...il Rock lo preferisco corretto Blues

sabato 28 febbraio 2009

SEGNI DI GRINTA

Nell’anticipo del 26° turno di campionato, Juventus e Napoli cercano un risultato positivo che le possa dare morale, dopo le recenti delusioni.Ranieri opta per un 4-4-2 che durante il primo tempo si trasforma in un 4-2-3-1, con Marchionni, Giovinco e Del Piero liberi di svariare sulla ¾ alle spalle di Trezeguet unica punta.Reja schiera il duo argentino Denis-Lavezzi con alle spalle Marek Hamsik, mentre sui laterali ci sono Vitale a sinistra e Montervino a destra.Pronti via ed è il Napoli che prova a fare la partita, con una palla centrale, dopo pochi minuti, che mette in difficoltà la difesa, schiacciata indietro dalla posizione bassa dei tre trequartisti. Al 10’ di gioco un’ottima giocata di Del Piero impegna Navarro che, sulla conclusione di sinistro dal limite dell’area del capitano bianconero, para in due tempi. La Juventus sembra funzionare, con il danese Poulsen che sta prendendo il comando del centrocampo, smistando una serie di palloni sia in orizzontale che in verticale, e su uno di questi funziona il triangolo bianconero: Del Piero per Marchionni che gira in area, Trezeguet a botta sicura si fa respingere il pallone da Navarro a pochi metri. La Juventus insiste; punizione di Del Piero e ancora Navarro a mettere in angolo, con il Napoli che è alle corde. I trequartisti bianconeri funzionano, innescati dalle verticalizzazioni di Poulsen – ancora lui a lanciare Giovinco anticipato fuori area da un Navarro in serata di grazia – e dall’ottima corsa di Marchisio. Meno bene i laterali, con Grygera e Molinaro che non spingono sul fondo, fermandosi troppo spesso sulla trequarti avversaria. Al 33’ viene ammonito Legrottaglie, diffidato, salterà il derby. Finale di primo tempo con ritmi notevolmente bassi, solo un lampo di Hamsik, con Buffon che respinge con un grande intervento, e di Marchionni, di poco alto, accendono il finale di partita, ma la scossa vera la da Marchisio. Con un destro dal limite, deviato da Blasi, il centrocampista bianconero sblocca la gara, portando in vantaggio meritatamente una buona Juventus.Nella ripresa Datolo subentra a Montervino sulla sinistra mentre la Juventus riparte con l’11 iniziale. Ritmi subito alti, con il Napoli che prova a spingere: con Hamsik dopo 6’ il primo pericolo. Si scaldano Tiago, Amauri e Iaquinta, mentre il Napoli produce il suo sforzo maggiore. Svarione della difesa napoletana al 15’, ma Del Piero non ne approfitta. Il capitano cinque minuti dopo viene fischiato per un errore a centro campo (notizia!)Subentra Amauri per Del Piero …applaudito (da molti) e fischiato (da pochi).
La partita non avrà molto più da dire, con interruzioni di gioco continue che hanno fatto alzare anche l’agonismo tra le squadre. Il finale è tesissimo, con falli ripetuti e proteste in campo, come quella di Lavezzi per un gol-non gol, invalidato per fuorigioco sul finire della gara.
Nei quattro di recupero c’è ancora spazio per qualche scintilla, con Chiellini ammonito, ma senza nessuna occasione da gol.
Una Juventus tutta grinta, e un buon primo tempo, ha ragione di un Napoli in crisi di identità. Non male la squadra di Reja, ma pecca di continuità; ritrovandola potrà tornare ad essere la bella squadra osservata ad inizio stagione.
La Juventus come detto vince meritatamente, con un gol di Marchisio, una partita giocata con grinta e determinazione. Buona la prima parte, con il duo di centrocampo che teneva alta la squadra, mentre Marchisio, Del Piero e Giovinco viaggiavano sulla trequarti per innescare Trezeguet. Nella ripresa il Napoli è cresciuto e la Juventus è sparita. Bene comunque la fase difensiva in un momento difficile, dove il Napoli ha fornito, pur tirando poco, il suo maggiore sforzo.
Iniezione di fiducia in casa bianconera dopo la sconfitta di Londra, con l’Inter a -6 (una gara in più), e la possibilità di credere ancor di più in se stessi per la gara di ritorno degli ottavi di finale di Champion.
Doveroso un plauso alla squadra per aver comunque dato tutto per portare a casa i tre punti.
26à giornata – 28.02.2009
Stadio Olimpico
JUVENTUS-NAPOLI
Buffon: 6,5 – Decisivo nel primo tempo sullo 0-0 a tu per tu con Hamsik, ordinaria amministrazione nella ripresa, con qualche sbavatura sulle palle alte. Sicurezza.
Grygera: 5,5 – Partita difficile la sua, con poche proiezioni e qualche difficoltà sia quando svariava dalle sue parti Lavezzi, che nella ripresa quando Datolo si è trovato in quella zona.
Legrottaglie: 6,0 – Bene nel primo tempo, contiene con Chiellini il carro armato Denis, e mostra una buona dose di concentrazione. Si fa male al 25’, esce per Mellberg.
Chiellini: 6,5 – Come sopra con in più una grinta senza eguali. Gladiatore.
Molinaro: 6;0 – Guadagna la sufficienza per l’enorme mole di lavoro che fa. Il voto è derivato da un 7 per la fase difensiva e la corsa, e un 5 per quanto riguarda la fase offensiva. Volenteroso.
Marchionni: 6,0 – Meglio nel primo tempo, quando la squadra si muove di più e i rifornimenti arrivano costanti. Cala alla distanza, ma non molla.
Poulsen: 6,0 - Primo tempo da 8, secondo da 5 scarso. Involuzione in soli 15’ di pausa. Verticalizza e fa muovere la squadra in orizzontale nella prima parte, comandando il centrocampo. Nella ripresa sparisce lasciando solo Marchisio. Incostante.
Marchisio: 7,0 – Cresce alla distanza dopo una prima parte passate intelligentemente alle spalle di un ispirato Poulsen. Segna il gol decisivo e fino al 94’ combatte come un leone, facendo scintille nel finale con Santacroce. Futuro.
Giovinco: 6,0 – Buon primo tempo, con alcune folate e dribbling sulla sinistra. Da lui ci si aspetta di più, ma lo attendiamo.
Del Piero: 6,5 - Ottimo primo tempo, sue le conclusioni più pericolose, nella ripresa segue un po’ il volere della squadra nel difendere il gol. Si incaponisce in qualche dribbling.
Trezeguet: 6,0 – Passo avanti. Buona corsa nel primo tempo, sempre vicino all’azione e anche pericoloso. Altri 90’ minuti nelle gambe in chiave Chelsea.
Mellberg: s.v. sostituisce Legrottaglie, chiude senza sbavature.
Amauri: s.v. 25’ buoni minuti per dare respiro al capitano.
Ranieri: 6,0 – Non fa orrori (per gli errori si sta attrezzando), e questo merita già la sufficienza, e propone un 3-1 in attacco che mette in difficoltà il Napoli del primo tempo. Nella ripresa quando decide di togliere Giovinco per Brazzo, proponendo un 4-4-2, avrebbe dovuto inserire Iaquinta, veloce e capace di andare nello spazio. Sarà per la prossima.

ELENA SANTARELLI


Nata a Latina il 18 agosto 1981, è cresciuta nella vicina Sermoneta, ha frequentato il liceo classico di Latina per pochi anni, in seguito si è trasferita in un istituto privato in cui si è diplomata. Dopo aver mosso i primi passi come modella, sfilando per Giorgio Armani, Laura Biagiotti, Gai Mattiolo e molte altre firme dell'alta moda, nel 1998 vince il concorso italiano Elite moda e Look, che farà parlare di lei come di una nuova Valeria Mazza.
Tuttavia sarà soltanto l'ingaggio come valletta nel noto programma televisivo di Amadeus L'eredità, a farla conoscere al grande pubblico e a consentirle di partecipare, nella stagione 2004-2005, al fianco di Enrico Varriale, al programma sportivo Stadio Sprint di Rai Due.
Ha partecipato nella stagione televisiva 2005-2006 al reality show L'isola dei famosi, in seguito al quale è uscito il suo primo calendario sexy 2006 per la rivista Max.
Dopo il passaggio di Alessia Marcuzzi alla conduzione del reality show Grande Fratello, è stata una candidata al posto di conduttrice del programma tv Le Iene.
Il 19 marzo 2006 presenta la cerimonia di chiusura dei IX Giochi Paralimpici invernali di Torino 2006. Sempre nel 2006 ha preso parte alle riprese di Vita Smeralda di Jerry Calà e di Commediasexi di Alessandro D'Alatri, prima di posare senza veli per un calendario della ditta Riello.
Da settembre 2007 inizia la sua co-conduzione ufficiale del programma Total Request Live di MTV al fianco di Alessandro Cattelan e successivamente con Carlo Pastore, dove gira i remake di alcuni video musicali, come "Shut Up And Drive" di Rihanna realizzato dal producer e direttore della fotografia Claudio Sardone.
Inoltre interpreta il personaggio di Caterina in Camera Cafè, sit-com di Italia 1.
È fidanzata da due anni con il calciatore della Reggina Bernardo Corradi, da cui ha scoperto di essere incinta il 6 Dicembre 2008. Il nascituro verrà alla luce a Luglio 2009.
























Sito Ufficiale Fan Club

"MI BATTERO' CONTRO LE LOBBI"

"The system we have now might work for the powerful and well-connected interests that have run Washington for far too long, but I don't. I work for the American people."
Il presidente americano Barack Obama nel suo intervento settimanale alla radio e su internet ha ribadito che la sua finanziaria potrà aiutare milioni di americani, ma solo se il Congresso supererà la resistenza delle lobby che cercano di influenzare i deputati.

