...il Rock lo preferisco corretto Blues

sabato 31 ottobre 2009

VIKKI BLOWS

DISONORE TOGATO

Non intendo distrarre l’Associazione Nazionale Magistrati dalla sua intensa attività poliitica, né il Consiglio Superiore della Magistratura dal torpore corporativo della sua sezione disciplinare e dall’attivismo incostituzionale dei suoi pronunciamenti, ma a lor signori, difensori della sacra autonomia, guerrieri dell’indipendenza, guardiani dell’autogoverno, vorrei chiedere: il pubblico ministero che si è dimenticato di chiedere il rinvio a giudizio di un paio di delinquenti, provocandone la rimessa in libertà, lo si butta fuori o gli si fa fare carriera? Conosco la risposta: la seconda che ho detto.
Attenti, perché è peggio di quel che sembra. Il fatto: il 22 gennaio scorso, a Guidonia, una ragazza è aggredita e stuprata, cinque giorni dopo i carabinieri arrestano i presunti autori ed i complici, che ne hanno agevolato la fuga. Ci sono le confessioni, perché uno racconta che erano ubriachi e che avevano già provato, poche ore prima, ad aggredire un’altra coppia. Ci sono le prove, perché alla ragazza portarono via il telefono cellulare, con il quale uno dei criminali aveva chiamato casa. Fine della storia, e inizio della vergogna.
Il pubblico ministero di Tivoli riceve le carte di un caso già risolto in partenza. E’ lo stesso pm che ha gestito l’accusa contro le maestre di Rignano, sospettate di pedofilia. Anche questa volta il suo nome rimbalza dalle agenzie alle televisioni, per planare sui giornali. Qui non lo faccio, il suo nome, perché tradizionalmente avverso al narcisismo giudiziario, e non lo faccio nemmeno per chiederne l’allontanamento dalla magistratura, perché provvedimenti di questo tipo non devono essere reclamati o istigati, bensì dovrebbero essere immediatamente vagliati da chi di competenza. Campa cavallo.
Insomma, il caso era chiuso pochi giorni dopo essere stato aperto, ma solo a giugno il nostro fulmine togato dichiara di avere terminato l’inchiesta (che ha fatto?). Passano i giorni, le settimane, i mesi. Ci sono le vacanze e, per giunta, lui chiede ed ottiene il trasferimento a Roma, quale premio per il gran bel lavoro svolto. Si arriva alla fine di ottobre e, oibò, che ti va a capitare? Sono scaduti i termini della custodia cautelare e lui non ha avuto il tempo e la serenità mentale per ricordarsi di chiedere il invio a giudizio dei due favoreggiatori, che se ne vanno liberi e fanno marameo. A gennaio scadono quelli per i violentatori. Così, tanto per renderci utili.
Se sei un lavoratore autonomo, e ti comporti con questa attenzione e competenza, fallisci. Se sei un lavoratore dipendente di sbattono fuori, in fretta. Questo signore, invece, ce lo troveremo in cassazione, se solo il cielo gli lascerà scorrere incolume gli anni a venire. Aumenterà il suo stipendio, farà carriera, magari un giorno lo eleggeranno da qualche parte, per difenderlo dagli attacchi vili ed oscuri, così come per portare nella vita pubblica il suo profondo senso della legalità. Che si sia dimenticato di fare quel che avrebbe avuto il dovere di fare non poche ore prima, ma alcuni mesi addietro, sarà solo un dettaglio, di cui si ricorderanno solo alcuni maniaci. Noi.
Torno al punto di partenza: le toghe faconde e battagliere, quelle che non lasciano passare giorno senza aver minacciato uno sciopero o lanciato un urlo di castale dolore, hanno qualche cosa da dire? Perché noi, si sappia, non vogliamo in nessun modo attentare all’indipendenza dei magistrati, né ci piacerebbe vederli asserviti a chicchessia, solo che ci fa un certo ribrezzo vederli piegati in una disgustosa difesa corporativa, sempre pronti a far la morale agli altri e sempre scattanti nel difendere le immoralità del loro mondo. Quella qui raccontata è una storia vera, ma niente affatto isolata o unica. Quindi: qualcuno di loro chieda che il collega sia licenziato, con disonore, giacché, in caso contrario, il disonore se lo divideranno tutti in parti eguali, toccando a ciascuno l’equivalente della totalità.

venerdì 30 ottobre 2009

SVEGLIA, RAGAZZI, VI STANNO FREGANDO

Il sei novembre sapremo quanti sono gli studenti universitari stupidi. Spero nessuno, ma temo il contrario. Quel giorno, difatti, sono previste delle manifestazioni contro il progetto di riforma universitaria, varato dal Consiglio dei ministri. Premesso che, in un Paese libero, ciascuno manifesta per quel che gli pare, ma il rispetto di quel diritto non comporta l’acquiescenza a quel che i manifestanti dicono, o, più spesso, urlano, e posto che le organizzazioni studentesche rappresentano solo una minoranza di studenti, ma questo non mi sembra un buon motivo per non valutare seriamente quel che dicono, la domanda è: hanno ragione, i ragazzi a protestare contro la riforma Gelmini?
Se fossi un giovane studente non avrei dubbi: manifesterei. Acchiapperei il megafono e sosterrei che l’università italiana ha da tempo toccato il fondo, dove giace con dispendiosa voluttà, che il confronto con la qualità delle altre università, nel mondo, è umiliante e che, pertanto, in queste condizioni, ci vogliono azioni chiarissime ed immediate, smantellando il baraccone clientelare ed ignorante che occupa il regno della cultura. Urlerei la necessità di cancellare il valore legale del titolo di studio, residuato fossile di uno statalismo accentratore e liberticida, ora divenuto baluardo di sprechi. Reclamerei la spietata selettività meritocratica nella scelta dei docenti, che a loro volta siano capaci di applicare i medesimi criteri ai discenti. Mi guarderei bene dal sostenere tesi insulse come quelle che reclamano “diritto allo studio” e maggiori finanziamenti, utili solo a proiettare nel futuro l’attitudine burocratico-parassitaria di sistemi che diffondono incapacità a piene mani. Mentre pretenderei il privilegio in capo ai bravi ed ai meritevoli, di modo che in cattedra e nella vita prevalgano i migliori, e non i figli o gli amanti di.
Accuserei i giornalisti di avere presentato la riforma come se fosse fatta, mentre, invece, non solo deve ancora cominciare il lungo, estenuante e corruttivo iter parlamentare, ma il testo del disegno governativo prevede a sua volta una legge delega, sicché, dopo l’approvazione, ancora ci sarà da cominciare.
Il ministro Gelmini mi risponderebbe, probabilmente, che quel che chiedo è troppo, che bisogna accontentarsi dei passi in vanti, che si deve procedere con gradualismo e che non si può certo saltare il democratico vaglio del Parlamento. Sicché replicherei: sono un giovane studente, ho anagrafico diritto a sperare in un futuro migliore, per cui, gentile signor ministro, lei faccia pure i suoi passi in avanti, io cercherò di rendermi utile giudicandoli sempre troppo pochi e troppo lenti.
Se, invece, gli studenti che andranno in piazza dovessero sostenere il contrario, vorrebbe dire che sono scemi. Non prendo neanche in considerazione l’ipotesi che siano intellettualmente disonesti, o solo pedine della propaganda politica. No, sarebbero scemi, e basta. Perché sono loro gli agnelli sacrificali di questo sistema. Eppure sono lì, che festeggiano l’imminente pasqua, pensando di potere accedere al banchetto dal lato dei commensali. Sono loro che vivono nel Paese più ostile ai giovani, che ne impedisce la promozione sociale, che ne delude le aspettative di maggiore reddito. Loro che prenderanno fogli di carta vuoti di contenuto. Loro che si laureeranno in “scienze della comunicazione”, senza essere capaci di mettere in corretto italiano una mail con la quale si candidano a fare i giornalisti (del resto, a che serve, non lo vedete, come sono scritti i giornali?). Loro a laurearsi in giurisprudenza senza avere mai visto un’aula di tribunale, senza avere idea di come si prepari un atto. E poi via, a far gli sguatteri in qualche studio, per un lungo precariato professionale, e sempre ammesso che la famiglia abbia potuto raccomandarli e possa mantenerli.
Ve li immaginate gli studenti in piazza, a reclamare l’“autonomia” didattica delle singole università, delle singole facoltà, dei singoli docenti? Gran vessillo della libertà, sarebbe dovuto essere, gran copertura per il familismo amorale e per l’asineria incattedrata è, invece, stata. E li vedrete, tutti in coda a chiedere che il governo scucia i dobloni, come se maggiori somme portino a migliori studi, quando, invece, finiscono tutte negli scolatoi della spesa corrente: stipendi, approvvigionamenti, appalti. E, alla fine? Come stessimo rimanessimo.
Lo so, quelli che sfileranno (e il cielo non voglia lo facciano per queste stupidate) sono una minoranza. Ma dov’è e cosa fa, la maggioranza? E’ consapevole di quel che accade, ha capito di andare al massacro? E’ chiaro, ai giovani, che stiamo finendo di mangiarci il loro futuro? Perché a me resta il dubbio che mentre la minoranza s’incolonna appresso alle scemenze, una parte consistente della maggioranza sia in piazza, ma all’happy hour, intenta a brindare con i soldi di papà. Sveglia, ragazzi, vi stanno fregando.
di Davide Giacalone

ERAVAMO 4 AMICI AL BAR / 11


Domande e risposte

Partiamo subito con una domanda: la Juventus vista all'opera contro la Sampdoria è da scudetto oppure no?

