In seguito all’apertura del portale degli archivi della moda promosso dal MiBAC, il 7 dicembre 2011, con un party presso la sede IAC della Grande Mela, è stato lanciato ufficialmente il progetto che ha visto la realizzazione del Museo virtuale di Valentino (Clemente Ludovico) Gravani, lo stilista italiano per eccellenza, che da sempre accosta il rosso scarlatto alla personalità originale delle sue collezioni. D'ora in poi, senza preoccuparsi di non esserne all'atezza (economicamente si intende!), ci si potrà perdere nelle sue creazioni, in uno spazio 3D che accoglierà abiti nuovi e del passato, grazie all'idea nata più di due anni fa da Giancarlo Giammetti e già testata l'estate scorsa dallo stesso stilista in uno spazio espositivo in cui aveva esposto oltre 1000 bozzetti al Château de Wideville, in Francia. Una svolta davvero originale, capace di riunire in pochi clic visitatori da tutto il mondo. Sì, perchè anche in pantofole, in qualsiasi momento della giornata, sarà possibile consultare oltre 5000 foto e video illustrativi che ritrarranno non solo gli abiti delle collezioni, ma anche le campagne pubblicitare, gli editoriali, le immagini e i video delle sfilate, ma soprattutto le muse dell'artista nel corso degli anni e i primissimi bozzetti, quelli che, attraverso una serie di correzioni o aggiunte, costruiscono la storia di ogni opera d'arte.
Infatti, racconta Giammenti, nel museo non c'è solo quello che Valentino ha creato nella sua lunga carriera, c'è l'abito ma anche il contesto in cui è nato, lo stile e l'epoca in cui ha potuto crescere ed affermarsi. Un modo facile, afferma, per scoprire il legame che unisce la moda con il proprio tempo. E proprio per questo, grazie al software leggero e veloce che dispone di 300 abiti diversi e una galleria di circa 1000 metri quadrati, si potrà navigare velocemente e comodamente da casa, in un lusso internazionale che ci incatenerà in un viaggio virtuale senza date, per continuare a seguire la magia rossa di Valentino e la sua evoluzione. In un'intervista afferma: «Dopo i primi anni, un museo reale, in qualsiasi città esso sia, è destinato a cadere nel dimenticatoio, e i vestiti vanno a finire in un marché aux puches o chissà dove». Un segno tangibile di come lo stilista sia deciso ad imprimere ancor di più il suo stile nella memoria e nei suoi percorsi, collocandolo all'intero di sensazioni visive che non si perdono nei cambiamenti. La magia, dunque, rimane la stessa; avvolge un abito già visto o il frutto di un'idea appena partorita. Perchè, quel che conta, è che il tempo ci insegni ad osservare, dentro a varie sfacettature, come l'arte sia capace di trasformarsi senza perdere il suo valore e la sua particolarità.

