Laureata presso l'Università di Bologna in Lettere e Filosofia con specializzazione in Moda, autrice del saggio Fotografia e Moda del Gossip contenuto all’interno del volume Obiettivo Moda: Incursioni nella fotografia di moda contemporanea, a cura di Federica Muzzarelli.
Dopo diverse collaborazioni universitarie decide di dedicarsi al mondo della comunicazione e della fotografia. Attualmente lavora come fashion photographer, come art director presso un'agenzia di comunicazione e si dedica alla ricerca artistica attraverso dei progetti internazionali.
Ciao Valentina, grazie per aver accettato il nostro invito e benvenuta a bigshot360.
Allora Valentina, raccontati e raccontaci qualcosa di te.
"Mi chiamo Valentina, ho 28 anni, vivo e mi godo la giornata, adoro il mio
lavoro, tutto quello che faccio e tutte le persone con cui collaboro. Credo
fermamente che se se tutte le persone utilizzassero le proprie energie per
proporre soluzioni e fare, anziché lamentarsi, si potrebbe costruire un posto
migliore dove vivere. Credo nella forza vitale della creatività, nelle sinergie
e collaborazioni, negli scambi. Vivo e faccio con quello che ho e mi do da fare
tutti i giorni per formulare nuove idee e costruire i presupposti per
realizzarle."
Entriamo nel tuo mondo della fotografia: com'è nata questa passione?
"Di fatto la mia prima foto risale all'età di 26 anni, prima di allora non ho mai
avuto la necessità di fotografare, nemmeno quando viaggiavo. La passione è nata
durante gli studi all'università che mi hanno introdotta in questo affascinante
mondo della fotografia di moda, soprattutto quando hai la possibilità di toccare
e sfogliare gli archivi delle riviste d'epoca. In seguito ho sentito l'esigenza
di raccontare delle mie storie, di creare dei piccoli mondi, delle atmosfere e
ho trovato nella fotografia il mezzo più adatto per poterlo fare. Ho iniziato
con il primo progetto e da li non mi sono più fermata. E' più che altro una
questione vitale."
Che generi preferisci rappresentare attraverso i tuoi scatti?
"Mi occupo prevalentemente di moda, anche se ultimamente sto sperimentando delle
fusioni tra moda, arte e aspetti sociali. Il mio obiettivo principale è quello
di dar corpo ad una certa personalità femminile su cui sto lavorando, molto
complessa.
Ricreo atmosfere che ospitano donne molto determinate, forti, propositive, evolute, con una certa sensibilità, ma che mostrano allo stesso tempo anche il loro aspetto più fragile, più etereo, sensuale e impalpabile. Alla ricerca della loro vera natura e libertà."
Ricreo atmosfere che ospitano donne molto determinate, forti, propositive, evolute, con una certa sensibilità, ma che mostrano allo stesso tempo anche il loro aspetto più fragile, più etereo, sensuale e impalpabile. Alla ricerca della loro vera natura e libertà."
A quale grande maestro ti ispiri maggiormente?
"Ho sempre provato molto interesse per i citazionismi di Sarah Moon e per il
disagio psicologico delle donne ritratte da Deborah Tuberville, ma anche per le
influenze preraffaellite di Julia Margaret Cameron e le malinconiche e
inquietanti piccole donne di Lewis Carroll. Poi in realtà sono tantissimi i
maestri che mi lasciano quel qualcosa che poi ritrovo nei miei scatti. E' tutto
un citazionismo, un mescolare stili e influenze."
Addentrandomi all'interno del tuo sito web ufficiale (invito tutti i nostri lettori a visitare) gli editoriali fotografici non mancano. Cosa rappresenta per te realizzare un'editoriale?
"La possibilità di raccontare una storia, di rappresentare un concetto o un
pensiero, di ricreare le sensazioni di un'atmosfera."
Nello specifico ho trovato meraviglioso "Catastrophe". Ci vuoi raccontare com'è nata l'idea e quali passi hai dovuto compiere per portarlo a compimento?
"E' un progetto nato sulla base della tematica della Catastrophe su cui verte
l'ultimo numero di Drome Magazine. Sono state scelte delle tematiche storiche
che poi sono state rappresentate fotograficamente, come ad esempio la peste
nera, l'alluvione del fiume giallo, il terremoto di Lisbona, la siccità di Asia
centrale e l'eruzione minoica. Assieme all'art director nonché fashion stylist
di questo editoriale, Daniela Corcio è stata fatta una ricerca capi e styling
per combinare un'idea storica di catastrofe a quella del fashion. Hanno
contribuito in maniera determinante anche la bellezza e la capacità
interpretativa di Deborah Parcesepe, la modella, e di Silvia Gerzeli che ha
curato il make up e l'hair styling. Il tutto è stato scattato nella magica
Firenze."
Cosa pensi del nudo fotografico?