GLI EMERITI ...PRESIDENTI

La Corte Incostituzionale ha dato ancora prova di sé. I giornali nascondono la notizia, perché se ne percepisce lo spessore vergognoso. Lo capiscono anche dentro la Corte, visto che si segnala una scheda bianca (l’altra dovrebbe essere dell’interessato), evidentemente in dissenso con un costume che porta i tutori a violentare la Costituzione. Il fatto: Francesco Amirante è stato eletto presidente della Corte, esattamente come da me previsto lo scorso 23 novembre. Sono un veggente? No, posseggo un calendario.
Il quinto comma dell’articolo 135 (e mi riferisco alla Costituzione, che tutti difendono, pochi leggono ed in massa dileggiano) stabilisce che il presidente della Corte rimane in carica tre anni ed è rieleggibile. Ma i signori giudici hanno, da tempo, preferito la propria convenienza e prosopopea, privilegiando la prassi di far fare il presidente a chi c’è da più tempo e toglie il disturbo per primo. Così, a turno, fanno tutti i presidenti e tutti diventano emeriti. Lasciamo perdere cosa. La prassi dei fattacci loro contro il dettato costituzionale. Lo scrissi quando elessero Flick (non il primo e non l’ultimo), e lui volle rispondere, con saccenza, indirizzando una lettera a Feltri: il suo collaboratore non ha letto il mio discorso. Presi, fra virgolette, la frase che confermava la mia denuncia e la pubblicai.
Tacque, non potendo fare altro. ...continua

OBAMA BARA

...non si ritira dall'Iraq subito, come promesso, ma rispetta il calendario di Bush, e con l'Iran prepara pasticci.
Le nostre previsioni sulla volatilità politica di Barack Obama, sulla sua inesperienza, sul cinico propagandismo delle sue posizioni, vengono confermate giorno per giorno, purtroppo. Lasciamo perdere il fondamentale fronte interno in cui constatiamo tristemente che ogni volta che Obama mette sul tavolo della crisi un migliaio di miliardi di dollari, Wall Street, che l'ha voluto e votato in massa, crolla. Guardiamo ai punti forti di politica estera: le extraordinary reddiction (tra cui il rapimento dell'imam Omar a Milano), contnueranno come e più che pria (aveva promesso di abolirle). Guantanamo è stata chiusa, ma non viene chiusa. Obama ha solo formato il decreto di chiusura, ma si è guardato bene dal chiuderla. Non ha la più pallida idea non di dove mettere i detenuti (questo non è il problema), ma di quale regime legale deve sostituire a quello attuale, tanto ferocemente da lui criticato. Poi, l'Iraq. Ha detto che voleva ritirare tutte le truppe subito, ma non lo farà, ne ritirerà alcune decine di migliaia nel 2010, ma lascerà tra i 35.000 e i 50.000 soldati Usa, un esercito, per la semplice ragione che i generali gli hanno spiegato che se non sarà un disastro. Obama, cioè, farà esattamente quelò che aveva deciso di fare Bush dopo che il surge del generale Petraeus -contro cui Obama ha votato in Senato- ha avuto successo e l'Iraq è cos' stato avviato ad una pacificazione crescente e non al caos che Obama aveva pronosticato.
Su un punto ...continua

MILANO TROTTO - TRIS: PREMIO DENICAR - 28.02

Tris
Convegno di corse

venerdì 27 febbraio 2009

SENZA MASCHERA

Ora il dubbio sembra essere stato svelato da lui stesso, a tutti coloro che in questo periodo si sono chiesti se fosse un estremista liberal, come affermavano i suoi avversari conservatori durante la campagna elettorale, oppure è un moderato clintoniano che, una volta eletto, avrebbe scelto la third way del buon senso.
Ci è voluto il primo discorso di fronte al Congresso – quella sorta di State of the Union che si è celebrato martedì – per risolvere questo inquietante mistero.
Ora è ufficiale: Barack H. Obama è un estremista liberal, soprattutto in economia.
Jennifer Rubin, commentatrice non democratica del magazine Commentary, su Pajamas Media titola "Obama si toglie la maschera" ( Obama Removes the Mask ).
Secondo la Rubin, questo outing del presidente risolve anche un problema di identità per i repubblicani: "Liberatevi dei social conservatives, suggeriva qualcuno. Sbarazzatevi dei big-government moderates diceva qualcun altro. E gli opinionisti discutevano sulla necessità che il partito tornasse alle proprie origini o sull’eventualità di ripartire da zero. Adesso, invece, è diventato tutto perfettamente chiaro. Bisogna difendere il libero mercato e opporsi alla gigantesca espansione del governo federale immaginata al presidente. Non c’è modo di aggirare la questione. Il partito d’opposizione deve opporsi".

ANNUNCIO DI RITIRO

Obama to set August 2010 as pullout date for most of Iraq troops
Still, the president's plan will leave between 35,000 and 50,000 troops in Iraq after the middle of next year.
Reporting from Washington -- President Barack Obama is set to announce today that he will pull the majority of U.S. military forces from Iraq by August 2010, fulfilling his campaign pledge to wind down the Iraq war.
Guarda il video

PEDOFILO E GIUSTIZIA VIOLENTATA

Ci sono gli stupratori, e c’è la giustizia stuprata. La folla vuol linciare i primi, non accorgendosi che è la seconda a reclamare una sana e forte protesta popolare. Capita che un presunto pedofilo stupratore, che rimane presunto giacché la giustizia non lo ha mai processato, viva nella stessa casa con la bambina di cui avrebbe abusato, quella stessa creatura che troppo spesso ricevevano al pronto soccorso, dolorante e malconcia dove aveva subito l’oltraggio. E capita che, questo stesso individuo, sia oggi riconosciuto da un bambino di dodici anni, a sua volta stuprato e seviziato con un manico di scopa, quale autore della violenza. Non fatevi prendere dal voltastomaco, leggetela per bene questa storia, anche per capire quel che ho sostenuto martedì e domenica scorsi: il decreto che impone la carcerazione preventiva degli stupratori è inutile.
Il questore ed il capo della mobile di Napoli auspicano che l’arrestato, loro vecchia conoscenza, resti in carcere “il più a lungo possibile”. Sbagliano, deve starci il giusto, cioè tantissimo, se riconosciuto colpevole. E questo è il compito della giustizia, dei tribunali. E’ qui che l’inciviltà prevale.
Il personaggio in questione era stato denunciato, per quel che avrebbe fatto alla nipote della convivente, nel 2005. La procura di Napoli ci ha messo tre anni, tre lunghissimi anni, per chiederne il rinvio a giudizio. Leggo la “spiegazione” della procura: durante un confronto la bambina si contraddisse. Raccapricciante: la colpa è della bambina, lasciata a convivere con colui che accusava, che la sera lo avrebbe ritrovato a casa! E se anche la contraddizione fosse stata decisiva, ci vogliono tre anni per venirne a capo? E dato che si è poi chiesto il rinvio a giudizio per atti di libidine, non si poteva farlo in poche ore? Che razza d’indagini sono state fatte? Domande ovvie, com’è ovvio che nessuno le porrà e nessuno risponderà. Sta di fatto che, quattro anni dopo, ci troviamo un altro bambino massacrato ed accusatore. Speriamo non si contraddica, altrimenti la magistratura ci metterà altri tre anni per decidere cosa fare.
In un Paese civile queste storie sarebbero finite davanti ad un giudice ...continua

giovedì 26 febbraio 2009

MOURINHO, LO JUVENTINO PERFETTO

José Mourinho con gli indossatori di scudetti altrui non c’entra nulla. Non potrebbero essere più diversi. E non solo perché l’allenatore col cappotto al contrario del precedente allenatore con sciarpa i tornei è abituato a vincerli sul campo e contro veri avversari che giocano a calcio. Non c’entrano nulla perché sono due categorie umane tra le più lontane tra quelle presenti in natura. Dico, ma avete presente la lagna interista di Beppe Severgnini, il fighettismo intellò di Michele Serra e lo zapaterismo politico della tribuna vip di San Siro? La cialtroneria guascona di Mourinho è tutt’altra cosa, certamente più a suo agio con il pane e salame di Luciano Moggi che a una colazione di lavoro con i poteri forti del salotto buono della finanza.
La verità è che non esiste un essere umano più antropologicamente juventino di Mourinho, e non lo dico soltanto perché l’allenatore portoghese è autore di indimenticabili brocardi da scolpire nel marmo degli edifici pubblici come quello che, indirizzato ai suoi indossatori di scudetti altrui, recita: “Il primo scudetto lo avete vinto in segreteria, il secondo perché non c’era nessuno, il terzo all’ultimo minuto. Siete una squadra di…”. No, non è per quel meraviglioso “in segreteria” che non vuol dire niente ma fa intendere tutto che nell’eterno dilemma se Mourinho sia un genio o un bluff sostengo con convinzione la tesi della sua grandezza intellettuale.
Intanto, non sono precisamente d’accordo con la tesi mourinhana sulle cosiddette vittorie degli indossatori: per me il terzo scudetto, così come questo quarto che la squadra petrol-chic si è aggiudicata prima ancora di cominciare, sono arrivati soltanto grazie alla circonvenzione di incapace, a essere buoni, con cui è stato soffiato alla nuova Juventus il più devastante calciatore del mondo, ovvero Zlatan Ibrahimovic.
Mourinho è un genio, così come lo era Frank Zappa, un altro grande personaggio controverso su cui è rimasto sempre il dubbio che con la sua musica strampalata ci stesse prendendo tutti in giro. C’è invece chi sostiene che sia Forrest Gump, Chance il giardiniere, addirittura l’Oronzo Canà interpretato da Lino Banfi. Se grattate a fondo, sotto la certezza di chi la pensa così, di chi non capisce la grandezza di Mourinho, si scopresempre uno di quelli convinti che il calcio sia spettacolo, che si batte per la moviola in campo, che fantastica con formazioni da figurine Panini, che parla di diagonali e ripartenze e non si capisce bene per quale motivo vuole sempre dare respiro alla manovra. Solitamente sono sostenitori di Zeman, uno che non ha mai vinto nemmeno quando allenava il Bacigalupo di Dell’Utri, altro che Moggi. Che spettacolo, però. Tanto poi c’è un arbitro cornuto con cui prendersela per giustificare la delusione di fine utopia.Mourinho è uno serio, un allenatore che va al sodo, che sa cogliere l’essenza del calcio, esattamente come Fabio Capello, e l’essenza del calcio è vincere le partite triturando l’avversario con la classe e i muscoli. Le squadre di Mourinho sono formidabili, come quelle di Capello. E non è un caso che i due vincano ovunque giochino, specie se possono contare su Ibrahimovic. A certi livelli tutte le squadre si equivalgono e a fare la differenza molto spesso sono elementi psicologici e tattici più che quelli tecnici. Eppure c’è chi è sinceramente convinto che l’Inter di Mourinho, come la Juve di sempre, vince perché aiutata dagli arbitri a fare gol con le mani e a subire rigori soltanto nei rari tempi di crisi petrolifera. Stupidaggini. Mourinho vince intanto perché in Italia non ha avversari, ma la sua filosofia di gioco è simile a quella di Capello, cioè punta a mettere in campo una squadra che “fa cagare sotto gli avversari” (copyright del filosofo italo-argentino Mauro German Camoranesi ai tempi in cui Juventus-Inter era ancora una partita di calcio, sebbene senza storia). Guardate chi mette in campo, l’allenatore col cappotto. Pochi frizzi, nessun lazzo, ma centrocampisti marcantoni, attaccanti dal fisico bestiale e difensori carriarmati che farebbero paura anche alle ronde padane.
Mourinho, poi, è lo juventino perfetto. Un antipatico vero, arrogante, uno che non chiagne, ma che fotte tantissimo. Un genio che si lamenta degli arbitri soltanto quando hanno fischiato sfacciatamente a favore. Sarebbe l’allenatore ideale per la Juventus, se solo esistesse ancora.

