...via libera ...il blog che scrive di attualità, politica interna ed estera, terrorismo, economia, giustizia, società, spettacolo, calcio, ippica e motori, e tutto ciò che non resterà...
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domenica 5 luglio 2009

PROCESSO CALCIOPOLI

Tutta la cronaca dell'udienza del 30.06.2009 la trovate qui:
Processo Calciopoli: G. Bertolini
http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/...glio.asp?id=304

Processo Calciopoli: R.PIRRONE
http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/...glio.asp?id=303

Processo Calciopoli: C.COPELLI
http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/...glio.asp?id=302

Processo Calciopoli: T. DE CILLIS
http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/...glio.asp?id=301

Processo calciopoli: DARIO GALATI
http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/...glio.asp?id=300

Processo calciopoli: CAPOBIANCO
http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/...glio.asp?id=299

I SOLITI ANTI USA E ANTI OCCIDENTE

I soliti violenti, con il solito Casarin, hanno agitato la piazza, animato gli scontri e sostenuto le loro tesi anti americane ed anti occidentali. Noi, sempre interessati a tutte le opinioni, comprese le loro, assistiamo alla scena e dividiamo il problema in due parti: una riguarda l’ordine pubblico e l’altra la politica.
Affrontiamo e liquidiamo la prima, che tanto è semplice: chi viola la legge deve essere arrestato, portato davanti ad un giudice e condannato. Per chi propaganda la violenza può esserci la sola risposta consistente in identificazione e punizione. Senza giri di parole.
A Vicenza, ieri, si sono visti i militanti vestiti di nero, incappucciati e con le maschere antigas. Vanno presi, smascherati e deve essere loro proibito prendere parte ad altre manifestazioni, così come accade ai tifosi violenti, cui viene interdetto l’ingresso negli stadi. Quelli armati di biglie metalliche, non credo per giocarci a palline, vanno arrestati e considerati elementi pericolosi, che circolano con armi improprie, capaci di provocare danni e ferite gravi. Quelli che sfasciano le vetrine è bene che riflettano sulla vile aggressione al lavoro ed al sudore altrui, stazionando il giusto nelle patrie galere.
L’insieme di queste cose, il comporsi d’organizzazioni paramilitari, che scendono in piazza alla ricerca dello scontro fisico, trovando in quello l’identificazione del proprio spazio e della propria esistenza, deve essere stroncato subito, perché il lasciar correre, il mostrarsi comprensivi, l’indulgere al non essere severi per non favorire radicalizzazioni, serve solo a prepararsi un futuro pessimo, quando l’intervento sarà comunque necessario, ma con più dolore e sangue alle spalle.Detto questo, veniamo alla questione politica. Su quel terreno i manifestanti non hanno tutti i torti. Non condivido neanche una parola delle loro tesi, ma non solo credo sia giusto possano manifestarle e sostenerle, ma osservo che in loro c’è una certa coerenza. Buona parte della sinistra, ad esempio, era pronta a pronunciare parole d’infuocato pacifismo, tanto declamato quanto inutile, ogni volta che la presidenza Bush accennava alla necessità di non cedere militarmente all’attacco del fondamentalismo islamico. Quella stessa sinistra, però, pur solitamente ciarliera, non ha trovato le parole per commentare l’iniziativa della presidenza Obama, in Afghanistan, dove è stato sferrato un attacco senza precedenti, contro i talebani. Questo succede a causa di un penoso luogocomunismo, che vuole le presidenze democratiche più pacifiste e “de sinistra” di quelle repubblicane, ma a dispetto del fatto che nella storia c’è scritta la prevalenza guerrafondaia dei democratici sui repubblicani (per intenderci, e fare un ripassino: furono i democratici a portare gli Usa nella guerra del Viet Nam, e furono i repubblicani a tirarceli fuori).
I manifestanti di Vicenza, insomma, non sono diventati più estremisti in un solo giorno, è che si sono ritrovati a dire le cose di sempre in un contesto più isolato, con meno contorni conformistici. Essi, per come la vedo io, sono coerenti nell’errore, mentre altri tartufescamente sfuggono.
Che i manifestanti abbiano torto, e torto marcio, lo ricavo dalle tante cose che, negli anni, hanno detto, spesso per bocca di quel Casarini che fa il professionista del falso spontaneismo nerovestito (un giorno ci chiederà la pensione, perché quello che non finisce in tragedia s’accomoda facilmente in barzelletta), e lo ricavo anche da quello che non hanno detto. Già, perché chi racconta la frottola del pacifismo globale, chi ritiene d’esser chiamato a battersi contro ogni forma di repressione militarizzata, non può non avere trovato un minuto di tempo per convocare una bella manifestazione a favore degli studenti iraniani. Invece sono mancati, e mancheranno sempre perché quel che li eccita non è schierarsi a favore della libertà e del diritto al dissenso, ma contro il mondo che ha assicurato e difeso la libertà ed il diritto al dissenso. Contro l’occidente, contro le democrazie, contro gli Stati Uniti.
Noi, che non ci tappiamo mai gli occhi e le orecchie, che c’interessiamo a chiunque abbia qualche cosa da dire, nel vederli muoversi li riconosciamo subito, perché sono il rigurgito della peggiore cultura europea, quella che fu antisemita, che guardò con condiscendenza al nazifascismo, che individua nell’autodeterminazione di popoli ed individui la devianza dalla luminosa via del progresso. Quella che coccolò prima l’estremismo e poi il terrorismo, sostenuto dai soldi e dalla logistica dei servizi segreti comunisti, quella che strinse il pugno per non allargare la mente. Può darsi che Casarini & C. neanche se n’accorgono, e, del resto, non occorre essere consapevoli per ereditare tare genetiche. Ma noi li conosciamo, e non ci piacciono affatto.

