...il Rock lo preferisco corretto Blues

martedì 31 marzo 2009

LE COSE NON CAMBIANO/3

Il leader dei talebani del Pakistan, ha rivendicato la responsabilità di un attacco su una accademia di polizia nella zona orientale della città pakistana di Lahore.
Baitullah Mehsud ha detto che il suo gruppo ha effettuato l'attacco, che ha lasciato almeno otto poliziotti morti, e il voto di lanciare un attacco a Washington DC, negli Stati Uniti.
"Presto ci sarà un attacco a Washington, che stupirà tutti nel mondo".

QUELLA VOLTA A BERLINO

L’agenda del viaggio di Obama in Europa - il primo da presidente - è un put-pourry di ricette per l’economia, richieste militari, aperture sul clima. Una quantità di appuntamenti da far rabbrividire il più navigato dei maestri cerimonieri. In poco più di una settimana Obama incontrerà praticamente tutto l’establishment mondiale. Si sta muovendo con un codazzo di 500 persone al seguito e, secondo il "Mirror", spenderà qualcosa come 20 milioni di sterline: la stessa cifra che è servita per organizzare il G20. Per chi avesse qualche dubbio sul declino degli Usa ecco la prima smentita.
C’è l’Air Force One che può sfondare le difese radar del nemico e “The Beast”, la bestia, la Cadillac nera del presidente rinforzata in titanio. E poi c’è lei, Michelle, la first-lady attesa alla prova del fuoco. Sarà una nuova Jacqueline Kennedy o dovrà accontentarsi di non sbiadire accanto a madame Carla Bruni? E' una questione di stato; in gioco è lo stile della nuova coppia presidenziale. Per evitare altre sorprese, stile 11 Settembre, i servizi segreti stanno bonificando il bonificabile. Ricognizioni, ispezioni e test sull’aria respirata dalla coppia presidenziale. Appena sbarcato nel Londonistan, Obama raggiungerà l’ambasciata americana in elicottero, non si sa mai.
Quando arrivò a Berlino in campagna elettorale ...continua

MILANO TROTTO: MARTEDI' 31 MARZO 2009

Martedì l’ippodromo del Trotto presenta una gran bella giornata di corse ed il centrale ne è la conferma. Prima di trattare la prova ad invito sul miglio aperto agli esteri, parliamo dell'invito sul doppio chilometro per i "giovanissimi" di tre anni.
Lo scorso anno (era l'11 aprile) in un'identica prova primeggiò una certa Lana del Rio (era il Premio Pienza), aprendo una striscia di vittorie che la portò dritta a vincere il Derby capitolino. Saranno in dodici che cercheranno di imitare il cammino della figlia di Varenne, con almeno 5/6 soggetti in grado di primeggiare, in una corsa che sa gia di prova classica. La vittoria in quel di Torino di Minero As ha lasciato un'ottima impressione per il figlio di Lemon Dra, oggi chiamato a confermare quella prestazione. Gli altri che avranno chance saranno Master di Azzurra in pole position e al rientro dopo il Gran Premio Allevatori; il "bareggino" Magasso Jet periziato alla grande; Maluenda e Mirror Grif autori di ottima prova entrambi all'ultima uscita.
La prova di maggior dotazione della giornata sarà dunque l'invito della sesta corsa. Tra i cavalli che si avvieranno dietro le ali della macchina rientra dal Locatelli la primatista assoluta delle piste italiane, Gironda As. La figlia di Lemon Dra che ha cancellato Varenne dal libro dei record, oltre alla sensazionale prestazione cronometrica, ha ottenuto la piazza d’onore nel Grassetto di Filipp Roc e nel Campo Mirafiori di Giuseppe Bi. Insidioso avversario per l’allieva di Baroncini, che verrà guidata da Marcello De Nicola, è Geresto Dei. Il figlio di Uronometro, che rientra dalla Coppa Milano del Novembre scorso, ha frequentato il circuito per gli anziani di prima categoria, andando a segno nel Città di Treviso. Nonostante la brutta posizione d’avvio al largo della prima fila Genarelay Like resta su due vittorie che lo segnalano in grande forma e con chance evidente. Altro cavallo che resta su una vittoria è Iron Power che avrà in sulky Pietro Gubellini, da seguire sempre con attenzione, ma in molti hanno buona chance come Glamour Effe alla ricerca della forma migliore, Gabella Dj in grande ordine, Il Sogno Kyu che affronta gli anziani forte dello steccato ed Evergreen Aa, che per la sua lestezza iniziale rivestirà un ruolo tatticamente fondamentale nella corsa.

GUARDARE AL FUTURO CON IL SOSTEGNO DEI GIOVANI

Sanremo come Amsterdam. La floricoltura ligure si modernizza e tenta il passaggio dalla vendita individuale a quella aggregata sul mercato, come avviene da tempo in Olanda, patria dei più temibili competitori del settore. Era il 24 novembre 2008, quando alla consueta contrattazione tradizionale all’araba si aggiunse il sistema di vendita dei fiori all’asta al mercato dei fiori di Sanremo.
Gestito dall'Ucflor, cooperativa di produttori, il mercato sanremese è il più grande dell'Europa meridionale e dell'area mediterranea. Situato nella valle Armea, tra Sanremo e Arma di Taggia, è una struttura dotata di tutti i servizi necessari alla commercializzazione: un'area totale di circa 120mila metri quadri, con 20mila metri quadri coperti da 62 magazzini e una sala contrattazioni, dove ogni giorno vengono eseguiti il controllo della qualità della merce e la rilevazione dei prezzi dei fiori e delle quantità affluite. Qui operano 450 aziende di commercio all'ingrosso e 150 di esportazione, che trovano una gamma completa di fiori recisi (circa 130 specie), fronde verdi, fiorite, con frutto e foglie tipiche dell'area mediterranea (circa 170 specie).
''E' presto per fare un bilancio, - spiegò allora il presidente dell'Ucflor, Riccardo Giordano, che ha voluto fortemente questo nuovo servizio - tre giorni sono pochi, poi è stata una settimana di freddo eccezionale, e il freddo non favorisce il consumo del nostro prodotto. Nei tre giorni si è venduto per un valore di circa 90mila euro. Gli acquirenti erano una cinquantina, un buon inizio, i produttori che hanno creduto nell'iniziativa e hanno messo la loro merce all'asta sono stati una piccola percentuale del totale. In sostanza, siamo nella fase sperimentale. Dobbiamo, tra l'altro, fissare il prezzo minimo, la soglia di ritiro del prodotto. Perchè se fissiamo un minimo troppo alto vengono scoraggiati i commercianti, se troppo alto sono penalizzati i produttori''.
A distanza di quattro mesi, per fare un nuovo punto sull'attuale situazione, abbiamo interpellato il Presidente dell'Ucflor Riccardo Giordano, il quale ha illustrato prospettive future e dati oggettivi sulla prima risorsa economica del Ponente ligure.
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Dott. Giordano, sono oramai passati più di 120 giorni dall'inaugurazione dell'asta floricola di Sanremo, giorni in cui si sono susseguiti disagi ma allo stesso tempo informazioni utili per proseguire una strada intrapresa con coraggio e tanta passione. Può offrirci un primo, seppur indicativo, bilancio di questa nuova frontiera per il Ponente Ligure e i suoi fiori?
"Il bilancio è positivo. Dopo una prima fase di avvio e di studio da parte degli operatori, il meccanismo dell’asta ha iniziato a produrre i suoi effetti e molte delle riserve ancora eccepite dai floricoltori hanno perso consistenza. I produttori avevano paura dell’asta e hanno avuto giustamente un approccio prudente. Ora hanno potuto constatare con i loro occhi che l’asta, per alcuni prodotti, fa il prezzo ed è il mercato. I numeri lo confermano: da quando è stata avviata l’asta, in pratica da dicembre a marzo, il valore degli scambi è aumentato di quasi il 5%. Questo è un dato molto buono se si considera che la grandine di novembre ha ridotto la produzione di almeno il 20% e se, complessivamente, a causa della crisi economica, il valore complessivo degli scambi verso l’estero è diminuito dal 20 al 25%".
Asta, sinonimo di competitività anche in Europa. L'apertura delle frontiere con le varie comunità continentali ha sicuramente dilatato il "gap" per quanto riguarda la fase di commercializzazione del fiore, pensa che un'asta "tricolore" possa a breve, con la possibilità di usufruire di internet, rendersi competitiva su tutto il territorio e successivamente anche oltre confine?
"Come mercato noi dobbiamo il dovere di mettere a disposizione degli operatori, ossia della domanda e dell’offerta, tutte le soluzioni tecniche ed informatiche che possano favorirne l’incontro e possano accrescere i volumi di prodotto scambiato sulla piazza di Sanremo.
E’ evidente che bisogna tutelare il prodotto locale ma è necessario poter offrire tutto l’anno e in una vasta gamma di varietà quanto più prodotto possibile.
Le risposte sono tutte nelle strategie di gestione; se si pensa solo ad accrescere la commercializzazione “tout court” si mette in crisi la produzione locale. Se si pensa di avere un mercato solo per la produzione locale si mette in crisi il mercato. La soluzione sta come sempre nel mezzo, ossia nel giusto dosaggio dei due elementi. Se saremo in grado di far trovare il prodotto locale e non, con continuità e completezza della gamma, sicuramente il nostro mercato potrà diventare molto competitivo sul panorama europeo
".
Per quanto riguarda le strutture (telematiche) e un'eventuale piano futuro a che punto siete?
"A un buon punto. Già entro la fine dell’estate sarà possibile mettere a disposizione degli operatori l’asta telematica e il deposito in remoto. Si tratta di due novità che permetteranno di estendere le occasioni di convogliare la domanda sul nostro mercato. Il prodotto di Sanremo, e in particolari momenti dell’anno anche non di Sanremo, potrà essere visto da molti più operatori di quelli attuali".
A breve il comune di Sanremo avrà una nuova giunta, e sono già in corso le varie candidature; senza entrare nello specifico di una parte politica o dell'altra, cosa le viene da dire, per quello che sarà il futuro di 20 mila addetti e 6.000 aziende impegnate quotidianamente nel comparto floricolo, a chi, candidandosi, prenderà l'impegno di un'intera città, che lavora prevalentemente con il settore?
"Che è giunta l’ora di fare davvero le scelte che tutti i floricoltori chiedono per dare una mano al settore.
Basta con le proroghe, basta con le promesse. Adesso i floricoltori hanno bisogno di fatti concreti, quei fatti concreti che denunciamo da tempo:
-una convenzione certa ed equa
-investimenti sulla struttura mercato
-più risorse e più controllo sui programmi televisivi per la promozione del nostro fiore
".
Cambiamo argomento e spostiamoci direttamente sul plateatico del mercato dei fiori. Avete in mente nuove iniziative per quel che concerne la funzionalità dell'intero complesso?
"Il plateatico deve essere utilizzato di più per essere pi vissuto dalla città e per liberare risorse da reinvestire sul mercato. In questo senso stiamo definendo gli ultimi contatti per ospitare nuovi eventi estivi. Già da quest’anno ci saranno delle novità".
Riapriamo una ferita che con molta probabilità non si è rimarginata: il Festival. Abbiamo avuto modo di registrare un suo, personalmente condiviso, disappunto per il non interesse da parte di nessuno, né in Rai, fra i conduttori e i funzionari, né nell'amministrazione pubblica nei confronti della promozione dei fiori al Festival della Canzone''. In un momento di crisi come quello attuale potremmo tranquillamente affermare che è stata un occasione persa; quale il rammarico più grande?
"Altro che occasione persa. L’edizione che ha registrato i dati d’ascolto più alti degli ultimi anni ha totalmente cancellato i fiori dallo spettacolo. L’ho già detto in un’altra occasione: ormai non è più il Festival di Sanremo ma il Festival del teatro Ariston. Non ho mai visto nessuna trasmissione che porta il nome di un luogo o di una città essere così distante dal proprio nome. E’ una cosa incredibile. Ho ricevuto decine e decine di messaggi da tutta Italia che mi testimoniavano la loro contrarietà a questo modo di intendere la manifestazione.
Spero proprio che toccato il fondo, come quest’anno, si possa fare meglio nelle prossime edizioni
".
Chiudiamo con speranza. L'asta è partita, di giovani floricoltori ce ne bisogno per non far morire una risorsa che ha dato, e da, da mangiare a migliaia di famiglie; che consiglio le viene da dare a chi è già nel settore e a chi sta per avviare l'attività?
"I tempi sono certamente duri. Bisogna ammetterlo. Ma una vocazione economica importante di questa provincia è quella di produrre fiori da vendere in tutta l’Europa. Io non vedo tante altre opportunità per i giovani, non per tutti almeno. E allora bisogna investire in questo settore per dare ai giovani il sostegno di enti ed istituzioni pubbliche che possono mettere a disposizione, non solo contributi economici ma anche assistenza, formazione, conoscenza, innovazione, tutti elementi utili a migliorare reddito e condizioni di vita.
La cosa che mi fa particolarmente piacere è che tra i nuovi frequentatori del mercato, quelli che lavorano con l’asta ed il deposito, molti sono giovani.
Ecco questo è un bel segnale, un mercato sostenuto dai giovani che guarda al futuro
".

