...il Rock lo preferisco corretto Blues

venerdì 31 dicembre 2010

CIAO 2010

Un saluto, prima di lasciarci a cenoni e brindisi, è d'obbligo.
Non farò come fanno molti, non mi metterò a scrivere cos'è successo nel corso di questi ultimi dodici mesi, a raccontare il bello e il brutto di un mondo, di un Paese, che è andato avanti, quello, in un modo o nell'altro, l'abbiamo davanti agli occhi, e tutto ciò che non si è visto e sentito, i blog come questo hanno provato a raccontarvelo.
Mi preme però ringraziare tutti voi, che anche solo una volta siete passati di qua.
Il congedo a questo 2010 lo faccio in musica, l'unica cosa rimasta senza divisioni.

A NORD DI OPOLI

Quando in quella maledetta estate del 2006 si coniarono i vari termini per definire quello che stava accadendo nel mondo del calcio capì che il punto di non ritorno era prossimo. L'ingenuità di credere che dove albergano i soldi (tanti soldi) esista un mondo pulito l'avevo messa via da anni, ma da questo a scoprire cosa si celava nel sottobosco del mondo del pallone ce n'è passava.
A quasi cinque anni di distanza, e dopo aver razionalizzato, un bilancio di coscienza credo che sia inevitabile.
Tralascio alcuni aspetti, quelli trattati in questo lasso di tempo, che vanno dalle carte processuali alle intercettazioni telefoniche, dalle leggende create dalla carta stampata e poi consumate nei Bar dello Sport alle accuse mosse e alle prove mai trovate. Tutti aspetti che ho vagliato, consultato, per i quali ho speso tempo.
Oggi ho bisogno di fare un bilancio, di guardare oltre, di capire che fine ha fatto il mondo del calcio, e soprattutto in quale clima, miserabile, conniveva.
Parto da alcuni dati, oggettivi: Calciopoli ha fatto spendere un quantitativo ingente di denaro pubblico; a distanza di un lustro non è stato in grado di provare nessuna delle accuse mosse ai suoi protagonisti; la semina fatta ha portato ad un progressivo indebolimento dell'intero sistema, facendo svuotare gli stadi, allontanando gli appassionati.
Ma l'aspetto che più si evidenzia è la totale assenza di cultura sportiva che si è creata: in televisione, sulla carta stampata, nei luoghi di ritrovo, allo stadio e nei vari forum tematici si parla di tutto tranne che di calcio, senza distinzione di colori.
Non trovo più una discussione dove si parli del gesto tecnico di giornata, della più bella partita della domenica, delle scelte (giuste o sbagliate a seconda del nostro modo di intendere calcio) del Mister, della diagonale di Tizio o del pressing di Caio. Niente. Nemmeno se una squadra gioca bene oppure no.
Gli argomenti sono di tutt'altro tenore, e spesso ricadono inevitabilmente su quello che ha telefonato o su quell'altro che ha fatto intercettare, in barba alla presunzione d'innocenza; e si badi bene, anche in questo caso senza distinzione di colori.
La sete di giustizia, perché questo le carte gridavano, ha allontanato un aspetto, ha fatto passare in secondo piano quello che invece era evidente.

SALVARE LE AZIENDE

Il settore auto è stato trainante, per molti anni, dell’industrializzazione italiana, ora potrebbe essere esemplare anche in un momento di crisi economica, con alle spalle due anni di recessione. L’anno prossimo i marchi automobilistici italiani aumenteranno. In uno stabilimento Fiat, quello di Termini Imprese, che la casa torinese dismette, potrebbe trovare una ulteriore sede produttiva la De Tomaso, guidata da Gian Mario Rossignolo. Restiamo aggrappati ai mercati, non ci arrendiamo. In altri settori le cose sono andate diversamente: abbiamo inventato la plastica e siamo fuori dalla chimica; abbiamo inventato i telefoni, avevamo una multinazionale, ora il nostro mercato interno è occupato da stranieri (che non è necessariamente un male) e anche l’ex monopolista ha gli spagnoli nel sindacato di controllo; eravamo all’avanguardia nella sicurezza della produzione nucleare, e siamo usciti; abbiamo inventato la pila e compriamo energia dall’estero. Mi fermo. Per pietà.

UN NUOVO PATTO

Se il sindacalista è colui che difende gli interessi dei lavoratori, senza lasciarsi distrarre da interessi politici, il più efficace è stato un uomo della e nella proprietà: Sergio Marchionne. Demolendo i sacrari della concertazione nazionale ha imposto un nuovo schema di gioco. Conta la produttività, la sostenibilità di ciascun stabilimento, la convenienza dell’investimento e il guadagno dei lavoratori. Quando si fece il referendum, a Pomigliano d’Arco, scrivemmo che non sarebbe potuto restare un caso isolato, ora che è stato firmato il contratto sottolineo che ha valenza generale la premessa, non le specifiche condizioni: ciascun singolo accordo deve far guadagnare tutte le parti, altrimenti non regge. A Pomigliano, difatti, i lavoratori incasseranno più soldi. Il che già da solo, visti i tempi, è un risultato che merita a Marchionne il titolo di sindacalista honoris causa.

giovedì 30 dicembre 2010

GOAL OF THE YEAR



Who scored Arsenal's best goal of the year? We want YOU to decide

THE CLOUGH DAY'S / 1

HIGHLIGHTS: WIGAN 2-2 ARSENAL

REPORT: WIGAN 2-2 ARSENAL

Commentare il pareggio di ieri sera mi viene difficile, perché gli aspetti sono molteplici e fanno pari e patta tra quelli positivi e quelli negativi.
Parto da un dato: non si possono vincere tutte le partite. Vero che ogni gara è importante, vero che c'è bisogno di produrre una certa continuità per vincere il titolo, ma è altrettanto vero che bisogna pur sempre fare i conti con quello che il periodo offre, con quello che in ogni singola gara accade. Ieri sera Arséne Wenger ha cambiato ben 8/11 della squadra che ha strapazzato appena due giorni fa il Chelsea, facendo riposare chi nell'ultimo periodo ha dato tanto e chi, causa infortuni ed una condizione non ancora ottimale, è rientrato da poco.
Scelte, inevitabili direi. Non si può forzare un gruppo di 11/14 giocatori facendogli giocare tre partite nell'arco di appena sei giorni. Volente o nolente, all'annuncio delle formazioni titolari, ho sposato le scelte di Wenger, a prescindere dall'esito finale dell'incontro.
E' indubbio che non abbiamo giocato una grande partita, anzi.

E' FINITA

Dice Umberto Bossi che non ci sono i numeri per andare avanti. La Lega pazienta, ma non certo all’infinito. Dice Silvio Berlusconi che andrà avanti fino alla fine della legislatura, senza troppo sottilizzare sulla possibile alternativa: sarà il governo a durare fino al 2013 o sarà la legislatura a durare quanto il governo. Questione di settimane. Dice Roberto Formigoni, e altri con lui, che non c’è ragione di temporeggiare: si sbarchino i finiani, già gettatisi da soli, e s’imbarchi l’Udc, in modo da potere far vivere un nuovo programma e un nuovo governo. Si può cercare di segnalare quel che distingue e allontana queste posizioni politiche, ma, in realtà, sono tutte frutto dello stesso albero: è finita la seconda Repubblica.
Il caos istituzionale, che accompagna, da anni, la lunga agonia della Costituzione, da cui nacque la prima Repubblica, ha già impedito di scriverne una nuova, rendendo legittima la nascita della seconda, e impedisce ora di adeguare la Carta ai tempi e alla realtà, dando forma alla terza. Ma ciò non significa che il non seppellito sia vivo, bensì solo che il cadavere non è stato tumulato. Della seconda Repubblica, quindi di questi nostri tempi politici, si potrebbe dire come di quel tale colpito da spada affilata: andava combattendo ed era morto (erroneamente attribuito a Ludovico Ariosto, in realtà frutto della penna scherzosa di Francesco Berni, e, in ogni caso, anche in questa confusione di paternità ben adeguato a quel che descriviamo).
La seconda Repubblica non ha, appunto, una genesi costituzionale, ma politica. S’identifica con il bipolarismo. Peccato non abbia mai funzionato: chi vince non riesce a governare e, caso unico al mondo e nella storia, il governo non ha mai vinto le elezioni. Nella versione suina (porcellum) avrebbe dovuto trovare il collante del premio di maggioranza: è scattato due volte e due volte non ha funzionato da stabilizzatore. Quindi, ancora oggi, il governo Berlusconi può scegliere: chiudere la partita e andare alle elezioni, allargare la maggioranza o vivere raccattando relitti. In tutti e tre i casi la seconda Repubblica mostra il suo fallimento: nel primo perché non solo non garantisce la governabilità, ma l’ha fatta divorziare dalla stabilità; nel secondo perché una nuova alleanza con Pier Ferdinando Casini sarebbe la negazione della natura stessa del sistema elettorale; nel terzo perché vivacchiare e vivere non sono sinonimi, in ogni caso non coincidono con il governare.

mercoledì 29 dicembre 2010

THE CLOUGH DAY'S

Stasera scenderanno in campo, per la 25à giornata di Championship (la seconda divisione inglese), Nottingham Forest e Derby County, al City Ground di Nottingham.
Una gara speciale, una partita che non può essere come altre.

