...il Rock lo preferisco corretto Blues

giovedì 30 settembre 2010

ASPETTANDO "QUELLO" SERIO

Riprende domani, dopo una lunga pausa estiva, il processo con rito ordinario di calciopoli nell’aula 216 del tribunale di Napoli. Il Giudice Casoria è pronta a riprendere gli interrogatori degli ultimi testimoni, quelli chiamati dalle difese per smontare completamente le accuse. Si riparte così come era finita: tra giustificazioni e forfè dell’ultima ora (Moratti, Collina, Rosetti, Cipriani - tra gli altri - addurranno impedimenti); nuove intercettazioni, annunciate dalla difesa di Moggi, entreranno a pieno titolo nel processo e si aggiungeranno, non appena trascritte, a quelle già consegnate nei mesi scorsi.
Proprio in vista dello sprint finale, riepiloghiamo quelli che sono stati i punti cardine, e lo facciamo per grandi linee senza ritornare nel merito di situazioni già dettagliatamente documentate.

IRONIA SARCASTICA

Avete presente quella storia dove il "Rottweiler" di turno, dopo aver fatto il settimanale inventario dei prodotti alimentari assiepati in cucina, convoca il consiglio d'amministrazione famigliare per porre l'interrogazione sulla fine corsa di un prodotto tipicamente italiano e creato con un frutto secco originario di Dogliani?
Bene, il presunto capo famiglia, nel quale prende forma la coscienza di un edonista, imputa immediatamente la colpa a qualcosa di astratto: "Boh??"; "Mahhh!"; "Giuro che questa volta non sono stato io". L'assenza di prole e di suoceri all'interno dell'abitazione, fa propendere al comune modo di dire "hai la coda di paglia".
Io non ce l'ho, e per questo voglio evidenziare una millanteria, sperando nella buona fede di chi l'ha adoperata.

29 A 13

Ogni volta che c'è di mezzo la Juventus si materializza, per Loro,  l’incapacità di sentirsi uguali agli altri, di credere in se stessi e nell’opportunità concreta di raggiungere gli obiettivi desiderati perché tutte le altre persone sembrano più preparate, più intelligenti, più meritevoli di avere successo: in poche parole migliori; anche se per Loro essere migliori vuol sempre significare rubare, ladrare, creare una "banda di truffatori" per giungere allo scopo finale. Un complesso d'inferiorità reso ancor più palese dalle parole dell'amministratore delegato degli indossatori di scudetti altrui, Ernesto Paolillo: "Se noi dobbiamo restituire quello (scudetto stagione 2005/2006), la Juventus deve restituirne anche altri. Io posso dire che i fatti sono altri"; parole confermate, "è tutto vero", dal Presidente neroazzurro, Massimo Moratti.
Eppure hanno vinto la Coppa dei Campioni, quarantacinque (45!!) anni dopo l'ultima conquista, e tra poco andranno in terra d'Arabia per giocarsi il mondiale per squadre di club, quarantacinque (45!!) anni dopo l'ultima apparizione.
Nell'ultima stagione hanno conquistato tutto quello che c'era da conquistare, realizzando una storica triplete, ad oggi, in Italia come in Europa, possono contare su di una rosa di grandissima qualità, di spessore enorme, tra le migliori in circolazione. Si sono addirittura vantati, nell'anno post-Calciopoli, di aver capito perché non vincevano mai, dimenticando, evidentemente, le parole di Seneca: "senza un avversario la virtù marcisce." Ma non ci riescono, non ce la fanno, è come se, per Loro, il tempo si sia fermato in quella maledetta estate del 2006, quando, in fatto di scudetti, l'albo d'oro recitava: 29 a 13.

LO STALLO

Il discorso del presidente del Consiglio ruota tutto attorno a due perni, che solo i politicamente incapaci possono sottovalutare: la non contrapposizione fra governo e Parlamento e il suo rivolgersi finale, decisivo, a “tutto il Parlamento”. Silvio Berlusconi ha parlato a quella maggioranza occulta, composta di moderati e riformisti, siano essi elettori o eletti, di cui scrivevamo ieri. Ora, però, si tratta di adottare condotte e scelte istituzionalmente coerenti e conseguenti. Il governo continua il suo cammino, non per questo rafforzato e più coeso (o meno diviso), il tempo che ha davanti è difficile coincida con quello naturale della legislatura, tanto più che ieri è nato un partito nuovo, senza il quale la maggioranza non esiste. Sarebbe già molto, comunque le cose vadano, se gli schieramenti fossero piegati alla necessità di confrontarsi, tutti, con temi reali e proposte effettive.
In molti hanno osservato, nel dibattito e nei commenti, che l’ispirazione e le promesse sono le stesse di sedici anni fa. Sarebbe, per la verità, singolare il contrario. Il problema non consiste nelle parole, ma nel bilancio: magro. La ragione di tale insuccesso non è ascrivibile solo alla natura dei diversi governi, di centro destra o di centro sinistra, ma al fatto che il sistema politico non ha più trovato, dalla fine della prima Repubblica ad oggi, un suo baricentro operativo. La nostalgia non è solo inutile, ma anche sbagliata. Non per questo è saggio continuare con l’andazzo che ha massacrato un governo dopo l’altro, creando una condizione del tutto anomala, per qualsiasi democrazia: chi governa, dal 1994 al 2008, non ha mai vinto le elezioni. Questo, almeno fin qui, il poco esaltante consuntivo.

mercoledì 29 settembre 2010

HIGHLIGHTS: PARTIZAN BELGRADE 1-3 ARSENAL


FK Partizan Beograd v Arsenal
Caricato da gisonnet80. - Altri video di sport

REPORT: PARTIZAN BELGRADE 1-3 ARSENAL

TRAPPOLE MAFIOSE

Sarà difficile, un giorno, spiegare come mai tanti inquirenti e giornalisti consentirono a Massimo Ciancimino di menarli per il naso, fino a consegnare fotocopie d’assegni che Silvio Berlusconi avrebbe dato all’ex sindaco di Palermo. Come le cose dette ieri dal generale Mario Mori, circa la falsità di ricostruzioni e documenti portati agli inquirenti, non siano sembrate chiare fin da prima che Mori le dicese. Questo signore ammette d’essere stato complice di Vito Ciancimino, suo padre, nel mentre intratteneva rapporti, frequenti e regolari, con Bernardo Provenzano, un altro disonorato, assassino, aiutandolo a nascondere e riciclare i soldi provenienti dai più abietti reati. Soldi che ancora non sono tutti emersi, rappresentando la vera posta di una partita senza onore e senza dignità. Inoltre, quasi beffardamente, il rampollo ricorda il modo eloquente con cui era identificato dal genitore: “grandissima testa di minchia”. Come a dire: guarda un po’, papà morto, guarda cosa sono riuscito a fare, ora sono stato capace anche di far la parlare tua moglie, da te continuamente cornificata e umiliata, ma anche mamma s’è messa a darti voce, perché da morto sei assai più loquace che da vivo, guarda “baffo”, e meravigliati per dove è arrivata la “grandissima testa di minchia”.

MAGGIORANZA OCCULTA

Questa mattina, entrando alla Camera dei Deputati, il presidente del Consiglio si troverà davanti due maggioranze. Una è quella formatasi nell’aprile del 2008, da cui è nato il governo ancora in carica, l’altra è data dallo sbriciolarsi delle alleanze marginali, che liberano parlamentari vaganti. La prima è entrata in crisi con la secessione finiana, la cui miccia, però, al netto dei mattoni monegaschi e delle bugie a cielo aperto, fu srotolata dallo spostamento del baricentro politico a favore della Lega. Miccia poi accesa dal lavorio di un’Italia istituzionale che non ha mai accettato, come non lo accettò in passato, il responso delle urne. Guai a dimenticare ciò, altrimenti si rischia di credere che la soluzione dei nostri problemi possa trovarsi al principesco catasto o nell’oramai celeberrima isoletta per evasori fiscali. Così come son guai a dimenticare un dettaglio: il centro destra, due anni fa, vinse le elezioni grazie al sud. La seconda maggioranza è endemicamente in crisi, nel senso che alla faglia fra i due schieramenti le porte sono girevoli, sicché si può entrare ed uscire con il medesimo slancio. Nessuna delle due maggioranze, insomma, offre alcuna garanzia di stabilità. La puoi sfangare una volta, o più, ma sai per certo che scivolerai. Quest’oggi le due maggioranze si sommeranno, senza per questo divenire una sola.

martedì 28 settembre 2010

MANCA QUALITA'

Riprendo un discorso, quello fatto dopo la sconfitta all'esordio contro il Bari, quello dei quattro schiaffoni rifilati all'Udinese, quello delle tre "pere" di Rudnevs, fino alla tripletta rifilata l’altra sera da Krasic al Cagliari di Bisoli: questa Juventus ha qualità, eccelsa.
Ha qualità nei singoli, perché quando si costruisce un centrocampo formato da Krasic, Aquilani, Martinez e Pepe, affiancandoli a giocatori come Marchisio e Melo, tutto si può affermare tranne che manchi qualità.
Quando si fanno delle scelte guardando attentamente la carta d'identità dei vari Bonucci, Motta e Lanzafame, tutto si può dire tranne che manchi la qualità.
Quando si punta su di un giocatore come Quagliarella tutto si può scrivere tranne leggere che manca qualità.
C'è chi ha definito la campagna acquisti bianconera un "pasticcio", c'è chi, dopo gli acquisti di Ibrahimovic e Robinho da parte del Milan, ha evidenziato l'incapacità di Marotta nel saper individuare i campioni, e non sono mancati nemmeno coloro che, dopo la sconfitta di Bari ed il pareggio interno contro i polacchi in Europa League, hanno etichettato Delneri come un tecnico non da Juventus, perché carente nella qualità.
Manca qualità, è vero, ma nei giudizi della gente.