NOT A WAR PRESIDENT

Che cosa possiamo capire dalle poche frasi che il presidente Obama ha dedicato alla politica estera nel discorso di fronte al Congresso della scorsa notte?
La lezione principale è che i riferimenti alla politica estera sono stati davvero pochi. Sì, è vero, era un discorso centrato sull’economia. Ma si trattava anche del primo discorso di Obama al Congresso, e il primo rivolto alla nazione dall’insediamento. Certo, Obama ha riconosciuto di sfuggita che per sette anni siamo stati “una nazione in guerra”. Ma questo fatto è stato appena accennato nel suo testo. L’analisi della politica estera è stata tutt’al più superficiale.
Ciò che invece ha detto Obama è che “sta riconsiderando attentamente le nostre politiche in tutte e due le guerre”. La “guerra” è solo una delle aree in cui il presidente sta conducendo e rivedendo le politiche pubbliche, a quanto pare non molto più urgente – e in realtà forse anche meno – di quelle dell’energia, dell’assistenza sanitaria o dell’educazione.
Dall’unica frase del discorso in cui ha parlato di Afghanistan, non si potrebbe mai desumere che la scorsa settimana il presidente ha ordinato l’invio di altre 17.000 truppe da quelle parti. Obama non sembra ritenere che la sua responsabilità di ‘comandante in capo’ sia in qualche modo speciale. Certamente non ha sentito neppure l’obbligo di iniziare a informare il pubblico sul teatro di guerra in cui sta per mandare altri soldati americani.
Al contrario, sia la guerra in Iraq che quella in Afghanistan sono state trattate come eventi di minore importanza rispetto alla “nuova era di impegno” che Obama assicura sia cominciata. A parte l’Iraq e l’Afghanistan/Pakistan, l’unico luogo che il presidente ha menzionato è stato Israele: “Per garantire una pace sicura e durevole tra Israele e i suoi vicini, abbiamo nominato un inviato (George Mitchell, Ndt) per confermare il nostro impegno”. Il conflitto arabo-israeliano e il suo inviato meritano una menzione. L’Iran e il suo programma nucleare invece non meritano neanche un accenno?
Questo non è stato il discorso di un uomo che nell’arco di un anno contempla la possibilità di usare la forza per impedire all’Iran di acquisire armi atomiche. Non è stato il discorso di un uomo che pensa che all’America vadano ricordati i pericoli che esistono nel mondo, visto che gli americani potrebbero essere persino chiamati ad affrontarli. E non è stato neppure il discorso di un uomo che pensa a se stesso come a un presidente di guerra. Ma in effetti lo è.

GIORNALISTI, IN GALERA

Sulla giustizia si procede come l’ubriaco fra due file di lampioni: rimbalzando ora da una parte ed ora dall’altra, senza sapere dove andare. Sono anni che, con le intercettazioni illegalmente diffuse, si entra anche nelle mutande dei cittadini, ora arriva la novità: mandiamo in galera i giornalisti che pubblicano. Penso che i giornalisti specializzati nel fare i copisti ed i velinari delle procure dovrebbero essere additati al pubblico disprezzo. Buffoni senza neanche la corte. Ma che vadano in carcere prima non lo considero giusto, poi non lo trovo conveniente, ed infine non ci credo, perché dovrebbero essere condannati dai colleghi dei loro spacciatori.
Con la nuova legge si vorrebbe il silenzio stampa, fino almeno al rinvio a giudizio. Così si capovolge il problema, e si trova una soluzione irrazionale. Se vengo arrestato è assurdo che la notizia sia nota solo ai congiunti, e tutti gli altri mi ritengano scomparso. Semmai i giornalisti dovrebbero imparare a non scrivere di una persona senza averla sentita, senza dare spazio al suo modo di raccontare le cose. Ma è questione deontologica. Dato che la notizia di un’inchiesta giudiziaria si diffonde comunque, modello partita di calcio clandestinamente ascoltata da Fantozzi e colleghi, con esagerazioni a progressione geometrica, è inimmaginabile che se ne legga solo dopo due o tre anni. E poi, cosa cavolo è un’udienza preliminare? ...continua

DOMINIO INGLESE

Alla conclusione dell’andata degli ottavi di finale di Champions League, la sfida tra le squadre inglesi e le compagini nostrane si è conclusa con due vittorie e un pareggio a favore delle formazioni d'oltre manica.
Nel martedì europeo il Manchester United ha letteralmente asfaltato l’Inter in quel di San Siro. Una prova mostruosa da parte degli uomini di Sir Alex Ferguson, che hanno avuto come unica pecca quella di non aver concretizzato con almeno una segnatura l'enorme mole di pressing, corsa, tattica e tecnica messa in campo nei primi quarantacinque minuti di gara.
Nonostante questo, dall'Italia, le voci sono state contrastanti. Mourinho: "L’arbitro è stato fantastico; ha tutelato la squadra ospite. Ma sono sicuro che all’Old Trafford non troveremo un direttore di gara altrettanto bravo…”
Polemiche a parte, il passaggio del turno rimane ampiamente incerto, anche se va sottolineato che in terra inglese il compito dei neroazzurri potrebbe rilevarsi alquanto improbo.
Una Roma bruttissima per un tempo e discreta per un altro viene battuta di misura dai baby-gunners di Arsen Wenger, che con un gol su calcio di rigore da parte di Van Persie si aggiudicano questo primo atto degli ottavi di finale.
Peseranno nei 180 minuti complessivi i primi 45' della gara di andata, e l'ammonizione di De Rossi che salterà il ritorno. Ma con un pò di grinta in più, la rimonta non è impossibile.
Il Mercoledì è invece scesa in campo la Juventus allo Stamford Bridge, e seppur contro un Chelsea non trascendentale, ha subito nei primi 20 minuti il ritmo infernale da parte dei “blue’s”, non riuscendo, in pratica, a superare mai la metà campo. Risultato: vantaggio Chelsea con una rete di Drogba che ha concretizzato l’ottimo inizio degli uomini di Guus Hiddink.
La partita sostanzialmente è finita dopo il primo tempo, con un’occasione clamorosa avuta da Del Piero. Nella ripresa il ritmo blando e la mancanza di idee hanno fatto da cornice ad un risultato oramai scritto, salvo un sussulto all’ultimo minuto di recupero con una conclusione di Nedved finita fuori di pochissimo.
Se la si guarda sotto l’aspetto del risultato nudo e crudo, tutto sommato, alle italiane, non è andata nemmeno troppo male. Ma se si analizza il gioco espresso c’è da ammettere che le inglesi, come nella scorsa stagione, sono nettamente più forti delle nostre compagini, soprattutto sotto l’aspetto mentale; condizione fondamentale per esprimere a questi livelli le proprie qualità. D'altronde c’è da tenere presente che due delle tre formazioni, che in questi ottavi di finale stanno affrontando le italiane, nella scorsa stagione si sono disputate la finale della coppa europea più prestigiosa.
Negli altri match risultato roboante dei tedeschi del Bayern di Monaco di Luca Toni – doppietta per lui -, che con un perentorio 5-0 sul campo dei portoghesi dello Sporting di Lisbona hanno ipotecato il passaggio ai quarti.
Hanno fatto decisamente meglio i lusitani di Oporto, che sono andati a pareggiare per 2-2 sul difficile campo di Madrid sponda Atletico, mettendo anche loro una buona ipoteca per il passaggio del turno.
Altro pareggio per la spagnola più attesa, il Barcellona di Messi. Ci ha pensato Henry ha rimettere il risultato in parità in terra di Francia dopo il vantaggio di Juninho, contro un Lione che ha comunque messo in grossa difficoltà gli uomini di Pepe Guardiola.
Certo è che il ritorno al Camp Nou sarà un’altra partita, e con il risultato conseguito all’andata i blaugrana avranno grosse chance di accedere al turno successivo.
Altro pareggio e altra spagnola impegnata. Il Villareal di Giuseppe Rossi (autore del gol del pareggio) non è riuscita ad andare oltre l’1-1 contro i greci del Panathinaikos, che sorprendentemente sono riusciti a strappare un pareggio che li fa ben sperare per il ritorno.
Il risultato più clamoroso arriva ancora dalla Spagna, con la sconfitta interna del lanciatissimo Real Madrid a favore di un Liverpool che quando si tratta di Champions League riesce sempre a fornire prestazioni sopra le righe.
Dunque il Liverpool espugna il Santiago Bernabeu e si impone per 1-0 con la rete decisiva dell'israeliano Benayoun al minuto 81.
Ora il Real, così come le italiane, dovrà cercare l'impresa di battere gli inglesi, veri mattatori con tre vittorie ed un pareggio di questo turno di andata degli ottavi, e sempre più proiettati a dominare, come successo nella scorsa stagione, il torneo continentale più importante.

