Aleksey & Marina (Russia, St. Petersburg) - photographer Aleksey Kozlov and fashion designer Marina Khlebnikova. Began working together in 1998 on his own art project Photopainting. Since 2004, engaged in image advertising (fashion, beauty, glamour) photography, including the annual produce some exclusive photo collection for brands promotional calendars. Aleksey & Marina is also the author of costumes, accessories, hairstyles for their photos.
With great pleasure,Bigshot360, pleased to present Aleksey & Marina.
Nata a Kriens (Canton Lucerna - Svizzera) nell'aprile del 1989, eletta Miss Svizzera 2010 a Zurigo, dove ha battuto le altre undici concorrenti ottenendo anche la fascia di Miss Photogenic. Ha rappresentato la sua nazione a São Paulo, in Brasile, il 12 settembre 2011 per l'edizione di Miss Universo.
Lei è Kerstin Cook, modella dall'età di quindici anni e appassionata e praticante di atletica leggera e pattinaggio in linea. Attualmente sta studiando biologia, A-level indirizzo fisioterapico, e sostiene che il miglior modo per mantenersi belle è quello di rimanere il più naturale possibile, poco make-up e tanta bellezza interiore.
Affascinante, intrigante, modella per vocazione ma rapita dalla sua vera passione: la musica. Dea Tosic è nata a Zrenjanin, una piccola città della Serbia, ma all'età di due anni con tutta la sua famiglia si è trasferita in Islanda dove ha condotto, fino a terminarli, gli studi alla scuola di Design. Il suo tempo libero lo occupava per portare avanti il suo grande sogno: diventare una Dj professionista. Il passo decisivo circa due anni fa, quando dall'Islanda ha deciso di tornare nella sua terra d'origine, destinazione Belgrado. L'inizio di questa sua nuova avventura non è stato facile: mancanza di conoscenze e soprattutto l'essersi trovata da una realtà tranquilla come quella islandese all'inseguire il suo grande sogno in una delle città più importante dell'est Europa.
Afferma di avere commesso alcuni errori ma al tempo stesso si è resa consapevole che la cosa più importante non è aspettare che le cose accadano ma farle accadere.
Oggi Dea Tosic fa quello che più ama ed il suo primo singolo "Play" è già diventato un successo.
Bigshot360 ha il piacere di averla ospite in questo spazio esclusivo.
I’ve always thought that women has a completely different approach to photography. You can almost understand when the author of a picture you’re watching is a woman or a men. There’s another sensibility, something that goes beyond the image to reach a deeper aim: not just your eyes but your feelings and soul. Elena Kuznetsova, can be a clear example of this kind of pictures. She was born in Ukraine and had several roles in the fashion field as model and hair styling, until she has landed on photography. Nothing better than her words can explain how beauty and feelings are expressed in her photography: “Beauty is something that effects not just our eyes, but our minds, and our hearts. Why forms of it touch some more than others is that question I continually ask myself. But regardless I am always thankful for having seen and felt it.”
Her name is Elena Volotova. She was born and grew up in Moscow. Elena is a freelance photographer and today is our guest at Bigshot360 and we talk with her about photography and art.
Fondateur du “Noise Art”, Matthieu Roggero recherche l’expression artistique dans le défaut et dans la décomposition. Contre la perfection technique, désormais devenue manifeste grâce au numérique, la seule issue possible est de dominer l’absurde. Ses œuvres sont donc une recherche, par ce processus, pour stimuler l’interprétation personnelle de sorte à ce que l’observateur fasse partie intégrante de l’œuvre en question.
Elle est née à Lourdes le 17 septembre 1990, mais maintenant elle vit à Paris. Son nom est Pauline Moulettes, modèle passionnée et déterminée, qui est intéressée par la mode et les édito.
Nombreuses ses expériences dans le domaine de la photographie: Editorials, Publications Magazines, Campagnes, Publicités, Lookbook, Web, Catalogues. Elle est ouverte à la photo plus créative, la vidéo, ainsi que le travail supplémentaire.
Sa favorite quotation est: "Ne laisse jamais personne te dire que tu n'es pas capable".
Il est né le 21 october 1976, Damien Mohn est un photographe retoucheur, qu'il était capable de capturer différents styles photographiques: fashion, beauty, face et lingerie.
Il vie à Paris et sa philosophie de vie est la suivante: "un tiens vaut mieux que deux tu l'auras".
Il utilise l'intensité dans le beauty, la classe dans le fashion et surtout l'originalité dans la lingerie.
Mesdames et Messieurs, bigshot360 est heureux de vous présenter Damien Mohn.
Eric Peltier est un photographe original et génial; ses photostouchentles différents thèmesde la photographie:mode, glamour,haute-joaillerie, paysages.
Aujourd'hui, noussommes heureuxde l'accueillirici avec nous.
David Page est le Directeur Artistique d'une marque de Prêt à Porter à Paris, et Photographe Freelance durant son temps libre.
À 25ans, après l'obtention de son diplôme de Styliste - Modéliste - Tailleur Haute Couture de l'École Supdemod à Lyon, David a découvert l'univers de la Mode à Paris en commençant comme styliste et dessinateur. Ce chemin professionnel lui laisse découvrir sa vraie vocation: Styliste et Directeur Artistique.