E' la più grande storia che il calcio inglese (a mio modo di vedere) abbia mai vissuto, la storia di un uomo del North Yorkshire che ha cambiato la cultura del calcio britannico. Sfidandolo, sfidandosi.
La storia di Brian Howard Clough.
Dal 1955 al 1961 gioca nella squadra della sua città, Middlesbrough, segnando, in 212 incontri, la "pochezza" di 197 gol. Chiuse la carriera a Sunderland, il 26 dicembre 1962. Un grave infortunio al ginocchio (legamento crociato) lo mise fuori dai giochi per oltre due anni, il suo ritorno culminò con tre partite e poi l'addio. A Sunderland giocò 61 partite mettendo a segno 54 gol.
L'anno dopo Brian è già seduto in panchina, agli ordini dell'Hartlepool United.
E' il più giovane manager del campionato e a partire dall'ottobre di quello stesso anno si affianca a lui Peter Taylor, che lo accompagnerà per tutta (o quasi) la carriera.
L'anno successivo arriva la grande occasione: la seconda divisione e il Derby County.
La prima stagione è fallimentare, la squadra termina, nei bassi fondi della classifica, con una posizione in meno rispetto all'anno precedente, ma il progetto Clough è ormai partito. Vengono ceduti più del 70% dei giocatori, vengono fatti fuori elementi considerati inutili all'interno dello staff tecnico, e in un solo anno il Derby vince il titolo di seconda divisione, con la striscia record di 22 gare senza sconfitte.
In prima divisione le cose vanno bene: il primo anno arriva addirittura quarto, conquistando un posto per le coppe, ma irregolarità finanziarie impediscono il check-in per l'Europa.
La magia avviene pochi anni dopo, nella stagione 71/72. Su Liverpool e Leeds il Derby la spunta, vincendo un campionato incredibile, e dopo 88 anni dalla sua nascita vince il primo titolo nazionale. Davanti al Pride Park capeggia la statua di Brian e Peter.
Il periodo buio, in una vita professionale al limite, è vicino: viene allontanato dal Derby.

MATCH PREVIEW: WIGAN - ARSENAL

















From Arsenal.Com by Richard Clarke

NOBEL PER LA PACE / 88

Nel mese di dicembre, gli Stati uniti hanno condotto 11 attacchi missilistici in territorio pakistano. Dopo una pausa di dieci giorni, i predator sono tornati in azione nelle ultime 48 ore. Quattro gli attacchi  missilistici, gli ultimi due nella giornata di oggi. Nel primo attacco sono rimaste uccise 5 persone, nel secondo, nella zona di Ghulam Khan del Nord Waziristan, altre dieci.
Alti funzionari militari statunitensi hanno detto di sperare che l'esercito pakistano faccia di più per chiudere i nascondigli ai talebani, ma gli Stati Unite negano: But the U.S. has denied reports that American forces are pushing to expand special operations raids inside Pakistan's tribal areas to target militants.

BET PREVIEW







Brighton and Hove Albion v Charlton Athletic
Tip: Brighton to Win
Stake: 8/10
Odds: 2.06

Pronostico
Scontro di vertice tra la prima in classifica e la quarta, entrambe a parità di match disputati.
I Book, al momento, sono orientati verso la vittoria dei Seagulls, a 2/1, mentre sia il pareggio che la vittoria (con trend leggermente al rialzo) vengono quotate abbondantemente sopra il 3/1.
Al Withdean Stadium di Brighton, i padroni di casa hanno disputato 9 incontri, vincendone 6 e pareggiandone 3, senza subire alcuna sconfitta. Le reti messe a segno sono state 17, mentre solo 7 quelle subite, risultando di fatto la miglior difesa interna della lega. Significativo, guardando questa statistica, è il dato dell'ultima vittoria tra le mura amiche: 3-0 all'Exeter City il 2 novembre. Da allora, tra campionato e coppa, sono arrivati ben tre pareggi consecutivi.
Gli Addicks, lontano dal "The Valley", hanno fin'ora disputato 9 gare, vincendone 4, pareggiandone 2 e uscendo sconfitti in 3 circostanze. I gol realizzati sono stati 20 (miglior attacco esterno della lega), 14 quelli subiti, che fanno della difesa del Charlton tra le più perforate, delle squadre che occupano le prime posizioni, in trasferta.
Nelle ultime 9 trasferte, tra coppa e campionato, gli Addicks hanno collezionato ben 6 vittorie e 3 pareggi, risultando squadra pericolosissima fuori casa. L'ultima sconfitta, in campionato, risale addirittura al 2 di ottobre, quando il Brentford si impose per 2-1.
Curioso il dato che emerge dagli scontri diretti: 4 partite in cui ha sempre vinto la squadra ospitata. L'ultimo match che si è disputato ha visto il Brighton imporsi per 4-0 nel sud-est di Londra, mentre l'ultimo match disputato al Withdean Stadium ha visto imporsi il Charlton con il punteggio di 2-0. Sarà giunta l'ora di una vittoria casalinga?

MESSAGGI E OMISSIONI

Si comincia a divinare quali saranno i temi degli auguri presidenziali, l’ultimo giorno dell’anno. Gara inutile, quante altre mai. Gira e rigira son sempre le stesse cose: unità nazionale, coesione sociale, attenzione agli ultimi. Nelle parole pronunciate dal Quirinale ciascuno cercherà le sfumature che più gli aggradano, lanciandole alla schiena degli avversari. Poi saltano i tappi, vanno in onda i servizi sui festeggiamenti in giro per il mondo, con una monotonia che sbeffeggia le attese di novità. Più che le parole che si diranno, a me interessano quelle che non si sono dette. Ci sono due cose, infatti, con le quali il vecchio anno si chiude e il nuovo si apre, due voragini istituzionali, alle quali il Presidente della Repubblica non sembra dedicare particolare attenzione. Forse mi sbaglio, e lo spero. Può darsi che il silenzio ufficiale sia la copertura del gran lavorio istituzionale. Da fuori, però, non sembra.
Il preoccupante smottamento è avvenuto nella oramai fangosa terra della giustizia. Due questioni ne segnalano il pericolo estremo: la condanna del generale comandate del Ros dei carabinieri, Giampaolo Ganzer, e l’imminente udienza della Corte Costituzionale. In entrambe i casi, il silenzio del Quirinale non si giustifica.
Nel luglio scorso, quando Ganzer fu condannato a 14 anni di carcere, in primo grado, quale trafficante di droga, fummo gli unici a scrivere che si sarebbe dovuto dimettere. La sua presunzione d’innocenza è intonsa, il nostro garantismo fermo, la mostruosità della sentenza, accompagnata al fatto che anche i vertici passati del Ros sono sotto processo, fin troppo evidente, ma come può dirigere un organismo di polizia giudiziaria, quindi collaborare con la magistratura, chi è stato condannato dalla magistratura stessa? E’ vero che la condanna non è definitiva, ma l’accusa è devastante, per il tipo di posto che Ganzer occupa. Lo scrivemmo noi, sottolineando che credevamo nell’innocenza, perché l’opposto sarebbe inaccettabile e distruttivo, mentre gli altri tacquero, paghi del raccontare un’ulteriore stortura: l’Arma gli confermò la fiducia. Come a dire che l’Arma la toglieva ai giudici. Capita, ora, che siano state pubblicate le motivazioni di quella sentenza e che il Corriere della Sera abbia ritenuto, in ragione di quel che c’è scritto, di suggerire l’opportunità delle dimissioni. Ed è qui che il Quirinale fa sentire la propria assenza, non certo nel merito del procedimento penale, dal quale deve tenersi totalmente estraneo. La mostruosità, difatti, è duplice: relativa sia alla permanenza di Ganzer che alla prosa delle motivazioni.

martedì 28 dicembre 2010

NOBEL PER LA PACE / 87

Altro attacco missilistico obamiano nell'arco di 24h, sempre in Pakistan.
25 le vittime.

BET PREVIEW







Birmingham City v Manchester United
Tip: Birmingham City to Win - Draw No Bet
Stake: 6/10
Odds: 5.30

Pronostico
Gara che sulla carta non dovrebbe avere betting: United nettamente più forte, e le quote offerte dai Book lo testimoniano. Vittoria dei Red Devils offerta a mezzo.
Al St Andrew's, però, può capitare di trovare una serata difficile. I Blues in casa hanno fin'ora disputato 8 gare, 7 delle quali li ha visti uscire dal campo con dei punti (3 vittorie e 4 pareggi); contro l'Everton, il 2 ottobre, l'unica sconfitta stagionale (0-2). La differenza reti scrive +2: solo 8 quelli segnati, ma appena 6 quelli subiti, risultando la terza miglior difesa interna dell'intera lega.
Di contro, lo United di questa stagione non ha ancora perso, ma fuori dall'Old Trafford ha trovato più di una difficoltà. Nelle 7 gare giocate è arrivata una sola vittoria (contro lo Stoke per 2-1 il 24 ottobre) e ben 6 pareggi, con una differenza reti pari a +1, 11 le reti segnate, 10 quelle subite.
Statistiche alla mano, gli ultimi confronti diretti sono impetosi: 76.92% di vittorie United e 23.08% di pareggi. Nessuna vittoria City nelle ultime 13 gare.
La scorsa stagione, al St Andrew's, terminò 1-1.
Fiducia più statistica che obbiettiva. Lo United visto contro Sunderland ha dimostrato una condizione essenziale: la forma. E in questo periodo di tour de force, oltre ad una netta differenza tecnica, può fare la differenza. Però credo anche nella legge dei grandi numeri, nell'ospitalità del St Andrew's e nella classica serata di grazia dei Blues (stile 20 novembre) e in quella storta di Berbatov e compagni.