mercoledì 25 febbraio 2009

ITALIAN FLOP, ENGLISH WIN

Ottavi di finale di CHAMPION LEAGUE
INGLESI: 3 vittorie; 1 pareggio;
ITALIANE: 2 sconfitte; 1 pareggio:
SPAGNOLE: 3 pareggi; 1 sconfitta:
PORTOGHESI: 1 sconfitta; 1 pareggio.
Le altre: GERMANIA 1 vittoria; FRANCIA 1 pareggio: GRECIA 1 pareggio.
Anche per quest'anno quelli d'oltre manica sono un paio di categorie al di sopra di tutti.

FOTO DEL GIORNO

Quando la Juventus scendeva in campo ...

DISCORSO PER L'IRAQ

Dopo aver spiegato al Paese, attravero il discorso presentato al Congresso, il piano economico e le cose da fare, Barack Obama ha portato alla luce un altro fastidioso problema: il ritiro dall'Iraq.

PRESIDENT OBAMA'S ADDRESS TO CONGRESS

Following is a transcript of President Obama’s address to a joint session of Congress on Tuesday, as recorded by CQ Transcriptions.

OCCASIONI E PAROLE

Nel mondo, in Europa e in Italia si parla da mesi della crisi che ha colpito l’intero sistema economico. Vuoi per il quantitativo abnorme di titoli tossici che hanno inquinato il sistema bancario, vuoi per una mancanza obiettiva del valore del denaro.
La crisi del credito ha portato con se il crollo dell’economia, e le conseguenze sono state inevitabili: perdita dei posti di lavoro; chiusura di molte attività; mancanza di liquidità; difficoltà per le medie-piccole imprese.
Se a questo si aggiungono, in questo breve periodo, le diverse letture di come si potrebbe “sfruttare” la crisi per trovare le migliori soluzioni per la ripresa, emerge, a partire dall’amministrazione Obama, una necessità: agire in fretta.
E sarebbe cosa buona e giusta, oltre che agire in fretta, cercare di sfruttare, in un momento di difficoltà come questo, ogni occasione per promuovere qualunque attività lavorativa.
Nello specifico, a distanza di una settimana, ci domandiamo come mai, durante la manifestazione festivaliera della canzone italiana, non si sia trovata la ghiottissima occasione per promuovere le industrie dei fiori della Riviera ligure.
I numeri parlano chiaro: oltre 20 mila addetti ai lavori; 6.000 aziende impegnate quotidianamente nel comparto floricolo; la prima attività economica della provincia di Imperia.
Nonostante questo, all’interno del teatro Ariston di Sanremo, non è stata presa nessuna iniziativa che promuovesse il settore; né sotto l’aspetto puramente ospitale: un gesto di dono ad ospiti e concorrenti con un bouquet di fiori; né tantomeno sotto l’aspetto promozionale: uno spot che evidenziasse l’attività svolta nella città dei fiori.
Riccardo Giordano, Presidente dell'UcFlor -Mercato dei Fiori di Sanremo -, non ha mancato di far notare attraverso le agenzie di stampa la propria delusione. ''Prendiamo atto che il Festival da oggi non è più per noi uno strumento per la promozione della produzione floricola di Sanremo e della Riviera dei Fiori, e non possiamo che trovare strano l'atteggiamento delle istituzioni locali che decidono di non tutelare la presenza dei fiori della Riviera in un potenziale palcoscenico di grande interesse quale dovrebbe essere il Festival".
Parole durissime quelle usate da Riccardo Giordano, che ha aggiunto: ''Nel momento in cui la Rai, quando vuole non ha alcun problema a promuovere altri territori inventando, promuovendo e trasmettendo fiction costose non si riesce a comprendere come possa essere così difficile pubblicizzare, in una manifestazione così popolare e vista in tutto il mondo, la prima risorsa economica del ponente ligure. E' evidente che si tratta di cattiva volontà!''.
Non vogliamo criticare la manifestazione in sé, ma rimarcare l’operato di chi non abbia preso minimamente in considerazione la visibilità del Festival della Canzone, mancando di promuovere un settore in cui operano oltre 6.000 aziende.
Da più fronti le parole sono state, ad oggi, molte, demagogicamente perfette.
Ma le parole non bastano per far riprendere l’economia, servono idee e soprattutto fatti.
E se si perde un'ottima opportunità per valorizzare uno dei tanti settori colpiti dalla recente crisi, non si può far altro che constatare, in un momento difficile come questo, che si tratti davvero di una dimenticanza imperdonabile.
Daltronde Sanremo è la Città dei Fiori, capitale della Riviera dei Fiori e non la Città della Musica, capitale della Riviera della Musica, e con tutta "Sincerità" e come se a Montalcino si promuovesse il Cinema e non il Brunello ...un elemento imprescindibile, proprio come il testo della canzone vincitrice della sezione nuove proposte.

L'OTTIMISTA OBAMA

Il presidente americano Barack Obama, alle tre del mattino ora italiana, ha parlato in diretta televisiva al Congresso di Washington riunito in seduta comune per la prima volta da quando è stato eletto alla Casa Bianca. Il discorso di Obama, stando alle anticipazioni raccolte dal Foglio, è stata l’occasione per spiegare al paese la sua visione per il futuro, senza ipocrisie sulle difficoltà economiche ancora da affrontare, ma pieno di speranza che il reaganiano “giorno migliore” sia davvero a portata di mano. Obama, insomma, è tornato a pigiare sul tasto del messaggio ottimista, il suo marchio di fabbrica che in queste ultime settimane però aveva messo da parte per sottolineare la gravità della situazione e la necessità di agire in fretta. Ottenuto il sostegno congressuale al piano di stimolo dell’economia da 787 miliardi di dollari (575 di spesa, 212 di tagli fiscali), Obama s’è trovato nell’insolita posizione, per lui, di essere accusato di voler governare diffondendo paura, invece che speranza.
Con il discorso di ieri notte, e con il bilancio fiscale del 2010 che presenterà oggi, Obama ha deciso di ripartire con toni e retorica a lui più consuete, anche perché finora le sue prime mosse non sono state in grado di dare fiducia ai mercati, alle Borse, al paese. Le critiche al suo operato sono bipartisan, arrivano da destra come da sinistra. Politici ed economisti conservatori sostengono che le sue ricette siano di stampo pseudo-socialista e, quel che più conta, dimostrano di essere inefficaci. E’ la tesi, per esempio, del trentasettenne governatore della Louisiana Bobby Jindal, che ieri sera ha parlato in televisione, subito dopo il presidente, proponendo il blocco della spesa pubblica al livello dello scorso anno, nessun aumento fiscale e nessun taglio alle spese militari. I liberal, a cominciare dal premio Nobel per l’Economia Paul Krugman, spiegano che, al contrario, Obama è troppo timido nell’intervenire e che ha fatto troppe concessioni ai repubblicani nel tentativo di voler essere a tutti costi bipartisan, peraltro riuscendo a convincerne soltanto tre. Obama continua ad avere un grande consenso popolare, tra il 62 e il 68 per cento, ancora molto alto, ma in sostanziale calo rispetto a poco tempo fa. ...continua

BANCHE, STATO E BANDITI

In Europa, ed anche da noi, si parla di nazionalizzazione delle banche come se fosse una soluzione, e non una tragedia. E’ vero che una crisi del credito porta con sé il crollo dell’economia, ed è quindi giusto intervenire, ma se salvando le banche si salva il sistema relazionale e di potere del recente passato, con i suoi mostruosi conflitti d’interesse, si finisce con il darsi la zappa sui piedi.Gli approcci ideologici sono sempre sbagliati, sia che pendano dal lato socialista, con l’idea che i soldi pubblici sono sempre più equi e solidali di quelli privati, sia che si spertichino da quella liberista, con la fisima che il soldo pubblico è sempre deviante e corrotto. Sarebbe come dividere gli automobilisti in seguaci del freno e passionari dell’acceleratore, con il risultato che i primi stanno fermi ed i secondi si schiantano. Il fatto è che se gli stati prendono le banche ottengono due effetti negativi: accrescono il debito pubblico, che nel caso italiano è già patologico, e drenano risparmio sia per onorarlo che gestendo la banca. La spesa sarà sempre più statale, e non sta scritto da nessuna parte che gli azionisti pubblici saranno migliori dei privati. Il cielo ci salvi da una maxi Cassa per il Mezzogiorno. Neanche è detto che i soldi messi nelle banche finiscano al mercato, perché se non si cambiano i dirigenti questi ultimi tenderanno a salvare se stessi, prestando soldi più a chi non sa restituirli, minacciando la solidità della banca e svelando la poca saggezza di chi li concesse, che a chi li mette a produrre. Un premio ai peggiori, insomma, ed a spese della collettività.
Il mondo è cresciuto alla grande ...continua

