppe americane in Iraq - "sarebbe contrario ai nostri interessi nazionali" - e che al Qaeda vada combattuta in Afghanistan.
Ora il compito più gravoso di Obama sarà quello di accontentare quella parte di America che si sente tradita dalla non concessione all’ala progressista e pacifista che lo ha eletto alla Casa Bianca.
La stampa a stelle e strisce daltronde non è stata per nulla morbida: il NYT ha tuonato in prima pagina - "Obama sta programmando di governare dal centro destra del suo partito" - e ancora - "le scelte di Obama sembrano prefigurare una politica estera non di centrodestra rispetto al Partito democratico, ma di destra rispetto al paese".
Il tema scottante è quello di Guantanamo, da chiudere secondo l'eletto, ma di difficile attuazione per i problemi logistici ai quali si andrà incontro vista la detenzione di parecchi terroristi.
Greg Craig sarà il nuovo consigliere legale della Casa Bianca, Eric Holder il nuovo Attorney General, altri due clintoniani ai quali sarà affidato il compito di riscrivere le regole giuridiche della guerra al terrorismo ed entrambi dovranno fare le giuste scelte sui detenuti.
Con questi probabili scenari la figura di Obama, troppo frettolosamente giudicata, appare sempre più propensa al pragmatismo, e nonostante l'opposizione alla guerra in Iraq durante la campagna elettorale non lo si può considerare un pacifista.
La prima conferenza stampa sul tema medio orientale è stata fin troppo esplicita, e la sua posizione sull'Iraq è cambiata notevolmente, ha votato a favore del programma spionistico, garantendo l’immunità alle società di telecomunicazioni che hanno collaborato con la Casa Bianca, quando precedentemente voleva di fatto cancellarlo.
Quel "Yes we can" è stato uno slogan efficacissimo per guardare al futuro e per dare agli elettori e a chi ha guardato da ogni angolo di mondo le elezioni del 4 novembre la speranza di un vero cambiamento, oggi invece guarda semplicemente al passato, e come abbiamo più voltre scritto le radici americane non si possono né cambiare né stravolgere.
E non deve nemmeno stupire, l'eletto non si è mai nascosto e ha sempre parlato a favore degli interessi statunitensi, della sicurezza della nazione, del pragmatismo, e le scelte che con molta probabilità farà tra qualche giorno saranno la conseguenza logica di quel cambiamento che più di un motivo faceva pensare che non sarebbe stato a sinistra, nonostante feste e celebrazioni in tutto il mondo, ma a destra, come realisticamente accadrà.
di Cirdan

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Dopo la strage di Mumbai Obama studi la storia dell'India e capirà che i Democratici sbagliano tutto sul terrorismo islamico (L'Occidentale del 27 novembre)
Dopo l’orrenda strage di Mumbai, Barack Obama farebbe beme a prendere in mano un libro di storia dell’India, perché vi troverebbe non solo la ragione antica di ben 500 anni del comportamento barbaro dei terroristi islamici, ma anche la smentita più netta e precisa delle analisi sul terrorismo islamico dei suoi consiglieri, in primis di Madeleine Albright.
Secondo questa scuola di pensiero, condivisa anche dalla sinistra europea e dall’intero universo del politically correct, il terrorismo islamico avrebbe essenzialmente un carattere “reattivo”. In Palestina sarebbe essenzialmente sorto quale reazione agli errori di Israele (in primis il rifiuto sinora di ritirarsi dai territori occupati nel 1967); in generale nei paesi arabi o musulmani, sarebbe la conseguenza dei disastri provocati dal colonialismo e dal più recente imperialismo. Questa demenziale tesi è largamente presente anche nel mondo culturale e universitario americano anche a seguito della sua codificazione nella teoria dell’”Orientalismo” elaborata da Edward W. Said.