HIGHLIGHTS: ARSENAL 3-1 CHELSEA

REPORT: ARSENAL 3-1 CHELSEA



















FOTO DEL GIORNO




















New York – Columbus Avenue, at 62nd street

L'AUTOUMILIAZIONE DI D'ALEMA

Perché Massimo D’Alema corre a smentire quel che pensa? Perché un leader orgoglioso accetta l’umiliazione di negare un proprio giudizio? Perché altrimenti lo massacrano. Perché l’avversione di D’Alema al giustizialismo ha una radice tutta politica, quindi pericolosa. Perché si trova esposto al ricatto delle inchieste sospese o potenziali, che lo inducono a chinare il capo. Riflettete sulla sorte di questo ex comunista, che per non negare se stesso neanche accetta quell’“ex”, non confondete il giudizio politico con quello morale (quello penale è insussistente, perché D’Alema è lindo e, per quel che conta, lo credo anche personalmente onesto). Qui si trovano molti indizi sul male che affligge, da troppo tempo, l’Italia.
Lasciamo perdere le parole riferite da Ronald Spogli, ambasciatore statunitense a Roma, secondo il quale egli avrebbe definito la magistratura “la più grande minaccia allo Stato italiano”. Ancora una volta Wikileaks rivela quel che già sapevamo. Credo che D’Alema abbia utilizzato esattamente quelle parole, pur non ritenendo del tutto esatto il concetto espresso. Ma la sostanza è chiara: la magistratura è divenuta un contropotere, quindi è fuori dai binari costituzionali. Il resto è fuffa. E non credo che, esprimendosi in quel modo, D’Alema facesse suo un giudizio “berlusconiano”, per due ragioni: a. perché egli lo pensa fin da prima dell’entrata di Silvio Berlusconi in politica; b. perché quel che lo induce alla severità del giudizio e all’asprezza delle parole non sono gli attacchi che riceve, ma l’attacco che il giustizialismo porta al primato della politica. Nel quale D’Alema crede (giustamente) e per il quale non condivise gli entusiasmi verso il manipulitismo, già nel 1992.
La tragedia nasce lì, in un rigurgito di bassezze nazionali. Berlusconi si lanciò all’occupazione del vuoto politico creatosi, dopo che le sue televisioni avevano fatto, per benino, da cassa di risonanza ai forcaioli. La sinistra comunista vide, in quella stagione semifascista, l’occasione per non fare i conti con la propria storia e traghettare sé medesima al governo (senza mai vincere le elezioni). Fu una stagione doppiamente antidemocratica, il che nulla toglie al giudizio storico sulla classe politica cacciata, né a quello penale, sui reati commessi (come su quelli mai commessi, dati per certi e, oramai, incistati nella storia per imbecilli). Berlusconi fu, al tempo stesso, il frutto e l’argine di quella stagione. Per la seconda cosa, credo, conquistandosi un posto, positivo, nei libri di storia. D’Alema ne vide subito i pericoli e ne denunciò l’attentato alla politica, ma poi recitò la parte del cinico e del realista, facendo la figura dell’illuso. Non sarebbe bastato arrestare tutti i democristiani, i socialisti, i liberali e i repubblicani per cancellare i crimini storici del comunismo, compreso quello italiano.

lunedì 27 dicembre 2010

NOBEL PER LA PACE / 86

Altro attacco missilistico obamiano in Pakistan. 6 le vittime.

LO STILE JUVENTUS / 22

In questi giorni di festa, in concomitanza con il Natale, in televisione appaiono ad intervalli regolari esperti dell'alimentazione, e chi più chi meno vanno predicando una sana e corretta dieta natalizia, il non esagerare troppo con pranzi e cene, vini e spumanti. Evidentemente sanno di quel che parlano.
Se poi ai microfoni di "Stile Juventus" (guarda un po' i casi della vita) parla l'ex direttore della Juventus, il quadro è completo; e pensare che l'avevamo lasciato facendogli i complimenti.
In prima battuta conferma che i primi tre posti del torneo saranno occupati da Milan (sempre al primo posto naturalmente, d'altronde chi ha Ibra vince), Roma e Inter, mentre, anche se difficile, il quarto potrebbe occuparlo la Juventus, davanti a Napoli e Lazio. Per la lotta al titolo, Lui, dice che la squadra non potrà essere protagonista, perché non trova le grandi ambizioni (?).
La scarsa qualità (aridaje), il non avere uomini che risolvano le gare, l'assenza di capitani di varie nazionali (come Lui aveva), la latitanza di esperienza e classe nella rosa, sono le mancanze che faranno la differenza nei confronti delle altre pretendenti.
Torna su Krasic, quel serbo che ha completato un mercato pasticcione, definendolo una buona riserva, perché con Lui non avrebbe avuto spazio. Il motivo?
Perché c'è una bella differenza tra il gioco che faceva la sua Juventus con Camoranesi (?) e quello che fa la Juventus di Delneri con Krasic.
Qui mi soffermo perché l'argomento è interessante. "...La Juventus per esaltare Krasic deve giocare in contropiede, noi invece eravamo sempre nell'area di rigore avversaria. Questo è un cambio di gioco che esalta Krasic, mentre il nostro era un gioco d'attacco che ci portava sempre nei sedici metri avversari e lui non avrebbe trovato spazio."
Una data per capire meglio: estate 2001. La Juventus cede al Real Madrid tale Zinedine Zidane, e di fatto cambia radicalmente il suo gioco, passando dalla fantasia del talento francese alla muscolarità di giocatori come Nedved. Domanda: quando approda in bianconero Camoranesi? Risposta: estate 2002, quando la Juventus non stava più nell'area degli avversari. Vogliamo ricordare le splendide partite che venivano condotte dalla squadra di Capello? Vero ed oggettivo che per 78 giornate è rimasta in testa al campionato, altresì vero che quel gran giocare nell'area avversaria (?) portò quella squadra alla doppia eliminazione dalla Champions e ad un gioco tra i più brutti visti negli ultimi vent'anni, fatto di situazioni esclusivamente episodiche e portato a termine dalla forza prettamente muscolare.
Chiude in bellezza: ".. la Juventus non ha assolutamente bisogno di Moggi.". Ecco, appunto.

MATCH PREVIEW: ARSENAL - CHELSEA
















From Arsenal.Com by Richard Clarke

PATRIMONIALE

Giuliano Amato ha proposto di far pagare una tassa patrimoniale, in modo da dimezzare il debito pubblico. In diversi hanno fatto spallucce, ma vedrete che il tema tornerà a galla, quindi meglio definirne i contorni e segnalarne il più profondo difetto: Amato, in un certo senso, ci ha fatto un regalo, dimostrando quanto sarebbe pernicioso un governo tecnico, composto da presunti intelligentoni, ma privo di respiro e idee per il futuro.
Il ragionamento di Amato è questo: per dimezzare il debito, riducendone così il peso finanziario, ci vorrebbero circa 10.000 euro a contribuente, ma volendo gravare solo sui più ricchi si tratterebbe di farne pagare 30.000 ad un terzo. Doloroso, ma risolutivo e in una botta sola. Non serve a niente farsi venire la bava alla bocca, o ricordare che il professore è già noto per avere taglieggiato, di notte, i nostri conti in banca. La proposta è irragionevole, e dirò il perché, ma resta il fatto che il nostro debito pubblico è troppo alto mentre il patrimonio delle famiglie è di gran lunga superiore. In caso d’emergenza è li che si andrebbero a mettere le mani. Amato fa finta di non comprenderne le implicazioni, ma gli altri non facciano finta che il problema non esiste, e la tentazione anche.
Il primo errore della proposta Amato consiste nel fatto che quel terzo d’italiani candidati a pagare per tutti non sono affatto i più ricchi, sono solo fra i più onesti. Viviamo in un Paese bislacco assai, in cui la sinistra suppone esistano ancora i proletari, spariti da tanto tempo, e il fisco non vede i paperoni. Che, anzi, sono tali proprio perché non si fanno vedere. Da noi è nascosta la ricchezza, mica la povertà. Fra i contribuenti onesti quelli che dichiarano redditi per i quali 30.000 euro sarebbero un sacrificio, ma non una tragedia, non sono affatto un terzo, ma assai meno dell’1%. Quella di Amato, quindi, è aritmeticamente una bischerata. Diverso se si passa dal reddito al patrimonio, ma, in questo caso, una tassa patrimoniale in quel modo concepita servirebbe solo a gettarci in una recessione profondissima, con un immediato crollo dei consumi. Si salverebbero solo i grandi evasori, in gran parte criminali. Non è carino.
Eppure il tema esiste, perché quel benedetto patrimonio c’è. E, del resto, non è un ragionamento così diverso da quello che fa il governo, quando chiede, in sede europea, di sommare il debito pubblico a quello privato e delle famiglie, riportandoci nella media: nel primo caso sono le famiglie ad essere ricche, nel secondo sempre loro ad essere virtuose. Ed è qui il punto politico: perché mai chi è parsimonioso e risparmioso dovrebbe svenarsi per un’amministrazione pubblica dissennata e sprecona? Sospendiamo la risposta e introduciamo un altro elemento: gli operai di Pomigliano hanno già detto sì all’accordo con Fiat, presto lo faranno anche quelli di Mirafiori, perché non solo conservano il posto di lavoro ma posso anche guadagnare di più. Per ottenere questo risultato è stato necessario rottamare il dogma della concertazione, rompere con la Cgil-Fiom e abbandonare una Confindustria attardata. La defiscalizzazione degli straordinari è sullo sfondo di accordi che tolgono valore sacro al contratto nazionale. Insomma, è un nuovo patto sociale, sebbene stipulato più per disperazione che per aspirazione.