Sa passion pour la Photographie a commencé quand les premiers photographes professionnels ont immortalisé son travail et pendant de nombreux voyages à travers le monde.
Cette attraction pour la magie des images est devenue sans cesse grandissante; c'est pour celà qu'il a décidé de passer à son tour derrière l'objectif.
Bigshot360 est heureux de vous présenter David Page.
Quella attorno al sistema elettorale è una discussione ipocrita. Non ci si lasci ingannare dalle azzeccagarbugliate dei presunti esperti, perché la sostanza è semplice e i torti ben distribuiti. Alla fine la partita si riduce a questo: la non riforma del sistema elettorale è solo un ostacolo sulla via delle elezioni anticipate, il cui scopo eventuale non è quello di mettere in equilibrio la bilancia politica, restituendo la parola al popolo, ma evitare che i partiti della maggioranza si logorino troppo nel sostenere Mario Monti, al tempo stesso consentendo a Giorgio Napolitano di gestire la costituzione del primo governo dopo le urne, posto che se si andasse alla scadenza naturale questo sarebbe impossibile, dato che, in quel caso, il primo compito del nuovo Parlamento sarebbe proprio quello di eleggere un nuovo uomo del Colle.
Ci sono un dogma e un mito, che inducono in errore. Il dogma recita: il primo atto della prossima legislatura sarà l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Il mito suggerisce: se non si vota subito, a ottobre, si vota alla scadenza naturale, nell’aprile 2013. Il dogma discende dal mito, dato che votando ad aprile il Parlamento eletto si riunirà quando scade la presidenza di Giorgio Napolitano, dovendo sostituirlo. Invece le cose si mettono in modo diverso, cercando di far continuare il commissariamento della politica (che se lo merita), facendo sponda su presunti ambienti internazionali e mercati, che sarebbero allarmati per cose che gli italiani stessi trovano di scarso interesse, e puntando a far sì che il passaggio dall’attuale al governo successivo sia gestito dal medesimo uomo del Colle.
Ha vinto di tutto, scrivendo il suo nome nella storia della scherma, diventando la più forte schermitrice di ogni tempo.
Alla sua ultima (probabile) apparizione ai Giochi Olimpici ha cercato in tutti i modi di chiudere una carriera agonistica senza eguali con una vittoria. Sulla sua strada, però, ha incontrato in semifinale una grandissima Arianna Errigo, che gli ha interrotto il sogno. Poi ancora una finale, per il terzo posto, per la medaglia di bronzo, contro la Nam Hyun Hee. A soli nove secondi dal termine, Valentina Vezzali era sotto di quattro ( 4 ) stoccate, e qui è uscita la campionessa, il fenomeno, colei che in quasi vent'anni di carriera ha battuto tutte e tutto.
Quattro colpi in sequenza e parità assoluta. Nell'extra-time il colpo che l'ha consacrata ancora una volta campionessa, che gli ha permesso di aggiudicarsi la nona ( 9 ) medaglia olimpica, probabilmente la medaglia più bella di sempre.
Da Taranto si sprigiona una nube tossica, capace di avvelenare l’Italia tutta. Che i provvedimenti presi dalla magistratura siano fondati, o che siano una pericolosa esagerazione, le loro conseguenze non potranno fermarsi alle acciaierie della città pugliese.
Le parole di Mario Draghi non risolvono alcun problema, ma chiariscono qual è quello più grosso e urgente: il vuoto istituzionale che c’è dietro l’euro. Il presidente della Banca centrale europea aveva parlato domenica scorsa, affermando che l’euro sarebbe stato difeso “senza tabù”. Era già un’affermazione chiara e forte, salvo il fatto che i mercati l’hanno ignorata, considerandola non credibile. I toni successivi sono stati drammatici, con l’accenno all’uso di ogni mezzo, con l’essere disposti a tutto. Cosa significa? Senza l’accordo tedesco quasi nulla, o, comunque, nulla più di quel che si è già visto. E non ha funzionato. Con l’accordo tedesco, ma senza modifiche dei trattati, significa che la banca centrale è pronta a compare titoli di stato, o a finanziare chi sia indotto a farlo. Un farmaco sintomatico assai forte, capace di far scemare i morsi della crisi, ma non certo di risolverla: gli acquisti inseguiranno le vendite, fino al punto in cui finiranno i soldi o non si potrà produrne. Ci si troverebbe punto e a capo, ma più poveri.
Con la spending review proposta al Parlamento il governo taglia poco e riforma ancora meno. Il Parlamento la emenda in modo da tagliare meno e riformare affatto. Il dramma è racchiuso in quest’accoppiata d’incapacità, in questo disperato tentativo di conservare l’indifendibile. Siccome poi i soldi da qualche parte si deve prenderli vanno a cercarli dove sanno che è facile: nelle tasche degli italiani, e questa genialata si ripone sempre, da ultimo con le regioni che hanno scavato buchi sanitari, che si vedrebbero autorizzate a far pagare un anno in più di addizionale Irpef. Niente tagli agli sprechi, quindi, ma loro rifinanziamento.