IL CAIMANO E LE OCHE

Servono più poteri, per il governo e per chi lo presiede. E’ un’esigenza che hanno sentito e manifestato tutti, a turno. Compresa già nei lavori della commissione Bozzi, nel lontano 1983. Il guaio è che confligge con lo “spirito della Costituzione”, che molti evocano a sproposito e che volle, per l’Italia, un governo debolissimo.
I fronti sono due: a. i poteri del presidente dentro al governo, consentendogli di guidarlo effettivamente, e non solo a chiacchiere, di nominare i ministri, ma anche di revocarli; b. i poteri del governo in Parlamento, in modo da consentire all’esecutivo di imporre il calendario di lavoro, senza ricorrere patologicamente alla decretazione d’urgenza. I ragionanti condividono questi obiettivi, senza distinzione di schieramento. Da ultimo, infatti, erano ingredienti della commissione bicamerale presieduta da D’Alema. Il fatto è che si costituzionalizzò l’equilibrio dell’impotenza, nel presupposto che il governo fosse più il covo di possibili regimi che non la sede dove s’amministra l’Italia. Contò l’epoca, con l’esperienza fascista appena alle spalle, ma contò anche la forte presenza comunista, così come il non dominio degasperiano, in quel momento, sul partito dei cattolici. Non ci si fidava, insomma, ed era meglio non dar poteri.
Negli anni della solidarietà nazionale ...continua

MODIFICHE REGOLAMENTO 2009

Sabato scoso il Presidente della FIM, Vito Ippolito, ed il CEO della Dorna, Carmelo Ezpeleta, hanno indetto sul circuito di Jerez de la Frontera una conferenza stampa per evidenziare i punti chiave della riduzione dei costi che coinvolgerà già da quest'anno il circus della MotoGP.
5 MOTORI A STAGIONE - A partire dal Gran Premio di Repubblica Ceca (incluso), ciascun pilota potrà usare un massimo di 5 motori fino alla fine del campionato, avendo a disposizione 8 giornate di test in totale.
MENO ELETTRONICA - Sotto il profilo tecnico saranno vietati materiali ceramici compositi per la costruzione di freni e pastiglie ed ogni intervento sulla pressione del sistema idraulico. No anche agli aiuti elettronici per le partenze e le sospensioni. Un altro divieto riguarda inoltre l'utilizzo dell'EGR (Exhaust Gas Recirculation) usato per ridurre le temperature del ciclo dei gas di scarico per ridurre le emissioni di ossidi di azoto.
TEST POST-GP - Entrambe le parti hanno concordato due sessioni di test post-gara, la prima delle quali si svolgerà a Barcellona il prossimo 14 giugno, seguita dall'altra a Brno il 16 agosto.
Ecco, infine, i nuovi orari nei week-end di gara:
venerdì
  • 13.05-13.45 125cc Prove libere 1
  • 14.05-14.50 MotoGP Prove libere 1
  • 15.05-15.50 250cc Prove libere 1

sabato

  • 09.05-09.45 125cc Prove libere 2
  • 10.05-10.50 MotoGP Prove libere 2
  • 11.05-11.50 250cc Prove libere 2
  • 13.05-13.45 125cc Qualifiche
  • 14.05-14.50 MotoGP Qualifiche
  • 15.05-15.50 250cc Qualifiche

domenica

  • 08.40-09.00 125cc Warm-up
  • 09.10-09.30 250cc Warm-up
  • 09.40-10:00 MotoGP Warm-up
  • 11.00 125cc gara
  • 12.15 250cc gara
  • 14.00 MotoGP gara

lunedì 30 marzo 2009

RIPRENDERSI IL FUTURO

Il calcio italiano è stato fregato dal suo stesso sistema, che ha lasciato i debiti da pagare, una cultura che fa pena ed un grado di competizione agonistica che lo esclude. Oltre che fottuto, però, pare che qualcuno tenga a farlo apparire anche vergognoso.
Facciamo attenzione: Il presidente della Lega Calcio dice: “…in Europa, tolti i diritti tv, non siamo neanche fra le prime dieci Leghe. I nostri stadi fanno vergogna. Abbiamo perso la gara per il 2012 (gli Europei assegnati a Polonia e Ucraina, ndr) perchè facevamo vergogna”. Ma afferma: “…il campionato funziona, noi funzioniamo” . Qualcosa non quadra.
Qui c’è un branco di buoi che va felice al mattatoio, applaudendo le esternazioni del boia. Le grandi squadre avrebbero ottimi motivi per protestare. Frequentano una competizione – la Champions - che costa un occhio, ma ne ricavano meno, sia economicamente che sportivamente, delle squadre di altri Paesi, Inghilterra in primis. Ottengono titoli interni che non contengono valore aggiunto perché vinti senza una reale competizione. Quest’ ultima qualitativamente inferiore rispetto al decennio in cui operò, guarda caso, la “Triade”.
Dovrebbero essere arrabbiati neri, inferociti per il danno creato con la farsa di Calciopoli. Invece occupano le assemblee di Lega come se ci sia qualche cosa da conservare e contro tutto quello che c’era prima, che era tanto! Si rivoltano non contro coloro che hanno azzerato tutto, ma da questi sollecitati invadono il piccolo schermo, e con sorrisi e slogan di nuova generazione, sbandierano il nuovo calcio. Neanche si vincesse la Champions ogni anno.
Formatosi con la cultura del sospetto e dell’invidia e non negli studi di settore, dedito all’apparire e non all’essere, questo immaturo e invecchiato sistema giudicava delle telefonate, quando le stesse, molto meno reclamizzate, venivano espletate, e promosse, tra gli stessi componenti del “palazzo” e coloro che vennero indiziati a capo di una cupola. Roba da manicomio.
Negli ultimi due anni, a livello continentale abbiamo preso schiaffi da chiunque, non portando a casa nulla, e ogni anno che passa un campione di casa fa la valigia, sostituito da chi ha già dato il meglio in altri lidi. Il contrario di quello che accadeva prima.
Si parla di stadi vergognosi, fatiscenti, denunciati da chi, ieri, era Presidente della Federcalcio e facente parte del comitato organizzatore di “Italia ‘90”. E qui la vergogna è lampante. Se nel calcio fossero un po’ più numerosi quelli che ragionano liberamente, e non si spaventano a farlo, non sarebbe male.
Incattivitevi con quel sistema che ha distrutto un movimento alimentato dalla competizione (anno 2005: tre italiane in semifinale di Champions) e dalla possibilità di primeggiare se meritevoli, perché se vi comportate come i giornali hanno descritto sarete solo dei conservatori dell’ inconservabile.
Il vostro interesse è che ci sia una leale gara fra meritevoli, chi vi ha preceduto lo ha preteso difendendosi con le unghie. Oggi sorridete e percepite tutto in buona fede, sarebbe invece il caso di rompere con l’ambiente che protegge gli incapaci e riprendervi il futuro.

ALLEANZE ED ULTIMATUM

Saltano le teste degli ad di Gm e Peugeot. Intanto, la task force, voluta dall’amministrazione Obama per monitorare la situazione del comparto automobilistico americano, respinge i piani di ristrutturazione dei due colossi di Detroit General Motors e Chrysler ammonendo che entrambe potrebbero essere avviate verso il fallimento per far fronte ai debiti. Ma il presidente americano, Barack Obama, accorda ulteriore ossigeno ai colossi di Detroit affinché non scompaiano: "Questo settore è emblema dello spirito americano".
Pressing stretto anche su Chrysler che, secondo la Casa Bianca, "ha bisogno di un partner" per sopravvivere. Proprio per questo Obama ha concesso alla più piccola delle tre sorelle di Detroit 30 giorni per finalizzare un accordo con Fiat: "Se saranno in grado di raggiungere un accordo solido che protegge i consumatori americani, considereremo al concessioni di 6 miliardi di dollari". Tuttavia, ha continuato Obama, "se un tale accordo non sarà raggiunto, e in assenza di un’altra partnership, non saremo in grado di giustificare investimenti di ulteriori fondi dei contribuenti per tenere Chrysler in attività". "Recentemente - ha spiegato il presidente - Chrysler ha cercato e trovato un potenziale partner, la compagnia automobilistica internazionale Fiat, dove l’attuale management è riuscito ad imprimere una svolta impressionante" alla società, riportandola in prima linea nel settore. Obama ha ricordato che "Fiat è pronta a trasferire la sua tecnologia di punta alla Chrysler e, dopo aver lavorato in stretta collaborazione con il mio team, si è impegnata a costruire nuove auto a basso consumo di carburante e motori qui in America". L’inquilino della Casa Bianca ha aggiunto che "abbiamo anche raggiunto un accordo in modo da garantire che la Chrysler rimborserà i contribuenti per tutti i nuovi investimenti che saranno stati fatti prima che la Fiat venga autorizzata a prendere una quota di maggioranza nella Chrysler".

