...il Rock lo preferisco corretto Blues

domenica 31 ottobre 2010

ESTORIL: LA GARA


Dalla pressione il muro che divide i due box del Fiat Yamaha Team rischiava di cadere. Ancora una volta in pista, e non a parole, Jorge Lorenzo Vs Valentino Rossi, il duello che ha condizionato e contraddistinto la top class del motociclismo nell’ultimo biennio. Inutile spiegare l’importanza di vincere questo confronto, anche per una sola gara, anche per soli 28 giri del Circuito di Estoril.

SU "FB" SI E' GIA' VOTATO

I repubblicani hanno 3,38 milioni di fan su Facebook contro gli 1,39 milioni dei democratici. Questo il primo risultato certo in attesa mercoledi mattina (in Italia) del risultato ufficiale delle elezioni di Midterm che vedono il rinnovo di tutta la Camera dei rappresentanti, 37 su 100 senatori e altrettanti governatori .

HIGHLIGHTS: ARSENAL 1-0 WEST HAM

REPORT: ARSENAL 1-0 WEST HAM

NOTAI DA CANCELLARE

Basta bandire un concorso pubblico che subito si mette in moto una delle grandi macchine produttive italiane: la fabbrica della raccomandazione. Eppure i concorsi senza trucco e senza inganno non solo sono possibili, ma è anche facile organizzarli. Alcune di queste esercitazioni collettive, come l’esame per l’ammissione all’albo dei notai, su cui è fiorito l’ultimo intrallazzo, meriterebbero una soluzione ancor più radicale: vanno cancellate. Non servono, non garantiscono alcun beneficio al Paese, sono utili solo a chi li passa, per accedere ad una rendita di posizione.
Si sta svolgendo un concorso a Napoli (è ho detto tutto), per posti da assegnarsi nell’amministrazione comunale (e ho aggiunto più di tutto). La gestione è stata affidata a Formez Italia, con lo scopo di sbarrare la strada a spintarelle e imposizioni. Le domande sono scelte dal computer, davanti a tutti, fra le tante già pubblicate nel sito internet, ove i candidati diligenti hanno potuto esercitarsi. Il computer corregge i compiti e assegna i voti. Funziona. Al punto che l’assessore responsabile dell’operazione s’è dimesso. Volendo, quindi, le cose possono essere fatte bene.

TRE PROBLEMI D'ETICA

Il problema c’è, eccome. Non serve a nulla darsi arie da uomini di mondo, negandolo o irridendolo, perché al mondo bisogna saperci stare, e riconoscerlo. L’ennesima storia di sesso e politica passerà invano, esponendoci tutti al ludibrio globale, se non saremo capaci di coglierne gli aspetti d’interesse collettivo. Il problema esiste, anzi, sono tre: di etica privata, civile e politica.
Dell’etica privata non mi occupo. Ciascuno fa quello che gli pare, posto il libero e responsabile consenso degli interessati. Le questioni private ciascuno le risolve con sé stesso, con l’idea che ha di sé. Nella sfera privata rientrano anche i familiari, naturalmente, ma ci sono famiglie dove ci si detesta senza alcun bisogno di divagazioni sessuali. Chi s’impanca a giudice degli altri, solitamente, non ha risolto il rapporto con quelle che vive come proprie colpe. Non mi riguarda.
L’etica privata può anche essere discussa con il parroco, con ogni altro assistente spirituale, come con un professionista che t’ascolta a scrocco. Libere scelte, non sindacabili. Dal pulpito capita spesso che s’impartiscano lezioni e direttive morali. E’ legittimo. Ascolta chi crede. Come è legittimo che le pubbliche autorità vigilino sulle attenzioni riservate ai bambini, mentre i fedeli adulti si regolano in proprio. Senza offesa, ma la sessuofobia genera mostri.

I RECORD DA BATTERE SONO FINITI

sabato 30 ottobre 2010

ESTORIL: POLE POSITION


Con l’annullamento delle qualifiche ufficiali della MotoGP a Estoril la griglia di partenza del Gran Premio del Portogallo, penultimo atto della stagione 2010, è stata determinata dall’esito dei tre turni di prove libere. La “combinata” dei tempi ha così proposto Jorge Lorenzo in pole position, la 42° in carriera, 16° in MotoGP e settima stagionale. Il Campione del Mondo 2010 ha spiccato il miglior tempo in 1’48″522 nella seconda sessione di prove libere, il turno più “asciutto” del weekend.

LISA CUZZULIMI

DIVIDED GOVERNMENT

Lo scrive Christopher Caldwell, attraverso la copertina del Book review del New York Times di questa settimana.
Sarà dunque coabitazione tra la Casa Bianca guidata da un partito e il Congresso da un altro?
Camillo ce lo racconta.

50 ANNI

MATCH PREVIEW: ARSENAL - WEST HAM



DISCORSO AL PARLAMENTO

L’idea di rivolgere un discorso al Parlamento, in tema di giustizia, è ottima. Semmai tardiva. Il presidente del Consiglio avrebbe già dovuto farlo da tempo, legando le riforme all’enunciato disegno politico. Fin qui è mancata la visione d’insieme, la coerenza e la tenacia delle riforme complessive, procedendo invece al ritmo sincopato delle urgenze e delle scadenze processuali. Attribuirne le colpe e distinguere le responsabilità è importante, ma si deve stare attenti a non cadere nel dilemma dell’uovo e della gallina. E’ ora di far la frittata.
Rivolgersi al Parlamento significa anche rivolgersi al Paese, cui è dovuta una spiegazione. Impostare un discorso programmatico serve a non farsi inforchettare nella confusione fra riforme necessarie e tamponi urgenti, destinati ad evitare esiti processuali particolari, sebbene rilevanti. La sede parlamentare è la più opportuna, perché è lì che si deve riprendere a difendere la sovranità popolare, anche con la ragionevole tutela degli eletti dalle iniziative giudiziarie. Una qualche forma d’immunità è prevista in tutte le democrazie, senza che questo intacchi l’uguaglianza dei cittadini innanzi alla legge. Da noi, invece, ci si sta avvitando in un dibattito assurdo sullo scudo, limitandolo troppo nei soggetti da proteggere e subordinandolo troppo a stramberie politicanti (che senso ha stabilire l’impossibilità di usarlo per più di un mandato? allora tanto vale dire che non può esserci riconferma in quell’incarico, il che ci renderebbe una democrazia unica, e anche ridicola).

SOMMA E TOTALE

A regolare l’equilibrio fra economia e politica ci sono, oggi, due addizioni. Per comprendere la ritrovata sintonia fra il ministero dell’Economia e la Banca d’Italia, come la convergenza con la mini riforma dei trattati europei, occorre valutare quelle due operazioni aritmetiche. Si potrebbe dire, con il principe de Curtis: è la somma che fa il totale.
La prima addizione riguarda gli addendi della disoccupazione. La percentuale d’italiani che cercano lavoro e non lo trovano è dell’8,5. Un risultato che il governo sbandiera come positivo, visto che è al di sotto della media europea. La Banca d’Italia, però ha messo infila altri addendi, spiegando che questa è la condotta seguita in Europa: i disoccupati, più i cassintegrati, più gli scoraggiati. Quindi non solo chi cerca lavoro e non lo trova, ma anche chi aveva un lavoro e oggi riceve un sussidio per non lavorare, cui si aggiungono quanti neanche lo cercano più, avendo perso la speranza. E si arriva all’11%. Come la Francia, meno del Regno Unito, più della Germania, ma addio al risultato inferiore alla media eruopea. Il governo reagì bruscamente, definendo “ansiogeni” quei dati. Noi criticammo la reazione, perché non ha molto senso prendersela con i numeri. Semmai è nella composizione della somma che si deve cercare la via d’uscita. E’ vero, infatti, che gli ammortizzatori sociali hanno funzionato, ma è anche vero che non possiamo permetterci di ballarci sopra ancora a lungo senza scassarli, o senza farne ricadere il costo sulla fiscalità generale (e da qui si va alla seconda addizione, ci arrivo).

venerdì 29 ottobre 2010

MEGLIO GLI ORACOLI

Quel quotidiano che con le sue inchieste ha garantito, ossigenato e sorretto l'intera Calciopoli, ha preferito, nel giorno dell'ennesima e noiosissima udienza presso l'aula 216 del Tribunale di Napoli, lasciare per diverse ore la notizia della scomparsa del polpo Paul, l'oracolo dei mondiali, censurando Calciopoli.

NOBEL PER LA PACE / 73

Terzo attacco missilistico obamiano in Pakistan nel giro di due giorni. Questa volta 7 morti, 2 i feriti.