LAGUNA SECA: LE QUALIFICHE

Un minuto di “terrore”. Le 14:41 a Laguna Seca: Jorge Lorenzo a terra alla curva 10, di nuovo, seconda caduta, questa volta più violenta di quella avvenuta a 22 minuti dalla bandiera a scacchi. Passano pochi secondi e a poca distanza sul tracciato californiano, più precisamente alla curva 3, è Casey Stoner a volare in seguito ad un violento high-side. In un solo colpo cadono rispettivamente poleman e terzo classificato nelle qualifiche ufficiali del Red Bull US Grand Prix di Laguna Seca con Valentino Rossi in seconda posizione, il quale sembra così aver strada “libera” in vista di domani. Lorenzo si tiene la gamba destra, Stoner è stato soccorso dai commissari: 60 secondi di paura che rischiano di risultare drammaticamente decisivi per le sorti del Gran Premio e, chissà, del campionato.
Doppio volo, doppio high-side (quelli “da 500cc 2 tempi”), rischio oggettivo di veder compromessa la battaglia del terzetto di vertice in California. La festa per la quarta pole position stagionale (nonchè nelle ultime 6 gare) di Jorge Lorenzo si è così tramutata in una preoccupazione non da poco: due cadute, nello stesso punto, con differenti modalità ed un epilogo che potrebbe portare qualche grattacapo al maiorchino, che alla vigilia si era sentito “nella miglior forma fisica di questi anni“. Brutto colpo per lui, altrettanto per Casey Stoner, premiato dalla prima fila, colpito dalla sfortuna per l’ennesima volta: se pensiamo poi ai problemi fisici “permanenti” dell’australiano, della stanchezza sentita dopo 5 giri, siamo a posto.
Che dire di Valentino Rossi? Bravo, fortunato, va detto. La fortuna aiuta gli audaci ed i migliori, che avrà domani un’opportunità d’oro per allungare in classifica, pur con il sincero dispiacere per quanto accaduto ai suoi rispettabili rivali. Per il resto c’è poco da dire da Monterey: la seconda fila del “Trofeo Honda” vinto da Pedrosa su Dovizioso e Toni Elias, il 4 luglio degli americani celebrato con il settimo e ottavo tempo di Edwards e Hayden, la top ten arpionata dalle Suzuki, Melandri 11°, Canepa che scalza dall’ultima posizione Talmacsi. E’ il 4 luglio, è la giornata dei botti in America: proprio quelli in pista dovevamo vedere?
MotoGP World Championship 2009
Laguna Seca, Classifica Qualifiche
01- Jorge Lorenzo - Fiat Yamaha Team - Yamaha YZR M1 - 1′21.678
02- Valentino Rossi - Fiat Yamaha Team - Yamaha YZR M1 - + 0.167
03- Casey Stoner - Ducati Marlboro Team - Ducati Desmosedici GP9 - + 0.232
04- Dani Pedrosa - Repsol Honda Team - Honda RC212V - + 0.435
05- Andrea Dovizioso - Repsol Honda Team - Honda RC212V - + 0.457
06- Toni Elias - San Carlo Honda Gresini - Honda RC212V - + 0.468
07- Colin Edwards - Monster Yamaha Tech 3 - Yamaha YZR M1 - + 0.812
08- Nicky Hayden - Ducati Marlboro Team - Ducati Desmosedici GP9 - + 0.862
09- Loris Capirossi - Rizla Suzuki MotoGP - Suzuki GSV-R - + 0.984
11- Marco Melandri - Hayate Racing Team - Kawasaki ZX-RR - + 1.164
12- Alex De Angelis - San Carlo Honda Gresini - Honda RC212V - + 1.326
13- Sete Gibernau - Grupo Francisco Hernando - Ducati Desmosedici GP9 - + 1.428
14- Randy De Puniet - LCR Honda MotoGP - Honda RC212V - + 1.469
15- James Toseland - Monster Yamaha Tech 3 - Yamaha YZR M1 - + 1.712
16- Niccolò Canepa - Pramac Racing - Ducati Desmosedici GP9 - + 2.234
17- Gabor Talmacsi - Scot Racing Team MotoGP - Honda RC212V - + 2.850
Alessio Piana
MotoGP Laguna Seca: Lorenzo e Stoner, sembra nulla di grave
Dopo ulteriori accertamenti in Clinica Mobile, si è giunti ad un dettagliato “bollettino medico” sulla condizione fisica di Jorge Lorenzo e Casey Stoner in seguito alle brutte cadute che gli hanno visti coinvolti nei minuti finali delle qualifiche ufficiali di Laguna Seca. Partendo dal pilota Yamaha, che ricordiamo aver comunque conquistato la quarta pole position stagionale, è certa una sublussazione acromioclavicolare destra ed una contusione alla caviglia destra, più la frattura in un dito del piede destro. La lussazione della clavicola non dovrebbe portare problemi al pilota maiorchino, che proverà a correre il Gran Premio girando subito nel mattutino Warm Up.
Meglio è andata, per modo di dire, a Casey Stoner, il quale ha rimediato una botta all’altezza del linguine che non gli causerà complicazioni almeno per la partecipazione alla corsa. L’australiano ha detto di sentire molto il dolore, ma come ha fatto nelle ultime gare stringerà i denti per ottenere almeno un piazzamento sul podio.
Da segnalare anche un piccolo infortunio per Colin Edwards, caduto stamane nelle prove libere: il “Texas Tornado” ha colpito il terzo dito della mano destra, perdendo nel contatto con la sabbia l’unghia. Un problema che, in forma più grave, ha costretto Mika Kallio a dare il forfait per Laguna Seca.

