...il Rock lo preferisco corretto Blues

giovedì 30 aprile 2009

BENEDIZIONI OBAMIANE


Bancarotta pilotata per l'azienda Usa
Obama benedice l'intesa tra Fiat e Chrysler
La casa Bianca ha ufficializzato l'accordo tra Fiat e Chrysler. Le due case automobilistiche hanno trovato l'intesa e alle 18 in punto (ora italiana) il presidente Usa Barack Obama ha annunciato la firma. “Sono molto contento di affermare che l'intesa tra Fiat e Chrysler è stata raggiunta - ha detto - Con questa alleanza Chrysler avrà forti chance di successo. Oggi sono stati fatti i passi necessari per ridare a Chrysler una nuova vita”.
Insomma, superate le ultime difficoltà - compresa quella del negoziato con i creditori - il presidente degli Stati Uniti d'America ha dato il via alla fusione sciorinando dati e infondendo parole di speranza: "In questo modo salviamo 30mila posti di lavoro e molti altri nella filiera. E questa partnership sarà finanziata anche dal governo con 3-3,5 miliardi di dollari di aiuti. Ma ogni centesimo degli americani verrà restituito". Poi: "Questa è una chance non solo per sopravvivere, ma per prosperare nel mercato globale dell'auto. Grazie alla tecnologia Fiat che ci consentirà di produrre auto pulite". Nei dettagli la casa automoblistica americana farà ricorso a una “bancarotta chirurgica che durerà fra i 30 e i 60 giorni”...continua

PROMESSE MANTENUTE

Limitiamoci alla politica estera. Aver scelto Robert Gates come segretario alla Difesa, la Clinton come segretario di Stato, Holbrooke e Mitchell in posti chiave dell’amministrazione, era già stato un segnale che Obama si sarebbe mosso in continuità con Bush. Averlo fatto non gli è costato granché in termini di consenso, anzi.
In campagna elettorale, Obama aveva promesso che avrebbe ricucito gli strappi del suo predecessore con gli alleati europei. Ma le cose sono andate diversamente. Il presidente è sbarcato in Europa per cercare alleati sia nella gestione della crisi economica sia per il fronte afghano. Ma la Germania ha risposto picche quando Obama ha chiesto alla Mekel di incrementare il piano di stimolo tedesco all’economia; sia la Germania che la Francia hanno accolto con poca convinzione la richiesta americana di inviare nuovi rinforzi in Afghanistan (gli alleati europei continueranno ad essere presenti con poche truppe a Kabul, con missioni dai “caveat” limitati e per un breve periodo di tempo).
Prendiamo la Russia. In campagna elettorale, e dopo, Obama aveva promesso di “resettare” le relazioni diplomatiche con Mosca. Il patto doveva essere questo: gli Usa avrebbero rinunciato al sistema di difesa missilistico in Polonia ed Europa Orientale in cambio dell’aiuto della Russia per far arrivare le truppe americane in Afghanistan e nel contenimento del decollo nucleare iraniano. Il Cremlino ha rifiutato l’offerta mostrando a Obama che la Russia non ha alcuna intenzione di rinunciare alle sue pretese egemoniche nello spazio post-sovietico. Così Obama non potrà fare altro che riaffermare la politica di Bush, ovvero la libertà degli Usa di poter giocare diplomaticamente con i Paesi nell’orbita di Mosca. Il programma dello Scudo spaziale non tramonta, gli Usa non avranno l’aiuto di Mosca nella logistica nella guerra afgana, la Nato potrà continuare a estendersi in Europa Orientale.
Obama aveva promesso di non tenere un giorno di più del dovuto le truppe Usa in Iraq. Dopo la vittoria ha ridimensionato i tempi del ritiro ma, soprattutto, ha confermato la strategia di Petraeus prendendola come un modello da estendere anche in Afghanistan. Il presidente ha provato a tendere la mano al regime iraniano – facendo sapere che gli Usa erano pronti a discutere con Ahmadinejad senza precondizioni (a differenza di quanto fece Bush) – ma Teheran ha rifiutato l’offerta. Gli iraniani, che non sono degli stupidi, si rendono conto che quello americano è stato un semplice cambiamento di facciata mentre la politica estera degli Usa resta la stessa.
D’altra parte l’Iran è collegato a uno scenario più complesso in cui rientrano anche le altre potenze dell’area, il cosiddetto fronte dei paesi arabi “moderati”, le potenze sunnite preoccupate dall’espansionismo iraniano: la linea di credito offerta a Teheran ha spaventato l’Arabia Saudita e rafforzato la Siria nella sua posizione di mediatore tra l’Iran, Israele e gli Stati Uniti. Obama è consapevole di tutto questo e probabilmente si rende conto che, per tagliare il nodo di gordio iraniano, non è sufficiente la politica della Casa Bianca.
L’unica vera novità di questi cento giorni è stato il viaggio di Obama in Turchia. Oltre ad aver ceduto ad Ankara il comando della lotta alla pirateria, Obama spera che la Turchia possa servire a bilanciare la potenza iraniana, a proteggere gli interessi americani nel Caucaso, a stabilizzare l’Iraq, e ad aiutare gli Usa sia per quanto riguarda l’agenda siriana che quella afghana. Cento giorni all’insegna della continuità con una sola novità. Aspettiamo le prossime mosse del presidente.

CHIUSA UNA PORTA SE NE APRE UN'ALTRA

Facciamo un riassuntino tanto per capire. Le accuse: falso in bilancio dal 2001 al 2006, infedeltà patrimoniale, fatture false «per rappresentare una redditività superiore a quella effettiva». Si basano su 13 operazioni di mercato (Mutu, Maresca, Zidane per l’intermediazione di Zavaglia, Miccoli, Brighi, Criscito, Iachini, Beretta, Pederzoli, Volpe, Piccolo, Cingolani e Elyamany). Plus e minusvalenze, per l’accusa.
A novembre 2007, ad Antonio Giraudo, Luciano Moggi e Roberto Bettega (rispettivamente ex amministratore delegato, direttore generale e vicepresidente della Juventus periodo 1994-2006) furono emessi 3 avvisi di garanzia, in relazione all'inchiesta di "doping amministrativo", nata dopo gli accertamenti a tappeto della guardia di finanza su tutte le squadre di serie A.
Uno degli aspetti da chiarire furono le cosiddette plusvalenze realizzate sulla compravendita di calciatori. Indagine che non portò al rinvenimento di nulla di eclatante tanto da spingere il pm a chiedere a Cobolli Gigli di fare una denuncia di infedeltà patrimoniale per poter visionare tutti i bilanci dell'era Giraudo-Moggi.
Successivamente alla firma della querela, la società viene chiamata in causa come 'persona giuridica' e, in caso di riconoscimento di responsabilità, potrà essere condannata a una pena pecuniaria. L’Avvocato Zaccone, nel rispetto della tradizione post 2006, ha chiesto, nel corso dell'udienza preliminare, di patteggiare una pena pecunaria. Se il gup Cibinel la accoglierà, il club pagherà una pena che si aggirerà sui 70 mila euro (invece di 500 mila euro di sanzione).
Situazione imbarazzante: senza la firma della querela di parte rilasciata da Cobolli Gigli, il pm non avrebbe potuto procedere nelle indagini che, altrimenti, non sarebbero state possibili. A fronte della richiesta di patteggiamento della società, prosegue invece la battaglia dei tre imputanti. Ricordiamo inoltre che per la stessa ipotesi di reato, Inter, Milan, Roma e Lazio, non hanno subito conseguenze. Società che hanno usufruito del decreto salva calcio per poter spalmare le rispettive perdite su più esercizi che le salvò da una brutta situazione creata proprio con finte plusvalenze.
La Juventus, esempio di gestione ottimale, non solo dal lato sportivo, fu una delle poche società che non usufruì della legge e oggi per assurdo potrebbe essere l'unica a dover pagare.
In data 16 dicembre 2008, l’avvocato Galasso, legale di Antonio Giraudo, a seguito del deposito di perizie di esperti, precisa quanto segue, dalle pagine di Tuttosport: “ .. consulenze di seri e prestigiosi professionisti hanno incenerito le conclusioni delle consulenze conferite dai pm e depositate nel corso delle laboriosissime indagini. Non si riesce dunque a comprendere come a fronte di accuse prive di un minimo di fondamento si possa affermare che “ l’unica via d’uscita sta nel patteggiamento”, frase che ricorda le affermazioni di chi, all’epoca dello scoppio di calciopoli, sosteneva che l’unica via d’uscita per la Juve era richiedere la serie B “.
Il 20 aprile scorso, è ripresa a Torino l'udienza preliminare per l'inchiesta sui conti della vecchia gestione della Juventus, con l'audizione del procuratore sportivo Franco Zavaglia. La deposizione dello stesso procuratore (che ha parlato di aspetti legati alle trattative per l'acquisto, la cessione o la valutazione di tre bianconeri, Zidane, Maresca e Miccoli), è stata giudicata "soddisfacente" dai legali degli ex dirigenti, questi ultimi orientati a chiedere il rito abbreviato.
E' notizia di poche ore fa (29/04 ndr) che il processo per i bilanci della vecchia gestione della Juventus si terrà a luglio, con il rito abbreviato. I difensori dei tre imputati (Giraudo, Moggi e Bettega) hanno chiesto il rito alternativo che si tiene a porte chiuse e che, nel caso di condanna, prevede lo sconto di 1/3 della pena.
Ma la deposizione di Zavaglia ha fatto maturare ai legali la possibilità del rito abbreviato che, sempre secondo gli avvocati, permetterà addirittura l'assoluzione piena.
A distanza di tre estati, quella maledetta del 2006, un altro capitolo si sta per chiudere. Favorevolmente. Non entriamo nei particolari del processo, arrivati a questo punto non serve più, quello che deve farci ancora riflettere è come, carte alla mano, la più grande dirigenza sportiva calcistica sia vicina all'assoluzione piena, perché difesa.
Di fronte a questo, apprendiamo che la società Juventus (quella che per le plusvalenze chiese il patteggiamento) ha presentato ricorso d'urgenza all'Alta Corte di Giustizia Sportiva chiedendo la sospensione della decisione relativa alla partita a porte chiuse con il Lecce, in programma il 3 maggio.
Per difendere la storia non si mosse un dito, chiudendo anche la porta in faccia a chi, per meriti, quella storia la stava rendendo leggendaria.
Ora, altri, invece, per l'onore stanno per essere assolti, a porte chiuse, mentre quella "difesa", d'urgenza, si batte per una porta da lasciare aperta, dimenticandosi della storia.