GUERRA CIVILE ISTITUZIONALE

Inviamo un messaggio chiaro ai giovani: se non sei un criminale, al Ros (Reparto operativo speciale) dei Carabinieri non ti pigliano, quindi è inutile fare domanda. L’ex comandante, Mario Mori, è accusato di concorso esterno con la mafia. L’attuale comandante, Giampaolo Ganzer, è stato condannato a quattordici anni di galera, in primo grado, quale trafficante di droga. Spero, con queste parole, di avere donato serenità ai tanti italiani che, poveri illusi, credono nello Stato e nella giustizia. Ora, invece, mi rivolgo agli italiani che cercano di capire quel che sta succedendo: è in corso, da anni, uno scontro durissimo fra apparati dello Stato. Una guerra civile interna alle istituzioni.
La guerra non è segreta, né nascosta. Si svolge sotto gli occhi di tutti. Salvo che pochi sono in grado di capirla. Gli altri, la gente per bene che spera di potersi fidare, chiede solo di applaudire i veri combattenti contro la mafia. Ma non hanno ancora finito di battere le mani a uno che già arriva l’accusa del contrario. Allora applaudono chi li accusa, e poi vengono a sapere, con le mani ancora rosse, che le cose stanno diversamente. Io stesso ho tante volte scritto di queste cose, cercando d’essere il più lineare e semplice possibile. Poi ricevo messaggi dei lettori: in queste cose siciliane non ci si capisce un accidente. Lo ammetto, sono complicate. Ma non sono siciliane.

giovedì 28 ottobre 2010

NE' ZUCCHE NE' RATTI

Leggo in un forum: "E' parecchio tempo che questa domanda mi frulla in testa. Perchè è chiaro che prima o poi si arriverà alla fatidica questione esplicitata o "sottobanco".
Sì lo so, i sogni son desideri cantava qualcuna (che però a mezzanotte si svegliava mezza nuda sopra una zucca con dei ratti a tirarla), e piacerebbe a tutti vedere la nostra bacheca con i 29 pargoli, il bilancio con una voce "entrate straordinarie" a 8 zeri e una certa "banda di malfattori" spedita a Caltagirone (per vedere che "magnifica esperienza è ritornare simpatici alla gente").
Ma voi, più realisti del re, cosa vi aspettate all'ultimo giro di pista?".
Non ho potuto fare a meno di scrivere. Niente!

ABBANDONATO E CRITICATO

Donne, cattolici, poveri e indipendenti, secondo un sondaggio del NYT, hanno abbandonato Obama. Il Daily Beast, invece, scrive che gli attacchi all'inquilino della Casa Bianca sono diventati oramai un businnes, infatti la conta dei libri critici nei suoi confronti è salita a 46, contro, nei primi 24 mesi di mandato, gli 11 di Bill Clinton e i soli 5 di George W. Bush.

GIUSTIZIA AGGHIACCIANTE

In un Paese in cui una procura suppone che il capo del Ros dei Carabinieri sia complice della mafia ha un senso parlare di giustizia? La procura che ha già accusato altri collaboratori di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di avere favorito i mafiosi ed essersene serviti, salvo poi vederli assolvere “perché il fatto non sussiste”. E’ lo stesso Paese in cui ogni riforma della giustizia passa nel tritatutto dello scontro fra potere legislativo e ordine giudiziario, sicché chiunque ci metta mano finisce sul banco degli accusati o degli appestati, magari con il signor procuratore che va a fare il parlamentare. Ed è lo stesso Paese in cui il Parlamento lavora ad una riforma dell’ordinamento forense, la legge che regola la professione degli avvocati, riuscendo a fare dei passi indietro rispetto alle timide innovazioni introdotte. E’ il Paese delle corporazioni e delle trame, degli interessi minuscoli che campano all’ombra di guasti maiuscoli. Un Paese culla del diritto, ma con una tendenza impressionante all’infanticidio.

VICOLO CIECO

In molti guardano, increduli, verso Silvio Berlusconi: davvero è disposto a farsi massacrare lentamente, facendo finta di non accorgersi che la maggioranza non c’è più? davvero non riesce a ribaltare una situazione in cui a lui imputano praticamente tutto, tenendolo a rosolare sui carboni delle procure, mentre ad altri contestano (riservatamente) solo reati inesistenti (lo scrivemmo), in modo da poterli archiviare con rivelatrice celerità? Il sistema politico, con appresso i commentatori che ne fanno parte, s’è così abituato a dipendere da quest’uomo che non riesce più a vederne i limiti e gli errori. Gli adepti gli attribuiscono poteri magici, gli avversari attitudini demoniache, sicché non ragionano più sulla realtà, ma attendono il prodigio, il colpo d’ala, la trovata, la predellinata. Insomma: la berlusconata che cambi tutto. Intanto non ci s’avvede che è la democrazia a subire il danno.
Il Berlusconi d’oggi non ha molte alternative. Saprà giocare con intelligenza e spericolatezza le sue carte, come al solito, ma son pur sempre quelle del mazzo. Chi gli consiglia guerre e rotture sottovaluta quanto sia sfilacciato il tessuto istituzionale e sociale, sopravvalutando le sue doti d’incantatore. Chi gli consiglia prudenza e cuciture sottovaluta gli sbreghi già prodottisi, sopravvalutando la convenienza della permanenza. Gli uni e gli altri puntano sulle sue vanità e sulle sue paure. Lui, come al solito, proverà ad utilizzare razionalità e coraggio. Il guaio è che la gran parte del tempo è passato, ed è stato sprecato.

HIGHLIGHTS: NEWCASTLE 0-4 ARSENAL

REPORT: NEWCASTLE 0-4 ARSENAL

mercoledì 27 ottobre 2010

POI DICONO CHE CI FANNO LE BARZELLETTE

C'è chi indaga leggendo la Gazzetta e chi guardando il Chiambretti Night.

VERSO L'ORSI MANGELLI FILLY


NOBEL PER LA PACE / 72

Altri due attacchi missilistici obamiani in Pakistan. Sei le vittime. Nel primo 2, nel secondo, a dodici ore di distanza, 4.

LO STILE JUVENTUS, QUELLO VERO

"Una volta accertata la correttezza della società negli anni in questione potremmo avanzare la richiesta di riassegnazione dei titoli" (Andrea Agnelli).
Un concetto breve e preciso che non lascia spazio ad altre considerazioni, quello che l'attuale Presidente bianconero ha voluto esprimere apertamente durante la sua prima assemblea degli azionisti del club, un concetto che non fa una piega sul volere dell'attuale numero uno di Corso Galileo Ferraris. Parole che hanno un solo ed unico comune denominatore: difendere la storia. Niente nomi, e ci mancherebbe, semplicemente la correttezza della società, perché fino a prova contraria, in quelle aule dello stadio Olimpico di Roma, fu celebrato un aborto giuridico, utile a far retrocedere la Juventus e a spianare la strada a chi, onestamente, si dichiarava schifato per quanto era emerso.
Identici concetti che la nostra Associazione ha da sempre "sponsorizzato", senza falsi paladini pronti a vestirsi di bianconero per i propri scopi.
E all'assemblea, per il quinto anno consecutivo, eravamo presenti anche noi, con le parole del nostro Presidente, che ha ribadito, una volta di più, l'unico volere, e motivo di vita, della nostra Associazione: "Fino ad oggi, in totale assenza di un gruppo dirigente che avesse realmente a cuore i nostri colori ed i suoi tifosi, è toccato a noi - solo a noi - di Giùlemanidallajuve contrastare le inique sentenze sportive, ed avviare, quindi, azioni legali nei tribunali nazionali e comunitari.".
"Abbiamo sempre operato - ha proseguito Giuseppe Belviso -  nell’interesse dell’unico bene primario che ci accomuna: la Juventus. Giùlemanidallajuve non ha prime donne, non esiste alcuna smania di arrivismo o personalismo (fenomeno purtroppo molto diffuso), rappresentiamo solo la fulgida espressione di un agguerrito gruppo di persone perdutamente innamorate di una Vecchia Signora. Esprimiamo totale consenso nei confronti del nuovo management, con particolare riferimento al Dott. Agnelli. Il passato dissenso non è mai stato il risultato di semplici preconcetti: in realtà i fatti ci hanno dato sempre ragione. Sono stati sufficienti invece pochi mesi per poter apprezzare l’attuale competenza, la professionalità, ma soprattutto l’amore per quella maglia e quel blasone che tanto ci sono cari. In una sola parola, si può ben ribadire: è tornata la Juventus.".
Tutto questo è quello che qualcuno, inopinatamente, pensava di aver acquisito, tutto questo, invece, è qualcosa che si ha o non si ha. Noi, semplicemente, lo chiamiamo stile, lo stile Juventus, quello vero.

MASSIME

MENO 7

Oggi la Camera è composta da 255 Democratici, 178 repubblicani, 2 seggi vacanti. Il Senato oggi è composto da 59 democratici (2 indipendenti) e 41 repubblicani. I governatori oggi sono 26 democratici e 24 repubblicani.
Sondaggi e previsioni di oggi. Si vota il 2 novembre
In generale si prevede una triplice vittoria dei repubblicani, alla Camera, al Senato e negli Stati. I democratici dovrebbero perdere la maggioranza alla Camera e tenere il Senato nonostante la batosta. Gran ribaltone tra i governatori.

ALLA FINE DI UN CICLO

La fabbrica del governo tecnico lavora a pieno regime. Le potenziali alleanze vanno dagli ex fascisti agli ex comunisti, passando per i parlamentari della maggioranza che non hanno nessuna voglia di mettere a rischio il loro posto. La Confindustra di Emma Marcegaglia porta il suo contributo e il tempo si consuma, perché alle viste della sessione europea sui bilanci (aprile prossimo) non ce ne sarà più per regolare i conti politici interni. Il guaio di una simile formula è che nessuno l’ha mai votata. Il che, in democrazia, non è un dettaglio.
Alle crisi di governo gli italiani sono abituati, non se ne crucciano più di tanto. La scelta è, del resto, fra la caducità degli esecutivi e la loro stabilità senza operatività. Due mali. Anche le elezioni anticipate non sono una novità, e se aumenta il numero di quelli che non partecipano ciò si deve a cause diverse dal clima della domenica prescelta. Ma qui si ha l’impressione d’essere arrivati a qualche cosa di più di una crisi o di uno scioglimento. Si ha la sensazione d’essere arrivati alla conclusione di un ciclo, all’agonia della seconda Repubblica, ufficialmente mai nata. E se anche non accadesse nulla, non per questo la sensazione si dissiperebbe. Anzi.
Impensierisce l’idea che possa essere ancora lunga la stagione in cui si crede che il logoramento di Silvio Berlusconi sia il necessario preludio ad un non meglio definito “nuovo”. Stagione prolungata dal fatto che il presidente del Consiglio mostra di temere le elezioni più di quanto non sappia utilizzarle per frenare il disfacimento. Mentre i suoi avversari si comportano come disperati, pronti ad ogni sfregio costituzionale pur di prevalere nei palazzi, non sapendo prevalere nelle urne.