PIAGNISTEI ITALIANI

Lo United asfalta l'Inter a San Siro, con una prova mostruosa che ha l'unica pecca di non aver concretizzato con almeno una segnatura l'enorme mole di pressing, corsa, tattica e tecnica messa in campo nei primi quaratacinque minuti di gara.
Nonostante questo, dall'Italia, le voci sono contrastanti:
Mourinho: "Arbitro contro, è stato fantastico; ha tutelato la squadra ospite. Ma sono sicuro che all’Old Trafford non troveremo un direttore di gara altrettanto bravo..."... ascolta l'audio
Sir Alex Ferguson la pensa diversamente ....ascolta l'audio
...e non solo lui ... as & sun

martedì 24 febbraio 2009

PREPARATIVI DI LANCIO

La Corea del Nord ha dichiarato oggi di preparare il lancio di un satellite in quello che secondo gli esperti sarà un test per i suoi missili a più lungo raggio. L'annuncio, che ha avuto un impatto sui mercati finanziari della Corea del Sud, arriva dopo settimane di minacce da Pyongyang a Seoul e segnali di un possibile conflitto.
Alcuni esperti sostengono che Pyongyang stia usando questa strategia per fare pressione sul governo degli Stati Uniti e sui suoi alleati nella regione, la Corea del Sud e il Giappone, e indurli ad ammorbidire le dure politiche contro la Corea del Nord. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, in visita in Asia la settimana scorsa, ha esortato la Corea del Nord a non fare mosse provocatorie.

GEORGE W. OBAMA

A mettere in fila le ultime tre o quattro notizie americane sul fronte della sicurezza nazionale e della lotta al terrorismo, si potrebbe cominciare a chiamare il nuovo presidente degli Stati Uniti, quello del cambiamento, della speranza e dello “yes, we can”, con il più appropriato nome di “George W. Obama”. Il nuovo Pentagono di Obama ha consegnato alla Casa Bianca un rapporto richiesto al secondo giorno di presidenza dai contenuti scioccanti per i sostenitori della crudeltà, della malvagità e della violazione delle leggi internazionali del duo Bush-Cheney: i detenuti di Guantanamo, dice il rapporto dell’Amministrazione Obama, sono trattati bene e in linea con le disposizioni della Convenzione di Ginevra. Sì, avete letto bene: per gli obamiani, finita la retorica della campagna elettorale, Guantanamo non è più un lager, non è più una vergogna internazionale, non è il luogo dove si tortura la gente, ma un carcere speciale che tratta bene i prigionieri e perfettamente in regola con le norme della convenzione di Ginevra. La notizia è stata pubblicata sulle prime pagine di tutti i grandi giornali americani, aprendo il dibattito su molti blog sul perché, a questo punto, Obama voglia ugualmente chiudere il carcere di Guantanamo (tra un anno, mica subito). Tanto più che la seconda notizia del fine settimana obamiano è questa ...continua

OBAMA FINDS THE BUSH CENTER

Secondo Jonah Goldberg (Los Angeles Times), e non solo, Obama è straordinariamente come il suo predecessore su una serie di questioni.
E' ancora presto, ma penso che stiamo vedendo con Obama quello che è successo con Bush...

FRANCESCHINI E LA COSTITUZIONE

Tutto, o quasi, depone contro Franceschini. Per sua mano, ed è caso più unico che raro, il governo ombra è stato sciolto prima di quello ufficiale. Esaurire idee e proposte stando all’opposizione è un risultato che richiede stoffa. Arriva alla segreteria dopo le dimissioni del predecessore, che, però, era stato plebiscitato da primarie farsa. Ha urlato che Berlusconi non vuole governare, ma comandare, poi ha aggiunto che deciderà tutto da solo e senza sentire nessuno, assumendo il comando insindacabile del Pd. O non ha letto in anticipo il discorso che gli hanno scritto, o gli difetta il senso dell’umorismo. Veltroni cominciò rifiutando la demonizzazione dell’avversario, definendo il proprio un partito a vocazione maggioritaria. Franceschini sembra il capo di una corrente a vocazione settaria. E’ andato a Ferrara, per giurare sulla Costituzione portata dal babbo, ex partigiano. Qualcuno lo informi che i privati cittadini, quali sono i segretari di partito, non giurano, e se la Costituzione è degradata a bandiera di parte le si rende un pessimo servizio.
A Veltroni feci un’apertura di credito ...continua

lunedì 23 febbraio 2009

TRIONFO AL VIAREGGIO

Trionfo Juve nella finalissima del torneo di Viareggio. I baby-bianconeri si aggiudicano il trofeo grazie al successo per 4-1 sulla Sampdoria. Vittoria meritata per una Juve che ha dominato per lunghi tratti la partita. Agevolata dal vantaggio arrivato su autorete, la squadra di Maddaloni è stata brava a imporre da subito il proprio ritmo alla gara. Il raddoppio è arrivato con il 'mobilissimo' Immobile, a sancire la superiroità bianconera. In avvio di ripresa è arrivato il sigillo di Daud, al suo ottavo gol personale che lo conferma in vetta alla classifica cannonieri. La Samp ha avuto il merito di reagire, ma ha trovato di fronte un ottimo Pinnsoglio. I blucerchiati nel finale hanno accorciato le distanze con Di Leva (punizione deviata da Daud), ma poi è arrivato il colpo di grazia con la doppietta di Immobile per la festa della Juve.
Questo il tabellino della partita:
Juventus batte Sampdoria 4-1 (2-0).
Juventus (4-2-3-1): Pinsoglio, Duravia (34' st Mirarchi), Ariaudo, De Paola, D'Elia, Marrone, Castiglia, Esposito (26' st Rossi), Giovinco (17' st Ekdal), Daud, Immobile. (Piccolo, Bamba, Alcibiade, Toukam, Pirrotta, Libertazzi). All. Maddaloni.
Sampdoria (3-5-2): Fiorillo, Patacchiola, Perazzo, Regini, Grieco, Muratore, Soriano, Mustacchio (14' st Zamblera), Pondaco (32' st Di Leva), Marilungo (26' st Lamorte), Ferrari. (Negretti, Leto, Zingani, Campanella, Donati, Carofiglio). All. Pea.
Arbitro: Rocchi di Firenze.
Reti: nel pt 13' autorete Perazzo, 38' Immobile; nel st 3' Daud, 42' Di Leva, 47' Immobile.
Angoli 9-7 per la Juventus
Ammoniti: Giovinco e Immobile per gioco scorretto.
Spettatori: 5.100

US ‘OPEN’ TO RAISING STAKE IN CITI

Il governo Usa ha ammesso di essere aperto all'ipotesi di una «parziale nazionalizzazione» del colosso finanziario Citigroup. Un portavoce del Tesoro, secondo quanto riferisce il Financial Times, «è aperto a considerare la richiesta» di trasformare in azioni ordinarie le azioni privilegiate attualmente detenute dall'amministrazione di Washington. Il portavoce del Tesoro spiega che il nuovo piano di stabilizzazione finanziaria del sistema finanziario, varata due settimane fa dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner, prevede la possibilità di trasformare in azioni ordinarie le azioni privilegiate attualmente detenute dal Tesoro Usa.
WASHINGTON — The Obama administration put the nation’s biggest banks on notice Monday that the government could become their biggest shareholder if regulators decide they are not strong enough to weather a deeper-than-expected downturn in the economy.

PERCHE' SANREMO E' SANREMO/ SINCERITA'