CONDANNATO, MA INNOCENTE

Marco Travaglio, il fustigatore degli indagati, il castigatore dei sospettati, ha superato le sue vittime: è stato condannato. Ma è innocente. Lui, che confonde le accuse, rivolte ad altri, con le sentenze inappellabili, ha definito “terribile” l’ipotesi che la condanna subita possa essere confermata. Effettivamente, sarebbe sgradevole, anche perché si riferisce all’ipotesi (noi garantisti diciamo “ipotesi”) che abbia diffamato un dirigente della Rai, laddove, come tutti sanno, egli continua a percepire, dalla medesima e lottizzata Rai, moneta sonante. Da quegli schermi sostiene che i “condannati” non devono né candidarsi né comparire, sicché sarà intrigante vederlo esibirsi. Lui chiederebbe l’allontanamento di chi si trovasse nella sua condizione. A me basterà cambiare canale.
Travaglio, ripetiamolo, è innocente. So che è già stato condannato un’altra volta (ad otto mesi di carcere, se non ricordo male), ma, anche allora era innocente, perché colpevole, in uno Stato di diritto, è solo chi arriva tale in fondo ad un processo, non chi inciampa in primo grado. Ho letto che il nostro paladino del giustizialismo, il nostro portavoce di procura, l’eroico ripetitore di carte altrui, prive d’affidabilità, intende far ricorso contro la sentenza. Fa benissimo. Lo avverto, però, del problema che ha davanti: si chiama Giuseppe Benedetto. E’ l’avvocato del querelante, un legale con i fiocchi, un signore che conosce il potere devastante del giustizialismo. Essendo uomo di diritto, egli sa bene, come me, che Travaglio è innocente, perché lo vuole la Costituzione, pertanto, così considerandolo, ne chiederà la condanna anche in appello e cassazione. Senza astio personale, ma per amore di legge e verità. Non solo farà il suo dovere, ma, passo dopo passo, si sentirà orgoglioso di aver fatto capire, anche ai travagliati, quanto è importante il diritto, delicato il processo ed infame la diffamazione.
Auguro a Travaglio non solo d’essere innocente, ma anche d’essere assolto. A quel punto potrà capitargli che qualche pisciainchiostro lo descriva come “già condannato”, o “coinvolto in inchieste giudiziarie”, oppure “accusato dalla procura”. Se capita, conti su di noi, ma controlli bene, prima d’arrabbiarsi, la firma in fondo ad articoli similmente compitati, perché potrebbe essere la sua.

mercoledì 29 aprile 2009

OLTRE IL GIOCO

La partita è finita 1-0 per il Manchester Utd, che nella semifinale di Champion League affrontava i londinesi dell'Arsenal. Meritando. Ma questo aspetto non mi interessa.
Mi piace di più affrontare la tematica del comportamento, dello spirito: contrasti, spinte, scivolate, senza quasi mai togliere la gamba. In tutto questo nemmeno una parola, nemmeno una protesta (a dir la verità Cristiano Ronaldo un paio di proteste le ha fatte).
Novantaquattro minuti di calcio, e la notizia, nonostante si giocasse in Inghilterra e tra due squadre inglesi, e che chi, inglese non è, si è comportato come lo fosse: fair play prima, durante e dopo.
Penso. Io che gli inglesi non li ho mai troppo digeriti (non è razzismo, non sia mai), per una certa saccenza che mai hanno nascosto, li ammiro per un movimento che hanno reso (debiti a parte) perfetto. Ma lo avete visto il pubblico pagante? Durante le rimesse laterali, si intravedevano in sequenza: la nonnina che con molta probabilità lavora all'uncinetto producendo sciarpe biancorosse in serie, il dipendente delle poste con tanto di maglietta, due genitori alle prese con i figlioletti di 15 anni fomentati dalle gesta di Rooney e compagni; uno spettacolo nello spettacolo.
E poi il campo. Giocatori da ogni angolo del pianeta che, nel pieno rispetto delle regole scendono sul terreno di gioco consci di giocare al gioco più bello del mondo: mai una simulazione (allora si che il pubblico potrebbe inveire), ad ogni contrasto subito in piedi per riprendere possesso dell'arnese di lavoro, ad ogni fallo fischiato (veritiero o meno) la consapevolezza di marcare subito il diretto avversario, senza perdere la concentrazione in discussioni inutili.
Al teatro dei sogni sono scesi in campo (con merito) i campioni del mondo, contro quelli che, forse, campioni del mondo tra un paio d'anni potrebbero esserli (l'età media dei "gunners" di Arsen Wenger si aggira sui 25 anni), giocando con intensità e finendo la gara tutti ad applaudire tutti (rimarco volentieri che è stata una semifinale di Champion League).
Ieri, i vice campioni d'Europa, hanno fermato sullo 0-0 uno squadrone che in questa stagione ha segnato oltre i 110 gol, rimandando la qualificazione nei novanta minuti conclusivi allo Stamford Bridge.
Peccato che sarà Roma ad ospitare una finale che potrebbe essere, nuovamente, tutta inglese. Onestamente non ci meritiamo nemmeno di ammirare come al calcio si dovrebbe giocare, e soprattutto pensare.

TERREMOTO IN ABRUZZO/83: IL DECRETO

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto per l'Abruzzo
E’ in Gazzetta Ufficiale il decreto legge per l’Abruzzo, approvato nel Consiglio dei Ministri del 23 aprile 2009. Il provvedimento contiene nuove norme per le popolazioni colpite dagli eventi sismici del 6 aprile 2009 e alcune disposizioni urgenti in tema di protezione civile.
Protezione civile - Il Dipartimento della protezione civile è autorizzato ad avviare e realizzare con urgenza un piano di verifiche ed interventi per la riduzione del rischio sismico di immobili, strutture e infrastrutture, questa la novità introdotta dall’articolo 11 del decreto per l’Abruzzo. In particolare, per gli immobili pubblici che risulteranno inagibili dagli esiti delle verifiche ci saranno sei mesi di tempo per avviare i lavori di messa in sicurezza; in caso contrario, verranno giudicati inutilizzabili. Una svolta epocale nell'ambito della prevenzione e della sicurezza, aveva sottolineato il Commissario delegato Guido Bertolaso al termine del Consiglio dei ministri del 23 aprile. Per attuare il provvedimento, che riguarda prioritariamente le aree dell'Appennino centrale contigue a quelle colpite dal terremoto il 6 aprile 2009, è autorizzata la spesa di 1,5 milioni di euro all’anno, a partire dal 2009. Sempre in materia di protezione civile, riguardo ai rifiuti urbani derivanti dalla distruzione degli immobili danneggiati, il decreto predispone misure particolari per il loro smaltimento e stoccaggio.
Piano C.a.s.e – Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili, questo per esteso il nome del Piano per la progettazione e realizzazione, nei comuni colpiti dal terremoto, di nuove abitazioni e quartieri durevoli e tecnologicamente avanzati, ispirati a criteri di risparmio energetico e protezione dalle azioni sismiche. Con questo provvedimento sarà garantita una sistemazione adeguata alle persone le cui abitazioni sono state distrutte o dichiarate non agibili. Una struttura interforze vigilerà sul corretto ed ineccepibile svolgimento delle procedure contrattuali, anche al fine di prevenire eventuali infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Il Commissario delegato sarà coadiuvato da quattro vice Commissari per specifici settori d’intervento.
Indennizzi per abitazioni e imprese – Per la ricostruzione di abitazioni principali distrutte o inagibili o per l’acquisto di abitazioni sostitutive è prevista la concessione di contributi anche con il sistema del credito d’imposta e di finanziamenti agevolati garantiti dallo Stato. Anche per le abitazioni non principali i contributi potranno avere la forma del credito d’imposta. Per le attività produttive sono invece previsti indennizzi per la riparazione e ricostruzione di beni immobili distrutti o inagibili, e per il ripristino delle scorte e la riparazione dei danni dovuti alla perdita di beni mobili strumentali. Anche le strutture con funzioni sociali, ricreative e religiose potranno ricevere un indennizzo per i danni subiti.
Sospensioni e dilazioni di termini di legge e scadenze – Il decreto legge per l'Abruzzo ha stabilito la sospensione - con eccezione per i casi particolarmente gravi - dei processi civili pendenti presso gli uffici giudiziari dei comuni colpiti dal sisma, e dei termini di legge che gravano sulle popolazioni colpite dal terremoto: prescrizioni, decadenze, termini legali, processuali e di notificazione, pagamento dei titoli di credito, cambiali ed assegni in scadenza al 6 aprile 2009, versamenti di entrate di natura patrimoniale, versamento di contributi consortili di bonifica, canoni di concessione e locazione di immobili distrutti o inagibili, pagamento di rate e mutui di qualsiasi genere, differimento dell’esecuzione di sfratti. Inoltre, sono stati sospesi anche i termini per la notifica delle cartelle di pagamento da parte degli agenti della riscossione. Presso la sede temporanea degli uffici giudiziari de L’Aquila è istituito anche il presidio per le comunicazioni e le notifiche degli atti giudiziari alle persone prive di un domicilio stabile. Le notificazioni che di solito si eseguono, a pena di nullità, presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato in Abruzzo, ora si eseguono preso l’Avvocatura dello Stato in Roma. Infine, i termini di validità delle tessere sanitarie sono prorogati per un anno ed è stato sospeso il pedaggio autostradale nelle zone colpite dal terremoto.
Lavoro – Per i lavoratori delle zone colpite dal terremoto è prevista la proroga dell’indennità ordinaria di disoccupazione; inoltre il decreto legge concede un indennizzo ai collaboratori coordinati e continuativi e ai lavoratori autonomi che hanno dovuto sospendere l’attività a causa degli eventi sismici. Per le imprese invece il decreto legge prevede la sospensione delle sanzioni legate alle inadempienze fiscali. Un altro dei provvedimento introdotti riguarda la non computabilità, a fini della definizione del reddito da lavoro dipendente, delle erogazioni liberali, dei sussidi e dei benefici di qualsiasi genere concessi dai datori di lavoro privati ai lavoratori residenti nelle aree colpite dal sisma, ovvero da datori di lavoro privati operanti nei territori colpiti in favore di lavoratori anche non residenti in quelle aree.
Servizi per la popolazione – Verranno realizzati interventi urgenti e integrati per i servizi socio-educativi della prima infanzia e per le residenze per anziani: queste alcune delle misure contenute nel decreto legge per l'Abruzzo. Inoltre, sono stati stanziati speciali finanziamenti per l’edilizia scolastica e in favore del Corpo dei Vigili del fuoco, della Guardia di finanza e della Polizia di Stato, Carabinieri e Corpo forestale. Infine, ulteriori misure riducono il prezzo dei farmaci nelle zone colpite e finanziano la ricostituzione delle infrastrutture viarie e ferroviarie.

I SERVIZI NON POSSONO CHE ESSERE SEGRETI

servizi segreti sono la prima linea di difesa di una nazione. Eppure ci ricordiamo di loro soltanto quando vengono colti di sorpresa o combinano guai, com’è successo con l’11 settembre 2001 e con i rapporti sbagliati sulle armi di distruzione di massa di Saddam. La pena della comunità di intelligence è che quando le cose vanno bene, cioè quando segretamente riesce a infiltrarsi tra i nemici, a fermare stragi e ad arrestare terroristi, non se ne può prendere il merito perché tutto avviene in modo riservato e clandestino. I servizi segreti o sono segreti, ovviamente sorvegliati da ristrette commissioni parlamentari, o sono una caricatura. Il rischio che sta correndo Barack Obama con la pubblicazione dei primi documenti legali sulle tecniche di interrogatorio e, entro la fine di maggio, anche di altri memo e di fotografie, è proprio quello di rinunciare a questa prima linea di difesa. L’idea di adattare i precetti nefasti del politicamente corretto anche alle questioni di sicurezza nazionale non è esclusiva di Obama, ma ha una lunga storia che risale agli anni successivi al Vietnam e al Watergate. Negli anni Settanta, la sinistra intellettuale americana non ha solo abiurato l’anticomunismo e l’interventismo democratico della tradizione kennediana, ma ha eletto la Cia a nemico pubblico numero uno, specie dopo i tentativi di uccidere Fidel Castro (l’ordine era stato dato da Kennedy) e il colpo di stato in Cile. Al Congresso di Washington, la commissione Church, dal nome del senatore democratico dell’Indiana che l’ha presieduta, indagò sulle azioni coperte della Cia e mise i guanti all’intelligence, costringendola ad agire soltanto sotto la stretta guida dei politici. I memo di cui si parla in questi giorni, così come le varie opportunità perse per catturare Osama bin Laden prima del 2001, sono la conseguenza diretta di quella stagione politica. Ora gli agenti della Cia, prima di muoversi cercano assicurazioni legali scritte per evitare responsabilità penali future. Il risultato è spesso la paralisi, il fallimento o il paradosso di chiedere agli avvocati del governo quante volte si può schiaffeggiare un detenuto per evitare di essere accusati di tortura.