London 2012 è ufficialmente iniziata, i Giochi Olimpici che ci terranno appiccicati ai teleschermi fino al 12 di agosto hanno dato il via nella serata di ieri sera con la più bella ed imponente cerimonia d'apertura che occhio umano abbia mai visto. Usare aggettivi per quanto visto all'interno (e non solo) dello stadio Olimpico sminuirebbe il valore, non solo simbolico, di una città intera che per oltre due anni ha lavorato per giungere alla fatidica data zero pronta a stupire il mondo.
Questo Blog iniziò oltre dodici mesi fa a presentare quella che da oggi è diventata la più bella ed importante Olimpiade di sempre (e che con molta probabilità lo rimarrà per svariati lustri), orgoglioso di aver offerto al proprio pubblico frammenti che rimarranno nella storia.
In questo momento le gare, molte gare, hanno preso il via, e lo spirito olimpico s'è già impadronito di tutti noi.
Mario Monti dovrebbe dimettersi. Lo sostengo con freddezza, senza alcuna fregola crisaiola. Dovrebbe farlo perché, così com’è, il governo non è nelle condizioni di far fronte ai problemi che arrivano. E’ stato un tentativo. Molti ci hanno creduto, moltissimi hanno fatto finta di crederci (diffondendo un conformismo che nuoce alla salute morale) e noi stessi, che eravamo scettici, abbiamo sperato che potesse funzionare. E’ andata diversamente: sobrietà e riammissione al tavolo da pranzo europeo non hanno spostato di un capello la faccenda, perché tra le cose che vengono servite ai commensali c’erano e restano le nostre carni.
La data delle elezioni sembra danzare, perché ballerini sono i partiti, le loro idee, i loro programmi, la loro capacità d’interpretare interessi. In realtà resta ferma, inchiodata alla scadenza naturale, e non per impegno di legislatura, ma per paura. Tutti capiscono una cosa: così non si va avanti e il governo Monti, da mesi, pedala nel vuoto. Tutti ne vivono una seconda: non sanno cosa fare. Quando parlano di voto lo fanno nella speranza che l’avversario non vinca, senza per questo immaginare di potere vincere. Si confronteranno due sconfitte, nel bipolarismo dei perdenti. Per capire come uscirne si devo valutare tre elementi, inquadrandoli in un contesto meno misero: a. la data; b. i protagonisti; c. il sistema.
Lo spread in crescita libera non era imputabile al governo Berlusconi, come non lo è al governo Monti. Nel novembre scorso le dimissioni furono opportune, non perché in quel modo si sarebbe fermato lo spread, ma perché il governo, frutto del voto popolare, aveva visto dissolversi la propria maggioranza parlamentare e aveva esaurito le forze e la funzione. Oggi le dimissioni di Monti non servirebbero a fronteggiare l’ennesimo incrudelirsi della speculazione, non potrebbero essere usate per difendere gli interessi nazionali e non si può certo commissariare il commissario, ma sarebbero opportune. Sia nel caso che, con la crisi, si giungesse ad una rinnovata fiducia, talché il ribadire l’indirizzo preso pesi nel valutare le conseguenze dell’attacco all’Italia, sia nel caso, migliore, che il governo possa risorgere con quel che mancò alla sua nascita, ovvero una diretta partecipazione delle forze che ne compongono la maggioranza. Una cosa è certa: non si può far finta di nulla e credere che il tempo risolva alcunché. L’estate di quest’anno sarà decisiva per la sorte dell’euro.
I trenta vertici europei non hanno agguantato alcuna soluzione, né approntato un’efficace protezione per l’euro e i Paesi che lo hanno adottato. I trionfalismi sono stati trenta volta infondati e sprecati, come qui avvertito. I mercati hanno letto l’intervista domenicale di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, hanno appreso che si era pronti, “senza tabù”, ad intervenire, e non appena è sorto il sole hanno detto la loro: non ci crediamo. Intanto il Fondo monetario internazionale minaccia di non rinnovare il prestito ai greci, dimostrando l’errore politico di avere coinvolto quell’istituzione in una crisi che doveva essere affrontata all’interno dell’Unione monetaria. Tre anni dopo l’alzarsi dell’ondata speculativa e un anno dopo l’aggressione all’euro siamo al punto di partenza. Ma infinitamente più poveri, debilitati e con i governi nudi. Non se ne esce, se non ragionando in termini crudi, se non gettando sulla bilancia il peso della politica, se non usando la forza della ragione per schiodare i rapporti fra i tre Paesi decisivi: Francia, Germania e Italia. Prima che la forza della crisi li divida, affondando l’Unione europea.
E’ intollerabile che i giudici costituzionali tedeschi ritengano di potere andare in vacanza e posticipare al 12 settembre la decisione sull’Esm, il così detto fondo salva-stati. E’ inaccettabile che la Germania prolunghi a proprio piacimento il non dovuto vantaggio di finanziarsi gratis e indebolire i concorrenti costringendoli a pagare sangue. Ma è ancora più imbarazzante che qualcuno creda veramente l’Esm possa salvare questo o quello Stato. Da tre anni a questa parte, da quando la crisi dei debiti ha fatto la sua comparsa a oggi, si sono tenuti 30 vertici europei, tutti mirabilmente inutili. Si fa finta di non vederlo, dirigendoci giulivi verso il precipizio, oppure è lecito avvertire che si sta perdendo del tempo prezioso?