sabato 4 luglio 2009

LAGUNA SECA: LE LIBERE


MotoGP Laguna Seca Prove Libere 1: Valentino Rossi al top
Indovinate la classifica? Anche a Laguna Seca i soliti tre là davanti: uno, in particolare, Valentino Rossi. Cento vittorie in carriera, leadership in campionato, avvertimento per i suoi rivali in California: unico a scendere sotto l’1′22 con un più che positivo 1′21″981. Il ritmo sul passo gara c’è, anche per Jorge Lorenzo e Casey Stoner, subito alle sue spalle con poco più di 1/10 di distacco. La lotta è qui, la battaglia è sempre tra loro tre, con Dani Pedrosa più staccato a 6 decimi, uscendo fuori almeno stando alle prove del venerdì dalla lotta per la vittoria. D’altronde quel terzetto, in questo momento, è inattaccabile: Valentino è la conferma, Jorge Lorenzo un pò la sorpresa, tanto da riuscire a scalzare Casey Stoner a 10 minuti dal termine della sessione al primo posto. Sembrava chiudersi la giornata con “Porfuera” protagonista, ma ci ha pensato Rossi a dare un segnale inequivocabile, scendendo sotto l’1′22 così, a dimostrare chi è il vincitore dell’ultima edizione del Red Bull US Grand Prix.
Dopo un’ora di prove si parla anche già di “passo gara”, e qui il discorso non si discosta molto. Chi sembra messo meglio, seppur di poco, è Casey Stoner, come un martello sull’1′22 basso, riuscendo dopo soli 5 minuti ad arrivare sull’1′23, mezzo secondo rispetto agli altri colleghi della top class. Facile arrivare ad un certo limite nonostante una condizione fisica non perfetta, ma per sua stessa ammissione decisamente “migliorata” rispetto alle ultime apparizioni di Barcellona e Assen. Gli altri? Dopo il terzetto di testa, nulla o quasi. C’è Dani Pedrosa che, zitto zitto, è sempre lì a capeggiare un’altro terzetto, composto solo da piloti Honda: il tre volte campione del mondo, Toni Elias e Andrea Dovizioso nell’ordine, costretti ad inseguire con distacchi importanti.
Non si fa di questi pensieri vivendo la giornata Marco Melandri, subito settimo in un circuito dove ha “impattato” male nel 2005 salvo poi riscattarsi con qualche podio nelle stagioni successi. Con la Kawasaki (che non tornerà nel 2010) della Hayate (squadra che proverà a restare nel “giro”) è subito un buon tempo davanti a Chris Vermeulen, scivolato all’avvio all’Andretti Hairpin, con Loris Capirossi dodicesimo: tutti e due i piloti Suzuki dispongono del motore vecchio, con il quale si ha più riferimenti. Sguardo agli altri piloti: 10° Alex De Angelis, malaccio Nicky Hayden 14°, penultimo Gabor Talmacsi che all’esordio vince il duello tra i “rookie” con Niccolò Canepa. Tra i due circa 6 decimi, ma attorno a 3 i secondi dalla vetta da limare nei prossimi turni di prove.