LO DICONO ANCHE SUL NYT

The Obama administration has enthusiastically embraced the C.I.A.’s drone program, an ambitious and historically unusual war campaign by American spies. According to The Long War Journal, the spy agency in 2009 and 2010 has launched nearly four times as many attacks as it did during the final year of the Bush administration.
E Camillo si domanda: se ne accorgeranno anche i giornali italiani?

LA PRIMA DI MARA OP

Ve la ricordate? Ne avevo parlato qui e qui e poi ancora qua. Ed era naturale che un giorno avrebbe dovuto affrontare quelle forti, quelle brave, quelle che in "prima" ci girano d'abitudine.
Ed eccola lì, in prima fila, con il numero più basso, con un "americano" alle redini. Prima, con superiorità, con schema ad hoc, ma con tanta "cattiveria", quella che ne ha contraddistinto il filotto da 13 che l'ha fatta diventare "famosa". Ora famosa lo sarà per forza, la firma sul Continentale Filly 2010 porta il suo nome.

SFREGI E DIMISSIONI

Se Gianfranco Fini volesse far politica, quella vera, non quella di mera sopravvivenza, non avrebbe che da dimettersi. Le conseguenze sarebbero notevoli. Ma deve farlo subito, perché è ovvio che prima o dopo se ne andrà, ma il dopo si colloca nel tempo dell’inabissamento.
Gli errori che si stanno commettendo sono colossali, destinati a lasciare cicatrici profonde. Sul volto delle istituzioni, non solo sulla faccia dei litiganti. Alla fine sarà messa in dubbio l’autorevolezza, forse anche la legittimità, necessaria affinché una classe politica si rivolga al Paese e parli degli interessi collettivi. Senza far ridere o provocare reazioni scomposte.

MATCH PREVIEW: PARTIZAN BELGRADE - ARSENAL


lunedì 27 settembre 2010

L'EX "DIVERSO"

Clinton è un ex presidente diverso. Lo scrive Christian Rocca nella classica dei migliori ex presidenti americani. La sua Clinton Global Initiative è considerata più prestigiosa della spenta e ormai screditata Onu. Ancora oggi offre ricette a Barack Obama per fermare i repubblicani. I democratici si affidano a lui per evitare l'annunciata sconfitta del 2 novembre. Hillary Clinton è la più apprezzata del team Obama, l'unica del gruppo di collaboratori a non aver creato problemi alla Casa Bianca. E' sempre più simpatico, spiritoso, a suo agio. Quando era in carica si tratteneva, anche se a volte no. Era sciolto, un natural, un talento naturale, ma doveva anche governare il mondo libero ed essere rieletto. Si preoccupava di piacere a tutti, aveva l'ossessione della legacy, dell'eredità politica che avrebbe lasciato al paese. Ora è più libero.
Libero anche di andare da David Letterman. Chi ha seguito l'intervista ne è rimasto ipnotizzato. Ipnotizzato da un ex presidente che lavora ancora come se avesse un mandato, che si sbatte per la gente che non ha un lavoro, per l'energia solare ed eolica. Un uomo che dice "The changes are not impossible, are difficult to make and to be executed.". Ora capisco perché l'hanno eletto due volte.

NOBEL PER LA PACE / 66

Ennesimo attacco missilistico obamiano nella zona di Datta Khel, in Pakistan.
Sette le vittime.

LO STILE JUVENTUS / 9

Oggi corregge il tiro, lo abbassa notevolmente, quasi a voler trovare un modo per ritornare sui propri passi, per fare pace con qualcuno. Dice che non vuole continuare a criticare la Juventus (quindi prima lo faceva), perché quello che aveva da dire lo ha detto. Per mancanza di argomentazioni dice che se parla spesso della Juve è perché vuole il meglio per una società che gli è rimasta nel cuore; sarà mica una dichiarazione d'amore?
Chiude con il serbo che sta trascinando i bianconeri, quel serbo che da "queste parti" l'abbiamo cominciato a seguire un anno fa, quando non era nessuno, quando nessuno se lo filava, quando con il CSKA faceva il bello e cattivo tempo in tutta Europa, anche quella che conta. Krasic? Davvero una spina nel fianco nelle difese avversarie; solo tre settimane fa scrisse: "Krasic non è un campione che fa la differenza".

NOTTI MAGICHE

domenica 26 settembre 2010

HIGHLIGHTS: ARSENAL 2-3 W.B.A.

REPORT: ARSENAL 2-3 W.B.A.

83° DERBY ITALIANO DEL TROTTO / 1

Al termine delle tre batterie svolte ieri pomeriggio a Tor di Valle, abbiamo i dodici finalisti che si contenderanno la corsa della vita: il Derby!
Tra sorprese e conferme, il lotto che prenderà il via il pomeriggio del 10 ottobre si presenta omogeneo e con chance per diversi partecipanti.
La più lampante, sia per quanto fatto vedere ieri sia per mezzi, sembrerebbe quella di Napoleon Bar, il figlio di Varenne che ottimamente si è presentato dopo circa tre mesi di assenza; la guida di Enrico Bellei sarà un'ulteriore garanzia. Chance corpose anche per Norton Ans, ieri vincitore con il miglior ragguaglio cronometrico, ed interpretato ottimamente da Giampaolo Minnucci. New Star Fks, la miglior femmina vista ieri pomeriggio, un'altra pretendente al prestigioso alloro. E poi ancora Nadir Kronos, quello che ad occhio mi ha lasciato la miglior impressione, Nieves Vl, Nadal di Jesolo, Nando Font e Nesta Effe; questi ultimi ripescati in base ai parametri.
A prescindere da tutti i discorsi che si faranno in queste due settimane di attesa, rimane evidente un fatto: tutti ci proveranno, consci del fatto che nessun tre anni nato nel 2007 ha fin'ora dimostrato di essere un numero uno. E allora anche una "nuvola in cielo" potrebbe far splendere il sole.

GOCCIA D'AMBRA

Il partito laburista inglese non gode di buona salute, e non è una bella cosa scegliersi il leader fra due fratelli. Il sistema inglese sta già meglio, perché fa valere la regola che chi perde lascia il posto. Inoltre Ed Miliband (il prescelto) è nato nel 1969 e il fratello David nel 1965. Da noi sarebbero considerati degli sbarbatelli, dato che la nostra classe politica sembra una mosca cascata dentro una goccia d’ambra: destinata a conservarsi per l’eternità. Ma morta. Non se ne va mai nessuno, anche dopo conclamate sconfitte. Quelli che annunciano ritiri di qualche mese si sentono degli eroi, pronti a tornare sulla scena per incassare il risultato della loro stoica, ma temporanea, astinenza. Essendo sempre le stesse persone parlano sempre delle stesse cose, con l’unica variante che, ogni tanto, si scambiano le posizioni. Anche perché, con l’età, fanno fatica a ricordare quel che sostennero. Tale costume è, al tempo stesso, causa e riflesso di un Paese bloccato.

sabato 25 settembre 2010

CARLING CUP / 1

Arsenal will face Newcastle United in the Fourth Round of the Carling Cup.
The draw for the last 16 took place on Saturday lunchtime. The tie will take place at St. James' Park during the week commencing October 25.

E' STATO ODIOSO

LA GABBIA

Sia l’ipotesi che ci si sia arricchiti, o si sia favorito l’arricchimento di familiari e amici, mediante la svendita di beni donati al proprio partito ed evadendo il fisco, sia l’ipotesi che si siano utilizzati i servizi di sicurezza nazionale per regolare faccende personali e partitiche, sono congetture d’enorme gravità politica. Al punto che, ove si dimostri che l’una, l’altra o entrambi siano vere i responsabili non dovrebbero avere altra strada che le dimissioni. Invece capita che i contendenti pretendano di darsi appuntamento per votare assieme una legge che impedisca alla giustizia di processarli, tutti e due, prima che scada il loro mandato. Abbiano la cortesia, i signori della maggioranza, di prendere atto che si tratta di uno spettacolo osceno.

83° DERBY ITALIANO DEL TROTTO


Molti di loro hanno girato l'Italia in lungo e in largo, alcuni sono sulla breccia ormai da un annetto, altri hanno iniziato più tardi. Sono trentasei e oggi pomeriggio cercheranno di staccare il pass per La Corsa, quella del 10 ottobre che assegnerà per l'83ª volta il Nastro Azzurro che ha ornato la testa di grandi campioni del nostro trotto, ma anche di qualche meteora. Proprio l'edizione di un anno fa con la vittoria da estremo outsider di Macho Gams, conferma che nessuno tra quelli che si avvieranno dietro l'autostart in una qualunque delle tre batterie può dirsi tagliato fuori anzitempo e men che meno dopo il forfait di Nad Al Sheba, colui che si era guadagnato anzitempo i galloni di leader della generazione e che invece ha dovuto momentaneamente abdicare per un grave infortunio accompagnato nella rinuncia da Nordhal e Noriana Rosso, quest'ultima dirottata verso le Oaks. Tra i trentasei al via c'è un po' di tutto e, ad eccezione di tre o quattro nomi tra cui quelli già citati, di certo tutto il meglio che la generazione 2007 è stata sin qui in grado di esprimere: la bisbetica (New Star Fks), il maratoneta (Norton Ans), il cecchino (Napoleon Bar), il capriccioso (Nando Font), la signorina grandi firme (Narrazione), scusate il ritardo (Ninio), il laureato (Non Solo Bar), la miracolata (Nieves Vl), il regolarista (Nadal di Jesolo). Poi ci sono una bella fetta di “stranieri“, tutti rigorosamente scandinavi, alcuni dei quali veramente pericolosi, un bel gruppetto di seconde scelte pronte ad inserirsi all'insegna dell'"io speriamo che me la cavo" e qualche erede di De Coubertin ("l'importante è partecipare"). Il menù è un classico: come quando vai in uno di quei ristoranti famosi a tante stelle e sai già cosa mangerai, ma ci vai volentieri perché come si mangia li non si mangia da nessuna parte e poi perché speri sempre che lo chef a un certo punto possa aver dato fondo al suo estro e creato qualcosa di nuovo così come è accaduto dodici mesi or sono. Tre batterie ciascuna con i suoi motivi, i puristi diranno che forse una è più facile delle altre, ma siamo sicuri che sia realmente così, ad analizzarle per bene i motivi di interesse e le difficoltà con relativi "se" e "ma" per i vari protagonisti ci sono in tutte. Attenzione però si tratta di batterie con una finale programmata 15 giorni dopo e con la certezza per alcuni concorrenti di poter essere comunque ripescati. E' vero che i piazzamenti saranno fondamentali per la scelta dei numeri di un'eventuale finale, ma anche che potrebbe esserci chi non è ancora pronto all'"ultimo buco". Un rischio calcolato? Difficile dirlo ora.