Passano gli anni, le stagioni, i campionati, ma ogni estate sembra ripetersi sempre la solita storia, quella brutta storia legata ai soldi che con il calcio nulla hanno (avrebbero) a che fare.
E così anche quest'anno ci si ritrova a dover fare i conti con i vizi e le "necessità" di uno dei giocatori più rappresentativi del nostro recente passato, uno di quelli amati dalla gente, dal popolo dell'Arsenal, dal bambino che sogna di strappargli un autografo, un sorriso, un gesto d'affetto.
La storia di Robin van Persie, come furono quelle dello scorso anno di Fabregas e Nasri, sembra giunta definitivamente all'epilogo, e non è un caso che nella lista dei convocati per il Tour asiatico non compaia il suo nome. Qualche settimana fa, al termine del campionato europeo, il giocatore olandese dichiarò apertamente che il suo legame con l'Arsenal era praticamente giunto al capolinea, con il rifiuto del prolungamento del contratto. In queste ore che precedono la partenza verso la Malesia l'ennesimo indizio: la non volontà del giocatore di partire con la squadra. Un segno evidente di poco rispetto nei confronti di chi, per otto lunghi anni, ha fortemente creduto in lui: dai tifosi a Wenger, al Club, regolamenti e contratti inclusi.
Ora che rimanga, detto molto sinceramente, non avrebbe alcun senso, nemmeno dovesse guardare l'intera stagione di Premier dalla tribuna o dal salotto di casa. Certo, sotto il profilo dell'esempio sarebbe la cosa più giusta da fare, ma alla fine a rimetterci sarebbe solo e comunque l'AFC, che in un solo anno perderebbe il valore del cartellino e i tanti pound che da contratto spettano settimanalmente all'ex capitano.
Sostengo fortemente che questa ennesima dimostrazione di poca cultura sportiva da parte di uno dei giocatori più rappresentativi segni profondamente il futuro del calcio moderno e ci offra la possibilità, proprio come quando eravamo bambini, di renderci conto che alla fine l'unica cosa che veramente conta è la maglia, il Club, e tutte quelle persone (spesso "invisibili") che lavorano 365 giorni all'anno per la nostra squadra del cuore.
In questi giorni sono andato a riprendermi un video dedicato ai tifosi dell'Arsenal, un video che mischia le prodezze dei campioni del presente e del passato con le speranze, i sogni e le emozioni di ogni persona che porta e porterà per sempre l'Arsenal con se.
Un video che blocca il respiro, che ci fa sentire orgogliosi di uno stemma conosciuto in tutto il mondo, accompagnato da una colonna sonora (So Far Away | Staind) che racconta come la vita possa sempre offrire un'altra possibilità, come il dolore possa essere allontanato, come un sorriso, un giorno di felicità possa finalmente tornare nei nostri cuori.
E allora vi sprono a guardarlo, ad ascoltarlo, accantonando le prodezze di Henry, quelle di Fabregas, di Nasri e di Ljungberg, ma soffermandovi sui volti dei Gooner, sulle loro espressioni, sul loro entrare con anima e corpo all'interno di una storia magica chiamata Arsenal.
Dal ragazzo che con orgoglio alza al cielo la sciarpa, dagli applausi scroscianti del pubblico pagante sotto una pioggia torrenziale, dalle preghiere di una signora di mezza età al tenero riposo di una tifosa che ha visto tanto Arsenal quanto la storia stessa del Club.
E poi ancora i pianti, la gioia di alzarsi tutti in piedi ad abbracciarsi per la realizzazione di un goal, braccia al cielo che riempirebbero uno, due, cento mari. Guardate la fede che ogni Gooner ripone sugli striscioni che capeggiano all'interno dell'Emirates, il sorriso del bambino che con un semplice gesto di positività vi strapperà un'emozione, il sarcasmo e l'ironia tipica di un Paese che ha saputo rendere questo sport meraviglioso e unico. Guardate la rabbia, la disperazione, il pianto di un giovane che vive di Arsenal ogni secondo della propria esistenza, e poi ancora le mani tra i capelli per una sconfitta in una maledetta notte parigina.
Sostenere che le tasse altissime, da record mondiale, siano un derivato dell’evasione fiscale, come ha fatto Attilio Befera, non solo è falso, ma anche assai pericoloso. Occorre che si faccia attenzione alle parole, non soffiando a casaccio sul fuoco. E occorre che non si dia conferma teorica a quella che è già una pessima sensazione diffusa, ovvero che i soldi si vada a cercarli da quelli che già pagano. Il che accade, come ho potuto personalmente sperimentare, anche nel caso della supposta lotta all’evasione.