"Lo trovo molto interessante quando è un nudo concettuale. Un po' meno quando il
corpo nudo diventa il pretesto per un esercizio di perfezionismo
stilistico.
Per esempio mi piacciono molto i nudi di Inez van Lamsweerde."
Per esempio mi piacciono molto i nudi di Inez van Lamsweerde."
Hai mai pensato di rappresentarlo?
"Al momento no, ma chissà, magari in futuro ci lavorerò."
In "Die To Reborn" hai messo a nudo la realtà della vita: il nascere, morire e poi rinascere. Perché questa necessità?
"Oggi siamo bombardati dalla paura di una "fine", dalla parola crisi, dalla
mancanza, da qualcosa che sta inevitabilmente crollando. Tanto vale proiettarsi
in là, guardare verso una rinascita, verso qualcosa di nuovo. La protagonista di
questo progetto è una figura femminile dotata di una sensibilità tale per
adempiere per prima a questa evoluzione."
Nel momento in cui imprimi l'immagine quanta post-produzione riesci a vedere?
"Dipende. Generalmente considero la post-produzione un momento a sé, in cui a
volte stravolgo tutto il lavoro."
Quale mezzi usi e quanto tempo dedichi alla fase post-produttiva delle immagini?
"Anche qui dipende sempre dal lavoro, a volte la post è molto veloce e lieve,
altre invece è più incisiva. Di base il mio interesse va verso il risultato che
voglio ottenere, il mezzo con cui lo raggiungo (in fase di scatto o in post) è
relativo.
In post lavoro molto sui colori e ascolto sempre molta musica che mi da l'ispirazione giusta per creare certi effetti."
In post lavoro molto sui colori e ascolto sempre molta musica che mi da l'ispirazione giusta per creare certi effetti."
Come vedi la fotografia oggi; sia nel panorama nazionale che in quello internazionale.
"Vedo che si sta andando verso la democratizzazione del mezzo fotografico. La
fotografia oggi è a portata di tutti, tutti sono fotografi. La fotografia è
diventata ormai un prolungamento del nostro occhio e del nostro braccio, con un
semplice cellulare è diventata tascabile e documenta ogni fase della nostra
vita. Al fotografo non è più richiesta solo la tecnica ma nuove visioni, nuovi
linguaggi, nuovi mondi, nuove interpretazioni. Che sia digitale, analogica,
istantanea poco importa. Ci nutriamo e viviamo di fotografia. In termini
lavorativi credo che la fotografia non si venda più da sola, ma come parte di un
insieme, di un progetto di comunicazione più ampio assieme ad altri mezzi."
Progetti in cantiere per questo 2012?
"Tantissimi. Sono appena tornata da un viaggio in Tunisia dove ho avuto la
bellissima opportunità di lavorare ad un progetto con delle femministe tunisine,
assieme a Michela Romagnoli, ricercatrice. Prossimamente sarò in puglia per un
progetto sulla pizzica Salentina. E poi ancora a Tunisi per la collaborazione
con un meraviglioso designer. Ultimamente sento molto il richiamo al
mediterraneo, al fascino dell'oriente, ai suoi profumi, ai suoi colori, alle sue
storie tra incanto e veleni."
Parlaci più nel dettaglio del tuo viaggio in Tunisia e del progetto che hai in mente di realizzare.
"E' stata una bellissima avventura. Assieme a Michela Romagnoli (ricercatrice che si occupa della causa delle femministe tunisine) abbiamo realizzato un progetto cui protagoniste sono delle giovani femministe impegnate professionalmente e socialmente. Una blogger molto conosciuta, una cantante/attrice teatrale, una graphic designer che ha appena aperto un'agenzia di comunicazione, una pittrice e una giornalista. La location era Dar Bach Hamba nel centro della Medina, un palazzo orientale davvero molto affascinate. In questo "portrait" è uscita la loro complicità femminile, la loro volontà di essere libere di poter esprimersi in diversi campi, di poter rivendicare la loro femminilità. Si sa che la situazione politica attuale in Tunisia dopo la rivoluzione è peggiorata, molte più donne girano velate, e viene soffocata qualsiasi espressione di libertà. Il lavoro verrà prossimamente esposto in una mostra. E' stato davvero interessante ascoltare le loro storie (alcune di loro sono finite in carcere), poter creare dei ponti interculturali, poter collaborare insieme. Io sono sempre molto affascinata dalle personalità femminili e credo che questi scambi siano davvero molto positivi, sia per me e per il mio lavoro che per loro."
Valentina, bigshot360 è stato davvero onorato della tua presenza e ti ringrazia per aver offerto una testimonianza sul mondo della fotografia.
"Grazie a voi, è stato un piacere!"
Valentina Eleonora Costa la potete trovare qui:
E-mail: info@valentinaeleonoracosta.com
E-mail: hello@halo-research.com
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