MATCH PREVIEW: NEWCASTLE - ARSENAL


martedì 26 ottobre 2010

VINCENNES - MEETING D'HIVER 2010 - 2011

Si parte, il Meeting d'Hiver parigino è alle porte, di seguito le date più importanti.

20-11-2010 Bretagne 4-9 anni
11-12-2010 Bourbonnais 4-9 anni
12-12-2010 Criterium 3 anni
26-12-2010 Criterium Continental 4 anni
02-01-2011 Bourgogne 4-10 anni
16-01-2011 Belgique 4-10 anni e Tenor de Baune 6 anni
23-01-2011 Cornulier 4-10 anni montato
29-01-2011 Luxembourg 5-10 anni
30-01-2011 Amerique 4-10 anni
13-02-2011 France 4-10 anni
20-02-2011 Paris 4-10 anni
27-02-2011 Criterium des Jeunes 3 anni
05-03-2010 Prix de Selection 4-6 anni

ITALIA, DI TERRA BELLA E UGUALE NON CE N'E'

E' arrivata, senza nemmeno fare troppo rumore, quello era iniziato, come solito fare in questo paesello, in diretta televisiva; prima, durante e dopo il consumare gli avanzi del pranzo domenicale.
Milos Krasic salterà le gare contro il Milan e il Cesena, squalificato dal giudice sportivo perché ritenuto responsabile di simulazione in relazione all'episodio che l'ha visto protagonista domenica sul terreno del Dall'Ara di Bologna.
Per arrivare a tutto questo, come detto, sono bastate alcune ore di violenza mediatica, citate anche da un Presidente che si è messo a difendere la Juventus.
Ora, però, faccio una domanda, perché proprio non ci arrivo: Giampaolo Tosel, il giudice che fa ricorso alla prova tv, si muove, per svolgere il proprio lavoro, in autonomia oppure a seconda di cosa, diplomaticamente, dicono in televisione?
E' bello notare che in otto giornate di campionato, l'unico giocatore ad avere simulato sia stato Milos Krasic, che in ottanta (80) partite disputate, nessuno si sia reso responsabile di simulazione.
Avevano ragione loro: oggi il calcio è più pulito; aveva ragione Mino: "Italia, di terra bella e uguale non ce n'è".

NON "CONVOCATO"

Ne ho già scritto qui, qua sotto, invece, ci sono le immagini.

PRIMA O POI

"Prima o poi si dovrà fare luce su questo modo di condurre le indagini". Con queste parole, l'Avv. Prioreschi legale della difesa Moggi al processo dei "ventiquattro", ha definito inspiegabile la non trascrizione delle telefonate, per le gare indagate, contenute nei cd.
Prima o poi si dovrà fare luce anche su come sia stato possibile, sulla base del niente, retrocedere la Juventus in serie B; prima o poi si dovrà fare luce su come si sia mossa la linea difensiva juventina all'interno delle aule dello stadio Olimpico di Roma, e perché.
Prima o poi si dovrà fare luce. Io ci metterei un bel "si dovrebbe", a un condizionale non ci si rinuncia mai.
Celermente, invece, sarà squalificato Krasic, perché reo di simulazione, all'interno di un'area di rigore. E prima o poi, questa "regola", sarà applicata anche agli altri. Lo compriamo un altro condizionale?

ASSEGNATELO AD ASAMOAH GYAN

E' uscito l'elenco, stamane, dei giocatori che parteciperanno alla prossima elezione del Pallone d'Oro stagione 2010. I capitani e i ct delle nazionali, più una giuria di giornalisti internazionali selezionata da France Football, eleggerà il miglior giocatore del 2010, assegnandogli il Pallone d'Oro. La cerimonia è in programma a Zurigo il 10 gennaio 2011 e nella stessa serata si assegneranno il Premio FIFA/FIFPro World XI, il Premio Puskas e Premio Fair Play della Fifa. Il 6 dicembre la Fifa e France Football, in una conferenza stampa in programma a Parigi, ridurranno la lista dei 23 candidati a soli tre giocatori.
La lista comprende, tra gli altri, Diego Forlan (attaccate dell'Atletico Madrid), Philipp Lahm (difensore del Bayern Monaco), Mesut Özil (centrocampista del Werder Brema ora al Real Madrid) e Asamoah Gyan, attaccante del Sunderland.
Nella selezione, però, non è stato inserito l'uomo che nell'ultima edizione della Champions League ha siglato i due gol che hanno deciso la finalissima di Madrid (6 le reti totali), che ha realizzato, in 50 gare giocate, la "pochezza" di 30 gol, portando in casa neroazzurra, nella stagione appena conclusa, una storica triplete. Il 10 gennaio, visto che ci siete, assegnate il Pallone d'Oro a Gyan, attuale bomber del Sunderland.

FANTAPRESIDENTE

Heilemann, l'analista del New York, scrive di tre scenari: Il primo è l'elezione di Bloomberg alla Casa Bianca, se la crisi dovesse durare e l'America decidesse di affidarsi a un tycoon dell'informazione finanziaria. Il secondo, come ai tempi della vittoria di Bill Clinton, è il successo di Obama, perché la base democratica resterebbe comunque solida intorno al 40 per cento, così come quella repubblicana, lasciando a Bloomberg le briciole del centro.
Il terzo scenario è il più probabile, il più scandaloso, il più drammatico. Sarah Palin manterrebbe gli stati del sud conservatore. Il fascino di Bloomberg, finanziato da un patrimonio personale senza fondo, potrebbe prevalere a New York e in California, in New Jersey e in Florida. Obama perderebbe i collegi elettorali necessari all'elezione. Nessuno dei tre candidati arriverebbe al quorum di 270 grandi elettori. La palla passerebbe alla Camera, quella che dopo le elezioni di metà mandato della settimana prossima quasi certamente sarà controllata dai repubblicani. Buongiorno, presidente Palin.

L'URTICANTE MARCHIONNE

Le parole di Sergio Marchionne, circa la miseranda condizione competitiva dell’Italia, possono essere sezionate, valutate, lette alla luce delle tante volte in cui i contribuenti hanno salvato la Fiat, annacquate, temute o occultate, ma hanno una urticante caratteristica: sono vere. Le reazioni della politica sono altezzose o pensose, con il balletto del partito preso già in tutù (Fini già volteggia e gli manca solo il pugno chiuso), ma hanno una cosa in comune: fanno finta di non capire che è in gioco la sorte degli stabilimenti Fiat in Italia. Mica solo Termini Imerese, già avviato alla chiusura, ma direttamente Mirafiori.
A Marchionne si può rispondere che i bilanci della Fiat andrebbero meglio non solo senza l’Italia, ma anche senza tutta quanta la produzione di autovetture in Europa, visto che i conti produttivi sorridono a parlare di trattori, camion e macchine brasiliane. Come si può rispondere che se egli ha trovato un’azienda mal messa, ma grande abbastanza da potere avere un ruolo nel mondo, lo deve al fatto che gli italiani si sono tassati, per decenni, in modo da reggerla in piedi. E non c’entrano i prestiti restituiti, perché quelli sono convissuti con una lunghissima storia di superbolli contro il diesel (quando la Fiat non ne produceva) e rottamazioni. Rispondere in questo modo serve a ripassare la storia, ma è del tutto inutile nel presente.

lunedì 25 ottobre 2010

THE OWNERS TROPHY 2010

VERSO L'ORSI MANGELLI


Batterie e numeri completati per l'Orsi Mangelli edizione 2010. Noi ci siamo, anche grazie a parecchie defezioni dell'ultimo momento, e all'estrazione dei numeri, la Dea bendata ci ha offerto uno splendido numero 1, utile, visto il campo partenti, per accedere alla finale e poter dire: io c'ero. In cabina di regia il "mio" numero 1. Della serie: cosa volere di più dalla vita? Un Gubellini, naturalmente.

GUERRA CULTURALE

La ridicolizzazione continua. Gli intellettuali liberal, ma anche molti conservatori, non vogliono credere che l’era della stupidità, come la chiamano loro, abbia preso il sopravvento nel paese. Sicché reiterano le accuse, complici le straordinarie inadeguatezze di alcuni candidati dei Tea Party. I comici Jon Stewart e Stephen Colbert hanno organizzato per sabato 30 a Washington la manifestazione Restore Sanity, ristabilire il buonsenso contro le stravaganze dei Tea Party. Ma dare di stupidi agli avversari non è detto che funzioni.