La procura di Palermo convoca Silvio Berlusconi, e la figlia Marina, quali vittime e testimoni di una supposta estorsione, ideata da Marcello Dell’Utri. Posto che nessuno dei due convocati s’è presentato e posto che nessuno di loro aveva interesse a diffondere la notizia, che si trova su tutte le agenzie, radio, tv e giornali, resta che l’ipotesi risulta fantasiosa a chiunque abbia potuto seguire, nel corso degli ultimi quaranta (e più) anni la storia di una collaborazione molto stretta, di un rapporto che i diretti interessati definiscono: amicizia. Possibile che finsero al punto da occultare rapporti tesi, feroci, estorsivi? Possibile che la cosa possa essere interessante per una procura della Repubblica? Ebbene sì, perché questa convocazione ci riporta alla memoria un dettaglio decisivo: come e perché cominciò l’inchiesta che poi ha coinvolto anche la presidenza della Repubblica.
Nel mentre corre il conto alla rovescia per l’Italia, con i guai che ci spingono a chiedere aiuto e cedere sovranità, i partiti della maggioranza si sono persi appresso a quesiti esistenziali: chi sono? come mi chiamo? che ci sto a fare? con chi mi alleo? Incapaci di rispondere si nascondono coprendosi gli occhi e facendo finta che sia intelligente sostenere la necessità che Mario Monti resti al governo anche dopo le elezioni. I tapini non vedono l’enorme difficoltà in cui si trova il governo, neanche sono riusciti a capire le due interviste decisive: quella di Vittorio Grilli (che si predispone al commissariamento della troika e depotenzia le dismissioni) e quella di Fabrizio Barca (che depone le armi e sostiene, giustamente, che ci vuole un governo politico, altrimenti la credibilità è solo illusoria).
Sono un siciliano che non ritiene l’isola e gli isolani debbano essere abbandonati alle loro colpe. Non lo meritano più del resto d’Italia. Non coltivo il senso di colpa dell’emigrato, sicché si debba maledire il presente per potere glorificare il passato e l’anima. Credo che nel passato siciliano ci sia marcio a volontà, come nel presente forze sane su cui puntare. E sono un osservatore disincantato quanto basta per vedere che le colpe di Raffaele Lombardo sono immense, che il bilancio regionale è falso nei suoi aspetti commendevoli e terribilmente vero in quelli vergognosi, ma che è troppo comodo cercare di scaricare tutte le colpe su di lui. Con lui deve andarsene tutta intera una classe dirigente siciliana, e non solo politica. Ho da fare delle proposte, in tal senso.
Diverse le presentazioni in pubblico delle opere da lei create, molteplici le collaborazioni lavorative. All'Istituto italiano della fotografia e all'Istituto Europeo di Design la sua formazione, dal maggio 2011 al settembre dello stesso anno l'esperienza al interior designer assistant.
Il presidente della Repubblica ha fatto bene a sollevare un conflitto d’attribuzione, innanzi alla Corte costituzionale. Sono certo che la Consulta gli darà ragione. Questo, però, non chiuderà la partita. Sia per la povertà del nostro dibattito politico, sia per le numerose asinerie scritte da presunti costituzionalisti (impegnati a dimostrare che le cattedre sono mal attribuite), sia per gli errori contenuti nella legge che regola le intercettazioni, a loro volta fonte inesauribile di abusi e inquinamenti.
Avevo salutato positivamente la nascita della nuova De Tomaso, vedendovi le caratteristiche dell’indomita volontà imprenditoriale e il pregio dell’innovazione tecnologica. Ora è fallita e il suo artefice, Gian Mario Rossignolo, si trova agli arresti domiciliari, accusato di truffa e di avere intascato soldi che non gli spettavano. Provo a immaginare quel che gli passa per la testa, dopo avere perso almeno una decina di milioni suoi. Le faccene penali si svolgono su binari propri. La voglia di colpevolezza e il desiderio d’innocenza devono attendere. Qui sollevo tre questioni.
Il dramma siciliano non è la dilapidazione di soldi pubblici, ma la convinzione che nulla possa cambiare. Il dramma italiano è che tutto sembra somigliare a questa dannata situazione. Le denunce, come quelle che Libero continua a fare, devono servire per convincere i più che quel modo di concepire la spesa pubblica non è solo vergognoso, ma pericoloso. Non è solo spreco di quattrini pubblici, è un falò di ricchezze e speranze private.
Ci siamo: domani ci sarà la prima uscita stagionale dei ragazzi, non ufficiale, solo amichevole, contro l’Anderlecht, ma dopo cinquanta e passa giorni senza l’AFC, notizie (se così le vogliamo chiamare) che hanno riguardato il calcio mercato, sarà nuovamente il campo, seppur in maniera leggera, a dare il suo responso.
Nel Memorial Cup Markus Liebherr, Wenger porterà un mix di gioventù e di esperienza nel torneo che si svolgerà a Southampton. I Gunners si troveranno ad affrontare i nuovi arrivati in Premier League e padroni di casa del Southampton e la squadra belga dell’Anderlecht, in un contesto di 45 minuti per incontro. Si inizierà contro l’Anderlecht alle 6:45pm, prima di concludere la giornata contro i padroni di casa alle 8:00pm. Arsène Wenger ha nominato una squadra giovane per le partite del St Mary, anche se del calibro di Gervinho, Johan Djourou, Marouane Chamakh, Andre Santos, Francis Coquelin e Kieran Gibbs, tutti inclusi nei venti tre che prenderanno parte alla competizione. Nessuno dei giocatori del club che hanno presenziato a Euro 2012 faranno parte della rosa. Le novità che si presenteranno in quel di Southampton si chiamano Kyle Bartley, Vito Mannone e Henri Lansbury, tutti che torneranno a vestire la prestigiosa maglietta rossa dopo le esperienze fatte rispettivamente con i Rangers, l’Hull City e il West Ham. Ci sarà anche la possibilità di vedere alcune delle stelle nascenti del Club, come ad esempio il centrocampista olandese Kyle Ebecilio, l’adolescente svedese Kristoffer Olsson e la star tedesca Thomas Eisfeld.
