...il Rock lo preferisco corretto Blues

venerdì 30 aprile 2010

VASCOLIVE!: VITA SPERICOLATA - PALAEUR - ROMA 1987


Stasera "siamo" a Roma, e Vasco canta Vita Spericolata.
L'"intro" di Maurizio Solieri è quanto di più bello l'"abbrozzantissimo" abbia mai eseguito.

CANCRENE

I segnali che preannunciano l’imminenza di una nuovo aggressione di Hezbollah libanese contro Israele sono sempre più inquietanti e inequivocabili. Il ministro della difesa americano Robert Gates ha infatti dichiarato pubblicamente che la Siria e l’Iran stanno consegnando missili sempre più sofisticati agli Hezbollah in Libano: “Siamo arrivati al punto dove gli Hezbollah sono in possesso di un arsenale di razzi e missili più poderoso di molti governi del mondo”. Questa autorevolissima accusa di sabotare l’accordo di tregua che chiuse la guerra del 2006, lanciata contro Hezbollah, il governo libanese, la Siria e l’Iran, non proviene -si badi- da un oltranzista, ma dal ministro a cui Barack Obama ha consegnato il controllo del Pentagono. Dunque, la più alta autorità politico militare del pianeta, avalla totalmente –anzi le incrementa- le denunce di Israele circa la totale violazione dei presupposti e del senso della missione Unifil in Libano e conferma la recente denuncia fa di Simon Peres, che si è detto certo che la Siria abbia consegnato a Hezbollah pericolosissimi missili Scud.

SUPPOSIZIONI DI PRIMO GRADO / 3

A più riprese, De Gregorio nomina anche Carraro. Personaggio che, a conti fatti, si dimostra un autentico fuoriclasse dell’equilibrismo politico: era capo della Figc quando a dominare c’era la cupola. Un capo un po’ sprovveduto, se per tanti anni ha concesso che tale associazione spadroneggiasse. È ancora capo adesso, che la cupola non c’è più. Insomma, sotto di lui c’è stato il maremoto, ma la sua barca è riuscita a restare a galla senza subire danni.
A pag.47 viene riportata una telefonata di Carraro a Bergamo, durante la quale il primo riprende il designatore a proposito di un errore di Racalbuto: “quando un arbitro dà un rigore al limite dell’area vuol dire che gli scappa che la Juve debba vincere…”. Considerando che un arbitro generalmente deve prendere decisioni in pochi decimi di secondo e che, essendo umano, può anche sbagliare, come interpretare questa telefonata? Si potrebbe pensare che Carraro, capo della Figc, spingesse affinché eventuali dubbi fossero sempre risolti a svantaggio dei bianconeri. E invece De Gregorio la commenta così: “il presidente manifestò, sia pure in modo indiretto ed ironico, di considerare ben possibile che l’arbitro avesse voluto favorire la Juventus, dovendosene trarre motivo di conforto, sul piano dell’apprezzamento logico dei fatti, per le tesi dell’Accusa”. In altri termini: se Carraro dice che la Juve ruba, sarà pur vero! È sorprendente che nessuno abbia da ridire sul fatto che ad ogni presunto errore favorevole alla Juve facesse eco una telefonata di Carraro ai designatori. Al contrario, un capo della Figc evidentemente schierato contro una squadra in lotta per lo Scudetto è preso a sostegno delle accuse nei confronti della stessa.

PER NON BALLARE IL SIRTAKI

La distanza fra la realtà e la sua rappresentazione è, qualche volta, inquietante. Così come anche quella fra il livello dei problemi e la loro trasposizione nella discussione politica. Tutti hanno riportato la notizia del declassamento spagnolo, operato da Standard & Poor’s, ma ci si è dimenticati di aggiungere che pur declassata, la Spagna, è considerata più affidabile dell’Italia. Per carità, proprio qui, ieri, sollevavo dubbi su l’affidabilità di tali giudizi, elaborati da agenzie di rating prive di mandato e, spesso, credibilità, ma se tutte e tre le grandi ci mettono sotto la Spagna è segno che questo tema dovrebbe imporsi alla discussione pubblica. Invece parliamo di scontri personali, di cui è evidente lo spessore ma sfugge il contenuto concreto. Si discetta per stabilire chi è interlocutore di chi altro, ma non di quello che si dovrebbero dire.

CAPOLINEA

Assistiamo all’eclissi del diritto e della Juventus, con un crescendo rossiniano di misfatti e strappi. Sembra d’essere dentro ad un gioco infernale, la cui regola è feroce e dissennata: la Juventus è colpevole anche se non ha comesso delitti, ma è colpevole per il semplice fatto d'essere colpevole. La cosa più grave è che la scena si svolge davanti ad un pubblico di cittadini che rimane, al tempo stesso, indifferente. Io non ci riesco! Non ce la faccio a guardare gli schizzi di sangue rimanendo seduto, perché comprendo il motivo vero del contendere: le parole non sono coerenti con i fatti. Osservo il susseguirsi delle promesse, ma ho l’impressione che ogni parola faccia il paio con quelle già sentite, e che il narratore sappia animarsi solo per se stesso. Il linguaggio che usa è duro, ma diametralmente opposto al pensiero che esprime. Mi verrebbe da chiedergli: ma ci fai, ci sei oppure ci prendi?

giovedì 29 aprile 2010

FOCUS: CHAMPIONS LEAGUE 1/2 DI RITORNO


Sarà Bayern Monaco-Inter la finale dell'edizione 2010 della Champions League, sarà Madrid ad ospitarne lo spettacolo.
I tedeschi, vincitori di ben quattro edizioni, tornano in finale dopo nove anni, l'ultima apparizione è datata maggio 2001, dove a San Siro superarono il Valencia ai calci di rigore. I neroazzurri, vincitori di due tornei, trentotto anni dopo la vittoria contro il Benfica di Eusebio tornano a disputare la finalissima, e Camillo ci spiega il perché di questo grande risultato.

SUPPOSIZIONI DI PRIMO GRADO / 2

E finalmente arriviamo alle motivazioni vere e proprie della condanna.
Si parte con una lunga premessa, che ci svela quanto il calcio sia importante in Italia e nel mondo. Molti si sorprenderanno di questa novità, ma è così: il calcio va alla grande! Anche più del tiro al bersaglio e della canasta. E allora De Gregorio impiega un bel numero di pagine per erudirci a tal proposito. Poi sciorina qualche informazione sulla struttura del mondo pallonaro e delle sue istituzioni, nonché l’importanza dei mass-media (e noi ce ne siamo ben accorti: siamo andati in B proprio grazie a loro!). Infine, una rapida carrellata sui personaggi presi in esame, durante la quale il GUP non si lascia sfuggire l’occasione di descrivere Moggi come un “gran parlatore e grande utilizzatore di telefoni cellulari segreti e no” . E forse è una delle poche affermazioni sentite recentemente su Moggi condivisibili.

LA PRAVDA DELL'INTER

La prima pagina del quotidiano degli indossatori di scudetti altrui è quanto di meglio un tifoso della banda degli onesti potesse leggere in questi anni, e che mai avrebbe pensato di leggere.
Tre le notizie: a) l'Inter, dopo 38 anni, è in finale di Champions League, alla faccia di tutti quelli che per anni hanno vinto rubando; b) La Giustizia Sportiva, con un verdetto della Corte Federale, radia dal mondo del calcio Giraudo, Mazzini e Moggi, e per la felicità degli indossatori una bella foto del mostro che condizionò partite amichevoli, trofei estivi e interi campionati, compreso quello della stagione 1999/2000, perso nella risaia di Perugia; c) Andrea Agnelli è il nuovo presidente della Juventus, e sarà annunciato quest'oggi all’assemblea di Exor, la finanziaria di famiglia che detiene il pac­chetto di maggioranza della Juve. La decisione di proporre Andrea Agnelli presiden­te è arrivata diret­tamente da John, che detiene, attraverso la Giovanni Agnelli & C. S.A.p.A. e tramite Fiat, il 10,497% dell'azionariato di RCS MediaGroup S.p.A.

QUANDO L'EVIDENZA SUPERA LA SUPPOSIZIONE

Di Calciopoli e su Calciopoli in questi anni si è scritto veramente di tutto: dalle più fantasiose supposizioni su come la Juventus rubava, alla prova certa ed evidente che di frodi sportive non se n'è mai vista l'ombra. Sulle prime si sono scatenati in tanti: moralisti, perbenisti, giustizialisti dell'ultima ora, personaggi televisivi e sportivi, gazzettari, corrieristi e repubblichini; tutti accomunati da un unico credo: la Juventus vinceva perché rubava. Sulla seconda, e con una risonanza mediatica pari alle partite di pallapugno, hanno provato in pochi, anzi pochissimi, sovrastati da quel sentimento popolare tanto in voga nell'estate del 2006, riuscito addirittura ad entrare all'interno delle sentenza sportive.
Oggi, invece, quello schieramento tanto affezionato alle luci ad intermittenza degli alberi di Natale, a giorni alterni, sempre per non perdere il vizio, ci narra le differenze tra le telefonate che hanno interessato la dirigenza juventina e il resto del mondo pallonaro; gli stessi, tanto per farvi capire, che difendevano a spada tratta "gli altri", martirizzandoli per essere stati gli unici a non telefonare e grigliare arbitri, fregati, invece, da una banda di truffatori. Ma su di un punto voglio focalizzare la vostra attenzione: le griglie.

DALL'AGORA' AL DEFAULT

I problemi posti da quel che accade alla Grecia, che rischia di passare dall’agorà al default, sono tutti politici e solo marginalmente economici. Il debito greco è, in valore assoluto, poca cosa. All’Europa costa meno sterilizzarlo, piuttosto che affrontare la decomposizione della moneta unica, accelerata dai guai spagnoli e portoghesi, cui seguiranno a ruota quelli irlandesi. La crisi in atto, oramai, mostra le voragini politiche sulle quali ci troviamo, fino a mettere in discussione l’idea stessa di democrazia rappresentativa. Deve fare i conti con i seguenti, e altri problemi.