Difficile dare una risposta per due ragioni. La prima: la serata dell'Olimpico è stata incredibile; corsa, pressing, buone trame di gioco e soprattutto una voglia che mai si era vista in questa prima parte di stagione. Gli uomini di Ferrara hanno asfaltato quella Sampdoria che stava andando a mille, travolgendo tutti e tutto, campioni d'Italia compresi. E sotto questo aspetto i meriti dei bianconeri sono andati oltre, azzerando il gioco sulle fascie dei blucerchiati, soffocando il centrocampo ed impedendo ai gemelli del gol, per oltre un'ora, di rendersi pericolosi. Ramificando questo ragionamento viene, però, da chiedersi: come mai la Juventus è riuscita, a distanza di soli tre giorni, ad invertire un trend che la vedeva confusa, senza un gioco ma soprattutto in assenza di un'anima? La prossima gara interna contro il Napoli darà inequivocabilmente delle risposte, quello che raccontano le cronache è l'eccezione di una serata in mezzo ad una quantita industriale di partite mediocri. L'altra ragione è apparsa chiara a distanza di ventiquattro ore sull'asse Torino-Milano. La Juventus ne ha fatti 5 alla Sampdoria, l'Inter altrettanti al Palermo.
Similitudini tra le due partite se ne possono trovare molte. Dopo nemmeno 5 minuti di gioco era evidente l'intesità di gioco che mettevano in campo bianconeri e neroazzurri; risultato: primo tempo Juve 3-0, primo tempo Inter 4-0. Devastanti. Diverso l'approccio nella ripresa, dove la Juventus congelava la vittoria con il 4-0 segnato dopo soli 4 minuti, mentre l'Inter, paga forse fin troppo di un primo tempo che ha visto Balotelli ed Eto'o esibire i colpi migliori, si è vista rimontare fino al 4-3 da un Palermo che, sotto la guida di un Walter Zenga sempre più convincente, ha espresso gioco, condizione ma soprattutto la giusta mentalità per non prendere un'imbarcata dalle dimensioni storiche. Alla fine il solito Milito, rientrato dopo un mese, ha messo il risultato in salvo con il gol del 5-3, portando l'Inter ad un +4 sulla seconda, e raddoppiando in una sola giornata il vantaggio sulle inseguitrici.
Inter e Juventus doveva essere, e dopo il primo quarto di torneo Inter e Juventus si sono confermate: lo scudetto è roba loro. Che poi il tricolore lo possano perdere solo gli uomini di Mourinho è cosa assodata, certo è che se la Juventus dovesse giocare, a prescindere dal risultato, le prossime 10 gare con la stessa intensità con cui ha affrontato i liguri ne potremo vedere delle belle.
Alle spalle del duo il vuoto, o quasi. La Sampdoria rimane saldamente al terzo posto con i suoi 20 punti (media di 2 a partita) e la partita contro la sorpresa Bari dirà se la banda Delneri potrà proseguire sulla falsa riga di queste prime dieci giornate in cui Cassano e Pazzini hanno entusismato la Genova blucerchiata. Alle spalle dei liguri ecco spuntare un'atra realtà che sta realizzando partite di un certo spessore ma soprattutto punti: il Parma. Sconfitto il Bari, in un big-match per la zona Uefa, sabato sera scenderà alla scala del calcio per affrontare un Milan che ha gettato al vento, al san paolo di Napoli, la vittoria negli ultimi 5 minuti di recupero quando stava sul 2-0. Al Parma il compito di confermarsi, al Milan quello di gettare le basi per inserirsi nelle migliori quattro del campionato.
Se il campionato proponeva l'incrocio tra le prime quattro del torneo, a Marassi è andato in scena il remake che ha portato, grazie agli scontri diretti, la Fiorentina in Champions League a discapito dell'altra genovese. Ha vinto il Genoa, che in un solo colpo è uscita dalla crisi (non vinceva da otto partite, coppe comprese), si è preso la rivincita contro i viola e ha scavalcato, oltre ai gigliati, anche Palermo e Bari, apparigliando al quinto posto i rossoneri.
A centro classifica conferma per i clivensi del Chievo, corsari in quel di Catania, e boccata d'ossigeno per i friulani dell'Udinese, vittoriosi contro una Roma che è andata incontro alla terza sconfitta consecutiva.
Periodo a dir poco nero per le romane, Lazio sconfitta in casa dal Cagliari, entrate in un tunnel che solo i prossimi incontri diranno se la luce sarà utopia oppure realtà.
In fondo alla classifica il Livorno ha fatto sua la sfida contro l'Atalanta, prima sconfitta di Antonio Conte, centrando la seconda vittoria consecutiva della nuova era Cosmi. Il campionato ha perso anche il sesto allenatore dall'inizio del torneo; il Siena, sconfitto a Bologna, ha esonerato Marco Giampaolo, e domando ancora: cosa poteva fare un tecnico che doveva approdare, per qualità e meriti, alla Juventus e che invece è stato privato dei pezzi migliori che portarono il Siena della scorsa stagione a centro classifica?
Tante domande a cui, come sempre, il rettangolo di gioco saprà dare le giuste risposte.
GLMDJ

giovedì 29 ottobre 2009

I SERI GUAI DEL CASO MILLS

Il caso Mills evidenzia e porta con sé uno sfacelo. Il rumore delle polemiche copre il frastuono di un crollo che è sia politico che giuridico. Insomma, a forza di non mettere mano ad un corretto e civile funzionamento della giustizia, a forza d’intervenire con provvedimenti smozzicati ed estemporanei, non solo non si risolvono i problemi specifici, non solo si fa crescere la malagiustizia, ma s’innesca, adesso, un problema politico per risolvere il quale occorre forza, coraggio ed idee assai chiare. Materiale scarso, almeno fin qui.
L’avvocato David Mills è stato condannato in primo grado, ed è stata confermata la sentenza in secondo, per essere stato corrotto, specificamente per testimoniare il falso nel processo relativo ai conti di All Iberian e per le mazzette alla Guardia di Finanza. La corruzione è un reato a concorso necessario, vale a dire che a commetterlo si deve essere almeno in due: uno corrompe e l’atro si fa corrompere. Anche l’adulterio, quando esisteva, era un reato a concorso necessario, perché il vincolo matrimoniale non poteva essere rotto da un fai da te, occorreva che un terzo prendesse parte alla faccenda. Mills, invece, è stato condannato per corruzione (ora si attende la cassazione) da solo. Come se un coniuge fosse accusato di adulterio, ma senza amante. Questa squacquera giudiziaria, però, non la si deve al leninismo caduco per deboli di spirito, eventualmente in toga, ma all’uso difensivo di strumenti concettualmente mosci e tecnicamente fallaci, come il lodo Alfano.
Se fosse rimasto in vigore, difatti, oggi sapremmo, comunque, che Mills è un corrotto (ripeto, salvo diverso avviso della cassazione), perché ha preso dei soldi da Berlusconi, ma quest’ultimo non può essere ancora dichiarato colpevole, perché il procedimento che lo riguarda è sospeso, quindi deve essere considerato innocente. Che razza di risultato politico è? Per non parlare di quello giudiziario, giacché i due concorrenti necessari vengono processati separatamente, giudicati da collegi diversi, sicché le loro difese s’indeboliscono ed è anche possibile il paradossale risultato che uno sia condannato e l’altro assolto. Come se si accertasse l’adulterio, ma anche l’assenza di amante o di altro partner, di ambo (scusate, dimenticavo il politicamente corretto, di tutti e tre) i sessi.
Né è ragionevole credere che la partita possa onorevolmente chiudersi con la prescrizione, perché le pregresse condanne cambiano la natura del concetto: da tempo oltre il quale cessa la pretesa punitiva dello Stato, e con quella la possibilità di accertare i fatti, sicché il cittadino indagato resta innocente, a tempo oltre il quale il colpevole la fa franca. Che non è una piccola differenza. Per agguantarla, del resto, si deve fare melina, e questo porta ad ulteriori perversioni. Perché, ad esempio, si dovrebbero tenere in conto gli impegni di un governante, spostando le udienze, e non quelli del mio cardiochirurgo? Certo, il primo si dedica ad interessi collettivi, ma la mia pellaccia dipende maggiormente dal secondo. Allora? E non basta: siccome la giustizia italiana è lenta da fare schifo, quando si vuole colpire qualcuno si deve farlo in fretta, facendo durare pochi mesi un appello cui, solitamente, si dedicano anni, solo che, a quel punto, si critica come patologica una velocità che dovrebbe essere normale, mentre si difende come normale una lentezza certamente patologica. Lo vedete, sta impazzendo tutto!
Dette queste cose, non mi sfugge certo la patologia complessiva, compresa una persecuzione giudiziaria che dura da quindici anni, originata da una super patologia che mise le procure al posto degli elettori. Ma proprio perché il male è enorme, non si può pensare di affrontarlo con furbate che si squagliano come neve al sole. La malagiustizia è un male collettivo, un tumore maligno che si espande in un corpo già debilitato. Va affrontato come tale, senza che il naso pensi di salvarsi, lasciando le orecchie in pasto al mostro. Ci sono riforme che possono e devono essere fatte subito, ci sono provvedimenti organizzativi che avrebbero una portata rivoluzionaria. Si metta mano alle cose serie, e solo dopo si avrà l’autorità e l’autorevolezza per chiudere i conti con il passato. Lo scrivemmo all’epoca dello scriteriato e inutile indulto: fate la riforma, poi varate l’amnistia. Sarà un gesto doloroso, ma, almeno, sensato.

mercoledì 28 ottobre 2009

LA MORTE DI CALCIOPOLI

Le vie della morale sono infinite, ma talora smarriscono quella della ragione. Dopo che i magistrati Giuseppe Narducci e Stefano Capuano si convincono che il giudice della nona sezione del Tribunale di Napoli non abbia i requisiti per continuare a giudicare il processo denominato Calciopoli, decidono la ricusazione. La Corte d’Appello dovrà valutare se la frase pronunciata in aula lo scorso 10 luglio dalla presidente Teresa Casoria («Inutile che perdiamo tempo») sia prova o meno dell’imparzialità e del disinteresse del giudice nei confronti del processo.
Due le strade perseguibili: a. Se la Corte d’Appello darà loro ragione si riparte da zero con un nuovo collegio. b. In caso contrario si andrà avanti fino a conclusione.

Ma ci sono altre vie che con questa vicenda diventano plurime: quelle dell’ipocrisia.
I giornalisti italiani hanno un problema: scrivono per il fine a loro indicato e mai per garantire al cittadino una giusta informazione. Le convinzioni di chi scrive, comprese quelle di coloro che garantiscono una penna ed una poltrona per farlo, influenzano l’opinione pubblica, dimenticando, però, che non si dovrebbe far valere il peccato, ma il reato. Quando c’è, se invece quest’ultimo non c’è, ognuno fa quel che gli pare, giustiziando comportamenti e modi.
E’ quanto si è potuto leggere sul Corriere della Sera a firma di Marco Imarisio : «…le prossime udienze si terranno in un clima surreale, dove magistrati convinti dell’inutilità dei loro sforzi stenteranno a salutare i giudici. Uomini contro donne. Così muore Calciopoli. »
Osservo. Che le prossime udienze si terranno in un clima surreale fa parte di quelle convinzioni che tendono ad influenzare l’opinione pubblica; è un processo, mica la sagra di paese dove il commensale è parente stretto del comitato organizzatore. Se i magistrati si convinceranno dell’inutilità dei loro sforzi non avranno fatto altro che rendersi conto di quanto andiamo dicendo, e scrivendo, da anni: Calciopoli è stato un aborto giuridico.
Ora il giustizialista di turno esclamerà: “state influenzando l’opinione pubblica”. No, stiamo semplicemente riportando quanto valutato, carte e testimoni alla mano, dalla presidente Teresa Casoria: questo processo è una perdita di tempo; e aggiungiamo di denari e senso della giustizia.
Il presidente del Tribunale di Napoli Carlo Alemi disse: «Come e più di ogni altra volta, difesa e accusa partono dallo 0-0. Il giudizio sarà sereno, senza sospetti di simpatie o antipatie sportive».
Calciopoli è nato senza una prova, è proseguito senza una prova e oggi si ritrova, a distanza di tre anni, all’interno delle aule del Tribunale di Napoli senza una prova.
C’è chi considera che la perdita di tempo espressa dalla Casoria faccia morire Calciopoli, senza rendersi nemmeno conto che la morte di Calciopoli è stata celebrata nell’estate del 2006.

OPINIONI, PARERI E CHIACCHERE DA "BAR DELLO SPORT"

Ricordate cosa si scriveva, almeno da queste parti, dopo la sentenza che condannò la Juventus alla serie B e alla restituzione di due titoli nazionali, vinti regolarmente sul campo dopo un predominio che contò la bellezza di 76 giornate consecutive in testa al massimo campionato nazionale?
Per non perdere il ricordo è bene riproporlo. La Juventus è stata condannata per non aver commesso il fatto, per non aver comprato o aggiustato o taroccato nessuna partita, per aver compiuto atti volti a ottenere vantaggi di classifica nonostante i vantaggi per una classifica si sarebbero dovuti comprovare attraverso le partite comprate, aggiustate o taroccate. Ma, soprattutto, la Juventus è stata condannata dall’analisi di taluni fatti incontrovertibili emersi a chiare lettere dall’opinione di tutti coloro che gravitavano nel mondo del calcio.