MATCH PREVIEW: ARSENAL - W.B.A.


venerdì 24 settembre 2010

LO STILE JUVENTUS / 8

E ti pareva che questa mattina non se ne sarebbe uscito tronfio nel puntualizzare il suo punto di vista, rispettabilissimo, ci mancherebbe, ma sempre condito da quel sapore amarognolo che l'invidia porta con se.
Continua a ribadirlo: "fanno rabbia quelli che stanno parlando bene della Juventus perchè non vogliono il bene di questa squadra.". Figuriamoci.
Invece Lui, che scrive testualmente che la partita la vede dalla tv, si lascia andare: "conosco lo spogliatoio bianconero". Mi verrebbe da domandargli: quale? Ma glisso, è meglio.
Poi ringrazia: "il 96% (di un sondaggio indetto su internet) vorrebbe che tornassi; però ho chiesto alla redazione i nomi di quei 6-7 che hanno votato contro.". Scherzando naturalmente. Io non ho votato, ma lo faccio volentieri adesso: rimani dove sei; per il nome e cognome basta contattare il Blog.
Conclude: "Amo non essere preso in giro perchè non prendo in giro nessuno.". Ci mancherebbe, ma quando leggo che "per i primi tre posti ci sono tre pretendenti certe: Inter, Milan e Roma", con quest'ultima che darebbe l'impressione di un negativo (è un'impressione) non avendo alle spalle una società, e quella prima infarcita di centrocampisti logori che non possono supportare quell'attacco (meno male che c'è Ibra che torna a dare una mano), beh, un po' di voglia mi viene; con stile naturalmente.

DISOCCUPATI E DISTRATTI

Se i giovani fossero più attenti e meno viziati, le loro famiglie avessero patrimoni meno ricchi e minor possibilità di finanziarne i capricci, i genitori non fossero dei nonni impegnati nella gara a chi riesce a darla più spessa vinta, se la prospettiva di un lavoro non fosse collocata nel remoto futuro in cui ci si dovrà guadagnare la pagnotta (che dico? il sushi), le nostre piazze sarebbero già piene di gente in rivolta, che si rifiuta d’accettare il furto del proprio futuro. E non sarebbe un male, perché la consapevolezza, anche se dolorosa, è sempre meglio dell’incoscienza. Il guaio è che siamo tutti impegnati a consumare e trastullarci, dando le colpe di quel che non va a entità inafferrabili: il sistema, la società, la politica.

giovedì 23 settembre 2010

LO IOR E GLI SCHELETRI

Basta dire Ior, Istituto Opere di Religione, la banca del Vaticano, per evocare scenari oscuri, intrallazzi planetari e malaffare finanziario. E ce n’è di che, visto che, in passato, l’Istituto s’è distinto non solo per operazioni spericolate, ma anche per avere dato ospitalità a conti la cui alimentazione era tutt’altro che limpida. Vito Ciancimino, tanto per citare un esempio, teneva conti e cassette riservate, dove faceva girare quattrini non propriamente frutto d’onesto lavoro. Il culmine, stando almeno alle cose conosciute, lo si raggiunse con l’interazione fra Paul Marcinkus e Guido Calvi, con la bancarotta del Banco Ambrosiano e una giostra di logge massoniche, mafiosi all’opera e morti ammazzati.

CONTABILITA' SANITARIA

Prima di rassegnarci al conteggio dei bambini morti alla nascita, con le loro madri squassate da inutili sofferenze, cerchiamo di capire cosa succede, perché e quali rimedi approntare. Sgomberiamo subito il campo dall’ipotesi che le colpe siano da addebitarsi a personale medico incapace, quando non addirittura dedito alle risse. Può capitare il medico somaro, ma è il sistema sanitario a dovere essere ripensato. Profondamente.
Chiedo scusa per la contabilità macabra, ma vedrete che i numeri dicono molto. Nelle sale operatorie italiane si muore meno che nella media europea. La qualità dei medici è superiore, come anche l’igiene. La mortalità infantile ammonta al 3,3 per mille dei nati vivi. In Europa il risultato migliore se lo aggiudica l’Islanda (2,6), mentre in Gran Bretagna c’è la più alta probabilità che un bambino non compia mai i primi passi (5,3). Le cose vanno bene, quindi, dalle nostre parti. Ma le medie sono solo dati indicativi, la cui approssimazione risulta fastidiosa quando si tratta di vite umane, in questo caso appena venute al mondo. Se si disaggregano i dati e si guarda dentro alle cifre emerge un panorama che da le vertigini: nel primo mese di vita muoiono, al nord, il 2,5 per mille dei bambini, ma sono il 2,9 al centro e il 4,3 al sud. Se si allunga il periodo di riferimento, arrivando ad un anno di vita, le distanze crescono: nel sud muore un bambino ogni 200, nel nord ogni 300. I dati sono chiari: se isolassimo il nord saremmo i migliori d’Europa, se isolassimo il sud ci contenderemmo il posto di peggiori.

mercoledì 22 settembre 2010

SIX FEET DOWN UNDER EP


NOBEL PER LA PACE / 65

Ennesimo attacco missilistico obamiano in Pakistan. Sedici le vittime.

HIGHLIGHTS: TOTTENHAM 1-4 ARSENAL

REPORT: TOTTENHAM 1-4 ARSENAL


ARAGON: HIGHLIGHTS


PUBBLICO LUDIBRIO

Ma vi pare possibile che l’Italia continui a stare sui giornali del mondo, ora anche su quelli di Santo Domingo, per questioni relative a giustizia e intrallazzi? Il mondo è pieno d’italiani che si fanno onore e si distinguono, ma tutti sono inseguiti da un vociare scomposto che dal loro Paese s’espande per il globo, ottenendo il solo risultato di creare loro imbarazzi. E c’è poco da lamentarsi per le speculazioni giornalistiche, assai spesso non disinteressate e pronte a colpirci nelle nostre debolezze, perché questo pasto avvelenato è preparato e servito dalle cucine di casa nostra.
La causa di tale scempio risiede nel non funzionamento della giustizia, che allunga all’infinito i procedimenti e rende sospettabili e infamabili anche gli innocenti. La colpa di ciò ricade su un mondo politico, senza distinzione di schieramento, che non è stato capace di rimediare. Vuoi perché intento a speculare, vuoi perché occupato a difendersi, in ogni caso inadempiente rispetto al primo dovere: dotarci tutti di una giustizia che non sia il megafono delle vergogne. A questo s’aggiunge una divisione faziosa, che si concentra sulle malefatte, vere o presunte, piuttosto che su idee e programmi, intenta non a battere, ma ad annientare l’avversario. Di questo ciascuno di noi porta parte della responsabilità, compresi noi garantisti reietti, che lo scriviamo da anni ma non riusciamo a farci valere.

CONTENITORI SENZA CONTENUTO

L’elemento più deplorevole, nella politica cui assistiamo, è il divorzio fra idee e parole, fra proposte e azioni, fra contenuti e schieramenti. Tutti parlano e quasi nessuno dice qualcosa. I poli si spaccano, i capi bisticciano, ma anche i più maniacali cultori del pettegolume politicante fanno fatica a distinguere le differenze programmatiche. Se le danno di santa ragione ma poi, chiamati ad illustrare la loro piattaforma, dicono tutti le stesse cose: la pressione fiscale deve diminuire e l’evasione deve essere contrastata, la scuola deve essere migliore, i cittadini più sicuri, la giustizia rapida ed efficace, il merito deve essere premiato e i deboli assistiti. Tutte cose ovviamente giuste, e per ciò stesso totali scempiaggini.
Le lotte politiche sono feroci, ma gli scontri fra i due poli sono concentrati sulla legittimità dell’altro, e quelle interne ai poli puntano sulle diverse, possibili alleanze. Lo scontro generale, quindi, prescinde dai contenuti perché contesta non le idee, ma la natura dell’avversario. Lo scontro interno considera le idee delle distrazioni, perché il vero tema consiste nella scelta di quali accordi stringere per potere andare al potere. Un potere fine a se stesso, privo di sostanza, inteso non come mezzo per fare ma come fine cui tendere. Per ciò stesso illusorio. Il vero guaio del potere italiano consiste nel non esistere, sebbene una masnada di sciamannati se lo contendano.

martedì 21 settembre 2010

LO STILE JUVENTUS / 7

Lui dice che la Juventus può battere squadre come l'Udinese, perché secondo Lui, la Juventus, è la "prima" delle provinciali, ma quando si trova a competere con le squadre più grandi diventa un problema, perchè non ha qualità nella squadra; secondo Lui.
Lui dice che se la vogliamo inquadrare, la Juventus è una squadra che può andare dal quarto al settimo posto.
Infatti ai primi tre posti inserisce: Inter, Milan e Roma. 
Ma Lui, che ama la Juventus, non ha recentemente detto che una squadra va motivata, e non demotivata, mentre certe dichiarazioni, che Lui mai avrebbe fatto, inducono i calciatori a domandarsi: "valiamo così poco"?