domenica 26 dicembre 2010

BET PREVIEW

Arsenal FC v Chelsea FC
Tip: Arsenal to Win - Draw No Bet
Stake: 9/10
Odds: 1.77

Pronostico
E' un derby, di Londra (quello vero è un altro), e per tale va sempre considerato. Sarà la sfida numero 175 tra le due compagini, la 148 nelle gare di campionato. Nelle 174 gare complessive l'Arsenal se n'è aggiudicate 69, perdendone 54 e impattando in 51 occasioni. In campionato le percentuali sono pressoché similari, con 44 vittorie per i Blues (altrettanti i pareggi) e 59 per i Gunners.
I Book al momento sono orientati verso una vittoria dei padroni di casa, quotata a 2 e 1/2, mentre il pari è dato a oltre 3/1. La vittoria del Chelsea ha una quota media che si aggira a 2.80.
Arséne Wenger ha recentemente dichiarato di non essere invidioso del Chelsea e delle sue ultime stagioni trascorse vincendo titoli. E' una questione ciclica, ha aggiunto, dove a seconda dei periodi si soffre o meno l'avversario. D'altronde se si ricorda l'inizio del tecnico francese sulla panchina dell'Arsenal, si possono contare ben 17 gare senza sconfitte, partite che hanno coinciso con i titoli dei Gunners nel '98, 2002 e 2004. Come è altrettanto oggettivo che negli ultimi anni, in coincidenza con i titoli dei Blues, il Chelsea ha perso solo due delle ultime 11 gare, e negli ultimi 5 confronti all'Emirates sono arrivate 3 vittorie,di cui 2 consecutive.
Oggi però è diverso, e Wenger lo vuole sottolineare: "Let’s say we look at the number of points they have and the number of points we have. We have nothing to envy.".
Ad Ashburton Grove, i Gunners, hanno disputato 8 partite, vincendone 5 e perdendone 3, con 19 gol realizzati e 10 subiti; un ruolino di marcia che si scontra con quanto di buono fatto in trasferta. L'ultima vittoria è datata 4 dicembre, 2-1 al Fulham.
Carlo Ancelotti giunge a questa sfida in un periodo che si può ancora considerare incerto. I recenti rumors di un possibile trasferimento del tecnico alla Roma, le assenze a lungo termine di elementi imprescindibili come Lampard, Terry e Drogba, ed un momento di chiaro appannamento fisico dell'intera rosa, hanno ofuscato quell'inizio di torneo che faceva presagire ad un'altra stagione targata Chelsea. Se a questo ci si aggiunge l'inevitabile passare degli anni di molti elementi titolari, il quadro è completo. Nelle ultime 9 gare ufficiali, gli uomini di Ancelotti hanno collezionato 2 sole vittorie e ben 4 sconfitte. L'ultima vittoria, in Europa, è datata 23 novembre, nell'incontro vinto a fatica contro lo Zilina, mentre in campionato si deve andare al 10 novembre, quando un gol di Essien permise di superare per 1-0 il Fulham. Per l'ultima vittoria lontano da Stamford Bridge si deve risalire fino al 30 ottobre, quando con un 2-1 i Blues espugnarono Ewood Park.
Il ruolino di marcia esterno dei Blues scrive di 9 gare disputate, equamente distribuite in vittorie, pareggi e sconfitte, andando a segno 13 volte e subendo 8 reti. Nelle due ultime gare giocate fuori casa sono arrivati due pareggi con Newcastle e Tottenham, entrambi per 1-1.

CAMPAGNA ELETTORALE / 4

Attacca Michelle Obama, portando dalla sua parte l'over-eating, definendolo patriottico.

BLACKLISTED NATIONS

L'amministrazione del presidente Barack Obama ha consentito alle compagnie americane di fare affari per miliardi di dollari con l'Iran e altri paesi inseriti nella cosidetta ''lista nera''. Secondo un rapporto pubblicato dal New York Times, circa 10 mila contratti sono stati firmati utilizzando la scappatoia che consente gli aiuti umanitari anche per i paesi colpiti da sanzioni e consentendo ad alcune multinazionali, come i giganti dell'industria alimentare Kraft e Mars, di avere rapporti economici con gli stati giudicati fiancheggiatori dei terroristi. Da un ufficio del dipartimento del Tesoro americano sarebbero partite le licenze che hanno permesso alle compagnie di esportare sotto la voce ''aiuti umanitari'' anche generi come sigarette, chewing gum, salse della Louisiana e integratori per body-building. Dal 2000, anno dell'approvazione della ''scappatoia'' per aggirare le sanzioni, gli Stati Uniti hanno esportato in Iran merce per oltre 1,7 miliardi di dollari.

sabato 25 dicembre 2010

BET PREVIEW

Derby County v Doncaster Rovers
Tip: Derby County to Win - Draw No Bet
Stake: 9/10
Odds: 1.50

Pronostico
Gara decisamente equilibrata per quasi tutti i Book. Rams quotati, e comunque favoriti, a 11/5, mentre i Rovers vengono offerti a 13/5. Il pareggio è attualmente intorno all'11/5. Decisamente ottima la quota di Kris Commons come primo marcatore: 5/1.
Nigel Clough, figlio del leggendario Brian, vuole mettere fine ad una serie di sconfitte che hanno determinato il periodo stagionale più buio della squadra, perdendo diverse posizioni dal vertice. La domanda più attuale nell'East Midlands è: si tratta di vera crisi?
Nigel non la pensa così: "It is a very important time and with the games so close together it is a real chance to get points on the board. We've not set a target; we just want to stop our run of defeats at the moment. We're pleased to be at home on Boxing Day, and Doncaster is one of those sides who go out and play the same way regardless of who they are playing. They are a difficult side to play against and we've had two good wins in our last two games against them in the cup and the league so we know we are capable of beating them."
Tra le mura del Pride Park, i Rams hanno ottenuto 6 vittorie, un pareggio e 4 sconfitte, andando in rete per ben 25 volte (record di gol interni) e subendone 13. L'ultima vittoria è datata 20 novembre, 3-2 allo Scunthorpe Utd, con reti di Cywka, Commons e Moore; hanno fatto seguito due sconfitte con Norwich e Reading, entrambe per 2-1.
Sean O'Driscoll giunge a questo appuntamento dopo l'insperata vittoria a tempo praticamente scaduto della settimana scorsa, un gol di Stock al 94' che ha permesso di superare per 2-1 il Middlesbrough. Vittoria che il cinquantatreenne tecnico da Wolverhampton ha così commentato: "You have to feel a bit sorry for them for losing like that because they probably didn't deserve it on the night.".
I Rovers, nelle 11 gare fin qui disputate lontano dal Keepmoat Stadium, hanno collezionato 3 vittorie, 2 pareggi e 6 sconfitte, subendo 25 reti (la seconda peggior difesa esterna della lega) e realizzandone 16. Nelle ultime due trasferte, gli uomini di O'Driscoll non hanno raccolto punti, perdendo sia contro il Crystal Palace (1-0), che il Leicester (5-1).
Il Derby, a Pride Park, non ha mai battuto in campionato il Doncaster, l'unica vittoria appartiene al gennaio scorso in coppa di lega, 1-0 con gol decisivo di McEveley.

LA CANZONE PIU' BELLA DI NATALE

Camillo, che si autodefinisce un fanatico (e meno male che lo è), augura a tutti un Buon Natale con la sua canzone più bella. In effetti lo è, bella e commovente.
Via Libera preferisce altro, anche se Sufjan Stevens non si può non ascoltare, preferisce una melodia che vi riporterà dritti a casa.

PENSIERI

Ecco, secondo il rapporto Usa dell'ambasciatore Spogli pubblicato da WikiLeaks, che cosa pensa il leader della sinistra Max D'Alema sui magistrati (lui oggi ha smentito, ma insomma).

venerdì 24 dicembre 2010

TRE ANNI

Tre anni di attività, di foto, video e tante parole. Alcune che saranno piaciute altre meno, come giusto che sia.
Via Libera ringrazia tutti coloro che almeno una volta (anche per sbaglio) sono passati di qui, e tutti quelli che, per sbaglio o per volere, ci passeranno in futuro.
Via Libera proseguirà il suo percorso, anche se domani nulla resterà.
Ma poi, sta cosa che niente dovrebbe rimanere, sarà vera?

BUON NATALE

Non avrete più problemi con il freddo, ora che avete ritrovato casa.
Basta whisky, basta mezze coperte.
In giro ora c'è più gente, tanti bambini che possono nuovamente vedere i colori.
Tante famiglie stanno nuovamente davanti al fuoco.
Alcuni dicono per sopravvivere, io credo per provare a vivere.
Una via d'uscita deve pur esserci, disse il bevitore al ladro.
Niente stelle, disse il ladro, nella notte nera.
Niente sole nelle luce del giorno.
L'uscita è venduta.