MotoGP World Championship 2009
Laguna Seca, Classifica Prove Libere 1
01- Valentino Rossi - Fiat Yamaha Team - Yamaha YZR M1 - 1′21.981
02- Jorge Lorenzo - Fiat Yamaha Team - Yamaha YZR M1 - + 0.112
03- Casey Stoner - Ducati Marlboro Team - Ducati Desmosedici GP9 - + 0.189
04- Dani Pedrosa - Repsol Honda Team - Honda RC212V - + 0.656
05- Toni Elias - San Carlo Honda Gresini - Honda RC212V - + 0.701
06- Andrea Dovizioso - Repsol Honda Team - Honda RC212V - + 0.899
07- Marco Melandri - Hayate Racing Team - Kawasaki ZX-RR - + 1.159
08- Chris Vermeulen - Rizla Suzuki MotoGP - Suzuki GSV-R - + 1.236
09- Colin Edwards - Monster Yamaha Tech 3 - Yamaha YZR M1 - + 1.304
10- Alex De Angelis - San Carlo Honda Gresini - Honda RC212V - + 1.425
11- Randy De Puniet - LCR Honda MotoGP - Honda RC212V - + 1.458
12- Loris Capirossi - Rizla Suzuki MotoGP - Suzuki GSV-R - + 1.656
13- James Toseland - Monster Yamaha Tech 3 - Yamaha YZR M1 - + 1.709
14- Nicky Hayden - Ducati Marlboro Team - Ducati Desmosedici GP9 - + 1.766
15- Sete Gibernau - Grupo Francisco Hernando - Ducati Desmosedici GP9 - + 2.552
16- Gabor Talmacsi - Scot Racing Team MotoGP - Honda RC212V - + 2.945
17- Niccolò Canepa - Pramac Racing - Ducati Desmosedici GP9 - + 3.530
Alessio Piana
MotoGP Laguna Seca: Pedrosa “Tanti giri, non tanta fatica
MotoGP Laguna Seca: Casey Stoner “Stanco dopo pochi giri
MotoGP Laguna Seca: Jorge Lorenzo “Quest’anno mi diverto
MotoGP Laguna Seca: Valentino Rossi “Sarà una lotta a tre
Un pò per dare un segnale, Valentino Rossi ha spiccato allo scadere il miglior tempo nella prima ora di prove libere a Laguna Seca. Il suo crono, 1′21″981, lo propone quale unico pilota in grado di scendere sotto il muro dell’1′22″ grazie ad un buon feeling con la propria Yamaha YZR M1, anche se per sua stessa ammissione resta qualcosa da migliorare.
Sono contento di come è andata oggi“, afferma Valentino Rossi, “è stata una bella prestazione e con la gomma dura abbiamo veramente fatto un buon lavoro ed un ottimo tempo cronometrico. Siamo riusciti a raccogliere molti dati che ci torneranno utile domani per migliorare ancora: dobbiamo cercare di progredire con il feeling all’anteriore, così riesco a guidare meglio in una o due curve“.
Dopo un solo turno di prove pare chiaro anche per il pilota del Fiat Yamaha Team quale sia il tema del weekend: la lotta con il suo compagno di squadra Jorge Lorenzo e Casey Stoner nonostante i suoi problemi fisici.
Alla fine siamo sempre io, Lorenzo e Stoner davanti e molto vicini. Penso sarà la solita grande battaglia questo weekend, ma penso che con la mia M1 posso andar davvero molto bene“.