BERTOLASO E LE REGOLE

Non c’è alternativa a Guido Bertolaso, o, almeno così sembra. A lui tocca risolvere le emergenze e rispondere ai commissari europei che svillaneggiano l’Italia. Nel suo tornare nella trincea della spazzatura c’è la descrizione di uno dei problemi profondi del nostro Paese, cui nessuno è capace di porre rimedio: l’indeterminatezza dei poteri e delle responsabilità, il caos amministrativo, il coacervo di regole che induce solo al non fare niente. Il rimedio è Bertolaso, incarnazione della deroga e dei poteri assoluti. Salvo poi far finta di scandalizzarsi per quanto si era collettivamente voluto, salvo, quindi, mettere in conto a lui quel che è un guasto del sistema.
Ciò spiega la traiettoria della sua vita pubblica: prima osannato capo della protezione civile, apprezzato e utilizzato dai governi di diverso colore; poi responsabile di un numero spropositato d’emergenze, anche quando la supposta emergenza non consisteva in altro che nell’incapacità di far funzionare la normalità; quindi sottosegretario, incassando un importante riconoscimento politico; successivamente oggetto d’inchieste giudiziarie, con paginate e videate dedicate ai suoi presunti intrallazzi, fino alle presunta debolezza delle brache; ora nuovamente chiamato a far da rimedio. Il tutto senza soluzione di continuità, senza orrore per un ingranaggio che esalta e sputtana a giorni alterni, ma sempre incurante dei risultati e orbo sulle responsabilità. Già, perché da noi la forma e la sostanza non convivono, anzi: si detestano.

FIGHETTI / 1

Adesso è chiaro: non gli stiamo simpatici. Non è bastato nemmeno un 3-0 tra le mura del City of Manchester a chiarirgli le idee, non è bastato nemmeno mettere sotto una della "grandi" della Premier Legue per convincerlo che questa supersquadra moderna ha tutte le credenziali per lottare il titolo.
All'improvviso, il Manchester City, secondo Lui, non è una "big" (forse quel gol di Tevez lo deve aver reso insonne per alcune notti), perché in campo, ieri pomeriggio, non ha mostrato nulla di ambizioso, nulla di realmente competitivo, giungendo a questo appuntamento, da seconda in classifica, sfruttando solamente episodi e anche con un grosso aiuto delle decisioni arbitrali. Ecco spiegata, sempre secondo Lui, la vittoria dei Gunners, che si conferma ampiamente una squadra da primi tre posti, ma piena di difetti: assenza di cinismo (ieri, secondo Lui, un Chelsea, tanto per fare un esempio a caso, avrebbe segnato almeno il doppio dei gol), una manovra che si specchia troppo in se stessa, e una difesa capace di sbandare da sola anche in partite dominate come questa.
Però tre bei gol da "fighetti" li abbiamo fatti anche ieri.

OPINIONI TELEVISIVE

Krasic? Pensavo fosse una persona seria, invece è solo serbo” , queste sono parole di Maurizio Pistocchi, opinionista televisivo.
Questo è il mediocre livello del giornalismo italiano; questo è il motivo per cui la critica televisiva non può rappresentare una crescita culturale del mondo calcistico.
Non si tratta di un semplice far notare “un rigore che non c’era”, si tratta di alimentare la polemica e mettere in evidenza l’odio che da sempre il telecronista mostra verso i colori bianconeri.
E’ necessario affidare un lavoro di comunicazione che raggiunge così tanti tifosi e appassionati, a uomini che sappiamo distinguere il professionismo dal proprio tifo.
Un’altra brutta pagina di civiltà, alimentata anche da chi non pone un veto a certi modi di fare giornalismo sportivo.

HIGHLIGHTS: MANCHESTER CITY 0-3 ARSENAL

CAVILLO PAZZO

Il Presidente della Repubblica può tornarci e precisare quanto crede, può anche prendersela con noi che raccontiamo quel che vediamo, avvertendo che nella Costituzione non c’è scritto da nessuna parte che la più alta carica dello Stato possa intervenire nel processo legislativo, addirittura indirizzando le sue “profonde perplessità” (diciamo pure “veti”, se la lingua italiana non fa troppa paura) al presidente di una commissione parlamentare, tanto una cosa è certa: dopo il suo intervento, la legge nota come “scudo” viaggia su un binario morto. Questo prima ancora che le Aule abbiano potuto esaminarla, prima che i legislatori abbiano discusso, e senza alcun messaggio formale al Parlamento. Con tanti saluti alla Costituzione.
Il siluro quirinalizio, sparato con non troppa precisione ma dotato di devastante potenza, non deve indurre, però, a celare o attenuare i macroscopici difetti dell’iniziativa legislativa di maggioranza e governo, in tema di giustizia. A far finta di niente, o a dar spago alle tifoserie, si otterrà solo l’ennesima legislatura passata inutilmente. Insomma, guardate il bilancio: scudo da ritirare, intercettazioni al palo e processo breve in sonno. Un motore totalmente grippato. Certo, per le difficoltà che trova e per i bastoni che gli vengono lanciati fra le ruote, ma anche per l’incapacità di chi è addetto agli ingranaggi.

NAPOLI, ALZATI E RESPIRA

Forse non è chiaro, ma fra poco ci beccheremo multe e procedure d’infrazione, da parte dell’Europa, per colpa della spazzatura napoletana. Forse fa ridere, ma siamo anche accusati (decisione del governo Prodi) di avere illegittimamente dato soldi per agevolare la costruzione del termovalorizzatore di Acerra, che funziona a scartamento ridotto e potrebbe costarci una salatissima sanzione. Pagata, naturalmente, con i soldi di tutti. Quindi, non c’è solo il problema delle discariche, ma anche quello di scaricare politiche che producono emergenze permanenti e malgoverno immanente. Si devono fare funzionare gli inceneritori, ma si deve anche incenerire una cultura irresponsabile, che oscilla fra l’ignavia e la rivolta.
Sarebbe bastato seguire la processione della Madonna della Neve, a Torre Annunziata, per rendersi conto di quanto sia folle la situazione: striscioni contro le discariche retti da signori con la fascia tricolore, mamme allarmate per la salute dei figli, invocazioni alla Madonna “perché solo lei ci può salvare”. E’ questo quello che la società e la politica di questo devastato paradiso meridionale riescono a produrre, all’alba del secolo ventunesimo? E in quale secolo vivono, in quale mondo, i militanti che attendono gli autocompattatori al canto di Bella Ciao, al grido di “lotta dura”, avvolti nei drappi palestineggianti? Andrebbe posto un limite alla bestemmia: religiosa, storica e politica.

domenica 24 ottobre 2010

IL FUTURO E' LI'

Tre corse e tre vittorie, il primo centro classico, a Napoli nel Criterium Partenopeo. Anche oggi ha fatto tutto con molta semplicità, Owen's Club, partendo con gradualità, presentandosi al termine della prima curva e arrivando a traguardo con Pietro a gustarsi questo figlio di Duke of York. E' l'inizio, ci mancherebbe, a due anni si può essere tutto e niente, ma la prospettiva fa già sognare.
Nella stessa giornata è andato in scena il Freccia d'Europa, vinto da una superlativa Lover Power, in versione "tu dimmi quello che devo fare e io lo faccio!".


REPORT: MANCHESTER CITY 0-3 ARSENAL



THE ALLERAGE FARMS OPEN TROT 2010

BROGLIACCI

I nuovi brogliacci (war logs) pubblicati da Wikileaks raccontano che...

RECORD MACHINE


Mi ricorda, per quello fatto vedere nelle sue due prime uscite, un certo Viking Kronos, colui che, fino all'avvento di Varenne e prima del grave infortunio che ne compromise la carriera, aveva fatto innamorare milioni di appassionati. Oggi sarà nuovamente in pista, a Napoli, dopo il debutto record di San Siro e la conferma in quel di Padova. Il futuro è lì che lo attende.

MATCH PREVIEW: MANCHESTER CITY - ARSENAL


sabato 23 ottobre 2010

LA COSTRUZIONE DI UNA SUPERSQUADRA MODERNA

Arsènal non è un libro "ufficiale", ma si basa su un accesso alle informazioni che in passato non era mai stato concesso a nessun altro autore e inoltre comprende alcune interviste esclusive ad Arsène Wenger. Vi si descrive con dovizia di particolari la trasformazione del club in una superpotenza planetaria. Quella che un tempo era conosciuta come "boring boring Arsenal" ora è la più divertente squadra di giovani che esista sulla faccia della terra, nonché la terza società calcistica più ricca al mondo, e gioca le sue partite casalinghe in un nuovissimo stadio ultramoderno, regolarmente esaurito in ogni ordine di posti. Il racconto arriva fino ad una stagione nella quale la squadra ha incantato sul campo e, fuori dal campo, ha raggiunto un volume d'affari di 200 milioni di sterline. Il guru del calcio Alex Fynn ed il direttore della fanzine The Gooner Kevin Whitcher sviscerano gli eventi che portarono all'arrivo di Wenger ed analizzano i suoi dodici anni alla guida del club, mettendo in luce quanto la sua influenza, dal campo di allenamento fino all'ufficio del consiglio di amministrazione, sia stata determinante nel dare forma all'Arsenal che conosciamo oggi. Pur essendo estranei al club, Flynn e Whitcher esaminano la filosofia calcistica di Wenger, i suoi metodi di allenamento, le sue speranze, le sue paure e le sue ambizioni per la squadra e la società - senza peraltro tralasciare i suoi fallimenti - come nessun altro aveva mai saputo fare.