La cinquantanovesima edizione del Festival della Canzone italiana di Sanremo si è conclusa con la vittoria di Arisa nella categoria "Nuove Proposte", e con la vittoria nella sezione "Big" di Marco Carta con il brano "La forza è mia".
Ma il vero trionfatore della kermesse festivaliera è stato Paolo Bonolis, che, dati alla mano, ha battuto... se stesso.
Il Festival di quest'anno ha fatto ascolti televisivi notevoli e oltre ogni aspettativa su Raiuno, realizzando il secondo miglior risultato dal 2003 ad oggi. Il secondo, superato solo dal dato del 2005, e guarda caso il conduttore era appunto Bonolis. Un risultato quindi di grande rilevanza per il conduttore, che si è confermato - numeri alla mano - vincente negli ultimi anni nella sfida degli ascolti di un evento televisivo come lo è il Festival.
"E' stato davvero difficile, e' stato un lavoro da farmacista...", ha commentato Paolo Bonolis che ha definito il compito di direttore artistico ed anche di conduttore del Festival di Sanremo che si è concluso sabato.
Si trattava - ha spiegato - di dosare tutto e bene, e la difficoltà stava proprio in questo, di qui "il lavoro da farmacista" per cercare di "usare tutte le potenzialità per esaltare la musica". Bonolis si è detto "strafelice" e "mi sono divertito", sottolineando comunque che "è stato difficile calibrare questo Festival: è un evento che va in televisione e come tale ha come mezzo di racconto il mezzo televisivo, e questo è più importante". E in definitiva, "devo dire francamente che della gara non me ne frega niente, mi interessava invece il meccanismo. E' stata quindi una vittoria complessiva, del gruppo, ha vinto la musica". Marco Carta, nato nella trasmissione "Amici" di Maria De Filippi, ha ottenuto il 57,62 per cento dei voti espressi con televoto, che era poi l'unico metodo di votazione per la finale, mentre a Povia, classificatosi secondo, è andato il 25,27 per cento e a Sal Da Vinci, terzo classificato, il 17,11 per cento. La gran parte dei voti è arrivata dai giovanissimi: stando alle rilevazioni della società specializzata cui la Rai e Rai Trade hanno fatto riferimento, l'80 per cento degli 800mila che si sono pronunciati aveva un'età tra i 12 e i 20 anni. Nella giornata post-festival c'e' spazio anche per una velata polemica tra Bonolis e Baudo. "No, non ho ricevuto alcun invito a partecipare a 'Domenica In'", ha detto Paolo Bonolis rispondendo in conferenza stampa alla domanda se ad esempio avesse avuto da Pippo Baudo, per il quale nei giorni scorsi aveva avuto parole di grande stima, un invito a partecipare alla trasmissione, oggi dominata dai risultati del Festival. "Ho con me una bambina piccola e quindi devo tornare a casa", ha concluso seccamente sull'argomento Bonolis.
A prescindere dalle polemiche "interne" tra addetti ai lavori - che fanno comunque parte del mondo dello spettacolo e delle sue regole - quello che si è potuto vedere - e soprattutto non vedere - attraverso gli schermi televisivi è stata la quasi totale assenza dei prodotti primari liguri; in particolar modo dei fiori.
Riccardo Giordano, Presidente dell'UcFlor-Mercato dei Fiori di Sanremo, non ha mancato di far notare attraverso le agenzie di stampa la propria delusione. ''Prendiamo atto che il Festival da oggi non è più per noi uno strumento per la promozione della produzione floricola di Sanremo e della Riviera dei Fiori - prosegue Giordano - e non possiamo che trovare strano l'atteggiamento delle istituzioni locali che decidono di non tutelare la presenza dei fiori della Riviera in un potenziale palcoscenico di grande interesse quale dovrebbe essere il Festival".
"In una città e in una provincia che hanno ancora oggi oltre 20 mila addetti e 6.000 aziende impegnate quotidianemnte nel comparto floricolo - stiamo parlando della prima attività economica della provincia di Imperia - è inutile per noi continuare ad investire e profondere energie nei confronti di questa manifestazione''.
Parole durissime quelle usate da Riccardo Giordano, che ha aggiunto: ''Nel momento in cui la Rai, quando vuole non ha alcun problema a promuovere altri territori inventando, promuovendo e trasmettendo fiction costose non si riesce a comprendere come possa essere così difficile utilizzare i bouquet Sanremo per fare un gesto di dono, di offerta, di premiazione. E' evidente che si tratta di cattiva volontà!''.
Non voglio criticare la manifestazione in sè, riuscita e ben confezionata, ma evidenziare come, in questo Paese, si perdano sempre delle ottime opportunità per valorizzare, in un contesto internazionale, i prodotti tipici locali. Daltronde Sanremo è la Città dei Fiori, capitale della Riviera dei Fiori e non la Città della Musica, capitale della Riviera della Musica.
Con tutta "Sincerità" e come se a Montalcino si promuovesse il Cinema e non il Brunello ...un'elemento imprescindibile, proprio come la canzone di Arisa.

LA NOTTE DEGLI OSCAR

Di seguito è riportato l'elenco completo dei vincitori del premio Oscar

Motion Picture: "Slumdog Millionaire."
Actor: Sean Penn, "Milk."
Actress: Kate Winslet, "The Reader."
Supporting Actor: Heath Ledger, "The Dark Knight."
Supporting Actress: Penelope Cruz, "Vicky Cristina Barcelona."
Director: Danny Boyle, "Slumdog Millionaire."
Foreign Film: "Departures," Japan.
Adapted Screenplay: Simon Beaufoy, "Slumdog Millionaire."
Original Screenplay: Dustin Lance Black, "Milk."
Animated Feature Film: "WALL-E."
Art Direction: "The Curious Case of Benjamin Button."
Cinematography: "Slumdog Millionaire."
Sound Mixing: "Slumdog Millionaire."
Sound Editing: "The Dark Knight."
Original Score: "Slumdog Millionaire," A.R. Rahman.
Original Song: "Jai Ho" from "Slumdog Millionaire," A.R. Rahman and Gulzar.
Costume: "The Duchess."
Documentary Feature: "Man on Wire."
Documentary (short subject): "Smile Pinki."
Film Editing: "Slumdog Millionaire."
Makeup: "The Curious Case of Benjamin Button."
Animated Short Film: "La Maison en Petits Cubes."
Live Action Short Film: "Spielzeugland (Toyland)."
Visual Effects: "The Curious Case of Benjamin Button."

domenica 22 febbraio 2009

L'IDEA DEI VIGILANTES E' BUONA. DI SBAGLIATO C'E' SOLO IL NOME.

E se la rosa non si chiamasse rosa, sarebbe forse meno odorosa? È il dilemma che Shakespeare consegna agli amanti veronesi, che finirono morti. E se le ronde non si chiamassero ronde? se mandare in carcere gli stuprato fosse normale e non il frutto di un decreto? Se al Quirinale la smettessero di usare a sproposito la Costituzione? In questi casi si eviterebbero tante polemiche oziose e pericolose. Il decreto sicurezza, varato dal governo, non mi convince e non mi entusiasma. Sul conto degli stupratori ho già scritto, e l’unica novità sarà qualche mese di carcere in più per dei presunti innocenti, mentre che chi uccide vada all’ergastolo dovrebbe essere scontato, ma siccome la giustizia ha da molto tempo dimenticato se stessa, e siccome il potere politico non è in grado di porre rimedio (vero), si procede per proclami. E veniamo alle ronde: non comportano alcun pericolo democratico, perché non sono nulla di nuovo. Ero imberbe quando occupavamo, con comitati di genitori, la palestra di una scuola, dove si esercitava lo spaccio di droga. Ho partecipato a centinaia d’assemblee e proteste popolari per chiedere che vie e piazze non siano il libero mercato della morte. Leggo di comitati spontanei contro la prostituzione di strada, che rende invivibile la situazione di chi abita in quelle zone. Se vedo una banda di bulli sfondare una vetrina, se assisto ad uno scippo, chiamo la polizia. Scusate, dov’è la novità? Rispondono: ora possono organizzarsi. Sono decenni, che si organizzano. Non mi pare ci sia di più, quindi manca sia il pericolo che l’innovazione. ...continua

RAGIONEVOLISSIMO DUBBIO

Di Don Abbondio ne vedo parecchi, ma noi, come Renzo, non abbocchiamo al latinorum della viltà e dell’inconcludenza. C’è chi si lamenta per il tentativo di reintrodurre nella legge quel che fu giudicato incostituzionale. Attenti, il tema non riguarda gli addetti ai lavori e serve a mettere in evidenza l’urgenza di riforme vere, profonde, della giustizia.
Con una legge del 2006 (la 46), si stabilì che: “il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio”. La riconoscete? È la formula che avete sentito nei film americani, quella che il giudice raccomanda alla giuria. Solo che da noi ne è venuta fuori una comica, alla Nando Moriconi (il Sordi di “Un americano a Roma”). Difatti, se un cittadino è assolto in primo grado la procura può chiedere un secondo giudizio, d’appello. Ora ditemi, voi che non vi fate fregare da quelli che fanno finta d’essere dotti, come può il giudice di secondo grado condannare “al di là di ogni ragionevole dubbio”, se i colleghi di primo grado, esaminando la stessa persona e gli stessi fatti, hanno assolto? ...continua

sabato 21 febbraio 2009

NUOVA REGOLA: VALE TUTTO!

BOLOGNA-INTER 1-2
57' Cambiasso (I), 79' Britos (B), 82' Balotelli (I)
...dopo il vantaggio di Cambiasso servito da Adriano (e da un altro colpo con il braccio che farà discutere...)
Il gol di Cambiasso nasce da un calcio piazzato, battuto da Maicon, sul quale Adriano si esibisce per la seconda volta in 6 giorni nel "fortuito" colpo testa-braccio. Giudicato, come chiede Collina e conferma il giudice sportivo Tosel (nei casi che interessano gli indossatori di scudetti altrui), non volontario.

PERCHE' SANREMO E' SANREMO/11

...ultima serata,
si fanno le valige e si torna a casa...
...aspettando il vincitore della 59à edizione.

PERCHE' SANREMO E' SANREMO/10

È ancora boom di ascolti per il festival di Paolo Bonolis con 12,5 milioni di telespettatori. Ieri, la quarta puntata del festival è stata seguita nella prima parte da 12 milioni 502 mila con il 43,24% di share. La forte concorrenza dei Cesaroni su Canale 5, che l’anno scorso furono protagonisti di un testa a testa con i superospiti italiani di Pippo Baudo, ieri ha ottenuto 5 milioni 615 mila con il 20,77% di share. La seconda parte della festival di Bonolis ha avuto 8 milioni 118 mila con il 55,13% di share. La media ponderata della serata dedicata ai duetti, a Hefner e alle conigliette di PlayBoy è stata di 10 milioni 218 mila spettatori con il 47,47% di share. Picco di 15 milioni 102 mila alle 21.38 e di share all’1.08, quando Bonolis ha annunciato la vincitrice delle nuove proposte, con il 67,36% di share. RaiUno è leader della prima serata con il 37,92% di share contro il 22,35% di Canale 5.

ET VOILA'

Un rapporto del Pentagono, ordinato dal presidente Obama (ripeto: ordinato dal presidente Obama, quello di Yes, we can, proprio lui), ha svelato che il trattamento dei detenuti di Guantanamo rispetta i requisiti della Convenzione di Ginevra. Oh, yes. Camillo sospende le pubblicazioni a oltranza, causa crepapelle. Questo post verrà ripetuto ogni giorno.