GENERATORI DI RAZZISMO

Da una parte c’è il vaniloquio perbenista e ipocrita di quelli che si sentono buoni, giusti e colti, che scrivono sui giornali (a corto di lettori) o siedono nella Commissione Europea, sempre pronti a impartire lezioni sull’accoglienza degli immigrati e la fratellanza con i nomadi. Dall’altra ci sono le lezioni della realtà, c’è un’opinione pubblica europea che la pensa in modo opposto e che rischia di scivolare sui ghiacci della xenofobia, solidificati dai venti gelidi che arrivano dall’Olanda, dal Belgio, dall’Austria e, da ultimo, dalla Svezia. Nella nostra Europa è ovunque in crisi il modello di welfare state, divenuto troppo costoso e troppo inefficiente, e ovunque ci sono problemi relativi all’immigrazione. Negare l’una e l’altra cosa, pensare di poter rimediare inutilmente aggrappandosi al passato o ridicolmente sermoneggiando d’accoglienza, propizia disastri politici. Mentre l’assenza d’idee spendibili spinge al cortocircuito: siccome gli immigrati vengono per pesare sul nostro welfare ecco che il nostro bel paradiso s’azzoppa. Inutile stupirsi, allora, se crescono le formazioni politiche estremiste, che se non dispongono di una soluzione positiva forniscono, almeno, una bella spiegazione negativa.

MATCH PREVIEW: TOTTENHAM - ARSENAL


lunedì 20 settembre 2010

NOBEL PER LA PACE / 64

Quindicesimo attacco missilistico obamiano in Pakistan nel mese di settembre, l'ottavo nell'area di Datta Khel.
Quattro i morti

LA LANA DEI TEMPI BELLI


Ha dominato il campo partenti del Mirafiori edizione 2010, con il suo solito scatto iniziale per andare a prendere la testa della corsa e con una chiusa che non ha lasciato adito a nessun dubbio sul valore e sulle qualità della portacolori della scuderia di Francesco Davico.

LO STILE JUVENTUS / 6

Adesso inizia a modificare il "tiro". Del Milan, da lui definito come la vera alternativa all'Inter (anzi, diciamolo, lo faceva, dopo l'acquisto del "suo" Ibra, meglio dei neroazzurri), ora dice che l'assemblaggio da parte di Allegri prosegue a rilento, e che soprattutto servirà tempo. Giocatori no?
All'inizio stagionale negativo della Roma, da lui definita una squadra che punta allo scudetto, attribuisce le responsabilità a Ranieri, secondo lui in evidente stato confusionale. Anche in questo caso: ma avrà dato un occhio alla rosa?
Chiudiamo con la Juventus, che ora "sposta", dopo la vittoria di ieri, al quarto posto finale; ma non diceva che undici acquisti sono sinonimo di un pasticcio? Krasic lo definisce il migliore (acquisto), ma, naturalmente, non lo colloca fra i campioni che possono fare la differenza; eh grazie, mica l'ha comprato lui!
Per il valore effettivo dei bianconeri, però, aspetta il 3 ottobre, quando affronteranno l'Inter. Ma come, non diceva che i neroazzurri hanno perso quel mordente che avevano l'anno scorso con Mourinho?

domenica 19 settembre 2010

CI MERITIAMO RAVENNA E FERRARA


C'è un'autentica fuoriclasse che sta dominando in ogni angolo d'Europa, e che dopo la vittoria, doppia, di ieri pomeriggio ad Aby sarà con ogni probabilità invitata a Manatthan, per partecipare alla Breeders Crown.
Non si tratta di una cavalla allevata e cresciuta nel Nord Europa, né di una cavalla americana, ma di un'indigena, probabilmente la più forte mai vista negli ultimi vent'anni, allevata e cresciuta in Italia, figlia di Varenne. Il suo nome è Lisa America.

ARAGON: LA GARA


Finalmente Casey Stoner! Dopo 13 gare senza salire sul gradino più alto del podio l’australiano ritrova la vittoria nella prima gara della MotoGP sul nuovissimo impianto “Motorland Aragon” di Alcaniz, interrompendo la personale striscia di insuccessi più lunga della propria carriera da quando, nel 2007, è diventato Campione del Mondo e protagonista assoluto della top class. Il Ducatista, promesso sposo della HRC per i prossimi due anni, ha concretizzato una gara… delle sue: ottima partenza, subito un esaltante passo di gara e fuga finale. Nemmeno Dani Pedrosa è riuscito a raggiungerlo, impegnato a recuperare dopo una partenza problematica (si era ritrovato 5°), nettamente in calo nel finale quando il proprio svantaggio è salito da 1″3 a 4″ (gestione dei consumi o del risultato?).
Classifica e risultati.

VINCENZO MUCCIOLI E LO STATO SOCIALE

Volete sapere come lo stato sociale può evolversi, senza implodere sotto ai debiti, senza gravare di nuove tasse i cittadini e senza diminuire l’assistenza e i servizi resi? Avete voglia di vedere come, molti anni prima che David Cameron ci pensasse, si è realizzato il sogno di una Big Society che consenta allo Stato d’essere snello? Volete avere la prova che la solidarietà può non essere elemosina, ma struttura economica capace di reggere se stessa? Recatevi a San Patrignano, alle porte di Rimini, e immergetevi in questo gioiello italiano. Visitate i settori produttivi, mettete piede nell’ospedale, entrate nella scuola. Potrebbe essere così tutta l’Italia, se così fossero tutti gli italiani.
Quindici anni fa moriva Vincenzo Muccioli. Non intendo commemorarlo, perché l’uomo che ho ammirato e amato non lo avrebbe tollerato. Di quelli che lo credevano un santo, o un santone, se la rideva, neanche troppo sotto al baffo. A quelli che ritenevano fosse da riservarsi alla “scienza” il mestiere della disintossicazione e recupero dei drogati, sicché gli contestavano l’assenza di titoli accademici, dedicava il suo scientifico dileggio. La droga è stata solo un accidente, Vincenzo è stato molto di più, anzi è: perché quel che lui ha capito, quel che ha fatto, lo ha lasciato lì, a disposizione di chiunque voglia conoscere.

METAFORA DEL VUOTO

La Sicilia è un laboratorio politico elastico e fantasioso, a dispetto di un’apparenza immobile e impenetrabile. Quel che succede nella politica siciliana di oggi non è l’anticipazione di quel che accadrà nel resto d’Italia, ma la deflagrazione di quel che non regge neanche altrove. La Sicilia non è un esempio, ma una metafora. Lo disse, con parole calme e pensieri taglienti, Leonardo Sciascia: il guaio della Sicilia è quello di non credere nelle idee, di non credere che il futuro possa essere diverso dal passato, e siccome questa anemia ideale colpisce anche altrove, la Sicilia è divenuta metafora del resto.
La decisione di Gianfranco Miccichè di fondare un partito alternativo al Popolo delle Libertà non è né la causa né l’effetto di una crisi politica, o di uno scontro senza sbocchi, è il dinamismo permanente indotto dall’immobilismo perdurante. Non è un fatto nuovo, è un già accaduto che prende forma. Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, giunto al suo quarto governo e in procinto d’imbarcare il Partito Democratico non può, in nessun caso, essere accusato d’incoerenza o di saltabeccare da uno schieramento all’altro, perché, al contrario, egli si muove nella più assoluta continuità (e la sinistra era già parte della giunta entrata in crisi). Gli stessi uomini della sinistra, che oggi siedono al fianco di quelli che hanno combattuto, che avversarono per quel che erano personalmente e politicamente, non sono dei “venduti”, non sono traditori degli elettori, ma semplici sopravvissuti. Non contano nulla, ma hanno ancora lo spazio per contare.

HIGHLIGHTS: SUNDERLAND 1-1 ARSENAL

REPORT: SUNDERLAND 1-1 ARSENAL


sabato 18 settembre 2010

ABY STORA PRIS 2010


LISA AMERICA DOMINA L'EUROPA


Credevano fosse un duello tra Torvald Palema e Opal Viking. Ma una femmina indigena, la migliore degli ultimi vent'anni, ha deciso che le cose dovevano andare diversamente.

ARAGON: POLE POSITION


LO STILE JUVENTUS / 5

Quando parla della Juventus, alcuni sostengono che nelle sue parole si celi del rancore. La motivazione? Perché Lui, a differenza di chi ne parla bene, vuole veramente bene a quella maglia, sostenendo che chi loda la Juventus in questo periodo la prende in giro; la prende in giro e spera che si mantenga così. Lui invece è tra quelli che vuole spingere la Juventus a far meglio. Amare vuol dire altro, ma ognuno ha il suo stile.