L’opinione: non un fatto, ma un’opinione, magari uscita dal Bar dello Sport.

L’ultima udienza svolta presso il Tribunale di Napoli, breve e con l’assenza di un testimone (un sottufficiale dei carabinieri che ha partecipato alle indagini), è stata rinviata al 30 ottobre corrente mese.
Il dibattimento, però, sta proseguendo in attesta che la settima sezione della Corte di Appello di Napoli si pronunci sull’istanza di ricusazione presentata dai pm nei confronti del presidente della nona sezione del Tribunale, Teresa Casoria, per alcune anticipazioni di giudizio.
La storia la conoscete già. La Casoria disse che c’erano anche processi “più seri da celebrare”, riferendosi a quelli con imputati detenuti, e in un’altra circostanza avrebbe espresso un giudizio negativo sull’attendibilità di un testimone, Armando Carbone, che veniva interrogato in aula.
Maurilio Prioreschi, uno dei legali dell’ex d.g. della Juventus Luciano Moggi, ha ribadito, se mai ce ne fosse bisogno, quanto detto dalla Casoria: «Questo processo non è serio perché è basato su chiacchiere da “bar dello sport” e io non posso essere ricusato né dai pm né dalle parti civili – ha spiegato il penalista – perché le intercettazioni che hanno dato vita a Calciopoli sono state disposte in seguito a una informativa dei carabinieri del settembre 2005 dopo che era stato sentito il solo Dal Cin, ex dirigente del Venezia: e le opinioni da questi espresse e le voci di spogliatoio sono diventate i gravi indizi in relazione al reato di associazione per delinquere. Mentre non vi era nessuno degli elementi per l’iscrizione degli indagati nel registro della procura».
A distanza di oltre tre anni, si continua a brancolare nel buio (l’accusa), non avendo fino ad oggi trovato una sola prova per proseguire un processo che definire poco serio, a questo punto, è diventato un eufemismo.
La ricusazione richiesta dai pubblici ministeri, dopo che sono stati sentiti venti testi, è il chiaro segno della fragilità dell’accusa, basata, fino ad oggi, su opinioni, pareri e chiacchere da “Bar dello Sport”. Quel che resta, anche leggendo alcuni “autorevoli” (si fa per dire…) commenti dei soliti noti, è la sensazione che, quando c’è di mezzo l’ex dirigenza juventina, si continui a sostituire il principio di presunzione di innocenza con quello di certezza di colpevolezza. Anche a costo di cadere nel ridicolo.

GLMDJ

OBAMA NON DECIDE CHE FARE CON LE GUERRE

Centocinquantacinque morti civili in Iraq, vittime di un doppio attentato terroristico a Baghdad, e quattordici soldati americani uccisi in un duplice incidente aereo nei cieli afghani rendono ancora più complicate le grandi decisioni autunnali di Barack Obama in vista del secondo turno delle elezioni afghane del 7 novembre e del voto iracheno del gennaio del 2010.

TRASFORMISMO E BIPOLARISMO

Sicché Francesco Rutelli s’appresta a lasciare lo schieramento che lo candidò alla presidenza del Consiglio, per congiungersi a chi, in quell’occasione, votò per il suo avversario e con quello si fece eleggere. Se si dovesse fare la conta dei partiti in cui Rutelli ha militato, sempre dirigendoli, ci vorrebbe il pallottoliere.
Se si dovesse tirar le somme della loro sorte, si dovrebbe solidarizzare con chi s’accinge ad accoglierlo. Ma non è il trasformismo, ad interessarmi, bensì di quale altro problema è termometro.
La vittoria di Pierluigi Bersani, alla segreteria del Partito Democratico, stabilisce, in maniera inequivocabile, la prevalenza culturale ed elettorale, nella sinistra, degli ex comunisti. Scrissi che era il migliore candidato, tutto sommato il più credibilmente liberale, e non ho cambiato idea. Ma la sua forza è quella dell’apparato comunista, come si può ben vedere anche dalle percentuali dei voti, divisi per regione ed aree d’influenza. Per Prodi e per Veltroni, le primarie furono del tutto fasulle. Anche questa volta le cose sono andate in modo farlocco, ma la competizione era reale, quindi si sono dovute muovere le truppe cammellate. Bersani ha vinto mobilitando quel che resta del Pci-Pds-Ds, ed ha preso il Pd. Ora, però, si pone un problema: in tutte le democrazie serie del mondo, sia la destra che la sinistra sono antiautoritarie, sono antifasciste ed anticomuniste, come fanno i democratici italiani ad essere guidati da uno che fu comunista fin quando il comunismo non stramazzò, che militò in un partito pagato dall’imperialismo, dispotico e genocida, sovietico, e che non ha mai rinnegato il suo passato? E non è un problema d’estetica, o maniacale, ma di sostanza, perché gli elettori non daranno mai la maggioranza dei voti, né mai l’hanno data, a chi si trova in quella condizione. Possono votare Antonio Bassolino, alleato di Bersani, ma come votarono Achille Lauro, consegnandogli una città, mica l’Italia.
Le Rosy Bindi non hanno di questi problemi, perché, in realtà, sono assai più estremisticamente berglingueriane di Bersani. La parrocchia li mise nella Democrazia Cristiana, ma il loro manicheismo etico ha le medesime radici delle dittature che insanguinarono l’Europa. I Romano Prodi neanche, hanno di questi problemi, intanto perché anche loro fecero affari con l’Unione Sovietica, anche loro ebbero canali di collegamento con il sottofondo oscuro di quel mondo (ancora aspettiamo di sapere chi gli diede l’indirizzo di via Gradoli, quando colà si trovava Moro, non i travestiti), e se li avessero, i problemi, se li farebbero passare, perché solo la sinistra può dar loro l’occasione di rimettere le mani sul governo del Paese, ove s’addestrarono alla scuola del sottogoverno democristiano. Ma il resto d’Italia, composto da tanti elettori democratici e di sinistra, che credono nella libertà, nel progresso e nella giustizia sociale, il problema se lo pongono. Eccome.
Se n’è accorto pure Rutelli, segno che dev’essere evidente. Gliecché, però, il muoversi al centro ha scarso senso, se non si ha il coraggio di pensare ad un diverso assetto istituzionale. Perché se ce ne stiamo come ci troviamo, con queste istituzioni e questo sistema elettorale, il centro o si rassegna a essere il minore di tre poli, posto che il maggiore prende tutto, oppure s’allea con la sinistra, minacciando, pertanto, di riportare Rutelli ai suoi compagni. Due sono le alternative, a tale illogica condizione: a. star fermo ed aspettare il “dopo”, intendendosi per tale il tempo successivo alla scomparsa di Berlusconi, sembrando, così, una congrega d’avvoltoi; b. muoversi e puntare, qui ed ora, alla riforma costituzionale, somigliando, così, ad una forza politica.
La seconda strada comporta la sintonia con l’attuale maggioranza. I pilastri sono due: presidenzialismo, da una parte, e Parlamento eletto senza premio di maggioranza, dall’altra. Ci sono molteplici varianti, in questo schema, compreso il cancellierato alla tedesca. Non è questa la sede per approfondire. Qui mi preme sottolineare un punto: o questa legislatura si trascina carponi, nel massacro delle congiure di palazzo e nell’esplosione di tutti i conflitti interni alle due coalizioni, esaltando il sanguinario gioco del tutti contro tutti; oppure le due opposizioni si sfideranno sul fattivo terreno del chi riesce ad intessere un rapporto riformista con la maggioranza, mettendo così in maggior dubbio l’equilibrio fra i due governi. E, per essere il frutto di quindici anni di supposto bipolarismo, non c’è niente male.

CERTIFICATO DI FINE CORSA

Il certificato medico è stata l’ultima offesa alle istituzioni. Un insulto agli elettori di sinistra, che votarono per Piero Marrazzo, un tentativo di truffa ai danni di quelli di centro destra, che vorrebbero votare il suo successore. Quel certificato medico segna la disfatta di ogni etica pubblica, allineando un leader politico, pur in difficoltà, al malcostume degli impiegati pubblici che s’ammalano, guarda un po’ i casi della vita, il venerdì o il lunedì.
Nel caso degli assenteisti, il certificato serve ad allungare il fine settimana, o le feste comandate, meglio ancora se si lega a qualche altro giorno rubato, approfittando di qualche altra legge (celebre quella che consente l’assistenza ai familiari, cui si pensa meno, se le altre vacanze sono lontane). Nel caso di Marrazzo, il certificato voleva servire ad allungare la legislatura regionale, finendo, invece, con il certificarne l’ingloriosa ed un po’ ridicola fine.
Come capita ai certificati ad uso vacanziero, il medico non accerta mai malattie riscontrabili con analisi cliniche. Se ho l’epatite, o il fegato sta bene, dipende dagli esami del sangue. Se ho i calcoli renali, o meno, si vede con le radiografie. I malati che contraggono la voglia, per motivi diversi, di non andare al lavoro, invece, si affidano a patologie non misurabili. Hanno male alla testa, la cervicale che fa i capricci, l’esaurimento nervoso o, come nel caso di Marrazzo, soffrono lo “stress”. Tutte condizioni che somigliano più alla lettura della mano che non a riscontri scientifici.
Chi è libero professionista (io lo sono) non ha il posto fisso e la sicurezza del reddito, sicché vive esposto a continue tensioni e, nella media, tende a lavorare il massimo di ore possibili, ogni giorno, si ammala meno. Non è che la tensione nervosa faccia bene alla salute, è che, statisticamente, in questa categoria sono scarsamente rappresentati quelli che restano a letto, od a guardar le nuvole, a causa dello stress. Sapete perché? Semplice: visto che il loro reddito dipende dalla quantità e qualità del lavoro svolto tendono a non autocommiserarsi e tirarsi su.
Con quel certificato, Marrazzo ha solo tentato di dare una copertura giuridica ad una situazione incresciosa, per cui, essendo certo che non tornerà mai a fare il presidente della regione, ha preteso di allungare i tempi mediante la sospensione. Una condotta deprecabile, a sua volta certificata dal reggente, Esterino Montino, che ancora ieri assicurava l’arrivo delle dimissioni, a novembre, non appena si sentirà meglio. Così è stato commesso un ulteriore errore, perché il mondo politico, che ha taciuto l’evidenza, non solo ha creato un alibi per tutti i fannulloni d’Italia, ma anche per tutti i medici certificatori della furbata.