Se solo si conoscesse all’ingrosso la storia dell’India, se la si fosse minimamente elaborata, tutti questi castelli d’analisi crollerebbero di botto, perché dietro i mitra che sparano raffiche contro incolpevoli passeggeri nella stazione di Mumbai, trucidando donne e bambini, così come dietro gli attentati ai treni, dietro alle mattanze di terroristi islamici che hanno fatto in tre anni dal 2004 al 2007, ben 3.347 morti, più che in Afganistan (e oggi siamo quasi a 4.000), ci sono le stesse dinamiche che muovevano i machete nel 1948, quando Ghandi rischiò la morte per opporsi ad una divisione sanguinosa del Dominion indiano in due Stati (India e Pakistan) e a una guerra di religione che provocò un milione di morti. Dinamiche che nulla hanno a che fare -anzi- con il retaggio coloniale e con la violenza imperialista (che pure vi fu, e fu feroce).
I mujaheddin che hanno seminato morte a Mumbai hanno un modello storico luminoso, agiscono per restaurare un Stato islamico che ha governato sull’India per due secoli, imitano le gesta di un grande leader musulmano lo shah Aurangzeb, che regnò dal 1658 sino al 1707, distruggendo con violenza il clima di tolleranza e di apertura alle altre fedi del regno di suo padre Shah Jahn (che lasciò nelle forme del Taj Mahl il senso universale del suo Stato) imponendo una feroce e dogmatica applicazione della shari’a, imponendo agli induisti e ai buddisti il pagamento della jiza, la tassa di sottomissione, vietando pena la morte i matrimoni misti e conducendo infine lunghe guerre contro i principi indù Marata (Maratti). La ferocia egemonica dell’Islam indiano, di poco precedente a quella del Islam wahabita arabo (sicuramente influenzato da Aurangzeb), è dunque tutta e solo interna alla storia dell’india precoloniale, con un lascito di violenze, sopraffazioni, e morti che è impressionante.
Se Barack Obama si occupasse di quella storia dell’Islam indiano così determinante nel mondo musulmano (i re Moghul ovviamente influenzarono tutto l’Islam asiatico, Afghanistan, Indonesia e Malesia incluse), se scoprisse che quella è stata la vicenda maggioritaria del mondo musulmano e che quella legata all’Impero Ottomano -soprattutto dal punto di vista culturale e teologico- è stata minoritaria, scoprirebbe poi che la verità del meccanismo “reattivo” fu esattamente opposta.
Inutile ricordare il patrimonio infame di violenza, espropriazione, furto e altre bestialità che è legato all’epoca coloniale europea. Ma è invece utile ricordare l’altro verso della medaglia, sempre sottaciuto, mai analizzato: il ruolo fondamentale di stimolo che la cultura dei colonizzatori ha avuto sull’evoluzione della cultura dei colonizzati. Barack Obama, di nuovo, si dovrebbe studiare la storia dell’India e scoprirebbe allora innanzitutto che nei due secoli di dominazione inglese, il conflitto islamo-induista così esplosivo nel secolo precedente, fu tenuto sotto controllo, salvo esplodere in maniera devastante solo nel momento in cui gli inglesi riconsegnarono l’India agli indiani.
Scoprirebbe infine che proprio la contaminazione positiva con la cultura dei dominatori inglesi ha permesso la formazione di èlites sia induiste che musulmane (centro, naturalmente, della rivolta contro gli inglesi stessi), che hanno saputo costruire la eccezionale democrazia indiana solo e unicamente perché hanno mediato le loro radici con gli stimoli della cultura europea. La figura eclettica del modernista Mahatma Ghandi e soprattutto di quel grande leader che fu Pandit Nehru, ne sono testimonianza indiscutibe. Obama potrebbe anche scoprire che solo e unicamente l’influenza inglese ha fatto sì che in un mondo musulmano culturalmente agonizzante e piatto grandi figure di modernizzatori come Sayyid Ahmad Khan, agli inizi dell’ottocento, fondassero grandi istituzioni universitarie come il Muhammedan Anglo-Oriental College, che ha forgiato tutta la classe dirigente islamica dell’India sino al 1948, proprio riscoprendo -grazie al colonialismo inglese, per una straordinaria eterogenesi dei fini- il pensiero aristotelico di quel Averroè, che tutto il pensiero islamico arabo-ottomano ha sempre spregiato.