40 ANNI FA



MATCH PREVIEW: SUNDERLAND - ARSENAL


MAFIOSI IN ATTIVITA'

Voi italiani per bene, gente normale che ha la colpa di non coltivare la memoria, leggete che Giovanni Brusca (l’uomo che fece saltare in aria Giovanni Falcone e che fece sciogliere nell’acido un bambino, dopo averlo ridotto ad una larva ed averlo fatto strangolare con la faccia rivolta verso il muro) è oggi indagato perché, nella sua posizione di pentito e potendo muoversi e operare, ha comodamente ripreso la sua attività di criminale. Lo leggete e vi meravigliate, forse anche vi scandalizzate. Leggete quel che segue, e spero vi venga la nausea, che vi sentiate male. Sarebbe un segno di buona salute, mentale e morale.

venerdì 17 settembre 2010

SOSTANZIALI CREPE

Il famoso papello di Riina, con ogni probabilità, non è di Riina, né di Provenzano, né degli altri 25 esponenti del gotha mafioso presi in considerazione nell’analisi, da Leoluca Bagarella a Piddu Madonia, fino a Sandro Lo Piccolo.

I WON'T HOLD BACK WHEN I RETURN

LO STILE JUVENTUS / 4

Dice che gli fa male, tanto male. Perché vedere la Juventus prendere 3 gol dal Lech Poznan (che fino a ieri nemmeno sapeva come si scriveva) lo porta a ricordare cos'era la Juventus nelle sfide di Champions e nei tanti campionati vinti; fino a Tokyo, tanto per fare un esempio. 
Come ad esempio quel campionato terminato al settimo posto, con tanto di qualificazione Uefa via Intertoto e con zero (0) gol fatti, tra andata e ritorno, all'Empoli;  terminato, giusto per dovere di cronaca, ultimo in classifica e capace di realizzare ben 4 punti, sui 20 totali, proprio sulla Juventus. 
E' proprio vero: la Juventus va vissuta con cuore e anima. L'Avvocato diceva: anche "con stile". 

UOLTER L'AFRICANO

Uolter l’Africano rientra sulla scena con il suo stile inimitabilmente imitante, prima con una portentosa intervista a Gioia (senza che noi s’osi immaginare cosa sarebbe riuscito a secernere ove la testata si fosse chiamata: Noia), poi con un documento di sei pagine, senza illustrazioni, sul quale ora si raccolgono le firme. Dice di non volere fondare una corrente, ma un movimento. Cosa significhi non è chiaro, visto che le correnti compongono un partito mentre i movimenti lo superano e distruggono, ma ci permettiamo di suggerirgli il possibile inno, tratto dalla colonna sonora di un bel film d’animazione: “mi piace quel che muovi, mi piace come muovi, e allora: MUOVI!”.
La premessa del pensoso documento, redatto assieme a Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni, denuncia la crisi del centro destra. Come si vede, gli attempati giovanotti son persone cui non sfugge nulla. Però tendono a non consideare un elemento: il centro destra si tiene Silvio Berlusconi, fin dalle sue origini e nonostante i ripetuti assalti alla baionetta, mentre il centro sinistra non solo ha fatto fuori, ma ha addirittura perso i suoi capi. Nell’ordine: a. Achille Occhetto è uscito dal partito, poi è anche uscito di senno e s’è alleato con Antonio Di Pietro; b. Romano Prodi è l’unico che li ha fatti vincere, ma loro lo hanno detronizzato due volte, sicché il professore balla da solo; c. Francesco Rutelli arriva da lontano e non ha ancora smesso di pellegrinare, tanto che ha fondato un partito alternativo a quello che lo candidò a governare; d. Uolter l’Africano, al secolo Veltroni Walter, era il candidato che univa e fondeva in un solo partito, nel quale oggi non si ritrova più. E se questi sono i capi, figuarevi i gregari. Per non parlare dei poveri elettori.

giovedì 16 settembre 2010

LE HANNO ACQUISITE

DIECI SU DIECI

Alle prossime elezioni di metà mandato del 2 novembre, la maggioranza alla Camera dovrebbe passare dai democratici ai repubblicani.
Al Senato, invece, si gioca la partita più importante: i democratici hanno un vantaggio di nove seggi. Per strappare la maggioranza al partito di Obama, il Grand Old Party dovrà confermare i suoi diciotto senatori e strappare dieci seggi su diciannove ai democratici. Riusciranno a stravolgere, i Tea Party, le più sagge, equilibrate e scontate analisi politiche? Il sospetto c'è. 

NOBEL PER LA PACE / 63

Altro attacco missilistico obamiano in Pakistan, 3 le vittime.

LO STILE JUVENTUS / 3

Nel Paese delle precisazioni e dei chiarimenti, anche Gigi Delneri si è dovuto occupare di tradurre quello che male avevano tradotto i giornalisti nel dopo Juventus-Sampdoria.
Tutt'apposto insomma: la Juventus è un cantiere volenteroso di portare avanti il proprio progetto, ma allo stesso tempo, pur non ponendo alcun limite al proprio potenziale (oggettivamente in divenire), è conscia che per primeggiare dovrà lavorare sodo. E si, sono proprio "dichiarazioni gravi".

HIGHLIGHT: ARSENAL 6-0 SPORTING BRAGA

REPORT: ARSENAL 6-0 SPORTING BRAGA

ONOREVOLI COLLEGHI...

In una fresca mattina di settembre Silvio Berlusconi si accinge a pronunciare il discorso sul quale chiederà la fiducia. Esce da Palazzo Chigi a piedi, si sofferma a salutare gli accorsi, si complimenta con una coppia di freschi sposi alludendo, compiaciuto con lei e compartecipe con lui, all’imminente consumazione. Entra alla Camera dei Deputati, si dirige all’emiciclo e prende posto nei banchi del governo. Presiede la seduta Gianfranco Fini, che, dopo le formalità di rito, dice: ha chiesto di parlare il presidente del Consiglio, ne ha facoltà. Berlusconi si gira, vorrebbe dirgli di badare alle sue, di facoltà. Ma passa oltre. Solo non si trattiene dal rivolgersi al deputati, dimenticando il presidente. E dice loro quanto segue.
Onorevoli colleghi, mi rivolgo a voi perché è in quest’Aula che la maggioranza di governo è stata messa in forse, ma mi rivolgo anche agli italiani tutti, giacché non è possibile andare avanti in questo modo. Da sedici anni la maggioranza relativa degli elettori mi esprime la sua fiducia. Le forze politiche che ho fondato e sfondato non c’entrano nulla. Molti italiani credono in me, molti altri credono che sia migliore degli avversari. E questo è un fatto. Cui se ne aggiunge un altro: nel 1994 inventai un trucco, con il quale sventai la sciagura di un governo di sinistra schiavizzato dal giustizialismo e asservito agli interessi economici stranieri, il trucco consisteva nel mettere assieme tutti quelli che non stavano dall’altra parte. Vinsi, come ricorderete. La sinistra copiò il trucco e, al giro successivo, mi fregò. Da allora andiamo avanti così, senza che il governo riesca a governare e senza che vinca mai le elezioni. E’ ora di smetterla.

mercoledì 15 settembre 2010

LO STILE JUVENTUS / 2

Gattuso non corre più e quando entra sull'avversario entra sempre fuori tempo. Ambrosini non ha più il rendimento di prima. In pratica: il centrocampo del Milan con Ambrosini, Pirlo e Gattuso non ha la possibilità - per l'età - di reggere gli attaccanti del Milan, che non rientrano.
Però, perché c'è sempre un però, l'unico che rientra e che dà una mano al centrocampo è, guarda caso, Ibrahimovic, mentre gli altri stanno nella trequarti avversaria; gli altri, Ibra invece no.

富沢 祥也

MATCH PREVIEW: ARSENAL - SPORTING BRAGA


NOBEL PER LA PACE / 62

Il ritmo, senza precedenti, degli attacchi missilistici obamiani in Pakistan continua incessante.
Nell'arco di ventiquattr'ore il terzo attacco, questa volta provocando 14 vittime.

SPINGARDE PUNTATE

E’ bastato che il tempo del governo, e della legislatura, s’allungasse che, immancabile, è subito ripartita la corrida giudiziaria. L’allungamento, con ogni probabilità, è più illusorio che reale, ma le soffiate e le anticipazioni sulle inchieste sono fra le poche cose sicure di questo disgraziato Paese. Così, dalla sera alla mattina, l’inchiesta sulla “cricca” ha ripreso quota, dotandosi anche di un apposito “pentito” e ravanando sul più inutile dei dilemmi, ovvero l’identità di “Cesare”.
Segnalo che i giornali sono tornati ad attingere alle carte della procura dopo che la Corte di cassazione aveva provveduto a bocciarne le posizioni, com’è avvenuto nel caso di Flavio Carboni. Il quale, agli occhi di noi estranei a quale che sia cricca, ma anche a qualsivoglia forma di giustizialismo, continua ad apparire come un maestro di millanteria finito in una classe differenziale, ricolma di scolaretti pretenziosi, ma incapaci. E segnalo una seconda cosa, che dimostra quanto si sia smarrito il senso dell’orrore: non solo le parole del novello “pentito” sono finite direttamente in tipografia, ma anche la sua richiesta di scarcerazione, quale suggello del patto scellerato, da venti anni tollerato: ti arresto non perché ricorra anche una sola delle tre ragioni previste dalla legge, ma perché ti spingo a parlare, tu lo fai e mi chiedi di tornare a casa. Il che avviene sotto gli occhi di una stampa compiacente, riproducente e non scandalizzata.

martedì 14 settembre 2010

NOBEL PER LA PACE / 61

Undicesimo attacco missilistico obamiano in Pakistan nel mese di settembre, il secondo di giornata: 4 le vittime.