martedì 27 ottobre 2009

I SEGRETI DELLE PROCURE IN MANO A TELECOM

È normale che i dati sensibili e protetti da segreto istruttorio delle procure e dei tribunali d'Italia possano essere visti e consultati da semplici operatori di call center? E normale che il registro generale su cui i magistrati iscrivono gli indagati possa essere «aperto» all'esterno degli ambienti giudiziari? È normale che questi operatori esterni che fungono da tecnici dell'assistenza anziché essere interni alle procure (come fino a oggi accadeva) siano invece distaccati altrove, lontani dai palazzi di giustizia, in anonimi centralini?
È normale che i signori magistrati affidino a trattativa privata, senza gara, per importo di 21milioni e rotti di euro, il servizio di assistenza ai loro sistemi informatici? Ed è normale che questo contratto venga affidato in questo modo a Telecom Italia nel mentre è ancora pendente l'inchiesta sui vertici dell'azienda telefonica che - secondo la procura di Milano - avrebbero commesso illeciti proprio nella gestione di dati sensibili con intrusioni nei computer di soggetti considerati «nemici» della stessa Telecom?
Se sia normale oppure no, non spetta a noi dirlo. La realtà è che con circolare ministeriale del 21 settembre 2009 indirizzata a tutti i presidenti delle corti d'appello e a tutti i procuratori generali d'Italia, il direttore generale dei servizi informativi automatizzati del ministero della Giustizia, magistrato (fuori ruolo) Stefano Aprile, comunicava che «a decorrere dal 28 settembre questa direzione ha affidato a Rti (raggruppamento temporaneo d'impresa, ndr) composto da Telecom Italia, Elsag Datam Spa, Engenering Informatica Spa - il servizio di assistenza applicativa ai sistemi informatici in uso ai sistemi giudiziari».
Il direttore generale aggiunge nero su bianco che il contratto è di «quasi tre anni» (quasi?) e che è «complementare» al servizio di assistenza sistemistica già affidato alla Rti. Tra le righe dice che «è in corso il progetto di dispiegamento degli strumenti di gestione remota delle postazioni e dei server che potranno essere impiegati anche per la risoluzione delle problematiche applicative».
Un modo un po' contorto e burocratico per rispondere alle domande di cui sopra. Dove il termine «complementare» sembra voler giustificare il ricorso alla trattativa privata per un importo così consistente, e dove l'espressione «è in corso il progetto di dispiegamento degli strumenti di gestione remota» serve a spiegare la modalità tecnica del servizio di assistenza per cui la «Rti eroga il servizio prevalentemente in modalità remota».
Ma che vuol dire remoto? Vuol dire che da un centro esterno, di proprietà della Telecom, si può accedere direttamente ai fascicoli dei magistrati, ovviamente per opere di manutenzione e interventi tecnici. Al di là delle perplessità sulla sicurezza delle notizie contenute sul registro degli indagati e sui fascicoli dei pm, quale conoscenza ha Telecom dei sistemi di proprietà del ministero della Giustizia?
Quale personale invia negli uffici dei magistrati quando il problema può essere risolto solo con un intervento materiale sul pc del sostituto procuratore? Semplice: Telecom fa il general contractor: acquisisce l'appalto e lo subappalta alle stesse aziende che, fino a ieri, lavoravano sui sistemi informatici direttamente con le procure, ma dall'interno degli uffici giudiziari.
Se Telecom prende l'appalto e ridistribuisce il lavoro alle aziende che da anni svolgevano detto servizio, dov'è il vantaggio? Si dirà che il costo totale pagato è inferiore, e di questi tempi non è cosa da poco. Si dirà, anche, per correttezza che i servizi sono ridotti (meno costo, meno prodotto) e che dunque il risparmio sembra essere relativo.
Domanda: ma se il magistrato direttore generale trattava gli stessi servizi direttamente con le aziende che già facevano questo lavoro, forse poteva raggiungere un costo ancora inferiore. O forse, no. Da questo appalto, si presume, Telecom guadagnerà qualcosa. Non credo si accontenti dell'accesso ai dati sensibili delle inchieste e coperti dal segreto istruttorio.

LACUNE ETIMOLOGICHE

Massimo Moratti: «mi arrabbio più a pensare alle ingiustizie che negli anni '60 impedirono la cinquina all' Inter che a quelle notevoli e comprovate degli ultimi anni».
Non smetterò mai di chiedere: quali sarebbero le ingiustizie notevoli e comprovate degli ultimi anni?


ASSEMBLEA 2009: GLMDJ C'E'!



On.le
Assemblea,

grati verso i migliaia di soci e centinaia di azionisti che rappresentano il motore e l’orgoglio della nostra Associazione (GiùlemanidallaJuve - tifosi ed azionisti di minoranza), rinnoviamo con immutata fermezza la nostra determinazione nel perseguire la lotta per la restituzione di quell’onore fin qui perduto.
Siamo oggi chiamati a partecipare alla votazione per la costituzione di un nuovo CDA. Attraverso una attenta analisi sulla gestione sportiva, economica e legale degli ultimi 3 anni, cercheremo di spiegare il motivo per il quale riteniamo indispensabile un voto contrario alla riconferma di ciascun componente del CDA uscente.

Gestione Sportiva:
per inquadrare al meglio i risultati sportivi ottenuti dal CDA uscente è opportuno prendere in prestito un dato dall’assunto economico trattato in seguito: circa 160 mln. di euro spesi per le campagne acquisti degli ultimi tre anni. Non oso pensare cosa avrebbero potuto ottenere mani più esperte con tale importo.
Ma pur avendo speso come i migliori club europei i risultati ottenuti sono i seguenti:
• Stagione 2006/2007: persi 2 scudetti senza che alcun illecito sportivo fosse mai stato provato, partecipazione alla serie cadetta per la prima volta nella nostra storia ed eliminazione al terzo turno di coppa italia.
• Stagione 2007/2008: terzi in campionato a -13 dalla vetta ed eliminazione al quarto turno di coppa italia.
• Stagione 2008/2009: semifinale di coppa italia, secondi in campionato dopo aver esonerato a caro prezzo il camaleontico Ranieri ed ottavi di champions league.
Non vi è alcun dubbio che tale pochezza sia figlia di inesperienza ed errate valutazioni. Un allenatore Juve, ad esempio, deve avere la competenza e la mentalità per ambire esclusivamente alla vittoria. Le errate scelte di questi tre anni hanno prodotto infausti risultati anche in questioni apparentemente più semplici da gestire. Di fatto, il record degli oltre 70 infortuni della scorsa stagione non può essere di certo ascritto a semplici casualità. Ed infatti stiamo registrando un inquietante trend sul fronte infortuni anche nella stagione in corso.
Vanno anche prese in considerazioni alcune affermazioni ondivaghe del Dott. Blanc. Da una parte si inneggia ad un futuro fatto di una corretta gestione del settore giovanile (Tuttosport 20/09/09), dall’altra l’unico vero inserimento in squadra pare essere “l’ereditato” Marchisio. Senza considerare l’arrivo degli ultra trentenni Grosso e Cannavaro.
Quanto visto in questa prima parte di stagione non incoraggia di certo al facile ottimismo, mentre un dubbio ci assale: in questa Juve quanto utile sarebbe stato un giocatore come Pavel Nedved? Ed inoltre, in questo inizio stagione tutti i nostri avversari hanno a larghi tratti dominato il gioco. Merito loro o demerito nostro? Esiste una squadra tipo? Ed un modulo di gioco preferito? Netta è la sensazione che ci siano poche idee e ben confuse.
Nessun piazzamento in un campionato decaduto potrà mai soddisfare il vero tifoso Juventino. Il reale valore dell’attuale movimento calcistico italiano è palesato dalla totale assenza di nostri rappresentanti tra i primi 30 candidati al pallone d’oro e dalle magre figure conseguite dai club italiani nelle competizioni europee nelle stagioni post-farsopoli.
Riportiamo, infine, un articolo apparso sulle pagine di Tuttosport solo poche settimane fa. “Champions”, uno dei principali magazine della Uefa, incorona la Juventus di Lippi la più forte squadra al mondo. “Rivoluzionari in tutto e per tutto. Nelle scelte societarie, nei bilanci, nella mentalità e nel gioco. Un mix di innovazioni che ha fatto scuola in Italia, in Europa, nel mondo”. Inutile rimarcare che una squadra vincente parte da una società vincente. Dobbiamo tuttavia registrare la totale assenza di menzione degli artefici di quella “Juve sul tetto del mondo”: Moggi, Giraudo e Bettega. Caro Dott. Blanc, ritiene che la Juventus potrà mai tornare a quegli standard?