NIENTE DI NUOVO...

Dopo quattro anni di farse, disponiamo degli anticorpi necessari a non sorprenderci per le boutade provenienti dalla Figc. E così anche quest’ultima notizia ci scivola addosso. Ma, dal momento che siamo abituati a commentare i fatti giornalieri, scriviamo qualche riga anche sull’ultima trovata federale.
La Gazzetta dell’Inter, pardon, la Gazzetta dello Sport aveva, come di consueto, anticipato tutti e, in qualità di portavoce degli organi federali, già da qualche giorno aveva annunciato come imminente la radiazione di Giraudo, Moggi e Mazzini. E puntuale come una cartella esattoriale è arrivata anche la comunicazione ufficiale. A tal proposito ci permettiamo di consigliare alla Figc di liberarsi del proprio ufficio stampa, dal momento che il quotidiano milanese svolge impeccabilmente quel compito in sua vece.

mercoledì 28 aprile 2010

SUPPOSIZIONI DI PRIMO GRADO

Il voluminoso documento contenente le motivazioni della condanna a Giraudo (e altri) per associazione a delinquere merita più di una considerazione.

Nel tentativo di giustificare una condanna per certi versi sorprendente, il GUP De Gregorio ha probabilmente calcato troppo la mano, senza andare tanto per il sottile. E così, già a pag.2 cominciano i fuochi artificiali: “(Moggi, Giraudo, Bergamo, Pairetto, ecc., ndr) si associavano tra loro e con altre persone in corso di identificazione, avendo già nel passato condizionato l’esito di campionati di calcio di Serie A, con particolare riguardo a quello del 1999/2000, che fu sostanzialmente condizionato sino alla penultima giornata (quando si giocò Juventus-Parma, diretto da Massimo DE SANTIS e terminato con il risultato di 1-0, e non riuscendo nell’intento di garantire alla Juventus la vittoria finale, in quanto gli accordi illeciti già stabiliti vennero compromessi dal clamore suscitato provocato dall’arbitraggio apertamente favorevole alla squadra torinese da parte di DE SANTIS (…)”. Occorrono un paio di precisazioni. La parentesi che si apre e non si chiuderà mai più è opera del magistrato e non è un errore di trascrizione. Così come lo strano linguaggio, che prevede l’utilizzo di sinonimi a raffica (“suscitato provocato”), è tutta farina del suo sacco. Ma veniamo al nocciolo della questione. Oggi finalmente lo scopriamo: al bar ci avevano detto tante volte che la Juve rubava anche in passato. Ma ora c’è De Gregorio che certifica la serietà delle accuse! E meno male, vien da dire. Manca solo un particolare non proprio irrilevante, in tutto questo bel castello: le prove. O, in mancanza di meglio, basterebbe qualche misero indizio. E invece, niente, nulla, nisba. Ma cosa volete che sia! A proposito, leggiamo che sono “in corso di identificazione” altri associati a Moggi e Giraudo nella loro potentissima organizzazione. Vogliamo dare noi una mano al magistrato e gli segnaliamo subito il primo sicario, già assoldato nella stagione 1999/2000. Nome: Giove. Cognome: Pluvio. Intervenne dopo la criminosa direzione di De Santis, trasformando il campo di gioco di Perugia in una risaia, così da zittire il “clamore” che la Spectre moggiana aveva suscitato-provocato tra le anime pie del calcio nostrano.

APPLAUSI E INDIFFERENZA

Giovanni Tegano è un assassino, condannato all’ergastolo in via definitiva. E’ stato latitante per diciassette anni, continuando a delinquere. Un esponente della ‘ndrangheta, la più ricca e sanguinaria delle tre organizzazioni criminali radicate in Italia. Siamo l’unico Paese europeo ad avere questo triste e vergognoso primato. Se volete capire perché, guardate le immagini dell’arresto di Tegano, con la gente che anziché applaudire lo Stato applaude il criminale.
Evitiamo generalizzazioni e speculazioni, non c’era Reggio Calabria ad applaudirlo. Moltissimi cittadini calabresi la pensano assai diversamente, non si sentono vicini agli sciacalli armati delle ‘ndrine, non hanno motivi per rammaricarsi. Ma è anche vero che non si resta latitanti per diciassette anni, come avviene anche ai mafiosi in Sicilia, senza il favore del tessuto sociale, e se c’è chi è andato a festeggiare l’assassino non c’è stato chi ha sentito il bisogno di isolare e condannare quella forma di complicità. La donna che urlava, definendo il delinquente quale “uomo di pace”, può anche darsi sia un’esaltata, ma il resto della città, comprese le forze politiche, vive nella depressione, se non ha trovato la forza di reagire platealmente.

NUOVA PARTNERSHIP?!?!

RCS Sport sarà il nuovo partner per la gestione dei diritti di sponsorizzazione del club nerazzurro per i prossimi quattro anni.
Questo il CDA del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera; poi qualcuno si domanda ancora, e come mai, la Juventus ha "un'attento" e "vigile" occhio sui fatti di Calciopoli.

UN RAGIONEVOLE E CALIBRATO SFORZO INTERPRETATIVO

Scrivere duecento e passa pagine di sentenza, nonostante mi sforzi ad essere ragionevole, calibrato ed interpretativo, mi fa venire in mente solo una cosa: distogliere l'attenzione dal nocciolo. Uno il passaggio fondamentale, a pagina 13 della sentenza. "Orbene - scrive De Gregorio -, a più riprese i difensori hanno ritenuto di evidenziare i limiti di tali indagini e dei loro risultati, incentrando le critiche di merito prima sull’uso preponderante delle intercettazioni telefoniche, mettendone poi in luce la parzialità e/o la dedotta equivocità dei contenuti informativi così ricavabili. Tali critiche, pertinenti e in astratto ragionevoli, eludono, tuttavia, il problema principale di questo e di molti processi di caratteristiche analoghe, costituito dalla notevole difficoltà dell’accertamento di fatti..." , fermiamoci qui.

martedì 27 aprile 2010

PUBBLICI UFFICIALI

Per quello che riguarda i contatti con le società, mi creda, sono contentissimo che stiano venendo fuori le telefonate con tutte le società della serie A. Deve sapere che era proprio la federazione ad incoraggiare tali frequentazioni. In due casi, anzi ci chiese proprio di chiamare le società. Successe quando Coly aggredì Nucini che lo aveva espulso e beccò 8 giornate. Casualmente dopo 9 turni, proprio al ritorno in campo di Coly, Nucini venne nuovamente estratto col Perugia e la Federazione ci fece chiamare la società per tranquillizzarla. Una volta, poi in corso di sorteggio ci accorgemmo che era stata fatta una preclusione col Palermo di Collina che non esisteva. Alla fine del sorteggio i notai ci fecero ripetere le operazioni per quel motivo dopo dovemmo chiamare Zamparini per spiegargli l'accaduto”. Dichiarazione spontanea di Pierluigi Pairetto.
Ma i notai, che per la precisazione e fino a prova contraria sono dei pubblici ufficiali, sono stati ascoltati come persone informate sui fatti?
Il resto dell'udienza lo potete trovare su GLMDJ

JEREZ: IL PROGRAMMA


Tutti gli orari e la programmazione TV di Jerez su bikeracing.it

L'ALBERO DELLA BUGIA

Alcuni vandali hanno spogliato l’albero antistante l’abitazione che fu di Giovanni Falcone, a Palermo, ma ben altri, e assai più oltraggiosi, sono gli sfregi che quel servitore dello Stato ha subito. In vita e in morte. Su quell’albero s’erano accumulati messaggi generici, attestazioni di stima tardive, frutti di compiti scolastici, per poi invecchiare nell’indifferenza. Come la garitta blindata dentro cui si trovava la guardia armata incaricata di sorvegliare l’ingresso: monumento all’inutilità, incapace anche d’arrugginire, poi dimenticata lì. A imperitura memoria del fallimento. Chi ha strappato quei fogli è un nessuno che tenta di mettersi in luce, magari agli occhi di un fesso che si sente importante, perché lecca il sedere a uno che bacia i piedi a un altro che fa da cameriere ad un ultimo cretino, che girando armato si sente potente. Ma chi isolò e affondò l’opera di Giovanni Falcone, impedendo poi il lavoro di Paolo Borsellino, non è un nessuno: è una politica che oggi si nasconde.

ELEMENTI DI SEGNO CONTRARIO

Appena letta la notizia mi è venuto da ridere, ma essendo un procedimento penale sono tornato immediatamente serio: è stata depositata la sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Napoli ha riconosciuto colpevoli Giraudo, Lanese, Pieri e Dondarini.
I motivi per ridere: a) Indovinate chi ha pubblicato per primo la notizia?; b) Nelle 202 pagine di motivazioni, i grandi mezzi di informazione nazionale scrivono: "L'associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva" esisteva, come "le interferenze tra terreni di gioco e centri di potere che cambiavano le carte in tavola"; c) Per il giudice Eduardo De Gregorio ci sono dei dati certi. Un'anticipazione? "Va aggiunto che è un dato pacifico che Moggi, in un impeto di rabbia causatogli dalla direzione di gara, chiuse il povero Paparesta nello spogliatoio, guadagnandosi, cosi, un' improbabile accusa di sequestro di persona, nella quale fu coinvolto anche Giraudo." (Pag.26)
Ora la parte seria. Questa Redazione sta già consultando la deposizione della sentenza, d'altronde 200 e passa pagine non si possono raccontare, come fatto da altri, in venti righe venti, e presto vi renderemo conto di quanto scritto dal giudice De Gregorio.

lunedì 26 aprile 2010

"COMMENTEREMO NELL'ATTO D'APPELLO"

Una frase che non lascia spazio ad interpretazioni, a differenza delle motivazioni uscite oggi dalla sentenza di primo grado grado che vede tra gli imputati l'ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, quella rilasciata dall'Avvocato Massimo Krogh, difensore dell'ex dirigente della società bianconera.
Intanto Camillo dice la sua.