INDOVINA CHI GIUDICA LA CENA

Un mondo alla frutta è facile s’impicchi ad una cena. Il desco altolocato ha suscitato polemiche accese e meravigliate, sebbene di stupefacente vi sia, prima di tutto, l’assoluta assenza di riservatezza. Il potere snudato può esser gaglioffo, ma più che la trasparenza va prendendo piede lo spionaggio. A condannare, poi, è chi dovrebbe tacere. Intanto s’apprende che il Consiglio Superiore della Magistratura, incline al perdono dei magistrati pedofili ed alla solidale comprensione verso gli analfabeti, ha trovato un sussulto di rigore, rivolgendolo alla toga che utilizzò internet per far vedere quanto i colleghi fossero incapaci e balordi.
Il tema vero, pertanto, è quello della giustizia italiana, la cui credibilità pareggia l’efficienza. Al discredito concorre la Corte Costituzionale, e ricordo che noi, qui, con precisione e dettagli, ne raccontammo la triste decadenza, denunciandone apertamente i costumi, tendenti al debosciato. Ma, allora, le odierne fiere ruggenti erano micioni sonnacchiosi, intenti a far le fusa sul grembo dei sentenzianti. Castrati erano, e tali rimangono.
I magistrati dovrebbero starsene lontani dalla vita politica, ivi comprese le frequentazioni sociali. I giudici costituzionali, per giunta, sono gli unici non di carriera, meglio piazzati per dare il buon esempio, ove mai il carrierismo non l’avessero nel sangue. Certo, può capitare che si sia stati compagni di banco o commilitoni, che ci s’incontri periodicamente. Ma c’è modo e modo. La cosa pazzescamente ridicola è che a pretendere di denunciare il cadere in tentazione sia gente che incassava soldi e favori da quelli che sarebbero stati i loro indagati, e che poi, per riscuotere il premio del populismo togato, si buttano in politica. E’ immorale che si passi dalla procura alla candidatura, propiziata dall’esibizionismo giudiziario. Si tratta di un malcostume talmente diffuso che non se ne vede più il contrasto con l’indipendenza.
E che dire della magistratura che continua a pretendere i propri uomini in ministeri, enti, società e centri di spesa? Questa è commistione bella e buona, anzi, brutta e cattiva. Ci sono magistrati contabili che giudicano le spese disposte dai colleghi. Consiglieri di Stato che amministrano la cosa pubblica e danno pareri su come sarebbe meglio farlo. Poi capita che capi di gabinetto (la vera ossatura del potere ministeriale) di lungo corso, passati per molti ministeri e molti ministri, finiscano a giudicar le leggi. Che volete chiedergli, di rinnegare se stessi? E chi glielo chiede, dei presidenti che stanno lì solo sei mesi, violando la Costituzione che dovrebbero difendere? Chi lo reclama, quelli che alla Corte volevano mandare il proprio capo della corrente giudiziaria, quello che aveva isolato e neutralizzato Falcone? Se raccontassimo la storia delle contaminazioni, in Italia vorrebbero restare solo i clandestini.
Siamo arrivati al punto, oramai più ridicolo che drammatico, di avere un magistrato che tiene un blog per segnalare gli sfondoni dei colleghi (da quello che legge la verità negli occhi dei testimoni a quello che obbliga al mantenimento dei morti). Ha un nome, Gaetano Dragotto, ma quando fu accusato per quella sua attività si difese sostenendo che la svolgeva in modo anonimo e senza fare i nomi dei colleghi. Come se la viltà e l’omertà fossero attenuanti, laddove, al contrario, si sarebbe dovuto accusarlo di non averlo fatto con esposti da lui firmati, ed indicando il nome dei mentecatti. Insomma, al Csm restano convinti sia bene il cane non morda il cane, sicché, dopo avere assolto ogni devianza e promosso ogni ignoranza, hanno stabilito che no, Dragotto la deve pagare. Quello fa marameo e se ne va in pensione. Altra bocca da sfamare, a cura di quelli cui tocca lavorare.
Ho una visione quasi sacrale della magistratura, credendo nella giustizia più di quelli che vestono la toga. Hanno soldi e carriera assicurati, per essere indipendenti e separati. Ma non s’accontentano e s’arrampicano. Basta con l’ipocrisia: o li si considera, anche nel più alto consesso, portatori d’interessi, nominandoli od eleggendoli in modo coerente, oppure taccia l’appiccicosa e disonesta doppiezza di chi si scandalizza a corrente alternata.