GLI AMERICANI SO'FFORTI

Guida-owned mare sets world mark in ItalySunday,
April 26, 2009 - by Karsten Bonsdorf,
USTA Web news correspondent
Italian trotters were in the spotlight Saturday (April 25) in Europe, as the 4-year-old mare, Lisa America, trotted to a new world record over 1-5/16-miles and the 5-year-old Igor Font won a Grand Circuit race, the Finlandia Ajo in Finland.
Lisa America – a 4- year old mare owned by Hall of Famer Lou Guida trough his Italian stable, Guida Italia, trotted a new world record of 1.54.21f (mile rate) for her age, winning the Gran Premio d’Europa at San Siro, Milan.
Andrea Guzzinati in the bike gave Lisa America a perfect pocket trip behind the favored Lana del Rio –- Both mares were sired by world champion Varenne.
Going into the stretch Guzzinati took Lisa America to the outside and went easy past the tiring favorite to win by two lengths. The victory was worth $165,000.
Lisa America has been a top trotter in her crop, and she has lifetime earnings of $600,000.
She has raced 22 times and had 12 races –- and her best time is the new and race record of 1.54.2f –- She lowered the old world and race record held by Igor Font by no less the 1.2 seconds! (was 1.55.4f).
Lisa America is trained by Jerry Riordan.

IPOCRISIE COSTITUZIONALI

A giudizio della sinistra, e di commentatori inclini al festeggiamento, Berlusconi avrebbe detto cose fondamentali ed innovative, circa la Liberazione. A me non pare, ma, insomma, contenti loro. Subito dopo Franceschini, giulivo per la rinnovata armonia, ha ammonito: adesso non riformino la Costituzione a maggioranza. Postilla necessaria: al contrario di quel che abbiamo fatto noi.Gaetano Salvemini scrisse che l’unico articolo apprezzabile della nostra Costituzione era quello che prevedeva la possibilità di cambiarla. Prima di accusarlo d’essere di destra e berlusconiano, invito le alte coscienze a fare una ricerchina, per sapere di chi si tratta. L’articolo è il 138, che stabilisce, appunto, le modalità e le maggioranze necessarie per modificare la Costituzione. La sinistra lo utilizzò per varare, legittimamente, ma con un solo voto di maggioranza, quella schifezza scassastato chiamata “riforma del titolo quinto”. Successivamente il centro destra, avendo la Lega nella maggioranza, rimediò parzialmente a quell’obbrobrio, con una riforma più rispettosa dello Stato unitario. Tale riforma non è mai stata bocciata dagli elettori, bensì fu colpevolmente abbandonata dai suoi stessi artefici, in un referendum che non raggiunse il quorum (e festeggiarono quasi tutti).
L’occasione per la riforma bipartisan si presentò con le elezioni del 2006 ...continua
di Davide Giacalone

LA LINEA ROSSA

"Sono rimasto in silenzio da quando ho lasciato il mio posto alla Cia circa tre anni fa, ma adesso sono costretto a rompere questo silenzio, perché credo che il nostro governo abbia oltrepassato la linea rossa che divide una corretta protezione della sicurezza nazionale dallo scorretto tentativo di guadagnare un vantaggio politico per il suo partito. Non possiamo avere servizi segreti se continuiamo a non rispettare il segreto. Gli americani devono decidere ora".
Lo scrive Porter J. Goss - un repubblicano che è stato direttore della CIA dal settembre 2004 al maggio 2006 ed è stato presidente della Camera comitato permanente sulla Intelligence dal 1997 al 2004 - sulla pagina degli editoriali del Washington Post, dopo la decisione dell'amministrazione Obama di non ricorrere alla Corte Suprema, in seguito alla decisione di un tribunale federale a favore all’Aclu (American Civil Liberties Union) sulla pubblicazione di alcune fotografie relative ad abusi commessi dagli agenti speciali americani contro prigionieri detenuti nelle carceri irachene e afghane.
L'ex direttore della Cia prosegue: "Una epidemia di amnesia sembra affligere i miei ex colleghi a Capitol Hill". E nel puntualizzare alcuni aspetti, Goss, si sofferma su quello che, a suo tempo, veniva dato alla Cia per proseguire gli interrogatori post 11 settembre. " Abbiamo capito che cosa stava facendo la Cia; abbiamo dato alla Cia il nostro sostegno bipartisan; abbiamo dato alla Cia i fondi necessari per proseguire; abbiamo chiesto alla Cia se avesse bisogno di ulteriore sostegno nella sua missione contro al Qaeda".
Sottolineare che il riferimento è indirizzato a Nancy Pelosi è fin troppo chiaro, soprattutto dopo che la leader della Camera si è detta propensa alla formazione di un commissione d'inchiesta.
Goss si ritrova dunque esterrefatto, considerando che la "democratica" Pelosi conosceva alla perfezione le tecniche utilizzate dalla Cia già nel 2002 e non ha mai sollevato obiezioni, pubbliche o private.
"Abbiamo dato al nostro nemico preziose informazioni circa le modalità con cui operiamo". Questà è la più grande preoccupazione per Porter J. Goss, conscio del fatto che i giorni in cui l'America era una fortezza (così definisce gli anni in cui era lui stesso al comando: "The days of fortress America are gone") sono finiti.
"Andando avanti di questo passo - prosegue Goss - temo che la sicurezza del Paese sarà messa nuovamente alla prova, con una nuova minaccia che potrebbe tradursi in un nuovo attacco".
Ora, passati i cento giorni, Barack Obama dovrà prendere una decisione, e non sarà delle più semplici: a. seguire l'elettorato, mettendo a rischio la sicurezza nazionale; b. guardare oltre cercando di non superare quella linea rossa descritta da Goss, andando contro il suo partito.
Goss chiama tutto questo uno "show" pericoloso ("There is only one person who can shut down this dangerous show"), ribadendo che esiste una sola persona in grado di fermarlo: il presidente Obama.

L'ARABA FENICE

Riassunto delle puntate precedenti.
C'è un cavallo che dieci giorni prima del primo gran premio della stagione fa l'ultimo lavoro dopo quello svelto. Rientra e - puff - butta sangue dall'anteriore destro. La corsa è lì ormai, a due passi, non c'è il tempo di lavorare a modino ma solo di rabberciare quel che è possibile rabberciare.
Brighi, disfi, forchi e alla fine al quarto tentativo trovi una ferratura adattata all'esigenza, di modo che si possa comportare in maniera dignitosa. E' il favorito di quel gran premio, viatico a un altro gran premio ancora più importante a distanza di due settimane. Si corre coi ferri, nez pas, e si perde, però con lo svolgimento come attenuante, il che tenuto conto del rientro e bla bla e bla bla. Viene anche il giorno dell'appuntamento che conta, un giorno che è più giorno di altri nella particolare vita di un puledro che deve muovere le gambe veloci. Il piede è sempre lì, rimediato in qualche maniera, di fermare il cavallo e dare modo che tutto andasse a posto per benino non c'era lo spazio temporale. Il dubbio sull'impostazione esiste: con le balze? senza le balze? coi ferri? senza i ferri? Alla fine via i ferri ma almeno le balze quelle sì.
Pista dura, claro. Un marmo. Poteva essere diverso? Il cavallo perde, stavolta con minori scusanti tattiche, e tutti o quasi, sui forum, nei giornali, alla partita e in discoteca, danno addosso al driver per un parziale di qua e un parziale di là. Senza sapere.
Quel cavallo è Lana del Rio, ancora la numero 1 della generazione alla luce di quel che è successo in quest'ultimo mese e quello che è stato il prodotto della pista sapendo i retroscena.
Ah, se la invitano - e la invitano - e si risolve qualche problema organizzativo la cavalla va a Solvalla per l'Elite dei 4 anni. C'è un mese di tempo per prepararla. Ci vediamo là.
Massimo De Marco

NEL RISPETTO DELLE REGOLE

Seguitemi. A quasi una settimana dal rocambolesco 3-3 tra Inter e Roma di San Siro, che prima scatenò le proteste dei giallorossi per l'inesistente rigore assegnato dall'arbitro Nicola Rizzoli a Mario Balotelli, e che quindi provocò la reazione incrociata di Ranieri e Mourinho, lo stesso tecnico romano, pronto a chiudere la polemica con un certo self control (così preferì definirla), rilasciò questa dichiarazione: "Tutto quello che ho già detto è ok. Ma purtroppo non sono così libero con me stesso per poter dire tutto quello che penso".
Oggi pomeriggio (29/04 ndr), all'assemblea di Exor, l'holding di casa Agnelli, John Elkann si è, invece, liberato dopo le ultime cocenti delusioni della Juventus: "Più che parlare, allenatore e giocatori, soprattutto quelli di maggiore spicco, devono riuscire a vincere nelle prossime partite". Una contraddizione se si pensa alle parole di Claudio Ranieri nel post partita Reggina-Juventus: "Rispettati i piani. Anzi, ho fatto meglio".
Ricapitoliamo. Il "dipendente" si rifiutò, nella polemica con uno "speciale", di esprimere quello che pensava, rinunciando di fatto alla libertà di poterlo fare, ma, nonostante oggi lui dica di rispettare i piani (?), il "titolare" ha espressamente richiesto il silenzio, usandolo per fare il proprio dovere: vincere.Qualcosa è evidente che non quadra.
Sta di fatto che il giovane Elkann ha glissato, rilasciando un freddo: "Se Ranieri sarà riconfermato? I bilanci li faremo solo alla fine".
Capire il futuro della Juventus non è poi impresa per pochi, quello che sarebbe stato importante era essere stati in tanti allora.
Carlo Sant'Albano, uomo forte del cda Juventus, alla domanda sul possibile aumento di capitale ha risposto: "La Juve ha già le sue risorse, indipendentemente da Exor".
E allora verrebbe da chiedere: queste risorse saranno nuovamente investite in campioni come Poulsen, Andrade, Almiron, Tiago e via discorrendo? E qui parliamo di "risorse" per oltre 100 milioni di euro.
Tra una contraddizione e l'altra la Juventus si è allontanata dall'Inter, e successivamente si è vista scavalcata dai rossoneri. A cinque giornate dal termine, coloro che la possiedono, chiedono di vincere, con la Fiorentina che incalza, senza dimenticare che c'è qualcuno che deve rispettare i piani.

martedì 28 aprile 2009

OPLA'

«La Juventus Football Club prende atto della decisione della Corte di Giustizia che ha confermato la decisione del Giudice Sportivo relativa alla partita casalinga con il Lecce. In attesa di conoscere le motivazioni, al fine di valutare ulteriori azioni, la società esprime sorpresa per le notizie diffuse da alcune agenzie di stampa ben un’ora prima della conclusione dei lavori della Corte e dell’assunzione della decisione stessa».
Nel comunicato, la società ha esternato stupore nei confronti della carta stampata, rea di avere dato comunicazione della sentenza un'ora prima che questa fosse resa ufficiale.
Ed è questa la notiza! Il resto lo conoscevamo già.