Infine, Obama si potrebbe rendere conto della miopia delle sua consigliera Madeleine Albright e comprendere infine che al Qaida non è una organizzazione verticistica di terroristi, ma solo il nome simbolo di una visione feroce del mondo che ha milioni di simpatizzanti nel mondo e decine e decine di migliaia di seguaci.

HEZBOLLAH PRONTO A UNA NUOVA GUERRA

La missione Unifil dimostra ancora la sua impotenza
Mentre l’Onu si appresta discutere un assurdo rapporto in cui si sostiene che “La missione Unifil ha aperto nuove prospettive di pace tra Israele e il Libano”, da parte di molte Ong israeliane in questi giorni sta arrivando un allarme di segno opposto: gli Hezbollah quattro giorni orsono avrebbero svolto le prove generali di un futuro attacco allo Stato ebraico in una gigantesca esercitazione militare condotta giusto a Sud del fiume Litani. Ovviamente sotto gli occhi dei nostri soldati che rimangono in Libano, non si sa bene a fare cosa. Una conferma indiretta alla flagrante violazione della risoluzione 1701 è venuta anche dalla tv Al Arabyya. Secondo cui il 22 Novembre, gli Hezbollah hanno condotto un’esercitazione a Nord ed a Sud del fiume Litani. Un reporter di Al-Arabiya ha detto che non ci sono stati spari durante l’esercitazione e che il suo scopo era quello di fare pratica sul terreno montuoso del Libano. E’ da segnalare però che l’unità d’informazione di Hezbollah non ha risposto alle domande dei media arabi riguardo i veri scopi dell’esercitazione. Intanto proprio ieri il quotidiano al Hayat ha pubblicato un rapporto dell’intelligence israeliana sulle reali forze militari di Hezbollah: missili a lungo raggio Zelzal calibro 600 millimetri, di fabbricazione iraniana e con una gittata di 250 chilometri, che possono essere lanciati da piattaforme in movimento. I razzi si troverebbero nascosti nella Valle della Beqaa e nelle regioni vicine al fiume Litani, nel Sud del Paese dei Cedri. Hezbollah potrebbe contare anche su missili a medio raggio, Fajr-3 e Fajr-5, di fabbricazione siriana e calibro di 220 e 302 millimetri. Inoltre, il movimento sciita avrebbe nel suo arsenale razzi anti-nave C-802, con una gittata di 120 chilometri.
Il movimento sciita avrebbe anche missili a corto raggio nascosti nelle regioni a Sud del Litani, dove si trova dispiegata l’Unifil, la forza delle Nazioni Unite in Libano. Infine nella Striscia di Gaza, i miliziani del Partito di Dio potrebbero contare su razzi BM-21 Grad, con raggio di 20,5 chilometri e calibro 122 millimetri, oltre ai Qassam, con gittata di 18 chilometri e calibro tra i 90 e i 170 millimetri.Di sicuro dopo la seconda guerra del Libano, gli Hezbollah fanno regolarmente esercitazioni ed addestramento militare nel sud del Libano. Hanno fatto due grandi esercitazioni nell’ultimo anno: una grande esercitazione dell’unità di resistenza libanese a novembre 2007 e un’altra esercitazione di Hezbollah si è svolta nel maggio 2008, per l’anniversario del ritiro dell’esercito israeliano dal Libano. Sia come sia, proprio da Israele ieri è arrivato un grido di dolore rivolto a tutto il mondo occidentale perché si prenda coscienza che l’atmosfera a Beirut ormai è da preparativi per una ulteriore azione di guerra da parte dei mercenari libanesi dell’Iran. Ci si può solo consolare con una buona notizia, sempre a proposito degli Hezbollah e della loro propaganda, che viene dal cuore dall’Europa. Più precisamente dalla Germania in cui è stata messa al bando la tv “Al Manar” (il faro) per il tono della propaganda antisemita diffusa in lingua araba in tutto il mondo via satellite. Forse anche nel Vecchio Continente qualcuno non è affatto convinto che in Libano le cose stiano migliorando, come invece sostiene il segretario Onu Ban Ki-moon, dopo l’invio del contingente militare di interposizione nell’agosto di due anni fa.