ADRIANA SKLENARIKOVA


RIFIUTI, URBANI E POLITICI

Come deve essere interpretata la decisione del governo, che affida alla protezione civile, ancora una volta, la soluzione dell’emergenza rifiuti, a Napoli e dintorni, se non come un commissariamento di fatto degli enti locali? E come si può spiegare il riprecipitare nella vergogna, a soli due anni dall’emergenza precedente e con le discariche ancora capienti, se non con l’incapacità politica ad amministrare la cosa pubblica locale? E’ inutile girarci attorno, il problema è concentrato a Napoli: una città che non pratica e diffonde la raccolta differenziata e che butta tutto nelle discariche vicine non fa che esportare la propria arretratezza e appestare l’aria altrui.
Delle discariche, infatti, non si deve misurare solo la capienza (oggi ancora disponibile), ma anche la sicurezza ambientale e l’uso cui sono sottoposte. Se ci si butta dentro di tutto ci si comporta in modo dissennato, e per rimediare non basterà cospargerle di terra e farci crescere gli alberelli sopra.
Al comune di Napoli si lamentano perché mancano i soldi per la differenziata, ma già oggi, a beneficio di due società appaltatrici, spendono la bellezza di 230 milioni per ottenere il bel risultato che ci mette, ancora una volta e disonorevolmente, sotto gli occhi del mondo. Dal 2008 ad oggi, cosa hanno fatto? Da quel che so la percentuale della differenziata è diminuita, passando da poco a pochissimo. Non è tollerabile. Quel che a Napoli sembra epocale e irrisolvibile è, ogni giorno, affrontato e risolto in ogni parte del mondo civile, come in tante altre parti d’Italia. Qui, invece, il pattume genera sporcizia, in un ciclo continuo che sancisce la morte dell’amministrazione.

POLITICA QUIRINALIZIA

Con una lettera al presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, il Presidente della Repubblica interviene nel vivo del dibattito legislativo. Le sue osservazioni sono interessanti, muovendosi a cavallo fra la lettera costituzionale e la prassi fin qui seguita. Egli avverte l’anomalia del gesto che compie, sa bene che non ha riferimenti nella Costituzione, al punto da sentire il bisogno di prendere le distanze da quel che scrive: “è mia intenzione rimanere estraneo nel corso dell’esame al merito di decisioni delle camere …”. Ma è un fatto che interviene addirittura nel corso dei lavori di una commissione. Ed è un siluro, grosso, lanciato contro lo scudo.
Il rilievo presidenziale è preciso: con l’emendamento, presentato da Carlo Vizzini, destinatario della lettera, si stabilisce che il Presidente della Repubblica può essere consegnato al giudice penale se lo decide la maggioranza semplice dei parlamentari, mentre, sostiene Napolitano, la Costituzione oggi lo tutela maggiormente, prevedendo la maggioranza assoluta del Parlamento in seduta congiunta. Il timore presidenziale è che questo diminuisca l’autonomia del Quirinale. Una tesi singolare, perché l’articolo 90 della Costituzione stabilisce che il Presidente è irresponsabile per tutti gli “atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni”, mentre può essere messo in stato d’accusa, con la modalità appena ricordata, solo per “alto tradimento o per attentato alla Costituzione”. E tale guarentigia non si tocca.

L'EMOZIONE NON HA VOCE

Quando l'emozione non ha voce, e ci manca un po' il respiro, veniamo travolti da una luce che si spande dentro l'anima, che ci fa ricordare di essere vivi, che sprigiona attimi che difficilmente resteranno ma che lasceranno dentro di noi il ricordo. Un ricordo che già stamane sembra lontano, ma che vive ancora intensamente degli attimi vissuti ieri pomeriggio. Mai un metro di corda, mai una schiena su cui contare per poter risalire la china, nessuna condizione tattica favorevole. Nel mezzo, invece, tanta fiducia, una corsa sincera, a prescindere da quello che sarebbe stato l'esito finale. Quest'ultimo si è preso la briga di raccontare una storia a lieto fine, nel modo, ippicamente parlando, più emozionante. Nessun parziale da commentare, nessun cronometro da guardare, è bastato soffermarsi sul coraggio, sulla voglia di voler arrivare primo a tutti i costi, è bastato guardarlo negli occhi.
Il primo pensiero è andato a Lui, all'amico geloso che ha vissuto tutto questo da solo, in un angolo di mondo dove l'attimo ha deciso di fermarsi, per raccogliere quel ricordo che mai potrà andare via. Un amico che ha legato dentro un'amore, l'amore per un Cavallo che nessuno mai dividerà.

venerdì 22 ottobre 2010

TAGLI E SVILUPPO

Un manipolo di tagliatori s’aggira per l’Europa, pressato dall’impossibilità di sostenere il debito pubblico. Il continente che teorizzò le virtù del deficit, il ruolo espansivo della spesa pubblica e le meraviglie del welfare state, si trova a fare i conti con un tenore di vita superiore alla produzione di ricchezza, con debiti accumulati negli anni e con la necessità di ridurli. Greci, spagnoli, portoghesi e irlandesi hanno già assaggiato l’effetto della scure, che continuerà nel tempo. I francesi occupano le piazze per una riformina minimalista, che eleva a 62 anni l’età pensionabile dopo averla fatta scendere a 60 e avere ridotto, per legge (ridicolo), l’orario settimanale di lavoro. Gli inglesi hanno ascoltato l’annuncio di un programma affilato, con tagli al welfare e licenziamento, in cinque anni, di 490 mila impiegati pubblici. I tedeschi, che corrono più forte di tutti, hanno introdotto nella Costituzione il pareggio di bilancio, cui il nostro Quintino Sella puntò con la politica della lesina. E noi? che cosa capita, dalle nostre parti?
In un clima forsennatamente fazioso si fa fatica a ragionare, come anche a raccontare la realtà. Abbiamo fatto molto e meglio di altri, ma corriamo il serio rischio, per mancanza di determinazione e coraggio, di perdere l’occasione offertaci dalla crisi. La prima parte dell’affermazione viene liquidata come acriticamente filogovernativa, la seconda come fomentatrice di ansie e paure. Ma solo separandole si ottiene il decadimento a mera propaganda. Che non c’interessa.

giovedì 21 ottobre 2010

ANCORA IN RIBASSO

Per il settimo trimestre consecutivo, Barack Obama perde consensi, e così, a quindici giorni dal voto di metà mandato, il Presidente del "Yes We Can" ha toccato il punto più basso da quando è salito in carica: 44,7%.

SCUDO E SCEMPIAGGINI

Sulla “retroattività” del così detto lodo Alfano se ne sentono e leggono di tutti i colori, in un crescendo rossiniano di scempiaggini. Uomini politici che dovrebbero sapere quel che dicono, o farselo spiegare, si abbandonano a sceneggiate che il senso comune ridicolezzerebbe, se solo qualcuno avesse voglia d’occuparsi di tali faccende. La sospensione dei processi in capo ad alcune cariche dello Stato non c’è questione che sia “retroattiva”, basta che sia effettiva. Ad altro dovrebbero rivolgere la loro attenzione gli imbarazzi dei finiani o la concitata e teatrante indignazione degli oppositori.
Si può condividere o meno l’idea che alcune cariche dello Stato non siano immediatamente processabili, dovendosi sospendere il procedimento fino alla decadenza dall’incarico. Sul punto mi limito ad osservare che una forma di tutela è prevista in tutte le democrazie non improvvisate. La ragione della norma, ovviamente, non è quella di difendere la persona dai giudici, ma di difendere la funzione dal processo. Così impostata la cosa, ed è l’unico modo razionale per farlo, è assolutamente ovvio che la sospensione si riferisce a tutti i procedimenti, senza limitazione di data. Un esempio concreto: il Presidente della Repubblica francese, Jacques Chirac, era sotto inchiesta penale per vicende (finanziamento illecito del partito e irregolarità amministrative) relative al periodo in cui fu sindaco di Parigi, ma il processo, come previsto dalla legge, fu sospeso e riprese dopo la sua uscita dall’Eliseo. A sentire gli odierni scandalizzati dalla “retroattività”, invece, quel processo si sarebbe dovuto fare subito, perché relativo a fatti precedenti all’elezione del Presidente. Ma è una corbelleria, perché, appunto, la legge non tutelava Chirac, bensì la presidenza.

mercoledì 20 ottobre 2010

NON SARA' FACILE

A quindici giorni dal voto di metà mandato, Barack Obama è tornato a fare quello che sa fare meglio: la campagna elettorale. Gli americani non sono soddisfatti della sua presidenza, credono che il paese stia andando nella direzione sbagliata, non vedono tornare i posti di lavoro promessi. 

PHILLIP ISLAND: HIGHLIGHTS



FIGHETTI

Ci ha dato dei patetici, quando a Stamford Bridge, nonostante una netta superiorità in fatto di gioco, abbiamo perso, immeritatamente, definendoci incapaci di capire e stupidi.
Ieri sera, invece, dopo la roboante vittoria contro gli ucraini dello Shakhtar, ha preferito definirci dei "fighetti", aprendo così: "In tanti casi nello sport e nella vita vale il detto “quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare”. Per l’Arsenal invece il detto è “quando il gioco si fa morbido, i Gunners iniziano a giocare”.". Rincarando la dose su di un aspetto ben preciso: "..alla squadra di Wenger manca la dote importantissima della determinazione".
Naturalmente, e non so se per tifo o per un pre-concetto, ha accostato la gara del Chelsea in terra di Russia con quella dei Gunners all'Emirates Stadium. Per i Blue ha usato terminologie divinatorie "..si sono mostrati solidi e molto difficili da affrontare, colpendo poi al momento giusto", mentre per l'Arsenal ha preferito usare il solito sarcasmo: "I Gunners vincono nuovamente di goleada travolgendo uno Shakhtar Donetsk sceso in campo con un atteggiamento poco chiaro".
Silvio Di Fede, blogger che si occupa del calcio inglese (in maniera (quasi) impeccabile), definisce le sconfitte dell'Arsenal patetiche, perché figlie di una crescita, mentale e tecnica, pari allo zero, mentre quando vince non capisce l'atteggiamento di chi, surclassato sul piano del gioco e della corsa, subisce gol come se grandinasse.
Non è una sfida, ci mancherebbe, d'altronde mettere a confronto la storia dei due club sopra indicati sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, ma un confronto che andrà avanti per tutta la stagione: da una parte quelli solidi, efficaci e pronti a colpire al momento giusto, dall'altra quelli patetici e stupidi, che in tre partite di Champions League hanno realizzato 14 gol, di cui uno con una "rabona" di Song.
Una roba da fighetti.