Gestione Economica:
innumerevoli sono stati i tentativi a mezzo stampa di convincerci sulla bontà di quanto operato dall’attuale A.D.. Tuttavia riteniamo l’attuale gestione economica estremamente deficitaria.
Di certo avranno pesato le innumerevoli scelte errate, ad esempio in tema di campagna acquisti. I casi Andrade (cartellino 10,5 mln. + stipendi + 3 mln. di buonauscita) e Ranieri (buonauscita di 3,7 mln.), le svendite di fior di campioni e gli acquisti a peso d’oro di giocatori sovrastimati, la perdita di risorse economiche provenienti dalla sponsorizzazione a seguito di calciopoli ed infine le risorse sperperate per pagare lautamente avvocati “kamikaze”. Come si può pensare di poter ottenere risultati economici di tutto rispetto quando, un esempio su tutti, si vendono Marchionni e Zanetti alla metà di quanto sperperato per l’acquisto di Andrade. E cosa dovremmo dire, poi, dei vari Boumsong, Poulsen, Almiron, Knezevic e Tiago. Più in generale ricordiamo che negli ultimi tre anni le campagne acquisti hanno pesato per circa 160 mln., importo quasi pari alle campagne cessioni. E non ci sembra che il valore dell’attuale organico – che assurdamente registra un costo del personale tesserato superiore - possa in alcun modo competere con quello pre-farsopoli. Ibrahimovic, ad esempio, poteva essere un affare al pari di Zidane. Il reale valore del cartellino – vedi vendita al Barcellona – è risultato superiore alla somma delle svendite dei vari Cannavaro, Zambrotta, Viera, Mutu, Marchionni, Zanetti e dello stesso Ibra.
Solo grazie ad operazioni straordinarie quali ricapitalizzazione, accesso al credito sportivo, vendita terreni contigui allo stadio, cessione campi di Vinovo, svendita campioni e vendita naming rights stadio si è potuto affrontare l’ultimo triennio. Le uniche “vere” plusvalenze da registrare sono ancora una volta quelle da ricondurre alla vendita dei giocatori ottenuti in eredità dalla precedente gestione. Pare ovvio che una gestione di questo tipo risulta straordinaria e delimitata nel tempo. Il futuro non può che apparire quindi incerto.
Considerando quanto ricavato dai miglior club europei è possibile sostenere che il naming right dello stadio, venduto alla Sport Five per 12 anni alla cifra di 75 mln. di euro (inclusi palchi e posti vip), ha risentito degli effetti negativi contingenti al periodo dell’accordo (in pratica calciopoli). Non è un segreto che altre realtà di pari blasone abbiano ricavato cifre ben superiori.
Così come desta perplessità l’intervista rilasciata dal dott. Bergero sulle pagine di Tuttosport in data 04/10/2009. Viene infatti affermato che i ricavi da stadio passeranno dagli attuali 20 mln. ai 40 mln. di euro, importo quest’ultimo che rappresenta meno della metà di quanto incamerato dai migliori club europei (Manchester United ed Arsenal ne ricavano oltre 100 mln). Il Dott. Bergero dimentica inoltre di informarci della impossibilità di attingere all’extra introito almeno per un decennio. Servirà infatti a compensare in parte la perdita economica per i diritti tv collettivi ed in parte per il pagamento del finanziamento del credito sportivo (50 mln. da rimborsare in 12 anni). Ricordiamo che la scelta di accettare supinamente le condanne di calciopoli inciderà notevolmente sui compensi derivanti dai diritti TV. Infatti, con la nuova ripartizione l’importo verrà calcolato per il 10% in base ai risultati a partire dalla stagione 1946/47, per il 15% in base ai risultati degli ultimi 5 anni ed il 25% in base al bacino di sostenitori che, come vedremo in seguito, risulta diminuito di 1,4 mln. post-calciopoli (a causa di una pessima immagine societaria e di nessuna vittoria). Bisogna inoltre ricordare che la vendita collettiva dei diritti TV rappresenta una sconfitta politica in lega per le grandi squadre ed in particolare per la Juventus.
Per di più, piuttosto che puntare ad una rendita vitalizia si è preferito vendere i terreni contigui allo stadio (Nordiconad per circa 20 mln.) al fine di ottenere una immediata liquidità di cassa. Anche questa “operazione straordinaria” riteniamo sia stata attuata per far fronte alle contingenze post calciopoli. Rappresenta tuttavia un incontrovertibile danno economico per il prossimo futuro.
L’evidenza di una errata gestione economica si ripercuote ovviamente sull’andamento del titolo azionario. Un titolo costantemente al di sotto della quota di 1 euro mentre la stessa ricapitalizzazione è avvenuta a quota 1,40 euro. Ed infatti la società Juventus capitalizza in borsa incomprensibilmente meno del suo fatturato annuo. Ricordiamo, infine, che molti azionisti da noi rappresentati hanno acquistato a 3,60 euro.
Ma un bilancio economico di una società sportiva che si rispetti deve essere letto anche in funzione dei risultati sportivi conseguiti. Ci sia concesso, quindi, un parallelo con quanto avvenuto nella precedente gestione: nel 2004-2005 e 2005-2006 la Juventus vinse lo scudetto e pagò premi importanti (circa 30 milioni di Euro all’anno) che evidentemente appesantirono il costo del personale. Malgrado ciò il rapporto fatturato/costo del personale è sempre rimasto attorno al 55%, il migliore in Europa tra le grandi squadre, secondo solo al Manchester United che però godeva di un trattamento fiscale molto più favorevole. Il progetto di bilancio 2008-2009 presenta un peggioramento del costo del personale in valore assoluto (da 120 a 138 milioni di Euro) e l’incidenza fatturato/costo del personale è al 62% senza vincere nulla.
Sono state determinanti negli ultimi 3 anni per i bilanci le plusvalenze. Nei conti presentati le plusvalenze 2008-2009 sono pari a 15 milioni di Euro, senza tali plusvalenze realizzate con giocatori “ereditati” il bilancio si sarebbe chiuso in passivo di circa 10 milioni di Euro. Si ricordi quanto dichiarato da John Elkann il 3 luglio 2007 al Corriere della Sera: “La gestione Giraudo-Moggi suppliva alla gestione ordinaria con le plusvalenze, noi vogliamo un calcio sostenibile”, cioè senza plusvalenze. Senza le plusvalenze dei giocatori “ereditati” sarebbe stato un bagno di sangue per gli ultimi 3 bilanci dei “Signori del calcio sostenibile”!!!
Inoltre, il forte incremento dei ricavi ha avuto una influenza positiva oltre che dalle “vituperate” plusvalenze dagli aumenti previsti di anno in anno dal contratto Giraudo/Mediaset (durata 6 anni), tuttora in vigore.
Per fare i conti con una ottima gestione economica della società non sarà sufficiente la costruzione di uno stadio, per altro già avviato in passato. Sarà invece necessario confrontarsi con chi ha fatto dell’autogestione di necessità virtù. Vi proponiamo quindi di seguito alcuni esempi di una eccellente autogestione:
• Vinovo Mondo Juve: acquistato l’ippodromo del galoppo, l’area è stata poi valorizzata trasformando 2/3 in commerciale (82000 mq) ed 1/3 nella costruzione del centro sportivo. I costi, tra acquisto totale dell’area commerciale e costruzione del centro sportivo, sono stati di circa 45 mln. di euro. La sola cessione dell’area commerciale ha fruttato poi 75 mln. di euro. Ciò significa che al termine dell’operazione la Juve si è ritrovata con 30 mln. cash, un centro sportivo tra i migliori al mondo (oggi vale 40/50 mln.) oltre ad aver ottenuto una importante plusvalenza.
• Stadio delle Alpi: acquistato nel 2003 per 25 mln. di euro pagabili in 10 anni senza interessi, costruito con soldi pubblici per i mondiali del 90 per 100 mln. di euro, porta in dote 42000 mq. di commerciale per un valore di 25 mln. di euro circa (come da vendita a Nordiconad). È possibile quindi affermare che è stata portata a casa una proprietà realizzata 19 anni prima per 100 mln. senza alcun costo.
• Sede Corso Galileo Ferraris: acquistata per 6.5 mln. di euro e venduta dopo 3 anni per 15 mln. cash con importante plusvalenza.
• Esempio di campagna acquisti: Zidane, Inzaghi, Van der Sar e Bachini venduti per 150 mln. ed a pari importo acquistati Nedved, Buffon, Thuram ed Emerson. Nessun esborso di cassa, plusvalenze reali e squadra fortissima.
Ci risulta, inoltre, che dalla gestione delle aree commerciali di Vinovo (82000 mq) e dello stadio delle Alpi (42000 mq) era previsto un reddito di circa 30 mln./anno.
In conclusione, al fine di avvalorare la nostra visione di una colpevole e carente gestione economica degli ultimi tre anni - con perdita di valore - ci sia concesso presentare un dato: nell’agosto del 2006, post sentenze di farsopoli, la Juventus valeva in borsa circa 250 mln. di euro. Oggi, sia pur dopo un aumento di capitale di oltre 105 mln. di euro, il suo valore è di circa 160 mln. (valore bilancio 30/06/09 in approvazione odierna) con una perdita di circa 200 mln. in soli tre anni. Ed oggi ci ritroviamo alla guida della nostra società, peraltro con pieni poteri, un uomo che ha prodotto questi risultati.

Gestione Legale:
indubbiamente rappresenta la parte del nostro intervento che ci sta più a cuore. La tutela legale fin qui attuata, al fine di garantire gli interessi morali ed economici dei propri azionisti, è risultata “gravemente” deficitaria. La politica dello “struzzo” (chiudere gli occhi e mettere la testa sotto la sabbia) non ha pagato. Se è vero che oggi anche dei guardalinee si permettono il lusso di zittirci richiamando i noti fatti di calciopoli, si può tranquillamente affermare che abbiamo toccato il punto più basso della nostra storia.
Il danno economico e di immagine prodotto da calciopoli sulla società Juventus è difficilmente quantificabile, sicuramente alcune centinaia di milioni di euro. Secondo uno studio condotto da Stage Up ed Ipsos per conto del Guerrin Sportivo la Juve post-farsopoli ha perso 1,4 mln. di tifosi a seguito dei noti fatti, perdita che ovviamente peserà sui conti futuri. Abbiamo patteggiato 70.000 euro (mentre Inter e Milan furono “condannate” a 90.000 euro) per un reato di falso in bilancio che non potrà mai essere dimostrato, il solito Zaccone temeva una pena pecuniaria fino a 500.000 euro (Tuttosport 15/12/2008). Abbiamo chiesto scusa al mondo intero per colpe inesistenti. Abbiamo patteggiato 300.000 euro per uscire dal processo “Calciopoli 2” sulle sim svizzere. Abbiamo pagato 835.000 euro (dati relazione semestrale 31/12/2006) ad avvocati che, a seguito di mistiche visioni, avevano contato ben 4 illeciti che nemmeno la giustizia sportiva ha mai trovato. Pagheremo - con ogni probabilità - una multa per una errata comunicazione per il “pasticcio” (definizione gazzetta 09/10/2009) doping su Cannavaro. Siamo costantemente umiliati e denigrati in tutti gli stadi attraverso vari epiteti ingiuriosi senza alcuna reazione. Ed il leone Juve cosa fa? Si costituisce parte civile contro un tifoso Juve per il danno economico patito, quantificabile in euro 20.000, elargito per un insulto contro l’ex “tifavo inter fin da bambino”. Fatto condivisibile, quest’ultimo, ove attuato in tutti gli stadi ed a fronte di una tutela giuridica a più ampio respiro messa in atto dalla società Juventus FC Spa.
L’errata ed incomprensibile gestione legale dell’ultimo triennio ha avuto ripercussioni economiche e di immagine estremamente gravose. I nostri contributi nelle precedenti assemblee avevano già evidenziato innumerevoli casi (tra cui Graz AK, Meca-Medina, Bosman e Namur) in cui venivano rimarcate le fattive garanzie giuridiche attraverso la normativa comunitaria vigente. Ma di ciò il Dott. Blanc è ben conscio. Non avrebbe altresì stipulato un accordo commerciale con la BetClic, società al momento dell’accordo non in regola con la normativa italiana ma garantita da quella comunitaria. Nei giorni scorsi un tribunale civile svizzero ha sospeso la sanzione comminata al giocatore Adrian Mutu dalla giustizia sportiva. Ed anche in ambito nazionale - vedi casi Paparesta, Carraro ed Angolana (sentenza TAR riammessa in serie C o Figc sanzionata con 2,5 mln. di euro) - si poteva agire per assicurare le opportune tutele giuridiche della Juventus e dei suoi azionisti. Avevamo già detto di una sentenza della Corte di Appello di Roma in cui veniva scritto a chiare lettere dell’impossibilità di truccare i sorteggi stante la presenza di innumerevoli giornalisti e di ben due notai. Avevamo infine evidenziato, riprendendo uno studio commissionato dall’Adiconsum, come gli errori arbitrali fossero fisiologici ed addirittura in aumento nelle ultime tre stagioni (rispettivamente 41% - 43% - 49%) .
L’iniziale teorema accusatorio della “famosa” cupola è stato più volte smentito. I vari Della Valle, Lotito e Galliani (e le loro rispettive squadre) non hanno mai lasciato il loro posto. In un processo parallelo come quello della GEA è definitivamente crollato il teorema della cupola. Gli arbitri, fatta eccezione per De Santis, sono tutti al loro posto. Nel processo attualmente in corso a Napoli i principali testimoni dell’accusa danno la sensazione di presentarsi per conto della difesa (Vi invitiamo all’uopo ad ascoltare l’audio delle deposizioni sul nostro sito internet www.giulemanidallajuve.com). Ed infatti, i principali testimoni fin qui ascoltati hanno parlato di “sentito dire” e semplici “sensazioni”, mai di prove certe. Insomma, il famoso “sentimento popolare”. Finanche un Giudice di Pace del Tribunale di Lecce (sentenza Moggi 14/05/2009) ha affermato il principio del diniego all’uso delle intercettazioni telefoniche in procedimenti differenti da quello in cui sono state disposte. Ed ancora, la solerte giustizia sportiva ha assolto il Sig. Guardiola condannato ben 8 anni fa a 4 mesi per un caso doping. In una trasmissione TV, udite udite, l’ex presidente della Corte Federale – Piero Sandulli – ha dichiarato: “nella sentenza del 2006 noi evidenziammo cattive abitudini, non illeciti classici. Si doveva far capire che quello che c’era nelle intercettazioni non si fa. E’ stata una condanna etica. E resto convinto che quegli scudetti la Juve gli avrebbe vinti lo stesso”. Infine, nella sentenza del TAR Lazio datata maggio dello scorso anno – inerente un ricorso della nostra Associazione – veniva scritto: “il lodo arbitrale, così come i precedenti gradi della giustizia sportiva, sono impugnabili dinnanzi la giustizia amministrativa”. Veniva quindi affermato il principio della difesa dei propri interessi economici allorquando una giustizia “domestica” ne avesse determinato delle perdite.
È bene infine ricordare che la società Juventus ha lasciato “colpevolmente” decadere i termini per adire i tribunali ordinari. L’unico soggetto giuridico che ha oggi la titolarità per sovvertire le assurde sentenze sportive dell’estate 2006 è la nostra Associazione (GiùlemanidallaJuve). Ricordiamo che è infatti pendente un ricorso al Consiglio di Stato ed uno in ambito comunitario.