ABY COME CESENA

Lisa America spera di trovare la sua Cesena sulla pista di Aby in Svezia. La corsa é valida per la classifica del Circuito Uet e la 5 anni indigena allenata da Jerry Riordan é una delle più autorevoli candidate al successo in questa manifestazione.
L’Aby Stora Pris ha la stessa formula con 2 Batterie e la seconda a numeri invertiti. Siccome non é facile vincere le due prove (ci riuscì Torvald Palema nel 2009) allora é probabile come al Savio nella recente edizione, una Finale testa a testa.
Il vecchio Opal Viking (in sulky Roberto Andreghetti) favorito nella prima batteria perché si ritiene il leader della corsa, Lisa ben messa al 5 ma dovrà avere una corsa favorevole. Nella seconda Batteria Torvald Palema in pole, ma ancora Opal Viking in posizione favorevole di lancio e Lisa equamente disposta in posizione media e non del tutto agevole.

LO STILE JUVENTUS / 1

Nella giornata di ieri ha voluto precisare che con Lui, Ibrahimovic, certi tocchi fini a se stessi non li avrebbe fatti. Oggi, invece, si scopre che ad una cena con Zamparini, in cui sarebbe stato presente anche Carlo Ancelotti e degli amici, avrebbe suggerito al Presidente del Palermo l'acquisto di "El Flaco". Questione di stile.

NOBEL PER LA PACE / 60

Decimo attacco obamiano in Pakistan nel mese di settembre.
Questa volta nove le vittime.

FILM SGRADEVOLE

C’è qualche cosa in grado di scuotere una classe politica inchiodata ad un dibattito noioso e senza sbocchi? La commissione europea ha cambiato le previsioni sulla crescita, calcolando che il prodotto interno dell’Unione Europea dovrebbe crescere, nel 2010, quasi del doppio: l’1,7%. Festeggiamo? Calma: quando la stima era dello 0,9 per l’Italia era previsto lo 0,8; ora che si conta sull’1,7 a noi assegnano 1,1. Più la ripresa accelera (si fa per dire, giacché è lenta), più il nostro ritardo cresce. Ma sul grande schermo della politica nostrana si proiettano altri film.
Come nel cinema vero, sempre italiano, dove va per la maggiore il film noioso. Non attira il pubblico dei kolossal e non suscita le emozioni dell’opera d’arte. Girato per far piacere a chi lo dirige e a chi ci recita. Guardate quel che è successo al Festival di Venezia, dove, con 41 pellicole in concorso, non abbiamo beccato manco un ciondolino di bronzo. Anche le cineprese sono immerse in un Paese piegato sul proprio ombelico, che ha poco mercato, in gran parte legato al ricordo. C’è un filo che lega i flop cinematografici alle miserie politiche: l’inutile costo.

lunedì 13 settembre 2010

NOBEL PER LA PACE / 59

Altro attacco missilistico obamiano in Pakistan. Sei le vittime.

LIVELLI

Il livello di gente che capisce di calcio, nel calcio italiano, è notevolmente cresciuto: "I Mussi" volano in testa al campionato e dieci volte negli ultimi undici anni hanno calcato i campi di serie A, grazie alla maestria di Luca Campedelli e, seppur un nome poco pubblicizzato, Maurizio Costanzi, da 14 anni uno dei protagonisti e degli artefici del "Mondo Chievo"; Tommaso Ghirardi, trentacinquenne imprenditore, ha investito su di una società che da due anni viaggiava in amministrazione controllata, e con un passivo di 11 milioni di euro al primo mercato, portandola, insieme a Pietro Leonardi, ad essere una delle squadre più di prospettiva dell'intero panorama nazionale; il Cesena di Igor Campedelli ha raggiunto la Serie A con due promozioni consecutive, riportando dopo vent'anni la città romagnola in serie A; e poi ancora l'Udinese di Pozzo, sempre in ordine con strutture e bilanci; il Catania di Pulvirenti che ha iniziato la sua terza stagione consecutiva in serie A; le genovesi, entrate oramai di diritto come pretendenti ai posti Champions.

LO STILE JUVENTUS

La difesa della Juve ha dimostrato di esser un colabrodo, soprattutto sugli esterni. Motta si sognerà Cassano per molto tempo. A centrocampo manca qualità, che il solo Aquilani potrebbe apportare in futuro. Bene Krasic. La partita di ieri ha dimostrato che il livello qualitativo della rosa della Juve è pari più o meno a quello della Sampdoria.
Oggi dice bene di Krasic (mentre qualche tempo addietro affermava che non era da Juventus), sostiene che la qualità non c'è, affiancando il valore della rosa (più o meno) a quello della Sampdoria, e che Motta si sognerà per molto tempo Cassano.
Poi dice anche che il Milan, se sarà umile, si giocherà lo scudetto... chissà se nei sogni di Papastatopulos apparirà la figura di tale Erjon Bogdani. Mica ho detto Cassano.

L'IDENTITA' LEGHISTA

La Lega non è un alleato fedele, ma determinato e non ondivago della formazione politica nata e consolidatasi attorno a Silvio Berlusconi. E’ l’unico partito italiano a non essere una proprietà personale di qualcuno (pur avendo un capo carismatico e fondatore), ma ad avere un’identità precisa: rappresenta una corposa fetta d’italiani che ritengono la politica, e per essa lo Stato, sia la causa dei loro problemi, la zavorra che ne rallenta la corsa.
Un osservatore serio e documentato, Luca Ricolfi, ha notato che anche la battaglia per il federalismo è, in un certo senso, passata in secondo piano. C’è del vero, ma occorre comprendere che non è poi così importante. Bossi partì con una compagnia in gran parte diversa e usando la bandiera del secessionismo. Non penso che i suoi elettori d’allora volessero realmente o pensassero fosse praticabile la secessione, volevano urlare, però, che non ne potevano più. Non sapevano bene di cosa, e forse neanche perché, ma era loro chiaro che pagavano una barca di soldi di tasse e ricevevano troppo poco da una politica che intermediava troppi interessi e affari. Hai voglia a spiegare loro che quei soldi, in gran parte mal spesi, erano serviti anche a salvare l’integrità del Paese in anni difficilissimi, quel che loro pareva inoppugnabile è che c’erano privilegi eclatanti e intollerabili, di cui non si sentivano partecipi. Quindi urlavano il loro dissenso.

domenica 12 settembre 2010

MARANGONI 2010

Niente ordine di arrivo, niente commenti su parziali, medie al chilometro e tattiche di corsa, niente di niente. Sull'albo d'oro viene iscritto il nome di un cavallo (niente contro la sua prestazione) che avrebbe dovuto subire la retrocessione all'ultimo posto, e che invece, a quanto pare, gli è stata riconosciuta un'irregolarità ma mantenuto al primo posto.
Avrebbe vinto, come detto oggi, Nesta Effe. Il Derby si avvicina.

HIGHLIGHTS: ARSENAL 4-1 BOLTON WANDERERS

REPORT: ARSENAL 4-1 BOLTON WANDERERS

UN POPOLO DIVERSO

Prima di emigrare definitivamente a nord di Londra, credevo di appartenere ad un popolo diverso, non scrivo di migliore o peggiore, semplicemente diverso.
Ho sempre inteso il calcio come un'insieme di circostanze che comportino il raggiungimento di un progetto, di un'idea. Quando queste ultime sono mancate non era difficile intuirne il fallimento, economico e sportivo; le ultime quattro stagioni bianconere sono li a testimoniarlo.
Però, ogni anno e per quattro anni, un popolo (faccio il generico) ha creduto alle copertine dei giornali, alle prime pagine dei quotidiani, esaltando una voglia di rivalsa senza accorgersi dell'assenza totale di un'idea.
Quest'anno, invece, l'inchiostro usato per evidenziare i "migliori" è stato rigorosamente rossonero, creando stati d'animo diametralmente opposti: gli eletti tronfi per i complimenti, gli altri, ed in particolare i bianconeri del Po, delusi.

UN MARANGONI A DIMENSIONE DERBY

Dal primo maggio al 12 giugno è stato un protagonista, dal Nazionale sino al 24 luglio, alla notte del Società Terme di Montecatini, è diventato il leader assoluto dei 3 anni, poi è arrivato l'errore nella sfida del Sesana... Nad al Sheba non ha perso al Sesana il ruolo di numero uno, ma quell'impressione di imbattibilità e di infallibilità lasciata a Milano. E se si aggiungono i progressi mostrati durante l'estate da Nando Font e Nesta Effe ecco che il pupillo di Mauro Baroncini arriva al Marangoni in condizioni ben diverse da quelle di inizio estate. Da Divignano Mauro non si preoccupa più di tanto e anche dopo l'ultimo lavoro svolto ieri mattina appare pronto ad affrontare la nuova sfida. ''A Montecatini non avrei dovuto togliergli i ferri ma col senno di poi è tutto più facile. Comunque è stata una serata sfortunata fine a se stessa, l'ho già dimenticata. Nad ha lavorato molto bene dieci giorni fa in pista tonda, 2.34 con chilometro finale in 1.15, in compagnia, facendosi vedere voglioso e in perfetto assetto e stamattina (ieri ndr.) ha effettuato dieci strappi in pista dritta, il tutto esattamente come prima del Nazionale'' spiega il trainer. Un Marangoni da conquistare e da utilizzare come trampolino per il Derby, ma allo stesso tempo da affrontare con assetto ''soft''. ''Saremo in pista per vincere e per far bene, senza ovviamente chiedere a Nad l'ultima goccia. Sarà in pista con quattro ferri leggeri, nello stesso assetto dell'Elwood Medium e del Giovanardi. Il numero non è semplice, perché avremo tutti i più forti all'interno e quindi non sottovaluto certo Nando e Nesta''.
La sensazione è che oggi sarà match tra Nad (se quello di Milano) e Nesta Effe, nella medesima sensazione è che il parziale visto nei garretti di Nesta sia di ben altro spessore rispetto a Nad.
Alla pista il compito di sentenziare chi arriverà al Derby con le credenziali maggiori.