Ma domani la cosa più importante sarà tornare a vedere giocare al football l’AFC.
In Sicilia si giocherà una partita decisiva, anche per i suoi riflessi nazionali. Il centro destra è politicamente agonizzante, il centro sinistra in una condizione straziante. Vincerà chi saprà far vincere i siciliani, in caso contrario prenderà più voti chi si consegnerà a quel che dell’isola ripugna. Che non è solo la mafia, né solo l’antimafia inutilmente parolaia e ideologizzata, ma un’economia assistita e depressiva, capace solo di produrre povertà futura.
Padovana, laureata in Scienze Politiche ed un talento che l'ha portata ad essere una delle modelle più apprezzate nel panorama nazionale ed internazionale. Lei è Laura Betto e noi di bigshot360 l'abbiamo avvicinata per farci raccontare il mondo della moda visto direttamente dai suoi occhi.
Centosettantasei centimetri di semplicità e sensualità, in dote ad una ragazza modesta che vuole fare della moda un mondo dove lavorare e crescere. Lei è Claudia, oggi ospite a bigshot360 per raccontarci qualcosa di lei.
Due occhi che chiedono semplicemente di essere vissuti, un'eleganza che traspare in ogni suo gesto, una femminilità figlia naturale del talento che madre natura le ha donato. Questa, e molto, molto altro, è Corinne, modella e fotomodella professionista nata a Modena che oggi è venuta gentilmente a trovarci negli studi di bigshot360. Laureata presso Cultura e Progettazione della Moda di Firenze, Corinne ci racconterà i passi della sua carriera professionale, qualche piccola indiscrezione della sua vita privata ma sopratutto i sogni di una ragazza all'interno del mondo della moda. Sogni da conservare, come disse Miquel, perché non saprai mai quando ne avrai bisogno (cit. Carlos Ruiz Zafón).
E’ la sindrome del Quirinale: quando il presidente comincia a intervenire nel gioco politico poi non la finisce più. Se ne conoscono i sintomi fin da Giovanni Gronchi, ma da Sandro Pertini in poi sono saltati i freni inibitori. In Slovenia, poi, Giorgio Napolitano ha miscelato in maniera sapiente i poteri costituzionali con il peso politico: prima ha cancellato l’ipotesi di voto anticipato, poi ne ha anticipato i risultati, annunciando quale sarà la politica governativa non solo dopo le elezioni della prossima primavera, ma anche dopo la fine del suo mandato. Non escludo che i tanti commentatori pensosi, studiosi e per benino, oramai travolti da adorazione monarchica, la definiscano: lungimiranza. Del resto, sono riusciti a commentare la lettera ai presidenti delle due Camere, ove li si sollecita ad approvare la legge elettorale a maggioranza, senza ricordare il monito fino a ieri glorificato: che sia “condivisa”, che non sia prepotenza della maggioranza. Le idee solide non cambiano nel tempo.
Giorgio Squinzi e Mario Monti hanno un perso il controllo dei nervi e degli argomenti. Il primo scivolando sul concetto di “macelleria sociale” e facendo l’eco alla Cgil, a sua volta animata dalla Fiom, laddove il problema del decreto taglia-spesa non è quello di provocare dolori ingiustificati, ma di non avere lo spessore strutturale che si richiede (il solo taglio che fa coincidere risparmi e riforme è quello di tribunali, procure e uffici distaccati della giustizia). Il secondo è ruzzolato sull’idea che se si critica il governo si favorisce la crescita dello spread, in questo modo sollecitando un unanimismo deleterio, specie se dimentico della sostanza. Entrambe non hanno saputo leggere l’intervento del governatore della Banca d’Italia, che ha sentito il bisogno (e già questo è singolare) di prendere lungamente la parola a meno di due mesi dalle “considerazioni finali”. Egli dice: l’impennata degli spread non ha a che vedere con quel che succede in Italia, ma con la debolezza istituzionale e costituiva dell’euro. E’ quel che sosteniamo dal luglio scorso. E’ quel che Libero ha dettagliato anche in un libro (Maledetto spread). Ed è quello che induce a un giudizio severo sull’opera dei governi (plurale).
Quando la fotografia è arte. E' questo il primo pensiero che ho provato nel momento in cui mi sono tuffato all'interno del mondo di Erica Fava, artista dell'obbiettivo fotografico nativa di Roma. Immagini che colpiscono a prima vista, a prescindere dal tema trattato. Immagini che coinvolgono la fantasia, offrendo ampi spazi d'immaginazione a chi ama immergersi nel fantastico mondo della fotografia. Il fashion, personalmente parlando, il genere di Erica che maggiormente mi ha colpito. Se poi in versione retrò, come l'editoriale "le papier point de ma grand-mère", allora l'occhio ha goduto dell'esaltazione delle tinte pastello e del fascino dei particolari.