TERREMOTO IN ABRUZZO/82: LA SITUAZIONE

28 aprile - La situazione in Abruzzo
Sciame sismico e situazione meteorologica
Nella giornata di ieri sono continuate le repliche dello sciame sismico abruzzese: la più forte di magnitudo 3.0 alle 19.11. La scossa è stata avvertita dalle popolazioni in provincia di Chieti. Le località prossime all’epicentro sono state i comuni di Palena, Colledimacine e Lettopalena.
Anche alle 13.14 nell’Aquilano è stata registrata dall’Ingv - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia -una nuova scossa di 2.9 di magnitudo con epicentro nelle località de L’Aquila, Pizzoli e Berete.
Intanto ancora piogge sparse e temporali in Abruzzo e venti forti sul territorio colpito dal terremoto. Per questo motivo sono stati rafforzati i controlli nelle aree di accoglienza.
La visita del Papa
E' attesa la visita di Papa Benedetto VXI nelle zone colpite dal terremoto. Il Papa sarà ad Onna, in forma strettamente personale, e poi si recherà a L'Aquila.
Infine il Pontefice incontrerà le persone che vivono nei campi di accoglienza e le autorità locali a Piazza d'Armi dove reciterà il Regina Coeli: sono attese 7.000 persone.
Recupero beni culturali
Continuano anche le attività di recupero dei beni culturali ne L’Aquilano da parte delle Unità Saf (Speleo Alpino Fluviali) dei Vigili del Fuoco.
Il 26 aprile nel Museo Nazionale d’Abruzzo del Forte Spagnolo a L’Aquila sono stati messi in salvo due importanti simboli: il Gonfalone della Città dell’Aquila, del 1579 e quello del Cardone del 1610. Il primo è stato trasferito presso il Museo Nazionale della Preistoria d’Abruzzo a Celano - Paludi e il secondo presso la cittadella della Guardia di Finanza a Coppito.
Il Gonfalone della città dell’Aquila dipinto su seta rossa, è alto 442 cm e largo 315 cm. La particolarità di questo stendardo è la rappresentazione realistica del centro urbano dell’Aquila. Il gonfalone del Cardone è un’importante testimonianza dell’Aquila cinquecentesca: le architetture gotiche, la piazza principale - Piazza Duomo - circondata dalle botteghe, le mura: rappresentazione di quella città che fu spazzata via dal terremoto del 2 febbraio 1703.
Il Gonfalone del Cardone è stato donato all’Aquila dalla città di Siena durante un pellegrinaggio nel 1610. È un simbolo importante dell’amicizia e vicinanza delle due città fin dal XV secolo grazie alla presenza di San Bernardino.

GLI UCCELLI, LA VACCA ED IL MAIALE

Un’epidemia s’aggira per il mondo: la moda delle epidemie. Ogni volta che un allarme si diffonde, su scala planetaria, l’attenzione di tutti si volge verso le organizzazioni sanitarie, le quali tranquillizzano il pubblico confermando la disponibilità di grandi scorte di farmaci, opportunamente rinfoltite per far fronte ad ogni peggiore evenienza. Ciò significa che le epidemie sono anche occasione per grandi affari. Passata qualche settimana, consumate le comparsate televisive dei presunti esperti, si vive e si muore esattamente come prima.Non essendo medico, ed essendo io stesso felice del fatto che, in caso di bisogno, potrò comprare quel che serve, spero che, anche questa volta, le cose vadano secondo il noto copione. La cosa migliore di una disgrazia, insomma, è che non capiti. L’impressione che qualcuno ci marci, però, è sgradevole. Il fastidio cresce, inoltre, quando si sentono dire cose poco sensate, oltre che ripetitive.
Capita, insomma, che ci si sieda davanti al telegiornale, prima di cena, e si senta dire che l’epidemia si diffonde, il numero dei morti cresce, ed i casi non sono più limitati alla zona d’origine, ma dei contagi ci sono già stati a New York. Primo avviso: non andate in Messico, e neanche negli Stati Uniti, “se non è indispensabile”. Facile. Ma mica tanto, visto che il mondo s’è fatto piccolo e capita d’incontrare persone appena sbarcate. Poi ti dicono che un caso c’è già a Madrid, e dato che sono passate poche ore dall’inizio, ne deduci che l’epidemia viaggia a velocità inquietante. Secondo avviso cautelare: non frequentate luoghi affollati. In che senso? A parte il bagno di casa propria, la gran parte dei posti dove si passa la giornata sono affollati. Posso non andare al cinema, ma come faccio a non prendere l’autobus? Siccome lo spettacolo ha le sue regole, ecco che cominciano a girare immagini suggestive, come quei due che si baciano indossando la mascherina. Non oso immaginare come s’è poi evoluta la loro serata.
Non viaggiare, non frequentarsi, non baciarsi. Accidenti, siamo proprio nei guai. Ed è il momento delle dichiarazioni ufficiali. Il presidente Obama segue personalmente la situazione, e, forse, vorrà dire che misura la febbre alle figlie. L’influenza dei maiali è “causa di preoccupazione” per l’America, ma “non c’è ragione d’allarme”.
Decidetevi: ci dobbiamo preoccupare o no? ...continua
di Davide Giacalone

MILANO TROTTO: 46^ RIUNIONE



Chiusa la riunione del 25 aprile, con la giornata del Premio Europa che sarà ricordata per molto, molto tempo, ci rituffiamo nella routine del "trotter" milanese, con otto corse di normale amministrazione, e qualche spunto interessante.
Saranno tre, parere personale, i convegni di maggior interesse in questo pomeriggio meneghino.
Alla seconda si rivede Machomelandri Bar, pronto al riscatto dopo le due ultime che lo hanno visto prima battuto, e successivamente in errore quando comunque Melton Kronos dava la sensazione di prevalere. Il contesto è senza dubbio abbordabile, ma soggetti come Magic's Club, e soprattutto Makkabeus Hbd, saranno in grado di primeggiare.
Alla quarta c'è l'occasione per tornare al successo per Luca di Jesolo, in una categoria che non gli appartiene.Stesso discorso va fatto per Lex di Jesolo, nella corsa più remunerativa di giornata, in un contesto che non dovrebbe fornire grosse sorprese, soprattutto dopo il numero del figlio di Supergill nel giorno dell'Orlandi.

lunedì 27 aprile 2009

UBRIACHI E FANATICI

Approfitto di Giacomo Crosa per descrivere quanto il gornalismo sportivo italiano marci compatto verso la "minchioneria" totale.
Il buon Crosa ha descritto l'ultima giornata di campionato (quella che ha visto il Milan dilagare - con l'undicesimo e il dodicesimo rigore stagionale - contro il Palermo; la Juventus uscire "graziata" (di solito ci perde e anche male) dal Granillo di Reggio Calabria; l'Inter sconfitta a Napoli con il solito gol di Marcelo Zalayeta) in un servizio apparso sul Tg5 all'ora di pranzo, costruendo un "pezzo" di morattiana memoria.
Inutile dire a chi sono state riferite le pratiche, impossibile non citare il testo: "Ranieri è teneramente onesto quando afferma che tra infortuni ed altro questo è il valore della Juventus. Solo i fanatici del blasone non possono accorgersi della realtà. Per migliorare artificialmente il rendimento di una squadra restano farmaci, doping e condizionamenti arbitrali. E non sono certo pratiche da seguire".
Mentre ci occupiamo di queste miserie, il presidente bianconero Cobolli Gigli, l'amministratore delegato Jean Claude Blanc, e l'intera proprietà tacciono, come se a loro, nell'accostare il nome ed il marchio Juventus ai casi di doping (sentenza definitiva che esclude qualsiasi coinvolgimento), e a quelli arbitrali (nessun tribunale è riuscito fino ad ggi a trovare una sola partita incriminata), non interessa.
E noi, quelli fanatici del blasone, invece, ci accorgiamo, da quasi tre anni, di come tutto questo sia perpetrabile per non aver, da parte dei sopraccitati, difeso come si doveva, e si poteva, la storia di un orgoglio non solo bianconero.
Un disegno oscuro ha cercato di escluderci, a noi fanatici del blasone, e marginalizzarci.
All'opinione pubblica, invece, preferiscono sederla a tavola, ubriacandola con il giornalismo.

L'AQUILONE NON VOLA

Sembra passato un anno dal giorno dell'inaugurazione, invece sono passati "solo" 100 giorni da quel 20 gennaio, giorno in cui il primo presidente di colore - Barack Obama - si è instaurato all'interno della sala ovale.
Allora si celebrò il cambiamento, si soffiarono le trombe di una nuova era, secondo molti capace, quest'ultima, di cancellare la tradizione e la cultura di un intero Paese. E lui, la Giovanna D'Arco di Honolulu, portavoce della speranza di milioni di americani, e non solo, pronto a spiegare le ali. Peccato che ad oggi l'unica forma presa è stata più simile ad una corda da ancoraggio, e non certo di un aquilone.
Il pacchetto di stimolo può garantire l'assistenza sanitaria, e la proposta di bilancio prevenire la recessione, sufficienti sì, ma per nulla rivoluzionari.
Alcuni hanno scritto che la vera rottura dalla dottrina Bush è stata fatta in materia di politica estera. Agli occhi del mondo è vero che l'impegno e la diplomazia sono state le armi più usate dall'amministrazione Obama: l'apertura verso il popolo iraniano, attraverso i mezzi di comunicazione, è stata sotto gli occhi di tutti, meno quelli di Ahmadinejad che ha risposto "pugno" all'offerta di una mano da parte di Obama; l'impegno durante il tour europeo è stato encomiabile, nonostante non abbia garantito sostanziali concessioni.
Peccato, però, che anche in questo caso in molti non abbiano guardato oltre i confini statunitensi; ad esempio in Pakistan.
L'istintivo conservatorismo dell'Hawaiiano, non lo ha portato a respingere l'eredità lasciata da George W. Bush , ma ha cercato di farla funzionare.
Secondo un recente sondaggio, gli americani ripongono, come non accdeva da tempo, fiducia nel neo eletto.
Bisognerà vedere però, se quest'ultima reggerà alla riluttanza di avviare procedimenti penali per i crimini di guerra, e sarà difficile vedere come il "titolare" potrà resistere davanti ad evidenti violazioni di legge in materia di tortura e maltrattamenti di prigionieri. In fondo lo Stato di diritto rimane.
La sensazione è che si tratta di un inizio totalmente diverso dai discorsi effettuati nel periodo pre-elezione. Daccordo, i giorni passati sono solo 100, e per giudicare bisognerà sicuramente ancora aspettare, ma quello che fin'ora è stato deposto sul terreno è onestamente poco, e soprattutto poco rivoluzionario.

MINCHIONERIE

OBAMA VINCE NEI SONDAGGI, MA ...