CI HA MESSO POCO/8

A new and potentially worrisome fight for power and control has broken out in Baghdad as the United States prepares to pull combat troops out of Iraq next year.
The struggle, which played out in fierce weekend clashes, pits two vital American allies against each other.
On Sunday, Iraqi soldiers backed by US combat helicopters and American troops swept into a central Baghdad neighborhood, arresting US-backed Sunni fighters in an effort to clamp down on a two-day uprising that challenged the Iraqi government's authority and its efforts to pacify the capital.

LA CINA E' TROPPO VICINA

La notizia ha suscitato poco interesse e riflessioni fuori tema. Del resto, visto che subiamo i veti contro Israele, che ce ne importa se in Sudafrica negano il visto d’ingresso al Dalai Lama? Quella, però, è solo una piccola spia di un problema enorme: l’espansione politica di una dittatura che pratica il capitalismo senza libertà, la Cina.
Il tema dei diritti umani è importante. Le cose che leggiamo sulle tante esecuzioni capitali, sulle condizioni di vita ed altro sono sicuramente inquitanti. Ma il problema esiste anche a prescindere dai diritti umani o dalla pena di morte, anzi, la loro negazione non è il derivato di una concezione personalistica e sadica del potere (come altrove è stato ed è), ma è funzionale allo sviluppo di un mostro che le democrazie guardano con soggezione e corteggiano con sottomissione. Con la Cina, invece, si dovranno fare i conti, e l’espansione politica in Africa, con la relativa conquista delle materie prime, ne è una dimostrazione.
Da quando il non marxismo ...continua

AMICI ASSOLUTI

Consigliato da un amico, lo proponiamo immediatamente.
“Amici assoluti” racconta un’amicizia che attraversa quarant’anni di storia, che nasce nella Berlino dei moti studenteschi, che continua negli anni della Guerra Fredda, che si perde e si ritrova. Nella Berlino divisa da un muro, nel 1969, Ted, giovane militare di nobile famiglia, salva casualmente la vita a Sasha, un leader studentesco che lotta per la libertà della Germania. I due giovani, provenienti da realtà così diverse, stringono un’amicizia “assoluta” ed indissolubile. Anche durante gli anni della Guerra Fredda, quando si trovano a lavorare come spie doppiogiochiste dai due lati opposti della barricata, riescono a tenere nascosta la loro amicizia e a coltivarla e rinforzarla nel corso degli anni. Dopo essere riusciti a superare quel periodo difficile, proprio la pace e il Nuovo Ordine Mondiale sono in grado di incrinare il loro legame. Fino a quando Sasha, ormai sessantenne, richiama l’amico per un ultimo lavoro segreto...

STRAGE IN UNA MOSCHEA PAKISTANA

...Obama stia attento al suo consigliere che già rovinò Carter.
Settanta musulmani straziati da un kamikaze in una moschea di Jamrud, nella provincia di Khyber in Pakistan. Una notizia atroce, ma seriale, un dejà vu. Di quante migliaia di vittime abbiamo già letto in questi ultimi anni? Ma questa strage merita più attenzione, perché spiega tutto e smentisce tutte le teorie che vogliono il terrorismo islamico come “reazione”, sbagliata, a “colpe” dell’Occidente. Teorie che ora circolano –ahimé- anche alla Casa Bianca. La notizia di Jamrud infatti, va scritta così: titolo “50 musulmani uccisi da musulmani”, occhiello, “Kamikaze entra in una moschea, guarda negli occhi i correligionari e ne fa strage nel momento più sacro del culto perché “apostati”. Nell’articolo, infine, va spiegato che in quella regione non si è mai visto un americano, né un israeliano e che i musulmani di Jamrad sono stati sterminati perché “apostati” per avere negato appoggio ai Talebani pakistani. Stessa, identica motivazione alle stragi di 50-80.000 musulmani algerini da parte dei musulmani terroristi dal 1991 a oggi (di nuovo, in assenza assoluta di americani o israeliani). L’attentato di Jamrud, come decine di attentati in moschee precedenti, spiegano che il terrorismo islamico è innanzitutto vicenda interna all’Islam, e se si guarda alle più di 100.000 vittime del terrorismo islamico (includendovi l’Algeria), si nota che il 98%, al minimo è composto da musulmani e che americani, israeliani e europei sono al stento il 2%. Il dramma è che questo carattere non “reattivo” del terrorismo islamico, comporta conseguenze che sfuggono al mondo progressista e soprattutto all’amministrazione Obama. La prima è che l’eventuale nascita dello Stato di Palestina non avrà nessun influenza sul terrorismo islamico che ha dinamiche innanzitutto interne alla umma. La seconda è che vi è un rapporto biunivoco tra la presa del fondamentalismo islamico e il terrorismo islamico. E qui Obama rischia il disastro. Il New York Times ha infatti appena rivelato che i Talebani pakistani sono sostenuti da ufficiali dei Servizi pakistani. Notizia che riporta alle responsabilità di un consigliere molto ascoltato di Obama. Zibgniew Brzezinski che nel 1977 convinse Carter ad appoggiare il golpe in Pakistan del generale Zia ul Haq che riformò lo stato seguendo all’ideologia del “Khomeini sunnita”, al Mawdudi, e lo trasformò in uno stato fondamentalista (l’apostasia vi è punita con la morte, così come la blasfemia). Brzezinski, insomma è corresponsabile politico pieno della presenza ai vertici dei Servizi pakistani di complici dei Talebani, proprio perché non ha afferrato il nesso tra il fondamentalismo dei generali che appoggiò nel 1977 (che impiccarono il padre di Benazir Bhutto) e i terroristi da loro protetti (furono quei generali a “inventare” i Talebani in Afghanistan).
In questa strage, dunque, tutto si condensa: ...continua

OBAMA IS WRONG


Ne abbiamo parlato qui, e prendendo spunto da "camillo" osserviamo che la copertina di Newsweek è dedicata allo strano caso di Paul Krugman, premio Nobel e censore del bushismo, diventato il più solido contestatore delle politiche economiche del presidente.

domenica 29 marzo 2009

TEST DI JEREZ

Nell'ultima sessione di preparazione al BMW M Award, Casey Stoner si impone in sella alla sua Ducati Desmosedici GP9 scendendo sotto il muro dell'1'40"0 con un "best lap" di 1'39"804.
L'ex campione del mondo australiano ha tenuto a distanza il duo del Fiat Yamaha Team con Jorge Lorenzo secondo e Valentino Rossi terzo, rispettivamente a 4 e 5 decimi di distacco.
Ben tre italiani nella Top 5, con Loris Capirossi e Andrea Dovizioso che seguono Rossi.
Il pilota Suzuki è ad un passo dai migliori, mentre il nuovo arrivato in casa Repsol Honda accusa ancora un ritardo notevole da Stoner.
Bene Vermeulen e Hayden, rispettivamente sesto e settimo, benissimo Marco Malandri con l'Hayate Racing ottavo (1'41"207) che precede Sete Gibernau (Grupo Francisco Hernando) e Colin Edwards (Monster Yamaha Tech3).
Pochi minuti dopo l'inizio del BMW M Award sul circuito spagnolo di Jerez de la Frontera, Casey Stoner ha fatto segnare subito il nuovo record del tracciato spagnolo bloccando le lancette dei cronometri sull'1'39"179.
Inutili i tentativi di rimonta da parte di Rossi e Lorenzo che si sono dovuti accontentare rispettivamente della seconda e terza posizione anche a causa dell'interruzione anticipata delle prove per colpa della pioggia.
La sessione è stata fermata a 15 minuti dal termine in seguito ad una brutta caduta che ha visto protagonista il pilota inglese del team Tech 3, James Toseland. L'ex pilota Superbike ha sbattuto violentemente contro l'asfalto restando per diverso tempo immobile all'altezza della curva 5. Fortunatamente, dopo un controllo in Clinica Mobile, non sono stati evidenziati gravi danni.
Riprese le prove, la classifica dei tempi si è chiusa dunque con Stoner al comando davanti a Rossi, Capirossi e Lorenzo. Quinto posto per Chris Vermeulen seguito da Kallio, Dovizioso e Sete Gibernau.
A completare la Top 10 ci pensano invece lo spagnolo Toni Elias ed il texano Colin Edwards. 11esimo e 12esimo miglior tempo infine per Nicky Hayden e Marco Melandri.