Oggi Erica Fava ha accettato l'invito di presenziare negli studi di bigshot360, per raccontarci la fotografia, quell'arte senza suoni e senza voce ma capace con i suoi silenzi di aprire uno, dieci, cento mondi.
L’ultimo decreto governativo, coda di una lunga serie, pone diversi problemi. Di metodo, di merito e politici. Nessuno può essere trascurato, perché da quelli dipende il modo in cui sarà chiusa questa legislatura, quindi quello con cui s’imposterà la prossima.
Lo sfoltimento delle sedi giudiziarie, l’accorpamento di 37 tribunali e 38 procure, può essere l’inizio di una rivoluzione. Benefica. Ai tagli si è arrivati per ragioni contabili. Il governo faccia bene attenzione a non perdere la forza data dalla necessità, ne approfitti per non fermarsi al lato ragionieristico, sprofondi la lama fino all’osso della struttura, fino al nocciolo delle questioni, per lasciarci alle spalle non solo i costi, ma tutto il passato che ci ha azzoppati e rallentato la crescita. Le forze politiche, dal canto loro, facciano attenzione a non credere che il consenso dell’elettorato possa essere sollecitato facendo da ostacolo ai tagli, vellicando il lato conservatore e impaurito del Paese, giacché la sfida è quella di dare un senso alle sforbiciate, un’aspirazione che guardi al futuro. In particolare il centro destra rifletta su un punto: usando i tagli il ministro della giustizia ha dato corpo a una riforma di fatto che, per anni e anni, è stata inseguita senza successo. Il lavoro non è affatto finito, ma quello del centro destra non era riuscito a iniziare (con l’eccezione della riforma Pecorella, colpevolmente affondata da una Corte costituzionale troppo attenta al gioco politico).
Si guardi la Rai, per osservare lo scivolare italico, il rassegnato degradare, sussultando fra il grottesco e l’arrogante. Ciascuno dei nuovi consiglieri d’amministrazione merita personale rispetto, come anche i passati, naturalmente. Ci mancherebbe altro. Alcuni anche amicizia. Ma l’insieme no, non merita nulla. I nominati si dividono in tre categorie: a. gli indicati dal centro destra, oramai chiuso nella guerra per bande, nella difesa d’interessi particolari, nominando amici, conoscenti, inesperti o esperti che hanno fatto oramai il giro completo delle poltrone disponibili, a significare che sono pochini e sempre gli stessi; b. quelli promossi dalla sinistra, impegnata a vergognarsi di sé medesima e, quindi, alla ricerca di travestimenti, dell’improbabile e comunque non definibile “società civile”, sicché, alla fine, designa i bei volti, privi di ruolo, missione, idee specifiche, a significare che il vuoto genera vuoto; c. infine ci sono i commissariali, i nominati da Mario Monti, per giunta in violazione della procedura, perché i professori la insegnano ma non la praticano, i quali esordiscono non annunciando di dovere sfoltire alla grande una società sprecona, lontana dal suo (impossibile) ruolo istituzionale, ma di volere tassare gli italiani, imponendo il canone (odioso) nella bolletta elettrica, sicché taglieggiare è più importante che tagliare, i conti si possono sì risanare, ma a spese del contribuente. Quanti studi, quante passioni, quanta mondanità sprecati, se questi sono i risultati.
L’idea di un’Assemblea Costituente, da eleggersi con sistema proporzionale, rilanciata da Marcello Pera, è corretta. Salvo quanto leggerete appresso. Lo è anche per quanto obiettato da Luciano Violante, secondo il quale in quel modo si rischia d’intaccare la prima parte della Costituzione vigente, a suo avviso ottima. E’ vero il contrario: la parte più cadente è proprio quella, che raccoglie principi illiberali, frutto di un compromesso fra cattolici e comunisti.
Tagli (veri) della spesa pubblica, misure (vere) per lo sviluppo e (vere) riforme istituzionali non solo sono legati fra di loro, ma hanno in comune la necessità di tempo e continuità, ben oltre la durata di questa legislatura e di questo governo. Il tempo ha un costo politico, perché se lo si lascia scorrere in balia del calendario il governo resta con le ruote impantanate; la sinistra si frulla nell’incoerenza fra le alleanze attuali e quelle future; la destra si abbandona al disfacimento, già in atto. Non potendo cambiare il passato, ragioniamo su come si possa cambiare il presente, propiziando un migliore futuro.
Stiamo attraversando un periodo di forte cambiamento, economico, sociale, di tendenze. Gli stereotipi che fino a ieri occupavano gran parte della comunicazione, per diversi motivi, hanno stancato, stufato, o più semplicemente sono arrivati a fine corsa: involucri di nulla mischiati con il niente. Dalle parti di Portogruaro, con il lavoro e l'umiltà, abbiamo intrapreso la strada della qualità, cercando di rivolgerci ad un pubblico più maturo, capace di valutare con attenzione la moda, l'arte, la fotografia. Ed in tema di qualità oggi è venuta a trovarci Alessandra Marnati, che ha fatto degli sbagli, delle delusioni e dei sacrifici la palestra che l'ha portata a diventare una modella professionista.