Un sondaggio ABC News-Washington Post indica che il 69 per cento degli americani si fida di Barack Obama. Nei primi Cento Giorni il presidente si è guadagnato un indice di approvazione superiore a quello dei suoi predecessori da 30 anni a questa parte, superando anche la popolarità di Reagan. Ad appoggiarlo sono il 93 per cento tra gli elettori democratici, il 67 per cento degli indipendenti, il 36 per cento dei repubblicani.
Il 58 per cento degli americani approva la sua politica economica ma solo il 41 per cento è d’accordo con il salvataggio di GM, Chrysler e l’industria dell’auto di Detroit. C’è anche scetticismo sulla politica di spesa pubblica e il piano di “stimolo” dell’economia, questioni che potrebbero rendere più vulnerabile la presidenza. Le decisioni sul "waterboarding" e il conto aperto con l'amministrazione Bush, per esempio, suscitano reazioni contrastanti. Su questo tema il consenso del presidente è sceso dal 58 per cento dello scorso gennaio al 49 per cento di oggi, soprattutto nell’elettorato indipendente, conservatore e repubblicano.
I risultati migliori Obama li ottiene grazie al suo carisma e alla capacità di “ascoltare punti di vista diversi” (90 per cento). Su questo incide la spirale negativa che continua ad avvolgere il partito repubblicano, che ha iniziato a dissanguarsi dal 2004: oggi solo il 21 per cento degli americani si definisce repubblicano, il peggior risultato dal settembre del 1983.
Un sondaggio condotto da Associated Press con GfK Roper Public Affairs and Media, su un campione di mille persone, conferma le tendenze in atto. Nonostante l’America abbia perso milioni di posti di lavoro, nonostante la crescita del debito pubblico e i miliardi di dollari investiti nel bailout, nei suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca il presidente ha guidato gli Usa nel “modo giusto”. Gli intervistati si rendono conto che è ancora presto per dare un giudizio realistico sulle scelte di Obama ma ne apprezzano la forza, l’etica e la capacità di affascinare empaticamente il Paese.
Obama non è stato il primo presidente a fare leva sull’ottimismo e sul patriottismo degli americani. Ci provarono anche Roosevelt ai tempi della Depressione e Reagan evocando la “città sulla collina”. Eppure il 65 per cento degli americani di oggi è convinto che la sua famiglia è in difficoltà, un cittadino su tre racconta storie di conoscenti che hanno perso il lavoro, il 90 per cento della popolazione considera l’economia la questione primaria ed è preoccupata perché le prossime generazioni dovranno accollarsi i debiti di oggi. La speranza c’è ancora, insomma, ma gli americani si aspettano dei risultati. Tanti e subito.

NON E' LA GIUSTIZIA CHE VOGLIAMO

Per spiegare la carenza di magistrati in molte procure del Mezzogiorno, ma anche del nord, bisogna anche ''prendere in considerazione i gravi attacchi che nell'ultimo periodo ha subito la figura del pm, il timore della separazione delle carriere che indubbiamente costituisce un momento di forte apprensione anche a chi si appresta a svolgere la funzione''.
A dirlo è' stato il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara. Per ovviare alle carenze, l'Anm, ha spiegato Palamara, ha proposto di dare incentivi sulla professionalità anche a chi rimane negli uffici disagiati e, soprattutto, di prevedere una deroga alla legge consentendo anche a chi svolge le funzioni giudicanti di poter svolgere le funzioni requirenti.
La posizione del Presidente dell'ANM lascia di stucco: l'avversità del sindacato delle toghe a qualsiasi ipotesi di separazione delle carriere era ben nota, ma mai era emerso il desiderio dell'Associazione di veder unificate non solo le carriere ma persono le funzioni dei Magistrati.
Com'è possibile, vien da chiedersi, che il Dottor Palamara non ravvisi alcuna anomalia in una proposta secondo cui lo stesso magistrato potrebbe al contempo svolgere funzioni requirenti e funzioni giudicanti?
Crede forse il Presidente dell'ANM che sia sufficiente cambiar di posto nell'aula di udienza per dar corpo alla parità di diritti tra accusa e difesa rispetto alla pretesa terzietà del giudice?Quand'anche - ed è tutto da dimostrare - la "ricetta" dell'ANM giovasse alla soluzione del problema della copertura degli organici nelle Procure meridionali, possibile che non ci si ponga, ancora una volta, il problema di assicurare al tempo stesso "quantità" e "qualità" di Giustizia al cittadino utente?
Temiamo, ahinoi, di conoscre la risposta: già scritta in tutte le proposte ed i provvedimenti che da qualche anno altro fine non perseguono se non quello di rendere più celere un servizio sistematicamente a scapito della qualità dello stesso.
Ma non era questa la giustizia che volevamo. E non è questa la giustizia che vogliamo.

MILANO, LA VERA AMERICA

L’arrivo dell’Europa con Lisa America netta su Lorenz del Ronco, Lana del Rio e Le Touquet (Grasso)

Lisa vince l’Europa al mondiale di 1.11.1 in una giornata piena di velocità

La femmina di Riordan sprinta negli ultimi 500 e conclude su Lorenz, Lana e Le Touquet


L’America è a Milano. Almeno per un giorno. Un pomeriggio nel quale l’Alta velocità italiana ha regalato spettacolo e record. Un pomeriggio che, probabilmente, è stato nel complesso il più rapido della storia del trotto italiano. Che, tanto per cambiare, ha dimostrato come la fascia top della nostra ippica sia davvero di alta qualità, come i salumi, i formaggi, il vino, i mobili, ovvero tutto quel made in Italy che è una delle bandiere del nostro Paese. L’Europa è di Lisa, un pezzo d’America trapiantato in Italia. Con l’1.11.1 sui 2100 metri che vale il record del mondo assoluto eguagliato, nonché il primato femminile. E se è vero che le prestazioni sull’ottovolante da un chilometro di San Siro sono tutte da “tarare”, è altrettanto vero che per anni siamo stati abituati a guardare con ammirazioni ai primati che arrivavano dagli Usa, sui tracciati da un miglio, considerando quei tempi come dei riferimenti assoluti. E che anche oggi accettiamo le velocità che arrivano da Vincennes o da Solvalla, che valgono come quelle di Milano. La bellezza dell’Europa 2009 non sta solo nel record. Perché l’anomalia (positiva) di questa corsa consiste soprattutto nel modo in cui i protagonisti l’hanno affrontata, con l’obiettivo di vincere, di lottare contro i rivali, rendendo spttacolare una corsa che, con la favorita in testa, avrebbe potuto (come è accaduto spesso e volentieri) trasformarsi in un viaggio noioso. Invece c’è stata battaglia, suspence, e il gran premio è stato un bello spot per il settore. La bellezza dell’Europa 2009 è quella dell’alta qualità, della corsa e più in generale dell’intera giornata, che anche nel contorno ha proposto corse con diversi motivi di interesse, anche quelle che sarebbero state “normali” e che invece la trasformazione in “finali” ha reso diverse dalla routine. Un pomeriggio che, complice anche il clima per un giorno favorevole, ha portato a San Siro trotto un bel po’ di gente, quantificata dai dati ufficiali in oltre 5000 presenti. Dati che propongono un gioco sul campo di circa 150mila euro che sommati a quanto arrivato dal riversamento e da quanto giocato nel circuito dell’ippica nazionale e internazionale porta a un totale sotto il milione di euro, poco per la verità anche per la presenza in giornata di troppe prove in contemporanea in una giornata nella quale Firenze galoppo ha fatto la parte del leone (oltre 240mila euro giocati solo sullArno). I cavalli italiani viaggiano come Eurostar e continuano a dimostrarlo, tanto che sabato, mentre a Milano Lisa America vinceva l’Europa, il suo predecessore Igor Font dominava il Finlandia Ajo. E con i risultati continuano ad arrivare conferme anche sulla necessità (almeno se si vuole essere competitivi poi nelle corse che contano) di non esagerare con i giovani, andando ancora più con la mano di velluto con i giovanissimi. Sono i risultati a dirlo, quelli che evidenziano come i migliori cavalli italiani sono quelli che non sono quasi passati nel tritacarne dei 2 anni e che nella stagione classica dei 3 non sono andati alla ricerca di tutte le occasioni. L’ennesimo segnale arrivato da Milano è importante per molti aspetti. Ed è un altro segnale di vitalità dell’ippica. Che andrebbe prima di tutto valutato e portato al centro di tutto. Perché vale molto più dei troppi proclami e di quei percorsi allo stesso tempo banali e tortuosi che vengono “annunciati” da mesi come medicine miracolose inventate da irraggiungibili dottori giunti da altri mondi. Che in realtà contengono probabilmente solo un po’ di acqua e zucchero abilmente inseriti in una bottiglia dal marchio prestigioso.

Marco Trentini

domenica 26 aprile 2009

I PRIMI CENTO GIORNI DI OBAMA

Dopo i primi 100 giorni da presidente statunitense Barack Obama conquista il 69% di consensi sul suo operato da parte degli americani, il miglior risultato degli ultimi 30 anni per un inquilino della Casa Bianca. Lo stima un sondaggio Abc-Washington Post.
La sua politica, che conquista il 93% di pareri positivi tra gli elettori democratici, incassa il 36% nel campo repubblicano. Nei primi cento giorni, George W. Bush aveva conquistato il 62% di approvazione, Bill Clinton il 52%, George H. Bush il 58%, Ronald Reagan il 67%, Jimmy Carter il 63%. Resta lontano, tra i presidenti del dopoguerra, il record di John F. Kennedy che ottenne l'83% nei primi 100 giorni. Il Washington Post sottolinea che l'unico punto davvero difficile nei primi tre mesi di presidenza Obama è il tema della tortura: secondo il sondaggio odierno, il 48% degli americani pensa che l'uso delle tecniche di interrogatorio come il waterboarding, al centro delle polemiche di queste settimane, nei confronti dei sospetti terroristi sia in alcuni casi ammissibile.