CI HA MESSO POCO/7

Non siamo in Afghanistan per controllare il paese o decidere del suo futuro: siamo in Afghanistan per fronteggiare un nemico comune che minaccia gli Stati Uniti d’America”. Non usa mezzi termini, Barack Obama.
Nel presentare l’attesa strategia per l’Afghanistan della nuova amministrazione, il presidente richiama gli americani agli impegni presi dopo l’11 settembre 2001: cacciare i talebani dall’Afghanistan, costi quel che costi. Nuove truppe, dunque, e nuovi addestratori per l’esercito afgano: uno sforzo riportare Afghanistan (e Pakistan) alla tranquillità. E per evitare un nuovo grande attentato su cui, secondo l’intelligence, al-Qaeda continuerebbe a lavorare indisturbata.
Il piano strategico sull’Afghanistan illustrato dal presidente parte da un semplice presupposto: “La situazione è sempre più pericolosa. Sono passati più di sette anni dalla cacciata dei talebani, ma la guerra continua e gli insorti controllano parti dell’Afghanistan e del Pakistan”. Sotto minaccia, però, non sono solo le truppe sul campo. Nel passaggio cruciale del suo discorso, infatti, Obama ha delineato uno scenario che riporta dritti all’11 settembre 2001: “Diverse valutazioni da parte dell’intelligence mettono in luce come al-Qaeda, dai suoi rifugi in Pakistan, stia attivamente pianificando attentati negli Stati Uniti”. Obiettivo degli Stati Uniti, di conseguenza, sarà quello “distruggere, smantellare e sconfiggere al-Qaeda in Afghanistan e in Pakistan, e di prevenire un loro ritorno negli anni futuri”.
La strategia della nuova amministrazione Obama prevede che l’esercito americano lavori maggiormente all’addestramento delle truppe locali. Solo con un esercito afgano più grande e preparato, infatti, gli Stati Uniti potranno gradualmente pianificare una exit strategy. Sul piano numerico, l’approccio di Obama si tradurrà in 4.000 nuovi soldati adibiti all’addestramento: “Accelereremo il nostro sforzo per creare un esercito afgano con 134.000 unità e una forza di polizia con almeno 82.000 unità” ha dichiarato il presidente, “in modo da affidare sempre più la responsabilità della sicurezza alle forze locali”.
Gli Stati Uniti, però, non dimenticano le difficoltà sul campo: l’addestramento delle truppe locali, infatti, sarà affiancato da un incremento della lotta ai talebani. E a fare scuola, in questo frangente, resta il surge iracheno guidato vittoriosamente dal generale Petraeus: 17.000 nuovi marines “porteranno la lotta nel sud e nell’est, e ci daranno una più ampia possibilità di agire insieme alle forze di sicurezza dell’Afghanistan e dare la caccia agli insorti lungo il confine”. L’incremento delle truppe, ha continuato Obama, “servirà anche a dare più sicurezza in vista delle importanti elezioni presidenziali del prossimo agosto”.
A supporto della strategia di Obama sono giunte le rassicurazioni del generale Richard Dannatt, capo delle forze armate britanniche: secondo quanto dichiarato al “Times”, anche Londra sarebbe pronta ad incrementare le proprie truppe in Afghanistan. Dall’Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha annunciato l’invio di circa 200 uomini entro giugno: “Se non c'è sicurezza, non ci possono essere né pace né un processo elettorale sicuro” ha dichiarato il ministro, “ed ecco perché l’Italia intende seriamente contribuire con un battaglione supplementare per le elezioni”.
La collaborazione con i paesi alleati, nei piani di Obama, sarà fondamentale per la vittoria in Afghanistan: “Insieme alle Nazioni Unite creeremo un gruppo di contatto per l’Afghanistan e per il Pakistan” ha annunciato il presidente, “il cui scopo sarà quello di coordinare tutti coloro che hanno ruolo nella sicurezza della regione”.
In linea con quanto dichiarato nel corso della campagna elettorale, il presidente degli Stati Uniti ha dedicato ampi stralci del suo discorso al ruolo del Pakistan: “Il futuro dell’Afghanistan è inestricabilmente legato a quello del suo vicino, il Pakistan”.
Il confine tra i due paesi, dove secondo l’intelligence trovano rifugio gran parte dei terroristi della regione, “è diventato per gli americani il posto più pericoloso del mondo”.
Insieme alle armi, sarà dunque la diplomazia a dover garantire l’impegno pakistano nella lotta ad al-Qaeda: il presidente Asif Ali Zardari, secondo l’amministrazione americana, è troppo debole per tenere sotto controllo l’esercito e i potentissimi servizi segreti del paese. A preoccupare gli Stati Uniti, però, è anche il fragile equilibrio interno ad Islamabad: a Jamrud, questa mattina, un kamikaze si è fatto esplodere all’interno della moschea. Bilancio: almeno 70 morti, e l’ennesima prova di forza del terrorismo all’interno dei confini pakistani.
Almeno a parole, però, Islamabad sembra aver ben recepito il messaggio di Obama. Intervistato dalla Reuters, il ministro degli Esteri pakistano Shah Mehmood Qureshi ha dichiarato che “la strategia della nuova amministrazione Obama è molto positiva, in quanto guarda ad un approccio regionale alla situazione afgana”.
Il Pakistan vorrà giocare un ruolo attivo e costruttivo, perché la nostra sicurezza è legata a quella dell’Afghanistan” ha concluso il ministro: parole già sentite in passato, ma mai seguite da una reale messa in pratica. Parole di apprezzamento sono giunte anche dall’ambasciatore pakistano negli Stati Uniti: secondo Husain Haqqani, “il Pakistan trova estremamente positivo che l’amministrazione Obama voglia riesaminare la sua politica nei confronti della nostra regione”.
Dall’Afghanistan, intanto, giungono pareri divergenti. Per Nasrullah Stanakzai, analista e professore di scienze politiche, “l’idea di rafforzare la polizia e l’esercito è molto positiva”: “Dopo sette anni, gli Stati Uniti hanno riconosciuto che l’Afghanistan non è la base del terrorismo”.
Secondo Shukria Barakzai, membro del parlamento, aumentare le truppe servirà invece a poco: gli Stati Uniti dovrebbero focalizzarsi piuttosto sugli aiuti umanitari. Se la strategia avrà successo, si vedrà solo nei prossimi mesi. Per dirla con Ike Skelton, “non ci sono garanzie di successo con questa strategia: ma non avere una strategia, come non l’abbiamo avuta negli ultimi otto anni, è certamente una garanzia di insuccesso”.

CERIMONIA CONGRESSUALE

Quello del PdL non è un congresso, è una cerimonia. Il matrimonio è già stato consumato elettoralmente, c’è già la prole, ora è anche rato, sicché neanche il diritto canonico avrà da ridire. Dal podio si succedono gli interventi, ma solo per non far vedere che parla uno solo. Si voterà, ma solo per evitare che si lamenti l’assenza di votazioni. Il copione è scritto e non si recita a soggetto. La cerimonia, però, non è falsa, non è “plastificata”, secondo la definizione beota che tanta fortuna ha portato a Berlusconi. E’ assai più vera dei vecchi congressi di partito, perché in quelli si scontravano correnti il cui peso era dato dalle tessere, ovvero dalla quintessenza del falso, mentre qui non si scontra nessuno, ma s’incarna un’Italia reale. Talmente reale, da sembrare una forzatura artistica.A Repubblica si danno il premio di consolazione ...continua

sabato 28 marzo 2009

BANCA SLEALE

Nell’anno di disgrazia 2008, alcune banche, nel mondo, hanno tirato le cuoia, altre sono finite sotto la tenda ad ossigeno. Quelle italiane hanno chiuso i bilanci in attivo. Per citare due esempi: Unicredit ha portato a casa 4,012 miliardi di utili, Intesa 2,553. Meno degli anni precedenti, ma comunque un bel risultato.
Abbiamo, dunque, i migliori banchieri del globo? Non esattamente, se si guarda dentro i bilanci si scopre che, laddove erano loro ad investire i soldi della banca, le cose sono andate come agli altri: fra il male ed il malissimo. Dove, invece, si è trattato di intermediare il denaro degli italiani, lavorando sulla differenza dei tassi, a seconda che si tratti di soldi dovuti alla banca o dovuti al cliente, di quanto si paga per avere denaro e quanto si guadagna nel metterci il proprio, di quanto tempo ci vuole per un accredito e quanto meno per un addebito, le cose sono andate come al solito: assai bene. In questi numeri c’è il riassunto del disagio di molti clienti, la cui sensazione d’essere fregati non sempre è manifestata con linguaggio scientifico, ma sovente è più che fondata.Date queste condizioni, e dato il fatto che il governo è intervenuto ...continua

venerdì 27 marzo 2009

LE CHIAVI DELLA LEGGENDA

Ringrazio i media, che ci offrono la possibilità di suggerirgli di cosa, loro e quelli come loro, devono vergognarsi. Non si cruccino, non serve che siano loro a riconoscere l’aborto giuridico di calciopoli, e dei “calciopolisti”. Quelli “internazionali”, che applaudirono il vincere senza rubare, con la persecuzione di Iuliano, che tanto piaceva a Moratti, e quelli nostrani, che giudicarono e occultarono. Aveva ragione Biagi, a scrivere che, ancora oggi, era temerario raccontare di una vicenda che ne stava nascondendo altre. Fu, del resto, tutto talmente veloce che si applaudì alla celerità, senza valutare i diritti. Gli onesti esultarono, accusarono, insultarono.
Dissero: non hanno rispettato le regole. Autobiografico, come sempre.
Non importa, la storia è lì, i fatti e la loro viltà incancellabili. Ma i media, come il sistema ed i suoi protagonisti, non devono vergognarsi (solo) per quel che hanno fatto durante i giorni di Calciopoli, ma per quello che hanno costruito attorno alla vicenda.Paparesta fu l’arbitro di Reggina-Juventus, la partita delle chiavi dello spogliatoio, quella che i quotidiani titolarono: Moggi: “Ho chiuso Paparesta negli spogliatoi”.
Non si mosse un fiato, non si lesse in quella frase la palese millanteria di Luciano Moggi, ma la verità. Di questo, devono vergognarsi. Anche perché, nonostante il Paparesta rilasciò una dichiarazione ufficiale in data 7 giugno 2006, davanti all’Ufficio Indagini della FIGC, nella quale dichiarò testualmente: “…sono stato negli spogliatoi dopo la partita circa un’ora… non ho avuto alcuna percezione di essere stato chiuso… Ho appreso questo fatto dai giornali” , saccenti e giustizialisti hanno cavalcato l’onda della menzogna. Secondo copione, del resto.La forza, la ricchezza, la viltà e l’immoralità dei media italiani hanno raccontato tante belle storielle da reality televisivo, tralasciando gli aspetti ufficiali , ma affidandosi alle leggende metropolitane. Essendo eguali a queste ultime, sono ora disposti a stupirsi, magari facendo anche i garantisti, purché si garantisca loro la permanenza nel privilegio e la copertura della bugia. Di questo dovrebbero vergognarsi, di sé medesimi e dell’aver fomentato un intero movimento a prendere parte alla cancellazione sportiva del più grande patrimonio calcistico italiano, raccontando leggende metropolitane.

DOMANDE ALLA CASA BIANCA

The President introduces a new tool on WhiteHouse.gov, "Open for Questions," which will allow you to submit your questions on the economy and vote on those submitted by others. The President pledges to answer some of these questions during an online town hall on Thursday, March 26, 2009.