NOBEL PER LA PACE / 35

Tra il 24 ed il 26 aprile due nuovi attacchi obamiani sul Pakistan; 15 i morti.

ERAVAMO 4 AMICI AL BAR / 35

Una Sampdoria da Champions League
Ne ho raccontato le gesta ad inizio anno, scrivendo per oltre dieci giornate le mirabolanti prestazioni di una squadra che ha saputo dar fantasia ai suoi due uomini faro: Cassano&Pazzini. Poi sono arrivati i primi risultati negativi, come era nella logica delle cose, ma i punti messi in cascina nelle prime quindici giornate hanno permesso alla banda di DelNeri di rimanere agganciata alle posizioni che contano per l'Europa.
La storia recente racconta di quattro vittorie nelle ultime quattro, battendo, dopo il Chievo Verona, Genoa, Milan e Roma, e quarto posto consolidato, con ancora due punti sul Palermo.
A tre giornate dalla fine c'è una società che ci crede, una squadra che non smetterà di farlo, e una tifoseria che, sapendo che la prossima finale di Champions League si disputerà a Wembley, ha cominciato a sognare, e con Cassano&Pazzini un sogno non si può negare proprio a nessuno.

GRAN PREMIO D'EUROPA 2010 - MAGO D'AMORE

SIMILITUDINI INQUIETANTI

Ricordo, con dolore, una data che cambiò per sempre il corso della storia juventina. Era il 14 luglio 2006, e nella serata di quella calda estate si sarebbe appresa la sentenza della Corte d'Appello Federale, termine del primo grado di giudizio del processo sportivo a Calciopoli.
Sempre in quel 14 luglio, però, uscirono indiscrezioni raccolte dal quotidiano sportivo "La Gazzetta dello Sport", secondo cui il collegio presieduto dall'ex presidente della Corte Costituzionale, Cesare Ruperto, aveva maturato la decisione di sanzionare la Juventus con la retrocessione in serie B e una fortissima penalizzazione.
Detto fatto, in serata arrivò la comunicazione delle decisioni prese in camera di consiglio. Juventus: serie B, 30 punti di penalizzazione, 80.000 euro di ammenda, revoca dello scudetto 2004/05, e non assegnazione dello scudetto 2005/06.

domenica 25 aprile 2010

UN'EUROPA D'AMORE

Ha vinto ancora una volta il "Mago", raccontando due magnifiche storie.
Quella in pista, ancora una volta dominando tutto e tutti: 2.24.6 il rotolo finale, con due giri praticamemte identici, 1.12.3/1.12.2, chiusa in 29.4 e media conclusiva in 1.11.8, la seconda miglior prestazione di sempre. Quella umana, in cui le vittorie di Mago d'Amore aiutano i bambini del terzo mondo.
Domani il video della corsa.

LIBERAZIONE DELLA MISTIFICAZIONE

Anziché la storia s’è a lungo raccontata la leggenda, con il risultato che, a sessantacinque anni dal 25 aprile 1945, ancora si può litigare cancellando la realtà. Furono le truppe statunitensi o la Resistenza a liberare l’Italia dal fascismo e dall’occupazione nazista, ponendo fine alla seconda guerra mondiale e consentendo la nascita della Repubblica e l’avvento della democrazia? Questione oziosa ed insulsa, che, però, nasconde un problema di ben più grande rilevanza: è la Resistenza, quindi l’antifascismo italiano, la radice della nostra Costituzione, con ciò significando che la nostra libertà ha natura nazionale, o furono le condizioni internazionali a consentirci da uscire dalla guerra civile entrando nel paradiso delle democrazie occidentali? La mia risposta è questa: la nostra democrazia, la nostra libertà, nascono fra il 4 e l’11 febbraio del 1945, quando ancora si moriva sotto le bombe e per mano di eserciti rivali. Questa risposta non riscrive la nostra storia, ma cancella la leggenda.
La liberazione militare dell’Italia si deve alle truppe statunitensi.

HIGHLIGHTS: ARSENAL - MANCHESTER CITY

watch the video from Arsenal.com

PER NON DIMENTICARE ANDREA

(26.07.1971 - 25.04.1995)

URNE SINISTRE

L’opposizione teme la crisi di governo. La minoranza teme il dissolversi della maggioranza. Detto in altro modo: la sinistra ha il terrore delle elezioni anticipate. Un sentimento contro natura: chi si oppone dovrebbe sottolineare le debolezze e le cadute di chi governa, chiedendo che la parola torni, al più presto, agli elettori. Invece capita il contrario, con il risultato che, a forza di considerare Silvio Berlusconi elettoralmente imbattibile, la sinistra gli consegna anche il monopolio della politica, salvo esaltarsi quando qualcuno, nel centro destra, si mostra dissidente, considerando quello come un segnale di crisi del monopolio. Come a dire: noi della sinistra, invece, siamo del tutto inutili.

sabato 24 aprile 2010

CLAUDIA ROMANI

E ORA?

E ora? Ora si va verso la fine della legislatura, che può portare a elezioni anticipate o alimentare un triennale strazio. Perché le riforme si allontanano e il tran tran governativo è doloroso. A convincermi di ciò non sono le novità delle ultime ore, ma l’assenza di novità negli ultimi mesi. Che la legislatura fosse mal messa, difatti, lo vedemmo già nella seconda metà dell’anno scorso, sembrandoci possibile un abbinamento fra elezioni politiche e regionali. Silvio Berlusconi, per convinzione o per forza (quirinalizia), archiviò l’ipotesi. Lo fece la sera del 13 dicembre, a Milano, parlando in Piazza Duomo, quando sostenne che la maggioranza era solida e il governo compattamente attivo. Fu un discorso mesto, l’annuncio di una rinuncia. La storia riservò una sorpresa: un violento deficiente scagliò un pesante oggetto contro il presidente del Consiglio, e quel gesto divenne l’immaginario compimento di una lunga campagna d’aggressione. Berlusconi espose il proprio sangue e la voglia di reagire, iniziando la ripartenza.

CAPIRE, CAPIRSI E, FORSE, ANCHE CAPIRCI

Sembra che adesso non se ne possa fare a meno: da Stefano Palazzi alla FIGC, dai giornali alle televisioni, dai tifosi di serie A-B-C a quelli che dichiarano che lo scudetto, loro, non lo restituiscono, sono divenuti tutti ansiosi di conoscere gli eventuali colpi di scena in arrivo dalle 171.000 telefonate intercettate fra il 2004 e il 2005 e per la stragrande maggioranza ignorate dagli inquirenti. E a quanto pare le sorprese non dovrebbero mancare.
La prossima settimana potrebbero saltare fuori chiamate che da numeri fissi di importanti dirigenti di club di serie A arrivavano sui cellulari di altrettanto importanti arbitri. Anche in prossimità di partite di campionato.
Ora. Che il fatto mi interessi in maniera relativa non ne ho mai fatto mistero, anche ieri ne ho scritto, perché se "altri" telefonavano, e telefonavano, permettendosi addirittura di figurare in pubblico con l'aria di quelli che niente sapevano e niente facevano, la loro "sentenza", tribunali o meno, è già stata scritta.
Il tasto, invece, che non smetterò mai di schiacciare è quello della Juventus.

venerdì 23 aprile 2010

MATCH PREVIEW: ARSENAL - MANCHESTER CITY

VASCOLIVE!: OGNI VOLTA - LUGO (RA) 1982


Vado al Massimo Tour 1982 - Discoteca Baccarà di Lugo (Ra)
Una stupenda e mitica interpretazione di Ogni Volta.

L'IRAN MINACCIA IL GOLFO

Strozzare la giugulare petrolifera del pianeta: la strategia iraniana dopo il 1979 punta con pervicacia a questo obbiettivo come massima deterrenza strategica, in caso di attacco militare, ad esempio contro i sempre i più minacciosi siti nucleari e le sempre più agguerrite basi missilistiche di Ahmadinejad e Khamenei. La geopolitica regala infatti all’Iran questa eccellente possibilità: in caso di attacco militare, Teheran può reagire bloccando lo stretto di Hormuz, che è largo 30 chilometri, ma che può essere navigato solo per due “vie d’acqua” larghe solo 3 chilometri ciascuna in cui possono passare le petroliere col loro pescaggio. Una pacchia dal punto di vista militare, perché per questi due minuscoli canali passa il 40% del greggio esportato in tutto il mondo. Da trenta anni dunque, quella parte dello sforzo bellico iraniano che non è assorbita dai missili a lungo raggio e dal nucleare, viene impiegata dal regime degli ayatollah per rafforzare la flotta con i criteri della guerra da corsa: velocissimi motoscafi (purtroppo forniti anche da una ditta italiana), siluri, missili a corto raggio, elicotteri.

CHI HA RUBATO LA MARMELLATA?