venerdì 3 luglio 2009

GRANDI NANI E PICCOLI GIGANTI

L’Italia è il Paese più esposto nei confronti dell’Iran, il primo partner commerciale. Abbiamo avuto governi (da ultimo Prodi) che erano disposti a riconoscere il diritto di Ahmadinejad a reclamare un ruolo dominante su tutta la regione, conquistato a forza di predicare la cancellazione d’Israele e rincorrendo l’arma atomica. Abbiamo un intero mondo politico che neanche sa occuparsi di quel che avviene fuori dal cortile dove le comari s’accapigliano. Abbiamo un mondo industriale, qui come altrove, pronto a far affari senza troppo badare a quel che capita. In queste condizioni c’è un presidente del Consiglio che parla esplicitamente di nuove sanzioni all’Iran, cercando di porre rimedio alla figura meschina del G8 triestino, quando si riunirono i ministri degli esteri, e cercando di trascinare i riottosi Stati Uniti di Obama a far quello che nella storia è il loro mestiere, ma di tutto questo si trovano notizie solo in cronaca, perché i giornali sono troppo occupati a divinare cosa caspita succede a Bari. Cribbio, provino, almeno, un filino d’imbarazzo.
Le parole di Berlusconi, che qui abbiamo chiesto e che apprezzo, sono, però, un impegno. Sono pesanti, provocano effetti a Teheran, non potranno essere rimangiate. Cerchiamo di leggere la realtà: era un errore, e lo scrivemmo, considerare Ahmadinejad e Moussavi sostanzialmente uguali, perché entrambi graditi agli ayatollah. La spaccatura era avvenuta proprio al vertice, fra i barbuti fanatici ed ottusi, ma appassionati cultori del potere. Nelle urne si scontravano i due candidati, ma la guerra principale era fra Hashemi Rafasanjani, presidente dell’organismo che nomina la guida suprema, il successore di Komeini, e Ali Khamenei, attuale guida suprema. Rafasanjani ha perso, e si è dichiarato sconfitto. Da quel punto in poi la repressione non ha più ostacoli, tutto verrà messo a tacere nel cimitero teocratico.
E’ successo, però, l’imprevisto: una marea di giovani è esplosa, dopo aver bollito per anni in una pentola a pressione. Moussavi ha accompagnato la piazza, ma non la domina. Moltissimi di quei giovani non hanno via di scampo, perché fidarsi del regime, credere di potere tornare alla mortale normalità, è un azzardo eccessivo. Sanno di essere destinati alla macelleria, possono solo scegliere se affrontarla nel segreto dell’inciviltà interna o chiamando il mondo a testimone.
Ecco perché le parole del governo italiano sono pesanti, perché offrono una sponda ai contestatori. Tornare indietro sarebbe tradirli. La stampa internazionale, i tanti corrispondenti che affollano le terrazze romane e pettegole, gli scribi copisti che riproducono in idioma proprio l’orecchiamento questurino delle guide locali, provino a fare il loro dovere, raccontino la storia di un governo che ha badato a chi protesta, e non solo per aumentare i lettori paganti mediante la trasmissione dell’agonia, della libertà affogata nel proprio sangue. Aprano un fronte d’informazione seria, che non faccia del nome di una martire il logo del loro conformismo market oriented. Chiediamo, tutti, senza timore che questo suoni allineamento alle miserrime questioni di schieramento vernacolare, che a L’Aquila i grandi siano effettivamente tali, trovando il coraggio di porgere una mano ai piccoli giganti di Teheran.