HIGHLIGHTS: ARSENAL 5-1 SHAKHTAR DONETSK



REPORT: ARSENAL 5-1 SHAKHTAR DONETSK

REGOLE CHE NON REGOLANO

Roberto Cota è stato liberamente, democraticamente e regolarmente eletto dai piemontesi. La notizia non è proprio freschissima, perché risale alle elezioni regionali, ma oggi riprende vigore visto che il Consiglio di Stato ha sospeso gli effetti della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale di Torino, che aveva disposto il riconteggio delle schede, annullandone molte e mettendo in forse il risultato già noto. C’è il lieto fine, dunque? No, perché non è lieto e non è neanche la fine.
E’ sospeso l’effetto, ma non cancellata la sentenza stessa. Visto che la decisione del Consiglio di Stato è stata presa nel merito, sembra evidente che l’esito sarà ulteriormente favorevole all’attuale presidente del Piemonte, e all’onestà delle elezioni. Si deve aspettare un ulteriore passaggio. Quel giorno ci sarà la parola “fine”, ma ugualmente non sarà lieta. Per due ordini di ragioni: generali e politiche.

martedì 19 ottobre 2010

KENTUCKY FUTURITY

MATCH PREVIEW: ARSENAL - SHAKHTAR DONETSK


NOBEL PER LA PACE / 71

Altro attacco missilistico obamiano in Pakistan. Quattro i Predators impegnati, sei le vittime, cinque i feriti.

PIEMONTE, ITALIA

Quel che accade in Piemonte, con il serio rischio d’invalidare le elezioni regionali, raffigura bene il caos nel quale vive l’intero Paese. Il rapporto fra giustizia e politica è una maionese impazzita, non solo per i procedimenti che riguardano Silvio Berlusconi. Quella maionese, grumosa e immangiabile, c’inzacchera tutti, anche se a molti sfugge il nesso fra le grandi e le piccole cose.
La nostra vita civile, il nostro lavoro e la nostra politica sono guastati da leggi illeggibili, incomprensibili, inapplicabili, cui si aggiunge una giustizia che sentenzia una cosa e il suo contrario, facendo divenire aleatorio il diritto e inafferrabili i diritti. Anziché porre rimedio si continua a dar la colpa agli altri: per la magistratura la colpa ricade sul legislatore, per la politica sono i giudici a volere far di testa loro, applicando la legge ciascuno a modo proprio. Hanno ragione entrambe.
Prendete le elezioni piemontesi. Se si fossero contestati e accertati dei brogli elettorali, non ci sarebbe dubbio: gli autori materiali dovrebbero pagare con la galera e l’eletto sarebbe il loro mandante. Facile. Ma non è questo il caso. In realtà la Regione Piemonte (quando la maggioranza era di sinistra) s’è data una legge elettorale in base alla quale le firme in calce alle liste non devono essere raccolte se un capogruppo uscente garantisce la regolarità e fondatezza del tutto. E’ ragionevole. Lo è meno che egli possa fare la stessa operazione anche per liste in cui non figura e non si candida. Questa, comunque, è la legge. Dei giudici affermano che è stata rispettata, mentre altri la pensano diversamente, individuando una via d’uscita apparentemente equanime, in realtà folle: siccome due liste hanno caratteristiche (in questo senso) dubbie, e dato che una era apparentata con la sinistra mentre l’altra con la destra, le facciamo fuori in coppia. Giusto? No, in quanto gli elettori hanno votato esprimendo la loro volontà, che è chiarissima e segue l’ammissione di quelle stesse liste, sicché non si vede perché debbano essere buttati via, come fossero avariati e, inoltre, il peso percentuale delle due liste è diverso, per cui il risultato non è quello di una decurtazione equivalente, ma di una sottrazione maggiore per lo schieramento che ha vinto (di poco) le elezioni. Risultato: il vincitore diventa perdente e la volontà popolare annientata.

UNIVERSITA' PRECARIA

Non basta dire “università”, come non basta dire cultura, ricerca o innovazione per stabilire che, automaticamente, i soldi vanno trovati e sono spesi bene. Se servono a stabilizzare a vita ricercatori impegnati nella ricerca del posto fisso, ad esempio, sono buttati via. Di più, sono dannosi, perché i soldi sono mal spesi e, per giunta, contribuiscono a far scendere la qualità dell’istruzione superiore e a bloccare, per anni, l’accesso di giovani valorosi.
La riforma presentata dal governo ha molti pregi, a cominciare dal fatto che si stabilisce quali sono i poteri dei rettori e si fissa un limite ai loro mandati, o si afferma che nell’amministrazione degli atenei deve entrare anche il mondo produttivo. La discussione ultima, però, s’è avvitata sull’assunzione dei così detti precari, che con il premio alla qualità, la meritocrazia e la selezione c’entra come i cavoli a merenda.
La nostra università ha bisogno di una rivoluzione, e di un’immersione totale nella realtà. I nostri atenei si classificano, nel mondo, in modo imbarazzante. Umiliante. Eppure in essi custodiamo eccellenze di valore mondiale. Il nostro problema è che trattiamo le eccellenze come le mediocrità, conservando tutto a basso regime economico. Ciò nutre e rende stabile la vita di quanti lavorano nell’università, mettendoli al sicuro da quel che i loro colleghi considerano normale, nel mondo civilizzato: la continua sottoposizione ad esami e valutazioni. L’andazzo, però, c’impoverisce tutti, indebolendo la già non brillante competitività del sistema.

lunedì 18 ottobre 2010

CAMPIONE D'EUROPA


Ne scrivono in Finlandia, in Svezia, in Francia e anche in Germania, quattro Paesi che per cultura e tradizione vivono l'Ippica a 360°, mettendo in risalto i grandi appuntamenti, i cavalli e i protagonisti di questo meraviglioso mondo. In Italia, invece, nonostante una tradizione che ha radici lontane, si preferisce altro, e su Enrico Bellei, un driver con 14 titoli nazionali, oltre 6000 vittorie e Gran Premi nazionali ed internazionali vinti, nemmeno una riga, nessuna considerazione.
Io invece ne scrivo, pur non essendo un suo tifoso (la stima, quella, invece è immensa), perché quando il "Figlio del Vento" sale in sulky lo spettacolo è assicurato.

LO STILE JUVENTUS / 13

C'avrei scommesso, e da allibratore la quota non avrebbe superato un quinto della posta: "La qualità di Krasic e quella di Aquilani dimostra che per vincere nel calcio servono acquisti che fanno la differenza.". E' proprio vero: lo "stile" non si compra, né si impara, quello o c'è o non c'è. Infatti "spara" ancora a zero: "Se questa estate invece di comprare 11 giocatori avessero aggiunto altri 2-3 acquisti di qualità ai due sopra citati probabilmente la squadra bianconera lotterebbe per lo scudetto sin da questa stagione. La quantità non ha mai fatto la differenza nella storia del calcio.". La quantità intesa come Storari? Ieri autore dell'ennesima, ottima prestazione? Di Bonucci? Migliorato sensibilmente da inizio stagione e compagno di reparto di una fra le coppie centrali più forti, in prospettiva, d'Europa? Quagliarella? Quel ragazzo napoletano che svaria da sinistra alla mediana, che attira sempre almeno due avversari su di se, che non sbaglia mai una sponda e che ha già siglato 3 gol in 6 partite? Se questa è quantità che ben venga, sempre.
Chiusura. "Violenza negli stadi? Servono leggi severe per copiare il modello inglese!". No! Servirebbe la cultura sportiva, quella inglese. Invece qui da noi ci si interroga su chi ha detto "metti Collina". Ma anche qui è questione di stile.

domenica 17 ottobre 2010

178

LO STILE JUVENTUS / 12

Manca qualità, lo si vede a occhio nudo. La Juventus è condannata ad aggrapparsi ad un 36enne palesemente finito e ad un mercato da provinciale, con un brasiliano ingestibile, un italiano sempre rotto e un serbo che non voleva nessuno.
Bah signori, bah! Non appartengo (come scrive l'amico Carlo da cui traggo spunto per buttare giù il dodicesimo appuntamento con lo stile Juventus) alla categoria dei "ve l'avevo detto" (anche se la goduria per quanto sta accadendo sulle sponde del Po è immensa), ma visto e considerato che il deprofundis rimbombava ancora nelle orecchie, è giusto che ogni bianconero si goda una volta di più una squadra che gioca a pallone dopo tre mesi d'assieme, e che non si vedeva dai tempi d'oro di Marcello.
Una freschezza atletica invidiabile, un Melo che esce in standing ovation, un Krasic che per fermarlo dovranno probabilmente assoldare dei cecchini e sistemarli sulle tribune, un Aquilani che per sapienza tattica e qualità è il giocatore che la Juventus aspettava da quattro anni. E poi quel gol, un gol che per chi conosce Alberto non è niente di nuovo, ma il semplice gesto di un ragazzo che di questo passo non avrà nulla da invidiare a gente come Xavi e Iniesta.
La più forte delle provinciali è ora quinta, e, vista la mancanza di qualità, si ritrova a capeggiare la classifica dei gol realizzati; però era evidente che mancava una punta come Ibrahimovic. 