MERRY CHRISTMAS

L'ANTIGOVERNO

Se lo avesse fatto Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica, il parlamentare (comunista, scusate, non è colpa mia) Giorgio Napolitano gli avrebbe dato del golpista. Se dal Quirinale si fossero permessi di interloquire con la piazza, nel mentre il Parlamento è impegnato a votare quel che i manifestanti avversano, si sarebbe sollevato un coro prepotente di critiche feroci, ma in epoche in cui la politica aveva ancora una qualche sostanza e i costituzionalisti non s’erano ridotti ad aver lingua solo per lappare. Invece è capitato che, al momento del voto definitivo del Senato, in materia di riforma universitaria, dal colle più alto è giunta la sollecitazione ai manifestanti affinché portino al Presidente le loro proposte, di modo che la legge possa essere modificata dopo essere stata approvata. Ed è capitato che anziché far alzare il sopracciglio a chiunque abbia letto, magari di fretta, la Costituzione, una simile condotta è stata considerata “coraggiosa”. E su questo concordo, perché ci vuole coraggio sia ad allontanarsi così vistosamente dal dettato costituzionale, sia a prostrarsi così acriticamente e, direi, monarchicamente.
I manifestanti avevano tutto il diritto di protestare. Prendo atto, con tristezza, che ancora una volta hanno evitato di puntare il dito verso lo scandalo delle parentopoli cattedratiche (il professor Luigi Frati, preside di medicina e rettore di Roma La Sapienza, abbia orrore di quel che dice: ha messo in cattedra il figlio e sostiene che il concorso è di due anni fa, e per sua moglie? c’è gente che di magnifico ha più del titolo). La voglia di dar la colpa alla politica sovrasta anche il dovere di raccontare la verità. Peccato, comunque era un loro diritto. Ciò non significa affatto che quei signori rappresentino né i giovani né gli studenti. Sono giovani, sono studenti (non solo, c’erano anche ricercatori, ovvero personale con contratti a tempo indeterminato e varia altra umanità), ma non rappresentano affatto l’universo. Lo ripeto perché l’equivoco alberga solo nella testa di chi non sa cosa sia la democrazia, e immagina coincida con il proprio diritto di dire qualsiasi castroneria e farla valere. Anzi, l’inquilino del Quirinale avrebbe dovuto ricordarsi che esiste una legge che regola gli organi rappresentativi degli studenti, eletti in modo regolare, sicché lo scavalcarli del tutto, l’ignorarli totalmente, a tutto somiglia tranne che al severo monito in favore del diritto e della legalità. Posto ciò, la delegazione ricevuta da Napolitano non era a sua volta espressione di alcuna sede assembleare. L’omogeneità e la rappresentatività era garantita, più che altro, dall’abbigliamento.
Il punto critico arriva adesso: sono usciti dal Quirinale è, dopo le foto di rito e la legittima soddisfazione per la visibilità conquistata, hanno eletto Napolitano a loro unico interlocutore. Non so che corsi frequentino, quei ragazzi, ma dovrebbero far la cortesia d’indicare il quale parte della Costituzione hanno trovato un riferimento utile a dar valore non sovversivo a tale scelta. Dove, sia chiaro, i sovversivi non sono loro, perché se la presidenza della Repubblica promette di entrare nel merito dei decreti attuativi, come ha fatto, o prende in giro gli interlocutori o prende per carta inutile quella costituzionale.

giovedì 23 dicembre 2010

L'INTER E' TORNATA L'INTER

Non lo è più e non lo è mai stato, Rafael Benitez da Madrid, allenatore dell'Inter.
E' parso subito evidente che il feeling non c'era, mancava la soddisfazione di lavorare insieme.
Piccolo passo indietro. L'Inter andava in ferie con in bacheca l'alloro europeo e quello nazionale, in un tripudio di celebrazioni per la conquista del "triplete"; i dati oggettivi questi sono.
Nelle spiagge italiane arrivava la notizia della cessione di Balotelli, mentre da Liverpool approdava il tecnico che mise in una pentola con tanto di coperchio il diavolo ancelottiano nella notte di Istanbul.
Il giorno successivo tutti i quotidiani sportivi ridisegnarono la formazione neroazzurra. I nomi di mercato si sprecavano. Invece niente, nessun acquisto di un certo peso, nessun acquisto mirato ad offrire nuova linfa, una maggiore qualità per confermare quanto fatto la stagione precedente.
Lasciamo perdere l'intera collezione Panini messa in piedi dagli organi di informazione; ma il manager spagnolo non voleva proprio nessuno?
Mentre Iniesta e compagni alzavano la coppa del mondo, in casa neroazzurra faceva le valige anche Gabrieli Oriali, annunciando lui stesso il divorzio dalla società nerazzurra per dissapori con la dirigenza.
Insomma, una situazione un po' confusionaria.
Il mondiale sud-africano, in più, ci ha messo del suo, restituendo gran parte di quegli elementi che fecero la differenza in condizioni atletiche pessime.
La goccia non aspettava altro che uscire dal vaso.

CONCLAMATA INCIVILTA'

L’Italia è stata ancora condannata per inciviltà, ma la non notizia neanche trova spazio sulle prime pagine. Una cosa scontata. In compenso ci accingiamo a una nuova corrida giudiziaria, preparandoci a ricevere la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge che regola il legittimo impedimento. E non basta, perché la follia autolesionista non ha limiti: se un giornale straniero mette alla berlina qualche nostro governante parte subito il coretto parrocchiale di quelli che intonano il “che vergogna, davanti al mondo”, ma se è la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a sentenziare che la nostra giustizia fa schifo, improvvisamente diventano tutti muti, incapaci di commento alcuno. Ancora oltre: se si osserva che certuni sembrano potere disporre di un accordo con la magistratura associata, immediatamente parte la ola dello scandalo, non per il fatto, ma per il detto, sebbene si sappia benissimo che tutte le riforme della giustizia, a partire dalla necessaria separazione delle carriere, sono state avversate da quegli stessi, con gran soddisfazione della magistratura associata. Che è la stessa cosa di prima, ma guai a dirlo in modo chiaro.
E’ umiliante, disonorevole, essere condannati non solo per la lentezza, esasperante e disumana, della giustizia italiana, ma anche per la lentezza, grottesca e arrogante, con cui decidiamo e paghiamo i risarcimenti per le ingiustizie subite dai cittadini. In un Paese che ancora coltivi un briciolo d’amor proprio questo sarebbe un tema in cima alle priorità. Invece non importa niente a nessuno. La giustizia è data per morta, senza neanche cordoglio. Non a caso neanche più s’invocano i processi giusti e ragionevoli, mentre si parla sempre di arresti preventivi (con l’occasione: è vero che il senatore Gasparri ha detto uno sproposito, ma nello stesso Paese in cui Silvio Scaglia è detenuto da un anno, senza che nessuno lo abbia mai condannato a nulla). Quel che è vivo, invece, è un giustizialismo da pollaio, animato dalla voglia di veder cancellato l’avversario politico.

mercoledì 22 dicembre 2010

LA SOCIETA' DEI...

STABILE

CAMPAGNA ELETTORALE / 3

Nel primo anno di presidenza ha perso il consenso dei moderati e degli indipendenti, insistendo sulla riforma sanitaria nel pieno della crisi economica. Nel secondo anno ha perso i suoi, delusi dai troppi compromessi. Nel terzo, il 2011, gli resta poco da perdere.
L'anno delle presidenziali è il 2012, ma a definire il lotto di candidati conservatori che sfiderà il presidente sarà quello che sta per iniziare.

THE EMIRATES PITCH

BET PREVIEW








Stade Brestois v Olympique Marseille
Tip: Olympique Marseille to Win
Stake: 8/10
Odds: 2.08


Pronostico
Book nettamente orientati per la vittoria esterna del Marsiglia, con quote che oscillano da un minimo di 1.95 ad un massimo di 2.15. L'average mattutino scrive 2.07, con trend ribassista.
Didier Deschamps ed il suo OM, dopo la qualificazione agli ottavi di Champions League, possono finalmente concentrarsi sul campionato, e trovare quella continuità che fin'ora è mancata. I campioni di Francia giungono a questo appuntamento dopo il pari interno di domenica sera al Vélodrome contro il Lione, una gara che le "fenici" avrebbero meritatamente vinto per il gioco e le occasioni create. Il periodo è comunque positivo, e se si esclude la gara con il Nizza (persa nei minuti di recupero), il trend della squadra di Deschamps è in rialzo.
Fuori casa i "Marseillais" hanno fin'ora disputato 9 gare, con vittorie, pareggi e sconfitte equamente divise. I gol fatti sono stati 13, 10 quelli subiti. L'ultima vittoria lontano dal Vélodrome risale al 20 novembre scorso (1-0 a Tolosa), mentre nelle ultime 2 gare il bilancio scrive di un pareggio (1-1 ad Auxerre) e una sconfitta (1-0 a Nizza).
Il Brest, dopo un inizio a dir poco entusiasmante (che ha coinciso con il primo posto in classifica), ha tirato i remi in barca, e la sola vittoria casalinga contro il Lens nelle ultime 6 gare disputate è lì a testimoniarlo. Tra le mura amiche del Francis-Le Blé, gli uomini di Alex Dupont sono imbattuti, avendo vinto 3 match e pareggiati 5 nelle 8 gare disputate. I gol realizzati sono stati 9 (uno degli attacchi interni più sterili della Ligue), ma appena 3 quelli subiti, che fa della difesa la migliore in assoluto per quel che concerne le gare casalinghe.
Come detto l'ultimo periodo è stato poco prolifico, figlio di 2 sconfitte, 3 pareggi e una sola gara vinta, che è coinciso con alcune assenze importanti che hanno di fatto abbassato il livello qualitativo della squadra.
Tra le due compagini nessun precedente, stasera sarà la "prima" in assoluto.