INFLAZIONE ED OTTIMISMO

Serve buona politica, per far funzionare bene il mercato. Vale sempre, ma particolarmente quando la spesa pubblica è destinata ad avere un ruolo decisivo. Per questo trovo preoccupante, ed a tratti beota, il modo in cui è stata accolta la notizia dell’inflazione allo 0,5%, calcolandola dal giungo dell’anno scorso. “La più bassa dal 1968”, quasi con un sospiro di sollievo. Aggiungo, allora, qualche nota alle ottime osservazioni, fatte qui ieri da Francesco Forte.Nell’area dell’euro l’inflazione corrispondente è negativa (-0,1), quindi stiamo accumulando uno svantaggio competitivo dello 0,6–0,7%. Quando la ripresa arriverà, quando il denaro speso porterà più inflazione, noi saremo indietro agli altri relativamente alla competitività, ma avanti in quanto a perdita del potere d’acquisto. Il prodotto interno crescerà meno che altrove, ma l’inflazione di più. In altre parole: il ceto medio, che è classe generale, s’impoverirà. Quel che non è successo fino ad oggi, visto che il costo della crisi lo stiamo facendo pagare agli esclusi dal mondo produttivo, succederà domani. Si potrebbe, si dovrebbe, porre rimedio.
Guardando dentro la nostra inflazione scopriamo che i prezzi sono significamene decrescenti nei settori aperti alla concorrenza, o regolamentati secondo le sollecitazioni europee. Esempi: i trasporti e le telecomunicazioni. Mentre sono crescenti (o scendono meno di quel che dovrebbero) nei segmenti di mercato più protetti. E’ la politica, la pretesa di conservare privilegi e nicchie di rendita che c’impoverisce, quindi può essere la politica a tirarci fuori dall’angolo. A patto, però, di non prenderci in giro.
Quando si dice che, negli ultimi anni, il potere d’acquisto reale di molti redditi è cresciuto, si dice la verità. Ma se si dice che l’inflazione bassa aumenta la speranza si dice il falso, omettendo il confronto con i concorrenti. L’ottimismo dei consumatori, quindi la loro propensione alla spesa, dipende solo secondariamente dall’indice dell’inflazione, ma principalmente dalla crescita della produzione e del reddito, dalla speranza che il domani sia migliore dello ieri. Occorre aprire e riformare il sistema Italia, altrimenti si dà la concreta sensazione di volere conservare il passato, il che, essendo irragionevole ed ingiusto, deprime l’ottimismo.