Su di Lui ve ne avevo scritto ad inizio anno, consigliandovi letture molto più approfondite sulla tematica di Calciopoli. Con la speranza che l'istinto e la ragione vi abbia portato nella miglior direzione, non posso far altro che riprenderlo, Lui, perché continua a ricalcare quel disegno apparso più e più volte su quel giornale rosa che passa i suoi giorni appoggiato ai banconi dei bar; e su cui l'Auricchio's team scopiazzò per completare le indagini.
Stavolta, però, devo dargli ragione: «Se chi ha pubblicato le 75 intercettazioni sapesse anche leggerle, ne trarrebbe l’unica conseguenza possibile: bene han fatto il colonnello Auricchio e i pm Narducci e Beatrice a escluderle dal processo, visto che non contengono notizie di reato».
Chiaro e limpido: le intercettazioni che hanno interessato Facchetti, Moratti, Galliani, Meani, Foschi, Pradé e altri (tanto per usare una terminologia consona) non contengono notizie di reato. Si badi bene, questo non è sarcasmo ma quanto crede lo scrivente: chiacchiere da Bar dello sport. Apro parentesi: se poi queste saranno ritenute da chi di dovere, utili per ulteriori accertamenti, apriremo nuovamente il portafogli per l'ennesima inchiesta, magari seguita da un bel processino senza senso; chiusa parentesi.

LO SCONTRO C'E', LE IDEE NO

Gianfranco Fini è un professionista della politica, ed è per rispetto a questa sua caratteristica che avevo osservato, prima che altri lo sollecitassero in tal senso, l’incompatibilità fra la presidenza della Camera dei Deputati e il ruolo che ha deciso di svolgere. Non si tratta di un’incompatibilità istituzionale, ma, appunto, politica. Quel ruolo, del resto, non può essere invocato per sottrarsi agli oneri dello scontro con gli avversari e poi ignorato quando si decide d’ingaggiare duello con i compagni di partito.

giovedì 22 aprile 2010

FOCUS: CHAMPIONS LEAGUE 1/2 DI ANDATA

Detto dal calciatore più forte in circolazione assume una certa importanza, se questo viene confermato anche dal campo proprio contro la squadra che in questo momento annovera gli appellativi di campione di Spagna, d'Europa e del Mondo, per il prossimo pallone d'oro il nome di Diego Alberto Milito dev'essere obbligatoriamente tra i partecipanti. Un gol e due assist del numero 22 argentino, hanno permesso all'Inter di superare con un roboante 3-1 il Barcellona, nella semifinale di andata giocata al Meazza di Milano. Impressionante è stato il termine usato da Leo Messi per far comprendere le qualità, e la straordinaria stagione che sta attraversando il ragazzo cresciuto nel Racing Avellaneda, impressionante come è stata la prova dell'altra sera, condita non solo dal gol del definitivo 3-1 e dai due assist che hanno permesso, prima a Sneijder, e poi a Maicon, di ribaltare l'iniziale rete di vantaggio segnata da Pedro, ma soprattutto per l'immensa capacità di giocare al football. Al resto c'ha pensato l'Inter e l'arbitro. I primi per aver disputato una gara al limite della perfezione, il secondo per non aver concesso un clamoroso penalty, errore che potrebbe risultare decisivo nel computo finale delle realizzazioni. Nell'altra semifinale il Bayern Monaco ha avuto ragione di un Lione che non è stato capace di sfruttare l'iniziale superiorità numerica, frutto del "colpo di testa" di Frank Ribery, e ancora una volta si è avvalso del genio di Arjen Robben, autore della splendida rete che ha fissato il risultato sull'1-0.
Tra otto giorni i ritorni, tra otto giorni conosceremo gli uomini che calcheranno il prato del Santiago Bernabeu.

NON LI MERITA

Che la semifinale di andata di Champions League tra Inter e Barcellona potesse regalare gol ed emozioni era nell'auspicio di tutti. D'altronde il "menù" era quanto di meglio il calcio europeo potesse offrire: due tecnici vincenti per definizione, un "pallone d'oro" in carica, una squadra campione di Spagna, d'Europa e del Mondo, moltissimi elementi che saranno i protagonisti del mondiale che andrà in scena quest'estate in Sud Africa. Per farla breve: una finale anticipata.

LE COLPE E LE DEBOLEZZE DEI PADRI

Un tempo erano le colpe dei padri a ricadere sui figli, ora che i padri sono renitenti alla funzione, trasformandosi in coccolosi nonni, sono le loro debolezze a rischiare di finire sul conto della progenie. Due signori che si presentarono sulla scena tuonando contro la politica clientelare e familistica, che non esitarono a indicare nell’intero mondo degli eletti un popolo di mantenuti, se non direttamente di ladri a profitto personale e della propria famiglia, non hanno resistito alla tentazione di sistemare in politica i propri figli. Così li hanno condannati, giacché uno sarà, per sempre, il figlio di Bossi e l’altro quello di Di Pietro.

mercoledì 21 aprile 2010

UN AMERICANO A SOLVALLA

La fama di Lucky Kim, come si dice in questi casi, ha varcato l’Oceano e gli organizzatori svedesi, saputo che il team del campione americano aveva manifestato l’intenzione di partecipare all’Elitlopp, lo hanno prontamente invitato.
Per l’allievo di Julie Miller un posto di privilegio nell’elite dei 16 cavalli invitati a Solvalla per partecipare alla prestigiosa corsa che prevede 2 batterie e una Finale. Non ci sarà invece a Stoccolma l’altro anziano americano Enough Talk, sconfitto da Lucky Jim nella finale del Su Mac Lad al The Meadowlands, con il tempo di 1.09.1; che è la migliore velocità al mondo nel 2010. 
Lucky Jim, guidato da Andi Miller il marito della trainer Julie, è stato nominato “Anziano del 2009 in Usa”. Riuscirà a seguire le orme della connazionale Moni Maker, l’ultima americana nata e allevata negli Usa, che vinse nel 1997 la corsa faro svedese?

ER GO' DE MILITO E IL FALLO DI SNEIJDER

LE SCELTE DI FINI

Gianfranco Fini dovrebbe dimettersi dalla presidenza della Camera dei Deputati. L’istituto delle dimissioni non va per la maggiore, dalle nostre parti, e si tende a credere che debba offrirle chi si accorge di avere torto. Invece capita che rafforzino le ragioni. Credo che debba dimettersi, e subito, proprio perché ho sostenuto (qui piuttosto solitario) che le motivazioni dello scontro con Silvio Berlusconi sono prevalentemente politiche, e solo secondariamente personali. Così come ho scritto che Fini non ha torto, quando indica alcuni rischi che il centro destra corre. Non condivido la scelta dei temi, da lui fatta per distinguersi, e non credo affatto che la svolta radical-libertaria (con annesso richiamo ad un incolpevole Giorgio Gaber) sia destinata a portare efficacia e credibilità. Non si sente il bisogno di nipoti dei fiori. Ma l’intero sistema politico, non solo il Popolo delle Libertà, deve trovare un punto d’equilibrio fra la personalizzazione delle campagne elettorali e la necessità di selezionare idee e uomini nuovi. Sono convinto, con Rigoletto, che i cortigiani siano “vil razza dannata”, e le voci indipendenti restano preziose, anche se fastidiose.

FERMO RESTANDO

Dopo sette anni, Luca Cordero di Montezemolo lascia la presidenza della Fiat a John Elkann, resta, però, nel consiglio d'amministrazione e naturalmente alla Ferrari. Questa la notizia annunciata ieri pomeriggio in una improvvisa conferenza stampa convocata dai vertici della Fiat. Nell’investor day, in programma oggi, Marchionne dovrebbe illustrare il piano delle produzioni nei prossimi cinque anni e le intenzioni sull’ipotizzato scorporo della Fiat Auto dal gruppo. Un argomento, quest’ultimo, che finirebbe inevitabilmente per riguardare anche il peso della famiglia Agnelli nel futuro della Fiat e dunque il ponte di comando del Lingotto.

martedì 20 aprile 2010

COME FUNZIONAVA

Tra poche ore riprenderà a Napoli il processo su Calciopoli, un'udienza che riserverà, con molta probabilità, altre indiscrezioni. Nelle giornata di ieri, intanto, Giuseppe Gazzoni Frascara, ex presidente del Bologna Calcio, ha rilasciato un'intervista in cui parla ancora una volta su quanto accaduto e su quanto sta accadendo nel mondo del calcio.
Ecco alcuni dei passaggi più significativi.

CALCIOPOLI: UDIENZA DEL 20 APRILE

Al via l’udienza al processo di Napoli oggi aperta ai giornalisti e agli avvocati.
Presente in aula, a sorpresa, Maria Grazia Fazi, ex segretaria della Can, considerata dagli inquirenti un personaggio centrale. Proprio nell’ultima settimana il suo nome è tornato alla ribalta ed al centro di alcune intercettazioni. C’è anche Striscia la Notizia con Jimmy Ghione, oltre agli imputati.
Non sarà presente, l’annunciato Carlo Ancelotti impossibilitato a raggiungere l’Italia dal problema di collegamento aereo.

ILLEGITTIMO IMPANTANAMENTO

Gli scontri all’interno delle coalizioni, da ultimo quello fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, e l’ennesimo rinvio alla Corte Costituzionale della legge sul legittimo impedimento, rimettendo in discussione lo scudo che difende il capo del governo dalle sentenze giudiziarie, hanno una cosa in comune: l’incapacità di andare avanti. La fabbrica dei Bruto non chiude mai, la ricerca del busillis con cui portare a condanna il governante è sempre attiva, ma Cesare non cade, né trafitto né sconfitto. Noi tutti, però, viviamo un tempo immobile, nel quale si ripete sempre la stessa scena.
La nostra giustizia resta la peggiore del mondo civile, con l’aggravante di raggiungere il massimo d’incapacità e inefficienza proprio nelle zone del Sud dove la delinquenza organizzata contende allo Stato la sovranità. Ma, nel tempo immobile, questo è divenuto un tema ricorrente, di cui si discute senza avere l’ambizione di risolverlo. Oppure si divaga, intrattenendoci sul ruolo della pubblicistica e della filmografia, immaginando di avere da una parte i coraggiosi oppositori del crimine e, dall’altra, i custodi del buon nome nazionale. Ma se si fanno proposte concrete e immediate, miranti a tirarci fuori dal pantano, si trovano oppositori fra gli uni e fra gli altri. In fondo, la conservazione del mondo attuale coincide con la conservazione del loro ruolo e posto. C’è da capirli, sebbene non da apprezzarli.