MILANO TROTTO, VENERDI' 27/03/09

Pronostici convegni

BOMBA A PESCARA, FRA ISRAELE E GLI SPRECHI

Noi parlavamo d’Israele, loro delle faccende abruzzesi. Capirsi era difficile, ma leggendo le repliche di Mario Pescante (pubblicata martedì da Libero), commissario governativo per i Giochi del Mediterraneo, e di Gianni Petrucci (pubblicata ieri), presidente del Coni, ho avuto l’impressione che del problema principale, l’intollerabile e scandalosa esclusione degli israeliani, si siano accorti tardi e male, sottovalutandone le conseguenze, mentre ci sono altre questioni che meritano attenzione. Un capitolo che non promette nulla di buono.
Dell’esclusione d’Israele si continuerà a parlare, e per il cinque aprile è prevista una manifestazione, a Milano, promossa dal comitato che per primo ha protestato, coordinato da Enzo Biassoni, e dai giovani ebrei italiani dell’Ugei. Sul punto Pescante dice poco. A parlare di “nazione” palestinese è stato lui, ripetutamente, come si legge sul sito ufficiale dei giochi, finanziato con i soldi che amministra, quale commissario governativo. Adesso distingue fra “nazione” e squadra “nazionale”, fra lo Stato ed il comitato olimpico. Non rimedia, ovviamente, ma almeno colma lo sfondone. Del resto, queste parole sono largamente superate da quel che ha detto Frattini: Israele non c’è perché la maggioranza dei Paesi partecipanti è contraria. Ed è questo, appunto, ad essere inaccettabile, perché un simile veto prende corpo, ora, sul nostro territorio nazionale.
Il presidente del Coni ...continua

giovedì 26 marzo 2009

RESTA DI STUCCO, E' UN BARBATRUCCO

Il 22 aprile 2006, dalle colonne del quotidiano sportivo rosa, Ruggero Palombo scriveva: “Il quesito è il seguente: che cosa potrebbe accadere se invece, magari a campionato concluso, nella quiete che precede la grande kermesse dei Mondiali, spuntassero fuori dei bei fascicoloni che ci raccontano di questa e quella telefonata, di come il calcio viveva la sua quotidianità, non il secolo scorso ma appena un anno fa?” . …e i fascicoloni vennero fuori, e il signore sopra citato insieme al suo degno maestro ed ai suoi altrettanto degni compagni, non ci pensò due volte prima di dossierare e pubblicare le intercettazioni sulla propria carta stampata, sebbene ancora il tutto coperto dal segreto istruttorio.
Violata la costituzione, infranto il codice deontologico dei giornalisti.
Ma che importa? Era in arrivo il premio come scoop dell’anno…
Del resto, che fiuto perbacco! Non si può dire che non ci avesse azzeccato! Avrà spifferato tutto la maga di Moratti, oppure sarà stato solo un caso?
Sempre Palombo, sempre nello stesso editoriale, chiosava: “Sia chiaro, non si tratta necessariamente di scoperchiare chissà quale pentola maleodorante, di scoprire veri e propri reati sportivi. Uno «spaccato» di un certo mondo di vivere il calcio tra prestigiosi addetti ai lavori potrebbe anche bastare (e avanzare)”.
Ohibò, proprio così è andata.
Un mago. Ma no, deve essere un altro caso.
“Nel dubbio, suggeriamo alla Federcalcio e al Coni di attrezzarsi per ogni evenienza”.
Diavolo: ma cosa ha dato, degli ordini? Ma no, impossibile. Eppure ci ha preso anche qui…perbacco.
Sarà ancora un caso?
Stesso quotidiano, stesso giornalista (!?), pochi giorni dopo: “Per quel che riguarda il resto, c' è di tutto e di più. «Cose estremamente brutte» ci viene confessato in via riservata. Cose con le quali, pur nel rispetto dei tempi della magistratura ordinaria, bisognerà il più presto possibile fare i conti. Non abbiamo motivo di dubitare delle indiscrezioni federali e non abbiamo simpatia per l'uso (e l'eventuale abuso) dell intercettazione telefonica, pratica assai diffusa nel nostro Paese”. Allora non è un caso…glielo dicono in via riservata…ed io che credevo che un giornalista dovesse per correttezza riportare sempre le fonti…
L’11 maggio 2006 il suo maestro, “candidamente” da par suo, mostrerà poi di non essere meno preveggente: “Tra suggestioni prepotenti e dovere di cautela, ho un parere del tutto personale: stavolta per vie normali non ne veniamo fuori..”.
Ce ne siamo accorti. Vie per nulla normali.
Non un passo è stato fatto rispettando il normale iter giuridico, manco della giustizia sportiva. Persino l’abolizione di un grado di giudizio. Avrà mica predetto anche quello?? …
“È un circuito chiuso che si è alimentato di compromessi, di favori reciproci, dove nessuno ha osato, tra l' altro, infilare il bisturi in quella sorta di conventicola che ha tolto credibilità al primo grado di giustizia: l' arbitraggio”.
Mi inchino di fronte a tanta grandezza: due mesi prima di nominare nuove giurie, sostituirne i presidenti, nominare Guido Rossi…mi arrendo, non può essere un caso!
Del resto, Leon Bloy diceva che “non esiste il caso, perché il caso è la Provvidenza degli imbecilli, e la Giustizia vuole che gli imbecilli non abbiano Provvidenza”.
Fortunatamente non mi sento un imbecille.
Pardon, mi correggo: sfortunatamente.
Perché mi capita di leggere un’intervista al Palombo, chiamato in causa da Eurocalcio , mensile sportivo, edizione del mese di marzo.
A domanda – crede che il processo di Napoli possa rimettere in discussione le sentenze sportive? – così risponde: ci sono dei "fatti incontrovertibili" su cui si basano le sentenze della giustizia sportiva, che - non bisogna dimenticare- è tutt'altra cosa dalla giustizia penale.
Per questo, su Napoli non faccio previsioni ma non sarei sorpreso se "l'associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva", il reato ipotizzato dall'accusa, non venisse confermata in sede di sentenza.
Le tessere telefoniche svizzere "coperte" distribuite da Moggi ai designatori Bergamo e Pairetto (prova certa, mentre per alcuni arbitri la questione sarà oggetto di dibattito tra accusa e difesa) rappresentano una condizione sufficiente a giustificare le sentenze della giustizia sportiva. Per quella penale, invece, è probabile che possano non bastare".
Dunque il giochetto sta tutto lì. Consapevoli dell’inconsistenza delle prove a carico degli imputati, la strategia per mantenere in piedi i verdetti sportivi potrebbe essere quella di separare completamente l’ambito amministrativo da quello sportivo in ogni suo punto di congiunzione, affinchè anche una eventuale completa contraddizione tra i due esiti finali, non debba giustificare una revisione dell’altro ambito.
Posto che tecnicamente ciò sia possibile e non lo credo, ma non essendo un esperto in materia e vivendo solo di approfondimenti dove posso attingere non mi permetto di giudicare, sarà davvero così che andranno le cose?
Nel frattempo, si alzi l’eco dell’ode alla preveggenza.
Si sognano i faldoni, e i falconi compaiono.
Si auspica a Coni e Federcalcio di attrezzarsi, e puntualmente accade.
Si presume non se ne esca per vie normali, e puntualmente accade.
Si dichiara ormai privo di credibilità un grado di giustizia, e questo viene soppresso per l’occasione.
Non dimenticando che “Juve in B con penalizzazione”, quell’appendice del gruppo rcs lo predisse prima dell’avvenuta sentenza.
Ora è arrivato il momento di riprendere il processo, e candido come il suo maestro di penna, Palombo insiste sulla separazione completa della giustizia in ambito sportivo rispetto a quello amministrativo.
E arrivò così il 24 marzo 2009 ...continua

IN AMERICA QUALCUNO STORCE IL NASO

Sono bastati "solo" sessantasei giorni perchè Obama ricevesse i primi veri, duri, attacchi sparati da una delle roccaforti più ortodosse della “rivoluzione obamiana”.
Paul Krugman, Columnist per il New York Times, dalla "Coscienza di un liberale" scrive di una vittoria delle idee degli zombie, parlando del piano di salvataggio delle banche.
L'amministrazione Obama sposa l'idea che non c'è niente di fondamentalmente sbagliato nel sistema finanziario, idee condivise da Tim Duy secondo il quale non ci sono cattive attività.
La tesi del Columist, molto radicale, tende a mettere in risalto la gravità della crisi finanziaria, evidenziando come la cura Geithner non è sufficiente, anzi, affermando che quando il piano fallirà, l'amministrazione non sarà in grado di tornare al Congresso per un piano che possa effettivamente funzionare.
Secondo Krugman è arrivato il momento di nazionalizzare le banche, visto che questo piano produrrà grandi benefici per le banche che non hanno effettivamente bisogno di aiuto.
Dal suo blog, Krugman, si domanda: "Non si accorge, il Tesoro, che tutte queste proposte sono identiche? O se ne accorgono, ma sperano che nessuno se ne accorga? Sono stupidi, o credono che gli stupidi siamo noi?".
In settimana dallo stesso NYT sono arrivati altri attacchi all'amministrazione Obama, visto il continuo tentennare di fronte ad una tematica che lo stesso Barack Obama aveva definito prioritaria.
L'America e Obama si trovano prima del previsto davanti ad un bivio: la vittoria elettorale dello scorso novembre con paillettes e lustrini sembra oramai lontana, mentre la crisi sempre più viva. Alcuni si sono cominciati a domandare se la luna di miele sia già finita oppure deve ancora cominciare, certo è che per Maureen Dowd le cose appaiono già abbastanza chiare: "...The tableau of Michelle Obama hoisting a pitchfork on Friday with her sinewy arms and warning that the commander in chief would be commandeered into yard work left me wondering if the wrong Obama is in the Oval".

GIA' FINITA LA LUNA DI MIELE?

Geithner sta iniziando a diventare il Rumsfeld di Obama”. Lo scrive Markos “Kos” Moulitsas, il più potente e spietato dei blogger della sinistra americana.
Hanno vinto le idee degli zombie – sentenzia il von Hayek dei neokeynesiani, parlando del piano di salvataggio delle banche che da lì a qualche ora sarebbe stato salutato con il rialzo di Wall Street e di tutte le borse mondiali – e l’insistenza con cui si insiste a presentare lo stesso piano, soltanto con qualche cambiamento estetico, è fastidiosa di per sé. Non si accorge, il Tesoro, che tutte queste proposte sono identiche? O se ne accorgono, ma sperano che nessuno se ne accorga? Sono stupidi, o credono che gli stupidi siamo noi?”. Sulle colonne del New York Times, ci pensa un Paul Krugman fresco di Nobel a gettare benzina sul fuoco.
Thomas Friedman mette addirittura in dubbio il dogma principale della fede obamiana: la sua “leadership ispirata”, accusando il presidente di aver tradito la sua mission populista nello scandalo dei bonus AIG.
Maureen Dowd si spinge oltre. E si chiede se nello Studio Ovale non ci sia finito l’Obama sbagliato, visti i perenni tentennamenti di Barack e il mascolino decisionismo di Michelle (che aveva appena dichiarato di voler “costringere” la famiglia a una dieta vegetariana).
Frank Rich se la prende con il vacuo presenzialismo televisivo del presidente e si chiede se non sia arrivato un “momento Katrina” per l’amministrazione democratica.
Conclude la sinfonia un editoriale non firmato, che richiama con durezza Obama a mantenere le sue promesse elettorali, ripristinando quella “rule of law” sciaguratamente fatta a pezzi da George W. Bush e Dick Cheney.
Quattro attacchi pesantissimi in un solo giorno. Quattro missili terra-aria sparati da una delle roccaforti più ortodosse della “rivoluzione obamiana”. Quattro richiami all’ordine da parte di una sinistra progressive – o nel migliore dei casi liberal – per una Casa Bianca che inizia a mostrare segni di insofferenza nei confronti delle élite mediatiche e della base populista che hanno costruito la vittoria elettorale dello scorso novembre.
“La luna di miele è già finita?”, come si chiede il sondaggista John Zogby commentando la prima scivolata di Obama al di sotto del muro del 50%, oppure è appena iniziata?