LA ZONA ROSSA

Voglio credere che oggi si dia torto ai seminatori d’odio e diffusori di sventura, ovunque si collochino. L’allarme bomba di ieri, nella metropolitana di Roma, non è certo un bel segnale. Mancava l’innesco, non sarebbe servita a uccidere, ma certo a soffiare sul fuoco, come in troppi, irresponsabilmente, fanno.
Manifestare e protestare è un diritto, che difendo pur non condividendo affatto le tesi di chi sfila e urla senza troppo ragionare (se gli studenti avessero coscienza della realtà oggi si dovrebbe sorvegliare il rettore di Tor Vergata, che ha provveduto a mettere in cattedra la nuora, e il rettore della Sapienza, che ci ha messo il figlio, prima che la legge impedisca loro di considerare l’Università come il tinello di famiglia). La violenza non ha nessuna giustificazione, e quelli che spaccano tutto sono feccia che merita la galera. Quel che molti dimenticano, intenti a sgomitare per farsi vedere, è che solo nella legge si trova l’equilibrio che tutela i diritti, ivi compreso quello all’incolumità, e quel che quasi tutti dimenticano è che la legge (quindi il diritto) sta diventando irrilevante perché non funziona ciò che dovrebbe darle forza: la giustizia.
Lo studente che sfila pacificamente, come il passante che lo incrocia o il negoziante con le vetrine affacciate sul percorso, hanno tutti l’eguale diritto a che il violento non rovini la protesta, la vita e il commercio. Ho sentito dire, in questi giorni, fin troppe sciocchezze pericolose. Ho sentito illustri cattedratici ricordare con nostalgia i tempi in cui erano i “servizi d’ordine” dei movimenti a garantire la sicurezza. A parte il fatto che non garantivano un accidente, a parte il dettaglio che erano illegali (non è consentito aggirarsi armati, sia pure di mazze ferrate, così come non è consentito sfondare il cranio altrui a colpi di casco), vorrei ricordare che è da quei servizi d’ordine che venne la manovalanza armata degli squadroni della morte. Ho sentito dice che tracciare i confini della “zona rossa”, ovvero di quartieri ove non sarà consentito manifestare, come già si è fatto la settimana scorsa e come si fece a Genova, sarebbe una “provocazione”. Di chi, di che? Tutte le manifestazioni pubbliche, anche quelle ciclistiche, hanno un percorso autorizzato, dal quale non possono uscire. Fra gente civile basta un cartello, o un nastro bicolore. Se temo che non tutti siano civili metto le forze dell’ordine a presidiare il confine. Non rispettarlo significa esporre a serio rischio la vita delle persone, perché il fiume umano può divenire una corrente assassina. Quindi è proibito, punto e basta. Dirò di più: sono favorevole al fermo di chiunque deragli. Ho anche sentito dire che, per evitare pericoli, si potrebbero arrestare preventivamente i facinorosi, modello partite calcistiche. Capisco che a taluni sia oscuro il confine fra lo spettacolo e la manifestazione del pensiero, così come fra il diritto di voto e il televoto per il grande fratello, ma tutto sta ad intendersi: le misure interdittive e preventive esistono da sempre, ma occorre poterle applicare. Il che avviene a cura dei poteri preposti, non per editti d’incerto conio.

martedì 21 dicembre 2010

IL GENIO VIVE

BASTA LEGGERE

Camillo, puntualmente, ci aggiorna sul pensiero unico del giornalista collettivo. Ricorderete dell'utilizzo dei cable di WikiLeaks per accusare Berlusconi di essere poco filo-americano, bene, ora viene utilizzato un altro cable per accusare il Premier di essere troppo filo-americano (sul caso Calipari).
Per confondere meglio le acque, e bacchettare ulteriormente il Cavaliere, sembrerebbe che gli americani critichino Berlusconi anche su questo, che lo accusino, che svelino chissà qualche altra malefatta.
Invece l'Ambasciatore Mel Sembler suggerisce a Washington di assecondare la versione italiana e gli sforzi del governo per non creare casini giudiziari transatlantici, spingendosi addirittura a criticare la magistratura italiana: "nota per piegare leggi del genere ai propri scopi".
L'opposizione allora si scatena, gridando all'insabbiamento delle indagini. Come sempre, non ha idea di che cosa parla. Il rapporto italiano, quello che gli americani decidono di non criticare, non è un insabbiamento, anzi, dà ragione alla testimonianza della Sgrena e del suo autista iracheno che gli americani hanno rigettato (gli italiani non hanno commesso errori, l'errore è stato americano).

LO SAPEVANO TUTTI

"A noi è sempre stato detto che l’UcFlor è un’azienda sana e senza problemi. Chi ha gestito l’UcFlor in questi anni deve assumersi le proprie responsabilità. Ora apriamo questo coperchio e qualcuno dovrà pagare, ma non dovranno certo essere i floricoltori a farlo.". Con queste parole, il Sindaco Maurizio Zoccarato, ha fatto il punto della situazione di quello che una volta veniva considerato il Mercato dei Fiori di Sanremo. Parla di responsabilità, quelle della vecchia Amministrazione (il Dott. Paolo Calcia di Torino ha fatto una relazione con crediti ‘in sofferenza’ intorno ai 700mila euro, che derivano da gestioni del 2004, 2005 e 2006), che avrebbe nel corso di dodici anni formato un buco di circa due milioni di euro, e di chi ha scaldato poltrone facendo danni all'intera collettività.
Intanto si dimettono i rappresentanti del Comune di Sanremo all’interno dell’UcFlor, l’azienda che gestisce il Mercato dei Fiori. La decisione riguarda Umberto Riccio, Marco Damiano e Nicolino Del Sole, su input dell’Amministrazione Zoccarato. Il Comune, in questo modo, prende le distanze dall’associazione dei molti produttori che fanno capo alle associazioni di categoria. Il caso nasce proprio con l’ingresso dei rappresentanti del Comune, che hanno da subito verificato la grave situazione economica. Nei mesi in cui i tre hanno lavorato all’interno del Cda, il paventato deficit di 70mila euro è passato a quasi due milioni.
Gli scenari futuri prevedono un cambio di destinazione d'uso, perché ora, dicono, non si può più permettere una situazione del genere. E allora spazio a concerti, sport indoor e altro. Però, e ovviamente secondo il primo-cittadino, lasciando lo spazio inferiore ai fiori.
Il segnale è preciso: far decadere il Cda (si starebbe dimettendo anche Giancarlo Frontero), commissariare e ripartire.
Dicono che tutto questo sarà fatto per la tutela del comparto floricoltura, e che nessuno se ne laverà le mani, peccato però che questa situazione era individuabile da tempo.

MONITORING AMERICA

Il WP scrive che dopo gli attacchi terroristici del 2001, gli Stati Uniti stanno mettendo insieme un vasto apparato di intelligence interna per raccogliere informazioni sugli americani.
Il sistema, di gran lunga il più grande e tecnologicamente sofisticato nella storia della nazione, raccoglie, memorizza e analizza informazioni su migliaia di cittadini statunitensi.

CIAO "VECIO"

E' stato il mio calcio, tutto il mio calcio, quello che ancora oggi mi porto dietro e che mai dimenticherò.
In quell'Italia che stava venendo fuori da un decennio di piombo e morti ammazzati fu la luce che illuminò il mio essere bambino, ancora estraneo al mondo che mi circondava. Erano gli anni di una Nazionale di calcio che si portava dietro gli eroi (anche se perdenti) del mondiale argentino, composto dal blocco Juventus che dominava il calcio italiano. Nacque lì il mio mondo fatto di figurine Panini, delle sfide infinite al Subbuteo, del "calcio minuto per minuto" ascoltato alla radio, di quella "Domenica Sportiva" che mi fece vedere il gioco più bello del mondo, di quel "90° minuto" atteso come un regalo di Natale.
Ricorderò per sempre quell'estate, l'estate del 1982. Di quel primo televisore a colori che prendeva il posto del valvolare in bianco e nero, della nazionale neozelandese presa a pallonate da Zico e compagni, di quella semi-finale che non voleva finire mai tra Germania dell'Ovest e Francia, dello sceicco del Kuwait che fece annullare un gol a Giresse, del "biscotto" tra tedeschi e austriaci, dell'Argentina campione in carica e della sua star Diego Armando Maradona.
Un'estate che ricorderò per sempre per la gioia che mi diedero Rossi, Tardelli, Scirea e Bruno Conti, che divisi con mio cugino e i suoi amici, con mia madre, con mio padre che ogni volta che inquadravano il "Vecio" impazziva dalle risate.
E poi ancora Sandro Pertini, "il Presidente", che in quella notte di Madrid si alzò in piedi ed esclamò: "non ci prendono più!!".
Sono passati tanti anni da allora, tante cose sono successe, sia nel calcio che nella vita di tutti i giorni, ma quell'estate rimarrà per sempre nei miei ricordi di bambino, di quanto bello era il calcio e di quanto ho imparato dai suoi interpreti.
La morte di Enzo scandisce il tempo, rende tutto razionale, crudo e vero. Ma quell'Italia-Brasile resterà la partita che mi ha fatto amare questo sport, quella partita a "scopone" sull'aereo che riportava gli azzurri a Roma mai potrà andare via dai miei ricordi.
A quell'uomo con la pipa in bocca dirò per sempre grazie per avermi regalato tutto questo. Ciao "Vecio"..

BET PREVIEW









Angers SCO v Tours FC
Tip: Angers SCO to Win
Stake: 7/10
Odds: 2.05

Pronostico
La stragrande maggioranza dei Book stanno optando per un netto trend al ribasso la quota dei padroni di casa. Attualmente l'average scrive 2.05, con puntata massima a 2.10. Più Book hanno tolto 0.30 di punto sul segno 1, e messo addirittura 0.50/0.70 di punto in più sul segno 2. In deciso aumento anche la quota X.
Opto per una vittoria dei padroni di casa per queste ragioni.
L'Angers è ancora alla ricerca di una certa continuità per confermare quanto dichiarato ad inizio stagione: un campionato da protagonista. La quattordicesima posizione in classifica non è certo quanto sperato dalla società, ma la voglia di uscire da una zona poco consona è tanta. Il problema principale di questo periodo sono i gol, che arrivano con il contagocce e non rendono merito ad un gioco tra i migliori della seconda divisione.
Il solo Keserü non può sempre fare il miracolo, e Arnaud, Dore e Charbonnier non stanno rendendo come dovrebbero. La sconfitta in Corsica ha lasciato l'amaro in bocca agli uomini di Jean-Louis Garcia e allo stesso allenatore, sconfitta maturata a tempo ormai scaduto e dopo aver dominato per gran parte della gara: "C’est vraiment une défaite au goût amer, on a des possibilités pour mener mais on ne les transforme pas. Nous avons pourtant contrôlé ce match. Le foot c’est une affaire d’efficacité, il a parfois un côté rationnel et même cruel en la circonstance.".
Stasera rientrerà a tempo pieno Sébastien Renouard, dopo i venti minuti giocati ad Ajaccio, il centrocampista offensivo di grandi qualità tecniche che potrebbe risolvere i problemi avuti in fase realizzativa.