SURREALISMO ELETTORALE

Il teatro dell’assurdo ci regalò “Aspettando Godot”, di Samuel Beckett. Nell’Italia d’oggi va in scena “Aspettando le elezioni”. Godot non arriva, le elezioni, prima o dopo, si fanno. Gli italiani votano, qualcuno vince, si consumano i festeggiamenti e poi si comincia da capo: siccome non riesce a governare si riprende a parlare d’elezioni. I tattici studiano le carte della topografia elettorale. I sondaggisti s’atteggiano a moderni aruspici. Gli altri guardano, aspettandosi e partecipando sempre meno. Se va avanti così fonderemo i due assurdi, sicché aspetteremo Godot il giorno delle elezioni.
Ammetto di avere delle responsabilità, sebbene da mero osservatore. Le elezioni politiche mi sembrarono un’opportunità sensata già un anno fa, da programmarsi assieme alle regionali. Il ragionamento che svolgemmo era banale: la maggioranza mostrava già solchi profondi, navigando verso l’inerzia, il propellente iniziale non aveva portato le riforme necessarie, ma era ricominciata la guerra nella trincea giudiziaria, in più la crisi economica era sì globale, ma consumi e lavoratori, da noi, non ne avevano ancora subito i dolori, siccome, riflettevamo, dall’autunno 2010 saranno reali, meglio non perdere tempo e ripartire in fretta. Le regionali sono passate, con tutti a scommettere sulla sconfitta di Silvio Berlusconi e gli elettori a decretare il contrario.

sabato 11 settembre 2010

VINCIAMO TUTTO

IL PASTORE IDIOTA E NOI

Camillo in questi giorni è impegnato a Venezia, tra le polpette ed il caffé (e le cravatte sono finite), e pur non avendone mai scritto ha detto, quando gli è stato chiesto, che quel pastore che vuole bruciare il Corano è un idiota, soprattutto un nessuno. E ha proseguito: oggi i giornali sono indignati, dopo averlo creato. Chiedono scusa. Si stracciano le vesti. Scaricano sul pastore la causa dei nostri mali. Il pastore è indifendibile, senza scusanti, un idiota appunto. Su questo non ci sono dubbi. Ma c'è la luna e c'è il dito. Mi farebbe piacere che qualche volta, con la medesima enfasi e in prima pagina, i giornalisti indignati dessero di idioti anche a quelli che ogni giorno bruciano bandiere e vietano altri libri se non il Corano e pure tagliano le teste. Gente vagamente più rappresentativa di un idiota della Florida. In quei casi concreti, reali, quotidiani non ho mai letto editoriali (condivisibili) dal titolo "il mondo in balia di un idiota". Il pastore è un idiota, ma anche noi non stiamo molto bene.

SEPTEMBER 11

FIAMME CORANICHE

Terry Jones, quel tale che indica nel rogo la giusta sorte del corano, è reverendo per chi lo voglia riverire e pastore per chi voglia far parte del suo gregge. Essendo escluso da ambo le possibilità, lo considero un fondamentalista, con tendenza esibizionista. Le fiamme che lo affascinano e lo rendono famoso sono un gesto simbolicamente violento. Non fanno male fisico, ma sfregiano la libertà approfittandone. In fondo, fatte e dovute proporzioni e al netto della macelleria, lui e Bin Laden si meritano a vicenda. Siamo noi, che non ce li meritiamo.
Rivolgersi agli esaltati non è attività profittevole, ma stabilire le modalità con cui si reagisce alle loro gesta è questione che ci riguarda tutti. I criminali, i fanatici assassini che compirono gli attentati dell’11 settembre 2001 erano islamici. Annettere all’islam e al corano le loro gesta significa fare un regalo enorme ai loro mandanti. Un errore che né gli Stati Uniti né i popoli liberi dell’occidente hanno commesso, e che il piromane invasato può commettere a titolo personale. Quindi senza alcun titolo.
Diversa la possibilità, ventilata dallo stesso Barak Obama, di costruire a Ground Zero, nel cuore offeso e perennemente a lutto di New York, una moschea. Per certi aspetti è una buona idea, per certi altri un gesto avventato. Avrebbe il senso di negare quell’identificazione, ma suonerebbe strano sentir chiamare alla preghiera solo nel nome di quella divinità invocata nel mentre si conducevano a morte gli inermi. Forse si potrebbe metterla in modo diverso, offrendo uno spazio, in quella cicatrice ancora aperta, a tutte le religioni, come anche ai non fedeli, un punto di riflessione, preghiera, raccoglimento, non monopolizzato da alcuno, se non dalla libertà dell’uomo. Mussulmani compresi, ovviamente, senza farli venire né prima né dopo nessun altro.

MURO DEL PIANTO

Agli italiani interessa l’economia, non i giochini politici, tanto più che il Fondo Monetario Internazionale ci ricorda che siamo caduti più di altri, riprendendoci meno dei concorrenti, e l’Ocse ci tasta il polso e lo trova assai fiacco. Interessano le riforme utili a far correre produzioni e redditi, non quelle per sistemare i conti fra politici rissosi e inconcludenti. Questa prevalenza dell’economia sugli apparati istituzionali, della tasca sulla politica, è sostenuta da molti, ma è un luogo comune. Orecchiabile al punto da fiorire anche sulla bocca dei comizianti, poco attenti alle loro personali responsabilità. In zone più altolocate si usa un linguaggio più forbito, facendo osservare che la Germania sta correndo e che noi si dovrebbe prendere esempio. Osservazione pertinente, sebbene non abbia torto il ministro dell’economia a considerarla un po’ infantile. Se avessimo una classe dirigente, quindi anche ragionatori e commentatori che non somiglino a propagandisti, saprebbe spiegare l’indissolubile nesso che c’è fra il non governo e la non crescita. Poi, naturalmente, le ricette possono essere diverse, ma la realtà è una sola.
Se si guarda il grafico che descrive l’andamento della produttività, ovvero del prodotto interno lordo per ora lavorata, vengono i brividi: Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti sono cresciuti, negli ultimi venti anni, in modo sostanzialmente omogeneo, mentre l’Italia fa eccezione, perché da quindici anni perde velocità, rispetto agli altri.

DILUIZIONE PRECARIA

Far crescere il reddito degli insegnanti al ritmo dei meriti e delle capacità, non solo a quello del trascorrere del tempo, è un passo indispensabile se non ci si vuol rassegnare ad una scuola che sia solo diplomificio e rifugio per quanti cercano solo di accedere al mondo dello stipendio fisso e sicuro. Fra i nostri insegnanti ce ne sono moltissimi che salgono in cattedra con il cuore e con la testa, e vanno premiati, ma ce ne sono anche che vi siedono con interesse esclusivo alla paga.
Modalità e criteri di valutazione, naturalmente, sono da stabilirsi in modo che, come spesso capita, la pratica non tradisca le buone intenzioni. Ma già l’intenzione è qualche cosa, ed in tal senso il governo sta indirizzandosi in modo positivo.

BIANCA BALTI

MATCH PREVIEW: ARSENAL - BOLTON WANDERERS


venerdì 10 settembre 2010

AFTER THE FLAG


MILANO TROTTO


Dopo un'ottimo Giovedì pomeriggio ricco e vincente, monitoriamo con attenzione le dispute odierne che man mano si accostano al tramonto milanese offrono crescente qualità. Appuntamento a Martedì 14 Settembre per un dopo pranzo di routine.

TRITTICO EUROPEO

Fresca fine estate in Finlandia e Lisa America continua il giro delle piste del Nord Europa, il prossimo e importante appuntamento sarà sabato 18 settembre nell’Aby Stors Prix gruppo 1 in Svezia
La portacolori della Guida Italia ha vinto con facilità giovedì quasi in serata a Kouvola, era una corsa di 20 mila euro (10 mila per Lisa..) ormai quasi milionaria. Con in sulky Torbjorn Jansson che aveva condotto la figlia di Varenne alla vittoria nel recente Sundsvall Open Trot gruppo 1 a Bergsaker, si é imposta in 1.13. sui 2100 metri, precedendo Magic Queen (P. Korpi) e Elegance Kemp (E. Mollanen).
La carriera internazionale di Lisa America s’arricchisce dunque di un altro importante traguardo, ora si é imposta nelle tre nazioni del Nord Europa: Svezia, Norvegia e Finlandia. Oltre ai successi ottenuti in Italia (9 gran premi più l’Eliminatoria del Derby) e in Francia dove Lisa vinse il Prix de Milan 2009 a Enghien.

FARSI FARE LA FESTA

C’è chi scherza con il fuoco e chi assiste al rogo immaginando che le fiamme siano controllabili. Invece tira un’aria insidiosa, che le alimenta e diffonde. Il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, ha fatto bene a definire “squadristi” quanti hanno impedito a Raffele Bonanni di parlare. Ma è la seconda volta che accade, in quella stessa festa di partito, e quando fu costretto al silenzio il presidente del Senato, Renato Schifani, il capo dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, disse: “sto con i contestatori, che sono difensori della legalità e onesti cittadini”. Leoluca Orlando Cascio, esponente di molti partiti e, al momento, italovalorista, aggiunse che non era grave la contestazione, ma il silenzio di Schifani sulle accuse che gli vengono rivolte (non dalla magistratura). Sicché Bersani dovrebbe stare attento, quando dice di non volere controllare la gente che assiste agli incontri, perché il problema politico è relativo a quelli con cui è alleato.

giovedì 9 settembre 2010

UN NOBEL PER LA PACE ANCHE A HILLARY

THEO OUT FOR SIX WEEKS


The International break has served up a hefty right hook to go with yesterday’s sneaky left jab, with news emerging that Theo Walcott’s ankle injury, sustained against Switzerland on Tuesday night, is worse than first thought.
Three times worse, in fact.
Indeed, reports are that that Theo sustained ligament damage and will be out for six weeks, meaning a (hopeful) return to action at around about the same time as Robin van Persie, who sustained the same injury.