CASA, IL PIANO SPIANATO

Il tira e molla del piano casa sta diventando imbarazzante. Lasciamo perdere quelli come me, che sono fessi perché commentano quel che ancora non c’è e poi devono prendere atto che non ci sarà mai, ma se l’idea intendeva favorire un forte impulso anticiclico, portando le famiglie italiane a mettere mano al portafoglio per far crescere il valore e la comodità della propria casa, una volta che la si mette sul binario della concertazione con le regioni e della legislazione ordinaria, è come dire: abbiamo scherzato.
Qui vedemmo subito che non sarebbe bastato sveltire le pratiche burocratiche, perché sarebbe sorta la conflittualità condominiale, a sua volta infilata nel vicolo cieco della giustizia in letargo. Il rimedio, però, non può essere nel parlare solo di ville, purché isolate e senza vicini, giacché in quelle facevano già quel che gli pareva. Perché credete che sia fiorente il mercato dei parcheggi e dei box attrezzi prefabbricati? Perché così si mascherano nuovi volumi. E, del resto, a Palazzo Chigi non lo sapevano che, nel 2001, la sinistra varò la riforma costituzionale del titolo quinto? Con quella robaccia si è praticamente ucciso l’interesse nazionale, non più presente neanche in settori come l’energia, che ne dovrebbero avere uno continentale. Non è una novità ...continua

CONTRO ISRAELE, GIOCANDO

Abbiamo sollevato, sabato scorso, il problema dei Giochi del Mediterraneo, con l’inaccettabile esclusione d’Israele. Il problema è talmente serio da costringere il ministro degli esteri, Franco Frattini, ad intervenire, nel tentativo di metterci una pezza. Purtroppo, assai più colorita del buco. Anzi, le parole del ministro rendono la faccenda decisamente più grave.
Mario Pescante, commissario governativo che presiede ai giochi, uomo politico che reclama l’indipendenza dello sport dalla politica, aveva sostenuto d’essersi impegnato per avere gli atleti israeliani, salvo non esserci riuscito, giacché li si voleva assieme ai palestinesi. La buttava sul: ho provato, ma non sono riuscito. Come se la cosa dipendesse dai litigiosi vicini. Frattini, invece, lo dice chiaro e tondo: Israele non c’è perché nel comitato internazionale organizzatore, dove si vota a scrutinio segreto, non ha avuto e non ha la maggioranza dei consensi. Israele non c’è, dunque, perché i Paesi partecipanti non lo vogliono. Messa così, l’Italia non deve partecipare, e meno ancora ospitare questa schifezza.Non solo si è arrivati, con incosciente leggerezza, al punto d’essere i promotori ed i finanziatori (perché ci mettiamo anche i quattrini, del contribuente) di una roba che esplicitamente, parole di Frattini, rifiuta di gareggiare con Israele, alla faccia dello spirito olimpico, ma sembra che non ci si renda conto delle ulteriori conseguenze negative. Al ministro degli esteri, difatti, hanno riportato la nostra obiezione: Israele è uno Stato, gli atleti palestinesi dovrebbero esserci, ma la Palestina non è uno Stato, non possono essere messi sullo stesso piano. La sua risposta: “Non me ne importa niente”. Cos’è: uno scherzo, un errore o i nervi che sono saltati? ...continua

mercoledì 25 marzo 2009

CIAO GIOVANNI

...

PIETRE ALLA POLIZIA

Il loro cibo, si dice, è immangiabile. La loro medicina è esaurita. E i loro bambini stanno morendo. E così le migliaia di pachistani che vivono in tende nel Jelozai, appena fuori il campo profughi di Peshawar, hanno gettato pietre alla polizia.

ROMENO RISARCITO E DIVIZZATO

Adesso, per favore, non facciamone degli eroi, o, più prosaicamente, dei personaggi da rotocalco, dei soggetti da salotto televisivo. Siamo stati noi a scrivere, subito, che non basta un arresto per fare un colpevole, una confessione per accertare una complicità, che non si fanno decreti sull’onda dell’emozione, perché poi, in galera, ci va gente che non c’entra, che non si deve stare alla parola della polizia giudiziaria e delle procure, che serve quella dei giudici, quelli veri, quelli che scrivono le sentenze, non quelli che fanno il copia incolla delle prime indagini per confermare carcerazioni e pericolosità di cui non sanno nulla.
Ora non vorremmo essere noi a sorbirci il piagnisteo di chi è stato in carcere qualche giorno, magari acciuffato per l’unica cosa che non ha fatto. Anzi, chiariamolo subito: è ridicolo che uno dei romeni, quello con la faccia che avrebbe entusiasmato Lombroso, chieda d’essere risarcito. E per cosa?L’ipotesi di subire la custodia cautelare è parte stessa dell’essere cittadini in un Paese che la prevede. E’ sgradevole, se si è innocenti, ma può capitare. L’inciviltà non consiste nel fatto che possa accadere, ma che poi, per essere liberati dal sospetto, debbano passare anni, lustri, decenni. Per gli arrestati dopo lo stupro della Caffarella, i “primi sicuri colpevoli” di cui abbiamo già parlato, sono bastati pochi giorni. E’ andata loro di lusso. Adesso risparmiateci i racconti modello Silvio Pellico dei disadattati. Per la difesa del diritto, quindi dei loro diritti, ci siamo mossi in diversi, e mentre alcuni bevevano, ora come sempre, tutto il brodo di procura, riversandolo su televisioni e giornali come fosse oro colato, altri, come noi, hanno avuto da ridire. Lo farei nuovamente, lo faccio sempre, perché il diritto conta più di un falso colpevole a buon mercato. Siamo garantisti doc, ma non vogliamo fare la figura dei pirla col bot. Quindi, gli arrestati di ieri la smettano di frignare e comincino a festeggiare: a molti, moltissimi cittadini italiani è andata assai peggio, interminabilmente perseguitati dalla cecità della giustizia e dalla viltà dei propri simili.
A molti italiani ... continua

SORRISI E BALLE

Calciopolisti di tutto il mondo unitevi, che trionfi il luogo comune. Vi accorgerete che non esiste un calcio più credibile di quelli già visti. Commuovetevi pure, ma quando vi saranno passati i lucciconi provate a ragionare: tutto quello che ha portato l’estate del 2006 è finito il giorno delle sentenze. La sua pelle, quella del calcio, è rimasta la stessa di prima, anzi, peggio di quella che venne descritta come una vergogna tutta italiana. Ci dicono che in due anni il calcio italiano ha recuperato credibilità. Balle. Ci dicono che ci sono motivi d'orgoglio se ripensiamo alle ultime due stagioni. Altre balle. Fra quello che è stato il periodo pre-calciopoli e tutto quello che ne è seguito le differenze sono abissali, praticamente agli antipodi.
C'era una volta il calcio italiano: quello delle sette sorelle. I giocatori più forti facevano a gara per venire in Italia, le coppe europee erano dominate dalle rappresentanti del football italiota. Provinciali di lusso come il Parma o la Sampdoria si permettevano di vincere coppe Uefa o di arrivare in finale di Champions League, eliminando squadroni dai nomi altisonanti come Bayern Monaco e Real Madrid. Al vertice della piramide c'erano due squadre: Milan e Juventus; prim’attrici nel “Teatro dei sogni” per una finale continentale tutta tricolore. La continuità, ci dissero, sarà superiore alla rottura. Le voci ascoltate sabato sera dall’Olimpico in Roma hanno provato ad indottrinarci uno slogan: “per recuperare il gap dalle inglesi c’è bisogno di arbitrare all’inglese”. Ancora balle. Quando si caricavano armi e bagagli per volare oltre le alpi, andando ad espugnare un qualunque campo europeo, i motivi dei successi erano altri. Ci ricordano che, nel 2007, si incentrarono interventi sui rapporti fra economia, etica, sport, e ci dicono, oggi, che i risultati sono arrivati. Domandiamo: quali? Continuerà il tentativo, già in parte riuscito, di occultare le due stagioni con il più alto numero di errori arbitrali. Proseguirà il continuare a dire che il numero degli spettatori negli stadi è aumentato, che gli episodi di violenza sono diminuiti e che le società di calcio, oltre ad avere la possibilità di competere in un campionato dove possono vincere tutti, avranno una crescita sia sotto l’aspetto qualitativo che quantitativo. Nuovamente balle: gli stadi sono sempre più vuoti, gli episodi di violenza non diminuiscono e le società di calcio italiane hanno bilanci e risultati sportivi da brividi. Eccezion fatta per il Milan stagione 2006/07, nelle tre stagioni post-calciopoli abbiamo portato una sola squadra in semifinale – Fiorentina in coppa Uefa – ed una ai quarti – Roma in Champions – nelle competizioni europee per club, condite dalla disastrosa campagna azzurra di Donadoni. Ci dicono che oggi ci ritroviamo in un contesto più sereno. Inutile aggiungere che sono balle, viste le polemiche che, Mourinho o meno, si sono venute a creare.
L’ideologia di Abete è gran bella cosa: “Abbiamo cercato di dare forza ai nostri valori, al centro e sul territorio, preservando l'autonomia degli organi di giustizia sportiva, del mondo arbitrale, degli organismi di controllo e di vigilanza sulle società, cercando di creare le condizioni perché potessero operare nel migliore dei modi”. Da amante del gioco del football, sorrido.
Il post-calciopoli assomiglia sempre di più alle serate trascorse con la coppia Bisio-Incontrada, con una differenza: l’Arcimboldi è sempre pieno, e questa non è una balla.

martedì 24 marzo 2009

WAR-GAME

CBS’s Chip Reid jots the gist of his questions on a legal pad. CNN’s Ed Henry writes them word for word on white paper torn from the notebook he’s using, so there’s no danger of cards dropping to the ground. Fox’s Major Garrett has three word-for-word questions and three “concept questions” in reserve.
ABC's Jake Tapper comes with about a dozen questions, including ones he's gathered from colleagues, bosses, his blog and Twitter.