CIAO ENZO

INVASIONI DA NOBEL

I bombardamenti con i droni evidentemente non bastano, l'Amministrazione fa sapere al New York Times di essere pronta a portare i soldati e le forze speciali dentro il territorio pakistano. Senza ONU, senza autorizzazione del Congresso, solo con i poteri di guerra, solo con l'espansione del potere esecutivo di cui parlava Dick Cheney. Tranquilli, non protesterà nessuno. Il comandante in capo è Nobel per la Pace.

lunedì 20 dicembre 2010

BET PREVIEW










Racing Santander v Hercules 
Tip: Racing Santander to Win
Stake: 7/10
Odds: 1.93

Pronostico
Tutti i Book stanno facendo scendere la quota della vittoria interna, e salire sia l'X che il 2, con un'averange che si è assestato a 1.87, ed una punta massima a 1.93. Ma le indicazioni delle ultime ore confermano il trend ribassista, e a poche ore dal match la quota dell'1 potrebbe ulteriormente crollare.
Vado sull'1 dei padroni di casa per una serie di ragioni:
- Hercules che si presenta a Santander con pochi titolari;
- La formazione di Esteban Vigo, vista più volte in stagione, non mi ha mai impressionato, lasciando spesso a desiderare in fatto di gioco e affidandosi spesso alle giocate dei singoli, quelli che stasera, Valdez su tutti, non ci saranno;
- Trezeguet, con rifornimenti prossimi allo zero, non sarà un fattore, e, nonostante gli 8 centri stagionali, mi è parso di vederlo lontanissimo da una condizione atletica quanto meno decente;
- Il Santander giunge a questo appuntamento con il morale a mille dopo la vittoria di una settimana fa, e ha l'occasione, viste le defezioni degli ospiti, di sfruttare questo turno battendo una diretta concorrente per la salvezza;
- Una vittoria dei padroni di casa porterebbe il Racing a quota 20 punti, raggiungendo il Sevilla, mettendosi dietro ben 8 squadre e scavando un "buco" di ben 7 punti dalla terz'ultima posizione.

FOTO DEL GIORNO

GALA’ INTERNAZIONALE DEL TROTTO / 1

Confermati i partenti..

Galà Internazionale del trotto- gruppo 1 - euro 165.000 – m. 2100

1 Lisa America (T. Jansson)
2 Lemon Ice (A. Gocciadoro)
3 Lana del Rio (Santo Mollo)
4 Irving Rivarco (R. Vecchione)
5 Italiano (E. Bellei)
6 Mondiale Ok (G. Minnucci)
7 Look Mp (S. Dell’Annunziata)
8 Mambo Font Sm (N. Cintura)
9 Fusetta (M. Serra)
10 Melania Sf (W. Paal)
11 Iulius del Ronco (M. Guzzinati)

Sferrati: Lemon Ice, Lana del Rio, Irving Rivarco, Italiano, Look Mp, Fusetta e Iulius del Ronco.

METTETEVI D'ACCORDO

"We are starting it in July 2011 and we are going to be totally out of there, come hell or high water, by 2014."

LA CITTA' DELLA MOVIDA

Una volta era riconosciuta come la "Città dei Fiori", oltre a quella del Festival della Canzone Italiana.
Riconosciuta e valorizzata grazie anche ad un clima quasi perfetto per la coltivazione in pieno campo, e in serra, delle più variegate specie. In primavera, da qualunque posto si arrivasse, i colori riempivano gli occhi dei turisti, ammaliati da tanta natura, da quella poesia che il fiore riesce a trasmettere.
Ora no. Ora si mettono in cassa integrazione i dipendenti della cattedrale del deserto, si fanno parole sul come, dove e quando rimettere in piedi quella che era la forza economica della provincia e della città, si fanno spedizioni oltre confine per vedere (?) come si comportano i paesi concorrenti nella commercializzazione del fiore.
Però c'è chi ci tiene a Sanremo, e allora è quasi tutto pronto per vivere il capodanno 2011 fatto di luci, suoni, immagini e animazioni speciali; tutto rigorosamente senza fiori, quelli ormai non li considera più nessuno.

WELCOME BACK AARON

Finalmente in campo, nuovamente a fare sul serio.
Aaron Ramsey è tornato sabato pomeriggio nell'incontro tra il Nottingham Forest e il Crystal Palace, vinto dai padroni di casa per 3-0, subentrando a sedici minuti dal termine.
Il debutto al City Ground è stata poca cosa per il giovane centrocampista gallese, anche se ha fatto in tempo a partecipare all'azione che ha portato i Reds sul definitivo 3-0.
Altri Gunners impegnati nei prestiti.

UN NIPPONICO AGLI ORDINI DI WENGER

Arsenal Football Club is delighted to confirm that Japanese forward Ryo Miyaichi will be joining the Club in January 2011.
Everyone associated with the Club wishes Ryo, 18, well in the forthcoming All Japan High School Soccer Tournament, where he is representing Chukyodai Chuyko High School.
Once the national championships are concluded, Ryo will join up with his new team-mates in London.

L'ICONA CIANCIMINO

I miracoli esistono, come anche i miracolati. Uno di questi riguarda e beneficia Massimo Ciancimino. Trattasi di figlio di un mafioso, a sua volta riciclatore dei soldi criminalmente accumulati dal padre, protagonista di false intestazioni immobiliari, maggiordomo d’incontri con assassini, un individuo cui speri solo che la giustizia riesca a comminare le pene che merita. Ma qui scatta il miracolo: siccome si produce in racconti utili per collegare Silvio Berlusconi alla mafia, ecco che il rampollo della disonorata società diventa star dell’antimafiosità politicizzata e d’accatto, utilizzato da qualche magistrato e dall’imponente blocco pubblicistico che lo trasfigura in riciclatore dell’anima sua. Al punto da potere aspirare a rimettere le mani su piccioli non suoi, perché se la giustizia funzionasse dovrebbero essere prima sequestrati e poi pignoranti, per andare a rimpinguare le casse di uno Stato già abbondantemente danneggiato dai Ciancimino.
Ma non basta, perché i miracoli sono stupefacenti per definizione: lo si è trasformato anche in madonna pellegrina che va in giro presentando un libro di confessioni e rivelazioni, che, come abbiamo più volte dimostrato, è un cumulo di fandonie frammiste a ovvietà, raccogliendo platee cui si fornisce lo spettacolo indecente di un condannato che usa il padre morto e il figlio da poco nato per strappare qualche applauso impietosito. Si dice coraggioso, e a chi gli fa notare che il suo argomentare non sta in piedi, a chi gli ricorda d’essere stato complice dei mafiosi, egli risponde serafico: vorrei vedere lei al mio posto, con un padre dispostico e in totale dipendenza da lui. Come se i figli dei criminali debbano essere criminali a loro volta per forza di natura, se non addirittura per affetto. Lui lo è stato per convenienza. Può darsi che lo sia stato anche per viltà, ma non riesco a considerarla un’attenuante.
Il nettare della sua narrazione pubblica, replica fantasiosa di quanto raccontato alle procure, è il seguente: Vito Ciancimino, il padre, fu lo stratega e il negoziatore della trattativa fra la mafia corleonese, nella persona di Bernardo Provenzano, e il nuovo potere politico, nella persona di Silvio Berlusconi. Quest’ultimo ebbe rapporti diretti, di fattiva collaborazione, con il mafioso Vito, o d’indiretta intesa con i corleonesi, mediante Marcello Dell’Utri. Il tutto destinato a porre fine alla stagione stragista e far avere all’ala non forsennata dei corleonesi le concessioni necessarie a placare l’incedere operativo dei bombaroli. Ci mancano solo i sette nani alleati di cappuccetto rosso. Peccato che Giovanni Conso abbia chiarito il quadro: è vero che il governo decise di fare delle concessioni ai mafiosi, è vero che fu cancellato il carcere duro (41 bis della legge che regola la detenzione) per far cessare le bombe, è vero che al ministero della giustizia si accettò il nesso fra le due cose, ma correva l’anno 1993 e a Palazzo Chigi sedeva Carlo Azelio Ciampi. Per intenderci: Giulio Andreotti era già stato fatto fuori e Berlusconi politico non era ancora nato.

domenica 19 dicembre 2010

MIGLIORI DISCHI DELL'ANNO

Camillo fa davvero una bella panoramica, ma bella, bella, bella.
Assolutamente d'accordo sul miglior disco soul: I Learned the Hard Way della fantastica Sharon Jones.
Per quel che riguarda il miglior brano dell'anno, aggiungo: All delighted people vince per distacco.

IL BUON SENSO

A Washington, negli uffici della sicurezza nazionale e sui grandi giornali sembra di rivivere la battaglia politica, intestina e burocratica tra Pentagono e Cia che ha infestato il secondo mandato di George W. Bush. Barack Obama, come il predecessore, prende decisioni impopolari sulle questioni militari e si deve difendere dai leak, dalle fughe di notizie, che gli apparati di intelligence e gli oppositori interni usano per contrastare la sua politica.

sabato 18 dicembre 2010

MATCH POSTPONED: ARSENAL - STOKE CITY


Further to a huge deluge of snow in north London starting over Emirates Stadium at 11.38am, the match referee Lee Mason made the decision at 12.07pm to postpone today’s match.
Approximately three inches of snow fell over this half hour period and there continues to be heavy snowfall with no apparent let up.
All tickets purchased for this match will be valid for the re-arranged fixture.
Details of the rearranged fixture will be communicated in due course.

LIRAZ DROR















































NOBEL PER LA PACE / 85

I Predators Usa hanno attaccato nella zona di Khyber, in Pakistan, per il secondo giorno consecutivo. Cinquantaquattro terroristi sono stati uccisi in tre attacchi separati in una zona del Khyber, nota per ospitare i talebani e al Qaeda.