SUL FILO DI LANA

Santo Mollo aveva dichiarato, nei giorni pre Gran Premio d'Europa, che se Lana del Rio avesse corso il doppio giro dell'anello milanese in 2.27, e qualcuno l'avesse battuta, avrebbe fatto i complimenti al vincitore, consapevole del fatto che girare di fuori ad un ritmo così selettivo sarebbe stato impossibile per chiunque.
Lana del Rio, all'atto pratico della corsa, ha corso il doppio chilometro in un siderale 2.23, salvo ritrovarsi terza sul traguardo, battuta da Lorenz del Ronco (stesso ragguaglio cronometrico) e sopratutto da Lisa America, divenuta con l'impressionante 2.22.7 la femmina di quattro anni più veloce di sempre su pista da chilometro sulla distanza media.
Un risultato a dir poco incredibile, quello ottenuto ieri pomeriggio (25/04 ndr) al trotter milanese, ma che non ha permesso alla portacolori di Francesco Davico di vincere il suo sesto Gruppo I della carriera.
Inutile cercare i motivi della sconfitta, dopo quella di dieci giorni prima sull'anello di Vinovo (in cui aveva abbassato il suo precedente record; 1.13.2), al termine di una prestazione convincente almeno sotto il profilo del risultto cronometrico.
Con Lana andata in un amen in testa, e mandata, a differenza di Torino, da Lisa America, la corsa sembrava poter gia scrivere, dopo i primi 500 metri, il nome della "varennina" tra i vincitori dell'Europa. Invece, dopo l'arrivo di Le Touquet ai fianchi della regina della generazione, i ritmi si sono fatti incandescenti, subito dopo aver passato il paletto dei 600 in 43.2
Dopo un paletto in 29.7, la leader transitava il chilometro in 1.12.7, e da qui cominciavano i parziali che avrebbero steso anche un primaserie come Varenne: 29.5-28.5-28.0-28.0.
Come detto in apertura, vinceva Lisa America, sfruttando il gran ritmo della battistrada, per venire via ai 250 conclusivi dopo aver fatto scendere alla corda uno stremato Le Touquet.
Il cronometro fermato a media di 1.11.1 dalla portacolori della Guida Italia, però, deve far riflettere, e anche molto.
Sulle qualità e sulla classe di Lana del Rio, di Lisa America, di Le Touquet e dello stesso Lorenz del Ronco, terminato al posto d'onore, non sono mai state messe in discussione. Le vittorie in sequenza da parte di Lana de Rio in cinque Gruppi I non lasciavano dubbi sulle qualità della figlia di Varenne, capace di vincere in ogni schema e contro qualunque coetaneo. Stesso discorso, spostato nelle prove Filly, vale per Lisa America, che ieri è riuscita, per la prima volta, ad imporsi nel gruppo dei maschi, e contro Lana. Dopo il ciocco di Vinovo da parte di Le Touquet, ieri è arrivata la conferma per il figlio di Daguete Rapide, che può considerarsi a pieno titolo uno dei migliori (ed il primo maschio) della generazione, insieme a quel Lorenz del Ronco arrivato al suo ottavo piazzamento classico in dieci partecipazioni.
Ma qui si celano alcuni quesiti sul futuro di questi, nostri, giovani fenomeni. Ed il primo che appare evidente è il chiedersi quanto veritiero sia il risultato del cronometro, in una pista tirata a lucido per l'evento.
Facciamo un passo indietro. Era il primo maggio 1999, quando il padre dell'attuale primatista mondiale vinceva il Gran Premio d'Europa, sbaragliando una concorrenza di qualità che aveva nei suoi principali antagonisti soggetti come Vidar, Varlone e Valentin Back, con una media al chilometro che si assestò ad un "normale" 1.13.4, con un'unica, vera, grande frazione: quel 27.3 di penultimo quarto che consentì a Varenne di entrare in solitaria sulla retta davanti alle tribune, con l'ovazione di tutta San Siro, vestita a festa per accogliere l'ennesima vittoria del Capitano.
Da quel giorno passò più di un anno prima di vedere abbassato il primato personale sulla media del trottatore più forte di tutti i tempi: era il 5 agosto 2000, si correva a Stoccolma la Jubileumspokalen, e la media fu di 1.11.9, con la quale il figlio di Waikiki Beach giunse secondo alle spalle di Victory Tilly, e precedendo soggetti come Gidde Palema e Giesolo de Lou.
Per correre vicino al primato stabilito da Lisa America, il padre dovette aspettare la fine della carriera (precisamente la penultima corsa), quando nella Coupe du Monde de Trot, con in sulky Jorma Kontio, fermò i cronometri, all'allora primato assoluto mondiale, a 1.10.9.
Questa riflessione non vuole criticare la prestazione di Lisa, o intaccare il valore di una società che ha messo in piede un evento riconosciuto di "qualità" dall'intera stampa tecnica, ma semplicemente mettere in evidenza una problematica che in un prossimo, recente, futuro potrebbe portare il nostro trotto a non avere più campioni come Varenne.
E allora mi domando: serve davvero, per avere un campione, frantumare le lancette di un cronometro? E' indispensabile sferrare un cavallo per farlo correre su di un fondo al limite con l'asfalto puro, per poter dire di avere tra le mani un crack? E ancora: siamo proprio sicuri che questo rincorrere il tempo sensazionale a tutti costi comporti per forza di cose dei vantaggi?
Lunge da me bendarmi gli occhi per far finta che il progresso (nei materiali e in quant'altro) non porti a migliorarsi; nel nuoto come nel ciclismo, negli sport motoristici come nella stessa ippica, i record sono fatti per essere battuti, frantumati. Ma per arrivare dove?
Seguo da appassionato questo sport da oltre 15 anni, e ricordo perfettamente quando correre un miglio in 2 minuti era impresa per pochi, e non per questo, chi aveva nei garretti tali misure, non poteva non essere considerato un fenomeno.
L'ippica nostrana, e non solo, ha raggiunto rilievi cronometrici di indubbio valore, che questi siano fatti dai maschietti o dalle femmine, in pista grande o in pista piccola, sulla breve o sulla media, questo però non deve "cancellare" il possibile futuro di un campione solo perchè "tirato" al limite in una sola corsa ed in età precoce.
Varenne, come molti altri campioni nostrani ed esteri, ha regalato agli appassionati stagioni indimenticabili, con sfide che rimarranno nel cuore di tutti per sempre. In questo modo si "rischia", a breve, di avere soggetti che a due anni esordiscano in pista correndo in un "normale" 1.56, per poi vederli scomparire e dimenticarne anche il nome, mettendo sul filo di lana il futuro di questo straordinario mondo, fatto di uomini ma soprattutto di cavalli.

MOTEGI: LA GARA

Nonostante la forte pioggia di ieri pomeriggio e questa mattina, la seconda gara del mondiale MotoGP è iniziata sotto il sole di Motegi che ha riscaldato la pista giapponese regalando una classifica finale che ha riportato il sorriso sul volto di parecchi piloti.
Primo fra tutti sicuramente lo spagnolo Jorge Lorenzo che dopo una partenza non proprio perfetta è riuscito a prendere il giusto ritmo recuperando posizioni su posizioni fino a conquistare la leadership della corsa davanti al compagno di squadra Valentino Rossi.
Sul podio anche l'ancora infortunato Dani Pedrosa, primo tra i piloti Honda e grande protagonista di questo secondo appuntamento in calendario, autore di qualche bel sorpasso nei confronti del rivale di casa Fiat Yamaha Team.
Solamente quarto il vincitore di Losail, Casey Stoner, anche lui partito allo start non nel migliore dei modi. Alla fine il ducatista ha vinto la battaglia con Vermeulen e l'ex compagno di squadra Marco Melandri che si è dovuto accontentare del sesto posto alle spalle di Andrea Dovizioso.
A completare la Top 10 ci pensano invece l'altro italiano Loris Capirossi (settimo), il finlandese Mika Kallio (ottavo), James Toseland (nono) e Chris Vermeulen (decimo).
Da segnalare l'incidente al via che ha causato il ritiro di Hayden e Takahashi per colpa di quest'ultimo che, preso dall'eccessiva foga, ha centrato in pieno il posteriore della Desmosedici guidata dallo statunitense.
A questo punto la classifica generale di campionato vede un nuovo leader in testa, Jorge Lorenzo. Grazie al podio di Losail ed alla vittoria di oggi il giovane talento spagnolo comanda a quota 41 punti, uno in più rispetto al compagno di squadra Valentino Rossi, mentre Stoner scivola al terzo posto con 38 punti in totale.
Ancora una conferma per Andrea Dovizioso, quarto in classifica generale a quota 22, davanti al compagno di squadra Dani Pedrosa che ha raggiunto quota 21.
In classe 125 seconda vittoria consecutiva per l'abruzzese Andrea Iannone (Aprilia), che ha battuto, dopo una rincorsa d'altri tempi, Simon (Aprilia) ed un sempre più convincente Pol Espargaro (Derby).
L'attuale classifica generale vede dunque in testa il pilota italiano con 37.5 punti, davanti allo stesso Simon con 30, e a Pol Espargaro con 22.5. Completano la top five Sandro Cortese con 18 e Stefan Bradl con 17.
Nella 250 non è bastato partire in pole a Marco Simoncelli. Il dolore alla mano destra è forte, ma non spiega tutto: l'iridato è stato penalizzato dalla rottura del cerchio anteriore, chiudendo addirittura al 17° posto con un giro di ritardo. La gara è stata un monologo di Alvaro Bautista (Aprilia), che ha preceduto Aoyama (Honda), staccato di 5"889. Buon risultato per Mattia Pasini, terzo a 21"832. Per il romagnolo finalmente una gara all'altezza del suo talento. Solo 11° Hector Barbera, vincitore in Qatar.
La classifica generale vede dunque in testa Alvaro Bautista con 34 punti, seguito dal giapponese Hiroshi Aoyama ad un solo puntodi distanza (33), terzo l'altro spagnolo Hector Barbera a quota 30. Ancora senza punti il campione in carica Marco Simoncelli.
Conclusione:
Tre classi che stanno, pioggia a parte, offrendo uno spettacolo molto più omogeneo rispetto allo scorsa stagione, con classifiche sempre più corte e protagonisti che si scambiano il ruolo gran premio dopo gran premio. Avanti, bene, così.

NO PROCESSO, NO PARTI

Si fa finta di credere che il processo agli spioni di Telecom Italia salterà a causa di una recente sentenza costituzionale. Non è così. Quel processo è da tempo attraccato al più nebbioso dei porti, ricoperto da montagne di sabbia. La verità processuale non si conoscerà mai, così la faccenda entrerà a far parte dei “misteri” italiani, la più parte dei quali è solo delinquenza impunita.Avverto il lettore che mi sono costituito parte civile, come Fausto Carioti, perché spiato, dossierato e danneggiato dai reati commessi. Avverto per onestà e trasparenza, tanto, appunto, è in gran parte una commedia. Non inattesa, perché quando, nel novembre del 2006, il governo Prodi decretò, con il plauso dell’allora opposizione, che tutti i dossier illegalmente realizzati dovevano essere distrutti, noi, subito, osservammo: e su che lo facciamo, il processo? Ora sono i giudici costituzionali (che per decidere ci hanno messo un paio d’anni) ad avere confermato che sì, tutto deve essere distrutto, ma dopo che le carte saranno state esaminate con le modalità dell’incidente probatorio. Fuori dai tecnicismi, significa che ogni foglio deve essere discusso in udienza, alla presenza delle parti. 32 imputati, 64 difensori, 20 mila file, qualche centinaio d’avvocati di parte civile, i periti. Il tutto in segreto, di Pulcinella. Quando avranno finito, se saremo ancora vivi, i reati saranno in prescrizione. Questo è il buco nero, la domanda è: come ci siamo finiti?
Nel corso delle indagini, due volte, il giudice indicò alla procura una mancanza: vi siete dimenticati d’indicare chi è il mandante ed il beneficiario di quest’orgia spionistica. Dopo anni la risposta è: non si sa, forse neanche c’è e questi signori agivano per personale perversione. Vero è che il loro capo ha più volte dichiarato di avere agito per conto del proprietario, in persona e società, e vero è che gli avvocati di Telecom, oggi, sostengono che, semmai, l’interesse era della citata proprietà e non della ditta che pagava, ma le carte processuali non dicono nulla. Quindi, il processo che non si farà riguarda i 32 e le loro responsabilità personali, restando il resto nebbiosamente insabbiato. No processo, no parti (civili). Si esce dalla cronaca, giudiziaria, e si accede alla leggenda. Il resto è roba per azzeccagarbugli.