FUOCO AMICO

"Fuoco amico” l’ha definito la rivista The Politico. E’ l’attacco arrivato dagli editorialisti del New York Times (e non solo) contro l’Amministrazione Obama. Ex fan ferventi, ora sono i più ferventi dei disillusi. Paul Krugman, Maureen Dowd, Thomas Friedman e Frank Rich non hanno fatto sconti al modo in cui il presidente sta affrontando la crisi economica. Il Time ha pubblicato anche un editoriale molto critico sulla politica di sicurezza nazionale di Obama, giudicata sotto alcuni aspetti “troppo vicina” a quella di Bush. Il più duro è stato Frank Rich, l’editorialista dalla carriera recente caratterizzata dall’antibushismo militante. Il suo articolo di domenica, “E’ arrivato il momento Katrina?”, si chiede se la presidenza Obama sia già arrivata al punto di svolta negativa, che per Bush fu appunto la gestione dell’uragano Katrina: “Una visita piacevole da Jay Leno non sistemerà le cose. ..continua

FOTO DEL GIORNO


Obama, mano tesa all'Iran: la vignetta di Stephff

IMMAGINE DEL GIORNO

Roma hard in via del Paradiso
Guarda la fotogallery

lunedì 23 marzo 2009

CALCIOPOLI: SI RIPARTE DA NAPOLI

L’aula bunker di Poggio Reale ospiterà il dibattimento della prima udienza di calciopoli, dopo lo slittamento di gennaio a causa di un difetto di notifica.
Oltre a Moggi, sono imputati Marcello Ambrosino, Paolo Bergamo, Paolo Bertini, Enrico Ceniccola, Antonio Dattilo, Massimo De Santis, Andrea Della Valle, Diego Della Valle, Mariano Fabiani, Maria Grazia Fazi, Pasquale Foti, Silvio Gemignani, Claudio Lotito, Gennaro Mazzei, Innocenzo Mazzini, Leonardo Meani, Sandro Mencucci, Pierluigi Pairetto, Claudio Puglisi, Salvatore Racalbuto, Pasquale Rodomonti, Ignazio Scardina e Stefano Titomanlio.
Si procederà alla costituzione delle parti civili e dovranno essere prese decisioni sulle intercettazioni e sugli innumerevoli testimoni citati dalla difesa e dall’accusa. I legali di L. Moggi hanno preannunciato la richiesta di un'eccezione di competenza territoriale.
Anche la Juventus entrerà nel processo, presenterà una memoria difensiva, chiamata a rispondere per responsabilità civili degli effetti del sistema “Moggi”. Qualora il comportamento di L. Moggi venisse reputato colpevole con atti compiuti per conto del club bianconero, potrebbe configurarsi una responsabilità civile della società piemontese costretta, quindi, a pagare. Se, viceversa, Moggi verrà assolto, cadrà automaticamente la responsabilità civile della Juventus.
Nel procedimento risultano costituite parti civili oltre alla Federazione Italiana Gioco Calcio,anche le società Brescia, Bologna (sia quella attuale, sia la società dichiarata fallita negli anni scorsi), Atalanta, Lecce, Roma e la società fallita della Salernitana. Si sono costituite parti civile anche alcune associazioni di consumatori. Istanze sono state presentate anche da privati cittadini. Anche la società editrice EdiGamma si è costituita parte civile: chiede i danni per la mancata assegnazione del titolo alla Juventus avendo stampato 1 milione di figurine della Juventus campione d'Italia.
Richieste di risarcimenti danni anche dal ministero delle Finanze e dal ministero delle Politiche giovanili (nel 2006 guidato da Giovanna Melandri), l'avvocatura e i monopoli di Stato e la Rai.
Le tesi dell’accusa : ...continua

CENTOVENTINOVE

Ieri sera Obama era al Tonight Show di Jay Leno: una novità per un presidente in carica, molto apprezzata dalla stampa liberal. Una bella intervista, godibile, almeno fino a un certo punto: verso la fine della popolare trasmissione, infatti, al Presidente è scappata una battuta a dir poco controversa.
Obama stava dicendo a Leno di come ultimamente fosse migliorato molto a Bowling, grazie ai suoi allenamenti sulla pista della Casa Bianca: "Ho chiuso a centoventinove” ha detto Obama. Centoventinove è un punteggio piuttsoto scarso.
Leno ha sarcasticamente risposto: "Un bel punteggio, Presidente" e Obama di rimando: "Si, tipo le Special Olympics...", quelle che noi chiamiano le "Paraolimpiadi"
Una sonora presa in giro verso tutti i cosidetti "diversamente abili" e alla correttezza politica imperante negli Usa. E forse anche un errore di fatto: siamo pronti a scommettere che il campione di Bowling paraolimpico fa più dell'obamiano centoventinove.
Le scuse, infatti, sono partite prima ancora che lo show andasse in onda, dal telefono dell'Air Force One. E sono state recapitate a Tim Shriver, il presidente delle olimpiadi speciali, il quale si è affrettato a sottolineare il sincero pentimento dell’Illinois Boy, che certamente se la cava meglio a Basket che con il Bowling. Anche Bill Burton, vice-direttore dell’ufficio stampa presidenziale, si è scapicollato a dire che il suo presidente non intendeva offendere nessuno ma soltanto prendersi in giro da solo.
Se Bush avesse detto una cosa del genere, sarebbe stato come minimo lapidato in pubblico. Obama invece se la cava con un po' di critiche sui tabloid americani grazie alla sua - ormai proverbiale - velocità nello scusarsi. Lì altro che paraolimpiadi: Obama è un primatista assoluto.

CI HA MESSO POCO/6

Uno dei grandi errori di sottovalutazione di Bill Clinton fu pensare che avrebbe sconfitto Al Qaeda sparandogli addosso qualche missile. Nel 1998 il presidente ordinò di lanciare i Tomahawk contro un presunto complesso per la fabbricazione di armi nei pressi di Khartoum, in Sudan. La Cia credeva che Bin Laden fosse nascosto da quelle parti. In realtà il capo di Al Qaeda se l’era già squagliata e quando i missili centrarono il bersaglio si scoprì che era un'industria farmaceutica.
La strategia di Clinton, bombardamenti più o meno chirurgici per decapitare l’avversario e costringerlo alla resa (ne sa qualcosa la Serbia), servì a poco contro un nemico flessibile come Al Qaeda. La dottrina americana del colpire dal cielo per evitare perdite sul terreno permise a Bin Laden di definire gli Usa una “Tigre di carta”, un esercito che non aveva il coraggio di affrontare gli avversari in campo aperto.
Ieri la Cia ha esultato: Al Qaeda è in ginocchio in Pakistan. Gli ultimi 6 mesi di attacchi condotti con i Predator, i droni teleguidati dell’aviazione Usa, hanno decimato la dirigenza terrorista gettandola nel panico. Si è trattato della più vasta campagna di omicidi mirati messa in atto dal comando militare Usa dai tempi del Vietnam. Le operazioni erano iniziate nell’ultima fase della presidenza Bush, quando il presidente autorizzò la Cia a colpire nelle regioni tribali del Pakistan senza avvertire il governo di Islamabad.
Obama ha promesso di seguire la stessa strada. ...continua
di Bernardino Ferrero

"VEDO LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL"

Chi ha il coraggio di domandare a Dr. Doom Nouriel Roubini se la crisi ha toccato il fondo, se il peggio è passato, deve anche avere il coraggio di ascoltare la risposta che, sintetizzata in due lettere, è prevedibilmente "no". Per il professore di economia della New York University che gode oramai di una indiscussa fama mondiale per aver previsto con ampio anticipo e accurate analisi la crisi che ha messo in ginocchio il mondo, i mercati devono ancora scontare qualche altra cattiva notizia: è dell'opinione - in verità non è il solo - che i rialzi delle Borse di questi ultimi giorni siano un "bear market rally", con nuovi ribassi in arrivo. Tuttavia, in una intensa presentazione tenuta venerdì a Milano in un incontro a porte chiuse organizzato da Calyon Crédit Agricole, Dr. Doom ha concesso un barlume di speranza: "la luce in fondo al tunnel c'è", ha detto, anche se a denti stretti. E ha subito posto una serie di condizioni: purchè i Governi e le Banche centrali dei Paesi maggiormente colpiti dalla peggiore recessione dalla Grande Depressione del ‘29 – Stati Uniti, Unione Europea, Cina e Giappone in primis – "adottino misure anti-crisi molto aggressive di breve periodo". Quel che è stato fatto finora, tra stimoli fiscali e politiche monetarie anche non convenzionali, non basta. La gravità della crisi è tale ("l'economia mondiale rischia di cadere nel baratro della depressione", per dirla come la dice Roubini) da richiedere sforzi maggiori, azioni più tempestive e scelte più coraggiose da parte dei Governi. Ecco in sintesi il Doom-pensiero sulle principali questioni aperte che stanno più a cuore ai mercati, aggiornato al 20 marzo 2009.
Le banche
La "buona notizia" per Dr. Doom è che dopo il fallimento di Lehman Brothers ...continua

PIANO DISINTOSSICANTE

Il nuovo piano di salvataggio del sistema finanziario americano è pronto. Ora non resta che farlo funzionare, convincendo gli investitori a partecipare alle grandi "pulizie di primavera" organizzate dal Governo per spazzar via dai bilanci delle banche mille miliardi di dollari di asset tossici. Il ministro del Tesoro, Tim Geithner, si prepara ad annunciare all'inizio della prossima settimana, forse già oggi, una strategia su tre pilastri: la creazione di fondi in partnership pubblico-privato, affidati a gestori professionisti, per rilevare titoli nella bufera a cominciare da quelli garantiti dai mutui; un nuovo ente sostenuto dalla Fdic, l'autorità che assicura i depositi, che con il contributo privato si faccia carico di prestiti in sofferenza; un ampliamento del Talf, il Term Asset-Backed Securities Loan Facility nato per soccorrere il credito al consumo e alle piccole imprese.
L'amministrazione Obama, secondo il Financial Times, potrebbe inizialmente immettere nuove risorse tra 75 e i 100 miliardi. La cifra dovrebbe lievitare in seguito. Ma il timore è che la strategia non appaia abbastanza aggressiva e soprattutto che gli investitori, essenziali al suo successo, rimangano scettici: la cautela dei privati ad affiancarsi alle autorità è aumentata con le polemiche sui compensi degli executive coinvolti nei piani di soccorso. Per alleviare queste preoccupazioni, chi aderisce alla nuova strategia potrebbe essere esentato dai rigidi limiti sui compensi.
Comunque vada segnamo questa data, non vorremmo che Tim Geithner, un giorno, la dimenticasse.