IL TEMPO CHE RESTA

I personalismi immiseriscono la politica (quando possibile) e confondono le idee. Quando portano a delle crisi è segno che i protagonisti sono particolarmente egocentrici, o che la loro condotta cavalca l’onda di un problema più grosso, con radici istituzionali e ripercussioni elettorali. Questo è quel che sta accadendo nel centro destra, come, del resto, era accaduto nel centro sinistra, quando capitò a loro di avere la maggioranza in Parlamento.

lunedì 19 aprile 2010

ERAVAMO 4 AMICI AL BAR / 34


Miracoli
Con una doppietta di Mirko Vucinic, ed il rigore sbagliato da Sergio Floccari, la Roma torna in testa al campionato a quattro turni dal termine, dopo che l'Inter, nell'anticipo del venerdì, aveva battuto per 2-0 la Juventus superando, nuovamente, i giallorossi.
Sarà così fino alla fine, con un unico divieto: sbagliare.

HIGHLIGHTS: WIGAN - ARSENAL

Watch the video from: Arsenal.com

domenica 18 aprile 2010

A MOTEGI NON SI CORRE

Aspettando la conferma ufficiale, è ormai certo che il Gran Premio del Giappone di Motegi del prossimo 25 aprile è stato spostato al 3 ottobre, complici i disguidi aerei dovuti alla nube di ceneri che sta attraversando l’Europa provocata dall’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull.
La buona notizia, se non altro, è che l’evento di Motegi rimane nel calendario del Motomondiale, sostituendo nel weekend del 3 ottobre una gara di moto “ecologiche” organizzate dalla Honda proprio al Twin Ring.
Di seguito riportiamo quel che sarà il nuovo calendario 2010, con la novità della data del Gran Premio del Giappone e l’innesto del circuito Motorland Aragon il 19 settembre, sostituendo il Balatonring (Ungheria).

MotoGP World Championship 2010
Il nuovo Calendario

REPORT: WIGAN 3-2 ARSENAL


The season is closed
Ad otto minuti dal fischio finale, nel DW Stadium, eravamo ancora in corsa per il titolo: la sconfitta del Chelsea nel derby contro il Tottenham aveva di fatto riaperto il campionato. Il Manchester United nell'anticipo della trentacinquesima giornata aveva vinto, e per la terza volta in stagione nei minuti di recupero, il derby contro il City di Mancini, riportandosi a meno 1 dalla vetta. Si aspettava solo l'Arsenal, uscire vittorioso dalla trasferta di Wigan.

L'ITALIA CHE AFFONDA IN SICILIA

Trattare di cose siciliane espone ad un doppio rischio: non capire quello di cui si scrive e non essere capiti da chi legge. I protagonisti della vita collettiva, da quelle parti, oscillano fra il navigare verso l’autonomia politica e il veleggiare verso le patrie galere, in una contraddizione che s’accompagna ai mille sussurri, componenti il chiassoso chiacchiericcio che s’estende a coprire la terra del tacere. Sembra complicatissimo, invece non è privo di una sua arabesca linearità.

COSE CHE RESTANO, PERSONE CHE VANNO

Forse andrà via: Lui dice che il fatto di andarsene non dipenderà dalla posizione finale della squadra. Forse rimarrà: Lui fa notare che nel comunicato della società di circa venti giorni fa c'è scritto il suo futuro; l'importante è saper leggere tra le righe.
Questo, e non solo, il post Inter-Juventus di Gianluigi Buffon; una partita che evidentemente fa dare il peggio al numero uno della nazionale, almeno per quel che concerne le dichiarazioni; vedi undicesima di ritorno campionato 2007/08.

MATCH PREVIEW: WIGAN - ARSENAL

sabato 17 aprile 2010

229°?

Dall’esordio in Malesia del 1996 al Qatar 2010; 228 gare, nessuna assenza. Se il nove volte campione del mondo ha sempre dimostrato una classe che nel panorama motociclistico mente umana non ricorda, Valentino Rossi aggiunge a tutto questo un primato incredibile che torna d’attualità dopo l’infortunio occorso  in allenamento nei pressi di Pesaro, con la moto da cross nella giornata di giovedì.
La spalla destra è ancora dolorante, ma il 23 sarà a Motegi per le prime prove libere e per prender parte alla 229° gara consecutiva nel Motomondiale.

MARKETA BELONOHA

CHIUDERE L'AGONIA

Non lasciatevi distrarre dai personalismi. Lo scontro in atto ha radici che superano le questioni caratteriali. La politica sa essere miserabile, nel mettere in scena le ambizioni e lo sgomitare scomposto degli aspiranti, ma le forze che la muovono si misurano con una scala diversa. Come si fa, poi, a credere che sia una questione personale, visto che si ripete in continuazione? La legislatura cominciata nel 1994 vide Umberto Bossi lasciare l’alleanza con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini; quella cominciata nel 1996 vide Fausto Bertinotti abbandonare Romano Prodi; quella del 2001 fu la lunga stagione della fronda Udc, con Pier Ferdinando Casini presidente della Camera (guarda caso), e il suo secondo, Marco Follini, prima vice presidente del Consiglio e immediatamente dopo candidato nelle liste dell’opposizione; quella del 2006 si consumò subito, con Prodi che proclamò una falsa vittoria e fu poi abbattuto dalla sua non maggioranza; quella iniziata nel 2008 la stiamo vivendo, e ora tocca a Fini dissentire dall’alleanza fra Berlusconi e Bossi. Come si vede, non è un problema di bronci e puntigli.

A NOI, INVECE, RISULTA

La Stampa continua a non dare notizie su Calciopoli in prima pagina, del resto, e come sottolinea Camillo, è il quotidiano di Teramo di proprietà della famiglia che controlla la Cavese.
Il Corriere della Sera vede le cose attraverso gli occhi di un neroazzurro, che trova imparagonabile il paragone con Calciopoli, e da buon onesto uomo trova esecrabile il trucco prodotto dai soliti furbetti italiani, che il cuore trascina e la mente inganna: qualcuno vuole paragonare un sistema durato anni con una telefonata tra il designatore e il presidente dell’Inter. Lui la definisce: "Quattro chiacchiere piuttosto formali". Non scherziamo suvvia, una telefonata tra il presidente dell'Inter e il designatore degli arbitri non si può certo esecrare.

NOBEL PER LA PACE / 33 e 34

Attacco obamiano in Pakistan: 4 morti
Ennesimo missile obamiano sul Pakistan: Il terzo attacco americano in cinque giorni. Da gennaio a oggi sono 29 gli attacchi missilistici sul Pakistan autorizzati da Obama, probabilmente supereranno i 59 dell'anno scorso. Sei morti, questa volta

LA PRAVDA ROSA

Leggete il sommario della Pravda rosa. Per evitare di ricorrere a Guido Rossi, i fan della rosea hanno assegnato agli indossatori di scudetti altrui cinque punti, invece di tre. Su questi fenomeni, il tenente colonnello Auricchio ha basato le indagini di quattro anni fa


venerdì 16 aprile 2010

CHAPEAU!

La Federazione Italiana Giuoco Calcio, nota anche con l'acronimo FIGC e come Federcalcio, non ha le intercettazioni di Calciopoli, né quelle di nuova generazione, né quelle vecchie. I CD che contenevano le 171mila telefonate non sono mai stati acquisiti.
Mentre il processo penale di Napoli prosegue con le nuove intercettazioni fatte acquisire dalla difesa di Luciano Moggi, la Federazione scopre di non avere nemmeno quelle vecchie. Quelle, per chiarirci, utilizzate per condannare la Juventus nel primo filone di Calciopoli.
Pausa. Non siete su scherzi a parte. Ripeto: La Federazione Italiana Giuoco Calcio, nota anche con l'acronimo FIGC e come Federcalcio, non ha le intercettazioni di Calciopoli, né quelle di nuova generazione, né quelle vecchie. I CD che contenevano le 171mila telefonate non sono mai stati acquisiti.

VASCOLIVE!: SIAMO SOLO NOI - TOUR 1983

BANCHE E ISTITUZIONI

L’ingenuo Piero Fassino s’entusiasmava all’idea che si potesse avere una banca, e non s’avvedeva che i compagni scalatori avevano già fatto cassa, per sé. Umberto Bossi non pensa di far scalare le banche, e l’unica realizzata sotto la regia verde ha dimostrato che non è facile far tornare i conti. Le parole del capo della Lega, la strategia che ha disegnato, non solo riportano in evidenza il mai tramontato rapporto fra banche e potere, ma segnalano la vicinanza con l’altro tema generale, più dibattuto che fattivamente trattato, quello delle riforme istituzionali.