Conclusioni:
Con tutta franchezza crediamo di aver fattivamente contribuito nel corso di questi anni a far si che la società Juventus prendesse coraggio ed avviasse ogni azione utile al riconoscimento legale e morale della propria innocenza. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Anzi, dobbiamo registrare ancora una volta quanto dannoso sia stato l’operato di chi ha gestito la Juve nell’ultimo triennio. Venerdì 2 ottobre 2009 quel giornale rosa che tanto amate in merito al processo sulle plusvalenze scriveva: “secondo l’accusa la Juve ottenne il diritto di iscriversi alla serie A nascondendo le irregolarità contabili”. Ci risulta che il PM abbia chiesto ed ottenuto una denuncia del presidente Cobolli Gigli. In assenza di tale atto formale il processo sulle plusvalenze avrebbe incontrato seri problemi per la celebrazione. Orbene, non è privo di fondamento affermare che i primi fomentatori del sentimento farsopolista siete Voi componenti del CDA uscente.
Ed a proposito di nuova Juventus, inspiegabile ci risulta la carica di presidente onorario dell’Avv. Grande Stevens. Miracolosamente uscito illeso dai noti fatti pur essendone presidente, lautamente pagato per le attività di consulenza, non può ergersi a figura onoraria al pari dei nostri indimenticabili Edoardo, Gianni ed Umberto. Solo a loro spetta infatti tale carica ad honorem.
Sulla questione “rinnovo del CDA” sarà inoltre opportuno chiarire alcuni concetti. Quella che alcuni giornali hanno definito “seconda fase del progetto Elkann” - sempre che ne esista uno - rappresenta senza troppi giri di parole una bocciatura del CDA uscente e del lavoro svolto in questi tre anni. Le colpe maggiori - non dimentichiamolo mai - restano dell’azionista di riferimento per il suo ondivago comportamento nei fatti sopra elencati.
Sarà inoltre opportuno ricordare che è toccato ancora a noi di GiùlemanidallaJuve difendere l’onore della nostra amata squadra. In data 30/04/2009, dopo aver ancora una volta inutilmente atteso un Vostro intervento, abbiamo depositato querela nei confronti di un giornalista del TG5 reo di affermazioni lesive del nostro sodalizio.
Ci sia concesso infine un pensiero per il Dott. Bergero. In una intervista sulle pagine di Tuttosport del 03/10/2009 - inerente una presentazione ai possibili azionisti esteri - ha affermato: “non hanno percepito il signifi¬cato di Calciopoli, alcuni non sanno che l’azionista di riferimento è John Elkann”. Inutile insistere sui fatti di Calciopoli, altre sono le sedi preposte per rinnovare le nostre rimostranze. Spero invece abbia tenuto ben nascosto agli investitori stranieri la fallimentare esperienza di CiaoWeb del Dott. John Elkann - per fortuna unica prima di occupare la famosa poltrona - ed il primario ruolo nei famosi fatti di calciopoli (intervista del 7 maggio 2006 e ritiro ricorso al TAR).
Mai sede fu più appropriata per congedarsi con il nostro grido: GIU’ LE MANI DALLA JUVE!
Giuseppe Belviso – Presidente Associazione GiùlemanidallaJuve
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MARRAZZATE MENDACI

Piero Marrazzo dice di se che ha sbagliato, cedendo ad una debolezza personale. I suoi compagni di schieramento dicono di lui che ha fatto bene, che s’è comportato in modo esemplare, perché si è dimesso. Due bugie, due ipocrisie, due depistaggi che produrranno altra confusione, che allontaneranno da quel minimo di etica pubblica di cui si sente tanto il bisogno.
Marrazzo ha sbagliato, perché da eletto, da uomo delle istituzioni e da pubblico ufficiale, aveva il dovere morale e l’obbligo legale di denunciare il reato di cui era vittima. Il fatto che avesse la frequente abitudine d’intrattenersi con dei travestiti, ovvero quello cui lui accenna parlando di “debolezze private”, è rilevante per la sua vita familiare, ma trascurabile per quella istituzionale. I suoi gusti sessuali non sono parte di una discussione pubblica. Né quelli suoi, né quelli di altri. Certo, se ti presenti agli elettori mostrando la tua famiglia (non è il solo), se partecipi ai ricevimenti ufficiali scortato dalla moglie, finisce con l’essere significativo il fatto che la menzogna te la porti fin dentro casa. Ma non è questo il centro del problema, mentre lo è, eccome, l’avere lungamente subito il ricatto, quindi non essere stato, per troppo tempo, libero nello svolgere la funzione istituzionale. A questo si aggiunge il non avere sentito il dovere di rivolgersi alla legge.
In quanto alle dimissioni, non le ha presentate. S’è limitato a sospendersi, cosa che può fare solo chi è stato direttamente eletto ad una carica (quindi è escluso il presidente del Consiglio, tanto per intenderci), e può farlo soltanto per gravi ragioni di salute o per altri impedimenti temporanei. E’ chiaro che Marrazzo passerà dalla sospensione alla decadenza, è chiaro che si sospende e non si dimette solo per evitare al suo schieramento l’immediata conta elettorale, pertanto è altrettanto chiaro che la sua scelta è illegittima. Chi lo applaude, chi, addirittura, addita la sua condotta quale esemplare, ha smarrito il senso della legalità.
Peccato, perché se lui e chi lo sostiene avessero maggiore senso dell’interesse collettivo, se non concepissero la politica solo come strumento d’arrampicata sociale, avrebbero colto l’occasione, pur dolorosa, per indicare una via d’uscita al Paese, cercando di trascinarlo fuori dal fango nel quale lo si è gettato. Per essere più chiari: sebbene ciascuno faccia quel che crede, in privato, ove non leda diritti altrui, è evidente che il sesso mercenario, compulsivo e stravagante non lo si riconosce come un buon esempio per tutti, ma pur tralasciando l’aspetto morale e didattico, resta il fatto che c’è troppa gente, in politica, che ha troppi soldi da buttare e troppo poche cose da fare, il che disturba, specie quanti s’arrabattano per assicurare, con il lavoro, una vita dignitosa alla propria famiglia, detto ciò, è evidente che non ci serve una politica fatta dentro le mutande altrui, sicché, visto che la morbosità postribolare semina vittime da ambo le parti, l’occasione torna buona per dire che è ora di piantarla. Il moralismo è nemico della morale, del primo facciamo volentieri a meno, della seconda s’attendono interpreti degni. Chi può, chi lo sa fare, torni alle cose serie. Chi sa solo galleggiare nel trogolo, si tolga di mezzo.
La sinistra aveva l’occasione per dirlo. Non mi va di vedere un’assemblea di travestiti ospite di Michele Santoro, sempre a spese nostre, così come mi sembrò privo d’interesse collettivo l’ospitare una prostituta ammiccante e divagante. La sinistra ha cavalcato, per mesi, un moralismo bacchettone e bugiardo, ora ha avuto l’occasione per constatare la follia distruttiva di tale approccio. La destra, del resto, ha avuto la conferma che senza un minimo di buon costume istituzionale, di senso della funzione e di morigeratezza nel godere dei propri privilegi, chiunque è destinato a finire nel tritacarne.
Una postilla: quanto qui sostenuto si riferisce al sesso mercenario, praticato senza limiti di genere, per quel che riguarda la droga, invece, che in questo caso ci sia o meno, ci tengo a chiarire subito che ritengo impraticabile ogni pubblica funzione per chiunque faccia uso di stupefacenti. Ad un cocainomane non farei certo guidare il pullman che porta dei bambini a scuola, non vedo perché dovrei fargli guidare una regione, o qualsiasi altro interesse pubblico.