GOVERNO ED OPPOSIZIONE

La politica che parla di se stessa è noiosissima. Credo che per molti Veltroni non sia mai stato un problema e, comunque, lo considerano già archiviato. Non hanno torto. Ci torno solo perché c’è una cosa, falsa, che sento ripetere: per governare bene è meglio ci sia una buona opposizione. No, l’opposizione, bella o brutta, non serve affatto a governare. Anzi.
A lungo i laburisti sono stati allo sbando e non hanno avuto nulla d’interessante da dire, dopo la vittoria della signora Thatcher, la stessa cosa capitò ai conservatori, durante la lunga stagione di Blair. I socialdemocratici tedeschi hanno balbettato per molti anni, mentre governava Khol. Nei dinamici e multipolari Stati Uniti l’opposizione democratica fu annegata dalle iniziative di Regan, ed i repubblicani andarono allo sbando, durante il primo mandato di Clinton. E così via, si può continuare negli esempi. Avere gente di buona qualità, in maggioranza ed in minoranza, è una bella cosa, ma governare è un dovere di chi vince, senza bisogno di dialogare o fare sponda con l’opposizione. A meno che …continua

PERCHE' SANREMO E' SANREMO/9

ha vinto Arisa...

nella categoria nuove proposte, con Sincerità

venerdì 20 febbraio 2009

DATEGLI ANCHE IL TELEGATTO

La squalifica non è arrivata, perché si è ritenuto che un dubbio, anche se residuale, è incompatibile con l’affermazione di responsabilità disciplinare per condotta gravemente antisportiva.
Nella sentenza si legge: “…il colpo di testa (più esattamente, si è trattato di un impatto di lieve entità tra il capo del calciatore ed il pallone in parabola discendente) imprimeva al pallone una traiettoria verso il basso che subiva un’evidente, rilevante e decisiva deviazione verso la porta avversaria dal contatto con l’avambraccio destro dell’attaccante proteso in avanti.” Ma secondo l’arbitro Rosetti - come successivamente precisato nel fax delle ore 12.47 del 16 febbraio 2009 inviato al Giudice Sportivo - non avendo avuto assolutamente la certezza che il calciatore avesse colpito il pallone volontariamente con il braccio, e non avendo avuto la percezione che lo stesso gesto fosse finalizzato ad un comportamento antisportivo, la segnatura è stata ritenuta valida. The show must go on.
Lunedì 27 ottobre le cose andarono in maniera completamente diversa. “…nell’esclusione di ogni ragionevole dubbio, il gesto compiuto da Gilardino, per la sua peculiare dinamica, sia stato volontario, intenzionale e non determinato né condizionato dalla condotta tenuta dal Dellafiore negli attimi antecedenti. Il gesto dell’attaccante viola rientra quindi nella "condotta gravemente antisportiva" ed è quindi ammesso l’uso della prova televisiva e la conseguente squalifica di due giornate”. Lo stesso Giudice Sportivo, Gianpaolo Tosel, ha ritenuto - in due circostanze sì diverse, ma dallo stesso identico risultato finale: la segnatura di una rete – di colpire con una squalifica l’attaccante azzurro Alberto Gilardino, e di non adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del calciatore Leite Ribeiro Adriano.
Non a caso la mancata squalifica di Adriano in seguito al colpo di mano, con cui il brasiliano ha segnato nel derby, non pone fine alle polemiche, anzi ne apre altre, stavolta innescate – a ragione - dai tifosi della Fiorentina, che si lamentano per la diversa valutazione data mesi fa ad un analogo gesto di Alberto Gilardino, che - dopo aver fatto goal al Palermo - si beccò due giornate di stop mediante l'utilizzo della prova televisiva.
Nel silenzio della società viola, che ha preferito non rilasciare dichiarazioni ufficiali, ci pensa Stefano Sartoni, leader della “Curva Fiesole”, ad esprimere lo stato d'animo del popolo gigliato: "Nel calcio italiano ci sono due pesi e due misure".
In questo nuovo “calcio pulito” ci hanno “insegnato” che: braccio aderente (o comunque vicino) al corpo = involontario; braccio largo = volontario. Le immagini le abbiamo viste tutti, compreso il Giudice Sportivo. Eppure nessuna squalifica, anche dopo la dichiarazione, inequivocabile, del patron degli indossatori di scudetti altrui: “Il gol di Adriano con l'aiuto del braccio una semplice “svista” che può capitare, sicuramente non certo un favore”.
Qui non si tratta di favoritismi o di sviste, ma di applicare una semplice regola. Se al tempo ci si domandò in base a quali criteri una prova televisiva, caratterizzata da un giudizio soggettivo, potesse condannare una presunta volontarietà di un gesto, oggi ci continuiamo a domandare in base a quale criterio la stessa prova televisiva è stata, caratterizzata sempre da un giudizio soggettivo, valutata in maniera diametralmente opposta.
Giovanni Giolitti, considerato uno dei pochi statisti della storia dell'Italia contemporanea, tanto da dare il nome all'età giolittiana, disse: “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”.
Ma in questo calcio del dopo “Farsopoli” oramai non si fa più caso a nulla, l'importante è sapere che oggi gli arbitri sbagliano in buona fede, tanto poi ci pensa la giustizia sportiva, tra un dubbio ragionevole ed uno residuale, a metterci delle perplessità.
E allora cancellate da noi, fluttuanti e scettici, ogni sorta di titubanza. Alla prossima edizione dei premi televisivi invitate Adriano, vestitelo a dovere per l’evento e, in un tripudio di applausi e riconoscimenti, consegnategli il “Telegatto”.
Rigorosamente nella categoria “miglior prova tv”.

IRAN HOLDS ENOUGH URANIUM FOR BOMB

L’Iran ha sufficiente uranio arricchito per costruire una bomba nucleare. La notizia, riportata dal sito del Financial Times, arriva dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite, che ha appurato che la repubblica islamica ha prodotto più materiale nucleare di quanto previsto nei mesi scorsi dagli esperti internazionali.
Teheran avrebbe oggi, secondo i tecnici dell’Onu, oltre una tonnellata di uranio depositato negli impianti di Natanz. Una quantità sufficiente ad ottenere i 20 chilogrammi di materiale da fissione considerati sufficienti a produrre un ordigno atomico. Secondo l’ultimo rapporto dell’Onu sul nucleare iraniano, diffuso a metà novembre, la quantità di uranio adatto alla fissione nucleare era di 839 chili. Nei mesi successivi Teheran ha prodotto altri 171 chilogrammi di uranio, oltre le previsioni dei tecnici dell’Aiea.
La notizia arriva proprio nei giorni in cui gli Stati Uniti aprono all’ipotesi di un dialogo diretto con l’Iran. Appena pochi giorni fa nella sua annuale udienza al Congresso il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Dennis Blair, aveva specificato che Washington non ha la certezza che il programma nucleare di Teheran stia effettivamente destinato all’uso militare. "Se l’Iran ha deciso di costruire un’arma atomica", ha detto invece il responsabile dell’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale, David Albright, "sta entrando nell’era in cui può farlo velocemente".

KAMIKAZE IN PAKISTAN

A powerful explosion blamed by police on a suicide bomber killed more than 30 people and injured at least 50 on Friday in the Pakistani city of Dera Ismail Khan, according to residents and Pakistani television reports. ...continua

PERCHE' SANREMO E' SANREMO/8

...abbiamo trovato i fiori,
naturalmente non all'Ariston

BILL CLINTON AD "ABC" NEWS

"Obama dovrebbe parlare al pubblico in modo più approfondito in tema di economia".
Former President Bill Clinton gives President Barack Obama an "A" grade for his first month in office, but tells ABC News that Obama needs to put on a more positive face when speaking to the American people about the economy and must keep pressure on Republicans who try to obstruct his plans. ...continua

PERCHE' SANREMO E' SANREMO/7

Bonolis funziona e fa funzionare il festival...
12,5 milioni di spettatori nella prima parte, 44% di share.
Stasera le conigliette...
...sempre senza i fiori.

giovedì 19 febbraio 2009

PERCHE' SANREMO E' SANREMO/6

...terza serata,
ancora senza i fiori...
andiamo avanti

PER UNA NUOVA SINISTRA

La sinistra ha un grande futuro, se la pianta d’essere un avanzo del passato. Quando Veltroni fu portato alla segreteria del partito democratico, scrissi che era l’ultimo comunista incaricato di salvare il salvabile di una storia vergognosa. Missione fallita, e, del resto, impossibile. Si è dimesso usando le parole di un film di Moretti (molto bello). Solo che le pronunciava un prete, davanti ad una torta. Quelle parole sono la cifra di una cultura, direi dell’antropologia di una classe dirigente viziata ed impreparata, mantenuta e non coltivata. Pensateci: continuano a ripetere di volere rappresentare i lavoratori, ma loro non hanno lavorato un solo giorno della vita, sono nati, cresciuti, pasciuti ed andati in pensione (perché sono già pensionati) a spese degli altri. Nella storia del comunismo italiano c’è anche la passione di tanta brava gente, di molti che hanno veramente creduto fosse la formula del bene e del giusto, del riscatto del lavoro, dell’aspirazione ad un’internazionale di pace. Chi li capeggiava era corrotto fino al midollo, e non solo perché prendeva soldi frutto di tangenti (anche), ma perché sapeva quanto questo fosse falso. La sinistra ha provato a traghettare quel “popolo” in una terra nuova, dove il passato diveniva bello e rimpianto, mentre il presente si legittima sperando di mandare in galera quelli dell’altro fronte, accusandoli d’immoralità. Roba da psichiatria. ...continua

MUTUI CASA

"Tutti noi stiamo pagando un prezzo per questa crisi dei mutui-casa".
The housing plan unveiled by President Obama on Wednesday goes further than any previous effort to break the vicious cycle of declining home values, rising mortgage defaults and frozen credit that triggered the country's worst recession since the 1930s.

"SU ALCUNI PUNTI LA GUERRA AL TERRORISMO DI OBAMA...