HIGHLIGHTS: TOTTENHAM - ARSENAL

UN BUCO DENTRO

Lo dico con un grosso buco dentro: di informative, indagini e situazioni che vanno bel oltre l'ipocrisia, assumendo una sorta di complicità “mafiosa” di chi sa e tace quando non addirittura sa, fa e se ne approfitta, non se ne può più.
Pensare che un intero Paese abbia creduto alla tesi che il calcio era "brutto" con Moggi e "bello" senza Moggi mi fa capire una volta di più perché ho scelto la strada di quelli che vogliono una giustizia che sia uguale per tutti, indistintamente da colori, nomi o fazioni.
In questi "caldi" giorni del nuovo filone di Calciopoli si leggono titoli che fanno il paio con quelli letti nell'estate di quattro anni fa, e a nessuno, dico nessuno (o quasi), viene in mente di chiedersi e scrivere: ma è possibile che un'indagine costata migliaia di euro si sia svolta con un tale pressapochismo?
Facciamo un brevissimo riassunto: a) la Juventus fu condannata per illecito sportivo senza avere le prove di gare comprate, taroccate e arbitri corrotti; b) gli attuali imputati al processo napoletano sono stati accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva senza una partita comprata, una valigia pieni di soldi o un arbitro colto in flagranza di reato; c) le indagini condotte dall'Arma dei Carabinieri, oltre a intercettazioni poco etiche fra tesserati di tutte le società calcistiche e rappresentanti dell'Aia, hanno evidenziato le spese culinarie del gentil sesso del mondo pallonaro.
Domanda: a cosa, o a chi, è servito tutto questo? E perché?
Vada come vada, di Calciopoli rimarranno due cose. 1) Un processo che è stato animato dal dilettantistico lavoro degli inquirenti, volto ad ottenere il risultato a tutti i costi, quest'ultimo raggiunto con meccanismi diabolici che hanno portato al delirio e al fanatismo, dove le regole della legge sono state fatte a pezzi per raggiungere l'obbiettivo finale. 2) GiùleManidallaJuve, quella "class action" che ha conferito mandato ad un pool di avvocati e commercialisti al fine di realizzare un dossier inerente l'errata gestione legale della Juventus sui fatti di Calciopoli.
Perché se anche John Elkann e soci sapevano "come va il mondo", un giorno dovranno spiegarci, come sottolinea anche Oliviero Beha, per quali motivi hanno gettato nella discarica la storia della Juventus e di Luciano Moggi.

giovedì 15 aprile 2010

CIAO RAIMONDO

Senza di te, che barba che noia...

ZITTIRE GLI AMMAZZAGIUSTIZIA

E' tornato a parlare, e guarda caso, perché se si legge la storia sempre così è stato, quando il tema diventa la Juventus, Moggi o qualunque cosa che riguardi il mondo bianconero.
Zdenek Zeman non si è voluto perdere nemmeno questa occasione, inerente le ultime novità emerse dall'aula 216 della XI sezione penale del Tribunale di Napoli, e ai microfoni di Ies Tv ha commentato gli ultimi risvolti dello scandalo 2006: «Calciopoli era una cosa, un sistema dominante guidato dagli attuali imputati di Napoli» - aggiungendo - «gli altri hanno cercato solo di difendersi, ma lo hanno fatto in modo sbagliato».
Come in ogni racconto "travagliato", il tecnico boemo si erge a paladino di quel sistema tutto italico di giustiziare ancor prima di arrivare a sentenza. Ma questa non è una novità.
Il "giudice" Zeman sentenzia che, a Napoli, gli imputati del processo penale (ripetiamo tutti insieme: gli imputati) erano a capo di un sistema dominante, mentre coloro che allora giurarono la propria estraneità alle "brutte cose" che facevano quella banda di truffatori, ora che sono emerse le intercettazioni, si sono semplicemente difesi, però in modo sbagliato.
In soldoni: se Moggi telefonava (o veniva chiamato) ai designatori, parlando di griglie, era a capo di un sistema; se Moratti o Facchetti, Galliani o Meani, telefonavano (o venivano chiamati) ai designatori, parlando di griglie, lo facevano per difendersi.
Lo stato della giustizia è così miserevole che chiunque abbia a cuore la civiltà del diritto non può che vergognarsi di fronte a tanto giustizialismo. Sarebbe ora di di porre un freno, di lavorare verso una direzione che tuteli gli imputati, e qualcuno, anche se tardi, ha cominciato a capirlo.
Il tempo di attribuire sempre tutte le colpe all’altro deve finire, zittendo gli arruffapopolo e gli ammazzagiustizia.

PROFESSIONI E CORPORAZIONI

Nella stagione delle riforme promesse si deve temere che prendano piede le controriforme. Mi riferisco al riordino delle libere professioni, ove quel che vedo agitarsi va in direzione esattamente opposta all’interesse collettivo. Non è facile, e neanche avvincente, orientarsi nella selva di sigle mai sentite nominare prima, ove si scopre che i liberi professionisti italiani hanno un’insospettabile vocazione gruppettara, forse nostalgici delle barbe lunghe e degli eskimi giovanili. Più semplicemente, forse, la grande maggioranza di quei professionisti si dedicano al lavoro, mentre alcuni di loro trovano più conveniente darsi all’organizzazione sindacale.
Per capire dove si va a parare, però, è sufficiente leggere quel che dice Maurizio de Tilla, presidente dell’“Organismo unitario dell’avvocatura” (peccato non lo abbiano denominato anche “di base” e “di lotta”), secondo cui l’arbitrato nelle cause del lavoro è da condannarsi, perché diminuisce le tutele per i lavoratori e non prevede obbligatoriamente di pagare una parcella all’avvocato. Ecco, se è questo l’andazzo, meglio fermare tutto, perché di corporativismi reazionari l’Italia ne ha già in abbondanza.

REPORT: TOTTENHAM 2-1 ARSENAL

La sconfitta di ieri sera al White Hart Lane non deve sporcare una stagione che, giunta alla metà di aprile, ha fatto emozionare ed esaltare ogni goccia di sangue che scorre nelle vene di ogni tifoso dell'Arsenal.
Questo è l'imperativo che deve rimanere ben chiaro.
Ricorderete che dopo le cessioni estive di Adebayor e Touré, i media e gli addetti ai lavori avevano classificato l'Arsenal come una squadra che avrebbe faticato ad entrare nelle prime cinque della Premier, e che, inevitabilmente, avrebbe compromesso e non poco il cammino in Champions League.
Niente di tutto questo si è avverato. L'Arsenal ha proseguito il proprio cammino europeo asfaltando chiunque si trovasse davanti, salvo uscire dalla competizione quando sulla propria strada ha incrociato una squadra come il Barcellona ma soprattutto la stratosferica serata del giocatore più forte del mondo: Lionel Messi. In Premier League ha vinto 22 delle 34 partite fin qui disputate, regalando, a tifosi e appassionati, intensi momenti di calcio spettacolo. Certo, ha perso gli incontri con le migliori (Chelsea e ManUTD), ma nonostante questo, e a quattro turni dalla fine, è ancora in corsa per il titolo. Ci sarà da migliorare questo aspetto, è palese, ma la strada intrapresa da Arséne Wenger è quella giusta.
Lo spirito Gunners dice che bisogna continuare a lottare, sempre e comunque, perché per ottenere dei risultati bisogna crederci sempre.
Lo dice anche il tecnico francese attraverso il sito ufficiale, aggiungendo: "...you never know".

LE MANI NERE / 7

In the End
L'elegante porta si aprì lentamente, ma, al di là di questa, il Presidente non trovò quell'ufficio con poltrona, scrivania e parete dei trofei come ogni mattina da anni ed anni.
Tanto la vista di quella porta gli aveva sollevato lo spirito, ritenendola la via d'uscita dal mondo dell'incubo verso quello della realtà, quanto, adesso, la scoperta di ciò che lo attendeva oltre la porta lo riempì nuovamente di angoscia.
Infatti, al posto del consueto ufficio, vi era quello che apparentemente doveva essere un Tribunale di quella dimensione dell'Incubo. La grande stanza sembrava uscita dalla magica matita di Escher, con simmetrie e proporzioni non appartenenti a questo mondo.
Nei banchi, allineati davanti a quello che sembrava l'immenso scranno di un Giudice, aveva preso posto un'immensa folla che il Presidente non riuscì a quantificare con un'occhiata. E comunque, se anche avesse potuto, non gli sarebbe minimamente importato di farlo. Già, perchè l'unica cosa che lo colpiva era l'aspetto di queste persone.

mercoledì 14 aprile 2010

MATCH PREVIEW: THE NORTH LONDON DERBY

IS BACK


Robin Van Persie is back in the Arsenal squad for the North London derby at Tottenham.
The Dutch striker has been sidelined since mid-November with ankle ligament damage but is expected to feature at White Hart Lane on Wednesday night - albeit from the substitutes bench.
"He is in the squad for tomorrow's game," revealed Arsène Wenger at his pre-match press conference.
"It's a bit premature maybe [for Van Persie to start the game] so I will see but he is in the squad. I haven't picked the team yet.
"When I pick a player it means he is fit and sharp and has worked very hard. Of course he lacks match-practice but physically he is ready, he is fit."

VOCAZIONE AL MARTIRIO

La sinistra sembra avere un’irrefrenabile vocazione al martirio. Prima si è berlusconizzata, imitando, con l’Ulivo e con Romano Prodi, la formula politica dell’avversario, coalizzando tutto l’eterogeneo coalizzabile pur di prendere un voto in più, adesso, sconfitta sonoramente, cerca di leghizzarsi, vaneggiando di “nord” e di ripartire “dal territorio”, che sono parole così prive di contenuto da mettere in evidenza, da sé sole, quale sia il vero problema: mancano le idee.
Si sono spaventati, e c’è da capirli, per la penetrazione leghista nelle regioni rosse. Provino, però, a chiedersi il perché. Fra non molto si voterà al comune di Bologna, roccaforte tradizionale, già una volta caduta, dove la riconquista della sinistra è avvenuta con un sindaco ex sindacalista, che la città non ha mai sentito come proprio, peraltro ricambiata, cui è succeduto un altro loro uomo, che ha intessuto frequenti relazioni internazionali con i Paesi dell’est, forse per meglio comprendere a quale pericolo siamo sfuggiti, restandosi da appurare se questo è anche avvenuto a irregolare carico della municipalità. Trovano tanto stupefacente che i cittadini non gradiscano? E provino a pensare a quel che è già avvenuto in Piemonte e che potrebbe avvenire a Torino, dove il loro sindaco s’affanna a chiarire che se non gli danno il federalismo partitico lui fonda un partito del nord. Si chiedano, in questo caso, se agli elettori risulta più gradita e convincente la versione originale, leghista, o l’imitazione posticcia, di Sergio Chiamparino.