lunedì 26 ottobre 2009

ERAVAMO 4 AMICI AL BAR / 10



Campioni mascherati
Che il calcio del Sud stia tornado agli antichi fasti di una volta è sotto gli occhi di tutti: il Palermo che vince l'ennesima partita e si piazza al quarto posto in classifica (un'enorme nota di merito va assegnata a Walter Zenga, tecnico poco considerato nonostante il suo score), il Bari che non conosce limiti e fa sua la settima posizione con la miglior difesa di tutta la serie A, il "nuovo" Napoli di Mazzarri che espugna Firenze (seconda vittoria consecutiva) e rientra a pieno titolo nella zona "Uefa" della classifica.
Che l'Inter sia la più forte dell'intero panorama nazionale è cosa oramai risaputa, e la vittoria (con qualche patema nel finale) contro il Catania ne è la conferma. Che la Juventus si confermi, pur soffrendo a Siena, come l'unica alternativa ai neroazzurri lo dice la classifica: terza a quattro punti dalla vetta. Che le romane viaggino a corrente alternata, tra coppa e campionato, è stato confermato dalla sconfitta degli aquilotti a Bari e dalla clamorosa prima vittoria del Livorno di Serse Cosmi all'Olimpico. Che il Milan possa andare a vincere al Santiago Bernabeu e poi soffrire fino a dieci minuti dalla fine, sotto di un gol, a Verona e salvato da una doppietta di Nesta è ampiamente documentato dalle dichiarazioni di Adriano Galliani: "abbiamo la mentalità da Champions League e non da campionato italiano".
Che Udinese, Genoa, Siena e Bologna stiano attraversando un momento delicato è leggibile attraverso gli ultimi risultati, così come è palese l'inversione di tendenza dell'Atalanta di Antonio Conte (l'uomo del miracolo Bari), giunta alla sua seconda vittoria consecutiva ed imbattuta da quando l'ex centrocampista bianconero si è seduto sulla panchina degli orobici: 2 vittorie e 3 pareggi.
Ma quello che sta succedendo sotto la "lanterna" sponda blucerchiata ha qualcosa di magico.
In soli quarantacinque minuti gli uomini di Delneri hanno asfaltato il Bologna con il gioco, la corsa, le individualità ed una semplicità di manovra che ha permesso a Cassano e compagni di realizzare la bellezza di 4 gol.
Impressionante la mole di gioco espressa dal centrocampo: dall'esperienza di Palombo all'estro di Poli, nuovo talento blucerchiato che Gigi Delneri sta proponendo con continuità. Ottima la fase difensiva, con una "linea" che partita dopo partita sta mettendo in pratica il volere di un tecnico preparato e competente: baricentro alto, fuorigioco e spinta sulle fascie. Inverosimile quello che stanno facendo il duo Cassano-Pazzini, quest'ultimo giunto al sesto gol stagionale in altrettante partite: tecnica, senso del gol, dribbling e giocate di un tasso qualitativo che va ben oltre alla media che il campionato propone. Se poi, a tutto questo, si abbina lo stato di grazia di Mannini (5 i gol stagionali per l'esterno blucerchiato) ecco come il cerchio trova la sua perfezione, per una squadra che dopo nove turni di campionato si piazza al secondo posto in classifica con 20 punti, frutto di 6 vittorie 2 pareggi e una sola sconfitta, 17 gol segnati (secondo attacco della serie A) e solo 8 subiti (+9 in differenza reti).
Il campionato dei blucerchiati, iniziato con la vittoria al '93 sul campo del Catania, ha proposto una squadra che è stata in grado di imporre il proprio gioco sia in casa quanto in trasferta. Le vittorie contro Catania ed Atalanta fuori casa, e Udinese, Siena, Inter e Bologna in casa testimoniano quanto di buono è stata capace di fare la società durante l'estate, se poi si considera che l'unica sconfitta dei campioni d'Italia è stata proprio inflitta dai genovesi si capisce meglio il potenziale del collettivo guidato da Gigi Delneri. In casa i sampdoriani sono stati capaci di segnare in 5 gare ben 13 reti, con una media prossima ai 3 gol a partita e con la propria "porta" violata solamente 4 volte. Fuori casa il bottino è stato comunque all'altezza delle gare casalinghe, con 7 punti realizzati in 4 incontri, 4 gol fatti e altrettanti subiti. Unico neo la sconfitta esterna sul campo della Fiorentina, sconfitta nata dalla giornata sopra le righe di Sebastian Frey, autore di un miracolo dopo pochi minuti che ha impedito a Fantantonio di portare in vantaggio la squadra, e unica gara in cui la Sampdoria non è stata capace di andare a bersaglio. Altro dato significativo sono i 7 uomini con cui i blucerchiati sono andati a segno. Detto dei 6 gol di Pazzini e dei 5 di Mannini, le altre segnature sono state realizzate da Padalino nell'incontro casalingo contro il Siena (2 gol), mentre un centro è stato realizzato da Gastaldello, Palombo, Zigler e Cassano. Da evidenziare come il numero 99 barese ha confezionato anche 8 assist, utili per la realizzazione di altrettante segnature.
Ora, che il commissario tecnico non ami Cassano è lampante, come lampante è l'ignoranza tecnica del selezionatore (perché quello dovrebbe essere il ruolo) che fa spallucce dinnanzi alla convocazione del miglior giocatore italiano da due anni a questa parte; che non prenda in considerazione le gesta di un ragazzo lasciato in panchina a Firenze e che ora si sta dimostrando il miglior centravanti italiano con i suoi 6 gol realizzati in altrettante partite è quantomeno stucchevole, che nelle convocazioni per le qualificazioni ai mondiali sud-africani non abbia chiamato il miglior fluidificante di fascia destra italiano (e non solo) lascia l'amaro in bocca, non solo a Mannini ma ad ogni appassionato di calcio che vorrebbe vedere tanto strapotere fisico e tecnico al servizio della nazionale. E se si pensa che il solo Palombo, e nemmeno da titolare, fa parte della selezione azzurra qualcosa è evidente che non torna.
Dopo aver superato una prova di maturità chiamata Inter, la Sampdoria, nel turno infrasettimanale di campionato, farà visita, all'Olimpico di Torino, alla Juventus.
Proprio quella Juventus che offre il numero maggiore di giocatori alla comitiva azzurra, nonostante guardi la Sampdoria, da inizio torneo, dal basso.
Propongo un'idea alla banda Delneri: oltre a Pazzini (con il volto protetto nella gara interna contro il Bologna per il pugno ricevuto sul naso da Muslera) potrebbero scendere in campo mascherati anche tutti gli altri dieci sampdoriani, sia mai che Marcello Lippi non riconoscendoli si prenda la briga di convocarli.

GLMDJ

BREEDERS CROWN 2009: MUSCLE HILL CHIUDE DA DOMINATORE


Ha vinto ancora, ha dominato ancora, è stato ancora una volta il migliore, per la diciannovesima volta consecutiva su venti uscite, l'undicesima su undici nel 2009.
Ha chiuso da imbattuto scrivendo una delle pagine più belle del trotto, non solo a stelle e strisce ma mondiale.
Muscle Hill e Brian Sears si congedano, la nostalgia per non vederlo più ha già colpito chi, da appassionato, ne ha seguito le gesta, tifando e guardandolo dominare sui coetani ed in ogni angolo d'America.
La speranza (flebile), per chi il trotto lo ama, è quella di vederlo ancora, sia in America ma soprattutto in Europa, da Parigi a Solvalla, passando, magari, per Milano, Napoli e Roma.
I particolari della finale delle Bredders non li racconterò, il video in lingua originale è di gran lunga molto più esaustivo di una qualunque cronaca scritta, anche se quel 26.4 di terzo quarto e la chiusa easy in 30 secco senza essere mai sollecitato fa capire ancora di più quanto il limite del figlio di Muscle Yankee sia inesplorato, ma bastano le parole di Jerry Silva per far comprendere il livello di un cavallo che definire campione, a questo punto, sia davvero troppo riduttivo: "To finish the year undefeated is amazing. I never had a horse, in all my years of racing, that was undefeated. And he did it. He did it like I knew he would do it."



La grande notte delle Breeders è continuata con il relativo Filly per le nate nel 2006 con la vittoria a sorpresa di Broadway Schooner (7), in sulky ancora Brian Sears dominatore del convegno con ben tre successi, con il tempo di 1:57.
Corsa condizionata dal vento, corsa che ha visto Margarita Momma uscire dal podio, ma soprattutto ha visto Elusive Desire, favorita e seconda a traguardo dopo una gara da protagonista, non confermare quanto di buono fatto nel corso della stagione. La chiusa in 31.0 la dice lunga su di una corsa che ha visto pochi motivi di interesse tecnico, certo è che la figlia di Broadway Hall, settima sul percorso ai 600 finali, è stata autrice di un'ultima parte di gara incredibile, che ne ha consacrato, meritevolmente, il successo.



Nelle due prove per i puledri ancora conferme e altrattante sorprese.
Tra i maschi l'attesissimo Lucky Chuky non è riuscito ad andare oltre un comunque ottimo secondo posto, dopo aver preso il comando nei pressi del chilometro ed aver provato a scappare ai 400 conclusivi. Magic Fruit, terzo alla corda lungo tutto il percorso, ha spostato nel tratto ultimo andando a pressare il favorito, ma dalla quinta posizione, secondo di fuori, ha sprintato a centro pista Pilgrims Taj, battendo in maniera netta i due contendenti. Vittoria pressoché identica a quella di Broadway Schooner nel Filly per i tre anni, e bis per Broadway Hall come "sire".



Nel Filly, invece e come avevo pronosticato, la vittoria è andata a Poof She's Gone, dopo una corsa spettacolare ed un'interpretazione da parte di David Miller che non ha lasciato scampo alle rivali: "Poof’ raced great. She went a big, big mile there. I had to come early and got left first-over and she just overpowered them. She’s such a good horse. Her best quality is she can do that. She’s a strong filly and she can rough it. She’s the complete package."



La serata della Bredders Crown in cifre, news e curiosità.
da 3/4 of mile

NOBEL PER LA PACE / 3

E sono quaratacinque.
Altro attacco americano nel territorio pakistano, ventisette le vittime.

ORA DI RELIGIONE E VOTO AGLI IMMIGRATI

Pierluigi Bersani, come gli altri due candidati, sconfitti, alla segreteria del Partito Democratico, è favorevole a dare il voto agli immigrati. Da destra, prima ancora, era giunta la proposta d’insegnare a scuola la religione islamica. Quanto c’è di calcolo politico, e quanto di brado luogomunismo, in questa concorrenza sugli immigrati?
L’ora di religione islamica è una impercorribile sciocchezza. Contiene errori di sintassi politica e di grammatica culturale. Ma è anche rivelatrice, accompagnando il pubblico arrovellarsi sul diritto di voto. La nostra classe dirigente, che non convive con gli immigrati, che, al più, se ne serve per le faccende domestiche, è convinta che tutto ruoti attorno al tema dell’integrazione: se un immigrato è integrato, per ciò stesso è neutralizzato ogni pericolo, ogni devianza. Troppo facile e, al tempo stesso, troppo fuori dalla realtà.
L’idea di mettere qualche imam in cattedra è priva di ragionevolezza. Disporre della “propria” ora di religione sarebbe, in uno schema di quel tipo, un diritto individuale, pertanto da soddisfare anche se si tratta di un solo studente. C’è qualcuno che ha idea dei costi? Naturalmente da mettere in conto alla collettività. Se lo si garantisce ai mussulmani, quel diritto, si deve riconoscerlo anche agli altri, almeno a tutti quelli le cui confessioni hanno relazioni con lo Stato, e ti voglio vedere a negarlo agli altri. C’è qualcuno che ha idea dello sconquasso? E se anche fossimo ricchi sfondanti, con un sopravanzo di guide religiose sparse per l’Italia, pronte a soddisfare la sete di conoscenza dei fedeli, comunque quello resterebbe un tragico errore, perché la scuola serve ad impartire lezioni di cultura, non di fede, serve a saper far di conto, a saper leggere e capire, non a propiziare il proselitismo religioso.
Un bambino che va a scuola e che chiede di avere una lezione di islamismo, anziché di protestantesimo, da dove ha tratto la convinzione che quella sia la sua religione? Dalla famiglia, è ovvio. La libertà di culto prevede che i figli possano essere allevati nella fede dei padri, e lascia liberi i figli di abbandonare sia i padri che la loro fede. Perché la scuola dovrebbe mettersi in mezzo, classificando in pagella l’abilità bovina si seguire il solco familiare?
C’è, però, l’ora di religione, obietta taluno, intendendosi per tale quella cattolica. Obiezione non accolta: qui casca l’asino. Prima di tutto perché a quell’ora lo studente ha il diritto di rinunciare, mentre diverso sarebbe se in quell’ora si consolidassero le appartenenze etniche. Secondo, poi, perché essendo l’Italia un Paese che prima si definiva tutto cattolico, e che oggi si ritiene a maggioranza cattolico, quella è vissuta come una normalità, non come un’identità. L’ora di religione è, nella grande parte dei casi, l’ora in cui ci si rilassa, non si fa nulla, se proprio va bene si parla liberamente, ove la sorte t’abbia mandato un insegnante all’altezza. Lo dico da laico: trovo fastidioso che si avviino ai sacramenti giovinetti che dei suddetti non sanno niente, a dimostrazione che, in quelle ore, divagavano per l’aere. Tutto questo è, anche, un prodotto dell’evoluzione, della secolarizzazione, della sana e benedetta assenza di fondamentalismo. Provate a mettere in concorrenza le religioni, e ne vedrete di pessime.
E perché, poi? Perché così l’immigrato si integra, e diventa buono. Quell’individuo che si è fatto saltare in aria, a Milano, fortunatamente arrecando danno a se stesso, e non agli altri, aveva una casa, una famiglia, un frigorifero pieno. Aveva anche la moschea. Che cavolo ci vuole di più, per essere integrati? Gli immigrati che vivono e lavorano onestamente sono moltissimi, anche avendo meno di quel che aveva quest’invasato, nemico della civiltà. Quindi, i ragionatori dell’integrazione, del diamogli il voto così diventano parte di noi, sono fuori strada.
Agli immigrati deve essere assicurata una vita nella legalità, la reciprocità del rispetto, la non discriminazione razziale o religiosa. Per riguardo loro, ma anche di noi stessi. Agli immigrati onesti deve essere assicurato che quelli disonesti, quelli pazzi e quelli fondamentalisti vadano in galera. Per rispetto di chi viene a lavorare, e per la sicurezza di tutti. Alla cittadinanza, successivamente, sono legati i diritti politici, mentre alla semplice permanenza è connesso il dovere di rispettare le leggi, che prevedono anche la tutela dei diritti. La devianza e la violenza non sono dei derivati del disagio istituzionale, è ora di finirla con questo sociologismo un tanto al chilo. Le persone cattive esistono, non solo nelle favole, ce ne sono di bianche, rosse e gialle, di cattoliche, mussulmane ed ebree. Non le si blandisce facendo loro odorare la scheda elettorale, o assicurando ai loro figli la continuazione, a spese dello Stato, della tradizione familiare. Li si prende e li si punisce. Se stranieri, e se non hanno commesso reati troppo gravi, li si butta fuori e li si spedisce al loro Paese.

domenica 25 ottobre 2009

IL DOTTORE A 9 TITOLI




Il nono titolo mondiale di Valentino Rossi è stato celebrato con particolare emozione dal fenomeno di Tavullia. Si è sentito orgoglioso di questo successo in una stagione, a suo dire, sofferta e molto dura per il confronto con Jorge Lorenzo.