Laureata presso l'Università di Bologna in Lettere e Filosofia con specializzazione in Moda, autrice del saggio Fotografia e Moda del Gossip contenuto all’interno del volume Obiettivo Moda: Incursioni nella fotografia di moda contemporanea, a cura di Federica Muzzarelli.
Dopo diverse collaborazioni universitarie decide di dedicarsi al mondo della comunicazione e della fotografia. Attualmente lavora come fashion photographer, come art director presso un'agenzia di comunicazione e si dedica alla ricerca artistica attraverso dei progetti internazionali.
Lei è Valentina Eleonora Costa, oggi ospite di bigshot360.
Hey people! Here I’m again with you…I had to go on vacation,and here I’m in Egypt! In fact,just lying on the beach,drinking cocktail and I’m writing to you… I have fashion news for you guys!
The fact I’m on the beach,I’m gonna write you about trends for the beach and pool for this summer…I love all that stuff about preparing for beach,I damn do! Hat,sunglasses,bikini,good book,all other accessories…
Before all,lets see some hot bikini from new collection Victoria’s Secret. I love it,and you?
E’ più facile colpire un orso che un passero. La doppietta del governo si accanisce su un bersaglio piccolo, tremando fra le mani di chi non riesce a tarare il mirino, tant’è che i tagli necessari ammontano a 4.2 miliardi per Antonio Catricalà, fra i 7.5 e i 10 per Enrico Bondi, per collocarsi all’intermedio 6.8 di Piero Giarda. Tutto per evitare di aumentare ulteriormente l’iva di due punti, o quanto meno, per dimezzarne il già programmato e annunciato intervento. Al bersaglio grosso nessuno pensa.
Lo scorso 26 dicembre, Lloyd Simmonds propose per YSL una collezione che richiamava i mitici anni '70, i colori perlati, il rosa in tutte le sue sfumature. La collezione Make up Candy Face è entrata nel pieno della stagione, e tra ombretti singoli e palette, blush, rossetti e lip gloss e dei bellissimi smalti, Simmonds ha fatto nuovamente centro, offrendo una vasta gamma di colorazioni e di tonalità.
La palette di ombretti varia dall'azzurro cielo al viola infuso, passando per il verde chiaro il rosa tenue e il giallo. La Vinil Candy, invece, sempre per restare in tema di palette, si affida principalmente al rosa, usandolo nella versione perlata con il lampone e il lilla, mentre petali rosa e ribes nero nella versione satinata.
Moltissime le tonalità usate per quanto riguarda i rossetti, puntando decisamente sui temi proposti dalla stagione: brillantezza e splendore. Nella linea Rouge Volupte Perle, Simmonds si è affidato ad un Borgogna iridescente, un corallo scintillante e un fucsia splendente, mentre nella Volupté Sheer Candy il tema fruttato l'ha fatta da padrone, grazie ai colori mandarino, prugna e fico. Per i lucidalabbra due le versioni: Viola/Oro e Pesca/Oro.
Per quanto riguarda il set manucure couture il duo Brown and Green e Pink and Orange completano la proposta di Yves Saint Laurent, una collection di colori allegri pensati esclusivamente per questa estate 2012.
Se non avete mai sentito parlare di J Smith Esquire, Piers Atkinson, Louis Mariette, Fred Butler, Flora McLean, e Anna Dello Russo è perché non vi siete mai trovati nel Berkshire (contea dell'Inghilterra sud-orientale), e più precisamente nel prato inglese di Royal Ascot.
Fondato nel 1711 dalla regina Anna d'Inghilterra, il Royal Ascot è l'avvenimento ippico più prestigioso ed atteso di tutto il regno Unito, ed ogni anno, oltre ai cavalli, va in scena una delle competizioni più originali e fantasiose dell'intero mondo della moda: il copricapo più chic&choc.
Anche nell'edizione 2012 la corsa all'originalità non s'è fatta attendere e così le nobildonne vestite a festa hanno potuto ingaggiare la sfilata delle teste più addobbate del continente: lampadari, fiocchi di ogni genere e misura, uccelli e torte, con un unico imperativo: azzardare.
Da quest'anno, però, e dopo quanto affermato da Nick Smith (portavoce di Royal Ascot), le regole sono leggermente cambiate (non troppo), al punto da consentire l'ingresso nel Royal Enclosure (la tribuna riservata al "sangue blu") solo esclusivamente per le signore vestite con gonna al ginocchio e spalline dei top non più sottili di qualche centimetro. In pratica è stato bandito il "fascinator", vera tegola caduta sulla testa (e qui il gioco di parole è caduto perfettamente) di tutti quei cappellai matti che in un modo o nell'altro hanno riscritto, e stanno riscrivendo, la storia dei copricapo.
Ma questo non ha tenuto lontano dalla manifestazione i "religiosi" di questo culto, e sugli spalti aperti sia i comuni mortali che le celebrità hanno potuto sfoggiare l'accessorio che ha fatto la storia di Royal Ascot e non solo.
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