NON TORNA NULLA

NOBEL PER LA PACE / 32

Altri missili, stavolta due, americani sul territorio pakistano, cinque i talebani uccisi.

PENSATECI!

Vi ricordate della famosa cena dei complotti, quella a casa Bergamo, tra i designatori e i dirigenti della Juve? Secondo l’accusa quella era la prova definitiva. Si erano riuniti per decidere il campionato a favore della Juventus. Oggi, in aula, il colonnello Auricchio però ha dovuto riconoscere che la cena è stata fatta dopo, I repeat: dopo, la vittoria matematica dello scudetto da parte della Juventus. Quindi, come direbbe Mughini, una cena per decidere il campionato un beato cazzo.
E per di più, in aula, ecco che cosa ha detto Auricchio
Auricchio: No, abbiamo dato rilievo a quella riunione per la presenza di Mazzini, non era tanto, riuniamoci per far vincere la Juve.
Giudice Casoria: Non era tanto? Quindi c’è scritto nell’informativa?
Auricchio: No, non l’abbiamo mai scritto.
Non so se è chiaro: non solo la Juve aveva già vinto il campionato, ma l’attenzione degli investigatori per quella cena "non era tanto" perché designatori e juventini si fossero riuniti per far vincere la Juventus. No, l’interesse degli investigatori era per il dirigente federale Mazzini. Epperò nell’informativa non l’hanno scritto: "No, non l’abbiamo mai scritto"

martedì 13 aprile 2010

CALCIOPOLI: IN VIDEO

QUANDO TUTTO TORNA RILEVANTE

Che il presidente abbia chiuso l'udienza odierna ricordando che, martedì 20 aprile 2010, produrrà un'ordinanza ad hoc in cui verranno accettate le 75 telefonate e i tabulati di oltre tremila contatti che i legali di Moggi hanno sbobinato tra le 171mila di Calciopoli e che riguardano dirigenti di società sportive anche non entrate nel procedimento nel 2006, non fa una piega; la scritta che capeggia (foto) alle spalle del giudice Teresa Casoria è abbastanza chiara a tutti.
Che l'orientamento sia quello di acquisirle come prove mi sembra altrettanto logico.
Questo, e sicuramente altro, è il succo della giornata appena trascorsa all'interno dell'aula 216 della XI sezione penale del Tribunale di Napoli.
Alcuni passaggi, però, meritano la nostra attenzione e di tutti coloro che, sommariamente, giudicarono nell'estate del 2006 la Juventus e la sua dirigenza.

FRA COLLE E PALAZZO

Nei giorni in cui si parlava di un presunto idillio, fra il Quirinale e Palazzo Chigi, noi puntavamo il dito verso comportamenti che avrebbero generato frizioni, come l’errore presidenziale di rinviare alle Camere la legge sul lavoro. Oggi, mentre lo scontro domina le chiacchiere, ci tocca rammentare che non ci sarà mai una resa dei conti. Bisogna mettersi bene in testa che l’intera impalcatura costituzionale è stata costruita attribuendo un insostituibile ruolo ai partiti, intendendosi per tali le famiglie culturali eredi del Risorgimento, la rappresentanza cattolica e il frutto della scissione socialista di Livorno, ovvero l’affermarsi della forza comunista. Al tempo stesso, alimentando il terrore delle maggioranze, che ci accompagna fin dall’unità, si trovarono nel proporzionalismo e nel parlamentarismo esasperato gli strumenti per reggere la coesione sociale e assicurare il minimo governo necessario. Tutto questo è passato, scomparso, non resuscitabile. Si lavora con strumenti vecchi, inadatti. Siamo ancora nel secolo passato, per questo l’Italia è bloccata e le lune di miele istituzionali si succedono alle liti furibonde.

UN CALCIO ALLA GIUSTIZIA

Fra poche ore all'interno dell'aula 216 del Tribunale napoletano conosceremo, ed ufficialmente, il contenuto delle telefonate intercorse tra Paolo Bergamo, allora designatore dell'Aia, e altri, tra cui il presidente dell'Inter Massimo Moratti.
In questi giorni, a torto o a ragione (dipende dai punti di vista), si sono susseguite indiscrezioni, discussioni forumistiche e i soliti titoli "gazzettari" di quasi un lustro fa, con una sostanziale differenza: allora si gridava allo scandalo, mentre oggi, e vergognosamente, si sussurra che era lecito.
Allora, per telefonate solo utili a riempire le "nuvolette" dei fumetti, fu condannata la Juventus, e non per i contenuti delle stesse, ma per il rapporto amichevole tra Moggi e i designatori.
Facciamo subito un punto. Che Moggi avesse rapporti di abitualità con i designatori è stato assodato, che questo lo si possa vedere come poco etico possiamo discuterne, ma che il codice di giustizia sportiva lo vietasse è una barzelletta. Solo dopo l'aborto giuridico consumato nelle stanze dello Stadio Olimpico fu introdotto il veto di tale condotta nella scrittura del nuovo testo (Art.1 comma 4).

lunedì 12 aprile 2010

SPIRITO CRITICO

Karl Popper, nelle sue Congetture e confutazioni, introduceva così la dialettica.
«Il metodo con cui si ricerca una soluzione è normalmente sempre lo stesso: il metodo per prova ed errore. E si tratta, fondamentalmente, dello stesso metodo adottato dagli organismi viventi nel processo di adattamento. È chiaro che il suo successo dipende in gran parte dal numero e dalla varietà delle prove: più prove compiamo, più è facile che uno dei nostri tentativi abbia successo.
Possiamo descrivere il metodo impiegato nello sviluppo del pensiero umano, e particolarmente nella filosofia, come una particolare variante del metodo per prova ed errore. Gli uomini sembrano portati a reagire di fronte a un problema, o proponendo qualche teoria e aderendovi il più a lungo possibile (se è erronea possono anche perire con essa, piuttosto che disfarsene), oppure combattendola, una volta scopertene le deficienze. Questa lotta delle ideologie, spiegabile, ovviamente, nei termini del metodo per prova ed errore, sembra caratteristica di qualsiasi fenomeno legato allo sviluppo del pensiero umano.»

MODI SOMMARI / 2

Entro il 25 aprile sarà depositata, dal Giudice Eduardo De Gregorio, la sentenza di primo grado che il 14 dicembre ha condannato con il rito abbreviato quattro imputati frà i quali l'ex ad della Juve Antonio Giraudo.
Sulle colonne di Repubblica, Dario Del Porto ha posto alcuni quesiti al giudice, in riferimento alle nuove intercettazioni misteriosamente occultate.
Sulle polemiche scoppiate in questi giorni, De Gregorio si è limitato a non aggiungere altro, ribadendo che alla sentenza si è arrivati al termine di un lavoro di accertamento dei fatti lungo e complesso. Talmente lungo e complesso, aggiungo, da basarsi su tabellini taroccati. Ma al di là di questo, il giudice ha voluto evidenziare che il giudizio ha tenuto conto di tanti altri elementi. Del Porto, anticipandomi, ha domandato: ad esempio? "E' noto all'opinione pubblica oramai da quattro anni che ci furono incontri, monitorati dalla polizia giudiziaria, frà alcuni dei protagonisti della vicenda. Questi sono fatti storici".
Oppure, a seconda dei punti di vista, un altro modo sommario di giudicare i fatti, questa volta, e si badi bene, noti all'opinione pubblica.

MODI SOMMARI

L'ex presidente della Figc, Franco Carraro, intervenuto ai microfoni de 'La Politica nel Pallone' di Gr Parlamento sulla questione dello scudetto assegnato da Guido Rossi agli indossatori di scudetti altrui, che secondo lo stesso "è stato un grave errore di politica sportiva", è tornato a parlare di come si mosse la giustizia sportiva in quella calda estate del 2006. ''L'Uefa - ha spiegato Carraro - chiedeva solo che la giustizia sportiva si sbrigasse e desse la possibilità alle squadre di iscriversi alle Coppe. Sotto questo punto di vista riconosco che nella gestione del 2006 la giustizia ha fatto bene a giudicare rapidamente, era indispensabile perche' il campionato 2006-07 cominciasse, che le squadre partecipassero alle coppe, si doveva fare rapidamente e anche se alle volte, quando si fa rapidamente, si agisce un modo sommario, quello fu un fatto positivo''.
Ora è acclarato. Per tutelare cittadini e società, la giustizia deve giudicare rapidamente, senza prove, abolendo un grado di giudizio e non consentendo alla difesa di svolgere il proprio compito: difendersi.
Fatti positivi, anche se alle volte, facendo rapidamente, si agisce sommariamente.

LOSAIL: HIGHLIGHTS

ERAVAMO 4 AMICI AL BAR / 33

Sorpasso completato
A cinque giornate dal termine la Roma di Ranieri è finalmente riuscita a scavalcare l'Inter, grazie alla vittoria, ancora sofferta, contro l'Atalanta e il contemporaneo, anche se avvenuto nell'anticipo del sabato, pareggio dei neroazzurri in quel di Firenze.
Come sottolineato dal tecnico romano, ora saranno i giallorossi a determinare l'andamento del torneo da qui alla fine, con la possibilità, non sbagliando, di rendersi intangibili. Ma domenica sarà già Derby e di conseguenza i conti si dovranno per forza di cose fare alla fine.