mercoledì 1 luglio 2009

LUGLIO 2009


martedì 30 giugno 2009

LA SINISTRA CHE NON C'E'

Fino ad ottobre, data del congresso Pd, la sinistra sarà occupata a dividersi, recriminare sul passato recente e barcamenarsi fra correnti e candidati. Nelle dichiarazioni pubbliche, intanto, diranno: il nostro è un congresso vero, preparato da una lunga e travagliata discussione politica, gli altri, quelli che i congressi o non li fanno o li scambiano per celebrazioni, prendano esempio. Se fosse vero, avrebbero ragione, ma il guaio grosso è che neanche loro parlano di politica.La sinistra italiana, oggi, è il combinato di quel che avanza del mondo comunista e di quel che resta della sinistra democristiana, cui si somma un fritto misto di naufraghi vari. Ciò che si sforza di raggiungere è un equilibrio interno che le consenta di coalizzare il massimo possibile di forze, quindi il massimo raggiungibile di voti, in modo da battere il proprio unico punto di riferimento, il proprio ideologo per negazione: Berlusconi. Questa è la missione, i cui fondamenti “nobili” sono il fossile della già ripugnante, prepolitica ed antistorica “diversità” berlingueriana, mescolata alla pretesa di detenere un qualche diritto di rappresentanza sull’elettorato di centro. Fine, per il resto non c’è lo straccio di un’idea.
La colpa di ciò non è solo dei dirigenti attuali, ma è l’eredità di un’insufficienza storica. La sinistra italiana ha, nel suo dna, il massimalismo e l’ideologia, che oggi adatta a moralismo e luogocomunismo. Così, periodicamente, si trova a scegliere: o porta i propri parlamentari a sostegno di governi commissariali, che chiamano “tecnici”, come accadde con Ciampi e Dini, oppure li usa per governare in proprio, creando i disastri autodemolitori di Prodi, D’Alema ed Amato. La discussione congressuale, così com’è impostata, è destinata a riprodurre il passato.
Quello che alla sinistra italiana manca, quel che la condanna, è la componente, anzi no, la guida di intelligenze laiche, democratiche (quindi anticomuniste), occidentali e pragmatiche (quindi riformiste). Se a quell’anima si consentisse d’esistere, la sinistra metterebbe in mora la maggioranza reclamando modernità e giustizia sociale, chiedendo riforme del sistema istituzionale, della giustizia, della scuola, del mercato del lavoro e delle pensioni. Oggi fa il contrario, guadagnandosi il destino che merita.

lunedì 29 giugno 2009

GAS AGLI ENERGIVORI...

... botta all'Eni dal suo azionista
Tra i tanti provvedimenti compresi oggi nel decreto varato dal governo, mi riservo di tornare domani su altro, a cominciare dalla parte fiscale che considera automaticamente strumento di reato qualunque patrimonio allocato in cosiddetti “paradisi fiscali”, Tremonti lo fa per accrescere il successo dell’imminente nuovo scudo, a me non solo non piace - posso liberamente allocare all’estero somme sulle quali ho regolarmente pagato le imposte - ma credo possa risolversi nell’effetto opposto. Segnalo subito una norma che non credo domani verrà spiegata dai media per quel che è davvero. Una bella e sana vendetta consumata dal vertice di Confindustria nei confronti dell’Eni, dopo le “conquiste” operate dal Cane a sei zampe in Assolombarda, le ambizioni a Venezia e altrove.
I cinque miliardi di metri cubi di gas a prezzo “calmierato” rappresentano una bella decurtazione di utili all’Eni. Godono i grandi gruppi energivori, i veri destinatari prioritari di tale misura. L’incredibile, per tanti versi, è che ciò avvenga su decisione del Tesoro, azionista di controllo dell’Eni. La presidente di Confindustria rende felici i suoi associati, e non si duole della botta a Scaroni. Tremonti, per parte sua, incamera consensi e dà una bottarella pure lui, a uno Scaroni forse considerato un po’ troppo autonomo e pronto a disporre ormai di Silvio sulla scena internazionale senza neanche chiedere il permesso…