MATCH PREVIEW: ARSENAL - STOKE CITY


From Arsenal.Com by Richard Clarke

FLOTTE E MAROSI

Avviso ai naviganti: il vento è girato. Dopo il rinnovo della fiducia una cosa è chiara alla truppa parlamentare: la legislatura dura finché dura il governo. Questo stabilizza l’esecutivo, al di là delle colorite cronache sull’andirivieni di tanta bella gente anonima. E lo stabilizza al punto da potere rendere verosimile la voglia di galleggiare e andare avanti. Si tratta, adesso, cambiate le condizioni meteo, di tarare la rotta e scegliere le vele.
Le imbarcazioni del centro destra seguono la scia della nave ammiraglia, sempre fiduciose che sappia dove andare. Anche se non avessero tale fiducia, sanno comunque che è l’unica capace di navigare qualsiasi mare. Quindi s’accodano. Taluni credono utile allargare la flotta alle vele di Pier Ferdinando Casini, ma non hanno le idee chiare sui tempi: l’alleanza è un fatto del passato e lo sarà del futuro, chiunque s’aggreghi al terzo polo per antiberlusconismo (coltivato dopo essere stati dal tiranno beneficiati) ha sbagliato indirizzo. Ma oggi Casini ha una potenziale rendita elettorale, data dall’essere l’unico elettoralmente sopravvissuto ad una rottura con Silvio Berlusconi, quindi il più credibile protagonista del terzopolismo (il che dimostra l’impietosa ironia della storia, essendo lui democristiano), pertanto il più capace di succhiare le ultime gocce di sangue elettorale che circolano nelle vene dei sui temporanei alleati. Il ruolo politico di Casini è cresciuto proprio mentre Gianfranco Fini si schiantava contro ad un muro e Francesco Rutelli si gettava nel vuoto, incontrando sé stesso. Siccome il tiranno è tale solo agli occhi di chi così se lo immagina, ma non può disporre di tutti i posti governativi che gli servirebbero e di tutti gli eletti che abbisognerebbero, non è da escludersi che l’alleanza si faccia, ma dopo le elezioni.
La flottiglia centrista, per le ragioni appena dette, viaggia costretta dalla disperazione. Il comandante di ciascuna bagnarola ha in cuore la voglia di vedere affondare il vicino alleato. L’unico per cui l’arrivo in porto non coinciderà con il disarmo è Casini.

venerdì 17 dicembre 2010

GALA’ INTERNAZIONALE DEL TROTTO

Oggi sono giunte le conferme: sia Lisa America che Lana del Rio saranno partenti domenica 26 dicembre.
La portacolori della Guida Italia per portare avanti la condizione in vista dell'appuntamento dell'anno, mentre per la giumenta allenata ed interpretata da Santo Mollo per confermarsi ad alto livello.
Nessun straniero ha confermato la partecipazione.

CONFINDUSTRIA NON SI ASSOLVA

Da Confindustria giunge un affresco a tinte forti, capace di restituire con crudezza le debolezze della nostra economia. Si tratta di concetti che i nostri lettori conoscono, che ripetiamo sovente. Occorrerebbe esercitarsi, però, non solo sulla (naturalmente indispensabile) misurazione dei parametri vitali, ma sulla diagnosi e sulla terapia. La via d’uscita c’è, ma non consiste nell’assumere atteggiamenti lamentosi e rivendicativi, come anche Confindustria ha preso a fare.
I dati resi pubblici dal Centro studi possono essere riassunti in due differenti ambiti. Da una parte c’è la crescita, corretta con un meno 0,2% sia per il 2010 che per il 2011, attestandosi così all’1 per l’anno in corso e all’1,1 per il prossimo. Poco, troppo poco. Poi c’è la disoccupazione: 540 mila posti di lavoro persi, fra il 2008 e il 2010, cui si possono legittimamente sommare l’equivalente di altri 480 mila, mantenuti in vita dalla cassa integrazione. Più di un milione. Troppi. Dice Confindustria che la “malattia della lenta crescita” è rimasta tale per effetto delle mancate riforme. E qui la fanno semplice, oltre che autoassolutoria.
Il nostro crescere con il contagocce, cui si è sommato il tonfo recessivo, dura da tre lustri, ma non è la malattia bensì il prodotto di non risolte rigidità e arretratezze. Che sono politiche, non si discute, ma anche sindacali, sia sul fronte dei lavoratori che degli imprenditori. Se mi soffermo, ora, su queste ultime, è solo perché da quel lato arriva l’ultima “denuncia”, non avendo mai risparmiato gli altri responsabili. Difatti, non solamente il nostro mercato del lavoro è arretrato, lo è anche quello dell’impresa e della finanza: il nostro capitalismo provinciale e familiare, fatto d’intrecci e conflitti d’interesse, poteva avere un senso e un’utilità quando si trattava di far viaggiare la flotta nazionale, i cui armatori erano spesso privi di capitali, o assai riottosi nel metterli a rischio. Il “sistema Cuccia” ha avuto grandissimi meriti, ma è finito da anni, con la globalizzazione e l’euro. Eppure la rete delle grandi imprese è ancora tessuta con troppo pochi fili, maledettamente intrecciati fra di loro. Il rimedio non può essere la delocalizzazione alla ricerca di minori costi, lasciando immutata l’arretratezza interna. Un tema con cui Confindustria deve fare i conti.

CHAMPIONS LEAGUE DRAW ARSENAL

First leg
Arsenal v Barcelona
Wednesday 16th February 2011
Kick Off: 19.45 UK
To be played at Emirates Stadium


Second leg
Barcelona v Arsenal
Tuesday 8th March 2011
Kick Off: 19:45 UK
To be played at Camp Nou

giovedì 16 dicembre 2010

ESPOSTO PROCURA DI ROMA

L’Associazione Giùlemanidallajuve ha depositato in data odierna esposto querela presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Roma.
L’Associazione si è costituita come vero e proprio osservatorio sull’esercizio della Giustizia Sportiva, rilevando sovente un inspiegabile doppiopesismo. All’uopo, fin dal 2006, sono state indirizzate varie istanze e diffide al fine di sollecitare le attività della Procura Federale guidata dal Dott. Palazzi, senza tuttavia ottenere alcun riscontro.
In qualità di soggetti facenti parte di un ente pubblico (FIGC), il Dott. Palazzi e gli Organi preposti dalla F.I.G.C. alla giustizia sportiva debbono improntare la loro azione a principi di parità di trattamento e di imparzialità ex artt. 1 e segg. della L n. 241 del 1990 e quindi valutare eventuali illeciti sportivi anche nei confronti di altre squadre e procedere alla relative indagini del caso, se non si vuole incorrere nella ipotesi di violazione degli art. 323 e 328 c.p..
L’odierno esposto, con cui si intende determinare gli eventuali reati posti in essere dal Dott. Palazzi nell’esercizio delle sue funzioni, è solo il primo di una lunga serie. Non v’è dubbio che debbano essere valutate, sia sotto il profilo penale che civile, le posizioni di altre figure istituzionali della FIGC.

VA TUTTO BENE

In the past, we too often defined our relationship with Pakistan narrowly. Those days are over. Moving forward, we are committed to a partnership with Pakistan that is built on a foundation of mutual interest, mutual respect, and mutual trust.
President Barack Obama, West Point, December 1, 2009

FECCIA

Quelli che hanno devastato le strade di Roma non sono manifestanti, ma feccia politica. Badate: non teppisti, non scalmanati, ma gruppi preparati e militarmente organizzati, che sono arrivati avendo programmato gli scontri, gli assalti, le distruzioni, di cui sono state vittime i veri cittadini, i veri lavoratori, i veri studenti. Basta guardare questa foto: quali teppisti assaltano direttamente dei finanzieri armati? Quali si fermano a pestare un uomo che brandisce una pistola (e che, con grande sangue freddo, continua a dirigerla verso terra e a non utilizzarla)? Solo gruppi militarizzati puntano ai blindati e li isolano dagli occupanti per poi darli alle fiamme. Una cosa, pur sempre deprecabile, è il lancio da lontano di oggetti contundenti, altra l’ingaggio corpo a corpo, la caccia alla divisa, l’infierire sul caduto.
Sono feccia nel senso letterale del termine, ovvero il residuato solido e imbevibile del vino, che guasta il fondo della bottiglia e talora cade nel bicchiere. Come sta capitando. Questa feccia è il prodotto di una cultura politica già più volte sconfitta, ma mai cancellata. Negli anni sessanta e settanta si travestì con un marxismo d’accatto, che avrebbe fatto orrore al barbuto di Treviri. Incarnò nella lotta di classe l’antica anima ribellistica e antistatale, egoista e violenta, luddista e distruttrice, riesumando i miti fasulli di una Resistenza che non ha mai capito, mai studiato, mai avvicinato, ma solo ideologizzato e disonorevolmente tradito. Una feccia non estinta che finge di avere come nemici il padronato e il governo di destra, ma, in realtà, detesta la sinistra che non si piega all’interpretazione della politica quale arena dello scontro frontale, possibilmente anche fisico.
E’ la stessa matrice politica che ha costretto, nello scorso mese d’ottobre, l’allora segretario confederale della Cgil, Guglielmo Epifani, a passare sotto le forche caudine della piazza Fiom, a condividere e fare propria la proposta di uno sciopero generale del tutto inutile a quale che sia rivendicazione operaia, ma consustanziale alla coltivazione dell’antagonismo quale unica dottrina di vita politica. La stessa matrice che ha portato sindacalisti della Fiom ad assaltare la sede Cisl di Livorno. Lo stesso stampino che ha forgiato i giovinastri che hanno tirato un candelotto addosso a Raffaele Bonanni, continuando poi a contestarlo per impedirgli di parlare. Anche solo di presentare un libro.