PHILLIP ISLAND: LA GARA


La gara della MotoGP a Phillip Island si è conclusa, di fatto, alla prima curva. Doverosa correzione: non è mai iniziata. Sul circuito di casa Casey Stoner vince da assoluto dominatore, completa il “poker” di successi sull’isola di Victoria nei quattro anni trascorsi con Ducati (2007-2010) spaventando popolazione e fauna locale nell’arcipelago alla confluenza delle tre correnti oceaniche, impressionata dal ritmo impresso dal Campione del Mondo 2007. In pochi giri il suo vantaggio è salito vertiginosamente: 1″5 già al primo passaggio sul traguardo, cresciuto a 2″, 2″3, 2″7, 3″1, 3″5 su Jorge Lorenzo, l’unico a tratti a non sfigurare nel confronto cronometrico con il missile rosso.

HIGHLIGHTS: ARSENAL 2-1 BIRMINGHAM CITY

REPORT: ARSENAL 2-1 BIRMINGHAM CITY



PIAZZA PIENA, POLITICA VUOTA

Una grande prova di forza, una piazza vera, un popolo reale. Ma la manifestazione Fiom manca di respiro e disegno politico. Fornendo lo spettacolo di un segretario generale della Cgil, Gugliemo Epifani, che parla a fatica, accompagnato dalle proteste e sotto la “protezione” di chi lo avversa: Giorgio Cremaschi e Maurizio Landini. Un Epifani che ha capitolato, costretto a ricordare, nel suo ultimo comizio, che ha fatto tanti scioperi generali, quasi a scusarsi e accreditarsi, costretto ad accettarne un altro, rinunciando a dire che il bilancio di questi scioperi è fallimentare. Obbligato a subire il canto di vittoria, tutto interno alla Cgil, di Cremasci. Stiano attenti a gioire, gli antipatizzanti di questo sindacato, perché il segnale è preoccupante.
Il tema vero, che s’impone alla riflessione di tutte le persone responsabili, consiste in un pezzo del Paese che si sente estraneo al linguaggio della globalizzazione, una minoranza consistente (quella che tale si è dimostrata a Pomigliano d’Arco) che ha perso rappresentanza politica. E’ un gran bene che la manifestazione si sia svolta pacificamente, e ne va riconosciuto il merito alla Fiom e ai tantissimi che hanno sfilato. Ma sarebbe sciocco non mettere in luce il prezzo che si è pagato: una piazza sindacale dichiaratamente indirizzata contro due sindacati, due capi sindacali, e non meno decisa a mettere con le spalle al muro anche i capi della Cgil. Lo sciopero generale, a questo punto, è la dimostrazione che nessun dirigente dell’opposizione, sia esso politico o sindacale, è in grado di dare una risposta ai problemi posti.

sabato 16 ottobre 2010

NOBEL PER LA PACE / 70

Altri due attacchi missilistici di Obama in Pakistan. Sedici morti, questa volta.

PHILLIP ISLAND: POLE POSITION


A 10 minuti dalla bandiera a scacchi Casey Stoner ha dimostrato perchè ha vinto le ultime tre edizioni del Gran Premio di casa a Phillip Island. Jorge Lorenzo, con un guizzo, si era portato al comando in 1′30″775: implacabile arriva a compimento la risposta del Campione del Mondo 2007, spazzando via il riferimento cronometrico del rivale di mezzo secondo. Abbastanza? Certo che no: arriva all’1′30″107 giusto prima dell’arrivo della pioggia nei conclusivi 2 minuti di attività conseguendo la terza pole position stagionale dopo Losail e Aragon, la terza consecutiva a Phillip Island, la quarta negli ultimi 7 anni sul circuito di Victoria.

LISA GLEAVE

MATCH PREVIEW: ARSENAL - BIRMINGHAM CITY



CORTEI AUTOLESIONISTI

Non mi preoccupano gli studenti che manifestano per le cose sbagliate, facendosi del male e impoverendo il loro già misero futuro. Mi preoccupa che nessuno abbia il coraggio di dirglielo, preferendo blandirli o ignorarli. Se solo li si considerasse con un minimo di rispetto, questi giovani sfilanti, si dovrebbe dire loro: la cosa peggiore che possa capitarvi è anche la più probabile, vista l’aria che tira, ovvero che vi diano retta, che veramente assumano tutti i precari, stabilizzino tutti gli associati, incattedrino tutti quelli che non hanno trovato di meglio da fare, perché così, voi, vi ritroverete più poveri e più ignoranti.
Franco Debenedetti l’ha detto con una battuta: ho sognato che la riforma dell’università era stata bloccata non per mancanza di fondi ma per eccesso di assunzioni. Perché non provate a pensarci, oh giovani dei collettivi “Senza tregua”. Almeno per non continuare ad essere senza senso. Il diritto allo studio, e il diritto a studiare in posti selettivi e meritocratici, quindi formativi e utili, non solo non è parente, ma è l’opposto delle assunzioni a vagonate. Possiamo discutere quanto volete sulle responsabilità passate, sulle colpe di quanti (tanti) ci hanno ridotto in questo stato, ma una cosa è sicura: spendere per stabilizzare e non per cambiare, selezionare e investire non è un modo per rimediare, ma per perseverare nell’errore.

venerdì 15 ottobre 2010

NESSUN RITIRO

La differenza geostrategica della guerra obamiana rispetto ai piani di Bush consiste nell'allargamento del conflitto al Pakistan per negare rifugio a talebani e jihadisti e per costringere l'alleato pakistano a smetterla con i doppi giochi. Obama ha triplicato le truppe impiegate sul campo, ha convinto gli alleati Nato ad aumentare l'impegno militare, ha affidato alla Cia la guerra segreta con i droni che bombardano senza tregua i villaggi pakistani al confine con l'Afghanistan e ha rafforzato i legami politici e militari con il governo di Islamabad.
Christian Rocca ci fa sapere che la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti resterà a Kabul.

CHI CONTA RIFORME E CHI MINUTI

Il governo si muove nella traccia indicata da Silvio Berlusconi, con le comunicazioni al Parlamento: molte sono le cose fatte, ma non meno ne restano da fare, la seconda metà della legislatura dovrà essere utilizzata per portare a compimento gradi riforme. Ieri il consiglio dei ministri ha approvato la legge di stabilità, come si chiama il bilancio alla luce delle nuove regole europee. Un testo tecnico, che Giulio Tremonti ha cercato di tenere lontano da ogni polemica e sul quale ha incassato il consenso unanime dei colleghi. Immediatamente dopo una conferenza stampa lo ha visto annunciare, accompagnato da altri ministri, il passaggio alla fase successiva: dopo la stabilità lo sviluppo e le riforme, a cominciare da quella fiscale. Non aveva ancora finito di parlare che lo scontro fra Gianfranco Fini e Renato Schifani, relativo a quale Camera esaminerà per prima la materia elettorale, chiariva la surrealtà del clima: da una parte c’è chi conta le riforme da mettere in cantiere, dall’altra chi i minuti di vita che restano al governo.
Da una parte la linea enunciata da Berlusconi: abbiamo fatto e faremo. Dall’altra quella ribadita da Fini: o si tiene conto dei nuovi equilibri interni alla maggioranza o non si fa assolutamente nulla. Ciliegina sulla torta surreale: è andata a finire che le elezioni vengono minacciate da Fini, come raccontavamo ieri a proposito di giustizia, ovvero da chi non è pronto ad affrontarle.

giovedì 14 ottobre 2010

CE S'E' ROTTO ER ...FAX

Blatter dice che in Inghilterra non sarebbe successo ( e con molta probabilità gli si deve dare ragione), perché leader per quanto riguarda la sicurezza negli stadi; che sono di proprietà, mai dimenticarlo. Maroni, visto che anche la Fifa ha criticato l'operato italiano, ribadisce il concetto dell'aver arginato i buoi (dopo aver lasciato la stalla aperta) ed evitato di rischiare un secondo Heysel, prima, durante e dopo, e sottolinea il prima, che anch'io voglio sottolineare: prima quando?
In televisione e sui quotidiani, da due giorni ci raccontano delle atrocità avvenute nei Balcani, riconducendo quanto accaduto al Ferraris alla cultura di un popolo e al suo volersi dichiarare indipendente, che, per dovere di cronaca, risale a otto secoli fa.
Decine di testimonianze, ascoltate con queste orecchie, raccontano di bambini che per la prima volta sono entrati in uno stadio, per vedere una partita, per vestirsi d'azzurro e tifare Italia, in compagnia di amichetti e genitori, e che invece hanno visto Ivan, il terribile uomo nero che sta facendo il giro del web e di tutti i telegiornali, impresso sulle pagine dei quotidiani come l'icona che ha dato fuoco definitivamente alla tessera del tifoso; e non vorrei che domenica, in qualche angolo di stadio, capeggiasse la scritta "onore a Ivan".
Le nostre istituzioni continuano a sostenere che siamo maturi per Olimpiadi, Europei e Mondiali, quando non siamo stati in grado di arginare il fenomeno in casa nostra, e oggi dobbiamo anche fare i conti con quelli che qui si comportano peggio che in casa loro.
Frattini fa presente che le nostre forze dell'ordine hanno dato ancora una volta prova di professionalità e responsabilità (ed è innegabile il lavoro fatto da tutti quegli uomini, Croce Rossa compresa), ma che sarebbe opportuno chiederci come prevenire il ripetersi di queste situazioni, perché per scagionare chi in Europa ancora non ha adeguatamente controllato facinorosi ben noti non basta un semplice fax; a me invece il fax non funziona più, s'è rotto.