QUATTRO COPPE A UNA

Mourinho: «Uno dei modi per un allenatore per perdere la propria dignità professionale è farsi fare la formazione da altri. In tanti non fanno la propria squadra, invece se qualcuno me lo chiedesse, il giorno dopo troverebbe il mio ufficio vuoto e le mie valigie pronte per tornare a casa».
Ancelotti: «Gli posso dire che con Berlusconi allenatore ho vinto due coppe dei campioni da giocatore e due da viceallenatore...».

MILANO TROTTO, MARTEDI' 24 MARZO

Pronostici convegni di corse
Pronostico Tris

EPISODIO 1: L'UOMO DAI 50 OCCHI

Sulla vicenda “calciopoli” si procede come l’ubriaco fra due file di lampioni: rimbalzando ora da una parte ed ora dall’altra, senza sapere dove andare. Sono anni che, con le intercettazioni diffuse, l’opinione pubblica sparla di quella o di questa vicenda senza conoscerne i contenuti. Penso che i giornalisti specializzati nel fare i copisti ed i velinari delle procure dovrebbero essere additati al pubblico disprezzo. Buffoni senza neanche la corte.
Con le intercettazioni sbattute nere su bianco nell’estate del 2006 (quella maledetta), venne sparsa benzina sul fuoco alla peggior cultura: quella del sospetto. Si varò un alibi, buono per tutti coloro che finalmente poterono esprimere: “Io l’ho sempre detto” . Bella roba. Quando vennero pubblicate le intercettazioni si intrapresero due linee: la vendita e la manipolazione. Nel primo caso fu adottato il sistema a scaffale: titolone ad altezza occhi; particolari nelle vicinanze del pavimento. Per il secondo fu sufficiente entrare in qualunque bar. Penso, è assurdo che la notizia di un’intercettazione venga divulgata con l’intenzione di creare un giudizio da parte dell’opinione pubblica, soprattutto quando si sta svolgendo un processo. Ma si è andati oltre. Dato che la notizia di un’inchiesta giudiziaria si diffonde comunque, modello partita di calcio clandestinamente ascoltata da Fantozzi e colleghi, è paradossale che si legga di un’intercettazione (quella dei 50 occhi!) dopo oltre un anno dalla sua archiviazione. Nella fattispecie la Procura della Repubblica di Torino, in data 19 luglio 2005, osservò, nell’evoluzione delle indagini a carico di Moggi, Pairetto e Dondarini, che in quelle intercettazioni non vi furono mai state richieste del Moggi a Pairetto di designare un arbitro specificamente individuato, né in particolare Dondarini.
Ma è questione deontologica. Marco Travaglio, in data 5 maggio 2006, titolò su “la Repubblica Sport”: Tutti agli ordini di Moggi. "Ci arbitra Dondarini? Lo so già". La lunga serie di citazioni che il Travaglio taglia e ritaglia a suo piacimento, fanno inequivocabilmente saltare all’occhio del lettore la mostrificazione. di un sistema da parte di un ex dipendente delle Ferrovie dello Stato. L’autore del “pezzo”, però, aggiunge tra parentesi: “L’arbitro era stato pure candidato da Pairetto ad internazionale”. Rivelazione. Nella sentenza di richiesta di archiviazione si legge testualmente: “la dimostrazione che l'oggetto della conversazione è “esclusivamente ” l'inserimento del Dondarini nell'elenco degli arbitri internazionali per il successivo anno solare la si ottiene dalle ulteriori raccomandazioni di "non dire niente a nessuno": raccomandazioni che hanno un senso se rapportate ad una designazione (ad arbitro internazionale) che era stata richiesta ma non ancora effettuata (dalla FIFA) ma non ne avrebbero alcuno per una designazione ad arbitrare una partita per la quale non vi era nessun mistero da nascondere. E quindi si tratta di conversazione assolutamente... innocua (anche nell'ottica della peggior cultura del sospetto) perché di Sampdoria - Juventus non si parla proprio e, men che meno, si parla o si accenna ad un arbitraggio di favore per la Juventus”.
Con le intercettazioni si sono scritte innumerevoli pagine di giornale, a volte raccontando il vero, spesso alterando il contenuto dei documenti ufficiali, come nel caso sopraccitato. In queste settimane un amico ha scritto sulla giustizia, che per essere tale deve tutelare la persona. Oggi scrivo che una persona andrebbe tutelata anche quando legge una notizia, altrimenti chi si informa rischia di essere visto come un replicante venuto da chissà quale extramondo. L’archetipo è un film: Blade Runner. “Ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”.

I SECONDI SICURI COLPEVOLI

Hanno arrestato i secondi sicuri colpevoli dello stupro del quattordici febbraio scorso, nel parco romano della Caffarella. Sempre due, sempre romeni. La notizia è stata diffusa, dalla questura, con gran soddisfazione, questa volta mettendo le mani avanti: il test del dna ha dato un risultato positivo. La volta scorsa avevano arrestato altri due sicuri colpevoli, salvo che quel test fece marameo agli investigatori. Ed hanno aggiunto, quelli della questura: non diffondiamo le fotografie, così non ci accusate d’essere frettolosi nello sbattere i mostri in prima pagina. Questa volta, invece, le fotografie mi sarebbe piaciuto vederle, giacché leggo che i due nuovi sicuri stupratori assomigliano ai vecchi sicuri stupratori, il che ha del miracoloso, visto che uno dei due primi ha una faccia lombrosiana, che sembra essere stata fatta apposta per finire nelle foto segnaletiche.
Tutta questa storia lascia un paio d’insegnamenti positivi, dei quali fare tesoro. Il primo: se la smettessimo di tollerare il così detto “piccolo crimine” aumenterebbe la sicurezza di tutti, compresa quella dei ragazzi che s’appartano ad amoreggiare. Se i secondi sicuri mostri sono quelli giusti, l’averli beccati dipende dal fatto che sono ladri. Non solo alla coppia violentata, ma ad altri ragazzi, nella stessa zona, sono stati rubati, in quei giorni, cellulari e scarpe. Furtarelli, come si vede, ma che non c’è ragione di sottovalutare. Facendo le indagini per bene si è scoperto che quei cellulari sono stati accesi, dopo il furto, probabilmente perché il ladro od il ricettatore stavano cercando di capire se erano funzionanti. Uno di quei terminali è stato acceso con dentro la sim di un romeno diciottenne, oggi accusato dello stupro. Quella stessa sim si trovava sul luogo dei furti ed in quello dello stupro. I cellulari, però, sono stati sequestrati a due magrebini, che dicono di averli acquistati in viale Castrense, dove, alle quattro del mattino, apre un mercato della ricettazione, che ovviamente chiude quando la gente onesta si alza.
Se l’indirizzo del mercato lo conoscono gli immigrati, magari da poco e pure clandestini, è ragionevole supporre che ne abbiano sentito parlare anche le forze dell’ordine. In caso contrario, cambino mestiere. Dato che la ricettazione è un reato, dato che in quel mercato non c’è un chiodo che sia legale, sbaraccatelo, arrestateli tutti e condannateli in serata. Se si fosse severi sempre (non selvaggi, non esagerati, non giustizieri, semplicemente seri e severi), gli stupratori li avremmo presi e cacciati fuori a pedate ben prima dello stupro.
Secondo insegnamento: prendere le impronte e tracciare il dna di tutti non è un’invasione della privacy, ma un saggio deterrente. Che razza di privacy sono le mie impronte, il mio gruppo sanguigno, il mio dna? Per me, possono anche pubblicarli sui giornali, ammesso che a qualcuno interessi. Ma avere una banca di quei dati significa mettere in fretta le mani addosso ad una buona quota di delinquenti. E, come dimostrano i primi sicuri mostri della Caffarella, salvare qualche innocente.
Ora veniamo alle note dolenti ...continua

DA VIOLANTE A DE MAGISTRIS

La ragione di Violante è il suo torto. L’eclissi della critica la sua disonestà. Cerca ancora un ruolo per sé, convinto d’essere l’unico in grado di rimediare ai guasti provocati, invece è vivente testimonianza del vicolo cieco e reazionario in cui ha infilato la sinistra giustizialista. Oggi dice non che a De Magistris si dovrebbe proibire la candidatura, ma che l’etica civile e politica dovrebbe suggerire di non candidare magistrati troppo in vista. Come fu Violante, il quale crede di risolvere la questione dicendo: mi dimisi da magistrato ed accettai la candidatura tre anni dopo essere divenuto famoso (perseguitando un partigiano democratico ed innocente, Sogno, per la storia).La scusa è ridicola, ma prima ancora irrilevante. Il guaio non è stato (solo) quello di avere portato in politica alcuni magistrati star, bensì quello di avere traslocato la politica nelle aule di tribunale ed avere trasformato il Parlamento in un tribunale illegittimo. E questa è opera di Violante. Il più bravo, la mente più acuta, nello sfasciare sia la politica che il diritto. Lo mosse una lucidissima premessa: era comunista, ed i comunisti potevano guadagnare voti, ma mai vincere le elezioni, così sostennero, cinicamente, prima l’illegittimità dei vincitori, poi, spietatamente, la loro criminalità. Per riuscirci ...continua

domenica 22 marzo 2009

INSIDERS GETTER

Quando un dipendente sente puzza di licenziamenti o di ridimensionamenti, fa scattare nella sua testa una serie di domande ben precise:
- Se toccherà a me?
- Come potrò fargliela pagare?
- Di che tipo di informazioni dispongo?
- Cosa potrò portare con me?
- Sanno che posso accedere anche a … ?
L’azienda sa bene che potrebbero esserci ritorsioni di questo genere, quindi mette in atto delle contromisure per tutelarsi. Contromisure che possono essere prese per uno, dieci o anche cento rancorosi. Ma cosa succede quando il numero è a quattro o più cifre? Succede che quelle contromisure diventano inapplicabili e si procede con una semplice disattivazione dei loro accounts e un cambio delle passwords condivise. Ed è così che una pugnalata autoinflitta viene scambiata per un piccolo graffio, con tutti i rischi clinici del caso. Infatti, licenziamenti e ridimensionamenti di massa, come quelli a cui assistiamo ormai da qualche tempo, rappresentano il miglior attacco non convenzionale possibile, peccato che il target sia l’autore dell’attacco.
Oltre al totale effetto destabilizzante che questi eventi causano nelle risorse umane, con tutte le sue conseguenze, entra in gioco pure la concorrenza sleale.
Ovvio, se licenzi 3000 dipendenti nessuna concorrente li assumerà tutti e 3000 o terrà colloqui con tutti loro per ottenere informazioni. Così come gli headhunters si metteranno in moto per agguantare i soli elementi di spicco, quelle figure che si porteranno appresso un bagaglio informativo sicuramente utile.
Ma, nel sempre sorprendente sottobosco dello spionaggio industriale, c’è un’altra figura che da qualche anno lavora a pieno regime: il procacciatore di insiders.
A differenza dell’headhunter ...continua