sabato 25 aprile 2009

MILANO TROTTO: IL POST EUROPA'S DAY

E' terminato l'Europa's Day, e come ogni grande appuntamento che se ne va, un po' di nostalgia accompagna la sua dipartita, come gli ultimi raggi di sole vengono inghiottiti dal colore della notte.
Doveva essere un giorno di corse qualitative e ricche di patos e così è stato, condito da molte sorprese che hanno indubbiamente gratificato il lavoro di chi, senza molte chance sulla carta, si è ritrovato Re e Regina, in un giornata da lasciare ai posteri.
Tutto sembrava iniziato nel più regolare dei modi, con Festa Bigi subito al comando nella corsa di apertura, e con uno straordinario Giotto d'Alfa presentato al 101% da Maurizio Pieve.
Il resto, oltre alla duttilità del figlio di Defì D'Aunou, lo ha fatto Marco Castaldo, con un'interpretazione ad hoc. Il ragguaglio cronometrico in 1.56.4 (dalla seconda fila), faceva da apripista ad una giornata che sarà ricordata a lungo per le quote shock dei vincitori, e per i record, anche mondiali, registrati.
Alla seconda, e con identico ragguaglio cronometrico, cominciava il pomeriggio nero per i favoriti (e la giornata felice per Jerry Riordan), con Legionario che faceva sua la finale del trofeo 4A dopo un percorso "aria in faccia" e un primo chilometro transitato sul piede dell'1.11.8, avendo ragione sul palo ad uno straordinario L'Arpege (aspettavamo questa sua prestazione da tre corse). L'allievo di Christian Rizzo può solo prendersela con la giornata straordinaria di Legionario, perchè correre il miglio a media di 1.12.6 e perdere, non lascia spazio a ulteriori commenti.
Dopo l'apertura di giornata con due corse di assoluto valore, si iniziava a fare sul serio con le due corse di Gruppo III riservate ai tre anni.
L'Emilia apriva i giochi con una favorita, e una controfavorita, evidente: Mind Wise As fresca vincitrice del "Filly Italia", contro l'ignota Mara di Quattro. Alla fine trionfava Malesia, con Roberto Vecchione in sulky, alla quota da capogiro di 68,36, raccogliendo per strada una Mind Wise As che si è dovuta arrendere all'ingresso in retta, dopo essersi imbattuta nel tentativo di Mara di Quattro di debellarla a traguardo lontano. I parziali intermedi che hanno chiaccherato 28.5; 28.2; 28.4, hanno fatto la differenza nell'ultima parte di gara, che ha visto protagoniste tutte coloro che non hanno preso parte alla scannata tra le due leader. Complimenti, comunque, a Fabio Restelli, che si è tolto la soddisfazione di primeggiare in un Gruppo III con una cavallina seria a media di 1.13.4 sul doppio chilometro.
E se per le femminuccie c'è stata la sorpresa, per i maschi le cose sono andate oltre.
Dopo lo stacco del Premio Veneto, "fava" e "controfava" si sono praticamente estromessi; Main Wise As perdendo un centinaio di metri, Mirror Grif una cinquantina, con Magasso Jet felice di condurre le operazioni con i favoriti praticamente fuori corsa.
Il solo Mirror Grif, complice una frazione lenta della testa, riusciva a ricongiungersi, seppur dopo aver speso un'enormita, mentre il favoritissimo Main Wise As si estrometteva definitivamene dalla contesa con la seconda e decisiva rottura.
Il risultato finale, però, ha raccontato della vittoria di Mistero Lux (55,64 al totalizzatore), comunque meritato, da un team (Moni) da sempre attento nella selezione dei giovani campioncini in erba. Il dramma sportivo si consumava per Magasso Jet (le soddisfazioni per Pippo Gubellini arriveranno a fine convegno), in errore a pochi metri dal palo quando, forse, avrebbe potuto portare a termine da vincente la prova dedicati ai maschietti.
E Mirror Grif? Il suo quarto posto finale sa di amaro da una parte, per aver perso uno sproposito ed essersi riproposto a centro pista nel rush finale, quando però, le energie erano inevitabilmente finite; ma guardando il bicchiere mezzo pieno è una prestazione che va vista in chiave futuribile, ed il Giovanardi sarà la prima, vera, occasione per rifarsi di una giornata andata storta. Stesso identico discorso va fatto per Main Wise As.
Prima dell'Europa c'era da ammirare un invito che sapeva tanto di Gran Premio, e come un Gran Premio, per qualità e rilievi cronometrici, si è dimostrato.
Per non togliere nulla alle emozioni provate in diretta, ripropongo le prime impressioni subito dopo il palo: "Quello che hanno fatto Irambo Jet e Geox è qualcosa da applaudire senza dire nemmeno una parola. Semplicemente fantastici. Con lode per l'allievo di Pietro Gubellini che si è "sciroppato" tutto di fuori, con manovra al paletto dei 600 in terza per sopravanzare Illinois rimasta di fuori, ed inevitabilmente "inutile" a quel punto del percorso (ottima la mossa di SuperPippo di capire al volo la tattica di gara). Da applausi, rimanendo in silenzio, e con tanto di emozione per Eclisse Domar, che non è rimasto troppo lontano dal duo di testa, per poi "battezzarli" nei pressi del palo.
Il rilievo cronometrico? 1.53.4 per una media che dice 1.10.9 ...da leggere in rigoroso silenzio".
Questo antipasto lasciava presagire ad un Premio Europa a tutta velocità, e così è stato: 2.22.7 il doppio giro di pista che ha consacrato Lisa America con il record mondiale per una femmina di quattro anni sul doppio chilometro: la media? 1.11.1!
Le parole da spendere per questo Premio Europa sarebbero davvero molte: dalla tattica di Santino Mollo con Lana del Rio (terza sul percorso a media di 1.11.4), deciso nello sciorinare un percorso a tutta velocità per contenere all'esterno Le Touquet, e condito da due frazione in 28 secco che hanno impedito alla regina indiscussa della generazione di vincere il suo sesto Gruppo I della carriera; alla straordinaria prova di Le Touquet (quarto a media di 1.11.5, abbassando il precedente personale di 1.12.8) che tutta strada di fuori è rimasto vitale salvo cedere, inevitabilmente, a cento dal palo; all'incredibile prova di Lorenz del Ronco (secondo in 1.11.4) che ha dato per l'ennesima volta prova di maturità, riuscendo, anche dopo il passaggio di età, a rimanere con il gruppo dei migliori, e di conseguire l'ennesimo, e prestigioso, piazzamento classico.
Qualcuno, giustamente, ha sottolineato che in futuro, questo allievo di Salvatore Minopoli, potrebbe ripercorrere le orme di un certo Gamblin Bi.
Poi naturalmente c'è da applaudire la prova di Lisa America e di tutto il suo entourage, Jerry Riordan in primis. Partita il giusto, ha lasciato strada a Lana del Rio, serrando sotto e incollandosi per tutto il percorso al sulky della battistrada. La mossa decisiva è arrivata ai 400 finali, quando Andrea Guzzinati (perfetto nelle scelte) ha preso in "mano" facendo scendere alla corda Le Touquet, e spostando Lisa all'esterno. La retta è stata una passerella per la figlia di Varenne e Zagabria Dei, con Andrea Guzzinati che si è permesso il lusso di salutare la tribuna di San Siro. Clamorosa la quota al totalizzatore (26 e spiccioli), per un soggetto da sempre considerato un'alternativa alla capofila della generazione. Daccordo che al Città di Torino aveva mostrato una condizione molto approssimativa, mollando a traguardo lontano e finendo ultima sul percorso, ma le condizioni fisiche che non hanno interessato gli arti (febbre altissima nel dopocorsa) avrebbero dovuto quantomeno lasciare intatte le chance per l'allieva di proprietà della Guida Italia.
Di Lana del Rio si possono fare due considerazioni:
a. nell'arco di 10 giorni ha limato il suo personale sulla distanza di ben 2 secondi: 1.13.2 a Torino, battendo il suo 1.13.4; e 1.11.4 oggi. Risultato finale? Un secondo posto a Torino ed un terzo oggi; roba da manicomio. Non vincere dopo aver trottato in 1.13.2 a Vinovo e in 1.11.4 a Milano il doppio chilometro avrà lasciato con tanto amaro in bocca l'intero entourage della campionessa, e con ragione.
b. sulla scorta di quanto la cronaca ha raccontato, le qualità e le prospettive della figlia di Varenne rimangono intatte. Avesse corso male potevano nascere i primi dubbi, le prime perplessità; avesse mollato a traguardo lontano si sarebbe dovuto indagare sui motivi di eventuali prestazioni incolore. Ma con questi ragguagli cronometrici, e sopratutto con la grinta dimostrata in due corse che l'hanno vista protagonista (a Torino sempre di fuori, a Milano in testa da cavalla di primissima), il futuro di questa campionessa è ancora da scoprire, per raggiungere traguardi di spessore.
A conclusione si può tranquillamente dire che l'allevamento italiano ha fatto un ulteriore passo in avanti, mostrando tre fenomeni (Lana, Lisa e Le Touquet) pronti a farci vivere una stagione dei quattro anni ai massimi livelli, per poi preparare armi e bagagli per andare oltre confine e, dopo l'epopea del "Capitano", fare la voce grossa sulle piste di mezza Europa. Sinceri e sentiti complimenti a tutti.
La prova Filly dell'Europa ha confermato la forma, la qualità e la capacità di correre da protagonista da parte di Lover Power, autrice di un coast to coast in 1.55.8 a media di 1.12.4. Il tempo totale "normale" in una giornata che, oltre alle quote shock, verrà ricordata per l'alta velocità, è supportato dalla super chiusa (se non erro la più veloce di giornata) in 27.6.
La vittoria della figlia di Supergill ha fatto da prologo al triplo finale di Pietro Gubellini, che oltre alla vittoria nel Filly (doppio a seguire dopo la vittoria dello scorso anno di Iuma Ek) è andato a segno con I'm A Grif, miglio volato in uno stratosferico 1.54.0 a media di 1.11.3, e con Etna Font, vincitore della maratona sui 2600 metri con partenza da fermo in 1.15.9, da un capo all'altro e con 800 terminali in 57 secco.
La cornice di sole, una tribuna finalmente piena, e sopratutto una riunione che dal punto di vista qualitativo ha offerto uno spettacolo tecnico-agonistico che nulla ha da invidiare al resto del panorama internazionale, è stata la più bella vetrina che il nostro trotto potesse offrire ad appassionati e addetti ai lavori.
I complimenti vanno spesi per tutti: dalla società che ha messo in piedi un evento tra i più belli degli ultimi anni, dai partecipanti che hanno offerto uno spettacolo degno di questo nome, e a tutti coloro che hanno passato un pomeriggio di festa e cavalli.
Un grazie va esteso anche ad Andrea Negri, che ha raccontato, con la sua sempre puntuale ed attenta cronaca, le gesta dei protagonisti in pista.
Un grazie va anche a tutti voi di Chorse, che con quasi 3000 visite al topic in questione, e più di 100 commenti lasciati, avete reso interessante e soprattutto dato la giusta importanza ad un evento che andrà, non solo a Milano, presto ripetuto.
Da domani ritornerà, come giusto che sia, la routine, senza dimenticare che grazie a quella, e solo a quella, ci sarà ancora spazio per assistere a pomeriggi come questo.
Con affetto e simpatia, un saluto a tutti voi da Fabio...e sempre forza Lana del Rio.