E’ bello essere di nuovo campione del mondo ed io sono molto orgoglioso di esserci riuscito nove volte nella mia carriera“, ammette Valentino. “Voglio ringraziare tutto il mio team, Furusawa-san, Davide Brivio, Lin Jarvis, Jeremy … tutti! Questa stagione è stata molto dura e Lorenzo in particolare mi ha spinto ad esplorare nuovi limiti, ma penso che sia stato un bel duello da guardare per tutti. E’ una sensazione fantastica aver conquisto questo titolo nuovamente con la Yamaha e devo ringraziare la Bridgestone, che ha fatto un ottimo lavoro con le gomme per tutto l’anno“.

In questa gara che gli è valsa il nono titolo iridato Valentino si è preso qualche rischio e spavento, ma ha portato a compimento il proprio obiettivo inseguito nell’arco del weekend.

Oggi è stato incredibile, quando è caduta la pioggia ci siamo spaventati, perché tutto il lavoro che avevamo fatto era divenuto inutile e poi siamo partiti con un assetto fatto alla cieca. Ho fatto un errore alla prima curva e sono rimasto molto indietro, quindi penso di aver fatto una grande gara fino a conquistare il terzo posto! Stavo per provare a passare Dovizioso quando è caduto e poi per qualche giro, ho pensato di acchiappare anche Pedrosa, ma con gomme da bagnato su una pista che si stava asciugando era un po’ troppo, così ho deciso di non rischiare“.



Probabilmente tutto per Valentino Rossi è cominciato, in materia di gag che poi hanno fatto scuola e storia, dal “Pollo Osvaldo”. Era il 1998, e 11 anni più tardi si ritrova con nove titoli mondiali in bacheca nel Motomondiale, 7 nella classe regina (6 nell’era MotoGP), uno ciascuno in 250 e 125. Costruendo questa leggenda, Valentino è tornato nei festeggiamenti per la conquista del mondiale 2009 a parlar di volatili. Il “Pollo”, quello che sbagliava nelle prime gare della stagione 1998 della 250cc, è diventato una “Gallina”. Vecchia, che non fa buon brodo, ma ancora uova. Qualcosa come 9 mondiali, 103 vittorie (77 in MotoGP, 14 in 250cc, 12 nella 125cc senza scordarci della 8 ore di Suzuka 2001), potendo battere quasi tutti i record possibili ed immaginabili.

Si è inventato di anno in anno, restando sempre lo stesso. Ha battuto gli avversari che si è trovato davanti fino ad incontrare, in questa stagione, la sfida inedita, quella con il compagno di squadra. Nei “Fantastici 4″ di quest’ultimo biennio c’è solo Valentino che si è portato a casa titoli mondiali, legittimati dalla forza degli avversari (che sono lì) per i campionati più difficili della propria carriera.

Questa gara è stata sofferta come questo mondiale“, ha detto Valentino Rossi nel parco chiuso dopo il terzo posto di Sepang. “Difficile, con qualche errore, ma adesso sono nove titoli mondiali. Devo ringraziare tutto il team, i miei tifosi, la Yamaha, chi mi è stato vicino”.

Per finire, un avviso anche per il futuro. “E’ sempre un piacere correre e vincere con loro“, riferendosi alla Yamaha, ma anche a sè stesso. Quando sarà la prossima festa?

SEPANG: LA GARA




MotoGP Sepang Gara: vince Stoner, Rossi Campione

Vince Casey Stoner, Jorge Lorenzo dimostra di poter passare sopra i problemi, ma soprattutto in questa giornata a Sepang Valentino Rossi conquista il suo nono titolo mondiale. In una gara bagnata dalla pioggia, posticipata per un vero e proprio monsone a mezz’ora dal via, Rossi è riuscito a centrare l’obiettivo prefissato per questo evento, chiudendo al terzo posto tenendosi alle spalle il suo diretto e unico rivale, Lorenzo. La gara di Valentino non è stata priva di emozioni: una brutta partenza (solo 9° al termine del primo giro), un inizio di gara dove ha avuto qualche problema di troppo nel cercare il giusto ritmo per passare e staccare il proprio compagno di squadra, costretto a partire dal fondo della griglia per un problema alla propria moto nel giro di formazione in griglia.

Con una fantastica ultima parte di gara Valentino Rossi si è portato sul podio, portando a 9 il numero di titoli mondiali conquistati, 7 nella classe regina, 6 nell’era MotoGP, il quarto con Yamaha. L’ultimo evento di Valencia sarà così soltanto un’esibizione per un mondiale che celebra ancora Valentino, ancora il più forte e ancora campione.

A lui il titolo, a Jorge Lorenzo un plauso per esser riuscito ad insidiarlo (e più volte batterlo) in una stagione davvero sorprendente e del grande “rammarico”, causa i quattro “zero” che hanno penalizzato la sua rincorsa al titolo. Ci riproverà l’anno prossimo insieme a Casey Stoner, oggi dominatore, verrebbe da dire “umiliando” gli avversari con un ritmo inizialmente migliore di 1″ rispetto a chiunque. La seconda vittoria consecutiva lo porta anche relativamente vicino (25 punti) al piazzamento di “runner-up” della stagione, totalizzando più punti di tutti dal suo rientro con due vittorie ed un secondo posto: che peccato quella sosta estiva.

Sul podio anche Dani Pedrosa, unico a tener la Honda tra le moto protagoniste della top class complice l’errore di Andrea Dovizioso, scivolato a sette giri dalla bandiera a scacchi per un proprio errore. Si confermano protagonisti di questo genere di gare anche Nicky Hayden e Chris Vermeulen, alle spalle dei ben noti “Fantastici 4″, con Marco Melandri ottavo e Loris Capirossi alle sue spalle dopo una partenza da protagonista: dodicesimo Alex De Angelis. Adesso Valencia, non prima di celebrare Valentino Rossi, ancora una volta, Campione del Mondo.

Cronaca di Gara

Partenza posticipata alle 8 e 35 locali per un diluvio arrivato a mezz’ora dal via, ma non è il solo colpo di scena del pre-gara: Jorge Lorenzo ha un problema alla propria moto e, rientrando ai box, non può più schierarsi in griglia per l’accensione del semaforo rosso. Costretto a partire ultimo il pilota spagnolo sembra aver ormai abbandonato le residue speranze di tenere aperte le proprie possibilità di riaggancio in classifica di campionato.

Al vero via della corsa Pedrosa parte bene, Rossi prova a passarlo all’esterno ma questo lo porta fuori traiettoria ritrovandosi soltanto in ottava posizione con alle sue spalle… Jorge Lorenzo! “Porfuera” è scatenato al primo giro, riesce a passare il suo compagno di squadra e anche Marco Melandri, continuando la rincorsa per tenere aperto un campionato che pochi minuti or sono sembrava andato definitivamente in archivio.

Davanti a tutti c’è invece Casey Stoner, che ha passato Dani Pedrosa con a seguire Dovizioso, Elias, Capirossi, Hayden e, per l’appunto, Lorenzo. Cade Randy De Puniet dopo un violento high-side, le telecamere non inquadrano più il leader Stoner che è andato in fuga, bensì la lotta per l’ottava posizione con Lorenzo, Rossi e Melandri in un fazzoletto. Questo trio viaggia più veloce dei piloti davanti, ovvero di Capirossi e Hayden, specialmente Jorge Lorenzo che ha più margine per passarli e lanciarsi all’inseguimento di Elias per la quarta posizione. Il sorpasso arriverà nel corso del sesto giro, imitato sul momento anche da Rossi: insieme, poco appassionatamente, sono adesso prossimi al raggiungere la coppia HRC composta da Pedrosa e Dovizioso.

Prima di pensare agli altri Valentino Rossi vuole concentrarsi esclusivamente su Jorge Lorenzo, arrivando al sorpasso al 7° giro e riuscendo, con qualche rischio di troppo, a mettere un paio di decimi tra sè ed il suo compagno di squadra. Si arriva verso la fine ed il “quasi” nove volte iridato è il più veloce in pista, recupera sulle Honda di Pedrosa e Dovizioso. Quest’ultimo commette però un errore, vola a terra rovinando l’ennesima potenziale buona prestazione personale e del team ufficiale Honda.

Valentino sale così sul podio e prova a prendere anche Dani Pedrosa, ma non ci riuscirà, accontentandosi così di un terzo posto che vale il nono titolo mondiale. Alle sue spalle Jorge Lorenzo e due “specialisti” di queste condizioni, Nicky Hayden e Chris Vermeulen, con il prossimo appuntamento in programma tra due settimane a Valencia con già Valentino Rossi Campione del Mondo 2009.

MotoGP World Championship 2009
Sepang, Classifica Gara

01- Casey Stoner - Ducati Marlboro Team - Ducati Desmosedici GP9 - 21 giri in 47′24.834
02- Dani Pedrosa - Repsol Honda Team - Honda RC212V - + 14.666
03- Valentino Rossi - Fiat Yamaha Team - Yamaha YZR M1 - + 19.385
04- Jorge Lorenzo - Fiat Yamaha Team - Yamaha YZR M1 - + 25.850
05- Nicky Hayden - Ducati Marlboro Team - Ducati Desmosedici GP9 - + 38.705
06- Chris Vermeulen - Rizla Suzuki MotoGP - Suzuki GSV-R - + 41.061
07- Toni Elias - San Carlo Honda Gresini - Honda RC212V - + 48.555
08- Marco Melandri - Hayate Racing Team - Kawasaki ZX-RR - + 55.557
09- Loris Capirossi - Rizla Suzuki MotoGP - Suzuki GSV-R - + 1′00.303
10- Mika Kallio - Pramac Racing - Ducati Desmosedici GP9 - + 1′00.440
11- Aleix Espargaro - Pramac Racing - Ducati Desmosedici GP9 - + 1′01.655
12- Alex De Angelis - San Carlo Honda Gresini - Honda RC212V - + 1′01.847
13- Colin Edwards - Monster Yamaha Tech 3 - Yamaha YZR M1 - + 1′10.778
14- Gabor Talmacsi - Scot Racing Team MotoGP - Honda RC212V - + 1′15.851
15- James Toseland - Monster Yamaha Tech 3 - Yamaha YZR M1 - + 1′50.672

Alessio Piana