"DICEMBRE" ANTICIPATO

La maxitransazione da 100 milioni con il Fisco per l'eredità occulta dell'Avvocato Agnelli e per l'opa Exor del 1999, che avrebbero procurato un tesoretto di circa 1,4 miliardi all'estero, sta creando malumori fra i numerosi rami della famiglia torinese, riuniti nell'accomandita Giovanni Agnelli & C. sapa.
Tanto è vero che la prossima settimana, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza da fonti autorevoli, si terrà a Torino un board informale dell'accomandita, una sorta di summit ristretto dei rappresentanti delle varie famiglie in cui si è ramificata la discendenza Agnelli.
Sicuramente parteciperà il presidente di Exor e dell'accomandita, John Elkann, che con la Dicembre ss ne è anche il primo azionista con oltre il 30%, quasi certamente gli uomini vicini all'Avvocato come Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, quindi gli esponenti delle famiglie Agnelli, Rattazzi, Nasi, Camerana, Furstenberg.
Elkann dovrà spiegare i dettagli dell'accordo con il Fisco e le modalità di pagamento. Che rischia di incidere sull'utile del 2010 e di conseguenza sul flusso di dividendi che dall'accomandita arrivano direttamente agli circa cento familiari accomandanti.

COSTITUZIONE ALLA CARTA

Si rilasciano, a cuor leggero, patenti d’analfabetismo costituzionale. Ed è sempre bello vedere che c’è chi s’appassiona alla Carta, anche dopo averne a lungo contestato alcuni contenuti, magari transitori e finali, o dopo averla letta tutta d’un fiato, avendo scarse doti per l’apnea. Ma vorrei fare osservare che, eventualmente, porre al Presidente della Repubblica il problema apertosi con il presidente della Camera dei deputati non solo non è improprio, ma del tutto legittimo. Si può discutere la saggezza o la produttività di una tale questione, ma non la sua legittimità. La ragione di ciò si trova scritta proprio nella Costituzione, se solo si avesse l’amabilità di leggerla per intero, senza ingollarla a spizzichi e bocconi.
Devo premettere, per onestà e chiarezza, che non ho la minima idea se aprire quel tipo di discussione fosse nell’animo del presidente e del vice presidente del Consiglio. Non mi è sfuggito, però, che autorevoli quotidiani hanno aperto un contemporaneo e per nulla innocente fuoco di sbarramento, come se sollecitati da un non taciuto disagio del Colle più alto. Dal Quirinale, del resto, non sono mancati ripetuti, insistiti e significativi ricorsi a quella che s’usa chiamare “moral suasion”, ove il ricorso all’idioma straniero segnala una certa difficoltà nel qualificare l’azione con vocaboli nostrani.

mercoledì 8 settembre 2010

L'OMAGGIO A SHOYA

Shoya Tomizawa è stato uno dei raggi di sole nel paddock e nel suo team. Non ha mai perso l'occasione di dedicare un sorriso o un 'ciao' a nessuno di quelli che incontrava. Gli piaceva divertirsi con i suoi colleghi, ma era anche un pilota molto professionale che è stato vivace e completamente concentrato sullo sviluppo della sua moto dopo ogni uscita. Tutti sono rimasti impressionati dal suo talento e dal suo raffinato stile di guida. Ha lavorato duramente per dare il massimo non solo per sé ma per tutti nella sua squadra, che era diventata una seconda famiglia con cui ha trascorso la maggior parte del suo tempo libero tra le corse.
Non abbiamo solo perso un pilota di talento, abbiamo perso un amico e un figlio che irradiava la gioia di vivere e di trasmettere una buona sensazione a tutti quelli intorno a lui. Questo rimarrà sempre nei nostri ricordi.
Scriviamo queste righe come un ringraziamento a tutti coloro che ci hanno inviato messaggi di cordoglio in queste ultime ore. Attraverso questi messaggi abbiamo ottenuto una grande sensazione di calore. Tale grande sostegno dimostra che Shoya non era solo apprezzato dalla sua famiglia e dagli amici, ma da molti di più.
Senza Shoya nulla sarà come prima, ma grazie alla sua passione per lo sport e all'incoraggiamento della sua famiglia, il team Technomag-CIP continuerà la sua avventura e le sfide in Moto2.
I suoi genitori ci chiedono di mantenere il suo sorriso ed il suo sguardo malizioso nella nostra memoria, e ricordare che egli è morto facendo quello che amava.
Cordialmente,

Anche Claudio Costa ricorda Shoya

NOBEL PER LA PACE / 58

I missili sganciati dai droni di Obama in Pakistan continuano a ritmo incensante.
Oggi quattordici le vittime.
In questo 2010 gli attacchi sono stati 57. Nel 2008, ai tempi di Bush, erano stati 36.

NOBEL PER LA PACE / 57

US strike kills 5 in al Qaeda haven in North Waziristan
US Predators conducted the fourth strike in Pakistan in four days in a region that is a known hub for al Qaeda's top leadership.
Unmanned Predators or the more deadly Reapers fired two missiles today at a vehicle in the village of Khar Qamar in the Datta Khel region in North Waziristan.

RIVOLUZIONI SCOLASTICHE

Se non facciamo la rivoluzione, nel mondo dell’istruzione, e se non ci sbrighiamo a farla, ci ritroveremo sempre più poveri e marginalizzati, con i nostri ragazzi emarginati dalla competizione globale. Quando, con i test Pisa, si fotografa la capacità di trasmettere cultura e conoscenza la pellicola resta impressionata dall’ignoranza. Siamo in fondo alle graduatorie dei Paesi sviluppati. Quando, con i dati Ocse appena resi noti, si fotografa la spesa il rullino riporta una serie di assurdità e sprechi. Eppure, proprio questi ultimi numeri contengono, per contrasto, la soluzione e la via d’uscita.
Se si prende il solo parametro della spesa pubblica destinata all’istruzione, calcolata in percentuale sul prodotto interno lordo, se ne traggono conseguenze completamente sbagliate. L’Italia è ferma al 4,5 mentre la media Ocse è del 5,7. Negli Stati Uniti spendono il 7,6. Messa così non resta che constatare la nostra spilorceria istruttiva, la costante (nel tempo) miopia formativa e la necessità di aumentare la spesa. Errore, perché se mettessimo più soldi, senza fare la rivoluzione, sarebbero buttati via.
L’80% della spesa se ne va in stipendi dei docenti (la media Ocse è inferiore di 10 punti), che, però, se si guardano le buste paga, sono sotto pagati. Un docente della scuola superiore comincia la carriera con circa 28 mila euro e solo alla fine arriva a 44 mila. La media Ocse segnala un inizio con 35 mila euro, che diventano 54 mila dopo 24 anni, e non dopo 35, come da noi. In Germania quei professori cominciano con 51 mila e arrivano a 72 mila dopo 28 anni. Anche qui, se ci si limita a leggere questi dati, non resta che una ricetta: spendere e pagare di più. Ma sarebbe sbagliato.

martedì 7 settembre 2010

L'AMERICA E' AL NORD

Lisa America si trova bene in Nord Europa e pensare che doveva essere acquistata da Stig Johansson per portarla nel suo centro d’allenamento svedese. Acquisto sfumato e forse qualche rimpianto da parte dei mancati acquirenti.
L’allieva di Jerry Riordan ha vinto due corse importanti in Nord Europa: prima l’Oslo Grand Prix e di recente il Sundsval Open Trot in Svezia. Tornerà in pista giovedì 9 settembre a Kouvola in Finlandia per quello che si prevede debba risolversi in un allenamento pubblico contro avversarie inferiori e in una corsa sui 2100 metri con dotazione di 22 mila euro. In sulky Torbjion Jansson.
Pochi soldi per Lisa che è ricca e ormai vicina al traguardo del milione di euro vinti in carriera. L’occasione per varcare il limite del milione sarà il prossimo Aby Stora Pris , corsa sul tipo del Campionato Europeo di Cesena, con 2 batterie e un’eventuale finale testa a testa .
Il prossimo obbiettivo della figlia di Varenne e colori della Guida Italia e che tenterà di imitare Garland Kronos, vincitore di questa corsa nel 2008 battendo nel match finale il francese L’Amiral Mauzun.

BUSSOLA ISTITUZIONALE

C’è chi, specialmente commentatori tradizionalmente schierati a sinistra, ha colto nelle parole di Gianfranco Fini un’encomiabile tensione istituzionale, una giusta preoccupazione per gli equilibri costituzionali. A me sembra l’esatto contrario: le sue tesi sono politicamente legittime, la sua denuncia di scarsa dialettica e democrazia interna al partito che lo ha eletto è fondata (magari poteva accorgersene prima, magari poteva considerare che egli stesso dirigeva in quel modo il suo partito), ma il ruolo che ricopre non è quello dell’agitatore politico, perché la maggioranza elettorale lo ha portato a presiedere la Camera dei Deputati, ovvero a svolgere una funzione di garanzia istituzionale. So che, da diversi anni a questa parte, è invalsa la comica abitudine di sostenere che una persona può parlare dalle 9 alle 12 come libero pensatore, dalle 16 (dopo la pausa pranzo) alle 20 come ministro o presidente e, dopo le 23, come capo politico. Ma sono casi umani, sia quanti lo sostengono che quanti ci credono.