MILANO TROTTO: GRAN PREMIO D'EUROPA E GRAN PREMIO D'EUROPA FILLY

E finalmente eccoci giunti all'Europa 's Day, dopo una settimana che ha visto il trotter milanese impegnato in tre convegni di buona qualità.
Questo 25 aprile meneghino, valutando l'intero programma di corse, appare come uno dei migliori degli ultimi anni, con nove corse di grossissima qualità, che vedrà, oltre alle corse di Gruppo, altri cinque convegni di forte interesse agonistico e tecnico.
L'appuntamento principe vedrà nuovamente impegnata, sull'anello milanese, la capofila della generazione. Quella Lana del Rio capace, nella stagione dei tre anni, di vincere ben 5 Gruppi I consecutivi, dopo aver cominciato, proprio qui a San Siro vincendo l'Emilia dello scorso anno, la scalata alla corsa della vita: il Derby.
La sua vittoria in questo contesto, nonostante parta con i favori del pronostico, non sarà così scontata, anche se, in tutta onestà, scivolando in breve al comando, sarà durissima per chiunque girare di fuori ad un soggetto capace di trottare il doppio giro di pista in 2.27.0. Il momento d'oro di Le Touquet lo pone come vera ed unica alternativa alla giumenta allenata e interpretata da Santo Mollo. Il Daguet Rapide di Pietro Gubellini avrà il compito di impensierire la portacolori di Francesco Davico, con la speranza di vedere un arrivo a fruste alzate tra Pietro e Santo.
Nella prova "Filly" i ruoli si invertiranno, con Lover Power che vestirà il ruolo di super favorita, essendo veloce al via e sorretta da una forma al diapason. Poche, a dir la verità, le altre che potranno impensierire la figlia di Supergill, tra cui Laika Ek, che potrebbe mancare di una corsa per essere competitiva al 100%.Le prove di quest'anno dei tre anni, non avranno nulla da invidiare alle due prove con maggior dotazione di giornata. Il Veneto potrebbe regalarci una sfida nella sfida, con il primatista sul miglio Main Wise As, che rivestirà il ruolo di favorito dopo la prova monstre in quel di Bologna nel Premio Italia, contro quel Mirror Grif che è stato capace di fornire, nel Premio Fornero, una prestazione degna delle gesta del padre. Nell'Emilia, prova dedicata esclusivamente alle femmine, il risultato appare quantomai incerto, con diversi soggetti che, a seconda dello svolgimento, avranno grosse chance di successo. Tra queste ci sono soggetti come Marion Bi, come Mind Wise As, come Marias, fino all'oggetto misterioso Mara di Quattro, per finire con Memory Gams; tutte in grado di primeggiare.
Il contorno inizierà con una prova "Gentleman" che vedrà nuovamente all'opera il grigio Giotto d'Alfa, autore all'ultima uscita sulla pista di un numero da circoletto rosso fuoco. Si proseguirà con un'interessante invito per ottimi 4 anni, con al via un soggetto volante come Luisito (devastante all'ultima) che se la vedrà con un soggetto di grandissima qualità tecnica ed agonistica come Libia Giampe, sfortunata nella scorsa stagione, ma tornata a riprendersi quello che ha lasciato per strada. Tra le prove di gruppo, potremmo ammirare diversi soggetti che hanno preso parte ai recentissimi Padovanelle, Ponte Vecchio ed in ultimo il Costa Azzurra. Al via ci sarà un soggetto di enorme potenziale quale Ismos Fp, che dovrà vedersela con il sempre qualitativo e volante Eclisse Domar.
La riunione si concluderà con altri due inviti per indigeni di 5 anni ed oltre, con I Am Grif che pretenderà il pronostico nel Premio Iuma Ek, facendo molta attenzione ad un soggetto volante come Energetic Stift, e Guida America che potrebbe mettere tutti daccordo nell'handicap sulla lunga distanza con partenza da fermo.
Chiudo questa anteprima con una nota di colore. Per il secondo anno consecutivo mancherà la voce di Massimo De Marco al commento. Una voce che ha accompagnato tutti gli appassionati di San Siro, con passione e competenza tecnica. E per il secondo anno consecutivo avremo il piacere di apprezzare colui che lo ha sostituito con umiltà, entrando in punta di piedi ma facendosi apprezzare per la competenza tecnica dimostrata e la passione che, nella più semplice riunione settimanale, mette a disposizione di chi ama questo sport.
Con la speranza di offrire alla stampa specializzata, agli addetti ai lavori e ad ogni appassionato di questo meraviglioso sport, un contributo importante, ringrazio Massimo De Marco (per avermi "insegnato" il trotto) e Andrea Negri, per tutto quello che hanno dato, danno e daranno all'ippica, ed in particolare al trotto milanese. Grazie.
Ed ora cominciamo: luci accese e macchina in movimento, parte l'Europa 's Day.

CALA IL GETTITO FISCALE, CHE NON AUMENTINO LE TASSE

La flessione delle entrate fiscali era attesa e ne avevamo parlato, ora arrivano i numeri, che segnalano, paragonando i primi due mesi del 2009 con quelli dell’anno precedente, un meno 6,6%. Mancano all’appello 4 miliardi, la metà di quel che serve per l’Abruzzo.
Leggendo attentamente, però, si conferma che il nostro male consiste in troppe tasse. Guai ad aumentarle. La gran parte del gettito mancante è dovuto all’Ires, le imposte sulle società, che registrano un inquietante meno 64,2%. Mentre la flessione dell’Ire, le imposte sul reddito (ex Irpef), si ferma a “solo” meno 2,2. Questo significa che la sofferenza è forte nel mondo produttivo, mentre ancora non si è trasferita ai redditi reali. La diminuzione dell’iva (-9,7), del resto, suggerisce una diminuita propensione alla spesa, che peserà sul mercato.
Al tempo stesso, se prendiamo i risultati degli accertamenti fiscali, si scopre che nel secondo semestre del 2008 sono raddoppiati rispetto al primo e che, quindi, il governo accusato di coprire gli evasori s’è dimostrato assai più occhiuto ed indagatore di quello che lo ha preceduto, secondo il quale pagare le tasse era “bellissimo”, seguendo una dottrina che avrebbe trovato in Ecclestone un sicuro ed entusiasta seguace. Se poi si guarda alle cifre “recuperate”, il rapporto diventa imbarazzante: 16 miliardi chiesti agli evasori, rispetto ai 4 della prima parte dell’anno.
Con un’avvertenza: sono soldi virtuali, perché, normalmente, non si è capaci d’incassarli realmente.
Snocciolati i dati, cerchiamo di capirli. Il paragone fra i primi due bimestri è ragionevole se si pensa al calendario, ma ingannevole se si tiene presente la realtà. Infatti, a gennaio-febbraio del 2008 la crisi non era nelle previsioni di nessuno e, anzi, si pensava a come tassare di più banche e grandi imprese con vantaggi di settore (petrolieri, ad esempio). Un anno dopo si era già dovuto mettere mano al portafoglio pubblico per salvare quelli che prima si voleva spremere. E tanto basti a descrivere il quadro complessivo della preveggenza.Corrette, invece, erano le analisi sugli svantaggi competitivi dell’Italia, determinati da un costante calo della produttività, quindi della competitività, da una perdita relativa di quote nel commercio internazionale, da una spesa pubblica fuori controllo ed una fiscalità che la insegue ed alimenta. Il tutto condito con intollerabili rigidità del mercato interno. Così era e così è.
Ora che il gettito cala, facendo crescere il deficit ed alimentando il debito, sarebbe un terribile errore pensare di compensarlo con maggiore pressione fiscale, laddove, all’opposto, va contrastato con meno spesa pubblica improduttiva e più investimenti, capaci di attivare un moltiplicatore virtuoso mediante il riaccendersi della fiducia di chi torna a lavorare e si tranquillizza sul futuro. In tal senso il governo ha resistito, anche davanti al terremoto, e gliene va reso merito. Manca ancora, però, l’avvio di riforme vere, profonde e durature, che testimonino di un consapevole cambio di mentalità. E’ l’occasione della crisi, che ci sta scivolando dalle mani.
di Davide Giacalone
pubblicato su Libero

MOTEGI: LE QUALIFICHE

Motegi, Qualifiche: La pioggia rovina tutto, Rossi in Pole
Ancora una volta la pioggia quest'anno rovina lo spettacolo a Motegi costringendo gli organizzatori a cancellare la sessione di qualifiche ufficiali a causa di un violento temporale che si è abbattuto sul tracciato giapponese.
A questo punto la pole è stata assegnata di diritto al pilota del Fiat Yamaha Team, Valentino Rossi, utilizzando la classifica combinata dei due turni di prove libere.
Per la prima volta, dunque, Rossi partirà dal palo qui a Motegi dividendo la prima fila con Casey Stoner e Jorge Lorenzo.
Speriamo solo di vedere domani una gara degna di questo nome, senza la pioggia a farla da padrone.
La classifica delle Libere 1 (valide per la Qualifica)

MOTOTEGI: LE LIBERE

Ricomincia oggi sul circuito giapponese di Motegi la sfida Rossi-Stoner che nella prima sessione di prove libere vede primeggiare il campione del mondo italiano anche se per soli 56 millesimi sulla Ducati rosso fiammante numero 27.
Il pilota del Fiat Yamaha Team è stato l'unico, insieme a Stoner e Lorenzo, capace di scendere sotto il muro dell'1'49"0, facendo registrare il miglior tempo nell'ultimo giro lanciato in 1'48"545.
Quarta posizione per la prima delle Suzuki con Chris Vermeulen davanti alla Yamaha Tech 3 di Colin Edwards ed alla seconda moto di Hamamtsu affidata a Loris Capirossi.
Il primo dei piloti Honda è Andrea Dovizioso, autore del settimo miglior tempo davanti alla Kawasaki di Marco Melandri. A completare la Top 10 troviamo invece la Honda Gresini di Toni Elias e l'altra M1 del team Monster Yamaha Tech 3 con in sella l'ex campione della Superbike, James Toseland.
Ancora qualche difficoltà per lo spagnolo Dani Pedrosa, 11esimo seguito dal ducatista Nicky Hayden.
Brutta scivolata, infine, per Mika Kallio che ha però ripreso successivamente le prove terminando in 17esima posizione davanti al compagno di squadra Niccolo Canepa.
La classifica delle Libere 1
Motegi, Libere 2: Edwards davanti a tutti sul bagnato
La seconda ed ultima sessione di prove libere della classe regina a Motegi ha visto un lungo testa a testa tra le due Yamha di Colin Edwards e Valentino Rossi per la prima posisizione.
A spuntarla alla fine è stato il pilota texano del Monster Yamaha Tech 3 con un miglior crono di 2'01"841 e appena 52 millesimi di vantaggio sull'ex compagno di squadra.
La sessione di prove mattutina è stata caratterizzata dalla pioggia ed ha visto dominare il marchio Yamaha con tre moto nelle prime quattro posizioni. A dividere il trio composto da Edwards, Rossi e Lorenzo (quarto) ci ha pensato l'australiano Casey Stoner con la sua Ducati Desmosedici GP6 che però in questo turno ha pagato un ritardo di oltre 6 decimi dalla vetta della classifica.
Più attardata la prima delle Suzuki con Chris Vermeulen in quinta posizione ad oltre 1"5 dal tempo di Edwards. Dietro di lui recupera posizioni Nicky Hayden, sesto davanti a De Angelis, Gibernau, De Puniet e Dani Pedrosa.Gli altri italiani li troviamo in 11esima, 13esima, 16esima e 17esima posizione rispettivamente con Dovizioso, Capirossi, Canepa e Melandri.
La classifica delle Libere 2