"11-SECOND DERBY"

LOSAIL: LA GARA

Il Motomondiale stagione 2010 è iniziato sotto il segno, inconfondibile, del nove volte campione del mondo Valentino Rossi, che ha saputo sfruttare la prematura uscita di pista del ducatista Casey Stoner.
Importantissima la vittoria del "Dottore" per due fattori: 1) fare bottino pieno in un circuito non proprio congeniale alla Yamaha; 2) staccare di 25 punti, dopo solo una gara, la vera alternativa per la vittoria del titolo.
Certo, se Casey non si fosse fatto ingolosire dalla potenza della Desmosedici, stamane eravamo a raccontare un'altra gara, ma l'errore dell'australiano è stato determinante per assistere ad una gara ricca di contenuti tecnici ed agonistici. Valentino, dopo l'autoeliminazione del #27, ha condotto una gara perfetta, rimanenedo sempre in testa ed andandosene a traguardo lontano nel momento in cui, un ottimo Andrea Dovizioso (terminato terzo sul traguardo) e Niky Hayden (quarto), hanno provato ad impensierire il campione in carica.
Incredibile la rimonta del compagnio di squadra di Valentino, Jorge Lorenzo, che ha saputo aspettare nei momenti difficili e cogliere uno strameritato secondo posto quando gomme e potenza motoristica hanno dovuto fare la differenza.
Prossimo appuntamento il 25 aprile a Motegi.
Su BikeRacing.it la giornata completa di gara.

domenica 11 aprile 2010

UNA FAVOLA


Sono retrocessi in Championship, penalizzati di 9 punti per essere entrati in amministrazione controllata, ma il 15 maggio 2010, a Wembley, scenderanno in campo per disputare la 129° edizione della FA Cup contro il Chelsea.
Questa è la FA Cup, questo è il Portsmouth, con la sua storia, i suoi tifosi ed un manager, Avram Grant, che ha sempre creduto in questi ragazzi, in questo spirito, dimostrando ancora una volta che le favole si possono avverare.

LOSAIL: POLE POSITION

E' di Casey Stoner la prima pole position della stagione (la terza sul tracciato di Losail dopo quella del 2006 e del 2009). Con il tempo di 1'55''007 ha staccato Valentino Rossi di 355/1000, e si candida, a meno di problemi dell'ultim'ora, a vincere il primo gran premio stagionale. Devastante nel T3 e nel T4, Casey sulla sua Ducati Desmosedici GP10 ha dominato l'intero week-end di prove, girando in maniera costante, ed impressionante, sui tempi della pole.

AZIONE DI RESPONSABILITA'

L’Associazione Giùlemanidallajuve comunica di aver conferito mandato ad un pool di avvocati e commercialisti - di comprovata fede Juventina - al fine di realizzare un dossier inerente le errate scelte societarie dall’estate 2006 ad oggi.
Una errata gestione legale sui fatti di calciopoli, con conseguente danno economico patito dagli azionisti di minoranza - costretti in seguito sulla base di incerte informazioni societarie a sostenere un oneroso aumento di capitale - ed una incapacità gestionale che ha portato una squadra un tempo ai vertici mondiali a recitare la parte di comprimaria, sono la più chiara rappresentazione di un fallimento. Oggi il titolo Juventus ha un valore costantemente al disotto dello stesso aumento di capitale e la società Juventus capitalizza in borsa meno del suo fatturato annuo.
Il pool di esperti da oggi al lavoro ha ricevuto mandato di adire l’autorità giudiziaria competente, per avviare azione di responsabilità nei confronti degli attuali amministratori della Juventus Fc Spa, appena riterrà di aver compiutamente ottenuto tutto il materiale necessario a dimostrare il colpevole depauperamento societario ed azionario.

RIFORME ALLA PARMIGIANA

La Confindustria, che a Parma celebra i cento anni di vita, s’è rivolta al presidente del Consiglio e gli ha detto: Silvio, fa quello che ti pare, ma fallo, e fallo subito. Lui s’è rivolto al presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, e le ha risposto: posto che molte cose le ho già fatte e posto che non c’è il declino del quale parli, sono anche io convinto che siano necessarie grandi riforme istituzionali. Gli industriali ribattono: è vero, ma alle regionali gli elettori vi hanno riconfermato la fiducia, quindi non ci sono scuse, che il governo le faccia, cominci pure dalla giustizia, ci dia qualche speranza di minore pressione fiscale, ma si muova. E’ stato a quel punto che ha preso corpo, davanti ai convenuti, il fantasma del problema italiano: ciascuno parla di quel che gli pare, ma non è in grado di capire quel che accade. Si rammentino due punti: a. prima dei due presidenti aveva parlato Nouriel Roubini, economista, che aveva raccontato l’evidenza dei dati, secondo i quali perdiamo produttività da molti anni, dopo di che nessuno se l’è filato; b. le riforme non le fa il governo, ma il Parlamento, ed è appunto questo il problema che Berlusconi si porta dietro: è a capo di un’istituzione priva di poteri fondamentali. Se non si parte da queste realtà, si può andare avanti per anni con i preliminari o, se preferite un linguaggio più pane e salame, con le chiacchiere. Ma risultati, non se ne vedono.

sabato 10 aprile 2010

NON NE ERI CAPACE / 2

L’intercettazione di oggi, pubblicata da Libero e accennata dalla Stampa, è tra il "dolce e severo" (parole di Moratti) Giacinto Facchetti, quello che era ontologicamente incapace di farsi valere con designatori ed arbitri, con Luigi Pairetto ovvero con il secondo designatore. Facchetti dunque non telefonava soltanto a Bergamo, non parlava soltanto con Mazzei, chiedendo di sapere in anticipo i guardalinee di Inter-Juve, ma anche l’altro designatore Pairetto.
Che cosa si dicevano Pairetto e Facchetti?

COPERTURE GIORNALISTICHE / 2

La Gazzetta torna subito Pravda rosa e in prima pagina lancia una notizia non notizia, contenuta in un’intervista del 2006 di Massimo Moratti a Sabelli Fioretti del magazine del Corriere. Anche il Corriere, con ottima evidenza, pubblica la stessa cosa. Moratti, già allora, aveva detto in un’intervista che anche lui aveva parlato con Bergamo. Ma anche che la differenza era il contenuto delle intercettazioni, non il fatto stesso che ci fossero telefonate. A parte che allora si diceva esattamente il contrario e infatti per il contrario, per il solo fatto delle telefonate e dei rapporti, la Juventus è stata condannata come ha ripetuto più volte anche il giudice autore della sentenza Sandulli ("Nella nostra sentenza evidenziammo soprattutto cattive abitudi ni, mica illeciti classici. Si doveva far capire che quello che c’era nelle intercettazioni non si fa. E’ stata una condanna etica") per i rapporti stretti e intensi, ma se si volessero analizzare i contenuti (speriamo) è evidente che le frasi degli interisti e dei milanisti ad arbitri, guardalinee e designatori sono decisamente più compromettenti di quelle mai contestate a Moggi (non ci sono, ripeto, intercettazioni tra Moggi e arbitri durante il campionato).
Provatene un’altra, anche perché poi è Repubblica a svelare che questa storia dell’intervista a Sabelli Fioretti è tornata d’attualità mica per la grande prova giornalistica dei gazzettieri o dei corrieristi. No, dice Repubblica, che la distribuivano ieri in sede dell’Inter.

DOMINIQUE PIEK

I SOGNI E I CONTI

Da una parte si coltivano sogni di grandi riforme, dall’altra ci sono i conti che non tornano. Si può non credere nei primi e cercare di nascondere i secondi, ma sono cose maledettamente reali, cui non si può mettere la mordacchia. Sembra d’essere in una famiglia nella quale alcuni, riuniti in una stanza, discutono su come riparare il tetto, da cui entra acqua, e, già che ci si trovano, immaginano di ristrutturare l’intero appartamento, corredandolo di giardino pensile, mentre altri, nella stanza accanto, hanno appena finito di fare i conti e comunicano che non ci sono i soldi per pagare il riscaldamento. Se si da retta solo ai secondi, che sembrano i più concreti, va a finire che si risparmia sulle ristrutturazioni e si paga il gasolio, con il risultato che più piove e più la casa s’allaga e raffredda. Se si da retta solo ai primi, che sembrano i più proiettati nel futuro, va a finire che si sta al calduccio e nelle comodità, ma per poco, perché dopo arrivano i creditori e pignorano tutto.

venerdì 9 aprile 2010

PARTIRE DALLA GIUSTIZIA

Ho l’impressione che molti cittadini considerino il dibattito sulle riforme istituzionali come una conferma dell’astrattezza politica, della tenace e perversa tendenza a parlarsi addosso, scantonando i problemi della quotidianità. Non hanno tutti i torti, ma è bene compiano uno sforzo e comprendano il reale oggetto del contendere. In modo, anche, da potere giudicare ciascuno dei protagonisti.
Quel che interessa è la promessa diminuzione della pressione fiscale, l’indirizzo che prenderanno gli ammortizzatori sociali, la possibilità che il mercato economico venga liberato dai freni che ancora rallentano il nostro sviluppo, rendendolo, nuovamente, il meno dinamico d’Europa. Ma questi sono temi permanenti, problemi che ci trasciniamo dietro da molti anni: la nostra crescita è inferiore alla media europea, per non parlare di quella mondiale, da quindici anni, non da quindici giorni. I governi che si sono succeduti ne erano consapevoli, ma non hanno trovato la forza e la lucidità di agire. Il perché è semplice: sono sempre stati, a dispetto del decantato maggioritario e del non meno celebrato bipolarismo, governi di coalizione, all’interno dei quali l’opposizione a determinate riforme strutturali, prima fra tutte quella della spesa pubblica, si è unita all’opposizione parlamentare, esterna, bloccando tutto. Il nodo da sciogliere è chiaro: o si dotano i governi di maggiore forza, rendendo effettiva la volontà popolare espressa con il voto, o i sogni di cambiamento sono destinati a restare tali.