FOTO DEL GIORNO

GIUSTIZIA IMPANTANATA

Per come si son messe le cose, la giustizia che abbiamo ce la teniamo. E’ e resta la peggiore del mondo civilizzato, ma sembra che tanti le siano affezionati. In meno di due giorni si sono accumulati tanti di quei segnali negativi, che la metà basta per dire che non si va da nessuna parte. Dunque, vediamo: Gianfranco Fini ha fatto sapere che sul tema può anche aprirsi una crisi di governo e che, comunque, di leggi con validità retroattiva non se ne deve parlare. Occorre osservare che, in campo penale, tutte le norme a favore degli imputati sono, per definizione retroattive. Dobbiamo il principio al diritto romano (nulla a che vedere né con il saluto né con la vaccinara), talché non credo sia il caso d’innovare per capriccio. Va anche detto, però, che la legge sul “processo breve” (che nome più stolto non le si poteva dare) non regola fattispecie criminali o diritti procedurali, ma vorrebbe stabilire limiti temporali per i processi, quindi: a. non rientra automaticamente fra quelle che valgono anche per il passato e, b. se tale valore venisse affermato, senza prevedere norme transitorie, i processi fuori tempo sarebbero suicidati all’istante. Non vestirei il lutto, visto che sono gli stessi destinati alla prescrizione, quindi a morte naturale, ma l’amore per l’arte suggerisce precisione.

mercoledì 13 ottobre 2010

SEPANG: HIGHLIGHTS



RESPONSABILITA'

Ci sono responsabilità, gravi, per quanto accaduto ieri sera allo Stadio Luigi Ferraris di Genova, responsabilità da attribuire a chi, colpevolmente, non ha preso in considerazione diversi aspetti.
Un punto mi sembra chiaro: lo sport, il calcio nel particolare, non ne ha. Quel che è successo è figlio di anni di lotte fratricide, dell'estremizzazione della politica, dell'odio fra popoli, fra religioni. Un rapporto riservato della polizia serba inviato a Roma via fax nel pomeriggio di lunedì avvertiva i colleghi italiani dell´arrivo in pullman a Genova di 300-400 ultrà di estrema destra con l´obbiettivo di confondersi tra gli altri tifosi e creare tafferugli. A questi si sarebbe unito un numero imprecisato di cani sciolti, appartenenti al noto gruppo dei Grobari (i "becchini") che già in passato ha sporcato di sangue le curve di mezza Europa. Se a questo si aggiunge: a)  pochi giorni fa a Belgrado si è scatenato l'inferno contro la parata del Gay Pride: 249 fermi e 157 feriti; b) il 23 dicembre è stato abolito l´obbligo di visto per uscire dalla Serbia; rimane evidente che la prevenzione era necessaria, che si doveva prendere alla lettera quanto comunicato dalla polizia serba.
Ed è proprio intorno a questo rapporto che, a disastro consumato, è scoppiato un caso diplomatico tra Italia e Serbia. Gli italiani a dare la colpa ai colleghi stranieri: "Ci avevano avvertito del numero dei tifosi ma non della loro pericolosità: gente così non doveva nemmeno arrivarci, qui", Roberto Massucci, responsabile per la sicurezza della nazionale; e gli stranieri a rimpallare sugli italiani: "Avevamo avvertito che sarebbero arrivati gli ultrà di estrema destra", Tomislav Karadzic presidente della Federcalcio serba.
Stamane il Ministro degli Interni italiano ha replicato: "Nessuna responsabilità della polizia italiana, abbiamo evitato una strage"; dimenticando che non ci si doveva trovare ad evitare una strage.  
Le responsabilità ci sono, e tante, soprattutto nei confronti di una città che voleva semplicemente assistere ad una partita di pallone.

DIFFIDA AD AGIRE

A seguito di specifico atto di diffida della nostra Associazione del 3 giugno 2010, la F.I.G.C, con risposta del 6 luglio 2010, ha rappresentato ancora una volta la palese volontà, come ente di diritto pubblico, di non informare la sua azione e condotta ai principi di trasparenza, efficacia, imparzialità e pubblicità, nonchè di buon andamento dell’azione amministrativa codificata a livello costituzionale, ex art. 97 cost. e nella legislazione ordinaria dagli artt. 1 e segg. della L. n. 241 del 1990.
In data 07/10/10 l’Associazione Gùlemanidallajuve ha rinnovato le sue richieste, associandosi peraltro all’esposto della Juventus del 10 maggio 2010. Giùlemanidallajuve intende inoltre conoscere, ai sensi della L. 241 del 1990, l’orientamento giuridico per i fatti nuovi venuti alla luce e se questi ultimi siano eventualmente da dichiarare prescritti secondo il vigente ordinamento sportivo. La F.I.G.C, in ordine ai fatti sopravvenuti, emersi nel procedimento penale rg. n.43915/02 pendente presso il Tribunale di Napoli, evincibili secondo l’ordinaria diligenza e comunque conoscibili dalla F.I.G.C, in qualità di parte civile nel citato processo penale, non può trascurarli e non considerare la loro rilevanza nell’ordinamento sportivo rispetto ad altre squadre, tanto in ossequio al principio di parità di trattamento e lealtà sportiva; neppure può assumere degli atteggiamenti omissivi che causerebbero l’eventuale prescrizione in sede di giustizia sportiva. Tali atteggiamenti, è bene ricordarlo, potrebbero sfociare in fatti penalmente rilevanti, nonché dare adito ad azioni di risarcimento danni cagionato per l’inosservanza dolosa o colposa.

PRANZO SENZA SUGO

Pier Luigi Bersani e Niki Vendola si sono visti a pranzo, reduci dai funerali dei militari caduti in Afghanistan. Nulla di male, la vita continua. Un tempo, forse, nella giornata di lutto si sarebbero evitate le battute di spirito e le risate. Ma siamo, oramai, assuefatti ai canoni estetici delle trasmissioni televisive che contengono tutto, i nostri umori e i nostri sentimenti sono capaci di voltare pagina, passando dalla lacrima alla risata. Forse troppo. Comunque, alla fine del pranzo Bersani ha detto di non ricordare chi lo ha convocato, mentre non è noto chi abbia pagato il conto. Magari hanno fatto alla romana. Veniamo alla sostanza. Del colloquio, non del pasto.
Vendola è uno che è stato capace, per due volte, di battere i supponenti e potenti (si fa per dire) vertici del Partito Democratico, dimostrandosi assai ben radicato in terra pugliese. Dopo la seconda vittoria ha deciso di guardare oltre i confini della regione, affidandosi ad una sorta di sincretismo: gira con il rosario in tasca, è molto cattolico, vive con un compagno straniero e vorrebbe tanto adottare un bambino. Amen. Bersani guida un partito reduce da molteplici sconfitte, ma pur sempre la più grossa nave della sinistra. L’accordo, secondo quanto essi stessi hanno detto, verte su due punti: aprire una discussione per capire quali contenuti dare alla sinistra e tenere primarie di coalizione, in modo da decidere chi debba guidarla alla riconquista del governo. Ciascuno fa quel che crede, ma una tale impostazione non è ragionevole, né promettente.

martedì 12 ottobre 2010

ORA E' UFFICIALE

In vista dell’Assemblea degli Azionisti Juventus, convocata per il giorno 27 ottobre 2010, l’azionista EXOR S.p.A., condividendo quanto proposto dal Consiglio di Amministrazione in merito alla conferma di Andrea Agnelli quale Amministratore della Società per la restante parte del mandato consigliare, propone di aumentare da 7 a 11 il numero dei componenti del Consiglio di Amministrazione e di nominare Amministratori della Società, per la restante parte del mandato consigliare, i signori: Michele Briamonte, nato a Torino il 13 ottobre 1977, cittadinanza italiana; Giuseppe Marotta, nato a Varese il 25 marzo 1957, cittadinanza italiana; Aldo Mazzia, nato a Torino il 14 agosto 1956, cittadinanza italiana; Pavel Nedved, nato a Cheb (CZE) il 30 agosto 1972, cittadinanza ceca, tutti in possesso dei requisiti di legge e di statuto.

SEMPRE E SOLO SMENTITE

Il Tenente Colonnello Auricchio affermò, in Tribunale, che De Santis, avendo appreso di essere indagato, si era sdoganato dalla “cupola”, arbitrando alcune partite contro la Juve, al fine di depistare le indagini sul suo conto indicando come periodo quello compreso tra marzo-aprile 2005.
L’associazione a delinquere tra l’arbitro Massimo De Santis e Luciano Moggi, ipotizzata dal Colonnello Auricchio, non ha trovato conferme ma solo smentite. Il metodo Auricchio non regge più.

DE VULGARIS ELOQUENTIA

Avrei voluto battezzare questo articolo con un termine della lingua napoletana, ma poi in omaggio al pubblico dei lettori ho dirottato la scelta altrove. Vorreste sapere a quale "napoletanismo" avevo pensato? Lo scriverò alla fine.
Invero il titolo che ho scelto, de vulgaris eloquentia appunto, non nasconde alcuna pretesa di emulare "padre Dante". Come fece il "ghibellin fuggiasco" mi soffermerò solo sull'eloquenza di un paio di personaggi dei giorni nostri.
Nell'udienza del 01/10/2010 del processo calciopoli, ad un certo punto, dopo un uso volgare dell'ufficio da parte dei pubblici ministeri, si è aperta una piccola disputa sull'uso della letteratura nelle aule di tribunale. A chi reclamava di muoversi nel solco di quella che è la letteratura giuridica, qualcuno ha replicato: «... lasci la letteratura a casa!». Il tutto è arrivato al culmine di un'udienza in cui i pm sono andati più volte sopra le righe. Tanto che uno dei legali presenti (Bonatti), seppur non impegnato nell'interrogatorio, ha sentito il dovere di alzarsi per “chiedere alla Procura della Repubblica di usare minor veemenza”.