...potrebbe somigliare a quella di Bush”, titola il New York Times
Milano. “Per un presidente non c’è compito più solenne della decisione di inviare le forze armate in zone poco sicure. Lo faccio oggi – ha scritto Barack Obama in un comunicato – consapevole che la situazione in Afghanistan e in Pakistan richiede un’attenzione urgente e un’azione veloce”. A poco meno di un mese dall’insediamento alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non solo non ha ritirato nemmeno un soldato dall’Iraq, dove sembra costretto dalla situazione sul campo e dai consigli dei generali a rispettare il patto di ritiro concordato siglato da George W. Bush e dal governo di Baghdad, ma ha già deciso di inviare nuove truppe in Afghanistan sulla base di una strategia politico-militare ancora da elaborare nei suoi dettagli.
Obama ha aumentato del cinquanta per cento il numero dei soldati americani impegnati in Afghanistan, che ai tempi di George W. Bush era di trentamila, poi negli ultimi mesi portati a trentaseimila, e che il nuovo presidente democratico ha deciso di aumentare di diciassettemila unità. I primi ottomila arriveranno nelle prossime settimane, altri quattromila saranno operativi in estate assieme ai cinquemila di sostegno. Obama ha accettato di seguire l’indicazione del segretario al Pentagono Bob Gates, dopo la richiesta del generale David McKiernan risalente a parecchi mesi fa che ne richiedeva trentamila. La Casa Bianca sta valutando una nuova strategia sull’Afghanistan con obiettivi e priorità della nuova missione magari diversi rispetto al passato. I consiglieri di Obama stanno studiando l’efficacia del “mini surge” da tremila soldati già effettuato in una provincia vicino Kabul e potrebbero suggerire al presidente di concentrare le attività militari americane sull’azione antiterrorismo, lasciando le operazioni di nation building alle forze della Nato. L’idea che circola, non ancora confermata, è che l’America di Obama potrebbe essere meno interessata al futuro democratico dell’Afghanistan e più impegnata alla nascita di un governo forte, stabile e capace di lottare contro al Qaida. ...continua

LA MANO DI ADRIANO E LA FACCIA TOSTA DI MORATTI

Se Moratti avesse un po’ più di considerazione verso gli altri, certamente non guasterebbe. Ma l’uomo è quello che è. Si sente superiore e non perde occasione di ribadirlo. Però una cosa l’ha ammessa e non è poco se succede dalle parti di via Durini. Con la formula del dubbio, che nel caso è chiaramente pleonastica, il patron nerazzurro, riferendosi alla rocambolesca vittoria nel derby favorita da un gol di mano di Adriano, ha detto che “può darsi che il tocco sia stato determinante”, ma ha aggiunto, e qui è la sua carica di superiorità, che “la squadra era sicura e determinata e avremmo vinto comunque”. Chi glielo assicura, Moratti non lo dice, ma forse è perché non c’è la controprova, e il Milan che potrebbe tranquillamente essere di parere opposto, non può dimostrarlo. Di più, per chi parla di favori arbitrali nei confronti dell’Inter, Moratti trova la comoda spiegazione che “una svista può capitare” e, non contento, sottolinea che fino alla scorsa settimana era l’Inter a trovare episodi sfavorevoli. Di sicuro, una cosa strana è che l’Inter non ha subito neanche un rigore, ma di questo non si sono accorti né Moratti né Mourinho, perché entrambi vedono solo ciò che gli conviene. Ora, intendiamoci, è dall’inizio dell’anno che dico che sarà l’Inter a vincere, però è il come si vince che non mi convince (chiedo scusa per il gioco di parole). Quel gol di mano di Adriano (mano o braccio non fa differenza) è stato un colpo micidiale ad un Milan già tormentato da assenze pesantissime (un Kakà non lo si può regalare a nessuno) ed è strano che Rosetti, fresco assegnatario del titolo di arbitro migliore del mondo, inciampi in un infortunio del genere. E mi sono sembrate solamente stucchevoli le questioni sulla volontarietà o meno del fallo. Il caso è chiarissimo: senza la spinta del braccio o della mano la palla non sarebbe finita in rete. Poi Rosetti ne ha combinato altre, una anche a favore del Milan su un secondo giallo graziato ad Ambrosini, ma più determinante è stata la mancata concessione del rigore su una cintura di Chivu ai danni di Inzaghi. ...continua

UNA "PROTEZIONE CIVILE" CONTRO LA FINANZA TOSSICA

Il Summit del G7 di Roma ha purtroppo partorito un topolino. Infatti, al di là delle frasi di rito e di qualche buona intenzione, i governi hanno evitato di “sporcarsi le mani” con i titoli tossici della finanza speculativa come avevano invece domandato con un certo coraggio e lungimiranza alcuni, ancora troppo pochi, uomini di governo. La crisi è prima di tutto finanziaria e poi, di conseguenza, dell’economia reale.
I pacchetti di stimoli economici finora decisi dai vari governi servono e possono attenuare gli effetti devastanti sull’occupazione e sulle attività produttive, ma non possono risolvere la crisi della finanza.
Qualche giorno prima a Bruxelles la riunione dell’Ecofin era stata un esempio di mancanza di iniziative e di decisioni. Mancanze che rischiano di seppellirci sotto le macerie delle banche in crisi. La questione centrale verteva sui titoli tossici e su come trattarli. Una bad bank in ogni paese? Una bad bank per ogni banca? Una bad bank per più banche aggregate? Un’assicurazione statale per i titoli tossici? Una combinazione di tutto questo? ...continua

EUROPA IN RIBASSO

Dopo il taglio delle stime sulla crescita Usa per il 2009, contenuto nei verbali dell'ultima riunione del Fomc della Federal Reserve e resi noti nella serata di mercoledì, gli indici di Wall Street sono virati in rosso, per chiudere pressoché invariati.
Il Dow Jones segna +0,04% a 7.555,63 punti, il Nasdaq arretra dello 0,18% a 1.467,97 punti, mentre lo S&P 500 scende dello 0,10% a 788, 44 punti.Le Borse europee hanno chiuso la seduta in negativo: Parigi ha perso lo 0,04%, Francoforte lo 0,28% e Londra lo 0,58 per cento. A Milano il Mibtel ha lasciato sul terreno lo 0,73% mentre l'S&P/Mib ha perso lo 0,87 per cento.
A Piazza Affari in controtendenza Ubi Banca che ha guadagnato il 4,7% ed è stato il miglior titolo del listino principale. Il gruppo, in una nota, ha fatto sapere che sta valutando il pagamento del dividendo in contanti. L'istituto «conferma un profilo di rischio di mercato molto prudente» e afferma che «non sono emerse nell'ultimo trimestre posizioni aggiuntive di rischio oltre a quelle già ampiamente e dettagliatamente comunicate (Lehman e Madoff)». Ubi Banca ha poi ricordato di non aver esposizioni in Est Europa. Le agenzie di rating Moody's e Standard & Poor's hanno infatti lanciato un allarme sugli istituti di credito europei eccessivamente esposti in quest'area. In molti di questi paesi, istituzioni, aziende e privati cittadini hanno contratto debiti con banche occidentali (che garantivano tassi di interesse più bassi) che ora rischiano di non poter ripagare. Questi timori, rilanciati da esperti ed agenzie di rating, mettono sotto pressione le valute locali (come il fiorino ungherese, lo zloty polacco e la corona ceca). E ciò non fa altro che appesantire le rate (calcolate in euro) di chi ha contratto debiti, innescando un circolo vizioso.Non è un caso quindi che tra i titoli più colpiti a Piazza Affari ci sia Unicredit molto esposta in questi mercati. Il titolo ha ceduto il 6,5%. Intesa SanPaolo, al contrario, ha archiviato la seduta in rialzo. Ieri l'ad del gruppo ha auspicato un intervento della Ue per sostenere i paesi dell'Est Europa. Le vendite poi hanno continuato a colpire il titolo di Alleanza (-7,3%) dopo il tonfo della seduta precedente, soprattutto a causa del fatto che la controllante Generali (-2,23%) starebbe esaminando un possibile buy-out delle minorities. In rialzo invece Fiat.

PERCHE' SANREMO E' SANREMO/5

''Ci arrendiamo e prendiamo atto che non c'e' nessun interesse da parte di nessuno, ne' in Rai, fra i conduttori e i funzionari, ne' nell'amministrazione pubblica nei confronti della promozione dei fiori al Festival della Canzone''. E' questo l'affondo di Riccardo Giordano, Presidente dell'UcFlor-Mercato dei Fiori di Sanremo. ''Prendiamo atto che il Festival da oggi non e' piu' per noi uno strumento per la promozione della produzione floricola di Sanremo e della Riviera dei Fiori - prosegue Giordano - e non possiamo che trovare strano l'atteggiamento delle istituzioni locali che decidono di non tutelare la presenza dei fiori della Riviera in un potenziale palcoscenico di grande interesse quale dovrebbe essere il Festival. Questo in una citta' e in una provincia che hanno ancora oggi oltre 20 mila addetti e 6.000 aziende impegnate quotidianemnte nel comparto floricolo. Stiamo parlando della prima attivita' economica della provincia di Imperia. E' inutile per noi continuare ad investire e profondere energie nei confronti di questa manifestazione''. Sono durissime le parole di Riccardo Giordano: ''Se non si capisce che Sanremo e' la Citta' dei Fiori, capitale della Riviera dei Fiori e non la Citta' della Musica, capitale della Riviera della Musica, per quel che ci riguarda il capitolo e' chiuso. Il Festival non porta alla floricoltura la minima promozione. E poi, affermare che i fiori facciano parte della scenografia vista ieri sera e' un insulto alle 20 mila persone che ogni giorno lavorano nel comparto floricolo di questa provincia''. ''Nel momento in cui la Rai, quando vuole - continua Giordano - non ha alcun problema a promuovere altri territori inventando, promuovendo e trasmettendo fiction costose (ad esempio l'Umbria col Maresciallo Rocca piuttosto che la Sicilia con il Commissario Moltalbano, ma anche Distretti di Polizia e domani chissa' anche cosa d'altro) non si riesce a comprendere come possa essere cosi' difficile utilizzare i bouquet Sanremo per fare un gesto di dono, di offerta, di premiazione. E' evidente che si tratta di cattiva volonta'!''.